Primo secolo – L'île de la cité
L'île de la cité è definita la culla di Parigi. La stazione sembra un pozzo scavato nella città, ci si trova a oltre 20 metri sotto la Senna e una volta emersi dalla stazione della metro, ci si trova davanti ad un olivo senza olive. Sulla sinistra, si vedono le auto che scorrono da boulevard Saint Michel, mentre a destra quelle che arrivano in senso opposto da rue Saint Jacques. Tra queste due arterie si trova rue de Lutèce. Nel 52 a.C., nell’isola non c’è nulla della Lutezia descritta da Cesare. Egli era stato vago, descrivendola come la città dei Parisii, in cui era però stato soltanto per un giorno. Allude a questa città solo basandosi su voci/rapporti militari. Dove ci si aspetta di trovare la città dei Parisii, dunque, non c’è nulla. La stessa futura île de la cité è ancora divisa in isolotti, dove si trovano pochi tuguri e pescatori. Sulla riva destra si trovano le paludi e ad ovest una foresta. Sulla sponda sinistra, altre paludi più ciò che verrà poi chiamato Montagna Sainte Geneviève. Per trovare un agglomerato gallico piuttosto corposo, bisogna risalire il fiume in barca.
Le prime testimonianze di un’occupazione stanziale nel Neolitico, sono delle piroghe trovate dove ora c’è il villaggio di Bercy. Per trovare la Lutezia gallica, bisogna seguire per 5/6 leghe il corso della Senna, e quando il letto del fiume forma una curva quasi chiusa su se stessa, si può trovare un oppidum con strade, quartieri d’artigiani, zone residenziali, un porto. In gallico, si chiamava Lucotetia. Cesare invece chiamerà la sua conquista “Lutezia”, da lutum che vuol dire fango. La tribù che si è stabilita in questo punto per trarre il suo sostentamento dal fiume, venne dal Nord. Il fiume è una divinità, chiamata Sequana. Il fiume li fornisce di pesce, acqua per dissetarsi e coltivare, ma è anche una via di comunicazione.
Dove si trovava la Lutezia originaria?
Degli scavi effettuati nel 2003 hanno portato alla luce i resti di un importante agglomerato gallico sotto la città di Nanterre. Lì i Galli erano protetti dal fiume e dal monte Valeriano, ed avevano un duplice accesso all’acqua. Dunque, la prima Lutezia è sepolta nel cuore di Nanterre.
Verso il 3° secolo a.C. gli kwarisii, popolo celtico, divennero qui i Parisii gallici. Col tempo, cercarono di abbellire il proprio albero genealogico, definendosi discendenti dell’egizia Iside o di Paride che si era rifugiato sulla Senna. In quel momento, tuttavia, erano sotto il controllo romano. Roma impose loro una lingua e una cultura, si appropriò inoltre di certi miti e leggende per giustificare le mire espansionistiche.
Nel 52 a.C. i romani stanno per attaccare i Parisii, dunque la popolazione si allea con Vercingetorige, un capo arverno deciso a coalizzare le tribù galliche contro l’invasore. Cesare, quindi, decide di inviare il suo miglior generale, Tito Labieno, accompagnato da 4 legioni e una truppa di cavalleria. Tra i luteziani si scatena il panico, non sanno come difendersi. Decidono, dunque, di chiamare il vecchio capo Camulogeno, rispettato da tutti. Gli abitanti gli affidano la preparazione della controffensiva. Tuttavia, egli si ritrova a capo di un piccolo esercito male addestrato, con poche armi. Camulogeno, confidando nella buona sorte, allestisce la difesa e aspetta i romani non a Lucotetia, ma nei dintorni, tra le paludi attorno alla città.
Una volta arrivati i romani, inizia lo scontro, ma questi ultimi si trovano impreparati su quel tipo di terreno, al contrario dei galli; per questo, quando Labieno si rende conto di non poterli oltrepassare, ordina la ritirata. Folle di rabbia, vuole vendicarsi dei galli e va ad attaccare l’attuale Melun, un’altra città insediata in un’ansa del fiume. In quella che non sarà una vera battaglia, poiché gli uomini validi si erano uniti a Camulogeno, i romani riporteranno una magra vittoria, a seguito della quale andranno via, lasciando quella città devastata.
Labieno però non vuole ancora tornare da Cesare a mani vuote, senza aver conquistato Lutezia. Le truppe si mettono dunque in marcia sulla riva sinistra della Senna, oltrepassano l’ansa che ospita Lutezia e puntano a Sud, ritrovandosi di fronte alla città, assieme ad una flotta di una 50ina di barche. Camulogeno era stato però avvertito dai sopravvissuti di Melun. Per evitare l’accerchiamento, egli decide di bruciare città e ponti, abbandonando Lutezia per rifugiarsi poi lungo la riva sinistra della Senna, risalendo il fiume.
