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6.LA NASCITA DEL CAPITALISMO "ORGANIZZATO" E

L'INSTAURAZIONE DELL'ORDINE ECONOMICO MONDIALE

Caratteristiche principali del capitalismo "organizzato" (derivato dalla maturazione delle

economie industriali del "centro" tripolare che ha creato nuovi sistemi tecnologici,regimi

di accumulazione e modi di regolamentazione): 1) concentrazione e

centralizzazione(fusione delle grandi aziende) del capitale industriale,bancario e

commerciale;crescente interconnessione di finanza e industria;proliferazione di cartelli.

2)affermazione delle industrie estrattive e manufatturiere come settore economico

dominante 3)espansione degli imperi e del controllo esercitato sui mercati esteri e sulla

produzione estera da parte delle economie del centro 4)crescente separazione della

proprietà dal controllo ed elaborazione di complesse gerarchie manageriali 5)crescita di

una nuova classe intellettuale manageriale/scientifica/tecnologica e di un medio ceto

impiegatizio 6)nascita del "Modernismo",un fenomeno culturale-ideologico che

comporta la glorificazione della scienza e della razionalità tecnica.un'estetica orientata

alla macchina e al futuro,e un quadro di riferimento nazionalistico 7)crescita di

organizzazioni collettive:sindacati,associazioni di categoria,albi 8)specializzazione

economica regionale 10)predominio delle grandi aree metropolitane su regioni

specifiche

6.1.L'EVOLUZIONE DEL RUOLO DELLO STATO

Non è un caso che l'ascesa del capitalismo competitivo e l'evoluzione delle economie

industriali siano andate di pari passo con l'affermazione dello Stato nazionale

moderno.In Europa,fu il sistema degli Stati,subentrato a quello delle monarchie

dinastiche,che favorì l'organizzazione economica,sociale e politica richiesta dalla

rivoluzione industriale. Nello stesso tempo,la forte competizione fra gli Stati nazionali

fu un importante incentivo all'innovazione tecnologica.E' importante ricordare che pochi

Stati nazionali erano entità "naturali" sviluppatesi su precise basi culturali o

filosofiche.Essi furono puttosto costruiti al fine di rivestire e racchiudere la nascente

economia politica del capitalismo industriale.Il processo di costruzione degli Stati

nazionali comportò quindi la soluzione di una successione di crisi dovute all'interazione

di territorio,economia,cultura e governo.

Inoltre l'evoluzione delle regioni del centro industriale pose una successione di problemi

che si tradussero in un più deciso intervento dello Stato e in una maggior varietà di

settori.Il vantaggio iniziale ottenuto dai produttori britannici con l'avvento della

rivoluzione industriale fece ben presto comprendere agli uomini d'affari di altri paesi che

la vecchia filosofia del laissez-faire e del libero scambio serviva solo agli interessi

dell'economia dominante. --> tariffe doganali,contingentamento contro le esportazioni a

basso costo britanniche.

Ancora:investimenti in infrastrutture(ferrovie) e formazione.

Infine incisività sull'economia pubblica nella creazione dello Stato sociale.I governi

sono diventati i più grandi clienti delle industrie private.

6.1.1.La geografia dell'economia pubblica

Grandi categorie principali di spesa pubblica:

1-Retribuzioni a dipendenti statali

2-Sussidi a particolari gruppi sociali e sovvenzioni ad attività

3-Approvvigionamento e subfornitura da parte delle imprese private.

4-Le spese delle amministrazioni locali.

Per valutare l'effetto di queste spese,ne abbiamo sovrapposto la distribuzione alla

geografia dell'imposizione fiscale.Negli Usa circa il 40% degli introiti deriva

dall'imposta sui redditi,il 25% dalle pensioni,il15% dalle imprese."Il sistema fiscale è

forse lo strumento di più diffusa influenza federale sulle configurazioni dello sviluppo

economico" Ad esempio agevolazioni per le aree depresse.

6.2.L'INTERDIPENDENZA GLOBALE

Forse l'ascesa delle regioni del centro industriale non sarebbe avvenuta senza i prodotti

alimentari,le materie prime e i mercati offerti dal resto del mondo:colonie,imperi,"imperi

commerciali" Il risultato di questo espansionismo fu che le colonie e gli Stati clienti del

centro industriale cominciarono a specializzarsi nelle produzioni agricole e minerarie per

le quali esisteva una domanda consolidata nel centro,e nelle quali avevano un vantaggio

comparato.Questa specializzazione creò a sua volta una complessa configurazione di

sviluppo interdipendente articolata in larga misura,in configurazioni di traffici

internazionali.In termini molto generali,il tipo e la redditività dell'attività dei paesi

semiperiferici e periferici era determinato,come nel modello di Von Thunen,dalla

distanza effettiva dalle regioni del centro industriale che rappresentavano il loro

principale mercato. Alcuni paesi colonizzati hanno approfittato del commercio

internazionale,altri no. Il tentativo dei paesi poveri di prendere a prestito i capitali

necessari per acquistare nuova(e non sempre appropriata) tecnologia si è quasi sempre

trasformato in una trappola del debito,per la quale gli interessi da pagare crescono a un

tasso più forte del tasso d'incremento della produttività.

