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Riassunto per esame di Pedagogia della persona, prof Amadini, libro consigliato "Infanzia e famiglia", Amadini Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Pedagogia della persona, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente M.Amadini: "Infanzia e famiglia", Amadini. Votazione: 30/30
Gli argomenti trattati sono i seguenti: L'infanzia oggi. I diritti dei bambini. Riconoscere l'infanzia come età della vita. Come far conquistare l'autonomia ai bambini. Tempo e spazio... Vedi di più

Esame di Pedagogia della persona docente Prof. M. Amadini

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ESTRATTO DOCUMENTO

Rossi Federica, feder.rossi@hotmail.it INFANZIA E FAMIGLIA, Monica Amadini

Per poter delineare una cultura pedagogica dell'infanzia il libro cerca di tracciare le linee, di condividere riflessioni che ci

permettono di costruire una vera cultura educativa, è quindi auspicabile una considerazione particolare da parte dell'uomo

nei confronti della propria stessa esistenza.

COSA E' REALMENTE L'INFANZIA?

“Per il solo fatto di essere stati bambini, l'infanzia abita in noi”, significa quindi che l'infanzia è una parte

 costitutiva del nostro essere e ha contribuito a farci essere quello che ora siamo. È una fase evolutiva che tutti noi

abbiamo vissuto.

“L'infanzia costituisce l'elemento più importante della vita dell'adulto: l'elemento costruttore” (M.

 Montessori). Ciò che siamo ora è fortemente determinato da ci che siamo stati nella prima fase della vita. È

nell'infanzia infatti che si gettano le basi della futura vita adulta di una persona.

I primi anni di vita sono determinanti per lo sviluppo della personalità adulta (es: si costruisce la nostra capacità di

attaccamenti, di creare legami/relazioni con gli altri).

CHI E' IL BAMBINO?

I figli rappresentano una risorsa di stabilità, di realizzazione e di integrazione per l'adulto, sono vitali per la costruzione

della sua debole identità.

La risposta indica il riferimento della nostra idea di uomo adulto, viene quindi chiamato in gioco il nostro modello

antropologico (la nostra idea di uomo) che varia secondo riferimenti culturali (es:in Africa il bambino è il bene del villaggio,

di tutti, qui invece un bambino è considerato solo figlio del proprio genitore).

Il BAMBINO "CULTURALE" è un soggetto che non può essere conosciuto a prescindere dal suo ambiente e dalla sua

comunità di appartenenza, la quale svolge una funzione strutturante per lo sviluppo del bambino, specialmente attraverso il

linguaggio.

La relazione educativa acquista funzione strutturante in tale prospettiva, così come una forte connotazione culturale, su cui

è importante che la riflessione pedagogica si interroghi.

La relazione con l'esterno è vitale per la mente umana, che funziona costruendo quelle che G.Bateson definisce MAPPE

PER IL TERRITORIO e al tempo stesso è provocata dalle dinamiche dell'ambiente, perchè non solo produce mappe in

modo unidirezionale, ma riceve stimoli da un ambiente biologico e culturale che è sempre in movimento.

Non si può però educare ricorrendo esclusivamente alle mappe: è necessario fare esperienza della vita dell'ambiente,

entrare in contatto con le cose, tanto a livello corporeo quanto mentale.

Dall'idea che si ha dell'infanzia, del bambino e quindi dell'adulto,

deriva anche la nostra idea di educazione.

STORIE D'INFANZIA OGGI

Sostare nei lineamenti dell'infanzia è il primo passo per riconoscerne l'esistenza reale, per permetterle di occupare uno

spazio nei pensieri adulti e per accoglierla secondo le proprie specificità.

La dispersione dell'agire umano rende difficile cucire i frammenti di vita in una progettualità esistenziale, specialmente nei

confronti dei più piccoli.

Fragili identità adulte, che vivono in un difficile rapporto con il tempo e con la memoria, stentano a dare continuità narrativa

ai percorsi esistenziali delle nuove generazioni.

Al fine di cogliere in modo realistico l'immagine del bambino, tra forze e limiti intrinseci che lo contraddistinguono, Cesare

Scurati indica la strada della CONDIVISIONE e del DIALOGO.

Esplicitare visioni del mondo e del divenire umano è fondamentale per ridefinire in modo intenzionale chi è il bambino e che

tipo di progetto educativo abbiamo su di lui.

Il significato etimologico di CONTESTO dal latino contexere, ossia unire-tenere insieme, rinvia ad una lettura dell0intero,

che poi dà significato alle parti. 1

Rossi Federica, feder.rossi@hotmail.it

Dobbiamo assumerci l'impegno di conoscere il bambino reale. Si deve quindi pensare:

1. Come viene pensata l'infanzia oggi?

Si pensa ai bambini come dei soggetti con un grande potenziale, anche se molto fragili. L'infanzia gode di tante opportunità

e c'è un forte investimento da un punto di vista materiale (es: giochi).

2. Come viene intesa la sua educazione?

L'educazione è intesa solo come insegnamento e quindi acquisizione da parte del soggetto di innumerevoli informazioni,

nozioni che egli non deve per forza interiorizzare, ma solo memorizzare.

3. Quali angosce ambientali ne condizionano lo sviluppo?

I fattori ambientali condizionano sicuramente lo sviluppo della persona creando in lei delle angosce (es: paura del buio,

dell'uomo nero, di correre e sporcarsi, tutte paure dovute alle paure eccessive dei genitori).

In questo assetto storico-culturale prende forma l'impegno educativo di tutelare l'infanzia da "angoscie ambientali" che

rischiano di condizionarne lo sviluppo, sollecitando invece letture complesse della realtà, dentro le quali accogliere e

acccompagnare con responsabilità i processi di crescita dei nostri bambini, dei bambini di tutta l'umanità.

