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Riassunto per l'esame di cultura francese, prof Majorano, libro consigliato Métronome: l'histoire de France au rythme du métro parisien Appunti scolastici Premium

Riassunto in italiano per esame di cultura francese, integrato tramite studio autonomo del libro consigliato "Métronome : L'histoire de France au rythme du métro parisien" di Lorant Deutsch, dell'università degli Studi di Bari - Uniba. Scarica il file in PDF!

Esame di Cultura francese docente Prof. M. Majorano

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ESTRATTO DOCUMENTO

Ciò significava che avrebbe meritato l’inferno, ma con l’intercessione dei santi ha potuto

vivere felicemente in paradiso. La tomba è visibile presso l’altare maggiore di saint Denis.

Dopo la sua morte, il regno è diviso tra i due figli: Sigeberto III che riceve l’Austrasia e

Clodoveo, di 4 anni che riceve la Borgogna e la Neustria. Il potere regale verrà detenuto

dai maggiordomi di palazzo, una sorta di primi ministri. Clodoveo diserta Parigi per

stabilirsi a Clichy. Il palazzo della cité viene usato solo occasionalmente. Quando entra

nella sua capitale, si fa trainare in una vettura guidata da 4 buoi, poiché il giovane è

sempre malato. La gente lo chiama re fannullone. Solo una volta imporrà la sua volontà

regale: quando la carestia decima Parigi, riprende dall’abbazia di saint Denis un servizio

d’argento che suo padre aveva donato ai monaci. Lo vende e compra del grano da

distribuire. L’abate di saint Denis è scandalizzato. Un giorno, inoltre, il re decide che

nell’oratorio di Clichy serve una reliquia che lo protegga dalle tentazioni del diavolo.

Giunto a saint Denis, ordina che la tomba del santo sia aperta e con un colpo di spada gli

stacca un braccio. Qualche mese dopo, muore. I monaci, fanno sapere che il re è morto

per punizione del suo terribile sacrilegio. Il braccio viene quindi ricondotto nella cripta, ed

egli è inumato accanto al padre.

OTTAVO SECOLO – BASILIQUE DE SAINT DENIS

Questa basilica un tempo stava nel cuore stesso dell’abbazia. E’ la prima chiesa gotica

di Francia, costruita nel 1136. L’interno è una meraviglia. Qui il gotico entra nella fase

ornata del 13° secolo. Qui sono riuniti quasi tutti i re d’un tempo, si ergono i mausolei

costruiti per celebrare la monarchia. Sotto la Rivoluzione le tombe furono profanate ma la

maggior parte delle sculture è rimasta intatta. Anche la cripta della basilica è testimone dei

tempi antichi. Il mausoleo di saint Denis è stato tolto, si vede solo lo spazio vuoto della sua

tomba. Lì vicino si trovano tracce della cripta dell’8° secolo dell’abate Fulrad, e un po'

più in là anche la cripta del 9° secolo, dove sono state poste le bare di Luigi 15° e Maria

Antonietta, recuperate da una fossa comune.

DOVE SONO FINITE LE SPOGLIE REALI? Nel 1793 la Convenzione decise di

distruggere i mausolei della monarchia a saint Denis. Sotto la guida di un commissario gli

operai sfondarono con fatica la tomba dei Borbone, trovano una lunga cripta contenente

54 bare di quercia che vennero aperte. Poco dopo, Robespierre si trovò faccia a faccia

con il cadavere di Enrico 4°. Egli allungò la mano verso la barba del monarca e ne strappò

due peli. Ripose poi queste reliquie in un portafoglio e lo nascose nel taschino dell’abito.

Poco dopo, i presenti si accanirono sul cadavere, schiaffeggiandolo e privandolo di denti e

barba, poi il cadavere fu gettato nella fossa comune a nord della chiesa. Riesumati con la

restaurazione, i resti reali furono riposti in un ossario della cripta.

Nel 751 una delegazione di nobili e vescovi chiede udienza al re franco Childerico 3°,

dicendogli che la nazione franca poneva fine al suo regno e alla continuità della sua

dinastia. Il re viene bloccato su una sedia, poi gli viene tagliata la chioma, simbolo

dell’autorità del re, segnando così la fine del regno merovingio. Childerico viene poi

portato nell’abbazia di saint Bertin. Quel monastero diventa per lui un rifugio dorato. La

comunità è ricca, ma lui è soltanto un prigioniero e non uscirà mai più di lì. Questo colpo

di mano fu risultato di una lunga preparazione. L’abate Fulrad di saint Denis si era

recato a Roma dal papa, un saggio politico, per chiedergli chi doveva regnare la Francia,

tra lo smorto Childerico o il duca Pipino, che già esercitava il potere da un decennio. Il

papa risponde che è giusto che chi esercita sul serio il potere sia il re. Sorge quindi una

nuova era, Pipino il Breve è a capo del regno, ma vuole una legittimazione più clamorosa

rispetto alle brevi parole pronunciate dal papa. Il vescovo Bonifacio, suo consigliere,

organizza una grande consacrazione, prendendo ispirazione dalla Bibbia e dall’unzione

dei re d’Israele. Bonifacio mescola queste tradizioni con quelle dei bretoni, che

benedicono i loro re, creando una consacrazione che associ l’autorità di Dio e la fede

umana. La cerimonia ha luogo nella cattedrale di Soissons. Il re ripete la formula suggerita

da Bonifacio, poi il vescovo versa sulla fronte del re il sacro crisma, misto di olio d’oliva e

profumo, per insufflargli lo spirito santo. Poi gli pone sul capo la corona e in mano lo

scettro, emblemi della sua autorità. Da quel momento il re dei franchi diviene un monarca

per volere divino e nella sua persona si fondono Dio e la nazione. In seguito si immaginò

che anche Clodoveo ricevette una consacrazione solenne, anche se non fu così perché

quando fa incoronato non era cristiano, e la cerimonia non esisteva ancora. Era però una

buona scusa per permettere ai re di Francia di ancorarsi ad una stirpe e d’imporsi come

eletti da Dio.

Il nuovo re, comunque, non vuole trasferirsi a Parigi. Passa da un palazzo all’altro seguito

dai suoi nobili. Nel frattempo, il papa Zaccaria che aveva approvato la destituzione dei

Merovingi muore e viene succeduto da Stefano II, che doveva essere tenuto buono. A

differenza di Zaccaria egli non è un politico, ma un sacerdote pieno di fede e carità. Il re

dei Longobardi Astolfo, che voleva estendere il suo potere su tutta l’Italia, esige dal papa

un tributo e minaccia Roma. Il protettore della Chiesa, l’imperatore d’Oriente Costantino

V, ritiene di aver altre cose a cui pensare, come invadere la Siria e riconquistare Cipro.

Stefano decide quindi di rivolgersi a Pipino per farsi proteggere, dopotutto è stato

nominato re proprio grazie al papa precedente. In una missiva, il papa gli chiede di

mandargli un’ambasceria che l’inviti a recarsi in Neustria, un invito che gli permetterebbe

di uscire dalla trappola di Roma. Pipino intuisce che offrendo il suo aiuto, avrà un

alleato eterno nella santa sede. A Roma viene spedita una doppia ambasceria. Nel

dicembre 753 Stefano giunge in Val d’Aosta, varca le alpi e si ferma nel monastero del

Gran San Bernardo. Una delegazione franca guidata da Fulrad lo raggiunge,

prostrandosi a lui. Il papa e la scorta continuano il viaggio, mentre Pipino e la regina Berta

li raggiungono dalla direzione opposta. L’incontro avviene nella Champagne del sud. Il

giorno dopo si aprono le discussioni e, al contrario del giorno precedente, ora è Stefano a

inginocchiarsi davanti al sovrano, supplicandolo per porre fine all’oppressione

longobarda. Il re dei franchi si dichiara pronto a reclutare un esercito e condurre

un’impresa militare. Pipino però vuole in cambio una nuova incoronazione, stavolta per

mano del papa. Questo darebbe alla stirpe di Pipino un diritto legittimo incontrastato. Il

papa non ha scelta e acconsente. Intanto, Stefano si rifiuta di tornare a Roma, forse per

risparmiarsi la fatica di un viaggio in inverno. Accolto da Fulrad, il papa si stabilisce a Saint

Denis, abbazia diventata ricca e potente grazie anche a Fulrad, che ha ottenuto terre e

privilegi fiscali.

DOV’E’ IL TESORO DI SAINT DENIS? con la Rivoluzione ci fu un saccheggio

dell’abbazia, ma vennero trovate solo poche once d’oro e d’argento, mentre un inventario

del 1600 parlava di vari oggetti di immenso valore, come armi di antichi re, corone con

gemme, sacre reliquie. Alcuni immaginarono che le ricchezze fossero sepolte da qualche

parte. Nel 1939 Leclerc acquistò una proprietà a LaDimeresse, a una 30ina di km da

saint Denis. Tra i documenti della casa trovò un atto di vendita secondo cui il terreno

apparteneva prima ai monaci dell’abbazia. Pensò che il tesoro fosse quindi nascosto sotto

terra, fece effettuare degli scavi e nel 1954 si scoprì una scala che scendeva sotto terra.

Purtroppo il corridoio scoperto rischiava di crollare, per cui si richiuse tutto alla svelta.

Anche altri scavi seguenti si rivelarono infruttuosi.

La nuova incoronazione di Pipino doveva svolgersi a saint Denis. Prima il papa deve

compiere la traslazione dei resti di san Germano. Le spoglie del vescovo giacciono in una

cappella all’ingresso della basilica di Saint Vincent Sainte Croix. Il corpo deve essere

seppellito in un luogo più appropriato, dietro l’altare maggiore. Davanti alla folla in

preghiera la cripta viene aperta, la bara è trasportata dietro l’altare e viene lasciata alla

venerazione dei fedeli per il giorno e la notte seguente. L’indomani ci si accinge a

trasportarla nel luogo di sepoltura, ma la bara non si sposta, neanche usando leve e

corde. I vescovi azzardano a dire che Germano sicuramente voleva che le sue reliquie

fossero portate dai vescovi. Anche così, la bara non si sposta. Forse, dunque, Germano

vuole riservare l’onore ai monaci del monastero da lui fondato. Ma neanche così riescono

a spostarla. Si fa avanti uno sconosciuto che fornisce una spiegazione definitiva. Egli

osserva che il monastero possiede varie dipendenze vicino alla villa reale di Palaiseau,

sulle quali gli agenti del fisco esercitano un’oppressione intollerabile. Infatti, uccidono gli

abitanti, distruggono vigneti, prati, confiscano mandrie e si danno al brigantaggio sul

territorio. È questa l’ingiustizia a cui Germano vuole si ponga rimedio. Questo

stratagemma funziona, e acconsentendo all’apparente richiesta di Germain, Pipino offre ai

frati la sua villa di Palaiseau con l’aggiunta di fattorie. Dopo, chiede allo spirito santo di

poter trasportare le sacre spoglie. Stavolta la bara viene sollevata con facilità e calata

nella cripta. Poco tempo dopo, una stele incisa viene piazzata per confermare i doni regali,

come la concessione all’abbazia della proprietà di Palaiseau. Per sottolineare la

grandezza dell’avvenimento, Saint Vincent Sainte Croix viene chiamata Saint Germain

des Prés. L’abbazia aveva dunque raggiunto grandissime dimensioni, conferendo grande

prestigio alla congregazione.

Adesso il papa può consacrare Pipino, ma sua moglie lo informa dello stato di peccato in

cui vive il re, commettendo adulterio. Il papa lo convince a mandar via la sua amante

sassone in un’abbazia. Alla fine di luglio del 754 Stefano si ammala e due giorni prima

della data stabilita è in un punto di morte. Ha il desiderio di essere portato a saint Denis.

Mentre è lì in stato comatoso, nel sonno gli appaiono Pietro e Paolo accompagnati da

Denis. i tre decidono di guarirlo, perciò al suo risveglio si sente nuovamente bene e,

riconoscente, ricopre di benefici l’abbazia. Il 28 luglio, a saint Denis, avviene la

consacrazione di Pipino. Egli benedice la sua famiglia, i principi e i nobili, ordinando loro di

non scegliere altri re se non dalla stirpe di Pipino, pena la scomunica. Il re può quindi

ripagare i suoi debiti, attacca vittoriosamente i longobardi e offre al papa i territori

conquistati, ovvero 22 città. Nel 768 Pipino, 54enne, in visita a Poitou viene preso da

una febbre violenta. Sa che sta per morire e vuole farsi trasportare nell’abbazia di Saint

Martin di Tours, dove attinge al tesoro reale per compiere il dovere di carità. Poi chiede di

essere portato a saint Denis. nell’abbazia, divide lo stato tra i suoi due figli e muore

il 24 settembre. Le spoglie vengono inumate sotto l’atrio esterno.