7.PRINCIPI DI GEOGRAFIA ECONOMICA:LE LEZIONI DELL'ERA

INDUSTRIALE

Fattori ereditati prima dell'era industriale:

-evoluzione demografica

-sviluppo tecnologico

-colonialismo ed espansione territoriale sollecitati dalla legge dei rendimenti decrescenti

-sostituzione delle importazioni come mezzo per risalire nella gerarchia del sistema

mondiale

-militarismo e cambiamento geopolitico come strumento di ascesa nel sistema mondiale

L'era industriale invece ha portato:

-espansione dell'economia mondiale fino alla scale globale,con corrispondente

espansione geografica del lavoro e conseguente intensificazione delle interdipendenze

fra centro,semiperiferia e periferia.

-sostituzione del capitalismo mercantile "liberista" con quello competitivo

-Usa e Giappone nuovo centro

-temporale divisione dell'economia mondiale con l'Urss

-consolidarsi di netti contrasti centro-periferia all'interno delle regioni del centro

industriale dell'economia mondiale

-concentrazione dell'attività industriale come risultato della logica delle economie di

scala dell'economia mondiale

-modificazione dei sistemi urbani in seguito all'avvento di nuovi tipi di centri urbani

-l'impronta delle fluttuazioni cicliche del ritmo e della natura dell'attività economica

-il "differenziale di contemporaneità" nello sviluppo economico regionale

-Evoluzione dei "regimi di accumulazione" aziendali

-adattamento della società in generale a questa evoluzione dei regimi di

accumulazione,con conseguente nuovo processo evolutivo:quello dei modi di

regolamentazione,nel quale il crescente intervento dei governi nello sviluppo

rappresenta il fenomeno più importante (Cambiamento sociale! apprendimento

continuo)

-nascita di una forma "organizzata" di capitalismo globale,basato sulla forza e

sull'autorità degli Stati indipendenti,caratterizzato da una sofisticata interdipendenza fra

imprese,industrie,regioni e governi,che rappresenta la base delle relazioni centro-

periferia alle varie scale geografiche.

CAPITOLO 3 - IL CAPITALISMO AVANZATO:LA GLOBALIZZAZIONE

DELLE ECONOMIE DEL CENTRO

Ha comportato una fase differente per il tipo di prodotto,il modo e il luogo della

produzione.Questa fase è detta "capitalismo post-industriale" o "capitalismo

avanzato".Di fronte alla saturazione dei mercati di consumo nazionali,ai costi crescenti

del lavoro sindacalizzato e alla competizione estera,le aziende industriali delle economie

del centro cominciarono a seguire strategie nuove e più flessibili.Si

riorganizzarono,ridistribuirono le loro operazioni e rividero i loro rapporti con i sindacati

e con lo Stato.Il risultato è stataa la deindustrializzazione delle economie del

centro,l'industrializzazione di alcuni paesi semiperiferici e l'espansione alla scala globale

dei servizi per le imprese e finanziari.

1.LA TRANSIZIONE AL CAPITALISMO AVANZATO

Serie di processi dopo un periodo di crisi dell'ordine precedente dovuto a una fase di

stagflazione e aggravata da un rialzo improvviso dei prezzi del petrolio.Condizioni

precedenti: 1)integrazione aziendale 2)nuove tecnologie dei trasporti e delle

telecomunicazioni 3)nuove tipologie della domanda e dei consumi

1.1.LA CRISI DEL FORDISMO E LA DESTABILIZZAZIONE DELLE

ECONOMIE DEL CENTRO

La crisi del regime fordista del capitalismo industriale esplose abbastanza

improvvisamente agli inizi degli anni '70.Economie in difficoltà,shock del greggio del

1973 in cui i prezzi quadruplicarono di colpo voluto dal cartello Opec.e poi:

1)stagflazione 2)crescente instabilità monetaria 3)rafforzamento nei paesi del centro dei

valori legati allo Stato sociale(pensioni,sanità,sussidi di povertà) e alla difesa

dell'ambiente.Ciò creò nuovi mercati ma aumentò anche alcuni costi industriali e la

pressione fiscale. 4)introduzione di innovazioni e modificazioni tecnologiche imposti dal

continuo aumento dei costi energetici e del lavoro. 5)il ritorno dell'instabilità politica che

comprometteva la stabilità dell'ambiente economico e metteva in crisi alcuni flussi degli

scambi mondiali,in particolare fra Occidente Oriente(fino all'89) e quelli del Medio

Oriente e dell'Asia sudorientale e di gran parte dell'America Centrale.

