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Memoria ed educazione

Federica Rossi, feder.rossi@hotmail.it

Il tempo e la memoria

Il tempo non può essere percepito in assenza di un corretto funzionamento della memoria e quest'ultima trova ragione di esistere nel divenire temporale.

Concetto di tempo

Secondo l'accelerazione quantitativa → il tempo è uguale per tutti in quanto è inteso come una successione cronologica. Ciò è importante perché altrimenti regnerebbe il caos e permette quindi gli accordi sociali e le scansioni temporali uguali per tutti.

Secondo l'accelerazione qualitativa → tempo soggettivo, si intende il modo personale con cui ognuno di noi vive il proprio tempo. Bergson affermava che la durata era la possibilità di attingere l'eterno nell'istante e che ciascuno la percepisce in modo diverso da un altro. In educazione ci si basa su questo tipo di accelerazione in quanto si devono tenere presente i vissuti e le varie esperienze della persona.

R. Koselleck → “Il tempo accelerato abbrevia gli spazi dell'esperienza, li priva della loro stabilità, e in tal modo mette continuamente in gioco nuovi elementi ignoti: così causa di questi elementi sconosciuti, persino il presente si sottrae alla nostra esperienza.”

Il presente appare la dimensione temporale sulla quale tende ad appiattirsi la nostra esperienza, il nostro divenire, il nostro processo di formazione.

→ “Gli orologi molli” di Dalì (1931) sono un chiaro esempio di come ogni uomo abbia la propria percezione del tempo, e ogni momento lo si rivive nei nostri ricordi attraverso le sensazioni che si erano provate.

Tempo ed educazione

Il tempo è una delle categorie dell'esistenza umana. Per il sapere pedagogico, il tema del tempo si pone come problema prioritario ed invoca un recupero della memoria, per riscoprire il senso dell'uomo e del suo itinerario formativo. Ciò rivela l'importanza che può rivestire oggi la memoria come possibilità di riscatto dell'uomo.

La memoria apre alla dimensione pedagogica, ossia al cambiamento, alla liberazione dalla necessità per porsi nell'orizzonte della possibilità, alla ricerca di un senso che superi l'empiria fine a se stesso. Intento è quello di promuovere un'idea di memoria fedele ad una visione „personalista“ dell'uomo (relazionale).

Se non ci fosse il tempo non ci sarebbe l'educazione → lavora sul divenire personale e siccome il tempo scorre, vi è un continuo divenire. Se non ci fosse il tempo che fa crescere/cambiare la persona, essa vivrebbe nella stessa educazione e sarebbe sempre la stessa. Durante l'educazione noi superiamo il nostro presente per vedere il futuro.

La memoria

La memoria è l'attività cerebrale che trattiene e riconosce le informazioni. In educazione ci si basa sulla memoria come piena facoltà che ognuno ha di ricordare i „tasselli“ (es: esperienze ricordate tramite i sentimenti) della propria vita.

Quale memoria oggi?

Oggi viviamo il tempo in base alla velocità; ciò provoca difficoltà di sedimentazione (è più difficile tenere le emozioni piuttosto che semplici informazioni), infatti l'uomo trattiene solo le informazioni più significative. Ciò comporta il fatto che se noi non riusciamo a trattenere le esperienze ci priviamo del senso/significato di queste → mancanza di una ricerca del senso.

Oggi la nostra memoria vive un problema di oblio di potenza, per la moltiplicazione degli stimoli. Il presente ha legami „generativi“ con il passato e con il futuro. Se il presente è così veloce noi rischiamo di non avere esperienze nel passato. E rispetto al futuro c'è un rischio di avere un vuoto rispetto al futuro (→ rende incerto il cammino dell'uomo).

L'accelerazione (= movimenti frenetici delle dinamiche temporali odierne che provocano divergenze tra passato e futuro) non dà più l'opportunità di scegliere e capire quale stimolo prendere in considerazione.

Conseguenze

  • Appiattimento sul presente, l'uomo vive di istanti.
  • Riduzione dell'attesa → l'uomo non è più in grado di aspettare e l'attesa la vive con angoscia, in quanto si è abituati ad avere la giornata organizzata. (attesa : incognita)
  • Incertezza, assenza di punti di riferimento e di valori

„Il tempo moderno è il prestissimo, le impressioni si cancellano“, Nietzsche

Valore educativo della memoria

Se la memoria può dare senso al divenire umano, dobbiamo chiedere alla pedagogia di educare l'uomo a fare esperienza, a strutturare in modo autentico la propria identità nel preservare, conferendo al suo esperire un permanere nel tempo pur nel mutamento. La memoria non sottrae l'io dal tempo, ma esprime la permanenza di un'identità che conserva traccia del suo essere come esistere nel processo.

Il presente che non è più e che diventa memoria attesta all'io il suo essere come unità in divenire. La memoria offre in questo senso un preciso contributo al discorso pedagogico, in quanto rivela la struttura profonda dell'essere, che emerge in modo dinamico ma coerente nel dispiegarsi della sua avventura esistenziale. La memoria è il luogo in cui il presente viene provocato.

Permette di compensare i vuoti, le assenze, le contraddizioni del presente, ne abbatte le restrizioni e apre a nuovi orizzonti. Essa svela quella dimensione autentica della temporalità che è trascendimento dell'essere presente verso passato e futuro, per inserire l'istante in cui si vive in una prospettiva pedagogica che accompagna il dispiegarsi dell'avventura esistenziale. La memoria muove dal presente e ad esso ritorna, secondo un movimento a spirale il cui incidere reca novità.