Il primo impegno da assumere è quello di imparare a conoscere l'infanzia che abita il nostro tempo e i nostri spazi, di

riconoscere i bisogni, di leggerne le ferite ma anche le risorse, di ascoltarla e di ascoltarsi attraverso essa.

Tanto per cominciare bisogna uscire dalla denominazione al singolare, districando il garbuglio creatosi a causa di una

radicata contraddizione tra la proclamazione della centralità dell'infanzia e una sostanziale disattenzione verso le reali

esigenze di sviluppo dei bambini e delle bambine.

ZERUYA SHALEV → “Il bambino della mamma”

Adam, figlio unico cresce sentendosi dire lodare dalla mamma, e fin da piccolo cresce con questi messaggi, di essere il più

bello, il più forte, ecc. Ma nel momento in cui va all'asilo il suo mondo crolla, perchè scopre di non essere il più bravo a

disegnare o il più veloce a correre.

"Ma più di tutto Adam teme una cosa: se la sua mamma scoprirà che lui non è il bambino

più intelligente, più alto e più bello, non gli vorrà più tutto il bene del mondo".

→ L'eccessivo investimento (aspettative) porta angoscia nel bambino, ossia la paura di non essere più accettato dalla

propria madre.

PROCESSI CHE POSSONO CONDIZIONARE LA CRESCITA DEI BAMBINI:

"In un mondo modellato da adulti e per gli adulti, secondo aspettative adulto centriche, risulta arduo portare a buon fine il

compito-desiderio di essere e rimanere bambini".

L'infanzia subisce anche le scelte che sono state fatte a livello urbanistico (es:togliere le aree verdi). → Si parla

infatti di urbanizzazione selvaggia. (es: disegno di bambini sul percorso casa-scuola).

Metamorfosi della famiglia (es: aumento di divorzi).

I mass media e le nuove tecnologie → per vedere la rappresentazione che il bambino ha del mondo viene messo

in relazione con i nuovi mezzi di comunicazione.

La recessione economica → vengono meno le risorse economiche e ciò significa tagli all'istruzione e all'infanzia.

Lo sfruttamento → ad esempio i bambini militari in Africa, o lo sfruttamento sessuale ma anche lavorativo

(modelli, attori, cantanti).

Il maltrattamento → è un fenomeno aumentato con la crisi economica, che porta depressione e dipendenze, e di

tutto ciò ne fanno le spese i bambini.

Non è solo fisico, ma anche psicologico, nel momento in cui si ignora il bambino o lo si umilia.

Ma si parla anche di maltrattamento nel senso di ipercura, di eccessivo controllo della vita del figlio.

Violenza assistita = assistere ai comportamenti violenti da parte degli adulti, anche se non è egli stesso la vittima.

Il trauma emotivo infantile nelle sue diverse articolazioni è un fattore ostacolante i normali processi dello sviluppo evolutivo,

ostacola lo sviluppo del Sè, e impoverisce la personalità. 2

Rossi Federica, feder.rossi@hotmail.it I DIRITTI DEI BAMBINI

Nel corso degli anni sono state varate alcune Convenzioni che valgono come piattaforma per richiamare le responsabilità di

quanti condividono la tutela del pianeta infanzia e sono essenziali, perchè un numero esorbitante di bambini nel mondo è

ancora vittima di fame e guerra.

L'infanzia rappresenta un tesoro prezioso che merita il più grande amore e rispetto.

DIRITTO ALLA VITA:

Il primo inalienabile diritto è IL a troppi bambini non è dato il diritto di nascere perchè troppi

adulti non danno forma a questo radiale senso di responsabilità verso la vita che germoglia e verso il prender forma del

percorso esistenziale di una nuova creatura.

Ampia diffusione ha avuto anche la formulazione proposta da G.ZAVALLONI.

1. DIRITTO ALL'OZIO.

2. DIRITTO A SPORCARSI.

3. DIRITTO AGLI ODORI.

4. DIRITTO AL DIALOGO.

5. DIRITTO ALL'USO DELLE MANI.

6. DIRITTO AD UN BUON INIZIO.

7. DIRITTO ALLA STRADA.

8. DIRITO AL SELVAGGIO.

9. DIRITTO AL SILENZIO.

10. DIRITTO ALLE SFUMATURE.

L'intreccio tra bisogni esistenziali, diritti educativi e azioni formative permette di esplorare gli orizzonti

pedagogici che dischiude la condizione infantile odierna, tra nuove e vecchie povertà, tra inedite e

immutate istanze pedagogiche.

La società educante deve poter tradurre in una rinnovata trama paideica il tema dei diritti dei

bambini, inteso come appello deontico rivolto al mondo adulto.

DAR DIRITTO DI PAROLA ALL'INFANZIA

DIRITTO DI PAROLA.

È una possibilità di ridare parola ai bambini per esprimere le proprie idee e i propri bisogni.

Assistiamo a un'appropriazione da parte degli adulti dei discorsi dei bambini; gli adulti sono talmente invasivi nei confronti

dell'infanzia, che si assiste a un processo di colonizzazione del bambino (adultizzazione).

Un educatore si deve chiedere: “di cosa ha bisogno?” per riuscirci però egli deve ascoltare i bambini e non fare discorsi e

progetti sui bambini. Il primo diritto dei bambini è il riconoscimento dello stesso, ossia vedere in lui non un adulto in

miniatura o il protagonista delle mie aspettative, ma un solo bambino.

DIRITTO ALLA SIGNIFICAZIONE.