1.2.L'INTEGRAZIONE AZIENDALE

1.2.1.La logica dell'integrazione aziendale

Una comune strategia d'impresa è diventata quindi l'integrazione verticale(acquisizione

di aziende fornitrici o clienti) intesa ad assicurarsi una maggiore percentuale del prezzo

di vendita finale.In questo caso il risultato finale è la centralizzazione della proprietà,del

lavoro,della produzione e delle decisioni economiche nelle mani di un numero più

ridotto di grandi imprese.

Cmq il complesso intreccio di rapporti funzionali fra aziende e paesi le rende spesso

interdipendenti.

1.3. LE NUOVE TECNOLOGIE

La cosiddetta "esplorazione globale" alla ricerca di opportunità di investimento è

consentito dalla disponibilità di 2 tipi di tecnologia:

1-circolazione:il progresso tecnologico nei trasporti e nelle comunicazioni(gli aerei da

trasporto giganteschi,la containerizzazione,il fax,la posta elettronica,i sistemi

computerizzati,satelliti,reti di fibre ottiche) ha ridotto il tempo e i costi della

circolazione.A questa "portata globale" hanno contribuito anche lo sviluppo economico

delle aree periferiche e la standardizzazione dei prodotti al di là di tutte le culture

2-produzione: lo sviluppo tecnologico nella produzione hanno consentito una

specializzazione più spinta in molti processi produttivi e facilitato la routinizzazione di

molte operazioni.Ciò,a sua volta,si è tradotto nella dequalificazione di molti sistemi di

produzione,con contemporaneo aumento della separabilità(e quindi della

frammentazione territoriale) delle fasi costituenti.Questo ha reso più agevole agli

imprenditori l'utilizzazione di manodopera meno costosa e più docile.

L'ultimo aspetto da considerare è il differenziale della contemporaneità nell'impatto

territoriale generale di queste tecnologie.Secondo Sachar e Oberg,le varie tecnologie

hanno effetti differenti sulle varie regioni dell'economia mondiale:

-nei paesi del centro,la tecnologia avanzata crea nuovi posti di lavoro,in particolare nei

servizi per le imprese e finanziari;crea nuovi prodotti,facilita nuovi processi produttivi e

distributivi e nuove forme di organizzazione aziendale,ma riduce la necessità di forza

lavoro nell'industria

-nei paesi semiperiferici,la tecnologia avanzata produce un aumento dell'occupazione

nell'industria,un aumento della produttività e un miglioramento complessivo della loro

competitività nel quadro dell'economia mondiale;

-nei paesi perfierici,le tecnologie avanzate sono spesso troppo costose,e quindi si assiste

a un declino relativo sia della produttività che della competitività internazionale.Se e

nella misura in cui vengono impiegate,il loro principale effetto è quello di ridurre

l'occupazione nei settori ad alto contenuto di lavoro,contribuendo così alla diffusine del

settore informale dell'economia urbana,e costringendo il settore pubblico a provvedere ai

disoccupati.

1.4.L'EVOLUZIONE DELLE TIPOLOGIE DELLA DOMANDA E DEI

CONSUMI

Anche questa è stata spesso presupposto dell'evoluzione del capitalismo

avanzato.Questo fenomeno assume caratteristiche differenti a seconda che si verifichi

all'interno dei singoli paesi del centro,o fra essi stessi,o si estenda ai consumatori più

ricchi dei paesi semiperiferici e periferici.

All'interno dei singoli paesi del centro,il modo fordista aveva portato i mercati alla

saturazione che poteva essere evitata soltanto medianti abili campagne pubblicitarie e la

continua modificazione dei prodotti e della loro presentazione.Il livello medio si era

alzato e più o meno tutti si potevano permettere,ad es. una bella auto:il prestigio

sociale,prima garantito dal possesso di una serie di beni di consumo ordinati secondo

una scala gerarchica di dimensione/qualità,adesso doveva essere garantito in via

simbolica e mediante beni estetizzati --> passaggio dai mercati di massa a quelli di

nicchia -->i principali attori di questo cambiamento sono stati i "figli del baby boom",la

cui adolescenza e gioventù sono trascorse durante gli anni della crescita economica

postbellica e che poi hanno reagito ai consumi di massa con una controcultura

caratterizzata da un approccio collettivista all'esplorazione della libertà e

dell'autorealizzazione.Il fallimento di questo movimento protestatario(sit-

in,marce,scioperi generali,alleanze studenti-operai,sommosse del 68) ha indotto questi

giovani a cercare l'autorealizzazione in stili di vita egoistici e narcisistici:un manna per

le nuove nicchie di mercato.

