Storia dell’arte dell’India
Dalle origini ai grandi templi medievali
L’arte dell’India antica e la sua interpretazione
Capitolo 1: contesti e lineamenti
La Repubblica dell’India [sovrana, laica, socialista, democratica] si struttura come confederazione di Stati (che ricalcano le suddivisioni linguistiche e politiche che si sono definite nel corso del tempo) con un parlamento centrale.
Nome
Deriva dai Persiani: indicava il territorio [= Indo] che si estendeva oltre il fiume ✲ Sindhu.
- Rifacendosi alle proprie tradizioni, gli indiani chiamano il proprio paese Bharat (terra dei discendenti di Bharata, grande sovrano figlio di un re e nipote di una ninfa celeste).
Geografia
È uno stato immenso (ca. 10 volte l’Italia). L’India moderna occupa però solo una ✲ parte della regione geografica che nel corso dei secoli ha partecipato ad una cultura affine; per definire questo territorio si parla quindi di “subcontinente indiano” o “South Asia”.
- Repubblica dell’India: ottenne l’indipendenza dall’Inghilterra nel 1947.
- Afghanistan.
- Nepal.
- Bhutan.
- Sri Lanka.
- Pakistan, 1947: fu una creazione artificiale destinata ai musulmani indiani. Era diviso in due parti.
- Pakistan orientale = Bangla Desh: si rese autonomo in seguito ad un conflitto nel 1971.
- Pakistan occidentale.
L’area comprende una grande varietà di climi e territori:
- Nord: Hindu Kush, Karakorum, Himalaya (montagne più alte del mondo) da cui nascono 3 grandi fiumi: Indo, Gange e Brahmaputra.
- Est: nella regione del Bengala, la Gange ed il Brahmaputra si uniscono in un delta immenso e verdissimo.
- Ovest: la grande pianura sfuma nel deserto del Thar.
- Sud: altopiano arido del Deccan, bordato ad ovest dalla catena montuosa Ghati (Gath = “gradinate”), che si protende nell’Oceano Indiano; la cuspide meridionale è lussureggiante e tropicale.
La varietà climatica
- Sud: clima temperato.
- Monsoni: venti che regolano il clima indiano; spirano d’estate da sud, provocando le stagioni delle piogge e d’inverno da nord. Sono indispensabili per l’economia indiana che è prevalentemente agricola.
- Nord: clima alpino + pianura alluvionale che ha una grossa incursione termica tra estate e inverno.
1 Fabiola Bonanomi
Protostoria e grandi fasi storiche
Sono vari i popoli e le lingue che l’India ha accolto, conosciuto ed amalgamato. Nel Sud del subcontinente [Karnataka, Andhra Pradesh, Kerala, Tamil Nadu], si parlano le lingue dravidiche (= “meridionali”); è un’ipotesi verosimile che a questo ceppo linguistico appartenessero gli abitanti più antichi del paese. Nel Nord è diffusa la hindu (lingua indoeuropea).
Civiltà dell’Indo
Non abbiamo prove certe su quale lingua parlassero gli abitanti prima della grande civiltà dell’Indo (culminò tra il 2600-1900 a.e.c.; in parte si trova in Pakistan), sempre che di scrittura si possa parlare per questa civiltà urbana molto avanzata [l’ipotesi più accreditata dagli studiosi è che si tratti di una lingua dravica —> questo confermerebbe che il sanscrito è una lingua dei colonizzatori indoeuropei].
È aperto un ampio dibattito sulla sua connessione con le fasi culturali successive del subcontinente. Alcuni ritrovamenti sembrano alludere agli sviluppi storici della religiosità e dell’arte hindu: a Mohenjo Daro è stata rinvenuta una struttura chiamata il “Grande Bagno”, molto probabilmente utilizzata per scopi rituali; significativi appaiono anche il culto di divinità femminili e la rappresentazione sui sigilli di una figura che è accostabile al sommo dio Shiva. Questa civiltà decade probabilmente a causa di una catastrofe naturale, determinando probabilmente un cambiamento climatico enorme che determinò il crollo dell’economia.
Questa fase si caratterizza per la testimonianza di ritrovamenti archeologici eclatanti ma silenziosi.
Civiltà del brahmanesimo, IX-V sec. a.e.c.
Dal 1500 a.e.c. conosciamo una fase letteraria grandiosa ma avarissima di documenti archeologici. Questa letteratura è quella dei Veda, un corpus molto vasto di testi sacri, composti in lingua indoeuropea - è una sorta di sanscrito -, considerati una eterna rivelazione (shruti) e tramandati a memoria per molti secoli - vennero messi per iscritto nel 1200 d.C. -.
