Capitolo 5
La letteratura dell'epoca delle 5 Dinastie e della dinastia Song
Caratteri generali
-
L'unità politica dell'impero andò perduta con la caduta dei Tang. La Cina venne divisa per la seconda volta: invase dai barbari le regioni settentrionali, il centro politico, economico e culturale si trasferì a sud dello Yangzi. Questa volta l'unità dell'impero fu ricostruita dopo appena mezzo secolo.
-
A sud dello Yangzi si formarono dei regni indipendenti, i più ricchi e potenti furono: Wu Yue a oriente, che controllava i commerci di tutta la Cina; Shu a occidente, maggior produttore di tè e sale.
-
Con la dinastia Song (970-1279) la Cina riconquistò l'unità nazionale e godette di una notevole prosperità economica. Le due capitali, Kaifeng prima, Hangzhou dopo, furono due grandi centri di cultura cui partecipavano larghi strati della popolazione. Le religioni (buddhismo e daoismo) venivano tollerate ma non protette come ad un tempo, poiché le classi dirigenti incentravano il proprio pensiero sul confucianesimo, lasciando il culto della religione al popolino ignorante e superstizioso.
La prosa
-
La campagna per l'impiego dello stile libero nella prosa, cominciata durante l'epoca dei Tang da Han Yu e Liu Zongyuan, fu continuata dai maggiori autori dell'epoca Song: Ouyang Xiu (1007-1072), Zeng Gong (1019-1083), Wang Anshi (1021-1086) e Su Shi (1036-1101).
-
Ouyang Xiu è considerato il caposcuola dei prosatori dell'epoca Song. Adottò uno stile improntato su criteri di chiarezza e semplicità. Ricoprì varie cariche amministrative ma ha affidato la sua fama ad alcuni componimenti: il Qiusheng fu (il fu della voce dell'autunno) e lo Zuiweng ting ji (Storia del padiglione del vecchio ubriaco). Il primo non ha nulla a che vedere con i fu dell'epoca Han; si tratta infatti di un componimento libero da schemi metrici, in cui rima e parallelismo della frase vengono adoperati con parsimonia (alcuni critici cinesi lo definirono come un wenfu -fu in prosa- per designare questo nuovo tipo di componimento). Nel secondo cercò di accreditare presso i posteri un'immagine di se stesso, come quella di un funzionario più interessato alla contemplazione della natura e al bere che alla trattazione delle pratiche di ufficio (“amici” come popolo del paese da lui amministrato).
-
Su Shi, nato in una famiglia di letterati, entrò ben presto nella carriera amministrativa. In politica non ebbe successo e tutta la sua carriera fu un susseguirsi di alti e bassi, di incarichi di corte e lunghi periodi in esilio (durante uno di questi periodi egli decise di assumere i due caratteri dong-oriente- e po -versante- come soprannome Su Dongpo). Su Shi non fu certo buddhista ma piuttosto un eclettico: confuciano (ma non troppo), e di una fede che partecipa in parte del buddhismo e in parte del daoismo (amore per la natura). Noto per la sua meticolosa cura della forma, il suo brano più famoso è intitolato Chibi fu (Il fu della roccia rossa), che descrive due escursioni alla roccia rossa, una parete rocciosa sul fiume Yangzi, nei pressi della quale nel 208 d.C. ebbe luogo una grande battaglia navale durante l'epoca dei Tre Regni.
-
Wang Anshi acquistò fama non solo come scrittore ma anche come uomo politico. Le sue teorie politiche erano talmente radicali, che quando volle metterle in pratica incontrò una opposizione tenace in tutti gli ambienti. Nominato primo ministro, fece emanare dei provvedimenti di riforma dell’amministrazione, del sistema tributario, dell’esercito e dei programmi degli esami statali, che presero il nome di Nuove leggi. La burocrazia condusse una sorda azione di sabotaggio contro questi e inoltre le riforme, per poter dare i loro frutti, avrebbero richiesto un lungo periodo di tempo, mentre invece rimasero in vigore solo per dieci anni dopo il ritiro di Wang Anshi a vita privata. A causa degli odi politici, anche l’opera letteraria di Wang Anshi fu variamente valutata. Egli fu scrittore assai fecondo, di grande erudizione, dallo stile brillante e portato alla polemica. Scrisse numerosi memoriali al trono, tra cui il famoso Wanyan shu (Il memoriale di decimila parole) in cui espose il suo programma politico a Renzong. Nei suoi saggi letterari egli trattò di preferenza questioni concernenti il governo dello stato.
