CORSO DI LAUREA MAGISTRALE
IN
ECONOMIA DEI SISTEMI PRODUTTIVI
CORSO DI ECONOMIA DELLA COMUNICAZIONE
PROF. MAURIZIO MISTRI
APPUNTI
Indice
Capitolo 1 – Psicologia ed economia. Dal comportamentismo al cognitivismo
Capitolo 2 – L’informazione e l’informazione in economia
Capitolo 3 – Razionalità e regole di comportamento
Capitolo 4 – La razionalità limitata
Capitolo 5 – Connessionismo e reti neurali
Capitolo 6 – Evoluzione e apprendimento 2
Capitolo 1 – Psicologia ed economia. Dal comportamentismo al cognitivismo
Obiettivo del capitolo: analizzare il rapporto rintracciabile tra scienza economica e psicologia.
1.1 Economia e psicologia si occupano entrambe di comportamenti, ma utilizzano approcci molti
diversi allo studio delle scelte e delle decisioni di un individuo. L’economia, infatti, si occupa di quei
comportamenti definibili come razionali, dimostrando di avere un interesse assai limitato ad
approfondire l’analisi di come un agente economico giunge alle proprie scelte.
Nel 1935 Robbins descrive in modo rigoroso sia lo statuto della scienza economica ai primi del ‘900,
sia il concetto di scelta razionale, che viene intesa come la determinazione di un rapporto ottimale
fra fini e mezzi, in termini di massimizzazione di una funzione obiettivo vincolata.
Nel momento in cui la scienza economica fonda il proprio statuto scientifico sulla razionalità così
intesa, appare evidente la frattura consumatasi con la psicologia che, con le sue sperimentazioni ed
1 , ma a rimanere sul terreno della
osservazioni empiriche, non punta a costruire una scienza normativa
2
scienza positiva .
Nel 1987 Hogarth e Reder sottotitolano il libro, dedicato alla scelta razionale, di cui sono curatori “il
contrasto tra la scienza economica e la psicologia”. Secondo questi studiosi, il concetto di scelta
razionale è soprattutto un paradigma che è stato in grado di fornire alla scienza economica quella
unità che è mancata alle altre scienze sociali. La psicologia appare una disciplina frammentata in varie
comunità di ricerca che non condividono un paradigma unico e identificabile.
Gli psicologi non hanno mancato di criticare l’irrilevanza empirica della scienza economica,
soprattutto dopo lo sviluppo delle ricerche nel campo del comportamento del consumatore, ricerche
che hanno avuto un notevole impulso con l’opera di Katona alla metà del XX secolo.
Per l’economia, le scelte sono di buona qualità se sono razionali, se tengono in considerazione tutti
gli elementi che entrano in gioco, conoscono e tengono conto delle risorse disponibili, prendono in
considerazione e valutano in modo comparativo tutte le diverse opzioni possibili, disponendole su
una scala gerarchica e infine scelgono tra le varie opzioni disponibili quella che minimizza i costi e
massimizza i risultati (massimizzazione dell’utilità).
La psicologia ha piuttosto osservato i modelli mentali, le motivazioni, i limiti nell’applicazione della
razionalità che risiedono dietro alle scelte. Quindi, rimprovera all’economia una teorizzazione che
tiene poco conto delle emozioni, dei sentimenti, della soggettività e, soprattutto, dei limiti del decisore
umano, sia esso un singolo individuo o un gruppo. Diversi esperimenti hanno dimostrato non solo
che emozioni e i sentimenti, ma anche le strategie di decisione adottate condizionano le nostre scelte.
L’espulsione di ogni elemento di carattere psicologico dall’analisi economica è stata particolarmente
rilevante nell’ambito della teoria del consumatore, il cui comportamento è stato, alla fine, derivato in
1 Per scienza normativa si intende lo studio finalizzato a individuare "ciò che dovrebbe essere", ossia gli interventi e i
precetti necessari per raggiungere determinati obiettivi socioeconomici. Quest'ambito di studio è solito trovare consigli
empirici e precetti. Appartengono a questo ramo di studio le materie economiche come la politica economica, le scienze
delle finanze ecc.
2 Per scienza positiva si intende una scienza empirica che aspira ad analizzare "ciò che effettivamente è", ossia i fenomeni
come essi si presentano. In quest'ambito di studio è solito trovare teoremi e definizioni. Appartengono a questo ramo di
studio le materie economiche come la microeconomia, l'econometria ecc.
