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Premessa

La Sicilia comprende poco meno di 400 centri abitati con strutture, dimensioni, funzioni e aree di gravitazione alquanto differenti. Ben tre città (Palermo, Catania e Messina) si vantano del titolo di metropoli regionali. Mentre altre 10 svolgono un ruolo sub-regionale più o meno rilevante, vale a dire gli altri capoluoghi, e ad esclusione di Enna, più Bagheria e Marsala nella Sicilia occidentale e Gela, Modica e Vittoria, in quella orientale.

Si tratta di una trama rimodellata in epoche differenti dalle dominazioni alternatesi nell'isola, ognuna delle quali ha voluto lasciare un segno tangibile della sua presenza sulle strutture insediative, sull'impianto urbanistico dei centri, sui rapporti città campagna, sull'organizzazione degli spazi e sugli assetti territoriali, sottoponendoli a una continua e ininterrotta ristrutturazione. La nascita di nuovi centri e la decadenza di altri si intreccia con le vicende economico-sociali della Sicilia.

Nei secoli della dominazione spagnola e borbonica sorsero ben 113 nuovi centri, per lo più in funzione della colonizzazione agricola del latifondo. Senza considerare la grande opera di ricostruzione della Val di Noto, dopo il terremoto che determinò una riconfigurazione del paesaggio urbano della Sicilia sud-orientale. Queste strutture complesse, spesso non hanno oggi un ruolo adeguato né danno vita a vere e proprie reti urbane. Soprattutto nelle vaste aree montuose e degli altipiani interni, segnate dall'economia cerealicolo-estensiva, nei quali la presenza della campagna rifluisce nello stesso paesaggio costruito e nei quali prevale la “cultura del villaggio”.

Evoluzione demografica e funzioni urbane

La popolazione residente nella Regione siciliana ammontava a 4.968.991 abitanti nel 2001, con una riduzione rispetto al censimento precedente dello 0,1%, per cui il quadro complessivo risulta sostanzialmente invariato rispetto a quello del 1991.

L'analisi dettagliata a livello provinciale e comunale mostra tuttavia comportamenti notevolmente differenziati. Ben cinque province (Trapani, Agrigento, Caltanissetta, Enna e Siracusa) hanno subito un calo demografico, invece una variazione demografica positiva le province di Palermo, Messina, Catania e Ragusa. Appare evidente una tendenza alla concentrazione della popolazione lungo le fasce costiere settentrionali ed orientali, con particolare intensità in corrispondenza dei grandi centri metropolitani. Quest'attrazione accentua la situazione di marginalità di una parte rilevante del territorio siciliano.

Le province di Agrigento e di Trapani hanno registrato un decremento della popolazione a favore di altri rilevanti centri costieri (Mazara del Vallo e Sciacca).

Nel triennio successivo all'ultimo censimento il comportamento demografico dell'isola ha registrato soltanto mutamenti marginali, la popolazione residente è pari all'8,6% di quella italiana. Meno rilevante è stato invece negli ultimi anni l'innalzamento del tasso di mortalità, da attribuire in gran parte all'invecchiamento della popolazione, un processo che da diversi anni caratterizza la struttura della popolazione siciliana, registrando i suoi valori più elevati nelle aree interne e marginali.

Le province di Palermo, Catania e Messina, accentuano il loro peso demografico sul complesso dell'isola, i comuni che gravitano direttamente sui capoluoghi sono ancora oggetto di una consistente immigrazione dalle aree interne dell'isola, economicamente più deboli, nelle quali prosegue il decremento demografico.

Lo spostamento di popolazione dai grandi centri urbani sia verso i sobborghi che verso i comuni limitrofi ha determinato lo sviluppo di nuovi quartieri se non di vere e proprie città dormitorio, dove una consistente fetta della popolazione, scoraggiata dagli squilibri del mercato immobiliare e da condizioni di vita sempre più caotiche ed a forte rischio ambientale, ha preferito trasferire la propria dimora, pur continuando a svolgere le attività lavorative all'interno della città.

Politiche e strategie per lo sviluppo delle funzioni metropolitane

La coesione nell'isola di questi modelli insediativi che si presentano alquanto differenti, pone problemi e prospettive di natura assai diversa, infatti, se da un lato le conurbazioni costiere evidenziano sostanziali miglioramenti infrastrutturali, un processo di decentramento funzionale e l'avvio di progetti che dovrebbero accrescerne le funzioni di gateway, dall'altro manifestano processi di depauperamento del loro potenziale economico e di degradazione delle condizioni di vita e di lavoro e della qualità ambientale.