SCHEDA BENETTON=parte nel 65,nel 90 e in più di 60 paesi.Utilizza il "kanban"

giapponese,più noto come sistema "just in time".I semi-lavorati sono tutti bianchi e

vengono tinti nei quantitativi richiesti dei singoli colori.Una volta pronti,gli indumenti

vengono movimentati (da robot) e spediti direttamente (attraverso verso vettori privati) e

arrivano sugli scaffali entro 10gg. Alla base del successo della Benetton più che la

rapidità di consegna sta la sensibilità alla domanda.Il marketing di nicchia e la

differenziazione del prodotto sono centrali a questa sensibilità,che richiede un alto

livello di flessibilità nello sfruttamento di nuove linee di prodotto.I registratori di cassa

di numerosi punti vendita sono collegati alla sede centrale per fornirle quotidianamente i

dati relativi all'andamento delle vendite.

Fra i paesi del centro,intanto,i mercati si sono uniformati.La somiglianza delle tendenze

nella distribuzione dei redditi e nei gusti dei consumatori è stata rafforzata dalla

televisione(es.serials) e dal turismo internazionale.Insieme con la diminuzione dei costi

relativi dei trasporti e delle comunicazioni,tutto ciò si è tradotto nella fusione delle

nicchie di mercato attraverso i confini nazionali,il che ha reso possibile ai produttori

sfruttare le economie di scala anche nella fabbricazione di articoli di lusso.In misura

minore,i medesimi processi si sono estesi dai paesi del centro ai consumatori più ricchi

dei paesi periferici e semiperiferici,rendendo possibile la commercializzazione di

"prodotti mondiali" (auto tedesche,maglieria italiana,orologi svizzeri,vini francesi) in

interi segmenti del mercato mondiale.

2.LE TIPOLOGIE E I PROCESSI DELLA GLOBALIZZAZIONE

L'attuale importanza delle aziende transnazionali è il risultato di un processo evolutivo

divisibile in 3 fasi:

1) dal 1800 fino al 1940,fase dominata da investimenti rivolti ad ottenere materie prime

per le industrie nazionali

2) dopo la seconda guerra mondiale,alcune delle maggiori aziende cominciarono a

utilizzare gli investimenti esteri diretti per finanziare operazioni produttive intese ad

entrare nei mercati di consumo esteri.All'inizio dagli Usa verso Ue(Piano Marshall) e

accordi di Bretton Woods che con la scelta del dollaro come moneta da riserva,aveva

reso più facile per molte aziende americane rilevare le industrie estere.Nel 1970 i

prodotti realizzati all'estero rappresentavano un terzo e più del totale dei profitti delle

100 maggiori multinazionali

3) crisi anni 70 e concorrenza coi Nics: ridistribuzione del capitale che ha fatto entrare i

paesi periferici nello spazio produttivo delle aziende statuinitensi,interessate a utilizzare

il minor costo del lavoro,abbandono delle localizzazioni in cui il lavoro semiqualificato

e non qualificato è più costoso(america settentrionale ed europa occidentale).

2.1.GLI EFFETTI DELLA RILOCALIZZAZIONE SUI RAPPORTI

CENTRO-PERIFERIA DEL SISTEMA MONDIALE

Sebbene la "portata globale" offra a molte regioni e paesi vantaggi comparati di

costo,soltanto alcuni paesi e regioni vengono selezionati dal processo di rilocalizzazione

e si trasferiscono quindi dalla periferia alla semiperiferia.In pratica si tratta dei paesi con

la maggiore stabilità politica,il migliore accesso ai trasporti internazionali,le politiche

governative più favorevoli e quindi quelli che godono della migliore reputazione presso

le banche internazionali.Inoltre,come nelle precedenti fasi dell'industrializzazione,le

localizzazioni che hanno saputo creare un vantaggio iniziale hanno anche consolidato la

loro posizione,grazie alla causazione cumulativa dei processi del moltiplicatore.E'

proprio questo che è accaduto ai Nic.

Il risultato complessivo è stato la creazione dei cosiddetti "nodi industriali off-shore",nei

quali una larga percentuale delle attività è controllata da aziende estere.San Paolo è stata

definita la maggiore città industriale della Germania.