Nuove tecnologie e memoria

Noi attualmente ci affidiamo per ricordare a noi stessi ma anche a strumenti esterni (es: USB e SD). Quanto più noi affidiamo i nostri ricordi a uno strumento esterno, tanto più la nostra memoria si „rimpicciolisce“ e si atrofizza → non si mettono in atto dei processi di tipo mnemonico. Oggi noi ci affidiamo molto a questi strumenti esterni e ciò diventa solo un sottrarsi rispetto all'impegno del ricordare.

Nietzsche: Ci viene una sorta di „furia collezionista“, l'uomo diventa una enciclopedie ambulanti. L'illusione di cui si alimenta questa „ossessione archivistica odierna“ è quella di una memoria potenzialmente capace di conservare tutto, perché nulla le sfugge. In realtà, l'infallibilità che si cela dietro l'onnipresenza dei mezzi di registrazione è solo fittizia: le pratiche di archiviazione tecnologica non sono immuni da possibilità di oblio. Le nuove tecnologie sono una risorsa solo se funzionano da supporto, altrimenti diventano un pericolo in quanto sostituiscono la nostra memoria.

Persino Platone si era accorto del pericolo delle innovazioni: Dal momento in cui arriva la scrittura, „gli uomini cesseranno di esercitare la memoria, perché fidandosi dello scritto, richiameranno le cose alla mente non più dall'interno di se stessi, ma dal di fuori, attraverso segni estranei“ (Fedro).

La vastità della ricezione, del carattere impersonale e immane rispetto alla capacità dei soggetti di farne propri i contenuti, rende il passato „artificiale“ → radicalmente e sostanzialmente diverso da quello custodito dalla tradizione. È più un insieme di informazioni e dati che un universo di cultura e di significati. È diverso infatti raccontare una storia (in cui si inseriscono anche riferimenti personali, commenti, o altri particolari che rendono la storia unica) piuttosto che leggerla.

Persino la sfera sensoriale subisce il „fascino“ della comodità delle protesi tecnologiche, che procura una crisi della rappresentazione e del contatto con la materia → fenomeno chiamato da Virilio Estetica della sparizione.

Quale memoria si deve allora coltivare e mettere in atto?

La memoria corretta dovrebbe basarsi sul principio di „necessario oblio“ per il quale l'uomo non deve riempirsi di dati, si deve invece accettare il fatto che non è necessario archiviare qualunque cosa, ma si deve imparare a trattenere solo le esperienze significative, che rappresentano una reale garanzia per rinnovarci.

I rischi del non attuare questo tipo di memoria sono:

  • Passato artificiale → L'uomo non è più in grado di cogliere lo spessore delle proprie esperienze; viene meno la dimensione dell'esistenza.
  • Alterazione del ciclo temporale → I dati che l'uomo archivia, sono tutti sospesi in un tempo presente. Se io racconto le mie esperienze do un ordine temporale, con le foto invece il tempo è indefinito, non c'è differenza tra prima e dopo. Ciò comporta un senso di disorientamento e perdita di significato nell'uomo e priva l'uomo del senso della storia.
  • Difficile distinzione tra realtà e simulazione → Non si distingue più cosa sia reale e cosa invece non lo è, e quindi si creano relazioni sulla finzione.
  • Industrializzazione dell'oblio → Se non riusciamo a collocare gli eventi è come se avvenisse una dimenticanza tale per cui non conosco la motivazione dei fatti. L'uomo ha l'illusione di possedere ogni risposta, di sapere tutto ciò che succede nel mondo, ma in realtà, noi vediamo solo ciò che viene riportato dai vari giornalisti.

La formazione di una memoria autentica presuppone una sorta di relazione maieutica, rispondente ai bisogni profondi e alle esigenze antropologiche del nostro tempo.

Quale impegno educativo si deve mettere in pratica per cambiare la realtà attuale?

  1. Ripristinare il ruolo attivo della coscienza. Aiutare le persone a riattivare la propria coscienza critica. Si devono aiutare i soggetti a non accontentarsi di ciò che viene dato loro, infatti essi non devono solo assorbire e adattarsi ma attivarsi in modo critico ed elaborare la realtà. Ciascun soggetto impara quindi a rielaborare personalmente e in modo consapevole la realtà, proponendo nuove alternative → lotta al conformismo.
  2. Elaborare visioni più complesse delle nuove tecnologie. Possibilità di formulare approcci più complessi e articolati rispetto alle nuove tecnologie; non si deve essere solo pro o contro, ma sviluppare pensieri meno semplicistici per non demonizzarli ma nemmeno affidarsi esclusivamente agli strumenti tecnologici. (guarda paragrafo sopra).
  3. Non disattendere le questioni di senso. Aiutare le persone, quando pensano al passato, a non fermarsi solo sui fatti, ma provare ad andare oltre e mettersi alla ricerca dei significati dei vari eventi. Cercando il senso di quello che è successo l'individuo arriva a mettere in pratica le „questioni di senso“, ossia impara a pensare e a riflettere sulle proprie azioni, e a dare più
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher feder.rossi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia della persona e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Amadini Monica.
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