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Infanzia e famiglia

Rossi Federica, feder.rossi@hotmail.it

Una cultura pedagogica dell'infanzia

Per poter delineare una cultura pedagogica dell'infanzia, il libro cerca di tracciare le linee e condividere riflessioni che ci permettano di costruire una vera cultura educativa. È quindi auspicabile una considerazione particolare da parte dell'uomo nei confronti della propria stessa esistenza.

Cosa è realmente l'infanzia?

"Per il solo fatto di essere stati bambini, l'infanzia abita in noi", significa quindi che l'infanzia è una parte costitutiva del nostro essere e ha contribuito a farci essere quello che ora siamo. È una fase evolutiva che tutti noi abbiamo vissuto. "L'infanzia costituisce l'elemento più importante della vita dell'adulto: l'elemento costruttore" (M. Montessori). Ciò che siamo ora è fortemente determinato da ciò che siamo stati nella prima fase della vita. È nell'infanzia infatti che si gettano le basi della futura vita adulta di una persona. I primi anni di vita sono determinanti per lo sviluppo della personalità adulta (es: si costruisce la nostra capacità di attaccamenti, di creare legami/relazioni con gli altri).

Chi è il bambino?

I figli rappresentano una risorsa di stabilità, di realizzazione e di integrazione per l'adulto, sono vitali per la costruzione della sua debole identità. La risposta indica il riferimento della nostra idea di uomo adulto, viene quindi chiamato in gioco il nostro modello antropologico (la nostra idea di uomo) che varia secondo riferimenti culturali (es: in Africa il bambino è il bene del villaggio, di tutti, qui invece un bambino è considerato solo figlio del proprio genitore).

Il bambino "culturale" è un soggetto che non può essere conosciuto a prescindere dal suo ambiente e dalla sua comunità di appartenenza, la quale svolge una funzione strutturante per lo sviluppo del bambino, specialmente attraverso il linguaggio. La relazione educativa acquista funzione strutturante in tale prospettiva, così come una forte connotazione culturale, su cui è importante che la riflessione pedagogica si interroghi.

La relazione con l'esterno è vitale per la mente umana, che funziona costruendo quelle che G. Bateson definisce mappe per il territorio e al tempo stesso è provocata dalle dinamiche dell'ambiente, perché non solo produce mappe in modo unidirezionale, ma riceve stimoli da un ambiente biologico e culturale che è sempre in movimento. Non si può però educare ricorrendo esclusivamente alle mappe: è necessario fare esperienza della vita dell'ambiente, entrare in contatto con le cose, tanto a livello corporeo quanto mentale. Dall'idea che si ha dell'infanzia, del bambino e quindi dell'adulto, deriva anche la nostra idea di educazione.

Storie d'infanzia oggi

Sostare nei lineamenti dell'infanzia è il primo passo per riconoscerne l'esistenza reale, per permetterle di occupare uno spazio nei pensieri adulti e per accoglierla secondo le proprie specificità. La dispersione dell'agire umano rende difficile cucire i frammenti di vita in una progettualità esistenziale, specialmente nei confronti dei più piccoli. Fragili identità adulte, che vivono in un difficile rapporto con il tempo e con la memoria, stentano a dare continuità narrativa ai percorsi esistenziali delle nuove generazioni.

Al fine di cogliere in modo realistico l'immagine del bambino, tra forze e limiti intrinseci che lo contraddistinguono, Cesare Scurati indica la strada della condivisione e del dialogo. Esplicitare visioni del mondo e del divenire umano è fondamentale per ridefinire in modo intenzionale chi è il bambino e che tipo di progetto educativo abbiamo su di lui. Il significato etimologico di contesto dal latino contexere, ossia unire-tenere insieme, rinvia ad una lettura dell'intero, che poi dà significato alle parti.

Rossi Federica, feder.rossi@hotmail.it

Domande sull'infanzia

  • Come viene pensata l'infanzia oggi? Si pensa ai bambini come dei soggetti con un grande potenziale, anche se molto fragili. L'infanzia gode di tante opportunità e c'è un forte investimento da un punto di vista materiale (es: giochi).
  • Come viene intesa la sua educazione? L'educazione è intesa solo come insegnamento e quindi acquisizione da parte del soggetto di innumerevoli informazioni, nozioni che egli non deve per forza interiorizzare, ma solo memorizzare.
  • Quali angosce ambientali ne condizionano lo sviluppo? I fattori ambientali condizionano sicuramente lo sviluppo della persona creando in lei delle angosce (es: paura del buio, dell'uomo nero, di correre e sporcarsi, tutte paure dovute alle paure eccessive dei genitori).