Le città medie e piccole delle aree interne presentano condizioni abbastanza differenti, alcune sono segnate da un declino, altre si contraddistinguono in questi ultimi anni per un risveglio di iniziative in molti campi, dalle attività produttive al turismo, dalle attività culturali ai servizi, attivate da attori pubblici e privati nel tentativo di arrestare il loro declino. Il paradigma reticolare lascia intravedere per questi centri nuove opportunità e viene spesso indicato a livello istituzionale regionale e provinciale sia come modello teorico che come obiettivo politico per la formazione di sistemi urbani evoluti.

Urge uno sviluppo urbano policentrico (di più centri), in assenza di centri di livello superiore, mediante:

  • Rafforzamento della coesione economica e sociale, sviluppando le risorse locali materiali e immateriali (capitale sociale, fiducia, governance).
  • Incentivazione dei processi di acquisizione, elaborazione e diffusione dell'informazione nelle reti di imprese.
  • Creazione e rafforzamento delle reti tra gli ambiti della produzione, della ricerca e finanziari e incentivazione dell'imprenditorialità e dei processi spin-off.

Della necessità di adottare strategie urbane articolate si sono resi interpreti i Governi regionali sin dalla seconda metà degli anni '80, definendo limiti e funzioni delle aree metropolitane (AM) dell'isola. Tra queste venivano comprese quelle di Palermo, Catania e Messina.

La difficoltà di avviare concretamente l'attività delle AM veniva riconosciuta dal Piano Regionale di Sviluppo Economico-Sociale che suddivideva la Sicilia in quattro Sistemi Urbani, considerati come ambiti di riferimento della politica territoriale regionale:

  • Il Sistema della Sicilia Occidentale o Tirrenica (Palermo e Trapani).
  • Il Sistema della Sicilia Orientale o Ionica (Catania e Siracusa).
  • Il Sistema dello Stretto (Messina e Reggio Calabria).
  • Il Sistema della Sicilia Centro Meridionale (Caltanissetta, Enna, Ragusa, Agrigento).

La riforma del Titolo V, Parte II della Costituzione, prevede la città metropolitana come uno dei soggetti costituente la Repubblica e come soggetto titolare sia di funzioni amministrative proprie, sia di quelle conferitele con legge, nonché di autonomia finanziaria di entrata e di spesa e di risorse autonome, al pari dei comuni, delle province e delle regioni.

Il POR (Programma Operativo Regionale) 2000-2006 ha confermato una strategia differenziata e flessibile per le diverse tipologie urbane dell'isola:

  • Per le città metropolitane (Palermo, Catania, Messina): il rafforzamento delle funzioni rare e innovative e dell'offerta di servizi urbani e metropolitani; il potenziamento della qualificazione e della riorganizzazione funzionale e gestionale di attività innovative e di livello elevato connesse alle vocazioni territoriali; il potenziamento e la riqualificazione tecnologica delle infrastrutture urbane di rilevanza strategica regionale con particolare riferimento a quelle finalizzate all'accesso alle reti globali.
  • Per i centri medi (con una dimensione demografica superiore ai 30.000 abitanti, con l'aggiunta di Enna): lo sviluppo della complementarità tra una città e l'altra per la costruzione di reti di città e lo sviluppo dei collegamenti con le città metropolitane; il potenziamento e la specializzazione delle infrastrutture di servizio ai sistemi produttivi locali e la loro messa in rete; il recupero dei centri storici e la riorganizzazione del tessuto commerciale ed artigianale.

I centri medi possono essere suddivisi in Iblei (siracusano, ragusano e calatino), Ennese, Nisseno e quello delle aree periferiche del Gelese, dell'Agrigentino e del Trapanese.

Suburbanizzazione e diffusione insediativa nelle conurbazioni costiere

Le conurbazioni dell'isola non sono state interessate dal fenomeno della disurbanizzazione o della controurbanizzazione che ha investito le forme insediative polarizzate europee ed italiane. Secondo Berry, significa “una minore concentrazione di popolazione”, ma in Sicilia la popolazione della città centrale non diminuisce in misura tale da determinare la riduzione assoluta di una intera regione urbana. In Europa e in USA la controurbanizzazione è stata favorita da:

  • Il processo dei mezzi e delle reti di trasporto;
  • La diffusione delle nuove tecnologie telematiche;
  • La modificazione delle condizioni del mercato del lavoro e delle abitazioni;
  • Il consolidamento di nuovi fattori di localizzazione delle imprese nei territori extra-urbani, tra i quali: disponibilità di spazi e costi ridotti dei suoli, agibilità e fruibilità ottimale del territorio, clima sociale caratterizzato dalla minimizzazione dei conflitti e dalla massimizzazione delle presenze attivo-produttive, compressione costante del costo e della flessibilità del lavoro;
  • La ristrutturazione territoriale della rete dei servizi e dei suoi nodi strategici.

Il fenomeno di decentramento e di ridimensionamento demografico che ha investito i comuni delle tre grandi aree urbanizzate in Sicilia non può essere considerato come fenomeno collegato alla realizzazione del modello insediativo della città diffusa, neppure per Catania, dove pure le forme di decentramento sono state particolarmente accentuate, poiché il cambiamento della tipologia insediativa si è dimostrato parziale e non si collega a modificazioni strutturali degli assetti demografici e sociali.