Il testo più antico è il Rigveda: vengono glorificate divinità apparentate con quelle dell’Iran e dell’Europa Antica. I detentori della cultura vedica si chiamano “Arya”, i Nobili; si presentano come coloro che espugnano le cittadelle dai nemici combattendo sui loro carri da guerra.
Secondo l’ipotesi più accreditata, questa letteratura fu portata dagli invasori che provenivano dall’estremo ramo orientale delle genti colonizzatrici dell’Europa, che calarono in India da nord-ovest, sottomettendo gli abitanti dell’India settentrionale e gli ultimi eredi della civiltà dell’Indo; tuttavia è stata avanzata anche l’ipotesi che non ci fu nessuna invasione [gli abitanti della civiltà dell’Indo erano di origine indoeuropea: nel corso del tempo si è verificata una trasformazione culturale]: la ricerca archeologica non ha rilevato fratture traumatiche => la datazione dei Veda resta ipotetica, tenendo conto del fatto che nessuna teoria si presenta supportata da prove inoppugnabili.
La religione sacrificale vedica presenta un ricco pantheon di dei [spiccano: Idra, Varuna e Agni] che darà vita ad un ricco complesso di rituali, chiamato dagli studiosi “Brahmanesimo” dal nome della classe sacerdotale dei brahmani.
Già all’interno del Rigveda si trovava la divisione della popolazione secondo una struttura sociale piramidale:
- Varna (= “colori”): furono gli elaboratori della dottrina.
- Kshatriya (= “rosso”): principi e guerrieri.
- Vaishya (= “giallo”): allevatori e mercanti.
- Shudra (= “nero”): grande massa di lavoratori, considerata servile = esclusa dal sapere vedico, come tutte le donne.
La lingua con cui si esprime è il sanscrito, lingua elitaria e di alto registro.
2 Fabiola Bonanomi
I secoli centrali del millennio a.e.c.
Nascono correnti che reagiscono a questo ritualismo sacerdotale.
- All’interno del brahmanesimo: le nuove esigenze portano alle ultime opere della tradizione vedica: le Upanishad; si tratta di una dottrina più ascetica e introspettiva, che accetta alcune idee degli asceti delle eresie, chiamati Sharamana (= “quelli che faticano”).
- Nascono come aperte eresie due nuove religioni: il Buddhismo ed il Jainismo, movimenti anti ritualistici, che rifiutano il sacrificio vedico ed introducono idee nuove [i concetti di samsara e di karman].
Dai testi si inizia ad intravedere l’assetto politico di almeno un’area dell’India, settentrionale, tra oligarchie e piccoli regni:
- 320 a.e.c., prima dinastia imperiale dell’India storica: la dinastia dei Maurya. Si accentrarono nel Magadha (odierno Bihar; regione del nord est dell’India), con capitale Pataliputra (= Patna). È considerata la terra d’elezione del buddhismo. Il massimo sovrano è il terzo della dinastia Maurya: Ashoka (269-232 a.e.c.); si convertì al buddhismo: a lui dobbiamo i primi reperti artistici (fece erigere una serie di colonne in tutto il suo regno - gran parte del subcontinente ad eccezione dell’estrema punta meridionale - e sulle quali fece incidere i suoi editti, scritti con l’alfabeto Brahmi.
- La dinastia Maurya è seguita a nord est da quelle degli Shunga (185-75 a.C.) e poi dai Kanva (75-30 a.C.).
Dinastie delle regioni nord occidentali determinate da migrazioni
- Regni indo-greci.
- Regni indo-partici.
- Regni indo-sciti = del popolo iranico dello Shaka —> domineranno un’ampia area di territorio fino al 400 a.e.c.
- Invasori centro-asiatici: Kushana, che domineranno un ampio territorio: l’India del Nord fu la propaggine meridionale del loro immenso impero tra il I e il II secolo e.c.
India peninsulare (Deccan)
Domina la dinastia degli Satavahana o Andhra (II sec. a.e.c.- 200 circa e.c.).
Epoca Gupta (320-550 c.a.)
Sono questi i secolo da cui si formeranno le concezioni decisive della civiltà indiana classica: l’epicentro era nell’India settentrionale, che come veicolo di riferimento adotta il sanscrito.
I modelli culturali si consolidano durante il dominio unificatore di quella che è considerata la più gloriosa dinastia imperiale dell’India antica:
- Capitale principale: Pataliputra.