Gli storici e gli eruditi
-
Durante l’epoca Song si sentì la necessità di una grande opera che riassumesse la storia della Cina. A quest’impresa si accinse Sima Guang che nel suo Zizhi tongjian (Specchio generale per servire al governo) in 294 capitoli, espose la storia della Cina dal 403 a.C. al 959 d.C. secondo il sistema annalistico, classificando gli avvenimenti per anni, mesi e giorni. Questo sistema è stato criticato perché l’esposizione degli avvenimenti viene ad esser spezzettata in una minuziosa cronologia; nonostante questi difetti l’opera resta uno dei capolavori della storiografia cinese. Essa è condotta su un’accurata ricerca delle fonti e scritta in uno stile semplice e vivace.
-
La grande opera di Sima Guang venne rielaborata da Zhu Xi, che nel suo Tongjian gangmu (sommario dello specchio generale) in 59 capitoli reinterpretò con spirito confuciano tutta la storia cinese. La sua opera fu tradotta nel XVIII secolo in francese dal De Mailla. Anche Yuan Shu rielaborò la storia di Sima Guang nel Tongjian jishi benmo (gli avvenimenti narrati dal principio alla fine) in 45 capitoli, ma invece di seguire l’ordine cronologico li espose nel loro sviluppo completo i principali fatti in tanti paragrafi.
-
Grazie all’invenzione della stampa vennero pubblicati cataloghi, dizionari, cronache, ecc. Ouyang Xiu raccolse le sue note di archeologia nel Jigu lu (Note su antichi documenti) in 10 capitoli, pubblicandovi i testi di antiche iscrizioni sul bronzo in caratteri arcaici e di lapidi. Li Fang compilò il Taiping yulan, in mille capitoli.
La poesia tradizionale
-
Vissuto sul finire della dinastia Tang, nell’epoca più triste e turbolenta di quella dinastia, Wei Zhuang (836-910) è il maggiore rappresentante del genere tradizionale della poesia shi in tutto il periodo di transizione, che va dai Tang ai Song; egli lasciò una raccolta di poesie shi molto famose. Anche lui, come molti scrittori, scrisse qualcosa di cui si pentì da vecchio: si tratta della poesia Qinfu yin (la ballata della sposa di Qin) un lungo componimento in versi di sette sillabe, nel quale il poeta descrisse un suo incontro con una giovane donna, profuga dalla città di Chang’an, devastata e saccheggiata dai ribelli e dalle truppe governative. La descrizione degli orrori della guerra implicava anche delle critiche alle truppe governative, che in un primo tempo avevano abbandonato la città ai ribelli senza opporre efficace resistenza per poi commettere anch’esse saccheggi ed eccessi al momento della riconquista. Tali critiche vennero rimproverate allo scrittore il giorno in cui l’ordine venne ristabilito e ciò spiega perché egli non fece pubblicare la poesia nella raccolta delle sue opere.
-
Molti furono i cultori del genere shi (Wang Anshi, Sima Guang, Ouyang Xiu, Zhi Zi) tuttavia per i critici cinesi i poeti dell’epoca Song non possono reggere il confronto con quelli Tang: la produzione poetica del genere shi era stata troppo abbondante durante la passata dinastia per permettere a questi poeti di dire qualcosa di nuovo. Ai versi manca qualsiasi ispirazione: gli argomenti trattati finiscono per apparire triti, ripetuti, già noti.
-
Lu You (1125-1209) uno dei più fecondi scrittori della letteratura cinese. Scrisse più di diecimila poesie, tutte ispirate all’amore per la natura, per i libri e soprattutto per la patria, che vedeva minacciata dai Mongoli. La sua poesia ricorda quella di Du Fu, ma con accenti ancora più virili: è in effetti l’unico poeta cinese che non assuma un atteggiamento querulo e passivo rispetto alla guerra.
La canzone ci
-
I contatti tra i cinesi e le popolazioni centro-asiatiche si intensificarono in seguito sia alla politica di espansione condotta dai grandi imperatori di quella dinastia, sia ai disordini susseguenti alla caduta di essa, e determinarono la diffusione della cultura cinese tra Turchi, Uiguri, e gli abitanti delle oasi del Tarim, nonché l’arricchimento di essa con nuovi elementi di origine straniera.
-
La musica cinese subì soprattutto l’influenza dei canti dei nomadi delle steppe e si ebbero così nuove poesie, dette ci, i cui versi si prestavano a essere cantati secondo l’aria della canzone straniera e che divennero assai popolari perché entrarono a far parte del repertorio delle ragazze sing-song nei locali di piacere. A ogni aria corrispondeva una determinata prosodia, ossia una struttura obbligata dei versi di cui i poeti dovevan tener conto, e che veniva designata col titolo della canzone originaria (Es. Yu meiren -la bella Yu-). I versi erano disuguali perché dovevano adeguarsi al diverso schema musicale. Col tempo le arie caddero in dimenticanza e restarono soltanto i titoli di esse e i corrispondenti schemi prosodici, di cui i poeti continuarono a servirsi per comporre degli ci, destinati a essere non più cantati ma semplicemente letti.