In questo assetto storico-culturale prende forma l'impegno educativo di tutelare l'infanzia da "angoscie ambientali" che rischiano di condizionarne lo sviluppo, sollecitando invece letture complesse della realtà, dentro le quali accogliere e accompagnare con responsabilità i processi di crescita dei nostri bambini, dei bambini di tutta l'umanità.

Il primo impegno da assumere è quello di imparare a conoscere l'infanzia che abita il nostro tempo e i nostri spazi, di riconoscere i bisogni, di leggerne le ferite ma anche le risorse, di ascoltarla e di ascoltarsi attraverso essa. Tanto per cominciare bisogna uscire dalla denominazione al singolare, districando il garbuglio creatosi a causa di una radicata contraddizione tra la proclamazione della centralità dell'infanzia e una sostanziale disattenzione verso le reali esigenze di sviluppo dei bambini e delle bambine.

Zeruya Shalev → “Il bambino della mamma”

Adam, figlio unico cresce sentendosi lodare dalla mamma, e fin da piccolo cresce con questi messaggi, di essere il più bello, il più forte, ecc. Ma nel momento in cui va all'asilo il suo mondo crolla, perché scopre di non essere il più bravo a disegnare o il più veloce a correre. "Ma più di tutto Adam teme una cosa: se la sua mamma scoprirà che lui non è il bambino più intelligente, più alto e più bello, non gli vorrà più tutto il bene del mondo". → L'eccessivo investimento (aspettative) porta angoscia nel bambino, ossia la paura di non essere più accettato dalla propria madre.

Processi che possono condizionare la crescita dei bambini

"In un mondo modellato da adulti e per gli adulti, secondo aspettative adulto centriche, risulta arduo portare a buon fine il compito-desiderio di essere e rimanere bambini". L'infanzia subisce anche le scelte che sono state fatte a livello urbanistico (es: togliere le aree verdi). → Si parla infatti di urbanizzazione selvaggia. (es: disegno di bambini sul percorso casa-scuola).

Metamorfosi della famiglia (es: aumento di divorzi). I mass media e le nuove tecnologie → per vedere la rappresentazione che il bambino ha del mondo viene messo in relazione con i nuovi mezzi di comunicazione. La recessione economica → vengono meno le risorse economiche e ciò significa tagli all'istruzione e all'infanzia.

Lo sfruttamento → ad esempio i bambini militari in Africa, o lo sfruttamento sessuale ma anche lavorativo (modelli, attori, cantanti). Il maltrattamento → è un fenomeno aumentato con la crisi economica, che porta depressione e dipendenze, e di tutto ciò ne fanno le spese i bambini. Non è solo fisico, ma anche psicologico, nel momento in cui si ignora il bambino o lo si umilia. Ma si parla anche di maltrattamento nel senso di ipercura, di eccessivo controllo della vita del figlio. Violenza assistita = assistere ai comportamenti violenti da parte degli adulti, anche se non è egli stesso la vittima. Il trauma emotivo infantile nelle sue diverse articolazioni è un fattore ostacolante i normali processi dello sviluppo evolutivo, ostacola lo sviluppo del Sè, e impoverisce la personalità.

I diritti dei bambini

Nel corso degli anni sono state varate alcune Convenzioni che valgono come piattaforma per richiamare le responsabilità di quanti condividono la tutela del pianeta infanzia e sono essenziali, perché un numero esorbitante di bambini nel mondo è ancora vittima di fame e guerra. L'infanzia rappresenta un tesoro prezioso che merita il più grande amore e rispetto.

Diritto alla vita

Il primo inalienabile diritto è il diritto alla vita. A troppi bambini non è dato il diritto di nascere perché troppi adulti non danno forma a questo radiale senso di responsabilità verso la vita che germoglia e verso il prender forma del percorso esistenziale di una nuova creatura. Ampia diffusione ha avuto anche la formulazione proposta da G. Zavalloni.