Le due fazioni giungono allo scontro, i galli sembrano quasi vincere ad un certo punto, ma arrivano a sorpresa 4mila mercenari che spazzano via i Parisii, anche se Lutezia è ormai distrutta.
I resti dei guerrieri galli
La battaglia si svolse sulla pianura di Garanella, diventata poi il comune di Grenelle, annesso a Parigi sotto il secondo impero. Il luogo della battaglia divenne il campo di manovre per gli allievi della Scuola Militare nel 18° secolo e fu chiamato Campo di Marte. Più tardi, nello stesso punto fu eretta la Tour Eiffel. Qualche mese dopo, tra le truppe di Cesare e quelle di Vercingetorige comincia lo scontro decisivo. Dopo una prima sconfitta, Vercingetorige ripiega sulle alture di Alesia (Borgogna) con un impressionante esercito a cui si sono uniti 8mila Parisii. I romani mettono sotto assedio la città ma si ritrovano in minoranza, quindi rinunciano all’offensiva. Tentano quindi di affamare i galli, accerchiando la città. Un esercito gallico, quando l’estate giunge al termine, arriva in soccorso, ma nonostante tutto non riescono a fermare i romani. Vercingetorige depone le armi ai piedi di Cesare, e tre anni dopo verrà strangolato nella prigione romana.
I vincitori decidono di ricostruire Lutezia, ma in un luogo diverso, in una posizione più favorevole alle comunicazioni. Nelle vicinanze del Campo di Marte, si trovano alcuni isolotti, e sul principale si trova un tempio che onora le divinità galliche. Incitati dai romani, i galli di Lutezia si radunano intorno al tempio. Gli isolotti, uniti ben presto mediante ponti, iniziano a formare una nuova città. Così la Lutezia gallo-romana, diverrà l’île de la cité. Come prima, i Parisii basano la loro vita sul fiume, impongono tasse ai viaggiatori che vogliono attraversare ponti o passare da una riva all’altra.
Lutezia diventa una città ponte. Nella cripta di Notre Dame si trovano i resti del primo lungofiume gallo-romano, del primo secolo. In seguito, il motto di Parigi (Fluctuat nec mergitur – beccheggia ma non affonda) richiamerà il retaggio di quel legame col fiume. Nel primo secolo, l’isola si articola già attorno ai simboli dell’autorità terrena e del potere celeste. A ovest c’è il palazzo delle autorità romane, ad est il tempio di Lutezia, abbellito ed ingrandito ed esteso agli dei romani. Questo monumento importante sorge proprio sulla Senna, dunque i nauti, corporazione dei battellieri, mostrano riconoscenza offrendo un pilastro di sostegno dell’edificio, una colonna con effigi degli dei galli ma anche romani. Il pilastro fu ritrovato nel 1711 durante alcuni scavi nel basamento di Notre Dame, fu restaurato tra il 99 e il 2003 ed ora è esposto nel museo di Cluny.
Secondo secolo – Place d’Italie
Ad oggi, questo luogo non è armonioso. Ma nel secondo secolo, era attraversato da una strada che portava a Roma. Bisogna ricordare che i romani avevano distrutto un’intera città, assieme alla sua cultura e alle sue tradizioni. Alcune tracce rimaste della Lutezia originaria vengono dagli stessi romani che nei loro scritti parlavano dei barbari sottomessi, anche se sempre in senso dispregiativo. Dipingevano infatti i Parisii come genti selvagge, dei bruti a cui Cesare aveva portato la civiltà. In realtà, i galli erano una civiltà sviluppata, con i suoi miti e i suoi dei, i suoi riti e varie leggende.
La nuova città creata dai romani fu dunque un centro modellato dal genio romano. Secondo l’autore, era da Place d’Italie che partiva la vera e propria strada che collegava la Gallia alla sua nuova capitale.
I galli sono da sempre gli antenati dei francesi?
No, poiché anche se sotto l’Ancien Regime, la storia di Francia iniziava nel 496 col battesimo di Clodoveo, primo re Cristiano dei franchi, dando ai regnanti un diritto divino, Napoleone Terzo cercò di provocare una rottura nell’impronta reale data all’impero. Scrisse dunque la Storia di Giulio Cesare, per restituire ai galli il giusto posto nella storia della Francia. Ordinò quindi degli scavi nel presunto insediamento d’Alesia, e vennero ritrovate delle monete galliche, due con l’effigie di Vercingetorige, altre romane, alcuni fossati e palizzate, una stele su cui si crede ci sia scritto “Alisiia”. In questo luogo venne eretta una statua di Vercingetorige.