L'ascesa dei Nic all'interno del sistema mondiale deve molto alla rilocalizzazione

selettiva del capitale dai paesi del centro(grosso modo come l'ascesa degli Usa e di certi

paesi dell'Europa occidentale era stata stimolata dal capitale britannico come

conseguenza del ciclo climaterico della fine del XIX secolo).Ma questo comportetà il

declino relativo dei paesi del centro(come accadde alla GB nei primi decenni del XX

secolo)?! E' troppo presto per dirlo,ma è improbabile che ciò accada a breve termine,e

forse non accadrà. Vi sono parecchie ragioni per pensarlo:

1-E' probabile che il centro conservi il maggiore vantaggio competitivo nelle attività ad

alto contenuto di know-how e di capacità tecniche,in particolare R&S,nell'elaborazione

delle informazioni e nell'organizzazione finanziaria.

2-L'aumento del protezionismo può impedire la penetrazione delle importazioni

3-i paesi del centro hanno saputo far convergere una parte significativa del capitale

rilocalizzato nelle loro stesse regioni periferiche

4-il crollo dell'Urss offre ai paesi del centro lavoro a basso costo dai paesi satellite

5-l'instabilità politica e l'incertezza del clima economico frenano la ridistribuzione

massiccia nei nic del capitale dai paesi del centro

6-il colonialismo e il neocolonialismo e la dipendenza sperimentati nel passato dai Nic

hanno lasciato un'eredità di dualismo economico e di polarizzazione sociopolitica che

limita fortemente lo sviluppo dei loro mercati interni(Brasile)

7-i paesi del centro sono in grado di continuare a sfruttare le loro relazioni commerciali

predominanti con i paesi periferici.Inoltre la penetrazione delle importazioni provenienti

dai paesi periferici è cresciuta,nel complesso,più lentamente delle esportazioni dal centro

verso la periferia.Fra il 1960 e il 1976 la penetrazione delle importazioni dai paesi in via

di sviluppo ha provocato negli Stati Uniti la perdita di 370.000 posti di lavoro,ma

contemporaneamente la crescita delle esportazioni americane nei paesi in via di sviluppo

ha creato 520.000 nuovi posti di lavoro.L'Ue ne ha persi 290.000 e ne ha guadagnati un

milione.

(Durante la crisi del 73 il Giappone è continuato a crescere grazie agli elevati

investimenti in R&S,le tecnologie di rispamio energetico e quelle produttive.

2.2.LA RILOCALIZZAZIONE INTERNAZIONALE E LE GERARCHIE

LOCALIZZATIVE

Come risultato finale di queste 3 fasi,s è avuta una tendenza della globalizzazione

dell'attività economica a rispecchiare le gerarchie localizzative delle grandi aziende.

1-Concentrazioni localizzate di management superiore nelle "città mondiali"

2-minori concentrazioni di management e di amministrazione di medio livello in grandi

aree metropolitane dei paesi del centro e nelle capitali dei Nic e di alcuni paesi periferici

3-nuclei di attività di R&S in ambienti ad alta tecnologia e innovativi nei paesi del

centro

4-regioni che si specializzano nella produzione industriale ad alta tecnologia

5-sacche decentrate di produzione industriale ordinaria - gli stabilimenti distaccati

a)nelle regioni periferiche del centro b) nelle aree metropolitane dei Nic e di alcuni paesi

periferici.

Queste tendenze alla ricerca dell rilocalizzazione delle attività più

redditizie(esplorazione globale) hanno indotto alcuni autori a parlare di "Nuova

divisione internazionale del lavoro" in sigla Ndil (settore automobilistico).

La rilocalizzazione della produzione a questa scale permette alle imprese non solo di

cercare le localizzazioni meno costose per prodotti specifici,ma anche di sfruttare le

economie di scala,di accedere a nuovi mercati in quanto produttori in loco,e di

mantenere linee alternative di approvigionamento. Gli stessi vantaggi vanno agli

stabilimenti di assemblaggio delle maggiori aziende automobilistiche.L'introduzione dei

progetti di "vettura mondiale" significa che i vantaggi dei componenti

intercambiabili,delle economie di scala,dell'approvvigionamento multiplo e

dell'assemblaggio parallelo sono potenzialmente ancora maggiori,provocando così nuovi

giri di riorganizzazione e di ridistribuzione.

