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La gestione delle imprese multinazionali e le principali dinamiche e sfide dell'international business

Le imprese multinazionali

Le imprese multinazionali hanno internalizzato le proprie attività a seguito della crescente complessità dello scenario di riferimento, caratterizzato dall'ipercompetizione e dalla globalizzazione dei mercati, collocando una o più sussidiarie in contesti locali diversi in tutto il mondo. Definiamo dunque come imprese multinazionali (IMN) le imprese che esercitano un'attività in diverse nazioni. Le attività in questione riguardano principalmente le vendite, gli asset, la produzione, i dipendenti e i profitti delle sussidiarie estere. Quindi, la vera multinazionale possiede o controlla le attività con valore aggiunto in più di un paese.

Le imprese multinazionali, inoltre, detengono una partecipazione azionaria rilevante in altre aziende che operano in uno o diversi paesi esteri e hanno a disposizione un'organizzazione integrata di risorse, sia nel mercato locale che in quelli esteri. Una IMN deve possedere due importanti requisiti:

  • Requisito strutturale: l'azienda deve essere organizzata sotto forma di gruppo, con una società – capogruppo.
  • Requisito di gestione imprenditoriale: le attività avviate nelle diverse parti del mondo sono gestite in modo unitario e centralizzato.

Le imprese sussidiarie o controllate sono quelle imprese in cui la IMN detiene una partecipazione rilevante nel capitale sociale in quantità sufficiente per esercitare un'influenza dominante. Le aziende multinazionali si possono suddividere, a seconda delle loro caratteristiche produttive, in tre tipologie:

  • Orizzontali: Gestiscono stabilimenti produttivi, collocati in diversi Paesi, con l'obiettivo di produrre merci simili o uguali.
  • Verticali: Coordinano impianti produttivi con lo scopo di produrre merci che vengono impiegate come materie prime negli stabilimenti presenti in altri Paesi.
  • Diversificate: Gestiscono in diversi paesi impianti produttivi senza essere collegati tra loro né verticalmente né orizzontalmente, né direttamente o indirettamente.

Globalizzazione e internazionalizzazione

Il concetto di globalizzazione cambia di significato a seconda che sia inteso a livello nazionale o a livello aziendale. Si fa uso, infatti, di questo termine, facendo riferimento all'allargamento degli orizzonti di interesse delle grandi imprese, che sono passati da una scala meramente nazionale a una scala internazionale e addirittura mondiale.

L'internazionalizzazione attiva in questo modo il circolo virtuoso tra costi unitari minori, determinanti dalla più ampia base di mercato raggiungibile, e il rinvenimento di risorse finanziarie sufficienti per ulteriori investimenti volte al rafforzamento del vantaggio competitivo. Per quanto concerne l'internazionalizzazione produttiva, due sono i fenomeni che hanno avuto maggior incidenza: il mantenimento o il raggiungimento di determinate quote di mercato e la delocalizzazione produttiva.

La possibilità di ottimizzare il mix di fattori produttivi attraverso la ricerca di manodopera a basso costo del lavoro, di Paesi con imposizione fiscale bassa o di un costo delle materie prime inferiore rispetto al mercato interno, non sono le uniche ragioni che spingono un'impresa a trasferire una parte o l'intero processo di produzione all'estero. La delocalizzazione dipende anche da fattori manageriali, strategici e dalle politiche di marketing, determinando quindi una gestione d'impresa a livello globale.

L'impostazione spesso più seguita, consiste nel mantenimento nella casa madre delle funzioni aziendali come ricerca e sviluppo, marketing e tutto ciò che riguarda gli aspetti intangibili del processo produttivo. Tutto questo implica per l'impresa una serie di vantaggi. Infatti, l'azienda ha maggiori possibilità, con questa organizzazione, di occuparsi della cura del prodotto per quanto concerne l'aspetto qualitativo, grazie a un maggior apporto della pubblicità e della conseguente valorizzazione del marchio.

In questo particolare ambito, diventano indispensabili le relazioni di partnership tra grandi multinazionali e piccole e medie imprese. Grazie a tali operazioni, le imprese più grandi, operanti nel mercato internazionale, hanno potuto dare avvio alle politiche di diversificazione del prodotto e di acquisizione di imprese più piccole, allo scopo di affrontare differenti segmenti di mercato con prodotti con un diverso contenuto tecnologico e qualitativo, soddisfacendo al massimo le esigenze del consumatore.

D'altro canto, le imprese di piccole dimensioni sono in grado di affrontare il mercato globale, contrassegnato da livelli più alti di competitività e concorrenza rispetto a quello interno, grazie alla guida di una grande multinazionale. Si crea in questo modo una vera e propria "rete internazionale" che coinvolge imprese di diverse dimensioni grazie a rapporti bidirezionali.

