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Studi sull'isteria e altri scritti - Freud

Capitolo 1. Comunicazione preliminare sul meccanismo psichico dei fenomeni isterici

Breuer e Freud

I più svariati sintomi che si considerano manifestazioni spontanee, per così dire idiopatiche dell'isteria, presentano col trauma motivante una connessione altrettanto stringente. La sproporzione tra i sintomi isterici che continuano per anni e il fatto originario che si è prodotto solo una volta è la stessa di quelle che siamo normalmente abituati ad osservare nella nevrosi traumatica; molto spesso sono episodi dell'infanzia ad avere instaurato per tutti gli anni seguenti un fenomeno morboso più o meno grave.

Spesso la connessione è chiara e si comprende perfettamente come il fatto iniziale abbia prodotto proprio quel fenomeno. In questi casi il fenomeno è determinato in modo perfettamente chiaro dal fatto originario. Ad esempio, un'emozione dolorosa insorta, ma repressa, durante un pasto produce nausea e vomito e questo poi perdura per mesi sotto forma di vomito isterico.

In altri casi la connessione non è tanto semplice, e tra il fatto originario e il fenomeno patologico vi è solo una relazione simbolica, come la relazione che la persona sana può stabilire anche in sogno: come quando al dolore psichico si associa una nevralgia o allo stato affettivo di una ripugnanza morale si associa il vomito.

Queste osservazioni ci sembrano provare l'analogia patogena della comune isteria e della nevrosi traumatica, e giustificare un'estensione del concetto di "isteria traumatica". Nella nevrosi traumatica la vera causa della malattia è lo spavento, il trauma psichico. Nelle nostre ricerche, per la maggior parte dei sintomi isterici risultano fatti determinanti, che si devono descrivere come traumi psichici. Può agire come trauma qualsiasi esperienza provochi gli affetti penosi del terrore, dell'angoscia, della vergogna, del dolore psichico e dipende dalla sensibilità della persona colpita se l'esperienza stessa agisce come trauma.

Il trauma psichico, o meglio il ricordo del trauma, agisce al modo di un corpo estraneo, che deve essere considerato come un agente attualmente efficiente anche molto tempo dopo la sua intrusione. Trovammo che i sintomi isterici scomparivano subito e in modo definitivo, quando si era riusciti a ridestare con piena chiarezza il ricordo dell'evento determinante, risvegliando insieme anche l'effetto che l'aveva accompagnato, e quando il malato descriveva l'evento nel modo più completo possibile esprimendo verbalmente il proprio affetto. Il ricordo privo di elementi affettivi è quasi sempre del tutto inefficiente.

Ci sarà lecito dedurre da queste osservazioni che l'evento determinante continua ad agire in qualche modo ancora per anni, come causa diretta, circa come un dolore psichico coscientemente ricordato da sveglio provoca, anche dopo molto tempo, secrezione di lacrime: l'isterico soffrirebbe per lo più di reminiscenze.

L'affievolirsi di un ricordo

L'affievolirsi di un ricordo o dell'effetto che lo accompagna, dipende da parecchi fattori. È rilevante al riguardo se si sia reagito energicamente o no all'evento impressionante. Intendiamo qui per reazione tutta la gamma di riflessi volontari e involontari con i quali, come l'esperienza insegna, gli affetti si scaricano: dal pianto fino all'atto di vendetta. Se tale reazione avviene in misura sufficiente, una gran parte dell'affetto scompare. Se la reazione viene repressa, l'affetto rimane legato al ricordo.

Ora risulta che quei ricordi divenuti determinanti di fenomeni isterici si sono conservati per lungo tempo con straordinaria freschezza e con tutto il loro accento affettivo. Dobbiamo accennare un altro fatto sorprendente: di tali ricordi i malati non dispongono affatto come degli altri comuni ricordi della loro vita. Al contrario, queste esperienze sono del tutto assenti dalla memoria dei malati nel loro stato psichico ordinario o sono presenti solo in forma assai sommaria. Solo quando si interrogano i malati nell'ipnosi, questi ricordi si affacciano con non sminuita vivacità, come fossero fatti recenti.

La ragione di ciò può recarsi solo nel fatto che questi ricordi occupano una posizione di eccezione per quanto riguarda la loro usura nei vari aspetti. Si rileva che questi ricordi corrispondono a traumi i quali non sono stati sufficientemente "abreagiti"; e approfondendo l'esame della cause che lo hanno impedito, possiamo rilevare almeno due serie di condizioni per le quali la reazione al trauma è mancata. (L'abreazione non è solo il mezzo per liquidare il trauma psichico di cui disponga il meccanismo psichico normale della persona sana. Il ricordo del trauma, anche se non è stato abreagito, entra a far parte del grande complesso dell'associazione, si affianca ad altre esperienze che eventualmente lo contraddicono, subisce una correzione da parte di altre rappresentazioni.)

