Indologia: lezione 1 - 14 febbraio
Introduzione all'indologia
Indologia = studio della parte culturale antica e classica dell’India.
Due modi di scrivere le parole indiane: grafia semplificata o segni diacritici. Gli alfabeti indiani hanno più segni dei nostri quindi i segni diacritici servono per indicare le variazioni delle lettere del nostro alfabeto.
India fisica e geopolitica
Fino al 1947 è stata colonia britannica. Dal 1947: indipendenza dagli inglesi. Si è data una costituzione democratica diventando una repubblica federale. L’India storica è diversa dallo stato indiano moderno. È il subcontinente indiano che comprende anche Afghanistan, Pakistan e Bangladesh. È chiamata anche Asia meridionale.
Noi faremo riferimento al subcontinente indiano perché gli altri stati compresi hanno avuto una storia comune all’India moderna prima del 1947. Nel 1947 c’è stata la partizione: nella lotta per l’indipendenza dal dominio britannico, la lega islamica indiana, per evitare che i musulmani fossero posti in minoranza rispetto alla maggioranza induista, ha prospettato la creazione di uno stato solo musulmano.
L’Islam viene da fuori dall’India: nel 1200 dei guerrieri turchi hanno conquistato India settentrionale poi centrale. Hanno creato regni con monarchi musulmani. Alcuni induisti si sono poi convertiti all’Islam. La lega islamica ha ottenuto di avere uno stato destinato ai musulmani: il Pakistan. Inizialmente era diviso in Pakistan occidentale (quello attuale) e Pakistan orientale (Bangladesh). Il Pakistan orientale ha deciso poi di staccarsi da quello occidentale e ha ottenuto l’indipendenza.
La partizione è stata una tragedia come numero di morti. I musulmani indiani sono emigrati in massa verso il Pakistan, mentre i non musulmani che vivevano in Pakistan sono emigrati verso l’India. Questo processo è stato molto sanguinoso. Ancora oggi Pakistan e India sono acerrimi nemici politici.
Lezione 2 - 15 febbraio
Geografia fisica
Area dell’India moderna è 10 volte l’Italia. Grande vastità di aspetti fisici, climatici, linguistici, etnici diversi. Quando parliamo di cultura indiana abbiamo a che fare con una grande pluralità di aspetti. Abbiamo unità nella molteplicità.
L’India è storicamente isolata dal resto dell’Asia: a nord è isolata dalle catene montuose più alte del mondo (Himalaya, Karakora, Hindokush). L’unica via d’accesso praticabile è un passo: Khyber Pass. Al centro: pianura Indogangetica, formata da due fiumi, Indo e Gange. L’Indo dà il nome all’India. Bharat è un eroe mitologico, capostipite degli abitanti del subcontinente indiano. L’India chiama se stessa la repubblica dei discendenti di Bharat.
Dal nome del fiume deriva anche il nome della religione induismo. III millennio a.C.: nasce la civiltà indiana sul fiume Indo. I fiumi sono raffigurati sempre come divinità femminili. Il Gange è considerato fiume sacro dell’induismo. La pianura alla foce del Gange ha grande escursione termica fra estate e inverno. Deccan è un paese del sud. Altopiano arido. Queste zone centrali conservano la situazione originaria dell’India: la giungla = intesa come vegetazione di alberi fitti ma che resistono alla siccità. Quindi sono territori incolti e aridi. A sud abbiamo invece i tropici.
I vari climi influenzano le varie attività umane. Il clima dell’India è influenzato dai monsoni: venti che portano piogge. I monsoni hanno ripercussioni sulla vita dell’India. Possiamo pensare a 3 stagioni: secca fresca (ottobre-marzo), caldo e piogge (marzo-giugno). Il monsone è fondamentale e se ne parla in arte e poesia. Può essere più o meno violento e causare catastrofi.
L’80% degli indiani abita in campagna e villaggi e l’agricoltura resta la base economica del paese. Dal monsone dipende la buona riuscita dell’agricoltura. Anche l’architettura indiana va vista attraverso le esigenze climatiche.
Secondo paese più popolato del mondo: 1 miliardo e 300 milioni di abitanti circa. Spesso nascono nuovi stati dalla divisione di uno stato più grande. 100 milioni di persone sono tribali. Sanscritizzare: attirare in una cultura omogenea alta la cultura degli strati bassi. Invece gli indigeni tribali restano fuori da questo processo e formano una cultura a parte.