Carlo diventa re dei franchi e viene consacrato a Noyon. A Soissons, capitale del suo

regno, il fratello Carlomagno diventa re d’Austrasia. Entrambi dunque abbandonano Parigi

e la popolazione si riduce a 5000 abitanti. Carlomagno però non dimentica la capitale. Nel

779, vuole fondare nel suo impero delle scuole per studenti desiderosi di studiare

scienze umane. A Parigi vengono stabiliti vari centri di studi. Parigi comunque non è più il

centro della vita francese, anche l’idea della necropoli carolingia di saint Denis viene

abbandonata. Soltanto nel secolo successivo, il conte Eudes (re dei franchi) e poi Ugo

Capeto, il primo dei Capetingi, vi verranno sepolti. Sarà soltanto sotto san Luigi, però,

che saint Denis diventa ufficialmente il cimitero dei re.

NONO SECOLO – CHATELET LES HALLES

Questa stazione è parte di un’immensa rete che vede riversarsi ogni giorno mezzo milione

di persone venute a lavorare nella capitale. È la più grande stazione sotterranea del

mondo. Uscendo da Chatelet, ci si ritrova davanti alla fontana del 1808 che celebra le

campagne di Napoleone in Egitto e Italia. Con i lavori del barone Haussmann questa

piazza divenne crocevia di due arterie incrociate che attraversavano la città da un capo

all’altro, rendendo la capitale più scorrevole. Fu per questo che sulla riva destra fu aperto il

boulevard Sébastopol che andava a nord e sulla riva sinistra il boulevard saint Michel, suo

prolungamento verso sud, mentre est e ovest erano collegati da rue de Rivoli. Per questo

nuovo tracciato la fontana dello Chatelet fu spostata di 12 metri ad ovest. A causa del

barone le ultime tortuose stradine del quartiere scomparvero a vantaggio di strade più

larghe e a promozione di due teatri: lo Chatelet e il Sarah Bernhardt. All’altezza del

teatro passava rue de la Vielle Lanterne, un vicolo in cui nel 1855 il poeta Gerard de

Nerval si impiccò.

All’inizio del 9° secolo, ci si è dimenticati di Parigi. Nell’820 la città sembra anche

agonizzare. Sulla Senna si abbattono carestie, inondazioni ed epidemie che devastano

la popolazione. Però ci si accorge che le acque della Senna hanno risparmiato il letto in

cui Sainte Geneviève aveva reso a Dio la sua anima immacolata. Questa reliquia è

conservata in un monastero vicino al battistero di Saint Jean Baptiste sull’Ile. Fermando

col proprio letto le acque uscite dal letto del fiume, la patrona di Parigi ha di nuovo

dimostrato il suo amore per la città. Confidando in lei, i parigini si dirigono in processione

davanti al sacro letto per implorarla. E avviene il miracolo, poiché il fiume che era salito

fin lì, si ritira nel suo letto.

Dall’estremo nord, intanto, un popolo allestisce una flotta per piombare sulla manica e

risalire la Senna. Le nazioni nordiche sono stimolate dalla confusione in cui si trovano gli

stati di Carlomagno. Dopo la sua morte, il figlio Ludovico il Pio eredita l’impero. I suoi 3

figli, impazienti di governare, lo depongono nell’833 e si spartiscono il regno. A causa di

gelosie e cattiverie, l’impero si frantuma ulteriormente, e per questo i guerrieri scandinavi

danno il via alle incursioni. Questi assalitori iniziano ad essere chiamati “normanni” o

gente del Nord, ma in realtà si fanno chiamare vichinghi. Nell’843 i figli di Ludovico

siglano un accordo a Verdun, dividendo l’impero in tre parti: Francia orientale, data a

Ludovico II il Germanico, la Francia di mezzo affidata a Lotario I, e Francia

occidentale, affidata a Carlo II il Calvo. Dalla Francia occidentale nascerà la Francia.

Carlo il Calvo è un religioso poco combattivo. Sapendo dell’arrivo dei vichinghi, manda

loro incontro delle truppe e va a rifugiarsi a Saint Denis. Le milizie franche sono

spaventate da ciò che vedono, ovvero una lunga fila di navi che avanzano sulla Senna.

L’unica salvezza sembra la fuga, quindi i soldati di Carlo scappano. Il 29 marzo dell’845

Parigi è in preda al panico. Nessuna difesa è prevista, dunque i parigini si affrettano a

svignarsela verso l’interno. Anche i monaci lasciano il monastero, portandosi dietro le

reliquie di Germain e Geneviève. Precauzioni inutili, dato che i vichinghi cercano solo

ricchezze. Una volta sbarcati, dunque, iniziano a saccheggiare la città, puntando

soprattutto a monasteri e abbazie. Fatto ciò, vogliono attaccare anche saint Denis,

convinti che nasconda chissà quali ricchezze. Carlo chiede ai soldati di difendere saint

Denis, ma loro sono riluttanti, i loro cavalli sono affamati e non sanno come nutrirli. Non

potendo combattere il nemico, Carlo offre 7000 lire d’argento a Ragnarr, capo vichingo,

che li accetta e va via. Tuttavia, altri capi militari sognano di venire nel regno di Carlo per

arricchirsi. Adesso c’è Godfrid a minacciare Parigi, viene allontanato con un’altra

transazione. Giunge poi Sidroc, ma le casse si stanno svuotando, è impossibile pagarlo. Il

vichingo si vendica su Parigi, saccheggiando ciò che resta e bruciando il resto.

Secondo quanto scrive il cronista Aimoin, i franchi fuggirono senza combattere, non

avevano più coraggio. I vichinghi trovano altri mezzi per sottrarre denaro a Carlo,

rapiscono l’abate Luigi di saint Denis e il vescovo di Parigi, entrambi nipoti illegittimi di

Carlomagno. I vichinghi esigono un esorbitante riscatto. Bisognava pagare, quindi Carlo

fece svuotare molti tesori delle chiese del regno.

Stufo, il re decide di intraprendere opere di difesa. Ricostruisce i ponti che collegano

l’Ile de la cité alle sponde della senna. Per proteggere il ponte sul braccio principale del

fiume, getta delle pile di pietra coperte da una piattaforma in legno, la carreggiata di Carlo

il Calvo, che diventerà il Pont-au-Change. All’estremità del ponte, sulle rive, fa edificare

delle torri, che sembrano come porte di ingresso di Parigi, pronte a proteggere la cité. È

un insieme di fortezze, castelli e castelletti: il Grand Chatelet all’estremità del nuovo

ponte, e il Petit Chatelet all’estremità del Petit Pont.

QUALE FU IL DESTINO DELLO CHATELET? per proteggere la città, nel 12° secolo

venne eretta la cinta di Filippo Augusto. il Grand Chatelet, ormai inutile, divenne sede

della prevostura di Parigi. L’edificio era attraversato dal vicolo Saint l’Euffroy. Il Grand

Chatelet, infatti, in quanto prigione, sala di tortura e obitorio, era diventato il luogo più

temuto di Parigi. La piazza era percorsa da buie stradine tortuose, e nelle vicinanze si

ergeva il mattatoio. Il Grand Chatelet fu demolito nel 1804 per cancellare ogni traccia di

quel monumento sinistro. Per farsi un’idea delle viscere dello Chatelet, si può visitare al

numero 42 di rue Galande, il Caveau des Oubliettes. Nei sotterranei sono incise sulle

mura le scritte dei suppliziati. Ci sono le celle e le segrete del Petit Chatelet.

Nell’855, dopo 10 anni dalla costruzione dei due Chatelet, i vichinghi rappresentano

ancora una minaccia. Carlo il Calvo è stato sepolto a Saint Denis. A proposito, una statua

che si dice sia di Carlomagno, conservata al Louvre, rappresenterebbe in realtà Carlo il

Calvo.

Alla morte di Carlo il Calvo, la reggenza della Francia occidentale è affidata a Carlo III (il

Grosso), re della Francia orientale e incoronato imperatore d’Occidente. Invece di cercare

di respingere i vichinghi, Carlo decide negoziare e per 2800 lire d’argento compra la pace,

nominando inoltre Godfrid duca di Frisia. Gli offre quindi un’intera provincia. Ma Godfrid

pretende dei territori in riva al Reno. Carlo il Grosso, esasperato, finge di cedere e

acconsente ai negoziati. Fiducioso, il vichingo arriva con una piccola scorta, ma gli uomini

di Carlo, in agguato, si avventano su di loro e li massacrano. Flotte dalla Scandinavia

piombano sulla Francia. Carlo il Grosso inizia a preparare il denaro da consegnare ai

vichinghi. I Parigini invece si preparano quindi alla battaglia. Il 25 novembre l’immensa

flotta si ferma davanti all’Ile de la cité. I vichinghi occupano la riva sinistra e circondano la

ricca abbazia di Saint Germain des Prés. Il capo vichingo Sigefredo spera in un negoziato

per prendersi tanto oro e non combattere. Viene mandato Gozlin, vescovo di Parigi.

Sigefredo annuncia di voler solo passare sotto i ponti dell’isola per razziare il resto della

Francia. Il vescovo afferma che i parigini vogliono ovviamente proteggere il regno, dunque

si giungerà alla battaglia. La mattina dopo ondate di vichinghi sbarcano e arrivano davanti

al fossato che circonda il Grand Chatelet. Alla battaglia partecipa la popolazione intera,

anche gli uomini di chiesa. Il nemico, però, tira fuori dalle navi certe macchine fatte di assi,

ruote e corde, scagliando sul Grand Chatelet una pioggia di grosse pietre. La torre resiste,

ma presto si avvicina una nave che cala all’improvviso un ponte levatoio. I franchi si

avventano per un corpo a corpo, e Sigefredo, stupefatto dalla resistenza, ordina la ritirata.

Nel corso della prima giornata di lotta, si è distinto Eudes, conte di Parigi, che da quel

giorno guiderà il combattimento. Durante la notte, comunque, i parigini provvedono a

sopraelevare la torre del Grand Chatelet (con legname). Per distruggerla, una truppa di

vichinghi attraversa a nuoto il fossato, e poi cerca di scalzarne le basi. Ma dalla cima

Eudes fa gettare sul nemico olio bollente, pece e frecce infiammate. I vichinghi però sono

tanti, e arrivano continuamente nuove ondate. Alla base del Grand Chatelet si apre

dunque una breccia, e i vichinghi si trovano di fronte a Eudes e i suoi seguaci. I parigini

riescono a resistere e i vichinghi battono in ritirata, andando ad accamparsi sulla riva

destra, presso l’abbazia di Saint Germain l’Auxerrois. Iniziano a saccheggiare le

campagne adiacenti per procurarsi il cibo, costruiscono nuove torri mobili, progettano piani

d’invasione. A Parigi si rinforza il Grand Chatelet e sulla cima viene messa una grande

macchina che lancia pietre. Dopo due mesi, il 31 gennaio 886 riprende l’assalto. I vichinghi

tentano varie tattiche, che vengono respinte, mentre dalle parti del Petit Chatelet le acque

ingrossate dalle piogge si sono portate vie la parte del Petit Pont che conduce alla riva

sinistra. Su questa sponda, la torre è isolata ed esposta all’assedio. 12 parigini la

proteggono e riescono a resistere contro gli attacchi vichinghi, che decidono i dar fuoco

alla torre. I 12 vengono uccisi in un corpo a corpo, e la torre viene rasa al suolo.

In primavera Eudes invia un messaggero al nemico, e durante l’incontro gli offre 60 lire

d’argento per andarsene. La somma è ridicola, ma è il massimo che può offrire. Sigefredo

vorrebbe accettare, ma i vichinghi che l’accompagnano vogliono continuare l’assedio, o

ricevere una somma più alta. Dunque tentano di far prigioniero Eudes per ricevere un

riscatto, ma il franco riesce a liberarsi con la sua spada e torna nell’Ile, mentre gli attacchi

dei signori vichinghi sfumano. Gli invasori gettano la spugna, ma vanno a stabilirsi sulla

riva sinistra, presso Saint Germain des Prés. Sulla città si abbatte una nuova sciagura. I

cadaveri ammucchiati nel fossato del Grand Chatelet provocano un’epidemia di peste.

Dopo la peste, si abbatte la fame.

Intanto, non si sa che fare per i Vichinghi ancora accampati fuori dalla città. Eudes e altri

valorosi raggiungono Carlo il Grosso a Metz per convincerlo a dar loro truppe per cacciare

definitivamente i vichinghi. Carlo è stufo di questi problemi, ma si fa convincere ad inviare

un contingente agli ordini del duca Enrico di Sassonia. Al ritorno, i vichinghi cercano di

impedire ad Eudes di rientrare in città (per comunicare la notizia), ma egli riesce a

sfondare le loro difese e a rientrare. Queste truppe inviate da Carlo, comunque,

riescono a far arretrare i vichinghi. I nobili franchi vogliono infliggere al nemico una

disfatta definitiva, per farlo però servono rinforzi. Li porterà l’imperatore in persona, ma

Carlo tergiversa. Non è un gran combattente, quindi decide che se vogliono

attraversare la Senna, possono farlo. Concede loro una gratifica di 700 lire d’argento. I

nobili franchi si sentono traditi, Parigi dunque non si sente più tenuta a rispettare gli

accordi presi dall’imperatore, quindi fanno di tutto per fermare il passaggio dei

vichinghi. Questi, non insistono, e aggirano Parigi passando per boschi e campi,

andando ad occupare Meaux.