Riguarda la capacità che hanno tutti i bambini di riuscire a dare un senso alla realtà, ossia a costruire un modo di

significato.

Obiettivo dell'agire educativo è quello di aiutare i bambini a dare significato a ciò che provano e osservano, a trasformare in

discorso l'uso delle parole, ad assegnare significato alle cose.

Il bambino per essere custodito nella propria differenza e riconosciuto altro rispetto all'adulto, deve poter accedere al senso

di ciò che lo circonda, dando significato anche alla sua presenza nel mondo. Non rispettare il senso che egli conferisce alla

realtà equivale a calpestare la sua fatica e la sua gioia di costruire un mondo di significato.

DIRITTO AD UNA VITA EMOTIVA.

L'intervento educativo si colloca sull'ascolto e sulla codifica dei bisogni, sulla capacità di coglierli e dare loro un nome. A

questo diritto si correla quello di poter vivere in modo adeguato i propri sentimenti, la qual cosa implica l'attenzione del

mondo adulto verso i sentimenti presenti e a quelli assenti dalla vita quotidiana.

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Rossi Federica, feder.rossi@hotmail.it

Si deve porre l'attenzione a 3 aspetti:

Imparare a riconoscere le emozioni dei bambini.

• Se partiamo dal presupposto che i bambini abbiano una vita emotiva, dobbiamo permettere ai bambini di poter

• sperimentare ed esprimere le proprie emozioni. Come educatore dobbiamo lasciare sfogare i bambini, ma

soprattutto aiutarli a codificare ciò che provano.

Permettiamo quindi ai bambini di conoscere le proprie emozioni e non essere in balia delle stesse, trovando delle

• modalità non distruttive o lesive di esprimerle.

Prendersi cura del sentire del bambino non significa tuttavia solo muovere dalle emozioni, per conoscerle e conoscersi: è

necessario un processo di elaborazione.

Non è sufficiente che il bambino esperisca e racconti le sue emozioni, affinchè poi queste prendano a strada del

sentimento. Egli va guidato ad accedere al significato e alla dimensione etica delle medesime.

DIRITTO ALL'UNICITA'.

La definizione della propria originalità non tende tanto a una totale differenziazione e separazione dagli altri, dal mondo

delle cose, delle regole e dei valori, ma mira all'affermazione della propria unicità in quanto persone che si relazionano con

un mondo di uomini e di significati.

Non è scontato perchè capita che i bambini siano portatori delle aspettative degli adulti. Il bambino ne ha bisogno perchè il

primo passo per riconoscerlo viene da fuori: per capire che sono unici e irripetibili abbiamo bisogno che ci siano degli adulti

che valorizzano la loro unicità.

Si deve permettere che i bambini scoprano che cosa sono capaci di fare attraverso la scoperta di essere un “centro di

iniziativa”, e quindi facendoli mettere così in gioco le loro potenzialità/capacità.

Il bambino deve avere la possibilità di esprimersi e mostrare quello che sono in grado di fare; ma l'adulto non ha il tempo di

far acquisire al bambino alcune capacità (es: allacciarsi le scarpe).

DIRTTO ALLA FANTASIA.

Va garantito affinchè prendano forma i processi di simbolizzazione dei bambini e trovi sostanza la loro ricerca di significato.

Il mondo della fantasia va protetto e coltivato poichè è in esso che i più piccoli esprimono la propria creatività ed elaborano

le dinamiche delle vita.

È importante nell'infanzia perchè circa fino ai 6-7 anni rappresenta il loro modo di elaborare la realtà.

È lo strumento attraverso cui elaborano la realtà, per noi è una fuga dalla realtà, ma invece è lo strumento che i bambini

usano per interiorizzare ciò che li circonda.

Il bambino decifra le dinamiche della vita.

Successivamente attraverso il gioco esprimono la loro fantasia e fanno capire che dinamiche stanno vivendo.

Come aiutare in questa elaborazione? → La lettura della fiaba che offre un contesto per elaborare la realtà, il bambino

elabora certe emozioni e situazioni senza che davvero gli accadano (es: l'abbandono in Pollicino) perchè i bambini i

raffigurano nei personaggi.

Le fiabe permettono quindi l'identificazione e la loro proiezione a lavorare sugli spazi di narrazione. (meglio se sia

raccontata piuttosto che guardata in DVD, perchè ognuno ha la propria rappresentazione della fiaba).

Coltivare la fantasia attraverso la narrazione significa promuovere la capacità di adattamento del bambino al mondo che lo

circonda.

DIRITTO AL GIOCO.

Attraverso il gioco si mette in atto un processo di progressivo adattamento alla realtà, nella ricerca di un equilibrio tra rischio

e sicurezza, difendere ed attaccare.

Il gioco rappresenta una modalità di interazione con la realtà che possiede una finalità pedagogica.

Ha molte funzioni: può essere una attività preparatoria, ossia ad esempio giocano a fare i grandi.

È considerato la ricapitolazione delle funzioni catartiche (ha la funzione di liberare ed esprimere gli aspetti più quotidiani

della vita). Rappresenta anche un esercizio fisico e intellettuale.

Ha una finalità regressiva → importante perchè i bambini quando si trovano a vivere momenti difficili, usano il gioco per

ritrovare un po' di sicurezza perchè ritorna a un momento della vita in cui si sentiva bene (ritrova delle certezze).

Ha inoltre una funzione catartica e liberatoria, permette quindi di sfogare le emozioni e canalizza anche l'aggressività.