Religione
Distribuzione della religione secondo i censimenti. Gli indiani in un censimento possono anche dichiarare la propria religione. Maggioranza: indu (80%). Quelli che si dichiarano indu non sono necessariamente praticanti o credenti. Essere indu significa soprattutto aderire a norme sociali condivise che riguardano l’alimentazione, riti, matrimonio, funerali, riconoscersi in una casta. È una modalità di comportamento. Quello che importa è aderire alle norme sociali. Gran parte della letteratura è ispirata dalla religione.
Musulmani: discendenti degli invasori del 1200 e i convertiti indiani. I convertiti non erano obbligati ma erano gli indu di caste più bassi a voler convertirsi a una religione paritaria come l’islam. Ci sono minoranze di altre religioni: cristiani (leggenda: apostolo Tommaso sarebbe andato in India a convertire. La maggior parte dei cristiani sono discendenti dai coloni portoghesi) sikh, buddisti e jainisti.
Buddismo diventa dopo la predicazione del Buddha la religione dominante. Fino ai primi secoli dopo cristo è la religione più diffusa. Anche questa è una religione egualitaria e aperta a tutti. Pian piano dal 500 d.C. comincia a perdere di importanza. Si restringe nelle zone di origine dove si mantengono i monasteri. Intorno al 1200, con l’arrivo dei musulmani, gli ultimi monasteri buddisti vengono spazzati via. Buddismo nasce in India, sparisce dall’India ma colonizza il resto dell’Asia. Buona parte di questi pochi buddisti sono neoconvertiti: nel secolo scorso vengono promosse delle conversioni collettive di quelli che vengono chiamati ‘fuori casta’.
I Sikh stanno in una regione dell’India settentrionale. Sikh vuol dire ‘discepoli’. È una religione relativamente recente (1400). Gran parte degli immigrati indiani in Italia sono Sikh.
Il jainismo è una sorta di variante del buddhismo. Il primo valore per i jaina è la non violenza. Sono vegetariani. Sono pochissimi ma importantissimi perché sono una comunità ricchissima e molto colta. È la non violenza che ha fatto la loro fortuna: per il loro principio di non nuocere agli esseri viventi hanno evitato professioni che potessero infrangere questo voto. Sono banchieri e prestatori di soldi dal momento che non praticano nemmeno l’agricoltura non volendo nuocere a nessun animale.
Lingua
Hindi: lingua nazionale. Lingue indoeuropee: proprie dell’Europa e dell’Oriente. Tutte queste lingue hanno un vocabolario comune (nomi di parentela, numerali). Anche le strutture sintattiche, il sistema dei casi, generi, desinenze sono simili. William Jones: giudice britannico a Calcutta che è stato il primo a dimostrare che il sanscrito (lingua antica dell’India) è apparentato con le lingue classiche dell’Occidente (latino, antico germanico, celtico).
Lingue dravidiche: lingue parlate in India non indoeuropee. Lingue tibeto-birmane.
Lezione 3 - 20 febbraio
Cartina linguistica dell’India moderna
Lingue indoarie: lingue dei popoli che chiamano se stessi Arya (nobili). In italiano lo traduciamo con “arii”. È diverso da “ariani” in italiano (mentre in inglese arians è uguale). Il termine ariano tedesco deriva da quello indiano ma noi non facciamo un discorso in termini razziali. Il nostro è un discorso linguistico. Le lingue indoarie sono apparentate fra loro perché sono state portate da popoli invasori che si chiamano Arya. Ci hanno lasciato la letteratura dei Veda.
I Veda sono un corpus di testi. Veda è una parola indoeuropea che significa “scienza”. Veda è un perfetto. Significa “ho visto quindi so”. In India le lingue che si parlano ancora sono indoeuropee, e in particolare indoarie. Le lingue indoeuropee sono quelle che accomunano dall’India all’Irlanda. La lingua più parlata è l’Hindi. È la lingua nazionale. Siamo lontani da un’origine comune con le lingue europee. Molte parole dell’Hindi derivano dall’arabo e dal persiano a causa della dominazione islamica dal 1200 d.C. In Pakistan si parla una lingua simile: l’Urdu. Urdu deriva da “orda”. Era la lingua degli accampamenti.
Indiani e pakistani sono due popoli che parlano la stessa lingua ma usano diversa scrittura. C’è incomunicabilità grafica tra India e Pakistan. Nella zona meridionale dell’India si parlano lingue dravidiche: dravida = “sud”. Non sono lingue indoeuropee. Sono lingue che non si parlano in altre zone del mondo. Probabilmente sono le lingue originarie dell’India. Poi popoli che parlano lingue indoarie avrebbero invaso l’India portando il sanscrito e i Veda. Al sud abbiamo un mondo completamente diverso, descritto dalla letteratura.
