Pedagogia sperimentale
Modulo 1 – La ricerca educativa
Perché della ricerca educativa
Lo studio sulla pedagogia, e sull’educazione, è necessario per finalizzare l’attività del conoscere e trasmettere la conoscenza dei fatti educativi: una conoscenza che deriva dalla ricerca scientifica; questa si pone al servizio della pedagogia per rendere eccellente l’insegnamento e l’apprendimento. La ricerca pedagogica, quindi, attraverso una calibratura costante delle metodologie e degli strumenti utilizzati, si pone l’obiettivo di costruire delle teorie come garanzia del carattere intersoggettivo delle verità scientifiche; le teorie sono costruite per mettere ordine alle prassi educative e formative e renderle riutilizzabili.
Per la pedagogia sperimentale darsi uno statuto, ed un oggetto scientifico, è stato necessario per superare la frantumazione delle teorie e il disvelamento progressivo della crisi nella prassi sociale e individuale. La pedagogia sperimentale non può non tenere conto, per la costruzione e/o per la validazione delle proprie teorie, dell’ambito dove si applica: la società. Tuttavia l’attuale crisi strutturale, che attraverso il nostro tempo, testimonia anche una crisi conoscitiva che molti pensatori hanno definito meta-antropologica.
La fecondità della pedagogia è nella mescolanza di teoria e di prassi; tuttavia molto spesso accade che una teoria pedagogica riesca a fornire una spiegazione soddisfacente dei fatti/problemi connessi all'organizzazione dell'apprendimento, senza che la pratica educativa ne tenga conto realmente. In conclusione, è possibile garantire alla conoscenza pedagogica uno statuto scientifico che non sia solo teorico, ma anche di ricerca educativa.
Scienze pedagogiche e ricerca educativa
La pedagogia sperimentale, negli ultimi tre decenni, è stata caratterizzata dalla sostituzione della ricerca pedagogica con la ricerca educativa e quindi dalla sostituzione della pedagogia con le scienze dell’educazione. La ricerca educativa rende possibile costruire percorsi interpretativi collegati ad obiettivi condivisi da molte discipline all’interno della comunità scientifica. Permane ancora oggi, comunque, un effettivo conflitto tra teoria e prassi: sul piano epistemologico la ricerca educativa ha sviluppato e assunto uno statuto disciplinare contraddistinto da pluralità, mentre sul lato della prassi la pluralità sembra convergere nella costruzione di percorsi unidirezionali tralasciando altre possibili alternative.
La diversa considerazione della ricerca teorica e delle pratiche educative dipende anche, verosimilmente, dalla carenza di un linguaggio coerente; il linguaggio assume il ruolo di strumento di verifica e controllo intersoggettivo per chi si occupa di ricerca, mentre per gli operatori della formazione esso diventa uno strumento di organizzazione e di progettazione, facilitando l’interscambio tra teoria – modelli e pratica educativa. La richiesta di un linguaggio condiviso nasce dal fatto che la ricerca educativa costruisce interazioni tra le discipline delle scienze dell’educazione, anche di quelle non prettamente umanistiche (es: matematica, medicina, tecnologia). Occorre pertanto realizzare un linguaggio condiviso, dotato di coerenza interna, che permetta la comunicazione e la comprensione tra comunità di ricercatori, diverse per storia, impostazioni culturali e pratiche operative.
La ricerca educativa nei paesi europei
L’attività di ricerca scientifica ha dei risvolti di carattere non solo locale ma anche territoriale, nazionale e internazionale: il modo in cui si realizza la ricerca scientifica dipende dunque anche dal contesto internazionale. Il processo di internazionalizzazione ha ampliato l’uso dei risultati e dei servizi resi dalla ricerca educativa ai sistemi educativi e formativi dei singoli paesi, tuttavia ha reso più complessi i rapporti tra tutti gli agenti interessati, sia dei sistemi educativi sia dei sistemi sociali. Ciò ha comportato l’assegnazione di una crescente importanza all’elaborazione di strategie di ricerca e di sviluppo che risultino non solo comparabili, ma anche compatibili rispetto alle culture dei diversi paesi.