Lo sviluppo urbano degli ultimi 30 anni è effetto della costruzione di case d'abitazione, che generano periferie prive di qualità urbana (Borgonuovo, Cep e Zen a Palermo; Librino a Catania; l'area Torrente Giostra sulla zona nord e di Camaro e Cep nella zona Sud di Messina).

Le parti moderne delle città sono state costruite a scapito dei tessuti agricoli e degli insediamenti preesistenti, cancellati dalle ruspe. L'analisi della variabile demografica mostra una tendenza al decentramento dal core, un processo che ha investito anche le unità urbane più esterne (di seconda corona) ed ha assunto dimensioni eclatanti soprattutto nell'area urbana catanese, grazie alle opportunità del tutto particolari offerte dalla rete di piccoli e medi insediamenti che costituiscono la regione urbanizzata del versante sud-orientale etneo.

Le maggiori conurbazioni della Sicilia configurano quindi non tanto forme di transizione dalla urbanizzazione alla controurbanizzazione, ma riallocazioni di attività e di popolazione nell'ambito di una crescita urbano-metropolitana sempre più estesa. Mentre negli anni '70 e '80 i sistemi urbani più evoluti diventavano infrastruttura strategica, si aggregavano in aree sistema a rete, in Sicilia le città principali erano investite da una crisi profonda, esprimendo dinamiche di crescita prive di sostanziali processi di sviluppo auto-propulsivi e mostrando incapacità a fungere da elemento di integrazione del territorio, tendendo a disintegrarlo, degradandone le risorse ambientali.

Da un lato si sviluppa una fase di intensa e convulsa urbanizzazione, che interessava prevalentemente le zone costiere. Dall'altro si registrava, seppure in una condizione di generale miglioramento della qualità di vita, un lento ma costante peggioramento di problemi come:

  • L'esaltazione della rendita fondiaria;
  • Il mancato risanamento e recupero di quartieri e centri storici;
  • Il mancato allestimento di opere di urbanizzazione nei quartieri in via di espansione.

Nel corso degli anni '90, gli attori principali delle tre maggiori aree urbanizzate siciliane hanno cominciato ad adottare nuove strategie di riqualificazione. Pur tra mille difficoltà la vitalità di queste città regionali è cresciuta nei primi anni 2000, assecondando ciascuna le sue specificità territoriali e organizzative.

La conurbazione Palermitana ha rafforzato le sue strutture, già fortemente gerarchiche, grazie all’esaltazione delle funzioni di capoluogo e di centro amministrativo e funzionale della Regione; quella di Messina ha continuato a riproporre il tradizionale rapporto centro-aree di espansione a vocazione prevalentemente residenziale; quella Catanese sta sperimentando, se pure timidamente, nuove e interessanti forme di policentrismo.

Un contributo determinante al cambiamento è venuto dal nuovo quadro istituzionale locale, definito dalla normativa che disciplina l’elezione diretta del sindaco da parte dei cittadini (la legge della Regione Siciliana n.7 del 26/8/1992 ha previsto l’elezione diretta del sindaco, introdotta successivamente nel resto del paese dalla legge nazionale n.81 del 25/3/1993).

Un altro contributo determinante è venuto dall’Unione Europea che ha fornito una serie di indicazioni, direttive, metodologie e prassi di rigenerazione e di sviluppo urbano sostenibile, a cui si aggancia il finanziamento di opere e di progetti, tra i quali Urban I e II hanno assunto un ruolo decisivo.

Più recentemente, infine, un impulso al rinnovamento urbano è venuto dalla stessa Regione mediante i finanziamenti convogliati dall’asse 5 (città) del POR.

Nonostante i mutamenti in atto, lo studio dell’Associazione per le città italiane RUR (Rete Urbana delle Rappresentanze) “Le città italiane in movimento”, nel quale è stato monitorato lo stato di salute del sistema urbano italiano, le città siciliane vengano ancora collocate tra quelle più arretrate e con maggiori problemi.

Strutture urbane e attività economiche

Se in Sicilia negli ultimi tre lustri i processi di decentramento urbano e di sviluppo metropolitano non hanno avuto che manifestazioni modeste, questo è anche il risultato della localizzazione sostanzialmente accentrata delle attività economiche e dei servizi più qualificati. La localizzazione delle attività industriali risente gli effetti di un modello di sviluppo marcatamente polarizzato. Che trova i suoi punti di riferimento nei maggiori capoluoghi dell'isola. L'industria trova ancora oggi nelle aree delle periferie urbane o dei comuni metropolitani la loro sede privilegiata.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/02 Geografia economico-politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giulia690 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Scrofani Luigi.
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