Direzione aziendale
L'impresa come sistema
L'impresa moderna è un sistema aperto e fortemente relazionato con l'ambiente esterno. Gli elementi essenziali dell'impresa sono: creazione di ricchezza, che è inoltre l'obiettivo dell'impresa, e struttura di controllo.
La creazione di ricchezza è il valore generato dall'impresa attraverso il processo di trasformazione delle risorse materiali, immateriali ed umane. Essa tiene anche conto del rischio, dunque non riguarda solamente grandezze economiche. Inoltre, una volta creata, la ricchezza deve essere distribuita tra i fattori produttivi:
- Garantiti, per i quali la remunerazione non è legata all'andamento dell'impresa
- Non garantiti, per i quali la remunerazione non è predeterminata (azionisti). Essi dunque hanno una remunerazione residuale che li espone a un rischio maggiore, ed è questo il principale motivo per cui a questi soggetti spetta la governance.
Per quanto riguarda invece i manager, ad essi può spettare una remunerazione predeterminata o una remunerazione residuale.
L'obiettivo di ogni impresa è quindi la sopravvivenza, che di norma si realizza mediante la creazione di valore che a sua volta si ottiene generando vantaggi competitivi durevoli nel tempo e che producano a lungo i propri effetti. Inoltre, questo vantaggio competitivo per essere raggiunto necessita di un approccio alla gestione di tipo sistematico. Infine, l'impresa moderna viene considerata come un sistema vitale, cioè soggetta al dinamismo dell'ambiente che la circonda e che pone in essere costanti relazioni ed interazioni con l'esterno.
L'impresa rappresenta un sistema vitale nella misura in cui è in grado di sopravvivere e perpetuarsi all'interno del suo ambiente. Inoltre, l'esplicitazione dell'impresa come sistema vitale riflette la tendenza a dividere l'attività aziendale in due principali momenti: quello di governo (che sviluppa e programma gli indirizzi strategici) e quello di gestione (che si occupa del funzionamento dell'impresa).
L'adeguamento ed il mutamento del contesto sono gli elementi che caratterizzano un sistema vitale e rappresentano la capacità degli organi di governo di trarre vantaggi dai cambiamenti dell'ambiente esterno.
L'impresa come sistema sociale aperto
L'aspetto caratterizzante di un sistema è quello, da un lato, di essere costituito da un complesso interrelato di parti (elementi) che sono interdipendenti rispetto a un obiettivo comune da raggiungere e, dall'altro, di essere profondamente relazionato con l'ambiente esterno. Una seconda caratteristica rilevante di un sistema è quella di considerare l'impresa in un'ottica dinamica.
L'impresa può essere considerata come un sistema in relazione a tre principali aspetti:
- Esistenza di più comportamenti di natura sia materiale che immateriale
- Presenza di interdipendenza e di comunicazione tra i componenti
- Messa in opera di relazioni al fine di raggiungere la finalità e gli obiettivi del sistema
In particolare, un'impresa costituisce un sistema se può essere intesa come uno strumento pensato e plasmato dalle persone, al servizio delle società e conseguentemente degli individui stessi.
L'impresa intesa come sistema può essere osservata sotto una triplice chiave di lettura:
- Sistema sociale: quanto attraverso le attività di produzione e consumo mira alla soddisfazione dei bisogni dei soggetti che a vario titolo partecipano alla sua attività, prefiggendosi finalità economiche e sociali. Un'impresa intesa come "sistema sociale" è caratterizzata da tre elementi (umano, materiale e capitale) che sono reciprocamente relazionati e coordinati (es. fattore umano fornisce attività sotto forma di lavoro e compie una serie di azioni anche sul capitale e sull'elemento materiale).
- Sistema aperto: trasforma gli input, che attinge dall'ambiente in cui vive-opera, in output, sotto forma di beni e servizi che vengono trasmessi all'ambiente esterno.
- Sistema dinamico: in quanto opera in un sistema economico-sociale incerto ed instabile.
L'impresa come sistema vitale
I quattro postulati propri della teoria dei sistemi vitali sono:
- Un sistema si definisce vitale se può sopravvivere in un particolare tipo di ambiente.
- Possiede le proprietà dell'isotropia.
