Trauma, coscienza e personalità secondo Janet
L'isteria dal punto di vista psicologico
L'isteria è una malattia generale che modifica l'intero organismo, disturbando non solo tutte le funzioni fisiologiche ma anche i diversi fenomeni psicologici. Il metodo osservativo svolge un ruolo fondamentale in queste ricerche: si tratta del metodo clinico applicato alle malattie della mente. È necessario conoscere bene il soggetto per quanto riguarda la sua vita, la sua educazione, il suo carattere, le sue idee, con la convinzione di non conoscerlo mai abbastanza. È poi necessario esporre questa persona a situazioni semplici e ben definite e annotare che cosa farà e dirà; esaminare gli atti e le parole è il metodo migliore per conoscere gli uomini.
L'isteria come malattia per rappresentazione
Per molto tempo le migrazioni dell'utero attraverso il corpo, le sue alterazioni e i suoi dolori, sono state il centro attorno a cui gravitavano tutti gli altri sintomi. Più tardi fu considerata essenzialmente una malattia convulsiva. Tutte le definizioni tralasciavano gli accessi interparossistici che sono numerosi. Si è progressivamente arrivati a modificare il punto di vista, chiedendosi se tra i fenomeni cerebrali psicologici non si celasse un sintomo più importante capace di connettere molti fatti. Le definizioni sono così diventate psicologiche. L'isteria diventa una malattia dell'emozione ed è possibile ricollegarne moltissimi sintomi a fenomeni emozionali.
Era tuttavia presente un'ambiguità: l'emozione è un fenomeno accidentale e momentaneo, com'è dunque possibile ricollegarvi sintomi permanenti che durano mesi e anni? Charcot sottolineava l'importanza dell'idea fissa che produceva e sosteneva l'accesso isterico, dimostrava la possibilità di riprodurre fatti identici tramite suggestione, l'utilità del trattamento mediante isolamento e indicava le influenze patologiche che modificavano non lo stato fisico ma anche quello mentale patologico dell'isterica.
Janet scriveva che i sintomi isterici si presentano in due maniere differenti: a volte sono essenziali, costitutivi della malattia, sono permanenti e durano più o meno quanto le ultime tracce della malattia; sono fino a un certo punto indifferenti al malato che si sente indebolito ma non capace di precisare abbastanza il sintomo di cui soffre; a volte, al contrario, sono accidentali, sovrapposti alla malattia.
Si sta sempre più affermando l'opinione che l'isteria sia una psicosi e che la modificazione essenziale che la caratterizza sia uno stato morboso della mente. Tuttavia, Mobius sostiene che l'isteria non sia identica ad una qualsiasi altra alienazione: i movimenti dell'alienato sono solo in rapporto indiretto col suo delirio; è il malato stesso che si agita e che vuole muoversi per obbedire a un ordine immaginario. Nell'isteria il rapporto è più immediato e il pensiero si trasforma in movimento senza l'intermediazione della volontà del soggetto. Si possono considerare isteriche tutte le modificazioni morbose del corpo che sono causate da rappresentazioni. Ciò che chiamiamo nevrosi è una tendenza soprattutto psicologica e non corporea.
Lo sdoppiamento della personalità
Diversi autori criticano la posizione di Mobius. Moltissimi sintomi isterici localizzati come iperestesie, tic, paralisi e spasmi non sembrano in relazione con alcuna idea o fantasia del soggetto. Il malato ci dice che non sta pensando a muovere il braccio, chiudere la mano o fare una smorfia, anzi non ha alcuna idea di questo spasmo, non se ne accorge nemmeno. Alcuni si verificano quando il soggetto pensa ad essi, scompaiono quando il soggetto è distratto o si addormenta e possono essere ricollegati ad un'idea. Ma molto spesso il movimento morboso si produce anche quando il soggetto non ci pensa.
L'isterica non presenta unicamente disturbi permanenti di tal genere; bensì un fenomeno molto più frequente e più noto cioè l'attacco. Questo non è un atto semplice come una contrazione della mano; è un insieme molto complesso di convulsioni, crisi e parole. Questi attacchi, che si riproducono con una monotona regolarità, sembrano dipendere da qualche fenomeno fisico dato che sono indipendenti dal pensiero del soggetto.