Fattori logistici e destinazione geografica

I fattori logistici stanno essenzialmente alla base delle scelte di destinazione geografica in cui indirizzare una parte o l'intero processo produttivo, di vicinanza geografica, di facilità di comunicazione, di trasporto e controllo della produzione e ricerca di garanzie di affidabilità e autonomia.

Le multinazionali: un bene o un male per la società?

  • Radical view: Trae ispirazione dal Marxismo e identifica la IMN come lo strumento principale del capitalismo.
  • Free Market: Trae ispirazione dagli economisti classici come A. Smith e identifica la IMN come mezzo ideale per un'allocazione efficiente delle risorse.
  • Pragmatic nationalism: Identifica benefici e costi connessi alle IMN e agli investimenti esteri.

Le prime due correnti di pensiero rappresentano le visioni più estreme che da un lato proibiscono completamente gli investimenti esteri e dall'altro li valutano positivamente ma senza considerare i possibili rischi e svantaggi legati ad essi. La terza ideologia, invece, è una visione intermedia che si prefigge di valutare attentamente sia i benefici che i costi legati alle IMN. Secondo questa valutazione, i governi locali potrebbero stabilire quali investimenti esteri incentivare (quelli dove i benefici sono maggiori dei costi) e quali proibire.

Alcuni autori sottolineano la funzione degli investimenti esteri come portatori di nuove tecnologie e nuovi metodi di gestione. In relazione agli effetti dell'insediamento delle multinazionali, la ricerca teorica si suddivide in tre ipotesi:

  • Ipotesi classica: L'investimento estero delle imprese multinazionali genera un aumento netto della formazione di capitale del Paese di destinazione e una corrispondente diminuzione in quello d'origine.
  • Ipotesi anticlassica: L'investimento dell'impresa multinazionale aumenta l'accumulazione del Paese di destinazione senza produrre alcun effetto in quello d'origine.
  • Ipotesi classica rovesciata: L'investimento dell'impresa multinazionale è sostitutivo nel Paese di destinazione di una formazione di capitale che avrebbe comunque luogo ad opera di imprese locali e nel contempo non modifica il tasso di accumulazione nel Paese originario.

Caratteristiche e impatti delle multinazionali

Le multinazionali oggi sono considerate attori essenziali nei processi di creazione, adozione e diffusione internazionale della tecnologia e non sono più considerate sistemi che si approfittano delle economie ospiti. Nello specifico, con riferimento alle economie domestiche, le IMN presentano le seguenti caratteristiche:

  • Dimensioni maggiori
  • Concentrazione in industrie caratterizzate da un alto livello di tecnologia
  • Presenza di alti livelli di produttività
  • Offerta di salari in media più alti
  • Presenza di una più alta attitudine all'innovazione e all'investimento in R&D

Tutto ciò comporta un effetto diretto sia nel paese di destinazione che nel paese di origine: al crescere della quota di IMN nell'economia, si verificherà un aumento della produttività e del grado di innovazione. Occorre però considerare anche gli effetti di tipo indiretto che si verificano nell'economia: le IMN possono da un lato disorientare le altre imprese che operano nell'area locale (questo effetto si può identificare in due componenti: intersettoriale e intrasettoriale); dall'altro possono determinare delle esternalità tecnologiche e pecuniarie in grado di condizionare le prestazioni delle imprese presenti sul mercato locale.

L'effetto intersettoriale ha origine dalla concentrazione delle IMN in particolari industrie, nelle quali è fondamentale il fattore tecnologico. Le imprese scelgono di servire i mercati esteri attraverso la produzione locale quando è presente un alto livello di costi fissi multi-impianto (es. marketing, R&D), cioè costi che non aumentano in modo proporzionale al variare degli impianti all'estero. In questo modo, con l'espansione internazionale, si riescono a ripartire e a distribuire i costi fissi su una produzione maggiore.