→ Gli ambienti del gioco però sono fortemente strutturati e precodificati, a scapito di una reale possibilità di giocare

secondo i criteri autentici del gioco. 4

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GIOCATTOLI : Sono da intendersi come mezzi per arricchire lo sviluppo del bambino nelle sue varie dimensioni. Devono

lasciar spazio alla creatività e a nuove forme di manipolazione, all'iniziativa e alla tendenza esplorativa. Devono soddisfare

anche esigenze affettive e sollecitare lo sviluppo sociale.

R.Farnè riflette sul fatto che oggi ogni parte della vita adulta è soggetta ad una versione giocattolo, e il mondo adulto

mostra un'attenzione ed una disponibilità particolare nella scelta e nell'acquisto dei giochi, che tuttavia non trova poi un

corrispettivo nella disponibilità concessa a giocare con i bambini.

DIRITTO A STARE CON SE STESSI.

Il bambino ha bisogno di poter godere di spazi propri per coltivare una sana solitudine. Una solitudine che permette di

elaborare comportamenti personali e creativi, e che si esercita nella riflessività, coltivando l'interiorità.

I bambini hanno bisogno di essere educati a riflettere anche su se stessi e sul proprio modo di essere: è un'importante

occasione formativa per elaborare una coscienza di sè e un profilo identitario ben strutturato.

Potremmo affermare che certamente l'infanzia oggi ha bisogno di essere "svelata" e poi "rivelata".

Se l'atto dello svelamento dell'infanzia ne mostra l'originalità e la specificità, il rivelare permette di proteggere tale unicità.

Il rivelare l'infanzia è un proteggerla dagli sguardi invadenti e dagli approcci intrusivi.

PER UN RICONOSCIMENTO DELL'INFANZIA COME ETA' DELLA VITA

Ogni cultura è caratterizzata da valori, atteggiamenti, aspettative, proiezioni e immagini dell'infanzia difficili da decodificare,

ma indispensabili affinchè la cultura stessa possa esistere.

Tracciare i profili dell'infanzia oggi non assolve solo al compito educativo di descrivere-denunciare, ma vuole essere anche

un punto di partenza per delineare in prospettiva pedagogica altre immagini di infanzia.

Si pone l'esigenza pedagogica di recuperare il valore dell'infanzia, valutandola come età della vita essenziale per il farsi

dell'uomo e della società.

Bisogna mettere da parte una visione di tipo individualistico, centrata sul singolo bambino, per pensare in prospettiva

umana, ossia guardando all'infanzia come ad una componente strutturale della società umana.

Pensare l'infanzia significa far convivere la dimensione del sapere con quella

dell'esperienza, decifrando immaginari e desideri adulti in modo riflessivo,

per cogliere le autentiche condizioni di sviluppo necessarie all'infanzia.

Il processo di sviluppo presenta alcune costanti:

CONTINUITA' → è dato cogliere il processo di sviluppo come un continuum dinamico, in cui gradualmente il

• soggetto acquisisce nuovi modi di essere che trascendono i precedenti, senza tuttavia annullarli.

Permette di avere uno sguardo più "ecologico" rispetto alle diverse età della vita, che non si annullano nel divenire

dell'uomo, ma permangono nella specificità.

DIREZIONE → (es: dal generico allo specifico, dal semplice al complesso). Già nell'infanzia sono quindi presenti

• strutture evolutive e potenzialità, che attendono una progressiva differenziazione e direzionalità.

VARIAZIONI → sono cambiamenti del ritmo di crescita e designano il fatto che va riconosciuta l'esistenza di

• mutamenti nella modalità di accrescimento e maturazione.

Il sapere che nasce dall'esperienza e dall'osservazione interpretante restituisce altresì l'immagine di un bambino

competente sotto diversi profili relazionale, cognitivo, emotivo.

Occorrono quindi educatori in grado di ascoltare i bambini, di percepire attraverso i loro particolari linguaggi le richieste ddi

protezione, di cura e di autonomia.

L'impegno di risignificare i messaggi di cui è custode l'universo infantile passa certamente attraverso la capacità di

decodifica dei segnali comunicativi dei bambini, ma richiede al tempo stesso la capacità di attingere alla personale

esperienza, integrando in modo efficace la propria storia di vita con quella altrui.

"IL MONDO VISTO CON GLI OCCHI DI UN

Si tratta di imparare a riconsiderare la realtà secondo un'inedita lente:

BAMBINO" (D.Stern). Non significa con ciò promuovere una rinnovata forma di puerocentrismo.

Piuttosto è il tentativo di interpretare l'universo infantile secondo le categorie che più gli appartengono, svelando l'enorme

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lavoro che ogni bambino si trova a compiere per connettere le diverse esperienze e le molteplici interazioni che egli vive nel

corso del proprio divenire.

Il protagonismo riconosciuto al bambino, non deve indurre a trascurare il ruolo insostituibile dell'educatore.

STORIA

Ogni bambino per crescere, ha bisogno di una

CO-COSTRUISCE

che egli con gli adulti con cui entra in relazione.

Essi per crescere non hanno bisogno solo che l'adulto racconti loro delle storie, per quanto importante sia questo tipo di

narrazione. Il bisogno profondo è quello di pervenire alla narrazione della propria storia. E tale "apprendimento" è di tipo

interattivo, poichè si situa nell'incontro con uno o più adulti che gli concedono spazi e modelli di racconto.

Lo spazio interpersonale che si crea tra i due si connota come autentico spazio educativo "narrante" e "narrativo, co-scritto

a due mani, mentre la relazione viene vissuta e raccontata.

La riformulazione di una prospettiva antropologica per l'infanzia diventa in questo senso occasione per ripensare all'idea

stessa di uomo e di educazione, per riconquistare il "segreto dell'umanità". L'infanzia chiede oggi di essere rinominata in

modo attuale ma fondante, lontano da cristallizzazioni e ideologie, per penetrare in modo autentico nelle pieghe della

formazione dell'uomo e nel suo divenire.