  • Diritto all'ozio.
  • Diritto a sporcarsi.
  • Diritto agli odori.
  • Diritto al dialogo.
  • Diritto all'uso delle mani.
  • Diritto ad un buon inizio.
  • Diritto alla strada.
  • Diritto al selvaggio.
  • Diritto al silenzio.
  • Diritto alle sfumature.

L'intreccio tra bisogni esistenziali, diritti educativi e azioni formative permette di esplorare gli orizzonti pedagogici che dischiude la condizione infantile odierna, tra nuove e vecchie povertà, tra inedite e immutate istanze pedagogiche. La società educante deve poter tradurre in una rinnovata trama paideica il tema dei diritti dei bambini, inteso come appello deontico rivolto al mondo adulto.

Dar diritto di parola all'infanzia

Diritto di parola: È una possibilità di ridare parola ai bambini per esprimere le proprie idee e i propri bisogni. Assistiamo a un'appropriazione da parte degli adulti dei discorsi dei bambini; gli adulti sono talmente invasivi nei confronti dell'infanzia, che si assiste a un processo di colonizzazione del bambino (adultizzazione). Un educatore si deve chiedere: “di cosa ha bisogno?” per riuscirci però egli deve ascoltare i bambini e non fare discorsi e progetti sui bambini. Il primo diritto dei bambini è il riconoscimento dello stesso, ossia vedere in lui non un adulto in miniatura o il protagonista delle mie aspettative, ma un solo bambino.

Diritto alla significazione

Riguarda la capacità che hanno tutti i bambini di riuscire a dare un senso alla realtà, ossia a costruire un mondo di significato. Obiettivo dell'agire educativo è quello di aiutare i bambini a dare significato a ciò che provano e osservano, a trasformare in discorso l'uso delle parole, ad assegnare significato alle cose. Il bambino per essere custodito nella propria differenza e riconosciuto altro rispetto all'adulto, deve poter accedere al senso di ciò che lo circonda, dando significato anche alla sua presenza nel mondo. Non rispettare il senso che egli conferisce alla realtà equivale a calpestare la sua fatica e la sua gioia di costruire un mondo di significato.

Diritto ad una vita emotiva

L'intervento educativo si colloca sull'ascolto e sulla codifica dei bisogni, sulla capacità di coglierli e dare loro un nome. A questo diritto si correla quello di poter vivere in modo adeguato i propri sentimenti, la qual cosa implica l'attenzione del mondo adulto verso i sentimenti presenti e a quelli assenti dalla vita quotidiana.

  • Imparare a riconoscere le emozioni dei bambini.
  • Se partiamo dal presupposto che i bambini abbiano una vita emotiva, dobbiamo permettere ai bambini di poter sperimentare ed esprimere le proprie emozioni. Come educatore dobbiamo lasciare sfogare i bambini, ma soprattutto aiutarli a codificare ciò che provano.
  • Permettiamo quindi ai bambini di conoscere le proprie emozioni e non essere in balia delle stesse, trovando delle modalità non distruttive o lesive di esprimerle.

Prendersi cura del sentire del bambino non significa tuttavia solo muovere dalle emozioni, per conoscerle e conoscersi: è necessario un processo di elaborazione. Non è sufficiente che il bambino esperisca e racconti le sue emozioni, affinché poi queste prendano a strada del sentimento. Egli va guidato ad accedere al significato e alla dimensione etica delle medesime.

Diritto all'unicità

La definizione della propria originalità non tende tanto a una totale differenziazione e separazione dagli altri, dal mondo delle cose, delle regole e dei valori, ma mira all'affermazione della propria unicità in quanto persone che si relazionano con un mondo di uomini e di significati. Non è scontato perché capita che i bambini siano portatori delle aspettative degli adulti. Il bambino ne ha bisogno perché il primo passo per riconoscerlo viene da fuori: per capire che sono unici e irripetibili abbiamo bisogno che ci siano degli adulti che valorizzano la loro unicità.

Si deve permettere che i bambini scoprano che cosa sono capaci di fare attraverso la scoperta di essere un “centro di iniziativa”, e quindi facendoli mettere così in gioco le loro potenzialità/capacità. Il bambino deve avere la possibilità di esprimersi e mostrare quello che sono in grado di fare; ma l'adulto non ha il tempo di far acquisire al bambino alcune capacità (es: allacciarsi le scarpe).