-
A Li Bai sono attribuiti i primi due ci della letteratura cinese, benché sia assai poco probabile che egli ne abbia mai scritto i versi. L’età dell’oro dello ci è l’epoca delle Cinque Dinastie, allorché la Cina era divisa in tanti piccoli stati, ciascuno dei quali possedeva una corte raffinata ed elegante. Argomento dominante è l’amore: un amore delicato e sensuale, espresso con allusioni letterarie, con contorti giri di frase, con espressioni popolari. È l’amore dei letterati e artisti per le cortigiane e le cantatrici e i cui principali episodi - l’incontro, il distacco, il litigio - hanno per sfondo il morbido paesaggio dello Yangzi (corte di Li Yu).
-
Li Yu (937-978) fu l’ultimo imperatore della dinastia Tang meridionale e regnò su un piccolo stato che aveva per capitale Nanchino. Artista e poeta finissimo, non era fatto per la politica; ma per sua disavventura si trovò a dover assumere gravi responsabilità di governo in un momento in cui tutti gli staterelli in cui la Cina era divisa crollavano uno dopo l’altro sotto i colpi di colui che sarebbe divenuto il fondatore della dinastia Song. Li Yu oppose scarsa resistenza e quando fu tutto perduto si arrese al vincitore. Egli, divenuto lo zimbello dei nuovi padroni, privato della libertà, tornò col pensiero al passato: alle gioie perdute, alla sua dolce terra a sud dello Yangzi, agli immensi giardini del palazzo imperiale e dal contrasto con la sua situazione presente egli fu indotto a scrivere poesie che sono tra le più tristi della letteratura cinese. La tradizione riferisce che egli fu accusato di complottare contro la sicurezza dello stato e fatto avvelenare nel 978. Il pretesto sarebbe stato offerto dalla poesia La bella Yu, in cui, con molta fantasia, si volle vedere un’allusione a una riunione tenuta nel suo alloggio dai suoi partigiani (“quando il vento di primavera entrava nella mia cameretta”).
-
La grandezza di Li Yu come poeta deriva dal fatto che si ispira alle due principali fonti della poesia universale: l’amore e il dolore; i suoi versi hanno una fortissima carica emotiva. Già con Li Yu era cominciato un processo di trasformazione dello ci, che da canzone d’amore, languida e sensuale, diventa uno strumento per esprimere altri sentimenti: il rimpianto per la perduta felicità, l’amicizia fraterna, l’amore coniugale, ecc. Esso subisce l’influenza del gusto dei letterati, che hanno trattato sempre l’amore con ipocrita verecondia: soltanto la diversa struttura metrica lo distingue ormai dalla poesia shi, che per contenuto i due generi sono ormai identici.
La novella
-
La trasformazione economica cinese, che aveva portato alla formazione di grandi centri urbani, fu una delle cause dello sviluppo di un nuovo genere letterario che, pur essendo classificato sotto il termine generico xiaoshuo, contrasta invece nettamente con quanto scritto fino allora in questo campo. Le larghe masse di popolazione dei grandi centri urbani erano desiderose di svaghi e passatempi di carattere culturale.
-
Queste loro esigenze vennero soddisfatte dai cantastorie di piazza, i quali raccontavano le loro storie secondo un ordine ben stabilito: cominciavano a recitare una poesia, poi raccontavano qualche aneddoto a mo’ d’introduzione, finché passavano alla narrazione della novella principale. Evidentemente il cantastorie rinviava la narrazione di quest’ultima fino al momento in cui intorno a lui si fosse radunato un numero sufficiente di ascoltatori. Gli argomenti prescelti erano dei più vari: storie d’amore, di fantasmi, di maghi; parabole buddhiste; narrazioni storiche e imprese cavalleresche; vite di personaggi famosi. I cantastorie non avevano alcun interesse a pubblicare manoscritti di cui si servivano e che erano detti huaben (testi da recitare).
-
È difficile però poter stabilire con esattezza se quei letterati si limitarono a raccogliere e pubblicare quei testi o se invece li rielaborarono, ora si intende ritenere che i testi originari dell’epoca Song abbiano subito durante l’epoca Ming una attenta revisione. Pertanto gli huaben che noi conosciamo sarebbero ben diversi dai primitivi brogliacci di cui si erano serviti i cantastorie Song. Fra le raccolte di huaben può essere citata la Qingpingshan tang huaben (Huaben della sala del monte Qingping), pubblicata tra il 1522 e il 1566 che comprende 15 novelle. Un’altra raccolta fu pubblicata nel 1915 da Miao Quansun col titolo Jingben tongsu xiaoshuo (Novelle popolari della capitale), basandosi su un manoscritto dell’epoca Yuan. Lo stile degli huaben dell’epoca Song viene ben illustrato dal testo a pg.217.