Un anno dopo, nel 887, Carlo viene privato dei suoi titoli. Suo nipote, il duca Arnulfo, è

proclamato re di Germania, ma il trono di Francia resta vacante. I franchi proclamano

quindi Eudes re della Francia occidentale. Egli deve quindi proseguire la lotta contro i

vichinghi. Il nemico ha rinunciato a Parigi, ma la città è sofferente. Molti monumenti sono

distrutti, le chiese saccheggiate e incendiate.

DECIMO SECOLO – LA CHAPELLE

Qui il metro esce all’aperto. In fondo ai binari si intravede la cupola del Sacré Coeur.

Immersi nel quartiere profumato di spezie, ci si ritrova in pochi passi davanti al vecchio

teatro Les Bouffes du Nord.

DA DOVE VIENE IL NOME LA CHAPELLE? Da Carlomagno, che andava matto per le

reliquie. Per questo spediva in Palestina dei cavalieri per farsi riportare reliquie. Uno dei

migliori pezzi della sua collezione era la mezza cappa di san Martino, per la quale fece

costruire nella cinta del suo palazzo d’Aix una cappella, come luogo di devozione. Il

termine entrò nella lingua corrente e lo si attribuì ad un piccolo oratorio dove si dice che

Geneviève si sarebbe fermata a pregare.

Il villaggio di La Chapelle si raggruppò quindi attorno a quest’oratorio, poi inglobato nelle

terre dell’abbazia di saint Denis. Nel 1860 venne ammesso a Parigi, formando il 18°

arrondissement. La chiesa al numero 16 di rue de La Chapelle sorge sul luogo dell’antico

oratorio. Secondo la leggenda, anche Giovanna d’Arco venne qui a pregare per la

liberazione di Parigi dal giogo inglese. L’attuale chiesa risale al 18° secolo, le uniche

vestigia dell’edificio originario sono le prime 4 campate della navata. In questo decimo

secolo, l’importante fiera del Lendit si trasferisce dal borgo di saint Denis al villaggio di La

Chapelle, sull’attuale rotonda omonima. Ogni giugno, per 15 giorni, mercanti venuti da

tutta la Francia e da vari paesi si riuniscono per vedere stoffe, pecore, erbe, spezie e

pergamene. La folla è anch’essa eterogenea.

CHI EREDITA LA FIERA DEL LENDIT? Con lo sviluppo dell’università Parigina nel 13°

secolo, la fiera e la vendita di pergamene divenne occasione di festa per maestri e allievi.

Proprio per i disordini causati dagli studenti, nel 1444 essa fu spostata a saint Denis, poi si

trasformò in una fiera del bestiame e nel 900 in un parco divertimenti.

Nel 978 il conte di Parigi è Ugo Capeto. Capeto forse per la grossa testa, per il

cappuccio che portava sempre, per la cappa, o perché era un abate dell’abbazia di Saint

Martin des Tours, e dunque per la cappa del santo tagliata in due. Capeto, comunque, è

responsabile della difesa e organizzazione della città, devastata dopo il passaggio dei

vichinghi.

Parigi resta però ambita da Ottone II, imperatore germanico. In quel periodo (978) i

rapporti tra Francia e Germania erano tesi. Lotario (re di Francia), ritiene che l’imperatore

gli abbia rubato la Lorena, decide dunque di punirlo, chiedendo ai grandi feudatari del

regno, tra cui Capeto, di investire finanze e soldati nell’impresa. Un esercito franco di

20mila uomini marcia su Aix-la-Chapelle. Arrivati ad Aix, trovano però il palazzo

deserto. I soldati si ritirano, per ora la guerra viene rimandata. Ottone, rientrato ad Aix,

deve fare i conti coi danni provocati alla sua residenza. Il saccheggio va vendicato,

quindi recluta un esercito di 30mila cavalieri, oltre alla fanteria. In ottobre, i soldati

germanici entrano in Francia, saccheggiano quel che trovano e incendiano i campi. Ottone

vuole però che saccheggino Parigi. L’unica speranza per Lotario è Ugo Capeto, che dovrà

difendere la sua città. I germani arrivano sulle alture di Montmartre, ma Ottone esita ad

attaccare, poiché ricorda l’abilità dei parigini a respingere l’assedio vichingo.

Un’avanguardia, guidata da un nipote di Ottone desideroso di aprire una breccia, viene

sterminata dagli uomini di Capeto. Ottone quindi non vuole più sfidare la collera dei

parigini, ma deve pur fare qualcosa. Ogni mattina, un soldato molto possente si presenta

davanti al Grand Chatelet e lancia per ore insulti a Parigi e alla Francia. Come risposta,

Capeto sceglie di contrastarli con un cavaliere chiamato Ives, che andrà a contrastare il

gigante germanico. Egli riesce a vincere la lotta, e dunque dopo due mesi di assedio,

Ottone decide di andarsene. Dopo questa vittoria, Capeto riesce ad affermarsi come

primo signore dell’impero Franco dopo il re.

LA LEGGENDA DEL GERMANICO: dal combattimento tra il franco Ives e il gigante

germanico nascerà la leggenda del gigante Isoré, che verrà ripresa nelle canzoni di gesta

usate per esaltare l’eroismo francese nel 12° secolo. Il gigante diverrà un saraceno,

mentre l’eroe assumerà i tratti di Guglielmo d’Orange, cavaliere di Carlomagno. Rue de la

Tombe Issoire conserva nel nome la memoria del presunto luogo di sepoltura del nemico.

Nel 986 muore Lotario, che trasmette la corona al figlio Luigi 5°. Il giovane però muore

l’anno dopo. L’alta nobiltà offre il trono ad Ugo Capeto, considerato il più degno per

regnare. Ugo riceve la sacra unzione, e diventa re dei franchi, bretoni, danesi, aquitani,

goti, spagnoli e vasconi. In realtà, i diretti possedimenti si limitano al dominio dell’Ile de

France, compresa Parigi, che fa sua capitale. Sul resto del territorio la sua autorità resta

vaga, non sa come imporsi sui vassalli, poiché ha una forza militare limitata e modeste

risorse finanziarie. Gode tuttavia del beneficio di una rete di abbazie, che sono degli

appoggi economici e strategici importanti. Ugo non sarà un sovrano di grandi

cambiamenti, ma la sua preoccupazione è quella di inventarsi una stirpe che

sostituisca i Carolingi. Dopo l’incoronazione, infatti, riesce a ottenere il diritto di

associare al trono suo figlio Roberto. Il suo progetto trionferà, poiché la dinastia dei

Capetingi regnerà dal 987 al 1328 e poi con qualche interruzione, fino al 1848. Ugo non ha

trasformato Parigi, ma i suoi successori lo faranno.

DOV’E’ APPARSA LA PRIMA BORSA DI PARIGI? Roberto il Pio, figlio di Ugo, ricostruì

alla fine del decimo secolo la “carreggiata di Carlo il Calvo”. Fu inaugurato un ponte per

sostituire l’antica opera romana. L’asse principale della riva destra venne trasferito da rue

Saint Martin a rue Saint Denis. Il grande ponte prese il nome di Pont-au-Change, quando

alcuni cambiavalute ci si stabilirono per scambiare debiti e crediti delle varie comunità

agricole. Fu proprio qui che apparve la prima Borsa di Parigi. Quanto alla “traversata” di

Parigi, risalendo rue Saint Denis si può notare la porta Saint Denis voluta nel 1672 da

Luigi 14° sul luogo degli antichi bastioni cittadini.

UNDICESIMO SECOLO – ARTS E METIERS

Mito dell’anno 1000

Questa stazione ha l’aria da sottomarino alla Jules Verne, tutta di rame rossiccio.

Uscendo all’aperto, si può fare un giro intorno al Conservatoire National des arts et

metiers di rue Saint Martin. Fino alla rivoluzione qui si ergeva il priorato di Saint Martin

des Champs. L’oratorio costruito nel punto in cui san Martino aveva guarito un lebbroso

era stato trasformato in cappella e poi trasferito qui per diventare nell’11° secolo un

importante monastero.

A dire il vero, l’anno mille non fu un periodo pauroso, ma questo mito fu reso popolare

nell’800 dai Romantici e dagli storici che volevano vedere nel cristianesimo medievale un

periodo di passione e fervore. Con o senza il terrore dell’Apocalisse, l’anno 1000 fu

comunque un periodo di fervore religioso, poiché ci fu anche un rinnovamento della

Chiesa. La chiesa andava purificata, le cariche ecclesiastiche erano ricoperte da grandi

signori che non necessariamente erano dotati di vocazione. Il rinnovamento avvenne a

Cluny, abbazia di Borgogna che voleva sottrarsi a ogni dominio temporale, restando solo

sotto l’autorità del papa. Questa potente congregazione, si stabilì a Parigi. Nel 1079 il

monastero Saint Martin des Champs verrà integrato nell’ordine cluniacense.

Prima di tutto ciò, comunque, la Chiesa era entrata in contrasto con la corona. Per

ordine di Capeto, il principe Roberto aveva sposato a 16 anni l’anziana Rozala, di 33 anni,

figlia del re d’Italia e vedova del conte di Fiandra, poiché Capeto voleva ottenere la contea

di Ponthieu. Dopo una decina d’anni, Roberto incontra la donna ideale, Berta, vedova del

conte di Blois e provvista di vari figli. Berta è però figlia del re di Borgogna e ciò complica

la situazione, poiché sua madre è sorella di Lotario, l’ultimo dei carolingi. È dunque una

lontana parente di Roberto, e la Chiesa è molto attenta ai legami di consanguineità.

Appena salito sul trono, però, Roberto ripudia Rozala e trova un arcivescovo che benedica

la sua unione con Berta. Per il papa Gregorio 5°, il re dei franchi sta sfidando l’autorità

papale e le leggi della chiesa. Dunque Roberto fa sapere al papa che lo accontenterà in

tutto, a patto che gli lasci sua moglie. Gregorio non cede, vuole che si separino, ma per

Roberto è impossibile. Dunque viene convocato dal papa, pena la scomunica. Roberto

non risponde alla convocazione. Non obbedendo alle leggi della chiesa, viene

scomunicato e si ritrova radiato dalla comunità di fedeli. Il palazzo della Cité si svuota.

Dunque il re e la regina entrano nell’anno 1000 nel peccato. I sovrani si ritrovano

prigionieri del loro stesso palazzo. Berta non riesce a resistere, e dopo 4 anni (nel 1001)

Roberto e Berta acconsentono a lasciarsi. Berta va via, verso la corte del padre, mentre

Roberto fa penitenza, fonda monasteri, ricostruisce la chiesa di Saint Germain

l’Auxerrois e l’abbazia di Saint Germain des Prés, malridotte dai vichinghi. Inoltre fa

innalzare nel suo palazzo una cappella dedicata a San Nicola, che dopo un secolo e

mezzo diventerà la Sainte Chapelle. Non solo, Roberto restaura anche il palazzo della

cité, l’ingrandisce con la Conciergerie, la residenza del concierge (portinaio) del

palazzo. La sua funzione è di alto livello, poiché fa esercitare dai balivi la bassa e media

giustizia con privilegi esorbitanti. Concierge deriva dal latino conservius, compagno di

schiavitù, colui che è al servizio del palazzo. Restaurando il palazzo della Cité, comunque,

Roberto restituisce a Parigi il ruolo di capitale.

QUAL E’ IL DESTINO DELLA CONCIERGERIE? Con le 4 torri e la Sainte Chapelle, le

uniche vestigia del palazzo medievale sono le cucine, le sale di guardia e la sala dei

gendarmi della Conciergerie. Oggi questo monumento è visitabile, e ci si è sforzati di

rendere l’atmosfera carceraria della prigione che occupava questi luoghi dal 1392, anno

dell’abbandono del palazzo da parte di Carlo 5°. Fu chiuso nel 1914 e le celle erano

situate al pianterreno lungo il quai de l’Horloge. Le vestigia autentiche, ci riportano agli

anni della Rivoluzione. Si comincia col cortile delle donne, la fontana in cui le

prigioniere lavavano la biancheria, e il cancello che le separa dal reparto degli

uomini. Poi c’è la cappella dei Girondini, dove vissero la loro ultima notte del 29/30

ottobre 1793, la cappella Maria Antonietta costruita in ricordo della cella dove la regina

trascorse i suoi ultimi momenti, sempre in quell’anno. Nel locale tra le due cappelle,

Robespierre attese l’estremo supplizio. Davanti alla facciata del Palazzo si osserva la

scaletta che porta alla buvette. È da questa scala che i condannati uscivano per recarsi al

patibolo.

