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Riassunto parziale seconda parte esame De Leonardis Appunti scolastici Premium

Appunti di storia delle relazioni internazionali basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. De Leonardis dell’università degli Studi Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt, facoltà di Scienze politiche. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia delle relazioni internazionali docente Prof. M. De Leonardis

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Il Senato, in realtà, era disposto ad accettare il Patto, con riserva  la riserva riguardava l’articolo

X (“I Membri della Società si impegnano a rispettare, e a proteggere contro ogni aggressione

esterna, l'integrità territoriale e l'attuale indipendenza politica di tutti i Membri della Società”)  la

riserva riguardava, quindi, l’ambito geografico in cui gli Stati Uniti dovevano essere tenuti a

osservare tale articolo.

Wilson, continuando con la sua idea, si rivolse, a questo punto, ai suoi compatrioti, con spirito più

di profeta, che di uomo di Governo  “L’America indicherà veramente la via”. “La luce splende sul

cammino che ci attende e lascia tutto il resto in ombra”.

L’8 marzo 1920, il Trattato di Versailles, poiché conteneva, all’inizio, i 26 articoli del Patto della

Società delle Nazioni, non ottenne al Senato la maggioranza di due terzi necessaria per essere

ratificato.

Nel novembre del 1920, in seguito a questi eventi, il Partito Democratico, che aveva condotto gli

USA alla guerra, riportò una dura sconfitta da parte dei Repubblicani.

Il Segretario di Stato nella prima metà degli anni Venti, Charles Hughes, tuttavia, riuscì a portare

avanti una politica di collaborazione internazionale di ambito mondiale, in linea con la grande

espansione economico commerciale dell’America postbellica.

Specifico e mirato, fu l’impegno di Hughes, nella situazione dell’Asia Orientale, e nella questione

del disarmo navale (riduzione degli armamenti navali per il Giappone…), che lo indussero alla

convocazione della Conferenza di Washington (dal ’21 al ‘22), che riuscì a stabilire un sistema

dell’Asia Orientale e del Pacifico Occidentale, che si articolò in tre Atti Internazionali:

1. “Trattato delle quattro Potenze”  la quattro potenze erano Stati Uniti, Gran Bretagna,

Francia e Giappone  dichiarando decaduta la ventennale alleanza anglo-giapponese (asse

diplomatico portante dell’espansione giapponese a inizi XX secolo), impegnava le parti a

rispettare i loro reciproci diritti sui possedimenti insulari nel Pacifico.

2. “Trattato delle nove Potenze”  Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Giappone, Cina,

Italia, Olanda, Belgio e Portogallo  intendeva essere la garanzia internazionale della

sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale della Cina, attraverso la conferma della

dottrina americana della porta aperta (le grandi potenze si astengono o rinunciano a

chiedere speciali privilegi, preferenze commerciali o monopoli) e la condanna delle sfere

d’influenza delle singole potenze;

3. “Accordo cino giapponese”  accordo strappato da Hughes al Giappone alla fine della

Conferenza  riuscì a far sì che il Giappone rinunciasse alla maggior parte dei privilegi

ottenuti dalla Cina mentre la guerra era in corso. Inoltre, ora, gli Stati Uniti ripresero l’antica

politica americana di fine XIX Secolo di “protezione alla Cina”  prima la protezione era

contro il “vecchio” imperialismo delle Potenze Europee; ora la protezione è contro il

“nuovo” imperialismo giapponese.

Un altro problema che gli Stati Uniti riuscirono a definire alla Conferenza, fu quello della riduzione

degli armamenti navali  andò a svantaggio giapponese, poiché, proprio in quel periodo, il

Giappone aveva in cantiere una nuova corazzata dalla tecnologia assai avanzata, il cui allestimento

dovette essere sospeso  la marina imperiale giapponese, inoltre, dovette accettare le “proporzioni

di tonnellaggio” fra navi maggiori. Tali proporzioni furono stabilite nel ’22 fra Stati Uniti,

Inghilterra, Giappone, Francia e Italia  fu adottata una “scala di potenza”, che partiva da quota

5 per gli USA e la Gran Bretagna, scendeva a 3 per il Giappone, e a 1,75 per Francia e Italia.

Hughes e i suoi successori, si preoccuparono anche di eliminare gli aspetti più vistosi

dell’egemonia statunitense nell’America Centrale, rinunciando al metodo del “semiprotettorato”

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(come quello applicato a Cuba nel 1901), e a quello dell’occupazione militare degli Stati Caraibici,

ogni qual volta fossero riscontrati dei disordini  la rinuncia al “sistema dell’intervento”, si fece

più marcata con l’amministrazione Hoover, (1929-1932), che, con il Memorandum Clark sulla

Dottrina Monroe, ripudiò ufficialmente il Corollario Roosevelt (“Stante la dottrina Monroe,

comportamenti cronici sbagliati nel continente americano richiedono l'intervento di polizia

internazionale da parte di una nazione civilizzata”).