La cultura del nord ha poi colonizzato il sud influenzandone la cultura. Tra le lingue ufficiali dell’India moderna: il sanscrito. Sanscrito è la lingua indoaria con cui arriva la cultura in India. C’è una forma arcaica che si chiama vedica, che poi si stabilizza e dà origine al sanscrito.
Il sanscrito è la lingua con cui si esprime la cultura antica e classica dell’India. È usato ancora oggi per gli scambi tra intellettuali. È una lingua artificiale in un senso positivo del termine: “lingua perfetta, raffinata”. Da una lingua parlata alcuni grammatici hanno fissato delle regole che sono state rispettate successivamente. È diventata un veicolo culturale.
Il concetto estetico fondamentale dell’India è che ciò che è naturale non è abbastanza raffinato. La lingua naturale non è abbastanza bella perché è parlata dalla gente di basso rango. La presentazione del corpo e le arti figurative esprimono questa idea: devono essere adornati per essere belli. Anche la letteratura evolve verso forme retoriche più raffinate e complesse. Alamkara = “rendere sufficiente, ornamento”. Tutto ciò che non è ornato non è bello. Questo vale anche per le lingue, il sanscrito ad esempio.
Modi di scrittura delle parole indiane
- Con i segni diacritici: sono segni che vengono aggiunti sopra e sotto le parole per traslitterare esattamente dall’alfabeto indiano.
- In grafia semplificata: parole scritte come si pronunciano. Comporta vocali all’italiana e consonanti all’inglese (g dura).
Devanagari = “alfabeto della città degli dei”. È un alfabeto ricchissimo di segni che trascrive perfettamente una lingua molto ricca di suoni. Pànini: grammatico che ha sistematizzato la lingua e l’alfabeto. Per trascrivere le parole di questo ricca lingua in un alfabeto come il nostro molto più semplice, è necessario aggiungere segni che rendano conto di tutti i diversi suoni.
Origini della civiltà del subcontinente indiano
Negli anni ‘20 del 1900 si è scoperto che la civiltà in India era cominciata molto prima di quello che si pensava. 1921: si è scoperto che nella valle dell’Indo c’era una civiltà raffinatissima che predatava il 1500 a.C. che si pensava fosse l’inizio della cultura in India.
Questa civiltà è stata scoperta da un ente archeologico statale indiano (Archeological Survey of India). Sono stati gli inglesi a fare queste scoperte. Il direttore dell’Archeological Survey of India (Jhon Marshall) si è reso conto che nella valle dell’Indo c’erano mattoni cotti molto solidi. Marshall manda archeologi indiani sul posto. Vengono scoperte due città antiche: Harappa e Mohenjo-daro. Si è capito che si era davanti a una civiltà il cui apogeo poteva essere collocato molto prima di quello che si pensava.
Queste città erano molto grandi ed erano molto progredite da un punto di vista urbanistico. L’India per molti secoli non avrà più condizioni abitative così evolute. In queste città non sono stati trovati reperti riferibili a templi o palazzi reali. C’era una cittadella più alta, probabilmente il centro del potere. Quartieri meno importanti cinti da mura. Le case sono fatte secondo un modello che dura quasi fino ad oggi: un cortile centrale e una serie di stanze che si affacciano sul cortile, intorno hanno mura.
È lo stesso schema che si ritrova nei monasteri buddhisti. È un’architettura che si adatta ai climi caldi e alla famiglia allargata. Trattamento dell’acqua è interessante: a Mohenjo-daro è stata trovata una vasca. Di solito le vasche erano poste vicino ai templi adibite alla raccolta dell’acqua pluviale. Queste vasche stanno tra l’uso pratico e l’uso sacrale.
Il bagno nelle acque è un atto di purificazione in cui l’igiene fisica si intreccia con la purificazione spirituale. Questa purificazione riguarda anche i fiumi. In entrambe le città erano diffusi i bagni nelle abitazioni, cosa inusuale per il III millennio a.C. La rete fognaria è avanzatissima. C’è anche un sistema di pozzi. Si è pensato che l’abbondanza di pozzi fosse collegata alla sacralità dell’acqua. Le caste in India si classificano in base alla purezza. La purezza castale è legata anche all’alimentazione e al vegetarianesimo.
