Le lingue pre-indoeuropee
Durante il periodo del neolitico, verso il 5000 a.C., la popolazione in Francia, ripartita soprattutto lungo le coste, raggiunse un numero cinque volte superiore rispetto al precedente periodo paleolitico. Da questo momento quindi si inizia a porre il problema dell’indo europeizzazione dell’Europa, ovvero l’origine della maggior parte delle lingue europee. Sembra che l’origine sia da cercare nelle steppe del sud-est della Russia attuale, nella regione di Kuban in Ucraina, dove nel quinto millennio si sviluppò una civiltà caratterizzata da una superiorità militare e specializzata in alcune arti quali la decorazione dei vasi. Era una società abbastanza avanzata che disponeva dell’aratro e che sarà la prima ad addomesticare cavalli nel 4500.
A partire dal III millennio si innescarono dei vasti movimenti di popolazioni, i "cordés", che imposero la loro lingua in quasi tutte le regioni d’Europa e l’estensione dell’aratro, dal 3200 verso l’ovest nei Balcani, nella Polonia, nella Germania, nella Scandinavia e nei Paesi Bassi raddoppia il movimento di propagazione linguistica confermando l’ipotesi “steppique” (delle steppe, ipotesi quindi secondo la quale l'indo europeizzazione dell'Europa abbia avuto inizio da tale popolo ucraino).
Un nucleo di lingue originarie dell'Ucraina si espansero dal 3200 a.C. nell’Europa centrale e in seguito verso l’Anatolia e nella restante Europa, ad eccezione della Haut Navarre che ha conservato la lingua basca, precedente a tutto l’idioma indoeuropeo. Questo movimento in direzione dell’ovest è provato anche da reperti di ceramica cordata (céramique cordée, tecnica utilizzata dai paesi ucraini per primi) trovati nel territorio attuale della Francia tra il 2200 e il 2000 a.C. Tuttavia la tesi secondo la quale il carattere indoeuropeo sia da attestare a queste popolazioni ucraino-russe è controversa.
Quello di cui possiamo essere certi è che verso l’anno 1000 a.C., al termine della grande migrazione iniziata nel III millennio, dei "Proto Celti", "Proto Latini" e "Proto Germani" svilupparono un medesimo fondo linguistico indo europeo riguardante regole grammaticali e parole. Precedentemente all'invasione celtica inoltre delle popolazioni molto sviluppate cominciarono a sfruttare suolo, foreste e costruire abitazioni lasciandoci un’eredità linguistica limitata alla toponimia, ad esempio per alcuni fiumi francesi.
Tali nomi si dividono in due insiemi: il primo comprende i nomi dei luoghi con radice "pre indo-europea", come ad esempio la radice "car", pietra, che non si trova in altre lingue indoeuropee (Saint-Martin-de-Caralp, dipartimento de l’Ariege) e presente persino in rare parole dialettali francesi come "carroc" (blocco di pietra nel dialetto del Béarn del sud della Francia) e "charron" (quarto di pietra nel dialetto alpino), il secondo i nomi di luogo con radice "pre-celtica", come ad esempio la radice "cuq", generalmente applicato a località situate in altura.
Dalle lingue pre-indoeuropee deriveranno quelle indoeuropee (presenza indoeuropee dal I millennio a.C) tra cui greco, celtico (lingua del Galli) e il latino, da cui si svilupperanno le lingue romanze.
Greci, iberici, liguri e germani di Gallia (epoca pre romana)
Quando i Romani conquistarono la Gallia trovarono un popolo con numerose differenze etniche, linguistiche e sociali e nonostante quello celtico fosse il più importante, erano sviluppati altri 4 gruppi di lingue principali: il greco, l'iberico e l'elemento aquitano, il ligure e il germanico.
In epoca pre romana nell'area geografica della Francia attuale vi erano popoli non indoeuropei (iberi e liguri) e popoli indoeuropei (greci, celti e germani).
Nel VI secolo, nel 620 a.C., dei coloni greci provenienti dalla città di Focea in Asia Minore fondarono la città di Marsiglia, la quale ebbe numerosi scambi commerciali con popolazioni celtiche, come testimoniato dal ritrovamento di un cratere greco ritrovato a Vix nella tomba di una principessa. Il periodo seguente fu molto prospero, come testimonia la nascita delle altre colonie Nizza, Antibes, Agde e Arles e comincia l'acculturamento mediterraneo dei Celti.
L'influenza linguistica di Marsiglia è tuttavia minore rispetto a quella culturale ed economica: la Linguadoca fu ellenizzata mentre nelle vicinanze di Marsiglia (città trilingue dove si parlavano principalmente greco, latino e gallese) e sulla costa veniva utilizzata la lingua greca. I Celti avevano invece preso in prestito l'alfabeto greco da una parte della Gallia corrispondente all'asse del Rodano.
