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Capitolo 1 - Le basi preindustriali e i processi fondamentali dell'organizzazione economica

Spieghiamo in che modo gli europei divennero leaders delle economie e società del resto del mondo. Come risultato di questa evoluzione, le ragioni "centrali" dell'Europa acquisirono le basi necessarie per lo sviluppo della rivoluzione industriale, sul cui stampo venne forgiata la geografia economica del mondo moderno.

1. Gli inizi

Ci si basa ancora su ipotesi. È comunque accettato che la transizione cominciò nel Proto-neolitico (fra il 9000 e il 7000 a.C.), quando i cacciatori-raccoglitori passarono all'agricoltura. Innovazioni:

  • Fuoco
  • Macina
  • Perfezionamento utensili

Col fuoco si incendiava la foresta e si coltivavano tuberi per pochi raccolti. Epoca neolitica (7000 al 5500 a.C): allevamento.

1.1. Le "culle" della civiltà

Carl Sauer (1952), partendo da una serie di requisiti come l'abbondanza di alimenti naturali, diversificazione di specie vegetali, libertà dalla necessità di drenare o irrigare, popolazione sedentaria, deduce che la prima "culla" sorse nell'Asia meridionale, e che l'agricoltura medio-orientale sia uno sviluppo posteriore. Questa portò gli esiti che ci interessa rilevare:

  • Per l'evoluzione a lungo termine dell'economia mondiale, più importanti di tutte sono state forse le trasformazioni dell'organizzazione sociale determinate dall'agricoltura sedentaria. Il precedente ordine sociale venne sostituito da un sistema basato sui legami di sangue (clan), che gettava le basi per una nuova struttura sociale di tipo stratificato — inizio di nuove istituzioni sociali.
  • Aumento della quantità e affidabilità delle riserve alimentari —> aumento demografico, e incoraggio.
  • Sviluppo attività artigianali non agricole: ceramiche, tessuti, gioielli e armi.
  • Inizio del baratto e del commercio.

1.2. Il quadro della prima urbanizzazione

Gli esiti della transizione alla produzione alimentare crearono la nascita delle città e dei sistemi urbani. Si svilupparono indipendentemente nel globo, le prime furono quelle nella valli del Tigri ed Eufrate e nella Valle del Nilo a partire dal 3000 a.C. Nel 2500 a.C. altre nella Valle dell'Indo e nel 1000 a.C. nella Cina settentrionale. In America Centrale nel 1500 d.C. Qui vi fu la comparsa di gruppi capaci di sfruttare i mutamenti sociopolitici realizzando complesse società urbanizzate "ridistributive secondo il rango" (o "tributarie") —> esazione di tributi, controllo dei beni immobili e/o il controllo della forza lavoro (di solito mediante una qualche forma di persuasione religiosa o di coercizione dispotica). Una volta consolidata, l'élite parassitaria forniva la spinta allo sviluppo urbano, investendo le sue ricchezze in ostentazioni di potere e di prestigio —> edilizia, artigianato, monumenti.

Fattore critico: lo sviluppo dell'irrigazione. Questi sviluppi, tuttavia, sono condizionati dalla dotazione di risorse di una società, per cui l'espansione arriva al punto in cui cominciano i rendimenti decrescenti alla produttività sia del lavoro che della terra. L'ovvia risposta — l'aumento della dotazione di risorse attraverso l'espansione territoriale — tende a rafforzare ed estendere il processo di urbanizzazione. (Johnston, 1980: "per consentire un'efficace attività coloniale, era necessario riorganizzare la struttura della società e creare nuove funzioni. Fra queste ultime, la più importante nelle regioni di nuova occupazione era quella dell'amministrazione probabilmente accompagnata dalla colonizzazione religiosa della popolazione assoggettata. Per garantire il contatto fra le colonie e la "metropoli", e l'afflusso del surplus di produzione verso il centro d'insediamento dell'élite, era necessario creare e mantenere un'infrastruttura di trasporto").

Per poter crescere in ricchezza e potenza, quindi, l'impero doveva continuamente ampliarsi e creare un numero sempre maggiore di centri urbani di controllo —> Grecia e Roma, che gettò le basi d'un sistema urbano nell'Europa Occidentale. Nell'organizzazione politica del territorio, i sistemi ridistributivi secondo il rango erano definiti in primo luogo in termini geografici: come territorio governato da una particolare dinastia. Dodgshon, 1987: "questa semplice ma radicale novità rappresenta una delle rivoluzioni decisive avvenute nell'ordine territoriale umano".