In generale,le industrie che hanno risentito più a fondo della ridistribuzione

internazionale sono state quelle con tecnologie "mature"(come le

tessili,dell'abbigliamento,il calzaturificio,la lavorazione del legno,le plastiche e certe

produzioni di apparecchiature elettriche di consumo).Questa tendenza è stata citata

spesso a sostengo della teoria della localizzazione industriale modello ciclo di vita di

prodotto (questa teoria postula che i prodotti attraversano 3 fasi distinte,ciascuna delle

quali richiede sempre meno lavoro qualificato,via via che le tecniche produttive

diventano standardizzate,per cui il vantaggio comparato passa dalle localizzazioni

centrali e quelle periferiche).Il primo stadio (detto "innovativo") di questo ciclo

produttivo tende a localizzarsi nelle regioni industriali/metropolitane consolidate,che

introducono i nuovi prodotti in altre regioni attraverso le esportazioni.Segue lo stadio

"della crescita",durante il quale la domanda si espande al punto da consentire di investire

nella costruzione di impianti in altre regioni.Quando la fabbricazione di questi prodotti

diventa routine,comincia la fase della "produzione standardizzata",nella quale le aziende

espandono la produzione in stabilimenti distaccati in localizzazioni a basso costo e

chiudono gli originari impianti delle regioni industriali/metropolitane dove i costi del

terreno e del lavoro sono elevati.

L'idea di una Nuov divisione internazionale del lavoro(e quella collegata di una nuova

geografia economica mondiale,basata sulle gerarchie localizzative legate al ciclo del

prodotto e all'esplorazione globale delle aziende transnazionali) è,nel migliore dei

casi,uno stereotipo di una (una soltanto) nuova dimensione dell'economia mondiale.La

Ndil ha interessato solo alcuni settori e solo alcune regioni del mondo.

Inoltre le aziende transnazionali non sono tutte uguali,molte presentano elementi di

etnocentrismo(valori e strategie casa madre).

Le strategie di Dicken= concentrazione globale,in cui tutta la produzione avviene in

un'unica localizzazione e il mercato mondiale viene servito esportando.Il suo contrario è

la configurazione dispersa dove la dimensione degli impianti è proporzionale al

mercato.Fra questi due estremi sta un ampio ventaglio di possibilità:specializzazione

produttiva(UE),soluzioni ibride del processo produttivo possono essere territorialmente

concentrate ed altre disperse(integrazione verticale transnazionale del processo

produttivo) due casi: 1) ciascuna unità produttiva esegue un'operazione separata nel

quadro della sequenza produttiva e invia il suo prodotto all'impianto successivo della

line di produzione internazionale. 2)ciascun impianto invia il suo prodotto specializzato

a uno stabilimento di assemblaggio finale(come nell'industria automobilistica).

2.2.1.I sistemi della produzione flessibile e il neo-fordismo globale

Neo fordismo= nel quale la logica della produzione di massa congiunta ai consumi di

massa è stata modificata dall'aggiunta di più flessibili sistemi di

produzione,distribuzione e commercializzazione. Cambiamento che comporta flessibilità

sia all'interno delle aziende che fra le aziende.All'interno grazie alle nuove

tecnologie:prodotti nuovi con riprogrammazione,tempi morti brevi,le varie fasi del

processo produttivo possono essere integrate e coordinate grazie ai sistemi

CAD(progettazione assistita dal computer),just in time. --> il Neo-fordismo è stato

realizzato grazie anche all'esternalizzazione di certe funzioni=un modo è stato quello di

ristrutturare le vecchie unità amministrative,manageriali e tecniche,permanenti e

gerarchizzate,in forme di organizzazione più piatte,snelle e flessibili,che possono fare

uso crescente di consulenti,specialisti,subfornitori esterni.CIò si è tradotto in una

maggiore misura di disintegrazione verticale fra le aziende.Un'altra via

all'esternalizzazione è rappresentata dalla partecipazione a joint ventures,dalla

concessione di brevetti o di subforniture di tecnologie,dalle alleanze strategiche e

collaborazioni che hanno portato a combinazioni rapidamente mutevoli di legami

verticali e orizzontali fra produttori in quella che è stata chiamata la "nuova divisione

sociale del lavoro"

3.CONCLUSIONE

Abbiamo visto non solo che la crisi del fordismo,congiunta alle tendenza associate

all'integrazione aziendale,al progresso tecnologico,e alle modificazioni della domanda

dei consumatori,ha cominciato a tradursi nella globalizzazione delle attività economiche

precedentemente localizzate nelle economie del centro.Fra gli aspetti salienti di queste

trasformazioni troviamo:

-la nascita all'interno delle grandi aziende di gerarchie di produzione che finiscono per

prevalere nella maggior parte delle industrie.Queste gerarchie hanno mostrato la

tendenza a creare ambienti localizzativi distinti 1)per il controllo aziendale 2)per le

produzioni ad alto contenuto di lavoro qualificato e di nuove tecnologie,per

l'amministrazione di livello intermedio e attività di R&S 3)per la produzione di routine

-l'organizzazione dell'economia mondiale in 3 grandi regioni internazionali:

1)le regioni centrali industriali,fortemente integrate e diversificate,e i centri di controllo

del "Nord"

2)le semiperiferie di recente industrializzazione,soprattutto nele regioni "intermedie" del

mondo(dal Messico alla'Asia orientale,passando per il Mediterraneo)

3)la periferia che costituisce gran parte del Sud e dipende fortemente dal "nord"

-la persistenza di regioni all'interno con differenti livelli di sviluppo

economico(semiperiferie e periferie all'interno del centro!)