Esempio significativo di modificazione della logica di analisi: fra i modelli di spiegazione dell'apprendimento, che fungono da riferimento per le riforme degli ordinamenti scolastici avviate negli ultimi 15 anni nei Paesi dell’OCSE, viene sostituita la relazione piagetiana (logica = psicologia) con una relazione centrata sulla multilateralità dell'intelligenza e sul carattere strategico dell'apprendimento (semantica = cognitiva). Queste scelte e motivazioni sono di fatto sconosciute al 90% degli insegnanti, degli allievi, dei genitori e degli amministratori della scuola. Lo scarto conoscitivo, quindi, tra innovazione e quotidianità rimane alto. Ciò comporta una riduzione degli effetti del rinnovamento perché viene a dissiparsi gran parte dell’utilità sociale dell'innovazione stessa. La conclusione è che il rinnovamento introdotto, nel migliore dei casi, si attacca come strato ulteriore agli altri che la precedono.
Presupposti della ricerca educativa
Per Ricerca educativa si intendono gli studi che tendono a spiegare i modelli culturali, tecnologici e psicopedagogici in modo da ispirare e accompagnare le riforme ordinamentali e strutturali della scuola. In questo senso occorre intervenire in modo diretto sulla formazione degli attori che operano nella scuola, ai quali si chiede di operare con e per l'innovazione. L’innovazione quindi coinvolge l'esperienza degli operatori, le analisi e le decisioni dei pubblici poteri e altre forze interessate; essa chiama in causa sia ricercatori che insegnanti, sia le istituzioni scolastiche sia quelle politiche, in una comunità di ricerca in cui tutti sono allo stesso tempo allievi e produttori del processo.
La difficile situazione economica, che ha coinvolto tutti i paesi del mondo, ha portato all'impossibilità di mobilitare risorse finanziarie adeguate per aumentare la qualità dei sistemi educativi, in modo di adattarsi alle nuove richieste del mercato economico. Dovendo assumere decisioni che influenzeranno la struttura e le funzioni dei sistemi educativi/formativi, è importante sollecitare la ricerca educativa che, con un’ottica comparativa, assicuri:
- L’analisi dei sistemi scolastici, d’istruzione e formazione, in funzione della loro rispondenza sociale;
- Lo studio dello stato dei fenomeni educativi e formativi per progettare interventi volto allo sviluppo degli stessi servizi, affinché riducano le differenze tra quanto richiesto dal mondo produttivo e quanto insegnato;
- L’analisi delle possibilità di diversificazione delle fonti di finanziamento dell'istruzione e della formazione in base al principio per cui il pubblico e il privato siano parimenti responsabili, tanto dei costi educativi quanto dei relativi benefici;
- La promulgazione di modelli di una rinnovata cultura scolastica in cui la ricerca educativa non risulti slegata dall'aggiornamento delle conoscenze e delle esperienze professionali.
La strutturazione della ricerca educativa
L’attività di ricerca educativa deve essere considerata come una disposizione mentale, che implica non accettare in maniera acritica idee che non provengano dall'esperienza e non siano da essa confermati. La conoscenza nasce dall'esperienza e si confronta con la ragione: un passaggio cruciale è la trasformazione dei dati in asserti primitivi, ovvero le basi del discorso scientifico. Gli asserti primitivi vengono connessi in sistemi di proposizioni che esprimono costrutti teorici; questi a loro volta esprimono quadri interpretativi della realtà attraverso reti di ipotesi collegate, le cui conseguenze sono messe alla prova.
Quando i singoli eventi possono essere fatti rientrare come casi prevedibili in uno schema nomotetico (ossia in leggi) si considera di aver dato una esplicazione. Nelle scienze umane non sempre sono possibili spiegazioni di tipo causale; allo stesso tempo, quando si afferma che due o più processi si svolgono in maniera parallela o correlata (ad aumenti e diminuzioni nel primo corrispondono aumenti e diminuzioni nel secondo) si considera in atto un primo passo verso l'interpretazione dei fenomeni sulla base di una regola abbastanza spesso ripetibile. Quando due serie di fenomeni sono altamente correlate tra loro, è possibile affermare che una serie può valere come indicatore o stimatore dell'altra, ovvero può essere assunta come suo predittore.
L'aspirazione alla costituzione di una pedagogia scientifica e sperimentale è alquanto recente, unita al tentativo di costituire le scienze umane sul modello delle scienze naturali. Con tale aspirazione è nata anche la pedagogia sperimentale, in quanto basata sulla coniugazione di dati osservativi e di costruiti teorici. Inoltre, negli ultimi trent’anni, si è affermato l’uso di disegni di ricerca quasi-sperimentali largamente accettati entro certi intervalli di confidenza più ampi di quelli richiesti dalle statistiche fisiche o demografiche. Questo affermazione è dovuta essenzialmente alla difficoltà di adottare schemi di indagine di tipo galileiano nelle scienze umane, per il grande numero e complessità delle variabili coinvolte.