Nel 1003 Rozala è morta, quindi può risposarsi ed avere un erede. Sposa Costanza

d’Arles, che ha solo 17 anni. Costanza partorirà 7 figli, e porterà tanti giovani alla corte,

malvisti dai più anziani per il loro abbigliamento e per la voglia di divertimento. Il suo cuore

però è altrove, infatti Berta è tornata a palazzo. Costanza, comunque, non ha molta voglia

di restare a Parigi. Chierici e signori le rimproverano le tresche, la gioventù e la voglia di

vivere. Inoltre è costretta a incontrare nel palazzo le folle di mendicanti che il marito

cerca di sfamare. Il fatto più terribile avviene poco prima di Pasqua. Il giovedì santo

irrompono nel palazzo 300 poveri. Viene offerta loro la cena, e poi il re lava loro i piedi. La

cosa più grave per Costanza è che il re accettava anche i lebbrosi a palazzo, tanto che

ad un certo punto il popolo ingenuo crede anche che riesca a guarirli. Dunque Costanza

lascia Parigi e va a trascorrere il suo tempo al castello di Etampes. Nel 1031, Roberto il

Pio ha 59 anni ma gode ancora di ottima salute, fino al giorno dell’eclissi, visto come un

presagio di morte. Il re cade in effetti preda di una febbre che lo uccide nel giro di 3

settimane. Le sue spoglie vengono portate a Saint Denis, accanto a quelle del padre.

Sale al trono Enrico I, figlio di Roberto, ma il suo regno attraverserà un periodo difficile,

pieno di carestie, epidemie e incendi. Alcuni parigini, inoltre, lo acclamano, mentre altri

preferirebbero suo fratello minore Roberto. Preoccupato, decide di scappare e rifugiarsi

presso il duca di Normandia, suo alleato. Intanto, a Parigi non c’è più nulla da mangiare.

Nel 1034, un incendio più violento distrugge le casupole che servivano da rifugio alla

popolazione. Nel 1035, la città è decimata dalla pestilenza. Nel frattempo, Enrico

perseguita i ribelli che gli contestano il trono.

Nel 1049 il papa Leone 9° decide di sradicare la simonia che corrode il credo. In effetti, i

titolari di vescovati e abbazie non sono i più credenti e meritevoli, ma quelli che hanno

potuto comprarsi la carica (arricchendo dunque il re). Enrico non prende bene questa

intromissione, e per protesta nessun vescovo di Francia risponde all’invito di Leone 9°

che aveva invocato un concilio sulla questione dei chierici simoniaci. Leone

comincia allora a stuzzicare il re. Durante un soggiorno a Ratisbona visita l’abbazia di

Saint Emmeran, dove si trova una cassa contenente, a suo parere, il corpo di saint Denis.

il pontefice dichiara che la vera spoglia non è quella conservata a Parigi, ma quella che si

trova nell’impero germanico. Il re rifiuta questa verità e fa aprire il sarcofago davanti ai

parigini. Tutti convengono che si tratti del santo, dall’odore soave che ne fuoriesce. Ma

Enrico vuole fare di più per diminuire l’influenza del papa e crea una sontuosa abbazia a

Parigi, di cui resterà padrone nonostante le proteste della chiesa. Sul luogo della cappella

dedicata a san Martino, Enrico fonda il monastero di Saint Martin des Champs, lo

circonda di mura e offre terre e ricchezze. Quest’opera verrà portata a termine solo da suo

figlio, re Filippo I. è questo il monastero che nel 1079 verrà donato all’ordine di Cluny. I

canonici del luogo vengono sostituiti da benedettini e Saint Martin des Champs diventa

priorato. Il secolo, intanto, si chiude così come si era aperto, con un amore proibito. Nel

1092 Filippo si innamora di Bertrada, fidanzata col vecchio conte d’Anjou. Il re ripudia la

sua consorte, ma nel frattempo Bertrada si sposa col vecchio conte. Il re dunque la

rapisce e lei si concede a lui, felice di pavoneggiarsi come una vera regina dei franchi. I

parigini la accettano, ma il papa Urbano II è sbalordito, poiché l’avvenimento dimostra la

decadenza del regno. Quindi, scomunica i due innamorati. Il re e la sua dama non

potranno più entrare in una chiesa. Le cose vanno avanti così per 12 anni, finché nel 1104

Bertrada non ha un attacco di fede: vuole fare penitenza, vestirsi di stracci e ritirarsi in una

capanna del Poitou. Il re è sbalordito, e nel corso di un concilio a Parigi si presenta scalzo

e vestito di un saio, giurando che rinuncerà a colei che comunque ha già perso. La

scomunica è tolta.

CHE C’ENTRANO LE ARTI E MESTIERI? I successivi re di Francia fecero molte

donazioni al priorato di Saint Martin des Champs. La carica di priore era molto ambita. Il

priorato possedeva anche delle segrete, che nel 16° secolo divennero la prigione reale di

Saint Martin, in cui venivano rinchiuse soprattutto le donne di malaffare arrestate per

strada. Dal 1702, il chiostro fu abbattuto e ricostruito. Presto ci si accorse che il corpo

principale dell’edificio era costruito con materiali scadenti, dunque i monaci erano stati

imbrogliati. Un carpentiere, forse preso da rimorsi, confessò il suo sbaglio offrendo uno

sconto sull’importo. I monaci fecero poi costruire delle vaste e belle dimore in rue Saint

Martin, innalzarono una fontana e aprirono un mercato pubblico. Il priorato, che ai tempi

era fuori Parigi, disponeva di cinte murarie. Quelle che si vedono ancora oggi risalgono al

1273. Nel 14° secolo, il borgo che si sviluppò fu annesso a Parigi. La Rivoluzione

trasformò il priorato nel Conservatorio nazionale d’arti e mestieri, visitabile al numero

292 di rue Saint Martin. Anche l’esterno vale una visita, poiché rappresenta l’arte

romanica. Anche all’interno, c’è un misto di arte romanica e stile gotico. La passata

grandezza del priorato si ritrova nel refettorio dei monaci, divenuto biblioteca,

testimonianza dell’arte gotica del 12° secolo.

DODICESIMO SECOLO – PHILIPPE AUGUSTE

Parigi capitale di Francia

Scendendo alla stazione Philippe Auguste, ci si ritrova fuori dalle mura di Parigi del 12°

secolo. Il quartiere conserva comunque qualche ricordo dei tempi di quel re: l’avenue de

Bouvines è intitolata a lui in onore della vittoria sull’imperatore germanico e c’è anche

la sua statua alta 4 metri su una delle colonne del Trone.

L’intera città è segnata dal regno di Filippo Augusto, re conquistatore che combatté in varie

battaglie per rafforzare la sua sovranità. Per prima cosa, cercò di difendere la capitale

con una possente cinta muraria. Le mura erano di 3 metri di spessore per 9 metri di

altezza, ed erano punteggiate da torri. Sono ancora visibili dei frammenti. Per ritrovarne le

testimonianze bisogna partire dalla riva destra, dove la muraglia fu cominciata perché

serviva più protezione. A ovest la Senna venne sbarrata con catene e bordata con la

fortezza del Louvre. Lungo il fiume esisteva già una cittadella, che Filippo Augusto userà

come punto di ancoraggio intorno a cui impiantare la difesa della città. Come pezzo

principale dell’edificio fa erigere un torrione di 32 metri, non rettangolare come da prassi,

ma circolare, che rende più difficile l’aggressione. Il castello vero e proprio gli si sviluppa

intorno, formando un rettangolo di muraglie. A metà di ogni muro si erge una torre, più

un’altra ad ogni angolo. Gli appartamenti destinati a ricevere Filippo Augusto e la sua

famiglia in caso di emergenza sono all’interno del torrione, nella parte più protetta. Il

Louvre diventa quindi una fortezza inespugnabile.

DOVE SONO LE VESTIGIA DELLA FORTEZZA DEL LOUVRE? Il Torrione, più che da

residenza reale finì per servire solo da prigione e poi dal 1295 da deposito per il tesoro

reale. Nel 1527 Francesco I lo fece demolire e la fortezza fu sostituita da un castello

rinascimentale. Durante i lavori di sistemazione del Carrousel du Louvre (1984-1989),

furono portati alla luce alcuni resti della fortezza costruita da Filippo Augusto. Le

fondamenta di torri e muraglie sono visibili nella cripta archeologica del museo. La sala

Saint Louis resta l’ultima testimonianza degli interni medievali del castello di Filippo

Augusto. Solo con Carlo 5° (anno 1360) il Louvre diventa residenza reale. L’aspetto

attuale del Louvre è in gran parte dovuto all’opera di Napoleone 3°. L’ultima

trasformazione fu la piramide di vetro voluta da Mitterrand.

La muraglia iniziava con la Tour de Coin all’altezza dell’attuale Pont des Arts, poi

attraversava il Louvre e passava in rue de l’Oratoire dove si può vedere un frammento

nella sacrestia del tempio riformato. Ai numeri 148-150 di rue Saint Honoré, i camini

mostrano che gli edifici sono poggiati sulla cinta muraria. In rue du Louvre, al numero 11,

si trova la base di un’altra torre. Oltrepassata la Borsa di Commercio, la muraglia seguiva

l’orientamento impresso in rue du Jour. Al numero 9 si vede un pezzo di torre. Anche rue

Etienne Marcel segue la posizione interna della cinta. Un resto importante è la torre

Giovanni senza Paura, avanzo del palazzo parigino dei duchi di Borgogna. Al pianterreno

della torre, ci sono i resti di una torre di Filippo Augusto. Dalla Porta Saint Denis, al

numero 135 di rue Saint Denis, la muraglia costeggiava il lato destro di un cammino di

ronda esterno (impasse des Peintres). Dalla porta Saint Martin, al 199 di rue saint Martin,

la muraglia proseguiva in obliquo verso sud-est verso il passage Sainte Avoie. Il

passaggio conduce verso rue des Francs-Bourgeois che corrisponde in gran parte al

cammino di ronda esterno della cinta. Ai numeri 55-57 della stessa via si trova la base di

una torre. Sulla pavimentazione si nota il tracciato della cortina che collega le torri.

Imboccando il tracciato di rue des Rosiers, si nota ancora una torre nel cortile del numero

8. La cinta sorgeva lungo quest’asse fino a rue de Sevigné dove fletteva a sud,

attraversava la porta Baudet e costeggiava sulla destra la chiesa il cui doppio spessore

rimane visibile nel passage Charlemagne. Il pezzo più bello costeggia il liceo

Charlemagne in rue des Jardins-Saint-Paul: oltre 60 metri di muraglia tra cui la torre

Montgomery, dal nome del capitano scozzese che vi fu rinchiuso nel 1559. Su un’altra

torre, nei giardini dell’hotel des Tournelles, scopriamo i marchi dei cottimisti, le firme dei

manovali che lavoravano le pietre. La muraglia finiva sulla Senna, dove ora ci sono i

numeri 30-32 di quai des Celestins.

Per passare sulla riva sinistra prendiamo rue Poulletier. Ai tempi della muraglia, di notte

veniva tesa una catena per impedire la circolazione sul fiume. Sulla riva sinistra, la cinta

partiva dal numero 1 di quai de la Tournelle. In rue des Ecoles, è visibile un arco

aperto nel bastione. Rue de Cardinal-Lemoine segue il tracciato del fossato attorno alla

cinta. Al 47 di rue des Descartes è possibile salire sulla cima del bastione. Al numero 56 di

boulevard saint Michel si trova la porta Saint Michel. Su rue Monsieur le Prince, i muri sul

fondo del ristorante cinese La Grande Muraille costituiscono la vera e propria cinta di quei

tempi. Dopo essere stata tagliata dal boulevard Saint Germain, si trova una torre della

muraglia nella Maison de Catalogne. Rue Mazarine rappresenta fino alla Senna il

tracciato del fossato esterno della cinta. Questa via è resa un vicolo cieco da un muro, che

è un avanzo della cinta. La cinta difensiva in pietra terminava sulla Senna con la Tour de

Nesle, situata sul luogo dell’attuale Institut de France.