CAPITOLO QUARTO - LA RIORGANIZZAZIONE GEOGRAFICA DELLE

ECONOMIE DEL CENTRO

In questo capitolo esaminiamo le trasformazioni urbane e regionali avvenute nei paesi

del centro,evidenziando l'effetto complessivo della riorganizzazione delle imprese sulla

creazione di nuovi spazi industriali e sul benessere economico regionale.

Come alla scala internazionale,anche a questa le principali componenti del cambiamento

sono legate,da un lato alla ridistribuzione della produzione di routine,che viene trasferita

dalle localizzazioni ad alto costo a quelle a basso costo,dall'altro alla

conservazione/localizzazione degli impianti che richiedono input elevati di tecnologia

e/o di lavoro qualificato nei luoghi dotati di risorse per le industrie e di attrattive per il

personale.Come risultato le nuove economie del centro sono caratterizzate da 2 tendenze

opposte: il decentramento e il consolidamento.Il primo è largamente associato al

livellamento degli squilibri economio-sociali fra regioni e città;il secondo alla crescente

differenziazione territoriale in fatto di condizioni della produzione e degli scambi e in

fatto di struttura gerarchica del controllo.

La globalizzazione ha rafforzato 2 tendenze:brusca riduzione dell'occupazione nella base

industriale,aumento dell'occupazione nel settore terziario avanzato.

1.IL CAMBIAMENTO SECOLARE NELLE ECONOMIE DEL CENTRO

1.1. IL DECLINO DELLA BASE INDUSTRIALE

Gia nel 90,lavoratori nell'industria 15-25%.Le uniche attività industriali in crescita sono

state: 1)settori ad alto contenuto R&S(aerei,computers,circuiti integrati) 2)attività di

assemblaggio avanzato(apparecchiature delle comunicazioni,strumenti di controllo

inquinamento) 3)settori orientati alla moda(abbigliamento e mobilificio di

lusso,arredamento)

1.1.1.Gli effetti regionali della deindustrializzazione

Soprattutto nelle regioni di più vecchia inustrializzazione la perdita di posti di lavoro è

stata dura: 1)effetti di retroazione negativa su alcuni piccoli subfornitori

3)impoverimento dell'ambiente economico

1.2.IL RIDIMENSIONAMENTO DELL'ECONOMIA PUBBLICA

La stagflazione ha ridimensionato la spesa pubblica e lo Stato sociale. --> vittoria del

"nuovo conservatorismo"=privatizzazioni sanità,scuola,con tagli di spesa e alle politche

regionali.

1.3.LA CRESCITA NEL SETTORE DEI SERVIZI

Dovuta a: 1)crescente specializzazione geografica caratteristica dell'era industriale che

ha creato nuove opportunità di occupazione e di investimento nei servizi collegati al

commercio:trasporti,comunicazioni,servizi pubblici,magazzinaggio.. e servizi che hanno

consentito ad aziende e regioni di conservare i loro ruoli

specializzati:marketing,pubblicità,amministrazione,finanze e assicurazioni. 2)la

saturazione del mercato nel settore secondario 3)moltiplicazione dei posti di lavoro nei

servizi creati nel pubblico impiego perchè le amministrazioni centrali e locali hanno

allargato la gamma delle loro attività in risposta all'evoluzione dei valori sociali e

complessità dell'organizzazione economica e sociale.

1.4.L'EVOLUZIONE DELLA STRUTTURA PROFESSIONALE

E' aumentata la disoccupazione perchè il terziario non poteva assorbire tutti i secondari.

(GB=3 mln di disoccupati nel 94!) E intanto diminuzione di "tute blu" e aumento di

"colletti bianchi". Inoltre presenza femminile nel mercato del lavoro -->

riorganizzazione delle opportunità e lavoro degli uomini..Questo ha creato una erosione

dei segmenti intermedi creando con numeri crescenti di occupati fortemente qualificati e

ben pagati da un lato e di occupati in lavori part-time e "secondari" dall'altro.

2.LA RIORGANIZZAZIONE DEGLI SPAZI DELLE ECONOMIE DEL

CENTRO

Prima tendenza è il decentramento regionale,intermetropolitano e metropolitano di

alcuni tipi di occupazione nell'industria e nei servizi.La seconda è il consolidamento

regionale e intermetropolitano di altri tipi di attività.La terza è la nascita di nuovi spazi

industriali,cioè di concentrazioni localizzate di nuove attività ad alta tecnologia.L'effetto

aggregato di queste 3 tendenze,congiunto con l'eredità dei vecchi spazi industriali

dell'industria fordista e con la globalizzazione dei mercati di consumo,con particolare

attenzione alla nascita delle regioni della produzione flessibile.