Se consideriamo gli accessi psicologici come deliri o sonnambulismo che appartengono all'isteria, il soggetto non sa che cosa accade durante il suo sonnambulismo o il suo delirio e non ci pensa. Quindi, anche tralasciando le stigmate e limitandoci ai disturbi episodici, è impossibile ricondurli tutti a manifestazioni corporee prodotte da rappresentazioni coscienti.
Gli studi di Charcot e dei suoi allievi hanno mostrato l'importante ruolo del sonnambulismo nell'isteria. Tale fenomeno, che si presenta inizialmente in maniera spontanea, può successivamente venire provocato. In entrambi i casi, quando il soggetto ritorna allo stato normale, mi sembra che l'unico carattere costante ed essenziale del sonnambulismo sia l'oblio di tutto ciò che è accaduto nel suo manifestarsi e questa amnesia stabilisce una sorta di scissione tra i due stati. Un individuo che è realmente sonnambulo vive in due maniere differenti, ha due esistenze psicologiche che si alternano in successione.
Se comprendiamo in tal modo il sonnambulismo, viene facile notare che vi si possono ricollegare molti disturbi isterici. Si possono stabilire legami strettissimi tra il sonnambulismo e l'attacco: questi due fenomeni sono provocati nella stessa maniera, inducono la stessa amnesia seguita da memoria alternante, danno vita allo stesso sdoppiamento di personalità. Le idee fisse che svolgono un ruolo importante nella veglia delle isteriche hanno qui una potenza ancora maggiore e si sviluppano con più regolarità.
In sostanza, non tutti i fenomeni psicologici che si producono nel cervello sono riuniti nella stessa percezione personale; una parte resta indipendente sotto forma di sensazioni o immagini elementari oppure si aggrega e tende a formare un nuovo sistema, una personalità indipendente dalla prima. L'idea fissa, che secondo Charcot doveva provocarli e sostenerli, non poteva essere espressa dal malato poiché questi la ignorava totalmente. Simili idee fisse svolgono nell'isteria un ruolo fondamentale, possono determinare i più svariati disturbi del movimento, producono iperestesie, suscitano allucinazioni poiché la separazione delle due coscienze è tutt'altro che assoluta.
Il carattere essenziale della disaggregazione psicologica
Il carattere essenziale della disaggregazione psicologica consisteva nella formazione nella mente di due gruppi di fenomeni: l'uno costituiva la personalità ordinaria e l'altro una personalità anormale, differente dalla prima e da essa ignorata. Breuer e Freud dimostrano che i diversi sintomi dell'isteria non sono manifestazioni idiopatiche della malattia ma sono in connessione con un trauma. I disturbi più frequenti, quali iperestesie, dolori e attacchi banali, devono essere interpretati sulla base della persistenza di un'idea o di un sogno. Il malato è guarito quando ritrova la coscienza chiara della sua idea fissa ed esprimono la convinzione che quella scissione della coscienza esiste in stato rudimentale in ogni isteria e che la tendenza a tale dissociazione e quindi al manifestarsi di stati anormali è il fenomeno basilare di tale nevrosi.
Il restringimento del campo della coscienza nelle anestesie non era possibile constatare né l'evoluzione né i caratteri delle idee fisse. Esse possono però essere considerate la prova di una diminuzione delle funzioni nervose di un esaurimento degli organi. La maggior parte degli autori che parlano di tale esaurimento si sono espressi in maniera vaga e confusa. Tale esaurimento è localizzato in un organo sensoriale piuttosto che in un altro o interessa le parti superiori del cervello? La sensazione tattile visiva, anche alla periferia del campo visivo, a dispetto dell'anestesia, continuavano a manifestarsi; i ricordi erano riprodotti, nonostante l'amnesia apparente; i movimenti erano possibili e avevano persino conservato la propria forza, nonostante la debolezza, la mioastenia indicata dal dinamometro.