Si apprende inoltre da Cesare che quando i Romani nel 58 a.C penetrarono nel campo dei celti Elvezi trovarono tavolette in lettere greche dove erano riportati i nomi di tutti gli emigrati, il numero di uomini che portavano le armi separatamente quelli di vecchi, donne e bambini, quindi i druidi gallesi si servivano delle lettere greche nei conti pubblici e privati.
Questa scrittura tuttavia non era comprensibile da tutta la Gallia: quando Cesare volle far pervenire una lettera a Cicerone nel paese di Nerviens senza il rischio che il nemico potesse decifrarlo usò i caratteri greci e inoltre il geografo greco Strabon vero il 19 a.C afferma che Marsiglia servisse come scuola per i barbari e che i Galli redigevano i loro contratti in greco.
L'ellenizzazione dei celti e la parte greca hanno tuttavia lasciato infime tracce nel latino dei Galli (che diverrà il francese) anche nella toponimia, ma ebbero una spiccata influenza culturale grazie a loro alfabeto e alle scuole di Marsiglia per i Celti.
Gli Iberici occuparono la vasta regione costiera estesa dall'Andalusia alla Linguadoca inglobando anche sud Meseta e valle dell'Ebro. La cultura iberica si è costituita a partire dalla prima età del ferro, verso VIII e VI secolo a.C., e la sua unità sarà il risultato dell’evoluzione delle principali culture regionali sotto una comune influenza.
L'integrazione della Linguadoca nella sfera culturale iberica è dovuta ai continui scambi commerciali: a partire dal VI secolo a.C. diversi prodotti originari della Spagna, come ceramiche dipinte e anfore, sono inviate verso il golfo di Lione da negozianti greci fenico-punici. La cultura iberica influenza l'ambiente, la metallurgia e l'architettura della Linguadoca ed è senza dubbio ugualmente per delle ragioni essenzialmente commerciali che le società della Linguadoca adottano parzialmente la scrittura iberica, una scrittura mi-sillabica e mi-alfabetica, a partire dal V secolo, come testimoniano inscrizioni epigrafiche su diversi supporti, il piombo inscritto e graffiti originari di Ensérune o Pech Maho.
La lingua iberica non è indo-europea: per lungo tempo si è creduto che nonostante l'appartenenza dei Baschi e dell'Iberia a gruppi etnici differenti, i baschi siano discendenti degli Iberici. La cultura iberica viene progressivamente cancellata dalla Linguadoca dopo la conquista romana e la creazione della provincia di Narbona nel 121 a.C., lasciando comunque tracce nella toponimia infatti molti nomi comuni iberici passati poi in romano e poi in occitano divennero nomi di luoghi (come artiga da cui prendono il nome Lartigue, Artigue, Artigues.., e il suffisso -os).
I Liguri occuparono la zona estesa da Marsiglia a Genes e oltre gli Appennini Liguri. Non si tratta di una popolazione omogenea ma di numerosi popoli autoctoni che stabilirono le loro prime abitazioni fortificate su alture durante l'età del bronzo, epoca in cui cominciò l’indo-europeizzazione dei Liguri attraverso l'infiltrazione di piccoli gruppi di guerrieri che imposero progressivamente la loro visione del mondo, i loro riti e la loro lingua.
Poco prima il 700 a.C. i primi navigatori greci strinsero contatti commerciali con gli Elysci di Narbona e con altre tribù tra Pirenei e Rodano. Gli abitanti delle antiche fortezze si spostarono lentamente verso il mare e vennero nominati "Liguses" dai greci. Quando i Foceni fondarono Marsiglia in territorio ligure, chiamarono Liguses le popolazioni a est e ovest del Reno ma tra 500 e 450 a.C. essi vennero sopraffatti dagli Iberici di Narbona: di conseguenza l'appellativo Liguses designava solamente le popolazioni a est di Marsiglia e solo dopo il 400 designerà esclusivamente i Liguri primitivi.
Tra 400 e 300 i primi Celti conquistarono il litorale mente tra 300 e 250 a.C. agisce una seconda ondata così che la celtizzazione si estende tra Pirenei e Reno. All'arrivo dei Romani i Liguri occupavano una grande parte della Provenza, a partire da Alpi e Isère fino al Reno e, come gli Iberici, hanno lasciato un'eredità principalmente toponimica (suffisso -oscu maschile e -asca femminile, nomi delle Alpi).