1
termini di quantità e prezzi. Agli inizi del 900, infatti, la maggioranza degli economisti abbandona
l’ipotesi dell’edonismo psicologico (approccio che parte dall’ipotesi che esistono dei bisogni o
pulsioni) e abbraccia una teoria dell’utilità basata unicamente su di una teoria delle scelte a cui si
accompagna una visione ordinalista delle scelte stesse. Secondo l’approccio ordinalista, di cui Pareto
è il più importante sostenitore, un generico consumatore si limita a stabilire l’ordine delle preferenze
tra panieri di beni.
Per questi motivi, il rapporto tra le due discipline è stato e continua a permanere tormentato. Tuttavia
è possibile avvicinare, almeno in parte, le due discipline, sia grazie ai contributi che dal lato
dell’economia, vengono dal crescente utilizzo del metodo sperimentale, sia grazie ai contributi che,
dal lato psicologia, vengono dalle scienze cognitive.
Nel 1902 lo psicologo sociale francese Tarde scrive il testo intitolato “Psicologia economica”, dove
cerca di riunire lo studio dell’economia e quello della psicologia.
Agli inizi del XX secolo anche altri psicologi iniziano ad interessarsi alla psicologia economica. Il
loro approccio era limitato soprattutto alla critica dell’assunto della scelta razionale come fondamento
della teoria economica.
Ma è soprattutto durante la seconda guerra mondiale che inizia il vero sviluppo della psicologia
economica, grazie allo psicologo americano (ma di origine ungherese) George Katona. Il lavoro più
importante di Gorge Katona è Psychological Economics, pubblicato nel 1975. Katona all’inizio fu
coinvolto dal governo americano per aiutare la gestione dell’economia di guerra, affinché questa non
producesse l’elevata inflazione che di solito accompagna i conflitti. Nel suo lavoro Katona sostiene
la necessità di integrare le considerazioni economiche con quelle psicologiche:
“L’economia senza la psicologia è incapace di spiegare importanti processi economici, così come la
psicologia senza l’economia non è in grado di far luce su alcuni fra i più comuni aspetti del
comportamento umano”.
Secondo Katona, le analisi economiche mirate a individuare leggi invariabili hanno sistematicamente
trascurato o semplificato le variabili di tipo psicologico.
Katona studia il comportamento economico individuale e svolge numerose indagini sul
comportamento dei consumatori. Secondo Katona, le reazioni del consumatore agli stimoli economici
possono essere spiegate e previste. Katona, in particolare, assegna grande importanza alla nozione di
“aspettativa” per spiegare il comportamento del consumatore. Questa nozione può essere utilizzata
per predire comportamenti di consumo futuri e come indicatore dell’andamento dell’economia.
Le aspettative possono essere misurate: a questo scopo Katona costruisce l’“Indice del sentimento
del consumatore”. E’ un questionario a risposte chiuse, composto da domande del tipo: “Ti aspetti
che lo stato dell’economia migliorerà/resterà uguale/peggiorerà nel corso del prossimo anno?”;
“Credi che la tua personale condizione finanziaria sia migliorata/peggiorata/rimasta eguale nel corso
dell’anno passato?”
Queste domande mirano a rilevare la fiducia generale del consumatore e la probabilità che i
consumatori spendano la loro quota di reddito non destinata all’acquisto di beni di prima necessità,
piuttosto che risparmiarla. 2
Katona ottenne il primo grande successo della psicologia economica quando nel 1964 fu capace di
anticipare che l’economia USA stava per entrare in una fase di forte crescita, trainata dall’aumento
dei consumi, mentre gli indicatori convenzionali prevedevano una fase di recessione.
I capisaldi dell’economia classica L’homo oeconomicus
E’ la rappresentazione dell’uomo come concetto
astratto, considerato in modo del tutto avulso dal
proprio ambiente sociale e culturale, che tende
unicamente al soddisfacimento dei suoi bisogni.
Nelle teorie economiche neoclassiche, l’homo
oeconomicus è l’attivatore dei meccanismi economici,
dotato di perfetta razionalità. E’ bene sottolineare che
in questo ambito il termine razionalità ha un significato
diverso da quello attribuitogli in filosofia o in ambito
etico o, ancora di più, nel senso comune. L’homo oeconomicus è visto come "razionale" nel senso
che egli persegue un certo numero di obiettivi cercando di realizzarli nella maniera più ampia
possibile e con i costi minori.