Per quanto riguarda la Russia, i rapporti del nuovo Stato con il mondo esterno, nascono sotto segni

negativi: la non partecipazione della Russia alla Conferenza della Pace di Parigi, l’imposizione del

Trattato di Brest Litovsk, la politica d’intervento degli alleati a favore delle forze

controrivoluzionarie operanti in territorio russo.

Nel 1919, comunque, si avviarono le relazioni internazionali del nuovo Stato Sovietico  il

processo ebbe inizio con la fase di “esportazione” della Rivoluzione, rivolta verso i Paesi Europei

in cui le prospettive di avvento del Comunismo apparivano più favorevoli (come Germania,

Ungheria e Italia)  su questa fase, si crea una divergenza d’opinioni all’interno del gruppo

dirigente moscovita:

• Bucharin, Radek, Trotskij  sostenitori dell’idea della “rivoluzione permanente”  la

nuova Russia doveva impegnarsi nella “guerra rivoluzionaria” all’interno degli Stati

Capitalisti;

• Lenin, Zinovev, Stalin  sostenitori della “costruzione del Socialismo in un solo Paese”.

Secondo Lenin, infatti, data l’iniziale debolezza del Nuovo Stato Sovietico, e data l’ostilità del

Mondo circostante, esso doveva impegnarsi, in primis, a difendere e rafforzare la Russia, per

salvare la “Patria del Socialismo”, e cioè, la base indispensabile per realizzare, in un secondo

momento, la “Rivoluzione Mondiale”  Lenin, perciò, perseguì una politica duplice:

1. Appoggiare le forze politiche e sociali che, entro gli Stati Capitalisti, avrebbero potuto

promuovere movimenti rivoluzionari;

2. Normalizzare la posizione internazionale dello Stato Socialista, attraverso negoziati e

accordi con i Paesi Capitalisti.

Per il primo punto, fu creata la Terza Internazionale, il “Komintern”, uno strumento dello Stato

Sovietico, fortemente centralizzato, con sede a Mosca, presieduto da Zinovev, a cui aderivano i vari

Partiti Comunisti Nazionali, che agivano clandestinamente, nel fare propaganda, soprattutto nei

Sindacati e nelle Forze Armate.

Per il secondo punto, La Russia, firmò, tra il 1920 e il 1921, una serie di trattati con i Paesi

confinanti, che definirono le sue frontiere: Con l’Estonia, con la Lituania e con la Finlandia; con

la Turchia (che le strappò i territori di Kars e Ardahan); con la Polonia (che si fece riconoscere le

annessioni di Ucraina e Bielorussia).

Dopo questa fase, il Governo Russo, iniziò una fase di ricostruzione e di trasformazione interna,

sia sul piano economico, che delle sue relazioni con l’occidente  il primo risultato, fu il trattato di

commercio anglo-sovietico, che comportò il riconoscimento de facto da parte dell’Inghilterra, del

nuovo Stato.

Durante la Conferenza Economica Internazionale di Genova (1922), Russia e Germania,

firmarono il Trattato di Rapallo che, liquidando il contenzioso economico tra i due Paesi,

ristabiliva tra essi relazioni diplomatiche e consolari  assumeva il significato di un primo

riconoscimento de jure da parte di un Grande Stato Europeo  questo trattato, preoccupò i Paesi

vincitori, in quanto era l’indicazione di un avvicinamento tra i maggiori Paesi usciti perdenti dalla

Guerra, che avevano entrambi importanti motivi per diffidare e contrapporsi alle potenze

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occidentali. La realtà dei fatti, tuttavia, era ben più grave  due anni e mezzo prima che fosse

firmato il trattato, infatti, il Generale Von Seekt, nuovo capo delle forze armate tedesche, prese

contatti con l’armata rossa, per stabilire una collaborazione tra i due eserciti, che consentisse ai

tedeschi i perfezionare la propria tecnologia militare, in un territorio non soggetto ai controlli del

“sistema di Versailles”  la collaborazione, in effetti, fu avviata, sotto la direzione di un organismo

segreto apposito, la “Zentrale Moskau”. Tale collaborazione durò fino alla sua sospensione, da

parte di Hitler.

Nel corso del tempo, comunque, l’URSS (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche = nuovo

nome assunto dal ‘22), riuscì a ottenere il riconoscimento de jure anche da altre potenze

industrializzate, dopo aver stabilito con loro rapporti economici.

Il 21 gennaio 1924, morì Lenin. Alla metà degli anni ’20, l'URSS aveva completato la

normalizzazione della sua posizione internazionale (gli Stati Uniti la riconosceranno de facto nel

'33).