- Il sistema vitale è proiettato verso il perseguimento di finalità ed il raggiungimento di obiettivi e risulta essere connesso a sovra-sistemi e sub-sistemi da cui e a cui trae e fornisce indirizzi e regole.
- Ha la possibilità di dissolvere se stesso.
Un sistema per definirsi come vitale deve poter sopravvivere concretizzando processi di apprendimento che possano consentire un adattamento o un mutamento del contesto, nell'ipotesi in cui sussistano determinate condizioni. Gli aspetti caratterizzanti della vitalità della struttura si rivelano nella dinamica sistematica quando l'attività imprenditoriale si rapporta con l'impresa stessa, con l'ambiente esterno e con il mercato al fine di adattare e migliorare le proprie condizioni di efficacia nel tempo.
La rappresentazione dell'impresa come sistema vitale rispecchia la tendenza a separare l'attività aziendale in due principali momenti:
- Quello di governo
- Quello di gestione
Al fine di assicurare l'integrità del sistema vitale, il ruolo dell'organo di governo diviene sempre più essenziale poiché sulla base delle proprie conoscenze, competenze, capacità ed esperienze pregresse, deve evincere dal contesto ambientale sia le regole relazionali sia le opportunità che vengono fornite dall'esterno.
La dimensione strategica e gestionale
Le imprese, intese come nucleo fondamentale del processo di creazione di valore nel sistema socioeconomico, sono riconducibili a una medesima identità dal momento che sono contraddistinte dalla presenza di un organo di governo e di una struttura operativa. La ricerca di valore da parte di un'organizzazione ha uno stretto legame con l'analisi strategica e con le metodologie gestionali poiché il successo di un'impresa, che si manifesta mediante la capacità di generare vantaggi competitivi sostenibili nel tempo, è ottenuto mediante una molteplicità di azioni a diversi livelli organizzativi, ciascuna delle quali dev'essere orientata alla creazione di valore.
La dimensione gestionale di un'impresa può essere osservata da un punto di vista strategico ed operativo. Il primo livello identifica il complesso di scelte di fondo che concernono gli obiettivi di medio-lungo termine che un'organizzazione intende perseguire, mentre il secondo riguarda concretamente l'attuazione di tutti i processi di scambio e trasformazione delle risorse di un'impresa che sono riconducibili ai singoli processi di tipo commerciale, produttivo, logistico, finanziario e degli approvvigionamenti.
Gestire un'impresa significa dunque governarla, cioè amministrare i vari fattori di produzione impiegati per il suo funzionamento, al fine di assicurarne lo sviluppo attraverso la creazione di equilibri economici, patrimoniali e finanziari. Ciò si realizza mediante la definizione di una strategia che rappresenta l'orientamento di lungo periodo di un'organizzazione.
Decisioni manageriali e sistema impresa
Per assumere una decisione è necessario capire la natura del problema che si sta affrontando ed occorre avere accesso a una molteplicità di dati ed informazioni che possono essere relativi al contesto ambientale, politico, sociale e competitivo nel quale l'impresa opera e alla situazione interna, con riferimento alle diverse aree aziendali. In particolare le decisioni manageriali possono essere:
- Di azione, quando implicano l'attuazione di specifici atti ed operazioni all'interno di una organizzazione
- Di inazione, ovvero decisioni di non esecuzione di alcuna attività
- Di politica, in cui si definiscono gli indirizzi e le regole generali di concretizzazione delle azioni dell'impresa.
Inoltre, le decisioni possono essere prese in condizioni di:
- Certezza, in cui si prevede non tanto che il futuro svolgimento degli accadimenti sia certo quanto si ipotizza che ciò possa esserlo.
- Incertezza, gli eventi non sono qualificabili dal punto di vista probabilistico.
- Rischio, gli eventi alla base del processo decisionale sono incerti ma quantificabili probabilisticamente.
Le decisioni manageriali non sono dunque fatti casuali autonomi l'uno dall'altro ma sono strettamente collegati tra loro in un ordine di consequenzialità logica. In tale catena sono presenti simultaneamente giudizi oggettivi (che non dipendono dalle attese dei manager) e soggettivi (che dipendono dalle attese dei manager).