Diritto alla fantasia

Va garantito affinché prendano forma i processi di simbolizzazione dei bambini e trovi sostanza la loro ricerca di significato. Il mondo della fantasia va protetto e coltivato poiché è in esso che i più piccoli esprimono la propria creatività ed elaborano le dinamiche delle vita. È importante nell'infanzia perché circa fino ai 6-7 anni rappresenta il loro modo di elaborare la realtà. È lo strumento attraverso cui elaborano la realtà, per noi è una fuga dalla realtà, ma invece è lo strumento che i bambini usano per interiorizzare ciò che li circonda. Il bambino decifra le dinamiche della vita. Successivamente attraverso il gioco esprimono la loro fantasia e fanno capire che dinamiche stanno vivendo.

Come aiutare in questa elaborazione? → La lettura della fiaba che offre un contesto per elaborare la realtà, il bambino elabora certe emozioni e situazioni senza che davvero gli accadano (es: l'abbandono in Pollicino) perché i bambini si raffigurano nei personaggi. Le fiabe permettono quindi l'identificazione e la loro proiezione a lavorare sugli spazi di narrazione. (meglio se sia raccontata piuttosto che guardata in DVD, perché ognuno ha la propria rappresentazione della fiaba). Coltivare la fantasia attraverso la narrazione significa promuovere la capacità di adattamento del bambino al mondo che lo circonda.

Diritto al gioco

Attraverso il gioco si mette in atto un processo di progressivo adattamento alla realtà, nella ricerca di un equilibrio tra rischio e sicurezza, difendere ed attaccare. Il gioco rappresenta una modalità di interazione con la realtà che possiede una finalità pedagogica. Ha molte funzioni: può essere una attività preparatoria, ossia ad esempio giocano a fare i grandi. È considerato la ricapitolazione delle funzioni catartiche (ha la funzione di liberare ed esprimere gli aspetti più quotidiani della vita). Rappresenta anche un esercizio fisico e intellettuale. Ha una finalità regressiva → importante perché i bambini quando si trovano a vivere momenti difficili, usano il gioco per ritrovare un po' di sicurezza perché ritorna a un momento della vita in cui si sentiva bene (ritrova delle certezze). Ha inoltre una funzione catartica e liberatoria, permette quindi di sfogare le emozioni e canalizza anche l'aggressività. → Gli ambienti del gioco però sono fortemente strutturati e precodificati, a scapito di una reale possibilità di giocare secondo i criteri autentici del gioco.

Giocattoli

Sono da intendersi come mezzi per arricchire lo sviluppo del bambino nelle sue varie dimensioni. Devono lasciar spazio alla creatività e a nuove forme di manipolazione, all'iniziativa e alla tendenza esplorativa. Devono soddisfare anche esigenze affettive e sollecitare lo sviluppo sociale. R. Farnè riflette sul fatto che oggi ogni parte della vita adulta è soggetta ad una versione giocattolo, e il mondo adulto mostra un'attenzione ed una disponibilità particolare nella scelta e nell'acquisto dei giochi, che tuttavia non trova poi un corrispettivo nella disponibilità concessa a giocare con i bambini.

Diritto a stare con se stessi

Il bambino ha bisogno di poter godere di spazi propri per coltivare una sana solitudine. Una solitudine che permette di elaborare comportamenti personali e creativi, e che si esercita nella riflessività, coltivando l'interiorità. I bambini hanno bisogno di essere educati a riflettere anche su se stessi e sul proprio modo di essere: è un'importante occasione formativa per elaborare una coscienza di sé e un profilo identitario ben strutturato.

Potremmo affermare che certamente l'infanzia oggi ha bisogno di essere "svelata" e poi "rivelata". Se l'atto dello svelamento dell'infanzia ne mostra l'originalità e la specificità, il rivelare permette di proteggere tale unicità. Il rivelare l'infanzia è un proteggerla dagli sguardi invadenti e dagli approcci intrusivi.

Per un riconoscimento dell'infanzia come età della vita

Ogni cultura è caratterizzata da valori, atteggiamenti, aspettative, proiezioni e immagini dell'infanzia difficili da decodificare, ma indispensabili affinché la cultura stessa possa esistere. Tracciare i profili dell'infanzia oggi non assolve solo al compito educativo di descrivere-denunciare, ma vuole essere anche un punto di partenza per...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher feder.rossi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia della persona e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Amadini Monica.
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