Filippo Augusto ha rinnovato Parigi. Quando sale al trono nel 1179 è ancora quindicenne,

e regna soltanto sull’Ile de France. Eppure, riesce a compiere molte conquiste e ad

imporsi come re di Francia, conferendo una storia, una lingua e un progetto comuni ai vari

territori. I suoi metodi, comunque, sono rudi e spesso abominevoli. Quando servono

soldi, se la prende con la comunità ebraica, arrestandoli in cambio dei loro beni, per

esempio. Nel 1182 viene emesso un editto di espulsione. Per la prima volta in un regno

cristiano scaccia per decreto ufficiale tutti gli ebrei. Le sinagoghe di Parigi sono

trasformate in chiese e le case degli ebrei vengono vendute. Con la somma ricavata il

re fa costruire un mercato nell’ex quartiere ebraico. Fa innalzare due edifici coperti e

circondati da mura, chiusi di notte. Il mercato di Les Champeaux diventa il più

frequentato. Filippo getta le basi di quelle che diventeranno le Halles di Parigi.

COME SONO SPARITE LES HALLES? Al moltiplicarsi dell’offerta, il mercato si estese e

nel 16° secolo Francesco I fece riorganizzare la zona. Sorsero edifici chiamati i pilastri

delle Halles: le gallerie coperte al piano terra ospitano botteghe, mentre al centro dei

portici c’era il carreau, per rifornirsi di pane e latticini. Nell’800, però, urgeva una

ristrutturazione per problemi di tipo igienico e logistico. L’architetto Baltard vinse il

concorso e costruì dieci padiglioni coperti da lucernari e vetrate laterali. Nel 1969 le Halles

traslocarono a Rungis, nella Regione parigina. Tra il 1971 e il 1973 però, la logica del

profitto e l’ignoranza fecero sì che le Halles venissero distrutte e che si innalzasse la torre

Montparnasse. Uno dei padiglioni è sopravvissuto e si trova a Nogent sur Marne.

Filippo Augusto sa che la città deve evolversi. Per esempio, il cimitero degli Innocenti

presso le Halles è indecente: c’è immondizia, ci sono maiali e donne di strada. Anche qui

un muro porrà fine al caos, e si potrà entrare solo di giorno per pregare sulle tombe o

seppellire defunti. Il re vuole ordine e pulizia. Per esempio, le strade erano piene di feci. I

romani avevano pavimentato le strade con lastre di pietra, ma sporcizia e terra le hanno

ricoperte. Filippo decide che le strade principali di tutti i quartieri saranno ricoperte di pietre

dure e forti, su cui i carri possano circolare senza sollevare fango.

Nel 1187 arriva a Parigi Eraclio, patriarca di Gerusalemme. Egli porta una notizia

drammatica: Saladino, sultano d’Egitto, ha preso Gerusalemme. Papa Urbano III è morto

sapendo la notizia. Bisogna quindi reclutare truppe ovunque e riconquistare la Palestina.

Il patriarca è venuto a predicare la terza Crociata per liberare il Santo Sepolcro. Eraclio

pronuncia questa esortazione nella cattedrale di Notre Dame, che in quel periodo

era in costruzione. La vecchia chiesa di Saint Etienne era stata infatti abbattuta dal

vescovo Maurice de Sully. I lavori, comunque, vanno a rilento, quindi Eraclio parla in un

cantiere, dato che c’è soltanto una mezza cattedrale. Malgrado l’impazienza del vescovo, i

lavori vanno a rilento.

Comunque, Filippo non può non partecipare alla liberazione della Terra Santa e del

sepolcro di Cristo. Non può però partire subito, deve stringere un accordo di pace con

Riccardo Cuor di Leone, che farà parte della spedizione. I due firmano un patto di fedeltà.

Nel 1190 muore la moglie di Filippo durante il parto. Anche se non l’amava, esige un

grandioso funerale, che ha luogo nel corso di Notre Dame. Prima di partire, comunque, si

rende conto che Parigi non ha un sistema difensivo degno di questo nome. Ci sono le

vecchie mura dell’Ile de la Cité, ma l’agglomerato urbano si è sviluppato su entrambe

le rive e in caso di invasione (normanni e inglesi), non ci potrebbe proteggere. Così nasce

l’idea di una muraglia verso nord sulla riva destra.

Dopo aver ricevuto la benedizione a saint Denis, può partire verso la terra santa. Egli resta

lontano per un anno e mezzo, ma per niente, poiché la crociata si riduce a sei mesi di

attesa in Sicilia sperando che le tempeste si plachino, nonché in un disastroso assedio a

San Giovanni d’Acri. Filippo, inoltre, si ammala gravemente e ne esce davvero indebolito.

Chiede di poter ritornare a Parigi, ma Riccardo, vedendolo come un disonore, gli lascia

libera scelta. Il re che torna a Parigi non è più un arzillo cavaliere, è malato, calvo, orbo da

un occhio. Quando torna, la cinta muraria è in uno stato di notevole avanzamento. Il re

traccia il perimetro della cinta che dovrà racchiudere la riva sinistra. Intanto Riccardo

porta avanti la sua crociata. Ristabilisce il regno latino di Gerusalemme, ma non riesce a

prendere la città santa. Dunque, decide di negoziare una tregua con il Saladino e nel 1192

lascia la Palestina. Sorpreso da una tempesta, si ripara a Corfù, ma viene catturato e

fatto prigioniero di Enrico 4°, imperatore germanico. Filippo Augusto quindi tiene in

pugno Giovanni Senzaterra, fratello minore del re sequestrato, disposto a tutto pur di

diventare re d’Inghilterra. Per questo, aiuta il re di Francia ad assediare le piazzeforti di

Normandia, possessi inglesi, permettendogli di prendere vari castelli dei

Plantageneti, la casata inglese. Il 2 febbraio 1194, però, Riccardo viene liberato e

scoppia subito guerra tra lui e Filippo. Messi di fronte alle truppe inglesi, però, gli

eserciti francesi non oppongono molta resistenza e indietreggiano un po’ ovunque. Il 3

luglio, gli eserciti si trovano faccia a faccia nella foresta di Fréteval. I francesi si danno

alla fuga, e Filippo lascia sul campo le casse dei soldi e i suoi archivi, i conti che porta

con sé. Da quel momento, gli archivi verranno tenuti al sicuro dietro le mura del Louvre.

Filippo crea così le basi del futuro Archivio Nazionale. Riccardo muore nel 1199 nel

Limousin, ferito da una freccia. Le ostilità proseguono, stavolta verso Giovanni. Filippo

colleziona una serie di vittorie. Smembra il regno dei Plantageneti in terra di Francia,

conquista Normandia, Maine, la Turenna e Anjou e Poitou. Il 2 luglio 1214, Giovanni

sarà sconfitto dal figlio di Filippo, il futuro Luigi 8°. Il 27 luglio, Filippo sbaraglia

l’imperatore germanico Ottone 4° nella battaglia di Bouvines. Filippo non solo ha

conquistato quel che voleva, ma ha anche realizzato la sua Parigi: la popolazione è

raddoppiata, sono migliorate le vie di comunicazione, il commercio è prospero, ci sono

fiere e mercati. Parigi è la capitale più potente del regno d’Occidente.

13° SECOLO – MAUBERT MUTUALITE’

L’università spicca il volo: Uscendo da questa stazione ci si può dirigere verso il

palazzo della Mutualité. In senso opposto, si trova place Maubert. Inizialmente la piazza

era più piccola, più allungata e di difficile accesso. È stato qui, all’aria aperta, che

l’Università di Parigi ha iniziato a svilupparsi. Qui, ed in rue de Fouarre, gli studenti

venivano ad ascoltare i maestri.

PERCHE’ RUE DE FOUARRE E PLACE MAUBERT? Fouarre significa foraggio. I giovani

venivano a sedersi sulle balle di fieno scaricate dai battelli. Maubert è una contrazione di

Magister Maubus, ovvero Maitre Albert, un domenicano tedesco diventato docente di

teologia all’università di Parigi nel 1245. A poca distanza si trova la rue Maitre Albert, che

prima si chiamava rue Perdue, e che è sopravvissuta a tutte le modifiche e ai lavori.

Pur essendo domenicano, Maitre Albert voleva distanziarsi dal tipo di insegnamento

ecclesiastico, quindi iniziò a tenere le lezioni nel convento domenicano di rue Saint

Jacques. Quando gli studenti divennero troppi, andò a professare in mezzo al fango della

riva sinistra. Gli scolari rischiavano anche la polmonite, pur di istruirsi. Anche Dante venne

lì a seguire una lezione (e per questo c’è anche rue Dante). Rue de Fouarre era dunque

frequentata giorno e notte da universitari. Nel 1358 tutto sarebbe cambiato, poiché la via

venne chiusa con due porte di legno. Place Maubert si trovava sulla via romana che

collegava Parigi, Lione e Roma, e che era anche un cammino verso San Giacomo di

Compostella. Nel 12° secolo venne eretta una chiesa dedicata a San Giuliano il Povero,

patrono di pellegrini e viandanti. Quando l’università venne riconosciuta e organizzata, il

rettore risiedeva in questa chiesa abbandonando strade e piazze a favore di collegi e

scuole, che ormai erano così tanti che tutto l’insieme della riva sinistra prese il nome di

Università. Gli studenti iniziano quindi a disertare place Maubert, che diventa un luogo

pericoloso. La piazza si trasformò in luogo di impiccagioni, inoltre il luogo era esposto a

inondazioni, poiché gli argini della Senna erano bassi. La minaccia delle inondazioni e

l’aria lugubre sparirono grazie al barone Haussmann, che qui creò il boulevard saint

Germain e rue Monge. Nel 12° secolo l’insegnamento è ancora nelle mani di una chiesa

stereotipata. La teologia, le scienze, la grammatica, si insegnano solo nei monasteri. Di

fronte alla rigidità della chiesa, spuntano i primi dissidenti, religiosi e laici che sognano

un po’ di indipendenza. Per avere autonomia, si stabiliscono sulla riva sinistra, ma si

scatena una gran confusione: ogni insegnante si ritiene adatto, ogni discepolo può

scegliere il proprio prof, il vescovo di Parigi protesta. Filippo Augusto volle imporre un

po’ d’ordine. Regolarizza la libertà delle scuole, conferendo delle lettere patenti. Le

scuole vengono chiamate Universitas, nel senso di società o compagnia. Filippo getta le

basi per un insegnamento libero, che non sia sotto la tutela ecclesiastica. Sulla Montagna

Saint Geneviève, i maestri tengono corsi aperti a tutti gli studenti. Desiderano anche

insegnare la medicina, anche se nel 1219 il papa Onorio 3° ne aveva interdetto

l’insegnamento ai monaci per timore che i servitori di Dio fossero distratti dalla teologia.

Quindi la medicina era studiata clandestinamente. Questi collegi e scuole attirano studenti

da tutta Europa. Nella sua Storia occidentale, l’ecclesiastico Jacques de Vitry tratteggia

un quadro spaventoso di quel Quartiere latino, forse per i costumi fin troppo liberalizzati

che nota, ma comunque offre uno scorcio di Parigi nel medioevo. Vede prostitute

dappertutto, mescolate a studenti. I maestri si rubano allievi a vicenda. Comunque, le

scuole si moltiplicano, anche perché ricchi aristocratici e ordini religiosi finanziano e

aprono fondazioni per istruire e alloggiare studenti. Spesso questi collegi si fondono.

DOVE SONO I COLLEGI SCOMPARSI? Uno dei collegi più antichi portò il nome del

fondatore, il cardinale Lemoine. Venne raso al suolo a fine del 17° secolo, secondo le

fonti. Eppure, la sala di spettacoli Le Paradis Latin fu costruita sulle rovine del collegio e

tramite una via privata, si trova un intero muro fatto di vecchie pietre, parte di quel

collegio. Il più bello tra i collegi ancora visibili è quello dei Bernardini, fondato nel 1224. Al

numero 24 di rue de Poissy, il sottosuolo a volta è sempre al suo posto, come il

pianterreno che fungeva da refettorio. L’ultimo edificio rimasto è la più lunga sala gotica di

Parigi, con oltre 35 metri di lunghezza. Al numero 14 di rue de Carmes ci sono le vestigia

del collegio di Presles, mentre al numero 17 ci sono quelle della cappella del collegio dei

Lombardi. Il collegio degli scozzesi si stabilì al numero 65 di rue du Cardinal-Lemoine, fu

trasformato in prigione sotto il Terrore, fu restituito poi alla chiesa anglicana nel 1806. Ne

sopravvivono una scala e un cortile d’onore, e anche l’edificio con l’iscrizione che recava il

nome del collegio e il blasone FCE (Fief du college d’Ecosse). I vari paesi ci tenevano a

segnalare la propria presenza in questa importante università. Al 9bis di rue Jean de

Beauvais, c’è un’altra cappella, del collegio di Dormans. Al 21 di rue de Valette, una

scala porta al cortile dell’ex collegio di Fortet. Le scale furono usate da un allievo, Jean

Calvin, che perseguitato per eresia, passò dai tetti per fuggire a Ginevra, dove elaborò la

sua teoria riformista. Il collegio sainte Barbe, insegnò la logica. Questo collegio, in rue

Valette, ha assorbito il collège de Coqueret.