Kahnemann scrive a questo proposito: “L’agente della teoria economica è razionale ed egoista ed i
suoi gusti non cambiano”. Viceversa, “gli uomini studiati dalla psicologia hanno una visione del
mondo limitata dalle informazioni disponibili in quel momento e, quindi, non possono essere così
logici e coerenti come l’uomo economico. A volte sono generosi e spesso sono disponibili a dare il
loro contributo al gruppo al quale sono legati. Inoltre, non hanno quasi mai idea di che cosa ameranno
l’anno prossimo o addirittura domani”.
In particolare, l’homo oeconomicus presenta le seguenti peculiarità:
• ha un sistema di preferenze. E’ perfettamente consapevole delle proprie preferenze (ad
esempio, preferisce le mele alle pere), ed è in grado di disporle in sequenza, ossia in ordine
gerarchico. Di conseguenza, se preferisce le mele alle pere e le pere alle banane, egli preferirà
senza dubbio le mele alle banane (proprietà transitiva);
• persegue l’obiettivo di massimizzare i suoi guadagni e dunque il suo benessere, utilizzando al
meglio le sue risorse. Questo implica che tenderà sempre e comunque, in qualsiasi situazione
o evento egli sia coinvolto, a massimizzare la sua utilità (che ha un significato diverso dal
profitto);
• è in grado di compiere scelte razionali, analizzando e prevedendo nel modo migliore la
situazione e i fatti del mondo circostante, al fine di operare la scelta più corretta per mettere
in atto la massimizzazione di cui sopra.
L’uomo economico è un modello di uomo amorale (attenzione: non è immorale!), che agisce da solo.
La qualità delle scelte razionali è valutata con il criterio della massima quantità al prezzo migliore,
indipendentemente se quanto viene acquistato è utile o inutile; dannoso o benefico; bello o brutto.
L’homo oeconomicus basa le sue scelte sulla valutazione della sua personale "funzione d’utilità":
3
un bene è “utile” nella misura in cui è in grado di soddisfare un bisogno individuale. Una critica a
questa idea di “utilità” viene da Kahnemann, secondo cui nella valutazione dell’utilità occorre tener
conto anche del punto di riferimento adottato dal soggetto, in particolare, della storia della sua
ricchezza.
Le critiche al modello di uomo economico sono diverse. Tra queste:
• questo modello non riesce a dare conto di fenomeni collettivi, come la partecipazione ai
movimenti sociali e politici;
• non riesce a dare conto di tutte le attività economiche svolte dagli uomini, come il
volontariato, la cura dei figli, etc.;
• le scelte economiche non sono affatto regolate in modo così rigidamente e completamente
razionale; inoltre, non così coerenti e costanti come vorrebbe questo modello. La mente umana
non è sempre logica e razionale. In particolare, esistono degli errori sistematici di valutazione
che sono imputabili alla struttura del meccanismo cognitivo e non alla corruzione del pensiero
razionale da parte di emozioni e sentimenti;
• le scelte sono condizionate dalle pressioni dell’ambiente esterno, dalle emozioni e dai
sentimenti, dalle percezioni, dall’incompletezza delle informazioni e dalla loro rielaborazione
cognitiva;
• Infine, le emozioni e i sentimenti non sono “corpi estranei” alle decisioni economiche di buona
qualità, ma piuttosto ne costituiscono una parte importante (cfr Damasio).
1.3 In psicologia per comportamentismo si intende un movimento metodologico che prende l’avvio
con l’opera di Watson (1913) e che intende analizzare i comportamenti sulla base di ciò che essi
esibiscono. I punti fermi dell’approccio di Watson sono:
1. Il realismo materialistico
2. Meccanicismo
L’oggetto di studio non è la mente o la coscienza bensì il comportamento esibito e osservabile, mentre
il metodo di studio non è l’introspezione o il colloquio clinico, ma il controllo sperimentale. I
comportamentisti nelle loro ricerche utilizzano molto lo strumento degli esperimenti con gli animali,
ripercorrendo la strada della biologia.
L’approccio comportamentistico in economia, pur formalmente vicino a quello della psicologia, non
fu in grado di fare altro che basarsi sull’introspezione e quindi su assunzioni a priori, non verificabili
sperimentalmente. Il comportamentismo declina in fretta con l’emergere di nuovi approcci, il
cognitivismo in testa.
Se il comportamentismo entra in crisi nell’ambito della scienza psicologica, a maggior ragione in
economia. Sullo sfondo rimangono irrisolte notevoli questioni, la forza delle influenze sociali, i
processi formazione delle abitudini, le dipendenze, ecc.