SOSTARE CON L'INFANZIA, PER SCOPRIRE ADULTI

Dobbiamo quindi porci in atteggiamento di ascolto critico e attivo, capace di entrare in un gioco di specchi e di rimandi

rispetto alle immagini dell'infanzia, per tradurre in linguaggio dinamiche relazionali sottili ma penetranti.

Pensare all'infanzia diventa per l'adulto occasione formativa pere non rimanere ostaggio

della propria soggettività e per entrare in contatto e riconciliarsi con la propria infanzia.

Sotto l'aspetto educativo risulta allora importante lavorare sullo sguardo degli adulti nei confronti dei bisogni dell'infanzia.

Come adulti e educatori dobbiamo saper sviluppare una lettura più complessa e realistica delle infanzie che abitano la

terra, evitando così di non sovrapporre confusamente l'immagine dell'infanzia con l'immagine della nostra infanzia,

riducendo reciprocamente l'uno all'altro il particolare con l'universo.

Il pensare l'infanzia offre al tempo stesso un terreno particolarmente fertile per indagare il binomio natura-cultura. Proprio

perchè abbiamo a fare con gli aspetti contraddittori e spesso misteriosi dell'evoluzione dell'uomo, è necessario attingere ad

entrambi i poli (natura e cultura) per formulare risposte adeguate.

Il ponte che si viene a creare tra passato e futuro risulta generativo tanto per l'adulto, che riprende tra le mani la propria

storia, quanto per il bambino, che gode di uno sguardo aperto e rispettoso della propria unicità, non idealizzato o

strumentale. L'infanzia diventa davvero in questa prospettiva, portatrice di senso.

L'adulto che non teme l'infanzia, perchè ha saputo accogliere la propria ed è aperto alla novità delle infanzie che abitano

il mondo, si pone agli occhi dei bimbi come un BASE SICURA.

L'adulto rimane sempre co-autore della STORIA del bambino, co-costruttore dei suoi percorsi di autonomia e

nell'autonomia.

L'atteggiamento incarnato dall'educatore, e condiviso con il bimbo, è quello della ricerca.

La progettazione di traguardi di crescita per i piccoli parte dall'ascolto autentico dei medesimi e dall'osservazione.

In ogni contesto educativo, l'osservazione rappresenta uno strumento privilegiato per incontrare il bambino e tracciare

educativi appropriati.

La crescita è una co-costruzione fra adulto e bambino, in ogni ambiente di vita.

Ciò implica un avvaloramento della capacità del bambino di porsi come centro d'iniziativa, atto a contribuire all'edificazione

di un'esistenza autonoma.

SO-STARE CON L'INFANZIA significa avere l'occasione educativa di attingere al

mistero dell'inizio della vita, ritrovando al tempo stesso di senso delle proprie origini,

sempre presente come linfa nutritiva.

La nascita e l'infanzia sono elementi vitali del divenire umano, vere e proprie figure di valore.

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La vita giunge a compimento come una sorta di totalità, che trova senso in tutte le sue parti, è

presente in ciascuna di esse e si rivela nella loro interazione.

CRESCERE PER I BAMBINI, CON I BAMBINI

Bisogna certamente saper considerare le dinamiche di sviluppo, nella loro complessità e nella sinergia degli aspetti che

determinano il divenire del bambino.

Lo sviluppo del bambino si svolge secondo un processo non lineare, complesso fortemente intrecciato con le diverse sfere

del Sè ma anche dell'altro da Sè.

Il processo di crescita ha sempre un funzionamento olistico: l'essere umano non funziona per compartimenti stagni, ma lo

sviluppo è sempre qualcosa di globale/totale. sistemico

I processi evolutivi non funzionano in mono analitico, ma → Ci consegna l'immagine del bambino come di un

sistema complesso di elementi interagenti, una storia di unità dinamica di parti interconnesse. Quando ci sono delle

disarmonie nello sviluppo, si devono vedere tutte le parti del corpo (es: se un bambino non cammina può essere non pronto

emotivamente).

L'accompagnamento educativo del percorso di crescita dell'essere umano si innesta pertanto in una trama reticolare,

piuttosto che in un tracciato lineare.

Si deve quindi puntare a uno sviluppo armonico ed interconnesso delle molteplici sfere del bambini, tenendo conto

della dimensione interattiva/relazionale del divenire umano, in quanto lo sviluppo avviene nella relazione con gli altri.

Sul piano pedagogico, l'approfondire le caratteristiche di sviluppo sollecita a pensare l'approccio educativo come un

sostegno all'identità in costruzione tanto nella sua interezza quanto nel suo divenire sistemico.

È importante fin dall'inizio l'interazione comunicativa, ossia parlare con il bimbo fin da piccolo (es: durante il cambio

pannolino) per la condivisione di significati.

I bambini iniziano a comunicare per esprimere messaggi, ovviamente nella forma gestuale o prelinguistica di cui sono in

possesso. A questa età, risulta rilevante pure la sperimentazione delle abilità fonatorie, che si modula anche in base alle

reazioni delle persone che stanno intorno al bambino.

Gli scambi comunicativi con gli altri permettono anche di costruire sequenze di scambio, che forniscono un'importante

ritmicità, sulla base della quale impostare i futuri scambi comunicativi.

STERN

D. soffermandosi sui primi stadi dello sviluppo del sé individua 4 sensi del Sè

SE' EMERGENTE → è presente nei primi mesi di vita e corrisponde all'organizzazione percettiva e sensoriale che

∞ il neonato pone in essere per orientarsi verso la figura umana.