È necessario precisare che cosa si intende con questa debolezza cerebrale. In passato ci si era focalizzati sull'attenzione: una debolezza di essa, o meglio di uno stato di distrazione perpetua, constatabile nella maggior parte di questi malati. L'attenzione si fissa con lentezza, costa fatica, è accompagnata dai più svariati accidenti, si esaurisce rapidamente e dà risultati minimi, portando alla formazione di idee vaghe, incerte, sorprendenti. Spesso scompare del tutto, ogni attenzione, qualsiasi atto volontario: diventano impossibili; il soggetto non è più capace di comprendere né quello che legge, né quello che sente, e neppure è in grado di effettuare il minimo movimento volontario. L'abulia, l'aprosessia, esitazione, dubbio sono caratteri psicologici essenziali dell'isteria. Questa debolezza di attenzione interferisce anche con la vita normale. Il malato percepisce male gli eventi che accadono attorno a lui, non si rende ben conto di tutte le situazioni della vita e percepisce solo una piccolissima parte dei fatti. È uno stato esagerato di distrazione che non è momentanea e che non deriva da un'attenzione rivolta in modo volontario verso una modalità sensoriale; ciò che impedisce a queste persone di apprezzare qualsiasi altra sensazione al di fuori di quella che occupa attualmente la loro mente è uno stato di distrazione naturale e continuo.
Con campo di coscienza o distesa massima della coscienza si intendono il numero più grande di fenomeni semplici che possono presentarsi contemporaneamente ad una stessa coscienza e che possono essere ricollegati alla nostra personalità in una stessa percezione personale. Lo sdoppiamento di personalità è la conseguenza immediata di tale debolezza, che lascia sussistere fenomeni psicologici ma non li connette all'idea della personalità. Il restringimento del campo di coscienza è un carattere patologico che si manifesta in mille modi differenti.
Isteria come malattia mentale
Per valutare la definizione che vede l'isteria collocarsi all'interno delle malattie mentali, inizieremo chiedendoci se le definizioni precedenti siano abbastanza ampie da contenere tutti i sintomi che i malati possono presentare e in secondo luogo se tali definizioni siano abbastanza precise da caratterizzare solo l'isteria e distinguerla dalle altre malattie della mente. La concezione dell'isteria come malattia mentale ne riassume tutti i sintomi?
Riteniamo di poter raggruppare i disturbi in 3 categorie principali:
- Disturbi viscerali
- Disturbi vasomotori e secretori
- Trofici
I disturbi viscerali sono numerosissimi negli isterici e in alcuni malati sono predominanti. Le alterazioni delle funzioni vasomotorie sono già evidenti nei comuni disturbi dei fenomeni mestruali, nelle emorragie così singolari, attraverso il naso, lo stomaco, i polmoni. Ma è possibile constatarle anche sulla superficie cutanea. Le atrofie sono fenomeni che richiedono studi ulteriori ma fino ad ora sembrano legittimamente ricollegabili alla malattia. Un certo numero di fatti deve probabilmente essere ricondotto ad idee fisse persistenti in maniera più o meno cosciente, al pari delle paralisi e delle contratture spiegate da Charcot. Mettendo in luce l'importanza dell'isolamento nel trattamento dell'anoressia isterica, Charcot mostrava che l'elemento psichico svolge un ruolo predominante. Dovremmo avanzare qualche riserva perché non tutte le anoressie sono uguali; se molti malati rifiutano di mangiare a causa di un'idea fissa, altri accettano il cibo ma poi lo rigettano per via di spasmi dell'esofago, stomaco, del diaframma.
Inoltre, le isteriche non presentano solo idee fisse, hanno anche emozioni persistenti e le emozioni sono stati complessi dell'intero organismo in cui fenomeni fisiologici e psicologici sono profondamente mescolati. Alcuni disturbi fisiologici dell'isteria sono del tutto simili a quelli che accompagnano le emozioni.
