Modulo 1: La ricerca educativa
Perché della ricerca educativa
Le domande ricorrenti che si pongono lo psicologo e il pedagogista come ricercatori sono le seguenti: per chi, per quale fine e come si realizza la ricerca educativa? Lo studio sulla pedagogia, e in particolare sull'educazione, è necessario e opportuno per finalizzare l'attività del conoscere e del trasmettere la conoscenza che deriva dalla ricerca scientifica. Una scienza quella pedagogica, e quindi educativa, che si pone al servizio delle altre per rendere migliorabile l'apprendimento, l’insegnamento, la trasmissione temporale della conoscenza sull'individuo e sul mondo.
La ricerca educativa pedagogica, attraverso una calibratura costante delle metodologie e degli strumenti utilizzati, si pone l'obiettivo di costruire teorie come garanzia del carattere intersoggettivo delle verità scientifiche, cioè intersoggettivamente vincolate e nello stesso tempo storicamente radicate, considerando che le contraddizioni delle teorie hanno la loro radice nell'attività simboliche, necessarie a determinarli. Gli uomini ricorrono alla teoria per mettere ordine alle prassi formative ed educative, per renderla a se stessi e agli altri più intelleggibile e, perciò, ri-utilizzabili.
La pedagogia sperimentale non può tenere conto, per la costruzione, o per la validazione, delle proprie teorie dell'ambito dove si applica, cioè la società. Una società, in cui, nell'ultimo secolo, i processi educativi hanno rivestito un ruolo centrale nonostante la crisi: infatti, l'educazione ha operato in una società che si è caratterizzata contemporaneamente come società industriale avanzata e come società del sottosviluppo, come società con tecnologia in evoluzione e come società del sottosviluppo.
La tematizzazione della società, ovvero dei fenomeni sociali-educativi, assunta anche dalla pedagogia rappresenta il risultato più corroborante per lo statuto della ricerca pedagogica, di base sperimentale. La scienza pedagogica deve produrre una prova epistemologia come la fisica, la biologia, la logica, la medicina, la matematica e le scienze naturali, ecc. La dannazione della pedagogia, ma anche la sua fecondità è nella mescolanza di teoria e prassi. In tale mescolanza si perdono le certezze e la condizione di costruirsele. È possibile garantire alla conoscenza pedagogica uno statuto scientifico che non sia solo teorica, ma anche politica della ricerca educativa.
La pedagogia sperimentale
La pedagogia sperimentale è stata caratterizzata negli ultimi tre decenni dalla sostituzione della ricerca pedagogica con la ricerca educativa e quindi dalla sostituzione della pedagogia con le Scienze dell'educazione. La nuova caratterizzazione ha portato alla definizione di una rinnovata impostazione della ricerca educativa che non teme di contaminarsi con il sociale, che si pone al servizio della soluzione dei problemi reali, in contesti diversi, spazialmente e storicamente determinati.
È possibile oggi costruire percorsi interpretativi verso obiettivi condivisi all'interno della comunità scientifica e fare Ricerca Educativa nell'ambito di moltissime discipline. La piena realizzazione di questi obiettivi passa attraverso una profonda revisione ed un rinnovamento radicale della funzione progettuale e della conoscenza educativa. Infatti, ancora vive un profondo conflitto tra teoria e prassi: sul piano epistemologico, la ricerca educativa sembra aver assunto uno statuto disciplinare consapevole della propria pluralità e non univocità, sul versante della prassi sembra tradurre tale pluralità in percorsi unidirezionali tralasciando altre possibili alternative.
La diversa considerazione della ricerca teorica e delle pratiche educative dipende anche dalla carenza di un linguaggio coerente che permette di modificare il sistema di rappresentazione con cui le persone organizzano la propria esperienza educativa e le relative conoscenze e che fa perno non solo su ciò che “si fa”, ma su ciò che “si dice” di fare e su ciò che si dice essere la causa delle proprie azioni. Il linguaggio assume il ruolo di strumento di controllo e di verifica intersoggettiva perché si occupa di ricerca, mentre per gli operatori della formazione sarebbe strumento innovativo di organizzazione dei concetti e di progettazione delle proprie azioni facilitando, l'interscambio tra teorie e modelli da un lato e pratiche educative dall'altro.