Nel primo gruppo troviamo quei casi in cui i malati non hanno reagito a traumi psichici perché la natura del trauma escludeva una reazione, o perché le condizioni sociali rendevano impossibile una reazione, o perché si trattava di cose che il malato voleva dimenticare e che quindi rimuoveva intenzionalmente dal suo pensiero cosciente.

La seconda serie di condizioni è costituita dagli stati psichici del malato con i quali le esperienze sono venute a coincidere. Qui è una natura di questi stati a rendere impossibile una reazione all'evento. Le condizioni dei 2 tipi possono anche verificarsi contemporaneamente, e questo accade spesso. Vale però per entrambi i gruppi di condizioni che ai traumi psichici non risolti tramite reazione debba venire a mancare anche il superamento mediante elaborazione associativa. Nel primo gruppo è il proposito del malato che vuole dimenticare le esperienze penose e quindi le esclude più che può dall'associazione: nel secondo gruppo questa elaborazione associativa non riesce perché, tra lo stato di coscienza normale e gli stati patologici nei quali quelle rappresentazioni sono sorte, non vi è un fertile nesso associativo.

Si può quindi dire che le rappresentazioni divenute patogene si conservano così fresche e robuste di affetti perché è loro negata la normale usura attraverso la riproduzione in stati di associazione non inibita.

Scissione della coscienza

Quella scissione della coscienza così sorprendente nei noti casi classici di doppia coscienza, esiste in stato rudimentale in ogni isteria, e che la tendenza a tale dissociazione e quindi al manifestarsi di stati anormali della coscienza, che chiameremo "ipnoidi", è il fenomeno basilare di tale nevrosi. Quindi diremo che base e condizione dell'isteria è l'esistenza di stati ipnoidi.

Questi stati ipnoidi, per quanto diversi possono essere, concordano tutti tra loro e con l'ipnosi in un punto: le rappresentazioni in essi affioranti sono molto intense, ma sono tagliate fuori dai rapporti associativi con il rimanente contenuto della coscienza. Tra di loro questi stati ipnoidi sono associabili e il loro contenuto rappresentativo può anche raggiungere per tale via i più diversi gradi di associazione psichica.

Se tali stati ipnoidi esistono già prima della malattia manifesta, essi costituiscono il terreno sul quale l'effetto impianta il ricordo patogeno con i suoi fenomeni somatici conseguenti. Questo comportamento corrisponde all'isteria per predisposizione. Dalle nostre osservazioni emerge che un trauma grave può produrre nell'uomo una eliminazione di gruppi di rappresentazioni; e questo sarebbe il meccanismo dell'isteria psichicamente acquisita.

Descrizione del grande attacco isterico

Possediamo una descrizione, fornita da Charcot, del grande attacco isterico, secondo la quale in un attacco completo si possono distinguere 4 fasi:

  • La fase epilettoide;
  • Quella dei grandi movimenti;
  • Quella degli atteggiamenti passionali (fase allucinatoria);
  • Quella del delirio conclusivo.

Il nostro tentativo di spiegazione fa riferimento alla terza fase. Quando questa è pronunciata, si ha in essa la riproduzione allucinatoria di un ricordo che è stato importante per l’insorgere dell’isteria. Vi sono però anche attacchi che consistono solo in fenomeni motori e ai quali manca l’atteggiamento passionale. I fenomeni motori dell’attacco isterico possono essere interpretati in parte come forme generiche di reazione dell’affetto connesso al ricordo, e in parte come movimenti che esprimono direttamente il ricordo; mentre, per un’altra parte ancora, si sottraggono a tale spiegazione.

L’attacco isterico può essere caratterizzato se si tiene conto della teoria precedente, per cui nell’isteria sarebbero presenti gruppi di rappresentazioni sorte in stati ipnoidi che, escluse dai rapporti associativi con le altre rappresentazioni, ma associabili tra loro, rappresentano un rudimento altamente organizzato di una seconda coscienza. Un sintomo permanente isterico corrisponde alla irruzione di questo secondo stato nell’innervazione corporea dominata dalla coscienza normale. Durante l’attacco, il dominio su tutta l’innervazione corporea è trasferito alla coscienza ipnoide.