Il processo di decisione degli organi di governo può essere articolato in:
- Identificazione del problema
- Ricerca di soluzioni alternative
- Scelta di una soluzione
- Implementazione e valutazione della scelta per cui si è optato.
Solitamente i manager non seguono tutte queste fasi nel loro processo di decisione in quanto nella maggioranza dei casi sono chiamati a prendere delle scelte in un lasso di tempo limitato.
L'evoluzione del pensiero economico nella teoria dell'impresa
La natura dell'impresa e delle competenze imprenditoriali nell'economia di mercato
Knight afferma che l'impresa moderna esiste in quanto, considerando il rischio e l'incertezza che solo le competenze imprenditoriali sono in grado di affrontare, non esiste un mercato su cui quella particolare e preziosa risorsa che è la competenza imprenditoriale possa essere scambiata. Inoltre, è possibile arruolare in questo filone l'idea shumpeteriana che sottolinea il ruolo dell'imprenditore come innovatore, che non si limita a scambiare sul mercato ma introduce nuovi prodotti, sfrutta le innovazioni tecnologiche, apre nuovi mercati, cambia le modalità organizzative della produzione.
Questi concetti sono poi strettamente legati a quello del ciclo di vita naturale dei singoli business e al fatto che l'imprenditore debba essere in grado di rinnovarsi continuamente. Tutto ciò richiama il concetto di creazione di valore ed a sua volta del vantaggio competitivo. Da qui, infatti, derivano tutte le teorie che si occupano della natura del vantaggio competitivo e delle condizioni necessarie per crearlo e mantenerlo che portano a legare in modo sempre più indissolubile il tema delle risorse a quello della conoscenza e dell'innovazione e alle modalità di produrle, di proteggerle e di conservarle.
Abbiamo una classificazione delle risorse in:
- Appropriabili (materiali, immateriali e finanziarie), ovvero quelle risorse classificabili ed inseribili nella Stato Patrimoniale. Per queste risorse vale il modello tradizionale di innovazione chiusa, basato sulla funzione di ricerca e sviluppo interna all'impresa, tipicamente concentrato sulle innovazioni di prodotto e di processo nelle operations, sull'importanza del concetto di first mover e su conseguenti meccanismi di protezione dell'asimmetria informativa su cui si basa il vantaggio competitivo così creato.
- Appropriabilità meno definita, sono in vario modo connesse allo sciame innovativo nell'information technology. Si ha un concetto di innovazione più aperto (open innovation) che non va a sostituire ma affianca la precedente. L'innovazione di questo tipo è meno dipendente dalle risorse interne, dalla ricerca e sviluppo e non riguarda le sole operations. Essa è sicuramente meno gerarchica e più democratica.
Nelle open innovation inoltre rivestono un ruolo fondamentale i giochi cooperativi, che non sostituiscono ma si affiancano a quelli da parte dell'impresa. Essi sono:
- Rapporti di cooperazione territoriale privi di meccanismi di formalizzazione (es. distretti industriali). Tali rapporti interessano sia imprese legate da rapporti di fornitura duraturi, sia imprese potenzialmente concorrenti ma troppo piccole per realizzare economie di scala.
- Rapporti in linea di massima formalizzati contrattualmente (es. alleanze, network).
- Rapporti di tipo equity che mirano a sinergie in particolari funzioni aziendali, evitando la duplicazione di risorse (es. joint venture).
Un secondo filone di contributi sull'origine del vantaggio competitivo è quello che fa capo a Porter, il quale lo lega alla capacità strategica dell'impresa di agire sui costi, attraverso economie di scala, o sui ricavi, attraverso strategie di differenziazione. Sia le strategie di costo sia quelle di differenziazione presuppongono una sistematica del mercato ed un conseguente focus su alcuni sottoinsiemi su cui applicare diverse strategie. Per la formulazione delle strategie Porter suggerisce di analizzare l'ambiente competitivo sistematizzandolo in 5 punti:
- Concorrenti diretti
- Fornitori
- Clienti
- Potenziali nuovi concorrenti
- Produttori di beni sostitutivi
Regime competitivo e barriere all'ingresso sono quindi parte integrante della formulazione delle strategie.