- Sovrano più illustre: Chandragupta II - regnò intorno al 400 -; esercitò il suo potere su gran parte dell’India del Nord.
È questa l’epoca in cui si diffonde massicciamente l’induismo, destinato a diventare la religione più importante.
Epoca post Gupta
- Regni di portata regionale e governati da dinastie più o meno longeve.
- Sud.
- Dinastia Pallava (fine IV- X sec.; periodo di massimo splendore attestato tra VII-VIII sec.): capitale Kanchi; il cui massimo esponente fu Mahamalla (630- 668) promosse un’arte frutto di un’armonizzazione tra la cultura panindiana settentrionale e quella locale, prendendo la religione e le iconografie settentrionali Gupta e trasformandole in un linguaggio proprio. Il centro artistico fu Mamallapuran, paese sul mare vicino a Sanchi, importante porto per i Pallava (= importante sito archeologico per noi: si conservano in questo luogo 10 mandapa, risalenti a Mahamalla).
- Nella stessa epoca dei Pallava, più a ovest, nella zona dell’Irnataka, si estende il dominio del Chalukya: si scontrarono con i Pallava in guerre sanguinose, ma il contatto determinò anche un grande scambio culturale. Artefice della grande espansione fu Pulakeshin II. I Chalukya avevano tra capitali: Badami, Aihole e Pattadakal.
- Tra il IX e il XIII secolo la dinastia dominante nell’India del Sud sono i Chola, il loro epicentro si trova molto a sud, nel Tamil Nadu, lungo il basso corso del Kaveri, dove sorge la loro capitale Tanjavur. Da questo territorio i re Chola si espandono fino a conquistare parte del Deccan. Sotto questi sovrani l’arte templare dell’India vive il suo splendore più assoluto. Sono ascritti a questo periodo numerosi templi in pietra, la maggior parte shivaita. Un’altra particolarità dei Chola sono le statue di metallo di divinità e santi della tradizione devozionale di quest’area.
La ricostruzione degli eventi politici è resa difficile dal fatto che l’India antica non li ha registrati in modo sistematico —> Solo la regione del Kashmir, con Kalhana e la sua Rajatarangini (“Fiumana dei re”, XII sec.), costituisce un’eccezione.
La letteratura presenta eventi in forma mitica, iperbolica o leggendaria: è più interessante il loro significato piuttosto che l’esattezza storica dei fatti. Gli storici hanno dovuto fondare le loro ricostruzioni basandosi sui monumenti e sulla numismatica (grazie alle iscrizione e le legende) => questa mancanza si connette forse alla visione tradizionale indiana del tempo, inteso come un processo ciclico; secondo questa concezione lunghissimi evi si succedono l’uno all’altro fino al declino e alla dissoluzione, quindi l’universo nasce di nuovo e così per sempre. Nell’enormità e nella ripetizione di questi cicli temporali le personali vicende umane sembrano sbiadire.
Abbiamo una letteratura molto ricca sul fronte religioso-filosofico, culturale ed artistico che illumina la storia del pensiero.
3 Fabiola Bonanomi
Religioni e cultura
La maggior parte dell’arte dell’India antica giunta fino a noi può essere definita arte religiosa: il suo scopo fondamentale era quello di veicolare un messaggio metafisico, nel quale si integrava la ricerca della bellezza.
Le religioni che nascono in India determineranno anche la storia dell’arte del paese, quindi la loro conoscenza è imprescindibile, ma è vero anche il contrario: dai monumenti conservati si può in parte ricostruire la storia del pensiero.
Esse, a loro volta, informano di sé non solo le arti figurative, ma in generale gran parte del discorso intellettuale.
Le tre religioni classiche
Condividono certi principi di base.
1. Buddhismo
Prende piede nel VI sec. a.e.c.
Siddhartha Gautama, detto lo Shakyamuni, “l’asceta del clan degli Shaka”, che diventa Buddha (= “risvegliato”) è un personaggio storico, anche se le date della sua nascita e della sua morte (parinirvana) sono incerte: le ipotesi più accreditate sono: 565-485 a.C e 460-380 a.C.
Stando alla bibliografia leggendaria, fu un principe che nacque in modo prodigioso nell’odierno Nepal: a seguito di ciò il padre lo costrinse a vivere all’interno del palazzo, ma egli decide di recarsi lo stesso in città dove incontra un vecchio, un malato, un morto ed un asceta = visione dell’ineluttabile sofferenza connessa con la vita umana, dovuta alla transitorietà.
Questo fatto lo spinse a fuggire dalla reggia paterna, intraprendendo un lungo percorso spirituale che culminerà con la bodhi, ossia il risveglio/ l’illuminazione.