SE' NUCLEARE → scaturisce dal tipo di interazione con le figure di cura e di accudimento, dal loro modo di

∞ reagire ai suoi segnali e di organizzarne i ritmi biologici.

SE' SOGGETTIVO → si basa sulla sintonia a livello emotivo-affettivo nell'ambito della relazione con le figure

∞ adulte.

SE' VERBALE → si struttura sulla base delle conferme che il bambino riceve a livello verbale durante azioni

∞ condivise con l'adulto (es: gioco).

Le diverse sfaccettature del Sè risultano accomunate da un filo rosso, che dimostra come l'accesso al sentimento del Sè

prenda forma entro una relazione reciproca. Nella cornice di una relazione costante e rassicurante al bambino è permesso

di individuare alcune invarianti presenti nel corso delle ripetizioni interattive, destinate poi a contribuire all'emergere

progressivo delle diverse sfumature del proprio io.

CONQUISTA DELL'AUTONOMIA

La conquista dell'autonomia è un elemento centrale nella formazione della personalità del soggetto in crescita.

È la missione fondamentale dell'infanzia è la conquista dell'autonomia ed è un traguardo imprescindibile

dell'azione educativa.

È il frutto di un processo sociale, culturale e storico ed essendo di natura simbolica, tale processo investe e condiziona il

modo stesso con cui poi si agisce per l'autonomia dei bambini, si orientano i loro comportamenti.

È il primo segnale che ci fa capire che il bambino è cresciuto (es: mangiare da soli, iniziare a camminare o parlare).

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La sua autonomia dipende dalla dimensione evolutiva, relazionale e culturale.

Ma come si fa a far sviluppare l'autonomia nel bambino?

Bisogna dargli il potere di azione, ossia si deve permettere al bambino di fare da solo.

Si deve inoltre dilatare i propri tempi, in quanto i bambini per imparare un'azione (es: allacciarsi le scarpe), hanno bisogno

di più tempo rispetto a quanto gliene concederebbe un adulto.

L'esercizio dell'autonomia permette al bambino di sviluppare anche un sistema di autovalutazione. Ciò che differenzia

l'autonomia dalla spontaneità è proprio la mediazione razionale, ossia un livello di intenzionalità e di valutazione superiore.

DIPENDENZA MATURA

L'autonomia è → Il bambino deve provare a fare da solo ma con l'aiuto e la presenza

dell'adulto. Non è essere indipendenti, ma è chiedere aiuto quando

serve, pur provando a fare da solo.

È data dalla capacità di incontro e di attaccamento dei responsabili.

Si capisce che autonomia non è non aver bisogno di nessuno, ma consapevolezza della rete relazionale in cui siamo

inseriti, come ricerca di un equilibrio dinamico tra appartenenza e separazione, tra attaccamento e distacco.

La dipendenza matura è il SAPER STARE INSIEME E IL SAPER STARE DA SOLI.

L'AVER BISOGNO DI è un AMORE PER.

Per farlo però serve la presenza di aiuto:

essere presente con sguardo partecipatorio

 esserci con discrezione

 esserci solo quando serve

 esserci solo nel momento in cui il bambino chiede aiuto.

CATEGORIE SU CUI LAVORARE PER LA CONQUISTA DELL'AUTONOMIA:

1) LE REGOLE PER CRESCERE

Per diventare autonomi devono esserci delle regole fondamentali per poter crescere. Infatti quando si agisce con

autonomia, non si è mai in una zona opaca o neutra, si attua e si incarna un'opzione valoriale.

Essere capaci di determinare sè stessi significa agire secondo autogoverno, disporre di sè nelle diverse situazioni che la

vita presenta, procedendo secondo una precisa scala di valori.

Romano Guandini, “Le età della vita” → ogni fase della vita ha una propria direzione etica (insieme di regole), quindi

ogni età ha le proprie fasi da rispettare.

Compiere scelte e prendere iniziative consegna al bambino la possibilità di affermare la propria LIBERTA', ma comporta

anche il fatto che egli si assuma le proprie RESPONSABILITA'.

Il tema della responsabilità, insieme a quello dei valori, tutela l'integrità e lo strutturarsi dell'identità dal bambino.

Come educare i bambini alle regole? R. Brown afferma che l'acquisizione di una norma morale è un processo nel quale

sono implicate tre dimensioni fondamentali:

Dimensione emotivo-affettiva = Attiene a come si sente il soggetto quanto rispetta o trasgredisce le norme. Si

 pensi all'ampia gamma emozionale afferente alla dimensione morale.

Dimensione della condotta = Permette di considerare la norma come una guida ai comportamenti socialmente

 desiderabili e intende lo sviluppo morale come intrinsecamente legato all'apprendimento sociale.

Le regole indicano dei comportamenti più adeguati. Non si deve dare il principio astratto (es. ci si deve rispettare), in quanto

i bambini capiscono solo l'agire concreto (es: rispettare significa non picchiare gli altri).

In educazione infatti si deve lavorare sui comportamenti e non sulla persona (es: non è un delinquente, ma mette in atto

atteggiamenti delinquenti).

Dimensione informativo/della conoscenza = Le regole hanno un senso cognitivo. Non dobbiamo fare conoscere

 all'educando le regole, senza dare per scontato che loro le conoscano già. Le regole devono essere conosciute per

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Rossi Federica, feder.rossi@hotmail.it

essere rispettate.

La regola costituisce per il bambino una conquista progressiva, che si accompagna e muta con lo sviluppo tanto del

singolo quanto del gruppo o dei gruppi di appartenenza.