L'espansione celtica avvenne invece in due fasi: la prima fase fu nel IV secolo in Champagne, quando i primi Celti si distruibuirono in varie parti di Europa ed Asia durante la prima età del ferro, ed in seguito conquistarono rapidamente una vasta regione nella seconda età del ferro (480-50 a.C.) situandosi ad Arras, Amiens, Beauvais. La loro estensione verso l'Alta Provenza, la Linguadoca e l'Aquitania risale al IV-III secolo a.C.
Questo fu dovuto a diversi fattori tra cui ad esempio la sovrappopolazione di alcune regioni nord alpine, una struttura militare che favoriva le migrazioni, le forti ambizioni di conquista e la ricerca di un accesso sul mare. Dopo la grande fase di espansione, la cultura celtica della seconda età del ferro (nota come cultura de La Tène), si diffuse in gran parte dell'Europa, dall'Atlantico al Mar Nero, dalla Polonia all'Italia centrale fino ai Balcani, senza però poter essere considerata omogenea.
Elementi identitari celtici
Gli elementi per poter formare un'identità celtica nel IV e III secolo sono pochi e riguardano armamenti e modi di combattimento, ideologie guerriere e miti e racconti epici e leggendari, una mitologia propria, una struttura tribale della società e una comunità linguistica imprecisa ma con evidenti affinità linguistiche. La pressione dei Germani (che rimangono oltre il fiume Reno) che si spostarono dal 300 verso il sud, produsse un nuovo movimento migratorio che costrinse i Celti ad abbandonare tra 250 e 120 a.C. (periodo chiamata La Tène II) i loro territori situati al nord tra delta del Reno e foresta della Turingia.
Questo processo generò l'ultima ondata (2) occupazione celtica nell'Hexagone e i Belgi, valicarono il Reno in due fasi e durante la prima, nel III secolo, gli Atrebati si stabilirono a Arras (città a cui lasciarono il nome), gli Ambiani si stabilirono nei pressi di Amiens, i Bellovaci nei pressi di Beauvais e Breteuil e i Remi nei pressi di Reims, causando tutti insieme la migrazione dei popoli celti lì presenti. I Germani rimasero oltre il fiume Reno.
Nel II secolo a.C. una seconda ondata di Belgi si stabilì nel nord della Gallia e nonostante la spinta e l'infiltrazione dei Germani, conservarono la loro lingua celtica. Il carattere misto di queste popolazioni spiega la confusione degli autori antichi riguardo Belgi e Germani.
Conseguenze delle migrazioni
Prima dell'arrivo dei Romani sul Reno, alcuni tribù germaniche occidentali si stabilirono nelle regioni celtiche della Cisrenania mischiandosi con la popolazione dei galli. Nella prima metà del I secolo i celti dovettero misurarsi con le migrazioni dei popoli vicini per l'assalto lanciato dai Daci del re Burebista contro i Boiens e gli Illiri e l'immissione dei Germani con Arioviste in tribù gallesi per il controllo della Gallia scatenò dei grandi spostamenti delle popolazioni.
Roma si inquietò per la crescente minaccia di Galli e Germani sulle province vicine della Cisalpina e della Transalpine perciò nel 58 a.C., quando gli Elvezi progettavano di immigrare in masse verso la Saintonge, Cesare chiamato dai popoli alleati della Gallia centrale comincia una serie di operazioni militari che nel 52 condussero alla resa di una coalizione di popoli condotta dal capo Vercingetorige e nel 51 alla complessa pacificazione della Gallia.
Un secolo dopo, nel 295, Roma si lanciò alla conquista dell'Italia del nord, occupata dai Galli, ma solo nel 191 i Boiens si arrenderanno e la Gallia Cisalpina sarà interamente sottomessa. Tuttavia tra i Galli e il mondo mediterraneo i contatti erano pacifici e a partire dalla 2 metà del II sec a.C. si sviluppa un commercio internazionale tanto da formare una zona monetaria ("zona euro" con moneta comune greco-celtico-romana) e da far modificar ai Galli il valore della loro moneta per allinearsi con quella romana. Già prima della conquista di Cesare una zona economica dotata di una moneta comune o comunque immediatamente cambiabile univa l'Italia e la Transalpina a numerose tribù galliche (Eduens, Séquanes, Lingons..).
L'influenza mediterranea riguarda anche la sfera politica ed istituzionale: accanto ai regimi tribali tradizionali e alle grandi monarchie appaiono regimi oligarchici dove il magistrato supremo è designato ogni anno per elezione (come ad esempio tra gli Eudeni). Dei rappresentanti di vecchie famiglie nobili importano la cultura mediterranea, come ad esempio il druido Diviciac, ospite di Cicerone nel 61 a.C. per studiare l'urbanesimo a Roma.