Una difficoltà nella costruzione di un linguaggio condiviso sembra dipendere dal fatto che il passaggio dalla pedagogia alle scienze dell'educazione non ha ancora prodotto l'introduzione e la divulgazione di strumenti lessicali innovativi che consentono una importazione di concetti arricchiti di un significato educativo. L'esigenza di un linguaggio comune nasce anche dal fatto che la ricerca educativa si nutre di interazioni con altre discipline, per esempio le neuro-scienze e che essa è svolta anche in ambito non umanistico. Occorre, pertanto, costruire un linguaggio comune dotato di coerenza interna e che aiuti la comprensione e comunicazione tra comunità di ricercatori, diverse per storia, impostazioni culturali, pratiche.
La ricerca educativa nei paesi europei
L'attività di ricerca scientifica, e quindi anche la ricerca educativa, ha dei risvolti di carattere non solo locale ma dipende anche dal contesto internazionale. I mutamenti scientifici provocano mutamenti rilevanti anche nelle concezioni e nell'opinioni del modo con cui i risultati della ricerca scientifica, ed educativa, possono contribuire allo sviluppo economico sociale e dell'Italia e degli stessi paesi Europei o del mondo. Oggi il contesto internazionale è profondamente cambiato, i governi nazionali dell'istruzione della formazione collocano le proprie decisioni entro ottiche di compatibilità internazionali, quindi sono necessarie strategie di ricerca e sviluppo non solo comparabili ma anche compatibili con i diversi paesi e culture.
Per l'Europa, in particolare, e la governance dell'Unione Europea, per il sistema universitario ha progressivamente definito una struttura comune di organizzazione dello sviluppo strutturale dei percorsi formativi, da cui derivano i riconoscimenti: tale scelta è stata attuata, con considerazioni molto pragmatiche dipendenti dalla necessità di assicurare ai propri laureati e diplomati una mobilità non solo professionale ma soprattutto culturale e linguistica. Naturalmente ciò ha comportato lo sviluppo di atteggiamenti sempre più aperti verso il dialogo e il confronto.
L’internazionalizzazione è un processo in virtù del quale il significato, i risultati, i servizi resi della ricerca educativa ai sistemi educativi e formativi nazionali diventano più complessi, più ricchi e via via applicabili a tutti gli agenti dei sistemi sociali interessati. Ciò ha comportato l’esigenza che un'importanza particolare e crescente viene attribuita alla elaborazione di strategie di ricerca e sviluppo, che risultano non solo comparabili, ma anche compatibili rispetto alle culture dei diversi paesi.
Un esempio significativo di modificazione della logica di analisi: Fra tutti i modelli di spiegazione dell'apprendimento che sono dietro alle riforme dell'istruzione avviate negli ultimi 15 anni dai paesi dell’OCSE sostituiscono all'equazione piagetiana (logica = psicologia) una centrata sulla moltilateralità dell'intelligenza e sul carattere strategico dell'apprendimento (semantica = cultura). Ma di ciò forse solo il 10% degli insegnanti, degli allievi, dei genitori e degli amministratori se ne è reso conto. Infatti, se gli insegnanti per primi non riescono ad apprezzare l'effettivo valore dell'innovazione introdotta, ancor meno lo potranno fare i genitori e gli allievi. La conclusione è che il rinnovamento introdotto, si attacca come strato ulteriore agli altri che la precedono.
I presupposti della ricerca educativa
Per ricerca educativa intendiamo gli studi che tendono a spiegare e comprendere i modelli culturali, psicopedagogici e tecnologiche in modo che possono ispirare e accompagnare le riforme ordinamentali e strutturali della scuola. In questo senso occorre intervenire in modo diretto sulla formazione di base degli attori che operano nella scuola ai quali si chiede di operare con e per l'innovazione. Questo è un processo che coinvolge non solo le istituzioni bensì tutti gli attori e le organizzazioni dei contesti che sono coinvolti, in modo diretto e indiretto. L'innovazione come processo evolutivo coinvolge l'esperienza degli operatori, le analisi e le decisioni dei pubblici poteri e altre forze interessate. Le riforme scolastiche sono ormai da intendersi come parte di una riforma educativa: numerosi indagini internazionali sull'innovazione educativa confermano che per poter sviluppare una visione produttiva di riforma educativa è necessario che gli insegnanti e allievi divengano strumenti di nuove conoscenze e di cambiamento.