L'elaborazione delle norme nei bambini non risulta funzionale solo ai fini di un corretto adattamento al proprio gruppo di

appartenenza, ma ha a che fare con l'integrità e la solidità del Sè.

L'educazione alle regole non può essere pensata e proposta come passaggio di informazioni o ammonizioni riguardanti

norme di comportamento, ma deve accettare di entrare nel profondo, di misurarsi con la complessità dei moti affettivi.

L'educatore deve quindi poter ricreare un ambiente affidabile nel quale i bambini devono sentirsi protetti.

Anche l'adulto stesso deve essere affidabile nel senso che è totalmente efficace nel momento in cui deve prendere in mano

la relazione educativa, mantenere l'ordine e rendere l'ambiente sicuro (in cui i bambini riconoscono quale sia la figura di

riferimento → l'educatore).

L'educatore deve porre dei paletti ai bambini grazie ai quali essi possano percepire più fiducia e sicurezza.

Per fare ciò si deve mettere in pratica la funzione di contenimento e disciplina (è

necessario saper dire di no) e quindi si deve anche coerenti → se richiediamo

rispetto, dobbiamo per primi dare l'esempio di rispettarli, essendo chiari, coerenti e

affidabili.

Il compito dell'adulto come guida educativa, è quello di fungere da riferìmento etico.

L'esempio adulto è l'incarnazione di comportamenti ritenuti positivi e deve esserlo in

modo coerente.

L'accesso da parte del bambino ad un universo di regole, gli permette di organizzare il suo stesso mondo e di accedere

anche ad un mondo di significati condivisi.

Nella relazione il bambino definisce il proprio sè, nel complesso gioco di somiglianze e differenze rispetto agli altri da sè.

Riconoscersi ma al tempo stesso distinguersi dalla madre, dal padre, dal gruppo degli amici permette di affermarsi secondo

autonomia, originalità, ma anche secondo responsabilità e rispetto reciproco.

Lo stretto e fecondo nesso che unisce responsabilità e socializzazione può essere letto secondo una duplice accezione:

Si può intendere che la conquista del senso di responsabilità passi attraverso la promozione di occasioni di

• socializzazione.

Che il buon esito di un'educazione alla responsabilità dia accesso ad una vita sociale connotata da solidarietà e

• convivialità.

ESSERE RESPONSABILI SIGNIFICA ESSERE APERTI ALLE RELAZIONI

E SAPER COSTRUIRE RELAZIONI.

Nel confronto con le regole, il bambino scopre anche le frustrazioni che ne derivano, sperimentando il conflitto tra i propri

desideri e le attese dell'adulto. Si tratta di importanti esperienze, che hanno un valore educativo nella misura in cui

permettono al bambino di conoscere se stesso, gli altri e la realtà, ma soprattutto di accedere ad una dimensione ddi

senso.

MARIA VINCZE si espone sul ruolo della motivazione nella conquista delle regole.

La valutazione dell'integrazione del comportamento di un bambino con il sentire sociale avviene non tanto sulla rilevazione

degli esiti quanto piuttosto sul processo.

Vi sono quindi comportamenti apparentemente adeguati che nascondono tuttavia un processo disfunzionale, basato sulla

sottomissione e sulla paura.

La sperimentazione dell'autonomia esige assetti relazionali ordinati, rassicuranti, protettivi ma non per questo immutabili o

predefiniti. 9

Rossi Federica, feder.rossi@hotmail.it

L'espressione dei propri bisogni e la sperimentazione di risposte alternative a tali bisogni avviene in un clima di sicurezza

ma anche di flessibilità.

La possibilità di sperimentare iniziative di autonomia costituisce un importante supporto educativo per il processo di crescita

e di interiorizzare delle norme.

2) LO SPAZIO PER CRESCERE

Il progetto di crescita di un bambino avviene attraverso il rapporto con la realtà spazio-temporale, in uno scambio continuo

e fecondo con l'ambiente e le sue regole, che diviene anche occasione per incontrare il proprio mondo interiore.

Lo SPAZIO rappresenta per i bambini il contesto nel quale vivono e crescono, in un'interazione che veicola significati e

genera relazioni.

Lo spazio condiziona particolarmente i processi di crescita, e quindi anche l'apprendimento, la comunicazione, lo sviluppo

educativo e la formazione della personalità.

L'educatore deve agire intenzionalmente perché i bambini conoscono lo spazio che li circonda e devono imparare a vivere

nel mondo.

Cosa può fare l'educatore per recuperare gli spazi per i bambini?

→ Progettare spazi di gioco non lineari: dislivelli, collinette, cunette, avvallamenti.

→ Deve permettere la sperimentazione motoria

→ Decostruire la cultura del controllo nelle città (eccessiva paura del rischio: non correre, non saltare).

F Indovina ha evidenziato, nell'analizzare le dinamiche presenti nelle "metropoli mangiabambini", che il dualismo sociale

(società benestante ed emarginata) produce effetti particolarmente drammatici per tutti i bambini, ma diversi secondo la

loro condizione sociale (es più ricco meno esperienza urbana).

Pare fondamentale un ripensamento del modo di abitare gli spazi, ma anche una ristrutturazione degli spazi medesimi,

privati e pubblici, per garantire un senso di continuità.

In una riflessione di carattere educativo sui luoghi del crescere, è importante fare un affondo sul concetto di

PARTECIPAZIONE , muovendo certamente da esperienze in atto che tendono a restituire voce e parola ai bambini e alle

bambine, in riferimento ai propri spazi di vita e ai luoghi che dovrebbero abitare.

Ai bambini si devono offrire le informazioni, il sostegno e le condizioni indispensabili che consentano di partecipare

concretamente e con modalità che garantiscano la loro dignità e ne incremento l'autostima.