Dunque sono state accettate tipi di indagine diverse da quelle manipolative, ad esempio:
- La ricerca-azione, in cui il distacco oggettivo viene sacrificato a una migliore prossimità alle interazioni personali;
- Le ricerche osservative.
In altre parole si è rinunciato a introdurre un fattore di trattamento propriamente sperimentale dall'esterno, per limitarsi ad osservare senza turbative il decorso dei fatti. In questi casi, comunque, sono descritte con ogni cura tutte le variabili che si possono osservare, siano esse qualitative o quantitative. Concludendo, la pedagogia sperimentale si presenta oggi con caratteristiche più diversificate, e sempre in evoluzione, di quelle attribuite nel XX secolo; le opzioni attuali della pedagogia sperimentale prevedono, oltre a quella prettamente quantitativa, anche l'opzione qualitativa – fenomenologica, problematicista ed ermeneutica. Oggi la dizione sperimentale assume un significato meno restrittivo, accentuando un'apertura all'esplorazione sempre più ricca e variegata.
Lo sviluppo della ricerca educativa
A fronte delle sfide concettuali che la ricerca educativa si trova ad affrontare, occorre registrare uno scarto di potenzialità e di risultati che sembra collocare la stessa ricerca educativa in una condizione di incoazione permanente, ovvero di avviare sempre le stesse attività. Il dibattito, che domina attualmente nella ricerca educativa, assume il seguente modello di sviluppo:
- Il ricercatore produce studi;
- Il divulgatore e/o il progettista traducono gli studi reperiti in prodotti e progetti;
- I prodotti vengono distribuiti alle scuole e agli insegnanti;
- Le scuole adottano i prodotti e l'educazione viene finalmente messa alla prova.
Questo modello di carattere lineare rappresenta però solo un aspetto della realtà, poiché concorre a rinnovare aspettative illusorie sui contributi che la ricerca educativa può portare nello sviluppo dell’educazione. Infatti possono considerarsi tre le linee principali di pensiero rispetto alla concezione illusoria delle aspettative:
- La prima linea di pensiero assume che tutta la ricerca educativa debba essere tradotta in regole per la pratica, mentre solo una larga parte della ricerca educativa assicura risultati utili per tale traduzione. Invece, una parte della ricerca educativa sviluppa alcune funzioni che sono altrettanto importanti. Ad esempio, la ricerca educativa provvede a segnalare i punti critici dell'educazione; valuta le conseguenze dei programmi e delle pratiche formative; disegna i possibili scenari attuativi in rapporto alle differenti opzioni operative che possono realizzarsi in funzione delle risorse e dei vincoli esistenti; provvede ad elaborare nuovi modelli di spiegazione del funzionamento dei processi educativi; offre nuove prospettive, nuove idee, nuove concettualizzazioni dei problemi e nuove priorità;
- La seconda linea è legata alla considerazione che la ricerca educativa contribuisce a nascondere il modo reale con cui le persone apprendono. Il pensiero resistente e pervasivo che vede la ricerca educativa portare in modo automatico i propri risultati alla pratica educativa, come un "vaso da riempire" o "cera da modellare", è diffuso nella testa degli insegnanti e dei genitori;
- La terza linea di pensiero equivoco considera che le riforme scolastiche possono essere realizzate dalla ricerca e dai ricercatori. In tal caso se una riforma o un'innovazione non decollano, gli errori sono addebitati ai ricercatori e alla comunità di ricerca educativa. In questo caso non si considera che le riforme scolastiche coinvolgono e richiedono volontà, sforzi e conoscenze rinnovate degli attori coinvolti (insegnanti, dirigenti, amministrativi, funzionari e politici, famiglie e stakeholder). La ricerca educativa può aiutare, ma nello stesso tempo tutti gli agenti e soggetti debbono guadagnarsi i suggerimenti e le idee provenienti dalla ricerca e portare la ricerca nella pratica.