Nel 1229, la Francia vive sotto la reggenza di Bianca di Castiglia, in attesa della

maggiore età di Luigi 9°, e l’università si rivolta. Gli studenti hanno una pessima

reputazione, fanno paura di sera, spesso rubano, rapiscono donne e uccidono. Per

imporre la calma, il vescovo di Parigi minaccia di scomunicare chiunque vada in giro

armato. Loro proseguono, quindi il vescovo ordina l’arresto dei più violenti e il bando

per gli altri. Nel febbraio del 129, una sera, una banda di scolari si trova in un’osteria del

faubourg Saint Marcel. a fine serata nasce una discussione sul prezzo delle bevande, e

nasce una lotta tra studenti e parigini, in cui gli studenti vengono cacciati. Il giorno dopo

tornano in taverna armati di bastoni, saccheggiano la bottega e assaltano anche le altre

nella strada, picchiando i passanti e ferendo o uccidendo gente a caso. Lo scandalo

giunge fino alla reggente, che incarica sergenti e arcieri di castigare gli scolari. I

gendarmi, invece di cercare i colpevoli, attaccano gli studenti che incontrano, uccidono

vari giovani. L’università di Parigi si mostra oltraggiata, poiché i suoi studenti sono

minacciati. Per far pressione sulle autorità, studenti e maestri smettono di lavorare, gli

insegnamenti sono sospesi. Tutti lasciano Parigi per andare in altre città. Entrambe le parti

sono ferme sulle loro posizioni. Papa Gregorio 9° riesce a smuovere un po’ quella

situazione di stallo, invitando le parti a negoziare. Bianca di Castiglia decide di

indennizzare le vittime della violenza degli arcieri, rinnova i privilegi dell’Università e

convince chi affitta le camere a praticare prezzi più ragionevoli per gli studenti. I religiosi

giurano di rispettare maestri e studenti dell’università. Con la bolla Parens scientiarum

universitas del 13 aprile 1231, il pontefice riconosce l’indipendenza giuridica e

intellettuale dell’università di Parigi. Studenti e maestri tornano nella capitale dopo uno

sciopero di due anni.

Sotto il regno di Luigi 9°, l’università si sviluppa ulteriormente. L’istituzione si trasferisce

alla Sorbona, da cui ormai dipendono tutte le facoltà della regione parigina, in origine era

uno dei collegi, fondato da Robert de Sorbon nel 1275. Ebbe molto successo perché il suo

fondatore è un vero pedagogo. Gli altri maestri aprono collegi per poveri per renderli poi

religiosi o trasformarli in debitori di chi li ha accolti. Invece a Robert preme sviluppare nei

giovani il rigore morale, il senso dello studio.

COSA RESTA DELLA SORBONA DI UN TEMPO? Nel 15° secolo, l’istituzione finì di

nuovo in mano alla Chiesa. Con la comparsa dell’umanesimo sorsero nuovi collegi

dissidenti e la Sorbona perse la sua influenza diventando refrattaria alle nuove idee.

L’inizio del declino è segnalato dalla creazione, nel 1470, della prima stamperia francese

tra le sue mura. La Sorbona era diventata un’istituzione del potere regale e papale.

Nel 17° secolo, Richelieu tenta di salvare la sorbona a proprie spese. Le costruzioni visibili

oggi quindi risalgono agli interventi di Richelieu. Nella cappella si può comunque ammirare

la sua tomba. La cappella è circondata da edifici moderni, non c’è più nulla di medievale. I

resti della sorbona originale sono sepolti sotto le pietre.

Luigi non si accontenta di garantire l’indipendenza dell’università. Acquista dall’imperatore

di Costantinopoli un frammento della vera croce, la spugna con cui era stato dato da

bere a Cristo e il ferro della lancia usata per trafiggere il costato, che si aggiungono

alla corona di spine, la verga di Mosè, il sangue di cristo e il latte della vergine che già

facevano parte della collezione del re. Per contenere tale tesoro, la cappella Saint

Nicolas del palazzo della cité non basta. Questo edificio viene trasformato in un

capolavoro del gotico rayonnante, consacrato ad aprile del 1248. Oggi le reliquie rimaste

si trovano nella sala del tesoro di Notre Dame, ma la Sainte-Chapelle è sempre lì,

intatta. Luigi, partito per una crociata nel 1248, torna in Francia dopo 5 anni quando

apprende della morte della madre. Giunto in città, è preoccupato dai problemi di sicurezza.

Manca un’autorità municipale, e non c’è un balivo come nelle altre città. Luigi chiede ai

mercanti di organizzarsi e di scegliere tra loro qualcuno (un prevosto dei mercanti) che

assuma la direzione degli affari, che eserciti la sua autorità dal parlatorio dei borghesi, una

sorta di tribunale civico, in cui vengano giudicate questioni commerciali e fluviali. Il re

intanto nomina un prevosto di Parigi con sede nella fortezza del Grand Chatelet, che

deve amministrare la giustizia, riscuotere imposte, comandare i sergenti reali e garantire i

privilegi dell’università. Il ruolo viene svolto da Etienne Boileau, che riesce a riportare

serenità nelle vie di Parigi. Fatto ciò, il re può ripartire per una nuova crociata nel 1270. Le

strutture introdotte, sono ancora in vigore. Il prevosto dei mercanti è il sindaco, mentre il

prevosto di Parigi è il prefetto di polizia.

14° SECOLO – HOTEL DE VILLE

Nascita del terzo stato

Lungo le banchine di questa stazione c’è un’esposizione permanente che descrive la

storia delle principali istituzioni politiche di Parigi. Ci si trova in place de l’Hotel de Ville, il

più antico faubourg della riva destra. Dietro l’attuale municipio c’è la chiesa di Saint

Gervais, primo luogo di culto su questo lato del fiume. Dal 12° secolo, la potente

corporazione dei mercanti dell’acqua, acquistò qui dei terreni per crearci un porto, il

porto della Grève. A fine 13° secolo, la corporazione rappresentava il popolo davanti

al re. Fu proprio presso questo porto che il prevosto dei mercanti, Etienne Marcel, in

conflitto col potere reale, stabilì nel 1357 il punto di riunione dei commercianti parigini nella

Maison aux Piliers (Casa dei pilastri), dove oggi sorge l’Hotel de Ville. A fine 800, venne

eretta una statua per omaggiare Etienne, ma più che altro per manifestare in modo

indiretto l’opposizione delle autorità comunali verso la decisione del governo di sottoporre

la municipalità alla tutela di un prefetto. Il governo della 3° repubblica voleva prevenire

nuove insurrezioni tenendo d’occhio Parigi e negandole un sindaco. La statua indicava la

richiesta di un simbolo forte nella politica cittadina; per questo il presidente e il

governo non parteciparono all’inaugurazione. Soltanto nel 1977 i parigini riuscirono ad

eleggere di nuovo un sindaco, che fu Chirac. Tornando all’Hotel de Ville, la Casa dei

pilastri (che sorgeva in quel luogo) e in cui Etienne Marcel aveva svolto la sua prevostura

fu incendiata dai comunardi nel 1871. Raggiungendo la statua di Marcel attraverso rue

dell’Hotel de Ville, le scalinate di rue des Barres ricordano che ci si trova su un’altura.

Les Barres indicano la seconda cinta di Parigi, della fine del decimo secolo. Erano infatti

delle palizzate di legno a strapiombo su un fossato. Gli scavi in rue de Rivoli portarono

alla luce il fossato. Proseguendo su rue dell’Hotel de Ville si arriva all’hotel de Sens,

esempio di architettura medievale. Prendendo rue Saint Paul si arriva alla chiesa di

Saint Paul Saint Luis: l’orologio del 1627 sopra il portale è un avanzo della primitiva

chiesa di saint Paul. In rue François Miron le numerose case a pignone ricordano il

medioevo. Al 44, la Maison d’Ourscamp conserva una cantina gotica. Al 26 di rue des

Archives c’è l’unico chiostro medievale di Parigi, quello del convento delle Billettes. Al

numero 58 c’è un portale del 137 opera d’Olivier de Clisson che fu uno dei soldati di

Carlo 5° a cui si dovette la riconquista del paese a fine 14° secolo. Oggi il portale è

incorporato nel complesso dell’Archivio nazionale. Il cancello a sinistra dell’edificio

permette di accedere a un cortile più antico. Il passaggio corrisponde ad una cappella del

16° secolo e il cortile dei Marroniers è circondato da costruzioni della stessa epoca.

Insieme, il tutto era noto come l’hotel des Guises. Al numero 51 di rue Montmorency si

trova la cosiddetta casa di Nicolas Flamel. Risale al 1407 e sarebbe la più antica di

Parigi. L’alchimista non abitava qui ma lasciava che ci alloggiassero i contadini. Sulla

facciata è scritta in lettere gotiche la data di costruzione della casa. Secondo alcuni la

casa più vecchia sarebbe al numero 3 di rue Volta, risalente all’inizio del 14° secolo.

Qualcuno però contesta l’autenticità della costruzione, e che sarebbe in realtà un

rifacimento del 17° secolo.

CHI ERA FLAMEL? Di professione libraio-giurato, egli faceva copiare i manoscritti per

gli studenti delle facoltà. Verso il 1382 divenne molto ricco e fece molte generose

donazioni. Questo insospettì il re Carlo V che decise di indagare su di lui. Nicolas

confessò di essere un alchimista e di aver scoperto la pietra filosofale, che trasformava

metalli in oro. Questo fece sognare i cercatori di fortuna, che si aspettavano un tesoro da

qualche parte. qualcuno lo cercò nella sua casa in rue des Ecrivains. La casa è stata

tanto frugata, che ne restano solo due cantine. Questa casa, l’unica abitata davvero da

Flamel, fu distrutta nel 1852 durante l’apertura di rue de Rivoli, ma non si trovò nulla.

Salito al trono nel 1285, Filippo 4° detto il Bello vuole una monarchia assoluta, riunendo

tutti i poteri nelle sue mani. Trasforma e amplia il palazzo della cité con dei lavori che

durano fino al 1313. Per estendere il dominio fino alla Senna, aveva fatto sloggiare i

proprietari dei terreni per poi innalzare una muraglia lungo il fiume. Più che per difesa,

era il marchio della grandezza reale. La Casa del re, ovvero l’amministrazione che

organizzava la sua vita a palazzo, era formata da sei servizi: la scuderia, il deposito, la

pannetteria, i coppieri, la cucina e la frutteria. Per il proprio servizio, il re era provvisto di un

personale ben fornito: ciambellani, valletti, barbieri, un sarto, lo scalda-cera, due medici,

tre cappellani, dei chierici, i sergenti d’arme, più vari valletti, falconieri e cacciatori. Con la

Casa della Regina Jeanne de Navarre si arriva ad oltre 200 persone che lavoravano

nel palazzo della cité. In realtà, il re abitava qui solo in inverno. Secondo Filippo, la Santa

Sede e l’Ordine del Tempio offuscano la sua preponderanza, poiché la prima ritiene il

potere spirituale superiore a quello temporale, la seconda è la più ricca congregazione

religiosa. Filippo decide di abbatterle entrambe. La sparizione improvvisa del papa

Benedetto 11° nel 1304 permette a Filippo di imporre la sua volontà. Il nuovo pontefice,

infatti, Clemente V, è ex arcivescovo di Bordeaux. Filippo ha pagato per quell’elezione,

quindi dovrà obbedire quando viene consacrato a Lione e poi installato ad Avignone. Il

papa è alle dipendenze del re. Riguardo ai templari, il 13 ottobre 1307 gli uomini del re

accerchiano il Recinto del Tempio (fortezza e chiesa racchiuse da mura), costruito sulle

paludi della riva destra. I templari non possono combattere contro i cristiani, dunque si

lasciano portare via.

COM’E’ SCOMPARSO IL RECINTO DEL TEMPIO? Dopo lo sradicamento dei templari, i

loro beni furono devoluti all’ordine degli Ospitalieri. Nel 1667, le mura del recinto

furono abbattute per costruire dei palazzi privati e case da affittare ad artigiani. Durante

la rivoluzione, la fortezza del tempio fu trasformata in prigione, e vi fu incarcerato anche

Luigi 16°. La chiesa fu invece venduta ad un privato nel 1796 che la rase al suolo,

lasciando solo un torrione che divenne luogo di pellegrinaggio per i monarchici. Infastidito

dal culto verso il sovrano ghigliottinato Napoleone I lo fece distruggere. Al 73 di rue

Charlot comunque si possono vedere le ultime vestigia del recinto, una torretta del 13°

secolo. Il ricordo dei templari rimane nelle strade dedicate a loro, come rue/square du

Temple.

I templari confidavano comunque nel papa, non sapendo che era una marionetta del re.