I cambiamenti messi in atto a Lutezia, vengono rappresentati non solo da un’era di pace, ma dall’incremento edilizio. La Lutezia romana, non è soggetta ai capricci del fiume. Come Roma, sorgerà su un’altura, non sulle paludi. La pace romana, inoltre, fa sì che la città di Lutezia resti aperta, senza bastioni.
Nel secondo secolo, Lutezia è sede di piaceri, svaghi e distrazioni. C’è un grande anfiteatro, costruito tra la collina e il fiume, può ospitare 15mila persone sulle sue gradinate. La costruzione sfrutta la luce del sole nascente. L’anfiteatro è inoltre fatto di pietre scolpite, di colonne coperte di tegole, statue offerte all’adorazione degli dei. Un telone sui gradini ripara gli spettatori da sole e pioggia. Qui vanno inoltre in scena commedie, opere greche come Le Baccanti, giochi romani con bestie e gladiatori.
Da quando si gioca a bocce nelle arene di Lutezia?
Le arene di Lutezia furono distrutte nelle invasioni barbariche del 280, l’anfiteatro divenne prima un cimitero, poi fu interrato dopo la costruzione di un muro di cinta voluto da Filippo Augusto. Soltanto nel 1800, durante l’apertura di rue Monge, le arene tornarono in superficie. Il municipio non prestò importanza a quella scoperta, così intervenne Victor Hugo, che scrisse al municipio per ribadire l’importanza della riscoperta del passato, della conservazione delle arene. Il consiglio municipale decise quindi di sistemare uno spazio verde nelle arene, e la passeggiata venne aperta al pubblico nel 1896.
Nel secondo secolo, Lutezia era diventata un centro molto frequentato e popolato; la città si espandeva sulla riva sinistra. Sulla sponda destra, invece, non c’era granché: sulla futura Montmartre si ergeva un tempietto e qualche abitazione. Questa riva è soprattutto un cantiere aperto e una riserva alimentare, era ciò che permetteva la vita elegante dell’altra sponda. Nella nuova città, molti galli imitarono i romani e si trasferirono da capanne di paglia in edifici solidi. Città bassa e alta cominciano a somigliarsi. Nella parte alta ci sono soprattutto i romani, in quella bassa, i galli. La Lutezia bassa viene chiamata “CIVITAS PARISIORUM”, la città dei Parisii. In questa zona, la maggior parte dei mestieri sono legati al fiume.
È sulla riva sinistra che i romani cominciano ad edificare una città. Questa Lutezia, inoltre, verrà rifornita d’acqua, il che è una novità, poiché i galli si abbeveravano direttamente dalla Senna. Un bacino costruito a sud, distribuisce l’acqua tramite un acquedotto, di cui alcuni pezzi sono conservati nel museo Carnavalet. L’acqua scorre in città tramite tubazioni di terracotta o piombo che alimentano fontane e terme, che si possono ancora vedere nella cantina del ristorante Le Coupe-Chou. Le terme più importanti sono quelle di Cluny, il cui nome era “terme del nord”. Sono di derivazione romana, ma i Parisii parteciparono alla costruzione, poiché si resero conto di dover partecipare all’organizzazione e alla gestione della città.
Nonostante la partecipazione dei galli, l’architettura urbana resta romana, strade dritte si incrociano ad angolo retto, in alcune zone si susseguono spazi pubblici e ville patrizie. La via principale è il cardo massimo, che attraversa tutta la città alta e porta anche a quella bassa. Imboccando il cardo massimo si sale su ciò che sarà la montagna Sainte Geneviève. Qui si trova l’epicentro della città, il foro, uno spiazzo circondato da un porticato a colonne. Il muro di cinta è bordato da una galleria coperta, fitta di botteghe. Per realizzare questo cuore di Lutezia, la collina venne livellata.
Dov’erano il cardo massimo e il foro?
Oggi il cardo è la Rue Saint Jacques che si prolunga in rue Saint Martin. In questo luogo esisteva una strada ben prima dei romani e di Lutezia, era una via che veniva dalla Spagna. Le pietre romane di rue Saint Jacques sono scomparse, ma davanti alla chiesa di Saint Julien le pauvre, c’è un’antica lastra dietro il pozzo, ed è ciò che resta della più antica via di Parigi. Accanto, nello square Viviani, c’è l’albero più vecchio della capitale, una robinia piantata nel 1602 da Jean Robin, che le dette il suo nome. Sull’antico cardo, al 254 di rue Saint Jacques, c’è ancora un forno da vasaio. Sulla piazza della Sorbona, ci sono i resti di un pozzo appartenente a due alte case romane. Del foro, è rimasto solo un pezzo del muro di cinta al 61 di boulevard Saint Michel.