La domanda che occorre porsi rispetto a queste evidenze è: per quale motivazione è maturato la necessità di assicurare un continuo collegamento bidirezionale tra le riforme scolastiche e ricerca educativa? Una possibile risposta deriva dalla constatazione dell'incremento della richiesta di compiti di lavoro intellettuale con padronanza metacognitive. A tale richiesta è stato risposto con una degenerazione della situazione lavorativa contrassegnata da un'offerta di lavoro a basso livello di standard formativi e dal mancato impegno di ridurre strutturalmente la disoccupazione in tutti i paesi dell’area dell’OCSE. Né la ricerca accademica né la divergenza amministrativa possono fare a meno di una ricerca educativa, che con ottica rigorosamente comparativa e con pertinenza di indagine, assicuri:
- L'analisi dei sistemi scolastici in funzione della loro rispondenza sociale;
- L'ideazione, la progettazione, la sperimentazione e la promulgazione di modelli di una rinnovata cultura scolastica in cui la ricerca educativa non risulti slegata dall'aggiornamento delle conoscenze e delle esperienze professionali;
- Lo studio dello stato dei fenomeni educativi e formativi in modo da progettare interventi per lo sviluppo degli stessi servizi affinché riducono le differenze tra quanto richiesto dal mondo produttivo e quanto insegnato.
La strutturazione della ricerca educativa
Il concetto di ricerca educativa indica una disposizione mentale, che implica non accettare in maniera acritica idee, modelli, istanze e credenze che non provengono dall'esperienza e non siano da essa confermati. La conoscenza nasce dall'esperienza e si confronta con la ragione. Un momento importante è la trasformazione dei dati in asseriti (affermazione) primitivi, basi del discorso scientifico. Gli asserti primitivi esprimono costruiti teorici, e allora volta rientrano in quadri interpretativi della realtà attraverso ipotesi collegate, le cui conseguenze vengono messe alla prova. Quando i singoli fatti rientrano in uno schema nomotetico, ossia in leggi, si considera di aver dato una spiegazione, ovvero una esplicazione.
Nelle scienze umane e quindi anche nella pedagogia non sempre sono possibili spiegazioni di tipo causale; ma l'affermazione che due o più processi si svolgono in maniera parallela o quanto meno correlata è già un primo passo verso l'interpretazione dei fenomeni entro una regola o una norma abbastanza spesso ripetibile. Queste riflessioni sui limiti della scientificità in pedagogia non debbano farti scordare che la prima fase di analisi dei fenomeni educativi fu sostanzialmente antropologico-culturale e sociologica. Qualcuno preferisce parlare di quella fase come la fase dell'arte. E ciò nel duplice senso della parola, come arte bella o d’artista e come arti utile o d’artigianato. La stessa poiesis vuol dire poetare, ma anche in genere fare o produrre.
La costituzione di una pedagogia scientifica e sperimentale è iniziata in Italia nei primi anni 50 del XX secolo; tre i principali artefici si ricorda il prof Aldo Visalberghi. Il tentativo era quello di costituire le scienze umane sul modello delle scienze naturali. Si è enormemente sviluppato il tipo di ricerche osservative rispetto a quelle manipolative. Ovviamente vengono descritte con cura tutte le variabili che si possono osservare, siano esse qualitative che quantitative. Oggi la dizione sperimentale significa apertura all'esplorazione più ricca e variegata.
Lo sviluppo della ricerca educativa
La ricerca educativa oggi possiede un modello lineare: il ricercatore produce studi; il divulgatore o progettista traduce gli studi in progetti o prodotti; i prodotti vengono distribuiti alla scuola e agli insegnanti; ed infine le scuole adottano i prodotti e l'educazione viene messa alla prova. Si tratta di un modello lineare che rappresenta solo un aspetto peraltro improprio della realtà. Possono considerarsi tre le linee principali di pensiero rispetto alla concezione illusoria delle aspettative.
Sappiamo che la ricerca educativa deve essere tradotta in regole per la pratica. Solo una parte della ricerca è diretta ad assicurare dei risultati, mentre l'altra parte provvede a segnalare punti critici dell'educazione, informa sullo stato e sul dibattito delle politiche educative, valuta le conseguenze dei programmi e delle pratiche formative, provvede ad elaborare nuovi modelli di spiegazione del funzionamento dei processi educativi. La seconda linea è legata alla considerazione che la ricerca educativa contribuisce a nascondere il modo reale con cui le persone apprendono. Continuare a pensare alla ricerca educativa come ad un automatismo che dalla ricerca conduca allo sviluppo, alla disseminazione alla pratica equivale al modello del "vaso da riempire" o dalla "cera da modellare" che tanto diffuso appare nella testa degli insegnanti e dei genitori.
