Riassunto per l'esame di geografia economica
Geografia economica, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Scrofani, "Temi di Geografia Economica" (autori Scrofani e Ruggieri). Buono studio!
Indice
- Introduzione alla geografia economica pag. 2
- Popolazione e flussi migratori pag. 4
- Organizzazione degli spazi per le attività pag. 7
- Città, sistemi urbani e processi di sviluppo delle città pag. 13
- Paesaggio e turismo pag. 19
- Trasporti pag. 23
Introduzione alla geografia economica
I due modelli più significativi della geografia del XX secolo sono: la teoria generale dei sistemi di Ludwig von Bertalanffy e la teoria dei paradigmi di Kuhn, entrambe sviluppate in campo scientifico e poi applicate in quello sociale. La geografia moderna si basa sul tramonto della geografia descrittiva e lo sviluppo di quella esplicativa e dell’analisi funzionale, l’utilizzo del metodo deduttivo che si affianca a quello induttivo e all’utilizzo degli isomorfismi (parola che deriva dal greco "Stessa Forma"). Alla fine degli anni ’70 si delinea un mondo glocalizzato e sistemico con dinamiche sempre meno controllabili e interpretabili attraverso i modelli teorici generali, ciò apre la strada negli ultimi decenni del XX secolo alle geografie post-moderne, basate sull’epistemologia di una pluralità di interpretazioni del mondo reale.
Teoria generale dei sistemi: larga applicazione alla fine degli anni ’60 nei sistemi territoriali e regionali. Si basa sul concetto di sistema aperto (complesso di elementi interagenti tra loro mossi da un processo aperto a relazioni esterne).
Teoria dei paradigmi: nel campo scientifico vi sono periodi che si alternano tra un accrescimento di conoscenza in un campo e momenti di crisi e sconvolgimenti che portano a un cambiamento di paradigma (cioè un modo di interpretare i concetti fondamentali). Nel campo scientifico l’andamento diacronico è più semplice da individuare rispetto a quello sociale, dove capita che paradigmi differenti siano entrambi utilizzati nello stesso periodo.
Paradigma positivista: periodo 800, metodo sperimentale, no imprevisti e contro-tesi della regola. Approfondisce i legami con gli elementi, astratto, proprio delle scienze fisiche e matematiche.
Paradigma storicista: tende a porre in rilievo le caratteristiche individuali e irripetibili del loro oggetto di studio.
L’alternarsi di questi ultimi due paradigmi e la continua dialettica tra loro ha segnato lo sviluppo del pensiero geografico e la creazione di nuove geografie. Lo sviluppo della geoeconomia e della geografia regionale avvenne dell’Ottocento, i due problemi principali furono: differenze che caratterizzano la superficie terrestre e relazioni uomo-ambiente (l’uomo è padrone del suo destino e condizione dell’ambiente: sviluppo sostenibile ’87 per azioni troppo invasive nell’ambiente).
I principali geografici del tempo erano: von Humbold, Karl Ritter e Friedtich Ratzel (fondatore della geografia umana). Questa geografia si basa sulle idee di Darwin e del determinismo ambientale (le attività umane e le forme di insediamento sono soggetti ai caratteri ambientali: temperatura, clima, cultura, pratiche economiche). Nella prima metà del XX secolo il determinismo ambientale fu sostituito da quello storicista o possibilista, sviluppato da De la Blanche: si possono creare infinite opportunità con i termini del paesaggio che costituiscono le Regioni. Per definire una Regione bisogna considerare l’omogeneità, ma è difficile da trovare. Non si analizza più il rapporto unidirezionale uomo-natura ma l’interdipendenza e l’influenza reciproca tra questi due elementi. Sviluppo dei concetti di: Vita, Paesaggio, Regioni.
Nel secondo dopoguerra si sviluppa una concezione neopositivista e di due nuove branchie: Geografia Economica e la Scienza Regionale.
Nuova geografia: scienza esplicativa, dà risposte attraverso le leggi generali e teorie scientifiche, metodo deduttivo, utilizzo del metodo scientifico. Economia spaziale o scienze delle relazioni spaziali: anni ’50, modelli e paradigmi si basano sull’economia classica in cui la variabile della distanza è quella fondamentale e non considerata dai modelli economici.
I modelli più utilizzati sono: quello di von Thunen sull’organizzazione dello spazio agricolo, quello di Weber sulla localizzazione industriale, quello di Christaller e Losh sulla configurazione dello spazio urbano.