La scienza economica non può ignorare i nuovi filoni di indagine che si aprono con il cognitivismo e
con il mainstream delle scienze cognitive, le quali spostano il centro di interesse dell’investigazione
scientifica in materia di comportamenti umani. Alla base delle teorie comportamentistiche in
4
economia c’è l’assunto della completezza informativa e l’espulsione dell’idea di incertezza. Le
scienze cognitive puntano la loro attenzione sullo studio delle strutture informative, intese come
universo di segnali e strategie di elaborazione di questi segnali.
1.4 Dal comportamentismo al cognitivismo: approfondimento
COGNITIVISMO
1913 1977
1959 CONNESSIONISMO
COMPORTAMENTISMO
Agli inizi del 1900, la psicologia americana scopre una nuova scuola di pensiero: il
comportamentismo o behaviorismo (dalla parola inglese “behaviour” = comportamento) che limita
l'oggetto della psicologia allo studio del comportamento, ritenendo inutile riferirsi alla "coscienza",
allo spirito ed a quanto non può essere osservato in maniera oggettiva.
Il termine comportamentismo ha origine nel 1913 da un articolo di J. B. Watson (1878-1958),
Psychology as the Behaviorist Views It, dove l’autore affermava alcuni concetti che già da tempo
circolavano tra gli studiosi. Fra questi, rientrava il concetto del metodo da utilizzare per esaminare
gli eventi.
Watson nega la possibilità, per una psicologia che vuole dirsi scientifica, d'indagare gli “stati
mentali”. L'oggetto di studio del comportamentismo non è la coscienza né la mente, ma il
comportamento esibito o osservabile.
Il metodo di studio non è l’introspezione o il colloquio clinico, bensì, il controllo sperimentale.
Watson sosteneva che l'introspezione non è un metodo attendibile, perché riguarda e coinvolge solo
un singolo soggetto e nessun altro soggetto può avere accesso al singolo soggetto, ciò rende
l'esperimento irripetibile e non verificabile. Watson ritiene che quanto è nella testa delle persone e
non è visibile, la psicologia non se ne deve interessare. Lasciamo perdere la coscienza e
l'introspezione. La mente, come avrebbero sostenuto in seguito i seguaci di Watson, è una “scatola
nera” nella quale non è possibile penetrare.
In particolare, Watson affermava che la psicologia del comportamentismo doveva basarsi su due
premesse:
1) sul dato di fatto osservabile che gli organismi, sia dell’uomo sia degli animali, si adattano al
proprio ambiente per mezzo di dispositivi ereditari ed abitudinari;
2) sul fatto che certi stimoli inducono gli organismi a produrre determinate risposte. In un sistema
psicologico elaborato e collaudato, data una certa risposta si deve poter risalire allo stimolo
relativo e, viceversa, conoscendo lo stimolo si deve poter prevedere la risposta corrispondente.
Il comportamentismo declina a seguito dell’avvento di nuovi approcci, quali il cognitivismo in testa.
Il comportamentismo lasciava infatti irrisolte notevoli questioni, quali la forza delle influenze sociali,
i processi di formazione delle abitudini, le dipendenze, etc.
5
1.4 Verso la metà del 1900 matura una revisione del centro di interesse degli psicologi che si sposta
dall’analisi dei comportamenti all’analisi dei processi che li determinano. In questa direzione,
contributi importanti vengono da Hebb e poi da Hayek.
Nel lavoro di Hebb, si offre una spiegazione neurofisiologica del comportamento, il cervello non è
più una scatola nera che trasforma le entrate (sensazioni) in uscite (comportamenti). Hebb pone
l’accento sui processi mentali, che vengono spiegati ricorrendo a nozioni derivate da ricerche,
condotte negli anni ’30, in campo neurofisiologico, sui circuiti neuronali riverberanti.
In molti ritengono che la data di inizio del cognitivismo possa indicarsi nel 1956, anno in cui al MIT
Massachussetts Institute of Technology vennero presentate tre relazioni rilevanti per la ricerca
psicologica a venire. Una di queste è quella di Newell e Simon, che con il loro modello di problem
Solving. Sarà proprio Simon ad assumere un ruolo centrale nel
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto Semiotica
-
Riassunto comunicazione
-
Riassunto esame di economia e tecnica della comunicazione aziendale, prof Gambetti, libro consigliato Agenzie di co…
-
riassunto per esame teorie della comunicazione