L'effetto intrasettoriale, cioè all'interno dei singoli settori, deriva dagli attributi specifici delle imprese che presentano le seguenti caratteristiche:

  • Maggiori dimensioni
  • Maggiore produttività
  • Maggiore propensione e orientamento verso l'attività innovativa

Le IMN detengono un vantaggio specifico, come ad esempio una tecnologia superiore, notorietà del marchio, competenze manageriali e organizzative, che può essere utilizzato non solo all'interno del paese d'origine, ma anche oltre i confini nazionali per competere sui mercati esteri. Inoltre, esiste una convinzione diffusa sulle IMN che riguarda i seguenti aspetti:

  • A parità di qualifica pagano più delle imprese nazionali
  • Richiedono maggiori qualifiche dei lavoratori delle imprese nazionali e dunque favoriscono la formazione di capitale umano attraverso l'educazione ed il training
  • Distruggono posti di lavoro, nel caso in cui entrassero in nuovi paesi acquistando imprese già esistenti con relativo processo di ristrutturazione. Nel caso in cui entrassero in nuovi paesi costruendo stabilimenti ex novo creerebbero nuovi posti di lavoro.
  • I posti di lavoro creati nei paesi di destinazione hanno maggiore volatilità dell'occupazione nelle imprese nazionali.

I meccanismi da tenere in considerazione sul perché le multinazionali dovrebbero garantire condizioni di lavoro meno stabili rispetto alle imprese nazionali sono due:

  1. Le due tipologie di imprese possono avere un'esposizione diversa a shock di prezzo e di tecnologia con ricadute sull'occupazione. Essendo le IMN attive in molteplici mercati vi è una probabilità superiore che siano impattate da uno shock.
  2. Le IMN e le società nazionali possono rispondere in modo differente allo stesso shock di prezzo e tecnologia. È opportuno considerare 4 fattori specifici:
    • L'eventuale legame di complementarietà o sostituibilità tra l'occupazione nel paese ospite e in altri paesi in cui l'impresa produce. Nel caso di sostituibilità, un aumento di salari in un paese, produce effetti maggiori per le IMN rispetto alle imprese nazionali, in quanto il fattore lavoro può essere sostituito con lavoro in altri stabilimenti dove i salari sono rimasti costanti. Nel caso di complementarietà lo shock è limitato dal fatto che il lavoro è solo una parte dei costi totali di una IMN, per quanto l'aumento dei costi sia trasferito anche alle attività in altri paesi.
    • Le IMN hanno condizioni migliori inerenti alle assunzioni ed ai licenziamenti.
    • Essendo la domanda di lavoro dell'impresa originata dalla domanda dei beni finali prodotti dall'impresa, una maggiore elasticità della domanda dei beni determina una maggiore elasticità del mercato del lavoro.
    • La domanda di lavoro media delle IMN è più rigida rispetto a quella delle imprese nazionali in quanto necessita in primis di lavoro qualificato.

Effetti sulle economie nazionali

Le IMN possono avere effetto sulle economie nazionali in quanto sono in grado di originare effetti di network e di aggregazione. Ad esempio, la crescita dimensionale di un'industria permette sia la specializzazione dei fornitori di beni e servizi, sia l'evoluzione del mercato del lavoro qualificato; le imprese produttrici di beni finali hanno accesso ad input con una maggiore qualità e ad un prezzo minore.

Gli investimenti diretti esteri

L'investimento diretto estero (IDE) è un investimento realizzato con lo scopo di acquisire un interesse duraturo o il controllo effettivo su un'impresa operante al di fuori dell'economia dell'investitore. Un'impresa multinazionale o transnazionale è un'impresa che si impegna in IDE. Una IMN possiede quindi due caratteristiche distintive:

  • Accede, organizza e coordina molteplici attività a valore aggiunto attraverso i confini nazionali.
  • Internalizza alcuni dei mercati transfrontalieri per i prodotti intermedi derivanti da tali attività.

Hymer sostiene che le imprese, per possedere e controllare le attività con valore aggiunto, devono possedere un qualche tipo di vantaggio monopolistico sufficiente a superare la liability of foreignness (LOF), derivante dalla mancanza di conoscenza circa i costumi locali, le differenze nei gusti, la poca familiarità con i sistemi giuridici, quando sono in competizione con le imprese locali nella produzione del paese ospitante.

I fattori di attrazione per gli IDE a livello di nazione sono:

  • PIL elevato e potenziale di mercato
  • Know-how avanzato
  • Abilità nella forza lavoro
  • Basso costo del lavoro e dei salari
  • Bassa imposizione fiscale
  • Minore protezione dell'ambiente
  • Leggi favorevoli ed incentivi pubblici
  • Marketing territoriale internazionale e professionale

Gli IDE non sono comunque l'unico modo attraverso il quale le imprese possono organizzarsi come enti transnazionali, un'alternativa è infatti rappresentata dall'outsourcing. L'IDE differisce dagli investimenti di portafoglio per due motivi: fa riferimento alla cessione di un pacchetto di attività o prodotti intermedi, che comprendono il capitale finanziario, competenze e altre risorse strategiche.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gastaldomonica1996 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e direzione delle imprese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Ferraris Alberto.
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