La ricerca educativa assicura i seguenti ruoli:
- Espande la conoscenza degli aspetti fondamentali dello sviluppo, culturale ed umano, dell'apprendimento, dell'insegnamento;
- Individua i modi per scoprire gli elementi di cambiamento dei programmi, dell'istruzione e dell'organizzazione dei servizi formativi;
- Assicura le migliori basi di conoscenza per consentire l'innovazione;
- Valuta lo stato dei sistemi formativi;
- Individua le linee di progresso rispetto ad obiettivi e scopi determinati.
Realizzare la ricerca educativa
Con la parola ricerca si vuol stabilire una riflessione sui fatti educativi condotta con appropriato metodo scientifico. I fatti educativi possono essere studiati da diverse prospettive:
- Prospettiva teoretica (privilegiata dalle discipline e dagli studi della filosofia dell'educazione e della pedagogia generale) intende stabilire lo statuto epistemologico della conoscenza educativa e pedagogica e i problemi assiologici e normativi ad essa legati;
- Prospettiva storica e comparativa, assumono l'obiettivo di confrontare le diverse concezioni di educazione e le istituzioni educative o in senso
- Diacronico (nello stesso spazio ma in tempi successivi);
- Sincronico (nello stesso tempo, ma in contesti spaziali diversi);
- Prospettiva descrittiva e sperimentale, utilizza procedure di controllo sperimentali per la verifica della conoscenza prodotta; essa rappresenta la caratterizzazione della ricerca educativa che rientra nella pedagogia sperimentale (o altrimenti nelle pedagogia scientifica, metodologia della ricerca pedagogica, metodologia della ricerca educativa).
L'attività di ricerca educativa in generale ha lo scopo di evidenziare gli aspetti caratterizzanti di una data situazione educativa, su tale scopo la ricerca si può differenziare in:
- Idiografica, che analizza la situazione educativa nella sua unicità e specificità ed utilizza tecniche e strumenti di raccolta dei dati tradizionalmente dette qualitative (es: intervista, osservazione non strutturata, analisi documentale);
- Nomotetica, che analizza la situazione educativa per ricondurla sia a regole o teorie di portata più generale, sia per derivare da essa regole e leggi applicabili a contesti anche diversi da quelli di partenza; essa si avvale di tecniche e strumenti quantitativi (es: questionario o altri strumenti strutturati di raccolta dei dati).
La raccolta dei dati empirici, e la corretta interpretazione degli stessi, richiede una pluralità di competenze specifiche che spaziano in ambiti disciplinari quali la filosofia, l'epistemologia, la pedagogia, la psicologia, la sociologia, la logica, l'informatica e la statistica; ognuna considerata negli aspetti più specificamente applicativi. La metodologia della ricerca educativa si colloca all'intersezione di tutte queste discipline. Essa si serve degli strumenti teorici messi a disposizione dalle discipline suddette e li piega alla finalità concreta di analizzare una data situazione, ricavarne conoscenza scientifica e, sulla base di questa, progettare interventi migliorativi o soluzioni efficaci.
Per chiarire i bisogni conoscitivi di cui si occupa la ricerca descrittiva e sperimentale in educazione sono proposti alcuni esempi di problemi di ricerca educativa:
Problemi di ricerca teoretica
- Quali valori dovrebbe diffondere un sistema educativo?
- Come si conciliano differenze individuali e modelli pedagogici?
Problemi di ricerca storica
- Quali approcci educativi sono stati maggiormente utilizzati negli anni cinquanta e Sessanta del secolo scorso?
- Come hanno influito sulle pratiche educative correnti?
Problemi di ricerca comparativa
- Quali sono i sistemi educativi utilizzati negli altri paesi?
- Cosa ci possono insegnare?
- È giusto utilizzare metodi educativi nati in un particolare contesto storico geografico in paesi diversi da quello di origine?
Problemi di ricerca descrittiva e sperimentale
Un dirigente scolastico deve decidere come investire una dotazione finanziaria straordinaria per la didattica CLIL. Le opzioni possibili sono tre:
- Puo scegliere di acquistare libri di lingue straniere per la biblioteca dell'istituto, aggiornati con le ultime tecniche didattiche;
- Puo scegliere di organizzare corsi di recupero pomeridiani per gli allievi che hanno particolari difficoltà nell'apprendimento delle lingue;
- Puo scegliere di allestire un piccolo laboratorio di informatica nel quale far interagire gli allievi con software per l'apprendimento delle lingue.
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