Il decorso tipico di un’isteria grave consiste nella formazione, in stati ipnoidi, di un contenuto rappresentativo; questo, una volta accresciuto sufficientemente, si impossessa, durante un periodo di “isteria acuta”, dell’innervazione corporea e dell’esistenza del malato, creando sintomi permanenti e attacchi. Anche se la persona normale riesce a riprendere il dominio di sé, ciò che di quel contenuto rappresentativo ipnoide è sopravvissuto ritorna in nuovi attacchi isterici. Attacco isterico e vita normale procedono parallelamente senza influenzarsi a vicenda.

Metodo di psicoterapia

Il metodo di psicoterapia esposto può guarire. Esso elimina l’efficienza della rappresentazione originariamente non abreagita. Durante lo stato produttivo di un’isteria acuta, il nostro procedimento non può impedire che i fenomeni faticosamente eliminati vengano sostituiti da nuovi fenomeni. Se però questo stadio acuto è terminato e ne permangono i residui sotto forma di attacchi e di sintomi isterici permanenti, il nostro metodo li elimina e per sempre, perché è un metodo radicale.

VEDI I CASI CLINICI DA P.189 A P. 332

Capitolo 3. Considerazioni teoriche - Breuer

I fenomeni isterici sono tutti ideogeni?

Ci differenziamo in ciò da Moebius, che nel 1888 propose la definizione secondo cui sono isterici tutti quei fenomeni morbosi che sono causati da rappresentazioni. Questa affermazione è stata illustrata nel senso che solo una parte dei fenomeni morbosi corrisponderebbe nel contenuto alle rappresentazioni causali, e cioè quelli prodotti da suggestione estranea ed autosuggestione. Un’altra parte dei fenomeni isterici sarebbe causata da rappresentazioni, ma non corrisponderebbe loro nei contenuti. Moebius pensa che tutti i fenomeni isterici sia ideogeni.

Innanzitutto occorre definire l’isteria un quadro clinico trovato empiricamente, proveniente dall’osservazione, esattamente come la tisi turbercolosa. Quest’ultima è un’unità clinica che non va distrutta. Così pure deve rimanere conservata l’unità cinica dell’isteria anche se risulta che i suoi fenomeni sono determinati da cause differenti, gli uni da un meccanismo psichico, gli altri senza un meccanismo. Secondo la mia considerazione solo una parte dei fenomeni isterici è ideogena.

Osserviamo un caso. Una donna, ad ogni emozione, presenta sul collo, sul petto e sul volto un eritema maculato, poi confluente. Ciò è dovuto a rappresentazioni e quindi, secondo Moebius, è un fenomeno isterico. Lo stesso eritema si manifesta, sebbene con diffusione minore, in caso di stimolo alla cute, per contatto. Ciò allora non sarebbe isterico. Così, un fenomeno unitario una volta apparterrebbe all’isteria e un’altra volta no. Ma, secondo Moebius, quella scissione del fenomeno unitario dovrebbe comunque avvenire e solo l’eritema avente causa effettiva dovrebbe essere chiamato isterico.

Analogo è il caso dei dolori isterici. Questi sono determinati direttamente da rappresentazioni. Sono allucinazioni di dolore. Essa indica certamente la natura di questa nevralgia nel modo pregnante, ma ci costringe a estendere ad essa le vedute che ci siamo formati in generale nei riguardi dell’allucinazione. La rappresentazione, l’immagine mnestica da sola, senza eccitamento dell’apparato di percezione, non raggiunge mai, anche nella sua maggiore vivacità e intensità, il carattere dell’esistenza obiettiva che costituisce l’allucinazione. Ciò vale già per le allucinazioni sensorie e ancora più per le allucinazioni di dolore. Al sano non pare possibile procurare al ricordo di un dolore fisico nemmeno quella vivacità che pure si può raggiungere nelle immagini mnestiche ottiche e acustiche. Persino nello stato allucinato normale della persona sana, nel sonno, non si sognano mai dolori se non esiste una reale percezione di dolore. Se nell’isteria si verificano con tanta facilità allucinazioni di dolore, dobbiamo statuire un’anormale eccitabilità dell’apparato percettore del dolore.

Se così, di un gran numero di fenomeni isterici caratteristici non possiamo presumere che siano ideogeni, appare giusto ridurre l’affermazione di Moebius. Non diciamo “sono isterici quei fenomeni morbosi che sono causati da rappresentazioni”, ma solo &ld

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

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