Fonderà quindi una comunità monastica, trascorrendo la seconda parte della sua vita predicando le sue acquisizioni. Il cuore delle attività del Buddha è la regione del Magadha e le sue dottrine (Dharma, la “legge”) si affermano prima in ogni strato sociale e poi, con Ashoka, nel subcontinente ed oltre i confini del suo regno.
Al buddhismo fanno riferimento i primi monumenti artistici dell’India e la biografia del Buddha (narrata nelle grande letteratura dei Jataka (= “nascita”)) costituisce lo stimolo fondamentale al più antico desiderio documentato di rappresentazione figurativa.
La sua pronta diffusione si deve al fatto che egli si rivolge a tutti senza limiti di appartenenza sociale o di sesso, tramite una lingua medio-indiana chiamata Pali [messo per iscritto nel I sec. a.e.c. in Sri Lanka].
Il buddhismo conobbe 3 fasi:
- Hinayana (“Piccolo veicolo”): ideale di santità raggiungibile soltanto in una dimensione monastica e sforzo individuale.
- Mahayana (“Grande veicolo”): la liberazione si apre a tutti e si assiste alla comparsa di figure di intermediari a cui poter rivolgere preghiere e chiedere grazia, nonché alla moltiplicazione e divinizzazione del Buddha.
- Vajrayana (“Veicolo di Diamante”): versione magica e ritualistica che si afferma nella seconda metà del millennio; praticata ancora oggi in Tibet e Nepal.
Mentre si diffonde in Asia, in India il Buddhismo perde via via di importanza; i conquistatori islamici intorno al 1200 distruggeranno gli ultimi monasteri del Bihar e del Bengala => il buddismo scompare dall’India propria e si conserva solo nelle regioni himalayane.
2. Jainismo
Si afferma contemporaneamente al Buddhismo.
Il fondatore storico fu Vardhamana Mahavrira, soprannominato il Jina (= “vincitore”), vissuto nel VI secolo a.e.c. e preceduto da altri 23 Jina; i seguaci sono definiti jaina. Secondo la tradizione visse tra il 599-527 a.e.c., ma attualmente gli studiosi tendono ad abbassare questa cronologia in relazione a quella proposta recentemente per il Buddha.
Contrariamente al Buddhismo, il Jainismo non ha mai varcato i confini dell’India; da sempre è minoritario, ma si conserva fino a oggi, soprattutto nel Gujarat.
Nel I secolo e.c. uno scisma divise i jaina in due grandi correnti, che traggono il nome dall’abbigliamento dei propri monaci:
- Shvetambara (“vestiti di bianco”) si afferma nell’India settentrionale.
- Digambara (“vestiti di cielo”, ossia nudi) si afferma particolarmente nell’India meridionale.
Secondo le sue dottrine, un universo di anime si invischia con la materia e il traguardo ideale è arrestare l’accesso di quest’ultima: il mezzo è una condotta ascetica severa, che comporta la rinuncia completa agli allettamenti terreni (vegetarianesimo, non violenza verso ogni forma di vita).
Non esiste un dio supremo e le divinità sono solo accessorie al cammino verso la perfezione; anche ai laici è richiesto il vegetarianesimo ed una stretta aderenza ai canoni della non violenza (= “ahimsa”); con varie sfaccettature, sono principi largamente condivisi dalle tre grandi religioni indiane.
5 Fabiola Bonanomi
3. Induismo
Destinato a diventare la religione dominante dell’India; si caratterizza per la molteplicità di culti ed usanze.
Il nome è di origine occidentale: fu coniato appositamente per definire la “religione degli indiani”; la definizione di matrice sanscrita che si è affermata recentemente suona come “sanatana dharma”, ossia la “legge eterna”. Interessante è la scelta di utilizzare il termine dharma (= indica la legge universale cui gli uomini devono adeguare il proprio comportamento) che compare fin dai testi del brahmanesimo e confluisce nel buddhismo: per quanto possa sembrare paradossale, la dinamica sottolinea una sorta di continuazione rivoluzionaria del passato brahmanico.
Le idee sulla ciclicità della vita, sull’impermanenza e sul dolore emergono dalle Upanishad vediche (composte tra VIII-III sec. a.e.c.): in questi testi compare una svolta epocale: l’essenza vera dell’esistente viene individuata in un ineffabile principio unificatore, chiamato brahman, cui corrisponde, nel cuore umano, l’atman. L’individuo giunge all’intimo riconoscimento di questa identità per un mistico atto di
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