Isomorfismi utilizzati in questo periodo:
- Modello della gravitazione di Isaac Newton
- Teoria dei grafi, per l’accessibilità dei trasporti
- Calcolo della probabilità per la diffusione spaziale dell’innovazione
- Sviluppo economico polarizzato e il modello centro periferia
- Varie teorie marxiste per gli squilibri regionali
Tutto questo porterà allo sviluppo di una geografia professionale. Negli anni ’60 il paradigma neo-positivista entra in crisi. Alcune delle teorie sviluppate risultano superficiali e limitate come: lo sviluppo economico come processo lineare di crescita della produzione e ricchezza e di diffusione di forze omologanti; l’industrializzazione, la polarizzazione industriale e urbana come elementi centrali dello sviluppo economico.
Questa crisi è dovuta pure allo sviluppo della società postindustriale collegata a: crescente terziarizzazione, modifiche del rapporto Stato mercato, ruolo crescente delle città e Regioni, sviluppo dell’economia globale, nuove forme di periferie di sviluppo economico, paradigma reticolare e tecnologico, nuova cultura dei consumi, irrompere delle problematiche ambientali. L’ipotetico soggetto razionale utilizzato dai modelli economici viene paragonato all’idiota sociale.
Nuova geografia postmoderna: collegata al pensiero postmoderno in filosofia, sottolinea l’inadeguatezza del pensiero moderno e propone la riscoperta della storia e cultura del passato che la modernità voleva cancellare. Geografia antropocentrica e umanistica, l’uomo è un protagonista che va oltre le teorie matematiche e trova la propria identità nei paesaggi. Si sviluppa così lo scetticismo nei confronti delle grandi teorie dell’età moderna.
Più che di geografia postmoderna è più corretto di geografie postmoderne in quanto si caratterizza dalla frammentarietà e indeterminatezza (post-paradigmatico). Fondamentale la dimensione temporale, spaziale e soggettiva.
Problematiche di cui si occupa:
- Accresciuta mobilità geografica
- Maggiore flessibilità del lavoro
- Evoluzione dei processi globali
- Emergere di nuovi fenomeni urbani
- Affermazione dei principi della sostenibilità dello sviluppo
- Agricoltura e commercializzazione
- Politiche del turismo
La crisi del 2007 ha aperto un nuovo percorso della geografia economica.
Possiamo sintetizzare la storia della geografia degli ultimi 4 decenni in queste fasi:
- Comportamento razionale dei soggetti economici, massimizzazione dell’utilità, politiche neoliberiste, crescita inadeguata delle attività economiche, ruolo interpretativo pubblico di fronte agli squilibri sociali e quelli ambientali
- Geografia economia istituzionale, relazionale ed evolutiva. Comune intento di superare i vincoli posti dai modelli dell’equilibrio economico.
Geografia istituzionale: interazione tra le istituzioni socio-politiche e i processi di sviluppo economico locale, irripetibilità delle istituzioni come causa primaria della ricchezza tra i territori.
Geografia economia evolutiva: si è sviluppata nelle ultime due decadi, ma non ha ancora maturato uno specifico corpo coerente di teorie e metodi. Ha acquisito, però, importanti elementi di riferimento (economia come processo che attraverso l’azione e l’interazione si evolve nello spazio e nel tempo, divari spaziali nello sviluppo economico, varietà di metodologie di ricerca).
Popolazione e flussi migratori
Migrazioni: la globalizzazione dei processi economici e culturali determina un ampliamento dell’area di attrazione e della tipologia dei flussi. Negli anni si sono sviluppate diverse teorie sui fattori che influenzano la migrazione:
- Approccio Push-Pull: motore dei flussi sono la differenza di fattori demografici ed economici tra il paese di partenza e quello di arrivo (esempio di fattori: distribuzione di ricchezza, salari, tasso di natalità)
- Migrazioni come la somma di intenzioni e motivazioni personali: scelte per la massimizzazione del reddito (differenti salariali, opportunità lavorative). Punta a un’ottimale allocazione dei fattori di produzione
Entrambe le teorie fanno intendere che nel lungo periodo ci sia una situazione di equilibrio. Limiti: le migrazioni sono viste come forze socio-economiche compiute da individui razionali che hanno una completa disponibilità delle informazioni.