Durante il processo confessano qualunque cosa, dopo esser stati torturati. Nel 1314

Jacques de Molay, Gran maestro del tempio, assieme ad altri tre templari, viene portato

sul sagrato di Notre Dame per sentire la sentenza contro di loro. I templari, davanti ad una

folla piena di compassione nel vedere il loro aspetto, recitano come fosse un copione la

loro confessione su delitti ed errori commessi, per ricevere una pena più lieve. Eppure,

vengono condannati al carcere a vita. Dunque Jacques de Molay comincia a proclamare la

sua innocenza di fronte al popolo. Anche gli altri ritrattano le confessioni. Il popolo è

convinto, e si avvicina al palco dove sono presenti i cardinali. Ai parigini non piace essere

ingannati. Inteso il pericolo, gli accusati vengono consegnati al prevosto del re. Per

concludere in fretta la faccenda il re ordina che Jacques venga bruciato vivo sull’Ile

aux Juifs, di fronte al palazzo della cité. Secondo la testimonianza di un cronista, Jacques

avrebbe lanciato una maledizione sui persecutori, convinto che Dio vendicherà la loro

morte. La maledizione provocò spavento, poiché papa Clemente V morì poco tempo dopo,

e Filippo il Bello otto mesi dopo, cadendo da cavallo. 14 anni dopo la stirpe dei Capetingi

si sarebbe estinta, lasciando il trono alla dinastia Valois.

DOVE FU BRUCIATO IL GRAN MAESTRO DEL TEMPIO? L’ile aux Juifs era uno dei tre

isolotti disabitati alla punta dell’Ile de la cité. Quando nel 1577 Enrico 3° decise di creare il

primo ponte in pietra di Parigi, fece colmare i bracci della Senna che separavano i

tre isolotti. Jacques morì su quello che oggi è lo spiazzo del Vert Galant, davanti al

ponte, all’altezza della statua d’Enrico 4°.

La fine dei capetingi in linea diretta scatena un conflitto tra Francia e Inghilterra. Nel

1328 Carlo 4°, figlio di Filippo il Bello, muore senza eredi maschi. La sorella del re defunto,

ha un figlio: Edoardo 3°, re d’Inghilterra. I francesi rifiutano di consegnarli il trono, quindi ci

sale Filippo 6° di Valois, nipote di Filippo. Questa guerra dei 100 anni, quindi, parte

proprio per la questione della successione. Edoardo, intanto, ottiene varie vittorie sui

francesi, ma a Parigi non ci si preoccupa, si pensa più a seguire la moda di turno. Tutto ciò

verrà spazzato via dalla peste nera, partita da sud nell’agosto 1348. La malattia devasta

la città e i cadaveri vengono gettati nel cimitero degli Innocenti, che presto si riempie.

Bisogna trovare altri luoghi, fuori dalla città. Pensando di riuscire ad arrestare il diffondersi

della malattia, si dà fuoco alle case dei malati. Dopo un anno, il male si allontana, ma la

città è abbattuta o torturata, ci sono stati almeno 60mila morti. I contadini giungono in

città, cercando da mangiare, ma lì non c’è nulla. La cara e obbliga il re a imporre nuove

tasse. La miseria aumenta. In più, nel 1356 il nuovo re Giovanni il Buono è catturato

dagli inglesi a Poitiers. Il prigioniero è portato in Inghilterra, e viene trattato bene, ma

vengono chiesti tre milioni di lire in riscatto. Il prevosto dei mercanti Etienne Marcel

prende in mano la situazione. Prima di tutto cerca di rinforzare le difese, perché si teme un

attacco inglese. Sulla riva sinistra vengono allargati dei fossati, sulla destra se ne scavano

di nuovi e si innalzano bastioni sporgenti dalla cinta, le mura ora inglobano il Louvre, il

recinto del Tempio e il priorato di Saint Martin. Per farlo, impone delle tasse sulle

bevande. Occorre comunque anche un esercito. Marcel recluta una guardia civile: gli

uomini validi sono incitati ad arruolarsi, vengono organizzati per quartieri. Nel palazzo

della cité, il delfino 18enne Carlo tenta di imporsi, ma i Valois sono molto screditati a

causa delle sconfitte militari. Etienne Marcel e il vescovo Le Coq emanano

un’ordinanza per cui la monarchia dev’essere controllata dagli stati generali, un’unione di

nobiltà, clero e borghesia. In Inghilterra, Jean le Bon (Giovanni il Buono) proibisce

l’esecuzione di questa ordinanza. Intanto, il re firma con i carcerieri un trattato con cui

cede all’Inghilterra varie zone. Quando l’avvocato del re torna dall’Inghilterra con il

trattato, Marcel capisce che deve agire. Nel 1358 riunisce quindi tremila uomini armati

sull’Ile de la cité e parla alla folla di Parigi, che sta per essere invasa da bande di briganti

che vogliono far razzia, mentre i soldati del delfino e i suoi alleati non fanno nulla per

Parigi. Il popolo è furente, ce l’ha con il potere e si dirige dunque verso il palazzo

della cité. L’avvocato del re tenta di scappare, ma viene sgozzato. Marcel entra nel

palazzo, trova il giovane re e tra i due nasce una rabbiosa discussione su chi avesse

responsabilità di aiutare Parigi. Due marescialli tentano di intervenire, ma vengono uccisi

dagli alleati del prevosto: dopo questo, la gente del palazzo si dà alla fuga, il giovane re

supplica Marcel di risparmiarlo. Egli gli dice che non ha nulla da temere, in realtà, e che si

trova lì nel suo interesse. Si toglie il berretto rosso-blu e lo pone in testa al delfino come

simbolo di protezione accordata al giovane principe. Il prevosto e i suoi uomini si ritengono

soddisfatti, non si scatena una vera rivoluzione. Il popolo di Parigi, è però riuscito ad

ottenere una parte del potere: è nato il Terzo Stato . il giorno dopo, durante una riunione,

Marcel decide di applicare il sistema della monarchia controllata dagli stati generali e di

ristabilire il consiglio dei 36 (magistrati incaricati delle nomine). Dunque, instaura su Parigi

il suo potere assoluto. Carlo decide che Parigi non è più sicura per lui, dunque parte per

Senlis assieme a dieci borghesi che lo scortano su ordine di Marcel, per sorvegliarlo e

imporgli la sua volontà, anche se si sbaglia. Il regime imposto da Marcel è duro per alcuni

monarchici, che vengono decapitati. Inoltre, il prevosto accoglie in città Charles de

Navarre (detto le Mauvais), pronipote di Filippo e pretendente al trono. Charles, tuttavia,

è alleato degli inglesi, e questo non va bene ai parigini. Mettersi dalla sua parte

equivarrebbe ad un tradimento. Il popolo comincia a pensare che la pace tornerebbe solo

con i Valois, e intanto il delfino impone un blocco a Parigi che porta alla mancanza di

viveri. Il 31 luglio, mentre Marcel sorveglia le difese presso la porta Saint Antoine, la

folla lo circonda, condannandolo a morte: viene spinto, fatto cadere e ucciso. Due giorni

dopo il delfino entra trionfante a Parigi, mentre il 4 agosto convoca il popolo alle Halles e

denuncia un presunto complotto ordino da Marcel e Charles de Navarre per far

entrare gli inglesi a Parigi. Da allora, la rievocazione della rivolta fa sempre tremare il

trono francese. Nel 1383, re Carlo 6° fa leggere un’ordinanza con cui diminuisce i poteri

del prevostato dei mercanti. Con una seconda ordinanza, confisca la Casa della Città

nella piazza di Grève. Chiudendo l’Hotel de Ville e indebolendo il sindaco, spera di

tenere a bada i parigini, erroneamente.

15° SECOLO – CHATEAU DE VINCENNES

Il castello di Vincennes fu residenza e rifugio di re. Quando Carlo 5° affrontò Marcel e

due marescialli furono uccisi, decidendo così di fuggire, si impegnò a trovare altre sedi del

potere. Fece per prima cosa costruire l’hotel Saint Pol, fuori Parigi, sull’attuale quai des

Celestins. Oggi scomparso, questo edificio circondato da parchi sembrava ottimo per la

salute del re, rispetto all’aria di Parigi. Fece collocare in una torre la sua biblioteca

privata, gettando le basi della Biblioteca Nazionale. Nel 1371, inoltre, terminò la

costruzione del castello di Vincennes, mentre nel 1380 venne compiuta la muraglia che

lo circondava. Il complesso è molto ben conservato. Carlo non voleva solo allontanarsi da

Parigi, ma imporre un nuovo modo di esercitare l’autorità: l’entourage del sovrano doveva

assumere sempre più rilevanza. Questo sistema formato da un sovrano, circondato dai

suoi ministri/consiglieri, preannunciava lo stato moderno.

In realtà c’era bisogno di un potere più forte, poiché questo 15° secolo rappresentava un

periodo di guerra, carestia e morte. I re cercavano di estendere privilegi e domini, vi era lo

Scisma d’occidente tra i due pontefici, il re d’Inghilterra non smetteva di rivendicare

territori in Francia. Il nuovo re Carlo 6°, salito al trono nel 1380, era sprofondato nella

follia nell’hotel Saint Pol. Nei momenti in cui rinsaviva, riprendeva in mano le redini del

governo. I reggenti, durante queste crisi, saccheggiavano il tesoro reale. A Parigi regnava

la miseria. Nel 1407 la guerra con l’Inghilterra prende una nuova piega. Il 23 novembre, il

duca Luigi d’Orleans, fratello di Carlo 6°, cena con la cognata, la regina Isabella di

Baviera, che ha da poco partorito un bambino malaticcio. Il bambino potrebbe anche

essere di Luigi. La sparizione del neonato farebbe comodo a tutti. Ma se il bambino non

fosse morto, e fosse in realtà una bambina, Giovanna d’Arco? Lontano dall’hotel Saint Pol

dove si trova Carlo, la regina si è stabilita nell’hotel Barbette, di cui non resta più nulla. È

qui che intrattiene la sua relazione con Luigi. Isabella è diventata reggente, grazie alla

demenza del sovrano, e presiede il Consiglio reale, ma senza riuscire a dominarlo. Al

centro delle polemiche c’è la guerra con l’Inghilterra. Prolungare la tregua (come

suggerisce il duca di Borgogna Giovanni) o riprendere a combattere, come suggerisce

Luigi? Durante la famosa cena all’hotel Barbette, Luigi viene convocato da Carlo. Mentre

si dirige dal re, viene assalito da una 20ina di uomini e ucciso. Alla notizia del crimine, il

prevosto di Parigi fa chiudere le porte della città e ordina agli arcieri di mantenere l’ordine.

Il delitto fu commesso al numero 28 di rue des Francs-Bourgeois.

Dopo delle indagini, si scopre che a ordinare il delitto è stato proprio il duca di Borgogna,

Giovanni senza paura, che una volta scoperto, dichiara di averlo fatto per il bene del

regno, poiché Luigi dilapidava il tesoro reale. La situazione è intricata: da una parte c’è

Giovanni, appoggiato dai parigini a cui ha promesso di diminuire le tasse e controllare la

monarchia. Dall’altro, c’è Charles, figlio di Luigi, che vuole vendetta ed è appoggiato dai

nobili. Charles, 13enne, viene fatto accasare con la figlia del conte d’Armagnac, che

sosterrà la sua causa. Tra gli Armagnac e i Borgognoni si svolgerà una spietata

guerra. Giovanni senza paura trasforma l’hotel particulier di rue Mauconseil in una

piccola fortezza. L’edificio poggia su due resti dell’inutile bastione di Filippo Augusto. Fa

anche costruire una solida torre.

CI SONO RESTI DELL’HOTEL DE BOURGOGNE? Nel 16° secolo l’hotel divenne un

teatro. Sotto Luigi 13° vennero messi in scena i drammi di Corneille e le tragedie di

Racine. Qui Racine scoprì una grande attrice, Champmeslé. A fine 700 divenne mercato

del cuoio e nel 1858 fu raso al suolo per consentire l’apertura di rue Etienne Marcel. Al

numero 20 di questa via si erge la torre costruita da Giovanni, che si può anche visitare.

In cima alla prima scala, si nota la magnifica quercia in pietra che si arrampica sotto le

volte, con tre tipi di foglie che simboleggiano Giovanni, suo padre e sua madre.