2.1.IL DECENTRAMENTO

2.1.1.Il decentramento regionale

E' il prodotto della migrazione di alcune aziende e della "nascita" e "morte" di

altre,congiunte al trasferimento di capacità produttiva,con chiusura di impianti nelle

regioni metropolitane del centro e apertura di nuovi stabilimenti distaccati -->cosiddette

"economie di stabilimento distaccato" e dei "luoghi di produzione modulare" nelle

regioni periferiche della maggior parte dei paesi del centro.

Hudson distingue fra industrializzazione per stabilimenti distaccati e industrializzazione

diffusa.La prima si è diretta verso i bacini di manodopera qualificata di regioni

industriali in declino; la seconda verso i bacini di manodopera non qualificata di regioni

rurali periferiche(Italia centrale e nord-orientale) I fattori di attrazione sono stati:

-disponibilità di manodopera a costo relativamente basso

-basso costo del terreno

-bassi livelli di imposizione fiscale

-scarsa sindacalizzazione

Per stabilimenti distaccati invece riguarda in genere attivià ad alto contenuto di

tecnologia e lavoro qualificato,e richiede anche una certa misura di centralità per potere

assemblare i materiali e distribuire i prodotti finiti.

Questi 2 processi combinati coi processi di fusione e acquisizione hanno fatto sì che il

decentramento regionale si è venuto caratterizzando per un controllo esterno sempre più

stretto. 2.1.2.Il decentramento metropolitano

L'inizio del trasferimento dell'industria e dell'occupazione delle città ai suburbi solo

dagli anni 70 ha cominciato a dominare le tipologie dello sviluppo urbano in un certo

numero di paesi.Storicamente,la maggiore spinta al decentramento metropolitano è

venuta dal desiderio dei datori di lavoro di schivare la crescente combattività dei

lavoratori urbani e poi terreni più economici e trasporti migliorati.La suburbanizzazione

residenziale ha offerto la manodopera -compresa quella femminile- che ha incoraggiato

il processo. 2.1.3.Il decentramento intermetropolitano

L'aspetto più notevole riguarda le attività del terziario e in particolare i servizi per le

imprese e professionali,in gran parte a causa della riorganizzazione aziendale e del

progresso tecnologico nelle telecomunicazioni:evoluzione delle condizioni di mercato e

variazioni del costo del lavoro(salari minori).

2.2.CONSOLIDAMENTO E AGGLOMERAZIONE

Tendenze associate soprattutto ai prodotti industriali ad alta tecnologia e ai servizi di

livello superiore degli ambienti metropolitani ma anche sugli ambienti rurali.

2.2.1.Il consolidamento nelle regioni rurali:l'agribusiness

Tendenze: 1)accrescimento del ruolo delle grandi aziende agricole specializzate

2)aumento della meccanizzazione 3)aumento dell'uso di ausili biochimici 4)aumento

della specializzazione regionale 5)crescita dell'industria alimentare

2.2.2.Le tendenze dell'agglomerazione in ambiente metropolitano

Soprattutto produzioni specializzate del capitalismo avanzato(video-giochi,compact

disc,apparecchiature domestiche) Ragioni: 1) dipendenza da capitale da rischio nei primi

stadi di sviluppo 2)necessità di accedere ad un mercato vasto,ricco e sofisticato durante i

primi stadi della commercializzazione. e poi due funzioni chiave:sedi centrali e

laboratori di R&S.

2.2.3.I centri del controllo aziendale

[...] 2.2.4.I centri dell'innovazione

Malecki che ha studiato la geografia delle R&S negli Stati Uniti sostiene che la

configurazione generale può essere interpretata in base: 1)alla disponibilità di personale

fortemente qualificato 2)all'organizzazione aziendale.Per la 1) M. osserva anche che le

concentrazioni di attività di R&S già esistenti tendono ad essere attrattive a causa della

loro capacità potenziale di "chiamare" altre aziende.Per la 2) osserva che la R&S si

esegue meglio nella sede centrale o presso di essa,in un laboratorio aziendale in cui

l'interazione intra-organizzativa risulta rafforzata.Oppure intorno alle università!

2.3.LE INDUSTRIE AD ALTA TECNOLOGIA:VERSO NUOVI SPAZI

INDUSTRIALI?

Il capitalismo avanzato ha visto anche la nascita di industrie nuove basate su tecnologie

nuove:semiconduttor e software informatico e più recentemente biotecnologie e


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Celant Attilio.

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