- New Economics of Labour Migration: esamina il ruolo di altri fattori che condizionano la scelta di emigrare, come le opportunità di lavoro sicuro, la disponibilità di capitale economico per avviare attività in altri paesi o per sostenere rischi di lungo periodo. Ha un ruolo molto rilevante il peso della famiglia
- Teoria neo-marxiana: le migrazioni dipendono dalla divisione internazionale del lavoro che porta alla collocazione periferica di alcuni stati-nazione. Modello di riferimento quello centro-periferia di Wallerstein: assorbimento della forza lavoro dequalificata nel core e delocalizzazione delle fasi di produzione nel ring. I lavoratori stranieri sono visti come dei neo-schiavi. I principali flussi migratori non partono dai paesi più poveri, ma da quelli ricchi di risorse economiche, culturali e relazionali necessarie per la sfida della migrazione. Limiti: legare le migrazioni a fenomeni economici che vedono i migranti come soggetti passivi e la non veridicità della teoria, secondo la quale i migranti partono dai paesi più poveri, ma nella realtà partono da paesi che dispongono di risorse economiche e culturali.
Paradigma degli spazi sociali transnazionali: integra le due precedenti teorie. I nuovi sistemi migratori transnazionali sono visti come processi che rompono i confini e fanno in modo che due o più stati-nazione diventino parte di un unico nuovo spazio sociale, in cui circolano persone, conoscenze, idee, simboli e cultura materiale. I network etnici transnazionali trasformano i flussi di sola andata in flussi multidirezionali e continui.
Politiche d'integrazione
Promozione di un insieme di interventi di natura pubblica che definiscono specifici modelli di gestione dell’immigrazione. I processi d’integrazione sono legati alla sfera quotidiana e prodotti in ambito locale attraverso le varie forme di interazione tra maggioranza autoctone, istituzioni e popolazioni immigrate.
- Integrazione economica: posizione nel mercato del lavoro, produce opportunità di insediamento stabili.
- Integrazione culturale: questioni connesse sia alla sfera pubblica sia a quella privata;
- Integrazione politica: tanto il riconoscimento delle forme di cittadinanza formale, quanto quello del diritto degli abitanti stranieri di partecipare attivamente alle scelte che condizionano la qualità della loro vita;
- Integrazione territoriale: manifestazioni spaziali dell’inserimento delle comunità etniche nell’ambiente di approdo.
L’esito di queste diverse dimensioni dell’integrazione è il risultato di processi sociali complessi che chiamano in causa tanto il gruppo etnico, quanto le opportunità offerta dai sistemi d’accoglienza. La capacità delle migrazioni transnazionali di travalicare le frontiere e i confini nazionali sfidano l’idea di Stato-nazione come unità politica e culturale.
Tre diverse accezioni del termine "integrazione"
- Integrazione come uguaglianza (modello pluralista americano, a cui aderiscono anche GB, Canada, Australia, Svezia e Olanda);
- USA: Utopia del melting pot: si basava sull’esclusione di differenze e sull’eguaglianza universale tra i vari gruppi etnici e quello autoctono. Ma il suo fallimento portò al salad bowl: tutti gli elementi dell’insalata si mischiano mantenendo la loro specificità. Limiti: sviluppo del terrorismo, si creano attentati tra le diverse culture, le differenze sono enfatizzate e ognuno vive all’interno della sua comunità.
- UK: Lo Stato non è interessato all’assimilazione ma ad evitare conflitti e a promuovere la democrazia. Non si limita ad accettare le differenze, ma è indifferente ad esse. Critica: percezione di superiorità nei confronti degli immigrati verso cui non si ha desiderio di integrazione.
- Integrazione come somiglianza (FRANCIA): rimuove ogni differenza etnica, culturale e religiosa, riconoscendo un unico contratto sociale. Tutti gli stessi diritti senza alcuni privilegi per le minoranze. Il riconoscimento di tutti i diritti ha evitato pericoli connessi alla crisi di apparenza ma ha esercitato una pressione psicologica che ha portato alla creazione degli banlieau dove i figli di immigrati sono assegnati perché disoccupati, poveri e discriminati.
- Integrazione come utilità (GERMANIA). Le migrazioni sono viste come metodo di approvvigionamento di manodopera, con un riconoscimento limitato dei diritti, non un totale riconoscimento dei diritti, disincentivazione dei ricongiungimenti familiari.