La terza linea di pensiero equivoco, che riguarda un'eccezione popolare di ricerca educativa, considera che le riforme scolastiche possono essere realizzate della ricerche e dai ricercatori. In tal caso se la riforma o l'innovazione non decollano, gli errori della prova sono attribuiti ai ricercatori che non hanno saputo scegliere i giusti criteri. Questo può essere vero in alcuni casi, ma c'è da dire che le riforme scolastiche richiedono volontà, sforzi e conoscenze tra gli insegnanti, dirigenti, funzionari, politici e soprattutto famiglie e stakeholder. La ricerca educativa può aiutare, ma devono essere gli agenti a guadagnarsi i suggerimenti e le idee provenienti dalla ricerca. La ricerca può contribuire a fornire idee utili sul modo in cui i processi di riforma possono essere aiutati. La Ricerca educativa assicura i seguenti ruoli:
- Individua i modi per scoprire gli elementi effettivi di cambiamento dei programmi dell'istruzione e dell'organizzazione dei servizi formativi;
- Valuta lo stato dei sistemi formativi e individua le linee di progresso rispetto a obiettivi e scopi determinati;
- Espande la conoscenza degli aspetti fondamentali dello sviluppo culturale ed umano, dell'apprendimento, dell'insegnamento e dei loro contesti di riferimento;
- Assicura le basi di conoscenza per garantire all’innovazione e alle politiche educative e formative di distinguere tra pregiudizio e illusione.
Realizzare la ricerca educativa
Fare ricerca significa farlo con metodo scientifico. L'attività di ricerca mira a far luce su una data situazione educativa allo scopo di avere una comprensione approfondita della situazione considerata sia per la sua unicità e specificità (ricerca ideografica = scrittura i cui segni rappresentano direttamente il significato); sia per ricondurla a leggi e regole più generali, applicabili a contesti diversi da quelli in cui ci sono state prodotte (ricerca nomotetica). La ricerca ideografica ricorre più spesso a tematiche di raccolta dati dette qualitative, quali l'intervista libera, l’osservazione non strutturata, l'analisi dei documenti. La ricerca con intenti nomotetici ricorre più spesso alle tecniche quantitative, quali il questionario e altre tecniche che si avvalgono di strumenti di raccolta dei dati.
La conoscenza scientifica ci orienta a non fidarci di quanto possiamo osservare, ma ci orienta a raccogliere l’evidenza empirica del fenomeno, analizzandola mediante tecniche opportune, fare emergere possibili regolarità che sfuggirebbero a un’analisi superficiale; ed infine formulare una valutazione di quanto emerso. Non è raro che una conoscenza di senso comune venga smentita dalla prova con metodo scientifico. Le decisioni, quindi, in campo educativo implicano una conoscenza profondità e non superficiale della situazione su cui la decisione dovrà essere presa e quindi manifestare gli effetti desiderati. Decisioni informate possono essere prese tenendo conto della pluralità di fattori che operano all’interno di una data situazione educativa.
Nel sistema scolastico è possibile identificare quattro ordini di fattori:
- Fattori socio-economico-culturali (che possono essere fattori di macrosistema o di struttura);
- Fattori scolastici (che riguardano il microsistema);
- Fattori didattici (riguardano i metodi di insegnamento);
- Fattori relativi agli allievi, quali fattori cognitivi, affettivi, sociali.
Una corretta interpretazione dei dati empirici richiede competenze specifiche che spaziano in ambiti disciplinari quali la filosofia, l’epistemologia, la pedagogia, la psicologia, la logica, la sociologia, la statistica, l’informatica. È ormai tradizionale la distinzione fra ricerca pura e ricerca applicata, oggi vengono usati termini ricerca e sviluppo o l’equivalente sigla ReD (Research and Development). Alcuni autori preferiscono la distinzione fra ricerca orientata a conclusioni e ricerca orientata a decisioni. La pedagogia, nel senso abituale, appartiene al campo della ricerca applicata allo sviluppo e orientata alle decisioni.
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