Secolo terzo – Notre Dame des Champs
Dall’uscita della metro ci si ritrova in boulevard Raspail. Di fronte c’è la statua del capitano Dreyfus, un po’ più avanti si nota la facciata rococò di Notre Dame Des Champs. In questi luoghi, non è facile trovare tracce di Lutezia. A metà del terzo secolo, la città diventa un centro tanto importante da far decidere ai cristiani di venire a evangelizzare il popolo. Qui erano adorate divinità sia galliche che romane. In Italia, il vescovo Denis vuole diffondere la fede a salvare le anime dal paganesimo. Egli chiede al vescovo di Roma di affidargli una missione di catechesi, ma quest’ultimo, preoccupato da altri problemi, per sbarazzarsi di lui gli affida il compito di convertire i galli, un popolo restio ai cambiamenti e attaccato agli idoli. Denis non si fa abbattere e con due compagni arriva a Lutezia nel 250 circa. Entrati in città rimangono sgomenti dall’abbandono del popolo verso i piaceri e i falsi dei, quindi si allontanano dalla città e nei dintorni iniziano a praticare un culto che nessuno ancora conosce. Grazie alla sua devozione, Denis riesce a convertire piccole folle, ma anche in questi luoghi i cristiani rischiano la persecuzione. Per proteggersi, entra in clandestinità e continua ad evangelizzare in una cava abbandonata. La prima messa furtiva è celebrata in un santuario sepolto, che ha preso poi il nome di Notre Dame Des Champs, in cui si gettano le basi del futuro cristianesimo.
Che fine ha fatto la prima cattedrale di Parigi?
La chiesa clandestina in cui Denis svolse la sua opera di catechizzazione fu la prima cattedrale della città. Per ritrovarla, usciti dalla metro bisogna risalire rue Notre Dame Des Champs; in fondo, si entra in rue Pierre Nicole. Stretto contro il muro di una scuola si erge un edificio in legno e cemento. Tramite una scala buia, si giunge nell’antica cava. Le volte sono state restaurate nel 19° secolo, ma ci sono testimonianze più antiche. Sotto una pietra tombale riposa san Reginaldo, morto nel 1220. La lunga navata continua fino all’altare dove si trova la statua di saint Denis. I resti della prima cattedrale di Parigi giacciono quindi nascosti sotto un parcheggio, poiché la cripta venne inglobata negli scantinati dell’edificio in costruzione. Questo luogo ha una storia molto ricca. Nel settimo secolo, la cattedrale clandestina fece posto a un oratorio. 100 anni dopo ad una chiesa e nel 12° secolo a un priorato. All’inizio del 17° secolo ci si stabilirono le carmelitane di Notre Dame Des Champs. La furia della rivoluzione devastò il convento, ma la cripta nascosta sotto terra scampò alla distruzione. Nel 1802 le suore ricomprarono il terreno e costruirono un nuovo convento che chiuse nel 1908. Gli elementi restanti sono: portale in pietra di un’entrata del convento, un oratorio racchiuso nei giardini privati di 37, rue Pierre Nicole, la cripta sotto il parcheggio al 14bis della stessa strada.
Altre tracce dei primi cristiani si trovano nelle catacombe, in cui si può accedere in place Denfert-Rochereau. All’epoca di Denis, questa necropoli occupava, sotto il cardo massimo, lo spazio lasciato dalle antiche cave. Questo luogo, detto feudo delle tombe, ha lasciato un ricordo, ovvero la scritta FDT (fief des tombes) al 163bis di rue Saint Jacques. La necropoli oggi visitabile fu creata nel 1785 per motivi di igiene. A quei tempi si trovava in periferia e doveva raccogliere le ossa delle chiese della capitale. Vi trasportarono i resti di 6 milioni di persone. La strada che conduce all’ossario è inoltre il basamento dell’acquedotto romano che portava l’acqua da Arcueil.
Nel 257, i legionari irrompono nella cattedrale sotterranea, arrestando Denis e i suoi compagni. I tre vengono condotti davanti al prefetto Sisinnio Fescennino, che a Lutezia rappresentava l’imperatore Valeriano. Anche il prefetto, come l’imperatore, non tollerava i disordini provocati dai cristiani. L’imperatore era infatti oggetto di culto, e chi non lo venerava veniva perseguitato. I cristiani sono quindi sospetti e ritenuti pericolosi per l’ordine sociale, poiché rifiutano la religione ufficiale e riconoscono solo Gesù. Il prefetto si mostra magnanimo, chiede dunque ai prigionieri di scegliere tra la morte o la sottomissione.
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