Intanto, il conte d’Armagnac recluta un esercito di mercenari. Stanno già per entrare a

Parigi, quando nel 1410, un trattato interrompe le operazioni militari: i principi devono

rientrare nelle loro terre e presentarsi nella capitale solo con consenso del re. in primavera

la guerra tra Armagnac e Borgognoni riprende. Il vero obiettivo però è Parigi, che vogliono

possedere a tutti i costi. Il parlamento ordina quindi l’arresto di chiunque tenga discorsi

pericolosi per la sicurezza, tentando così di mantenere la pace. Per assicurarsi che

l’ordinanza venga applicata, viene nominato un governatore: il conte Valeran de

Luxembourg, un fedele alleato del re, ma che favorisce i Borgognoni. Il conte e

Giovanni organizzano la caccia agli Armagnac. Creano una milizia borghese di 500

uomini, incaricata di arrestare qualunque fautore del clan degli Armagnac. Inizia dunque

una violenta repressione. nemmeno il re e la sua famiglia si sentono al sicuro: dall’hotel

Saint Pol vanno al Louvre, più facile da difendere. 300 borghesi lasciano la città per

salvarsi. A quel punti, canonici, frati e preti si uniscono per recarsi scalzi in processione

verso Saint Germain l’Auxerrois, seguiti dai consiglieri del Parlamento: essi sperano di

mettere tutti d’accordo grazie alla fede. Questa manifestazione però non impressiona

nessuno, e infatti Giovanni entra a Parigi nel 1411 a capo di alcune divisioni inglesi,

dopo essersi procacciato altre truppe. Tremila parigini accorrono per supportalo. Parigi

e i suoi sobborghi ormai appartengono ai Borgognoni: gli Armagnac sono espulsi dal

regno e i loro beni confiscati. Il parlamento è tassato di 1000 lire per pagare le truppe

inglesi.

A fine aprile del 1413 le classi popolari parigine si sollevano sotto la guida di un certo

Caboche (chiamato così perché estrae il cervello ai buoi dopo aver fracassato la testa,

uno scorticatore). Giovanni ritiene opportuno supportare quella rivoluzione. La città è

preda di violenze, i ribelli prendono la Bastiglia, massacrano i prigionieri e uccidono

ogni parigino che sembri un sostenitore degli Armagnac. La maggior parte dei parigini

vuole mettere fine alle follie dei cabochiens. Per farlo si rivolgono agli Armagnac che con

le loro truppe entrano in città e scacciano i Borgognoni. Il 4 agosto, i cabochiens tentano

di organizzare una nuova rivoluzione, ma il popolo si pronuncia a favore della pace: dopo

questo smacco, i più fanatici si rifugiano nell’hotel de Ville per continuare un’inutile

battaglia, ma Giovanni senza Paura e Caboche hanno ormai già lasciato Parigi. Un

anno dopo, Giovanni senza paura incontrerà segretamente a Calais Enrico V, e si

aiuteranno con le rispettive ambizioni: i Borgognoni non si opporranno alla conquista

della Normandia da parte dell’Inghilterra, mentre gli inglesi abbandoneranno Parigi ai

Borgognoni. In quel delirio, nessuno pensa al delfino Carlo, quindicenne, a parte il

prevosto di Parigi Tanguy de Chatel, che vuole salvare la dinastia. Corre all’hotel saint Pol,

e trascina il delfino alla Bastiglia, dove gli sconfitti si rifugiano per proteggersi dalla collera

parigina. Qualche ora dopo, travestito da borghese, il futuro Carlo 7° esce dalle mura

abbandonando la capitale in preda alla violenza. Carlo non sa che dovrà ricostruire il

regno altrove e che ci vorranno 18 anni per tornare a esercitare l’autorità a Parigi. A

Bourges, che diventa sua capitale, si dichiara unico detentore del potere, e dichiara

illegale il regime imposto a Parigi, proibendo di obbedire ai loro ordini. Intanto a Parigi,

Giovanni senza Paura manipola il re pazzo e avvengono dei massacri, poiché si

sterminano gli Armagnac e chiunque sembri uno di loro. Giovanni si preoccupa di quegli

eccessi, poiché conosce la pazienza dei parigini: per dimostrare la sua buona volontà fa

arrestare e decapitare Capeluche. Il 14 luglio Giovanni e Isabella di Baviera entrano

trionfalmente nella capitale. Un anno dopo, a settembre del 1419 è in programma un

incontro tra il delfino e il duca di Borgogna. I toni si inaspriscono, e Tanguy du Chatel,

ora consigliere di Carlo, uccide Giovanni senza paura.

Con il trattato di Troyes del 1440, Carlo 6° accetta di rinnegare il figlio, il delfino Carlo e di

offrire sua figlia e il regno di Francia al re d’Inghilterra Enrico V dopo la sua morte.

Tuttavia nel 1422 Enrico V si ammala mentre è in Francia e muore nel castello di

Vincennes, dopo aver affidato al fratello John, duca di Bedford, il governo della Francia.

In ottobre, muore anche Carlo 6°. Il delfino si proclama subito re di Francia col nome di

Carlo 7°. Per i partigiani del re la capitale resta Bourges, poiché l’Inglese occupa le rive

della Senna e gran parte del territorio francese. Ci sarà una serie di battaglie e assedi tra i

due, che porteranno morti, carestie ed epidemie. Carlo 7° si decide a sfruttare il coraggio

di Giovanna d’Arco, che potrebbe essere la sua sorellastra segreta e che incoraggia la

riconquista del trono e del territorio. Intere province si sollevano contro il giogo inglese

e cercano di isolare le truppe inglesi. I soldati del re si impadroniscono di Saint Denis,

riescono ad entrare a Parigi e vengono accolti dalla folla. La pace è ristabilita, i

collaboratori degli occupanti vengono perdonati e Carlo 7° ricostruisce il regno

sulla clemenza. Inizialmente Carlo non vuole tornare a Parigi, ma dopo un anno e mezzo

vi entra trionfalmente nel 1437. Nonostante i festeggiamenti per il suo arrivo, Carlo torna a

Bourges dopo 3 settimane e continua ad organizzare la guerra che scaccerà l’Inglese

dal regno di Francia.

Il suo successore Luigi 11°, resta lontano da Parigi ma ne riconosce l’importanza. Deve

sorvegliarla, e per farlo vuole utilizzare il castello di Vincennes, abbandonato dopo la

morte di Enrico. Da allora, la torre serviva solo da prigione. Ma Luigi vuole una dimora

meno austera, quindi si fa costruire nell’angolo sud ovest un padiglione ad un piano,

riapre il cantiere della cappella (stile gotico fiammeggiante). L’architettura difensiva non

va più di moda. Rimane solo la lotta contro Carlo, il duca di Borgogna, che viene vinta nel

1477. Luigi riesce quindi ad annettere la Borgogna alla Francia. Più che utilizzare

l’esercito, Luigi fa la guerra servendosi di trattati, eredità e alleanze. Suo figlio Carlo 8°

guarda altrove, vorrebbe prendere il regno di Napoli e decide di varcare le Alpi.

QUALE FU IL RUOLO DEL CASTELLO DI VINCENNES? Nel 1661 il cardinal Mazzarino,

primo ministro di Luigi 14° era molto malato: l’aria di Parigi non gli faceva bene, così fu

trasportato al castello di Vincennes. Anche la corte si trasferì lì, dato una parte del

Louvre era bruciata. Presto la passione per Versailles fece distrarre Luigi 14°. Sotto la

rivoluzione il castello divenne un arsenale, mentre nel 1948 vi si stabilì il Servizio storico

della Difesa. Nel 58 il generale de Gaulle considerò di insediare il cuore del potere

repubblicano in questo castello, ma finì per rinunciare. Nel 95 fu chiuso il torrione

militare perché stava per crollare. 12 anni dopo fu restaurato e aperto al pubblico.

16° SECOLO – PALAIS ROYAL MUSEE DU LOUVRE

Uscendo da questa stazione basta guardare il Chiosco dei Nottambuli per capire che si

ha a che fare con l’arte. Questa variopinta opera di Othoniel provocò molti dibattiti, così

come le edicole agli ingressi della metro in stile art nouveau ideate da Guimard.

Questa stazione conserva ancora un’entrata di Guimard sulla piazza del Palais Royal. Il

nome della metro comunque trae in inganno. Il Palais Royal non è il Louvre, ma la dimora

fatta costruire da Richelieu per restare vicino a Luigi 13°, che risiedeva al Louvre. Dopo la

morte del cardinale e del re, la reggente Anna d’Austria volle scegliersi una nuova

residenza, poiché non le piaceva l’austero Louvre. Nel 1644 si trasferì nell’ex dimora di

Richelieu, Palais Royal, coi figli, il futuro Luigi 14° e Filippo d’Orleans. Oggi nel palazzo

si trovano il Consiglio di stato, nel corpo principale e nell’ala destra il Ministero della

Cultura. Il Teatro del Palais Royal è uno dei più belli di Parigi. Il Louvre è il centro

pulsante del 500. Nella Cour Carrée ci sono tracce di un pozzo sul pavimento, che

indicano l’antico torrione della fortezza. Il Louvre divenne il più grande edificio della

capitale e il più splendido museo grazie alle sue collezioni, e tutto questo grazie a

Francesco I. i lavori da lui intrapresi durarono 3 secoli, terminando con Napoleone 3°.

H, K, HHH, HDB – COME LEGGERE IL LOUVRE? Tutti i sovrani che contribuirono ad

abbellire il Louvre apposero la firma sulle modifiche apportate. Le H simboleggiano Enrico

2°, HDB è Henri de Bourbon, cioè Enrico 4°. La K indica re Carlo 9°. La Cour Carrée fu

iniziata da Luigi 13° insieme all’ala Sully. La A e la L intrecciate indicano Luigi e la sua

sposa Anna d’Austria. Alla fine il tutto fu completato da Luigi 14°. LB indica Louis de

Bourbon. Per quanto riguarda il palazzo, il Re Sole voleva un ingresso orientato verso

la città per far sentire ai Parigini la sua potenza. Perrault fu incaricato di costruire il

sublime colonnato che si trova di fronte alla chiesa di Saint Germain l’Auxerrois.

L’insieme non verrà terminato, poiché Luigi 14°, preso da Versailles, non si interessava al

Louvre. Solo nel 1811 i lavori vennero ripresi e terminati. Costeggiando la Senna, si nota

un lungo edificio perpendicolare al fiume, che prolunga il palazzo: è la Piccola

Galleria, voluta da Caterina de Medici per unire il Louvre al palazzo delle Tuileries che si

stava facendo costruire. Oggi il piano terra e il primo piano, che ospita la galleria d’Apollo,

sono testimonianze della magnificenza degli appartamenti reali. La Grande Galleria che

costeggia la Senna in direzione ovest fu terminata sotto Enrico 4° (l’H e la G intrecciate

indicano Henry e Gabrielle). Sotto Luigi 13° qui si coniò la moneta reale, il famoso

luigi d’oro. A partire dalla Porta del Carrousel l’edificio che arriva fino al padiglione di

Flora è una ricostruzione di quello scomparso dopo uno smottamento del terreno. Le H di

Henri sono sostituite dalla N di Napoleone 3°. Il palazzo delle Tuileries, invece, non è stato

più ricostruito dopo essere stato incendiato nel 1871 da Comunardi. Il Carrousel, che

indicava l’ingresso del palazzo, è ciò che ne resta.

Nella Cour Napoleon oggi troneggia la piramide di vetro. In alto si stende una galleria

di statue dei grandi che hanno fatto la Francia. Dobbiamo a Napoleone 3° le costruzioni

che circondano il cortile per correggere il mancato parallelismo tra gli edifici che

costeggiano rue de Rivoli e il lato della Senna. Fu il primo imperatore a far aprire questa

rue de Rivoli coi suoi portici, inaugurando il secolo dei passages (19°) offerti ai

vagabondaggi dei parigini. A lui si devono gli edifici del Louvre che vanno fino ai

passaggi di Rohan. Dal passaggio di Rohan in giù i palazzi orientati verso rue de

Rivoli risalgono a Napoleone 3°.

Al museo si accede attraverso la piramide di vetro. Il Museo della Repubblica aprì i

battenti nel 1793, e oggi possiede quasi 350mila pezzi. Alcune sale sono state modificate

a causa della trasformazione del palazzo in museo, altre si sono mantenute. Ricordiamo la

camera da parata di Enrico 2° e la scala che porta dalla sala Enrico 2° a quella delle

Cariatidi. Da qui si vede la parte posteriore del coro della cappella di san Luigi. Questa

sala era quella del tribunale, contenente la tribuna in cui sedeva il re durante le feste.

Il trono si ergeva sotto l’arco centrale.

Francesco I, tornato a Parigi nel 1527, è reduce dalla sconfitta subita contro gli eserciti di

Carlo 5° in Italia. Fatto prigioniero, ha dovuto versare due milioni di scudi. Per

ringraziare i parigini di aver contribuito al riscatto, decide di stabilirsi al Louvre. Introduce

nel regno i lumi del Rinascimento. Torna dall’Italia pieno di tesori artistici e nuove idee.

Nel 1515 aveva inoltre riportato Leonardo Da Vinci con la Gioconda nei bagagli.

Fa abbattere il vecchio torrione del Louvre. Spariscono così la torre di guardia di

Clodoveo, la fortezza dei Normanni, la torre del conte di Parigi: è la fine del medioevo. La


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annam-90

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in teoria e traduzione specialistica
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher annam-90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Cultura francese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Majorano Matteo.

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