1.3. Il consolidamento rurale

La riorganizzazione e il consolidamento delle regioni rurali offrirono la base immediata per la decisiva transizione al capitalismo mercantile e alla nascita dell'economia mondiale europea. Al centro di questo consolidamento rurale stava la penetrazione dei sistemi decentrati e gerarchici, che nel Medio Evo sfociarono negli elaborati sistemi feudali dell'Europa, della Cina, dell'India e del Giappone. Alla base del sistema feudale stava la proprietà feudale, in mano ai signori laici o ecclesiastici, che concedevano appezzamenti di terra ad altri, in cambio di fedeltà e obbligazioni economiche (tributi). I signori a loro volta dovevano fedeltà e omaggio a signori di più alto rango, dai quali avevano ricevuto il feudo (gerarchia piramidale). Chi produceva la ricchezza erano schiavi o fittavoli, fortemente condizionati nella loro libertà di muoversi, sposarsi, lasciare i propri beni in eredità ai figli.

2. Sommario: le condizioni iniziali dell'organizzazione economica

Riepilogo

3. La nascita del "sistema mondiale" europeo

Periodo trattato: dalle prime avvisaglie della transizione dal feudalesimo al capitalismo mercantile (XIII sec) e passando attraverso la creazione del sistema mondiale europeo (XVI e XVII), arriva alla proto-industrializzazione (inizi del XVIII secolo), che creò le premesse della rivoluzione industriale.

3.1. Perché l'Europa?

Nel XII sec prima che l'Europa imboccasse la via dello sviluppo capitalistico che avrebbe praticamento plasmato l'intera economia globale, nell'Emisfero orientale esistevano alcune economie mondiali ben sviluppate. Una era la regione mediterranea, i cui principali elementi erano Bisanzio, i Comuni italiani e il Nord Africa musulmano. Un'altra era l'impero cinese. La massa continentale asiatica interna era la terza; il complesso Oceano Indiano/Mar Rosso, la quarta. Una quinta si stava formando nella regione baltica. Perché l'Europa? La Cina aveva una struttura di potere accentrata che non conteneva gruppi d'interesse abbastanza differenziati da guardare oltre confine (forma imperiale). Inoltre la risicoltura richiede poca terra e non ci fu la necessità di espandersi territorialmente; invece in Europa l'uso intensivo della forza animale fece sì che "l'europeo possedesse nel XV secolo un motore all'incirca 5 volte più potente di quello cinese" (Chaunu).

3.2. La crisi del feudalesimo in Europa

Perry Anderson: "il motore rappresentato dalla messa a coltura di nuove terre, che per 2 secoli aveva spinto l'intera economia feudale, alla fine superò i limiti oggettivi della superficie a disposizione e dell struttura sociale". La gente alla fine del feudalesimo si riversa nelle città, che prosperano. Per soddisfare bisogni sempre più sofisticati orientati all'ostentazione, i signori feudali convertivano in denaro contante i loro redditi. Questo costringeva i contadini a vendere sul mercato una parte dei loro prodotti per pagare i canoni e le imposte, agevolando così il commercio dei beni di consumo —> commercio. Alcuni autori sostengono che la vitalità urbana fu una delle principali cause della crisi finale del feudalesimo, perché contribuì a evidenziare la relativa inefficienza del feudo autarchico e perché modificò gli atteggiamenti verso la ricerca della ricchezza. Il malcontento nelle campagne creò dei cambiamenti differenti a seconda delle regioni: quello più positivo si ebbe in Inghilterra dove i nobili riuscirono a conservare la posizione di proprietari terrieri e i contadini quella di salariati. Ciò fu alla base di quello che sarebbe diventato un sistema di agricoltura capitalistico, con prezzi agricoli relativamente stabili, e quindi favorevoli agli investimenti e alle innovazioni, con conseguente passaggio di forza lavoro agricola a impresa industriale.