I confini dell'attività d'impresa
Coase (1937) parte dal problema empirico di fornire una spiegazione alla nascita della moderna impresa manifatturiera. Egli mette l'accento sul fatto che i cambiamenti tecnologici e le connesse opportunità organizzative hanno reso sempre più conveniente ampliare i confini dell'impresa rispetto a metodi di produzione alternativi. Inoltre, secondo Coase, la moderna impresa manifatturiera è nata quando l'imprenditore è stato in grado di eliminare una serie di costi aggiuntivi a quello del solo valore dei beni e servizi oggetto dello scambio, detti costi di transazione, i quali tendono ad essere tanto più elevati quanto più il soggetto economico è piccolo e poco strutturato e quanto più saltuaria è per lui la transazione.
I rapporti tra impresa e settori di appartenenza
Da un lato abbiamo le teorie di dipendenza settoriale che derivano dall'economia industriale e tendono a mettere l'accento sull'idea che forme di mercato e risultati dipendano dal settore di appartenenza dell'impresa più che dalle scelte aziendali. In questo caso si dà grande importanza alle barriere all'entrata e ai costi necessari per superarle.
All'estremo opposto si trova un corpus teorico le cui argomentazioni sono favorite anche dal fatto che globalizzazione e rapidi cambiamenti tecnologici rendono labili i confini settoriali ed enfatizzano l'idea che siano le strategie del manager a modellare i settori. Le teorie sistematiche possono essere viste come superamento delle due posizioni opposte.
L'etica d'impresa
Il punto di partenza per ogni riflessione sul tema è costituito dal potenziale conflitto tra la creazione di valore per la proprietà e gli interessi degli altri stakeholders. In effetti, con l'evoluzione dell'impresa moderna diventa sempre più difficile perseguire l'interesse della singola impresa senza curarsi dell'interesse comune, senza fare rete con altri operatori, senza rapportarsi a servizi pubblici efficienti e capaci di costruire un sistema complesso di regole senza le quali il mercato collassa.
Discipline economico manageriali e microeconomia
Si attribuisce alle prime lo studio dei problemi dell'impresa concreta ed alla seconda le astrazioni della microeconomia neoclassica di base. Gran parte della microeconomia moderna conviene su una serie di concetti che le teorie economico manageriali danno per scontato come:
- Concetto di massimizzazione vincolata nell'ambito dei processi decisionali interni all'impresa. Es. razionalità limitata delle decisioni (Simon).
- Concetto di mercati manifatturieri fix price, ovvero i consumatori, per la maggior parte dei prodotti che costituiscono il suo paniere di spesa abitudinaria, non sono nella condizione di poter consultare quotidiani listini dove i prezzi fluttuano (flex price). Ciò significa che nella maggior parte dei mercati finanziari le imprese manifatturiere tendono a reagire alle variazioni di domanda agendo sulla quantità offerta più che sul prezzo.
Principali differenze epistemologiche
Le discipline economico manageriali si collocano dentro all'impresa e cercano di assumere lo stesso punto di vista del decisore, caratterizzato da razionalità limitata. La chiave del successo sta nella capacità di analizzare in dettaglio la complessità del reale dotandosi di adeguati strumenti, costituiti da metodi di analisi e soluzione pratica dei problemi (es. contabilità generale ed analitica).
La microeconomia, invece, parte dalla conoscenza di un patrimonio teorico più o meno vasto a seconda dei problemi analizzati che possono essere ricondotti a modelli interpretativi o decisionali basati sul concetto di massimizzazione vincolata. Per le discipline economico manageriali, la massimizzazione vincolata di breve periodo si riduce al massimo sfruttamento della capacità produttiva.
Le principali differenze tra le due discipline in tema di contrasto empirico e di dati utilizzati risiedono nel fatto che il focus delle discipline economico manageriali è tradizionalmente interno all'azienda mentre molti concetti riferiti alla microeconomia e di grande rilevanza dal punto di vista manageriale sono ottenibili unicamente su dati cross section, ovvero sul confronto di una molteplicità di imprese.
La creazione di valore
Essa viene trattata in modo qualitativo, dando per scontato il contesto di valutazione e sottolineando che la creazione di valore dev'essere rivolta tanto all'interno del sistema impresa quanto all'esterno. Nel primo caso attraverso l'implementazione delle politiche volte al miglioramento de
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