Tutte le malattie mentali dipendono da alterazioni sconosciute del cervello e non è verosimile che queste siano assolutamente isolate in un organismo totalmente sano. Le azioni e le reazioni delle diverse parti del sistema nervoso e di tutti gli organi sono troppo numerose perché un'insufficienza del funzionamento cerebrale non si accompagni a molti altri disturbi. Se si ammette che una malattia mentale è una malattia cerebrale sempre accompagnata da una serie di fenomeni fisiologici, si comprenderà che oggi, una definizione psicologica resta ancora la formula migliore capace di riassumere la grande maggioranza dei sintomi isterici.
Consideriamo il problema da un altro punto di vista: questa concezione dell'isteria abbastanza generale da abbracciare la maggior parte dei sintomi noti non è forse troppo ampia? Inizialmente questo termine veniva utilizzato a proposito di donne che presentavano dolori, sintomi riguardanti gli organi genitali e degli attacchi particolari; cioè, veniva in realtà utilizzato per designare un piccolo numero di malati. Successivamente è stato utilizzato a proposito di bambini, uomini e malati che non presentavano né disturbi genitali né attacchi, per designare un maggior numero di persone.
Una delle discussioni sui limiti dell'isteria è stata suscitata dallo studio del sonnambulismo. Da quando ci si è interessati a tale fenomeno, si è visto che lo si poteva constatare e provocare in moltissime persone. Ci si è chiesti se queste persone fossero malate e quale fosse la loro malattia. Molto importante è specificare che si parla di sonnambulismo e non di ipnotismo.
Il sonnambulismo viene utilizzato a proposito del bambino che dorme, del malato che beve la sua posizione così come del malato accecato da una fissazione continua. Il sonnambulismo è una sorta di seconda esistenza psicologica, nettamente distinta dalla prima, con la quale si alterna uno stato in cui i fenomeni intellettuali sono abbastanza sviluppati perché il soggetto percepisca le sensazioni, comprenda anche i segni e il linguaggio, e che è seguito da un oblio completo quando il soggetto ritorna allo stato normale e i cui ricordi si ritrovano solo in un altro stato analogo. Il sonnambulismo così inteso si presenta soltanto negli isterici ed è accompagnato da sintomi e accessi decisamente isterici. Il sonnambulismo non è isterico solo perché coincide con dei sintomi isterici ma presenta nella maniera più perfetta il carattere essenziale di tutti i fenomeni di tale malattia.
L'unica esitazione riguarda l'automatismo ambulatorio o fuga degli epilettici. La descrizione di questo fenomeno, che non abbiamo osservato direttamente, è simile a quella del sonnambulismo isterico e la diagnosi è molto difficile. Un automatismo epilettico è molto breve, non accompagnato da ragionamento, privo della combinazione intelligente delle azioni e senza relazione con le circostanze.
Nella definizione di isteria dovremmo aggiungere un elemento ulteriore: la durata, la permanenza per un tempo sufficientemente lungo dello sdoppiamento della coscienza.
Lo studio di un'altra categoria di malati
Lo studio di un'altra categoria di malati solleva un problema interessante: si tratta di quei malati assai numerosi che si affacciano alle frontiere della follia, che presentano sintomi molto vari ma che hanno tra di loro incontestabili rapporti, il delirio del dubbio, la follia cosciente o ragionante. Questi soggetti vengono quasi sempre fatti rientrare dagli autori moderni in un unico gruppo che è stato designato con nomi differenti. In passato, gli psicoastenici erano nettamente distinti dagli isterici semplici neuropatici; ma oggi che l'isteria è considerata una malattia mentale, tale separazione è ancora così netta e queste due categorie di malati devono restare in classificazioni indipendenti?
È innanzitutto impossibile negare che un gran numero di malati appartenga simultaneamente a due classi. Molti isterici hanno ossessioni, fobie di impulso e fobie comuni. Questi sintomi segnalati in alcune isteriche esistono in realtà in maniera più o meno dissimulata in quasi tutti i malati. Esistono persino alcuni sintomi che sono sempre comuni alle due categorie di malati: si tratta dei fenomeni che dipendono dall'abulia, cioè la diminuzione della sintesi attuale dei fenomeni psicologici che permette lo sviluppo dell'automatismo, ossia la riproduzione di
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