Non tutte le persone hanno accesso agli stessi pozzi: ci sono pozzi per caste più pure. La cultura indiana è una mescolanza di cultura portata dagli Arya e cose del sostrato che affiorano e si mescolano. Quindi si può pensare che queste concezioni (quella delle caste ad esempio) già esistessero nella civiltà dell’Indo. Non sappiamo che lingua parlassero nella civiltà antica dell’Indo, se indoeuropea o dravidica. Non abbiamo testi letterari a testimonianza. Sappiamo però che sapevano scrivere perché ci sono reperti con segni di scrittura.
La maggior parte dei segni ci vengono dai sigilli. Sono stati trovati moltissimi sigilli. Servivano forse a scopo commerciale per stampigliare le merci. L’ipotesi più accreditata è che sia un alfabeto di una lingua dravidica. In questi sigilli ci sono prefigurazioni di figure divine che dopo secoli riemergeranno formando le grandi divinità dell’induismo.
Ad esempio su un sigillo si trova un probabile antecedente del dio Shiva, dio asceta, vive solo sulle vette dell’Himalaya immerso nello Yoga. È il dio dei luoghi selvaggi poco controllabili dalla razionalità umana. L’animale sacro di Shiva è il toro. Le divinità dell’induismo sono rappresentate spesso con molti arti e molte teste. È raffigurato con 3 volti che incarnano i suoi diversi aspetti: benevolo e pacificato, aggressivo e terribile, femmineo (Shiva è un dio androgino che unisce i due opposti di maschile e femminile).
Shiva è anche il dio del fallo. Rappresentato con il fallo eretto. Ascetismo e fallo eretto non sono in contraddizione. Gli asceti hanno grande potenza erotica perché reprimono gli impulsi sessuali. Raffigurazione ittifallica, ovvero con il fallo eretto. Shiva è circondato da animali. È chiamato spesso Pashupati = “signore degli animali”, che a volte è anche il signore delle anime.
Lezione 4 - 21 febbraio
Scoperte archeologiche e colonialismo
Civiltà dell’Indo non è stata ancora scoperta (è stata scoperta negli anni ‘20 del ‘900). Gli inglesi che sono in India sono colonialisti. Anche se in un’ottica coloniale, gli inglesi si sono interessati alla cultura locale andando anche oltre le pure esigenze di dominio. Si rendono conto che in India esiste una civiltà molto antica e cominciano a studiarla.
William Jones, von Schlegel, Max Muller: tre figure cruciali che hanno operato nel periodo che va dalla fine del 700 fino a tutto l’800. Questi studiosi fanno riferimenti ai bramani. I brahmani: classe sacerdotale dell’India. Classe depositaria della cultura tradizionale sanscrita. Quindi gli studiosi incontrano il sanscrito in primo luogo. Gli inglesi non vengono invece a contatto con la tradizione musulmana in India, cosa che poi sfocerà nel considerare gli islamici degli indiani di serie b.
Esiste in India una letteratura in sanscrito antichissima. La tradizione indiana non ha una storiografia prima dei musulmani, quindi troviamo molte date ipotetica ed esageratamente antiche. Non abbiamo testi di storia. Ne abbiamo solo uno scritto nell’XI secolo. Non sappiamo quando sono vissuti poeti e non sappiamo nulla delle loro biografie. Quindi abbiamo a che fare con letteratura anonima. Max Muller immagina una datazione per questa letteratura.
La letteratura è quella dei Veda (= scienza). Sono testi sacri per l’induismo. Più che testi rivelati, sono considerati testi eterni. Una serie di veggenti (rsi, si legge rishi) in epoca remota avrebbe ascoltato queste sillabe eterne e le avrebbe trasmesse agli uomini. Il sapere in India semplicemente esiste e l’uomo deve solo recuperarlo. I testi vedici fanno parte di sruti (audizione). Samhita (Raccolte) si articola in Rgveda, Samaveda (veda dei canti), Yajurveda (veda delle formule), Atharvaveda (inni magici). Questi inni servono per essere recitati o cantati durante i riti sacrificali della religione vedica.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Indologia, prof. Pieruccini, libro consigliato Introduzione del Kamasutra, Doniger
-
Riassunto esame Indologia, prof. Pieruccini, libro consigliato Viaggio nell'India del Nord
-
Riassunto esame Storia dell'arte dell'India, prof. Pieruccini, libro consigliato: Storia dell'arte dell'India. Dall…
-
Sunto di indologia, prof. Pieruccini, dispensa consigliata: Quando e come il vegetarianismo si affermato in India