Ma più di ogni altra cosa, una partecipazione autentica e significativa esige un mutamento radicale del modo di pensare e

di agire degli adulti.

Come i bambini stanno nello spazio?

Specialmente nei primi anni di vita, lo sviluppo della motricità costituisce un viatico fondamentale per una crescita

armonica.

L'atrofizzazione della motricità porta con sè l'impoverimento della curiosità e della creatività, l'assenza dei giusti rischi.

Non poter affrontare concretamente i rischi impedisce ai bambini di entrare in contatto con preziose emozioni quali la

paura, il senso dell'ignoto e l'ansia, affrontando le quali si potrebbe invece generare diverse capacità, quali il conoscersi o

l'autovalutarsi.

La CITTA' EDUCANTE si configura come una vera e propria comunità educante, una trama che rispetta e promuove

i diritti dei bambini, li percepisce come soggetti attivi e competenti, appartenenti a diversi mondi relazionali che

chiedono di entrare in contatto con loro.

Lasciare spazio ai bambini diventa in questo senso non solo una concessione di luoghi fisici ma una disponibilità a far

entrare i bambini anche nei pensieri, nelle priorità, nei progetti degli adulti.

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→ L'adulto deve imparare ad accostare lo spazio secondo le modalità proprie dei bambini, non solo per comprenderne la

specifica prospettiva spaziale ma anche per non tradirla, quando si appresta a progettare ambienti ed edifici pubblici e

privati.

I bambini si approcciano all'ambiente in modo diverso:

Osservano gli spazi dal basso verso l'alto.

 Fanno un uso non convenzionale degli spazi.

 Sviluppano un forte attaccamento emotivo e danno vita alla forme e agli oggetti.

 Utilizzano un approccio ludico per conoscere.

 Cercano fondamentalmente la relazionalità.

 Hanno tempi diversi rispetto a quelli dell'adulto.

3) IL TEMPO PER CRESCERE

Il tempo svolge una funzione situante ed identificante. Racconta dell'uomo e del suo molteplice rapportarsi alle cose e agli

eventi, a se stesso e agli altri uomini, alla vita e al suo divenire.

Ogni cammino formativo segue un proprio ritmo evolutivo, che pone la persona in una condizione di divenire

permanente.

La psicologia evolutiva dimostra come l'evoluzione non sia lineare ma subisca degli “scarti di crescita”.

Lo sviluppo avviene all'insegna della multidirezionalità, in quanto segnato da acquisizioni ma anche da perdite: la

progressione evolutiva comporta perdite in termini di neuroni, che vengono tuttavia compensate da una riorganizzazione.

Il bambino non ha fretta e vive in modo pieno il tempo, non si deve quindi saturare i tempi dei bambini. Si devono quindi

fare poche attività, ma scoprirlo fino in fondo.

Ogni bambino infatti ha un proprio ritmo evolutivo e quindi si deve rispettare la percezione infantile del tempo (secondo

L.Mortari è un tempo quieto, dilatato, lento, ossia il tempo di chi “va in cerca di mirtilli” che deve avere pazienza e

movimenti lenti).

Un'educazione rispettosa dei bambini deve allora saperli rendere padroni del proprio tempo. Ciò rappresenta anche

un'occasione formativa per gli adulti, affinchè sviluppino un pacato accompagnamento educativo, intriso di pazienza e di

capacità di ascolto.

Riconoscere le peculiarità dell'infanzia comporta anche l'adozione di una “PEDAGOGIA DEL GIUSTO MOMENTO”.

Bisogna saper lasciare spazio al bambino e al suo processo maturativo secondo libertà. (→ momento in cui i bambini sono

pronti e disposti a interiorizzare un determinato concetto o azione.)

I tempi dell'infanzia devono essere rispettati anche nella dimensione relazionale: devono essere ascoltati e osservati

secondo i loro tempi. Hanno bisogno di sapere che i genitori/educatori sono presenti se lui ne ha bisogno.

Nell'orizzonte di un approccio complesso e multiforme alla temporalità, si aggiunge un ultimo tassello, nel quale convergono

molti spunti riflessivi proposti in precedenza: il valore esistenziale del tempo, le dinamiche relazionali e dialogiche che

permettono di abitarlo, gli universi simbolici e culturali che ne condizionano la strutturazione.

VALORE DELLA QUOTIDIANITÀ → è importante strutturare il tempo sulla ripetitività perchè dà ordine e sviluppa

il senso di fiducia e di sicurezza.

Il bambino capisce che l'organizzazione è anche sociale e dà valore ai riti

sociali (routine). Se si vuole ricreare questa ripetitività gli adulti devono

armonizzare i propri tempi su quelli dei bambini.

Ad esempio la RIPETIZIONE rappresenta una preziosa occasione educativa, che permette al bambino di fissare sequenze

di vita. Attraverso i modi ricorrenti con cui l'adulto ordina la sua quotidianità, il bambino si accosta alla realtà, fondando il

suo rapporto con sé stesso e con il mondo, perchè le sequenze prevedibili creano il contenitore ideale attraverso cui egli

può riconoscere e ritrovare una comunicazione con la realtà.

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Pedagogia della persona, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente M.Amadini: "Infanzia e famiglia", Amadini. Votazione: 30/30
Gli argomenti trattati sono i seguenti: L'infanzia oggi. I diritti dei bambini. Riconoscere l'infanzia come età della vita. Come far conquistare l'autonomia ai bambini. Tempo e spazio delle relazioni. Funzione genitoriale. Quale sostegno sociale educativo?


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione e della formazione (BRESCIA - PIACENZA - MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher feder.rossi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia della persona e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Amadini Monica.

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