3.3. La rinascita del commercio e l'espansione delle città sotto il capitalismo mercantile

Il sistema feudale era sostituito da un'economia dominata dallo scambio di mercato, nel quale le comunità si specializzavano sempre più nella produzione di beni che esse potevano produrre in modo più efficiente di altre comunità (specializzazioni regionali). Protagonisti di questo sistema erano i mercanti, che fornivano i capitali necessari per dare il via ai flussi commerciali: da qui il nome di "capitalismo mercantile" che richiedeva l'espansione dei commerci, pena l'impossibilità per produttori, consumatori, finanzieri di conservare la loro posizione. Johnston, 1980: "I produttori erano anche consumatori, per cui se i prezzi che ricavavano erano troppo bassi, non potevano permettersi di acquistare grandi quantità di altri beni e quindi di soddisfare le esigenze della classe mercantile nel suo complesso. Una conseguenza fu la forte pressione sui produttori ad aumentare il volume dei beni offerti in vendita, e questo significava aumentare la produttività, mentre i mercanti premevano sui consumatori perché acquistassero di più, a costo di prestare loro il denaro necessario per tali acquisti. Entrambi i processi comportavano un aumento dei prestiti da rimborsare con gli interessi; per riuscirvi, chi ne usufruiva doveva produrre di più o lavorare di più (se dipendente)". E le città continuavano a crescere: Jane Jacobs, 1984: "continuavano a produrre per le esportazioni reciproche, a sostituire le importazioni con la produzione locale, e ad adottare le innovazioni. Crescevano l'una sulle spalle dell'altra. Il successo locale a lungo termine dipendeva da: improvvisazione e innovazione costanti, ripetuti episodi di sostituzione delle importazioni, scoperta e possesso di maggiori quantità di risorse e di nuovi tipi di risorse.

3.4. Il consolidamento e l'espansione

Deve essere in larga misura attribuito alla diffusione di un ampio ventaglio di innovazioni, non solo tecnologiche. Le più importanti erano quelle che interessavano l'organizzazione aziendale o la finanza: banca, sistemi di prestito, trasferimenti di credito, cooperazioni fra le imprese, compartecipazioni, speculazione sulle materie prime non ancora raccolte (i futures odierni), assicurazioni commerciali, servizi di corriere/informazione —> incoraggiamento dei risparmi e investimenti —> codificazione del diritto civile e penale in materia di proprietà. Le innovazioni erano quindi più frequenti e importanti e il vantaggio competitivo difeso anche con la vita (es degli artigiani di brocche a Firenze). Tra queste fondamentale risultò a Mainz l'invenzione della stampa a caratteri mobili: in 20 anni le tipografie furono in tutta Europa aprendo grandi possibilità nei campi della scienza e istruzione. Altre fondamentali furono nella navigazione: astrolabio, quadrante, conoscenza venti, cannoni.

3.4.1. Mercantilismo ed espansione territoriale

Fattori di espansione: zelo missionario della Chiesa e la competitività politica delle monarchie (oltre alla logica del capitalismo mercantile e legge dei rendimenti decrescenti). La crescita economica poteva durare soltanto migliorando la produttività, e oltre un certo punto ciò richiedeva risorse alimentari ed energetiche reperibili soltanto attraverso la conquista -pacifica o no- di nuovi territori. La spinta degli europei avvenne verso occidente perché in mare stava la loro superiorità tecnologica: furono l'oro e l'argento delle Americhe che provocarono la prima grande trasformazione economica, consentendo all'Europa di "vivere al di sopra dei propri mezzi e di investire al di sopra dei propri risparmi" (Braudel, 1972). Importante fu anche il processo di imitazione: scialli del Kashmir sostituiti da quelli scozzesi, porcellane cinesi sostituite. Gli insediamenti costieri d'oltremare erano di 3 tipi:

  • Teste di ponte commerciali (Canton, Madras e Goa)
  • Depositi e quartieri generali coloniali per le piantagioni tropicali (Rio de Janeiro, Georgetown, Lagos, Zanzibar). Qui era più nutrita la presenza di civili amministrativi e militari europei. Le piantagioni producevano mediante la schiavitù.
  • Porti d'accesso per le 13 colonie della fascia costiera nordorientale dell'America (caratterizzate da aziende agricole a conduzione familiare) che avevano l'aspetto di città europee.

4. Un baricentro del potere economico in continuo spostamento

La caratteristica dominante della geografia economica dell'Europa dei secoli XVI e XVII fu il radicale spostamento del baricentro dell'attività economica dal Mediterraneo al Mare del Nord —> declino di Spagna e Italia e l'ascesa di Olanda e Inghilterra. In analisi:

  • La Spagna non fu mai "sviluppata": è stata soltanto ricca (Americhe). Troppo bellicosa e poco specializzata e una volta finito l'oro...erano rimasti burocrati e preti.
  • L'Italia per 50 anni fu il teatro di battaglie tra Francia, Spagna e Austria col risultato dell'interruzione dei commerci, carestie e peste. Sostituzione con prodotti interni di quelli italiani e collasso dei principali mercati.
  • I Paesi Bassi svilupparono una funzione di emporio-deposito dell'Europa Settentrionale accanto alla quale cominciarono a costruire una base industriale. Forti di ciò nel 1609 si ribellarono all'imperialismo spagnolo e al cattolicesimo. Per 150 anni furono leaders dell'economia mondiale, grazie alla modernità delle istituzioni: poche corporazioni, pochi proprietari terrieri e chiesa debole. Dal punto di vista mercantile: forte spinta coloniale, impegno nella marina mercantile, lotta senza compromessi alla concorrenza.
  • L'Inghilterra alla fine del XV secolo era chiaramente arretrata e con scarsa popolazione (circa 5 milioni di abitanti). Iniziò lo sviluppo nel XVI col declino italiano dovuto alla guerra e sviluppare l'industria tessile. Trasse profitto dalla propria posizione geografica, sviluppando una flotta militare e mercantile imponente e una rete di basi coloniali. Lo sfruttamento del carbone come sostituto della loro scarsa dotazione di legname aiutò gli inglesi non solo ad evitare una crisi energetica, ma anche a sviluppare nuove tecniche industriali —> Rivoluzione Industriale.

5. Sommario: le caratteristiche dominanti dello spazio economico emergente

Nascita di una vera "economia mondiale" che comporta l'interazione economica lunga distanza basata su una sofisticata divisione del lavoro, ma è diversa da quella dei primi mondi economici di Roma, Bisanzio e Cina. Nascita, quindi, di:

  • Regioni centrali, caratterizzate da attività destinate ai più vasti mercati, dal commercio internazionale e interno nelle mani di una borghesia indigena, forme di agricoltura relativamente avanzate.
  • Regioni periferiche, caratterizzate dalla monocultura di mercato in grandi aziende agrarie o piantagioni che utilizzavano manodopera più o meno schiavizzata.
  • Regioni semiperiferiche, caratterizzate da un processo di deindustrializzazione specializzata e del controllo finanziario.

Regioni centrali: Inghilterra, Olanda, Fiandre, Francia Settentrionale, Valle dell'Elba, paesi baltici, Scandinavia meridionale. Inoltre:

  • Trasferimento degli investimenti da una regione all'altra da parte dei mercanti, come reazione allo slittamento dei vantaggi comparati nella produzione.
  • La sostituzione delle importazioni.
  • Militarismo ed evoluzione geopolitica.

Modello mercantile = basato su forze esogene che creano una nuova struttura. Modello delle località centrali = basato sul cosiddetto "agricolturismo" con origine casuale e ordinamento iniziale endogeni.

Capitolo 2 - L'evoluzione delle regioni del centro industriale

1. Rivoluzione industriale, capitalismo industriale e cambiamento demografico

La transizione dal capitalismo mercantile al capitalismo industriale come modo di produzione dominante (dallo scorcio del XVIII secolo ai primi anni del XIX) viene tradizionalmente considerata un prodotto della rivoluzione industriale. La rivoluzione industriale, a sua volta, viene normalmente descritta come rivoluzione delle tecniche organizzative e industriali, basata su una serie di innovazioni nella tecnologia della produzione (ad es. "navetta volante", filatrice meccanica, telaio meccanico) e nella tecnologia e progettazione dei trasporti (in particolare la realizzazione delle reti di canali e ferrovie). Le origini e le cui premesse vanno ricercate nell'era del capitalismo mercantile. In effetti, il contesto più importante per lo sviluppo tecnologico fu l'esistenza all'interno del capitalismo mercantile di un'industria organizzata secondo gli schemi capitalistici da imprenditori che impiegavano manodopera salariata e producevano beni sia per i mercati regionali che per quello nazionale. Inoltre il capitale accumulato con i commerci consentiva agli imprenditori di investire nella tecnologia ad alto contenuto di capitale, ma fortemente produttiva, creata dalla rivoluzione industriale —> nacque la macchinofattura. Mentre le macchine miglioravano la produttività, la fabbrica consentiva di sfruttare al massimo tale produttività, attraverso la specializzazione — "divisione del lavoro" — e le economie di scala interne. Nello stesso tempo, la concentrazione della manodopera in grandi unità produttive creava quegli ambienti urbani che di per sé furono motore del cambiamento economico, sociale e politico.

1.1. Regimi di accumulazione e modi di regolamentazione

Si affermò così un particolare regime di accumulazione: un processo sistematico di produzione...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/02 Geografia economico-politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Celant Attilio.
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