ITALIA: la legge n. 40/1998 “Turco-Napolitano” viene riconosciuta la funzione economica dell’immigrazione e alcuni principi per il conseguimento di un più strutturato processo di integrazione. Con la legge n. 189/2002 “Bossi-Fini” il modello italiano d’integrazione si è appiattito sulle logiche securitarie, mentre la politica è quella del contenimento. Si ha un ritardo culturale e inefficienza dispositivi nazionali così si ha una difficile gestione a scala locale. Sostegno sviluppato dai numerosi movimenti laici e cattolici di volontariato e di solidarietà che funzionano come veri e propri laboratori per l’erogazione di servizi.
Fortezza europea
Inespugnabile difesa nei confronti dei flussi migratori, si può accedere solo a determinate condizioni. Problema non affrontato con i giusti mezzi. Nel momento in cui si è aperto ai paesi dell’Est è cambiata la struttura.
Il termine “multiculturalismo”:
- Concetto ombrello sotto il quale ricondurre tutte le esperienze politiche che si sono confrontate con le sfide d’integrazione posta dai flussi migratori. Il fallimento dei modelli nazionali corrispondeva al fallimento dell’utopia di una società multiculturale futura verso cui tendere.
- Indicatore dello Stato oggettivo delle società odierne.
Recentemente il primo ministro inglese David Cameron e il cancelliere tedesco Angela Merkel hanno dichiarato il fallimento del multiculturalismo. Amartia Sen ha definito come monoculturalismo la degenerazione in cui l’incontro con culture diverse è pericoloso in quanto potenzialmente distruttivo dei valori fondativi della società d’accoglienza. Questo è dovuto dall’incapacità di realizzare un progetto di multiculturalismo temperato. L’integrazione va perseguita attraverso lo scambio reciproco di valori culturali e umani, all’interno di un più ampio processo d’interazione capace di creare un ambiente favorevole al mantenimento e alla valorizzazione della diversità, intesa come risorsa dell’individuo e della società. L’immigrazione si conferma come fenomeno sociale che investe soprattutto gli ambienti urbani. La città agisce ostacolando o facilitando l’integrazione dei nuovi arrivati.
La scuola di Chicago (Park, Burgess, McKeinze): Prende spunto dalla biologia evoluzionistica cosicché la dimensione ecologica diviene base per l’organizzazione del sistema urbano. La segregazione è intesa come una fase temporanea che riguarda specifiche zone di transizione attraverso cui i sistemi urbani tendono verso una situazione d’equilibrio.
Scuola neecologica (Massey): prospettiva assimilazionista si evolve in maniera compiuta come teoria dell’assimilazione spaziale, prendendo in considerazione i mutamenti di ordine politico ed economico. La città è il risultato dello scontro di due forze antitetiche: concentrazione e dispersione. Anni ’70 - critiche a questi approcci per la loro resistenza a riconoscere la dimensione politica della segregazione e anche dovuto a nuove correnti come la geografia radicale influenzata fortemente dal marxismo. Essa reinterpreta il fenomeno della segregazione spaziale, sociale ed etnica. La corrente umanistica riafferma in un’ottica fenomenologica la centralità analitica dello spazio e vissuto è di quello percepito. L’approccio critico riconosce l'importanza di una “visione dai margini”. La differenza è riportata al suo livello originario, quello spaziale, relazionale e quotidiano, rapportata sia agli usi effettivi degli individui che spazi sociali dove si definiscono le esperienze multiculturali. Cause della segregazione possono essere le scelte e le pratiche individuali e delle famiglie a livello micro-sociale e le politiche pubbliche a livello microstrutturale. L’auto segregazione all’interno degli spazi protetti delle “gated communities” si sviluppa come struttura prodotta da un insieme individuale rivolte a una maggiore omogeneità sociale. La scelta di rimanere entro aree “omogenee” non riguarda soltanto le classi agiate ma anche quelle immigrate, status etnico presente anche in caso di mobilità e acculturazione. Nel dibattito politico si ha una continua associazione tra la concentrazione.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Geografia economica, prof. Scrofani, libro consigliato Sistemi urbani, reti logistiche e distretti …
-
Riassunto esame Geografia economica, Prof. Conti Puorger Adriana, libro consigliato Geografia finanziaria, temi eme…
-
Riassunto esame Geografia economica, prof. Celant, libro consigliato Geografia economica, Knox, Agnew
-
Riassunto esame Geografia Politica ed Economica, libro consigliato Geografia Economica del Sistema-Mondo