Percorso verso una nuova cultura
La pacificazione a partire dal 125 a.C. della Gallia centrale e la creazione della provincia Transalpina favorirono la trasformazione della società gallese durante il I sec a.C.: la maggior parte delle innovazioni economiche politiche e culturali toccarono inizialmente i popoli della Gallia centrale che intrattenevano delle relazioni privilegiate con i Romani, come gli Eudeni, dichiaratisi poi come "fratelli dello stesso sangue"; le popolazioni più settentrionali, come ad esempio Belgi, sono meno toccati dall'influenza romana.
La cultura celtica invece continua per molto tempo a definirsi in opposizione a quelle mediterranee ed un tratto di forte divergenza è nell'uso dello scritto: sebbene nel VI secolo i Celti conobbero l'uso della scrittura, non la utilizzarono mai se non per contesti marginali e i Druidi si opposero fermamente all'insegnamento scritto delle tradizioni condannando i Galli e la loro cultura, anche se alcuni imitavano il modello romano (Diviciac).
Accanto al rifiuto di una tradizione culturale scritta, la diversità della lingua gallese è spesso avanzata per spiegare la sua resistenza presumibilmente debole verso il latino. Gli specialisti hanno mostrato una tendenza ad attenuare questo elemento ripreso direttamente dalle prime frasi della "Guerre des Gaules" di Cesare, dove afferma che la Gallia sia divisa in 3 parti differenti ossia Belgi, Aquitani, e il popolo che nella loro lingua si chiama "celtico" mentre in quella dei romani "gallico", e questi popoli differiscono tra loro per lingua, costumi e leggi. Si pensa che la lingua fosse unita e senza enormi differenze dialettali, ma comunque il celtico sparirà a profitto del latino.
Si pensa che la lingua gallica fosse unita ai confini del dominio gallico e come tutte lingue abbia conosciuto variazioni nel tempo e nello spazio: Lambert ammette l'esistenza di numerosi fasi cronologiche nel gallese, soprattutto sul piano fonetico, ma riconosce la difficoltà di precisare l'epoca in cui si attua il passaggio da gallese antico a tardivo. La forma antica del gallese sarà rappresentata da iscrizione gallo greche del II-I secolo a.C mentre la forma tardiva da inscrizioni gallo latine nel I secolo a.C. Alcuni vedono una differenza dialettale tra le zone gallo-greche e gallo-latino, ma l'insieme delle risorse presenti non consente di dare una risposta definitiva e l'esame linguistico delle tracce di gallese non stabilisce la differenza dialettale all'interno del gallese.
Il frazionamento politico, istituzionale e religioso del mondo celtico non ebbe corrispondenza a livello linguistico. Risulta difficile spiegare perché san Girolamo affermò che la lingua di Trévires fosse la stessa dei Galati d'Oriente se non si ammettono differenze dialettali considerabili all'interno del dominio gallico: l'unità del gallese permette di spiegare perché la sua sparizione non fu né brutale né facile. Bisogna ammettere delle variazioni ai margini, provocate dall'influenza del germanico sul celtico con le popolazioni Belghe, ma queste disparità non devono condurre a sottovalutare l'unità della popolazione dei Galli, di cui l'omogeneità etnica e linguistica è incontestabile.
Il territorio conquistato dai Romani racchiude quindi Greci, Liguri Aquitani, Iberici e i Germani del Reno e Galli e Celti, unificate per prevenire infiltrazioni germaniche, e il gallese nonostante la frammentazione in dialetti era piuttosto omogeneo. Questa coerenza fu rinforzata inoltre dalla conquista di Cesare, che per il ritmo e l'estensione impose la nozione di Gallia (con la limitazione al Reno). Il progetto di assicurarsi delle regioni celtiche fino al Reno per prevenire infiltrazioni o invasioni germaniche provocò l'unione di queste tribù celtiche creando quella che gli storici chiamano "nazione gallese".
La Gallia parla latino (conquista romana)
La descrizione del processo di penetrazione e adozione del latino in Gallia implica la presa in conto di almeno tre dimensioni, quella geografica, sociologica e cronologica, che rimangono tuttavia poco conosciute singolarmente. La latinizzazione, ossia l'adozione della lingua romana, è legata fortemente alla romanizzazione, con cui si indica invece l'adozione della civiltà romana.
La romanizzazione fu il primo motore della latinizzazione, ma la latinizzazione ha permesso una romanizzazione in profondità nella Gallia. La latinizzazione ebbe differenti ritmi nelle varie regioni e la differenza cronologica tra la conquista della Gallia Transalpina e quella delle Tre Gallie ebbe delle ripercussioni sulla storia linguistica del paese. La conquista della Gallia da parte dei Romani avvenne in due tappe: prima della fine della 2 guerra pun...
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