-
Altri huaben dell’epoca Song e Yuan sono a carattere religioso o storico e son considerati come le fonti dirette dei lunghi romanzi scritti durante le dinastie Yuan e Ming. A questo genere appartengono il Da Tang Sanzang qujing shihua (Shihua del viaggio di Sanzang della grande dinastia Tang alla ricerca di testi canonici) in 17 capitoli, che descrive il viaggio del famoso bonzo Xuanzang in India, e il Wudai shi pinghua (Storia delle Cinque Dinastie in lingua corrente), diviso in due parti. Dal primo è derivato il famoso romando Xiyou ji (Storia di un viaggio verso occidente) dell’epoca Ming, mentre il secondo è il prototipo dei numerosi romanzi storici della letteratura cinese.
-
Accanto agli huaben vi erano dei testi narrativi in prosa e in versi, detti zhugongdiao (sequenze modali). Le parti in versi erano destinate a essere cantate secondo determinate arie raggruppate in “modi” musicali. La sequenza modale più famosa è intitolata Xixiang (Canzone per strumenti a corda dell’ala occidentale del palazzo), è stata scritta da Dong Jieyuan, autore vissuto intorno al 1200, durante il regno dei Tartari Jin. L’importanza delle “sequenze modali” consiste nel fatto che da esse si sviluppò il teatro musicale dell’epoca Yuan.
Capitolo 6
La letteratura della dinasta Yuan
Caratteri generali
-
Dal 1279 al 1368 la Cina fu governata per la prima volta nella storia da una dinastia straniera, quella dei mongoli Yuan. I Mongoli, che avevano assoggettato tutti i popoli circostanti nel corso di una serie di rapide campagne coronate da vittorie fulminee, avevano creato il più vasto impero che fosse mai esistito. Mai come allora l’Estremo Oriente fu così vicino all’Europa, grazie alla “pax mongolica”. La straordinaria avventura dei Polo, di questi mercanti veneziani i quali riuscirono a effettuare il lunghissimo viaggio fino alla Cina muniti dei salvacondotti del Gran Khan, ne è la conferma.
-
Questo nuovo impero non fu apprezzato dai cinesi, i quali videro nel dominio mongolo soltanto l’odiosa tirannide di un popolo straniero. Pochi rispetto alla grande massa della popolazione cinese, i Mongoli furono costretti ad adottare una politica di separazione razziale per evitare di essere assorbiti. Divisero la popolazione della Cina in quattro gruppi: i Mongoli; ausiliari centro-asiatici; cinesi del Nord; cinesi del Sud. I Mongoli erano privilegiati: ai nobili erano riservate le più alte cariche pubbliche, mentre il popolo, organizzato militarmente, presidiava le grandi città. Anche gli ausiliari centro-asiatici godevano di particolari privilegi, perché erano gli intermediari di cui i Mongoli si servivano per governare i cinesi soggetti. All’ultimo gradino vi erano i cinesi del Sud: non potevano portare armi, non potevano cacciare, dovevano rispettare un coprifuoco, ecc. In compenso i Mongoli non toccarono le grandi proprietà dei ricchi latifondisti cinesi.
-
Gli esami statali furono soppressi nelle province settentrionali nel 1237, in quelle meridionali dal 1274 e da allora fino al 1313; i letterati cinesi furono costretti a ritirarsi a vita privata o ad accettare impieghi subordinati. Lo studio dei classici confuciani venne quindi trascurato, di conseguenza si verificò una decadenza dei generi tradizionali della letteratura coltivati dai letterati. L’epoca mongola si dimostrò originale in altri generi più corrispondenti alla lingua parlata, quindi meno ortodossi e più popolari: le canzoni, il teatro e il romanzo.
La canzone qu
-
Le invasioni tartare e mongole del XII e XIII secolo alterarono la composizione etnica della Cina del Nord, perché per sfuggire a esse parte della popolazione indigena cinese riparò a sud del fiume Yangzi.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Letteratura Cinese 2, prof. Ceresa, libro consigliato Leggere la Cina, Dutrait
-
Riassunto esame cultura e letteratura cinese 2, Prof. Meccarelli Marco, libro consigliato Storia del Giallo in Cina…
-
Riassunto esame Letteratura cinese, prof. Paoluzzi, libro consigliato Letteratura taiwanese, Passi
-
Riassunto esame Lingua e Letteratura Cinese, prof. Fracasso, libro consigliato L'Arte della Guerra, Sun Tzu