Con questi sviluppi, si veniva a creare una sostanziale novità nelle Relazioni Internazionali dell'età

moderna  bisogna infatti risalire alla Spagna del XVI secolo per trovare somiglianze con la

politica dell'URSS. Essa, infatti, (la Spagna) manteneva buoni rapporti diplomatici con Francia e

Inghilterra pur aiutando i partiti cattolici in entrambi i paesi nella lotta contro i governi legittimi,

anche se la vastità e la natura delle operazioni del Komintern erano senza precedenti.

Inoltre, l'URSS preparò un altro fattore di consolidamento della sua posizione, rivolgendosi con

interesse e disponibilità verso l'Asia, in particolare verso la Cina. Il rapporto che ebbe con la Cina,

offrì all'URSS l'occasione di svelare le sue grandi differenze dalla Russia Zarista e dall'Occidente

capitalista.

Il 31 maggio 1924 venne firmato un trattato di normalizzazione delle relazioni internazionali

(con la Cina), con il quale l'URSS riconosceva la Mongolia interna come parte integrante della

Repubblica cinese, e al Governo di Pechino. Dall'altra parte, tuttavia, puntarono le loro carte sul

Governo di Canton (considerato il futuro), e sul Kuomintang (partito Nazionalista cinese, guidato

da Chiang Kai-Shek (dopo la morte di Sun Yat Sen)), incoraggiando il piccolo partito comunista

cinese a collaborare con esso e a sfruttarne la popolarità negli ambienti progressisti di tutta la Cina.

L’URSS, era uno degli Stati Europei che manteneva relazioni commerciali e diplomatiche con la

maggioranza degli altri Stati, mentre nello stesso tempo dirigeva, all’interno di questi Paesi,

movimenti che avevano come intento principale il rovesciamento dei loro governi.

LE POTENZE OCCIDENTALI E IL PROBLEMA DELLA SICUREZZA EUROPEA.

RIPARAZIONI DI GUERRA TEDESCHE E “SISTEMA FRANCESE”. IL TRATTATO DI

LOCARNO

La Gran Bretagna, come da sua tradizione, una volta svolto il suo “primario scopo di guerra”, e

cioè, ristabilire l’equilibrio nel Continente, avrebbe dovuto tornare ad una politica di distaccata

vigilanza. L’Inghilterra, in aggiunta, aveva problemi più urgenti da affrontare, come l’adattamento

del suo impero coloniale alla nuova situazione (basti pensare al Medio Oriente), o la conservazione

della sua posizione economico-commerciale nel Mondo.

L'impegno inglese fu, quindi, assai discontinuo, e trattenuto dall'impazienza\diffidenza verso l'ex

alleata (Francia), che era interessata a fare concorrenza all'Inghilterra fuori dall’Europa. Così, la

prima metà degli anni Venti, vide un allontanamento delle due principali potenze vincitrici europee.

Per quanto riguarda la Germania, la sua situazione interna, era molto instabile.

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La Repubblica di Weimar, a preminenza socialdemocratica, dovette spesso venire a patti con le

forze conservatrici militariste, e cercò di uscire dalla condizione di “oggetto di politica

internazionale” in cui l'ha collocata Versailles.

Il problema delle riparazioni di guerra, coinvolse direttamente o indirettamente la maggior parte

dei Paesi Industrializzati, in un sistema di trasferimenti economico-finanziari dagli aspetti a volte

grotteschi, che mise a dura prova le condizioni di vita dei cittadini tedeschi. Nel frattempo, gli alti

ufficiali dell'esercito, risposero alle restrizioni di Versailles, con la “Zentrale Moskau”.

L'unico aspetto positivo di questi anni, fu la politica di revisione pacifica del trattato di

Versailles, portata avanti dal Governo Tedesco negli anni (1923-1926).

L’Italia, dopo aver svolto alla conferenza della Pace un ruolo inferiore a quello che la sua posizione

di Terza Potenza Europea vittoriosa avrebbe potuto consentirle, fu assorbita dai suoi avvenimenti

interni (crisi dello Stato Liberale e avvento del Regime Fascista), e spinta a una politica di

discontinuità e ambiguità (complicata più che determinata dal cambiamento di Regime fra il ’22 e il

‘25).

Del “sistema di Versailles”, fanno parte anche le potenze minori nuove (Polonia, Cecoslovacchia e

Jugoslavia) e ingrandite (Romania), che dovrebbero essere i punti d’appoggio nell’Europa centro-

orientale.

“Oggetti” del Sistema di Versailles, al pari della Germania, sono le due potenze originate dalla

separazione dell’Impero Austro-Ungarico, ovvero Austria e Ungheria. Esse, rappresentano

entrambe, fattori d’instabilità dell’assetto postbellico, anche per il ricorrente problema

dell’“Anschluss” dell’Austria alla Germania.

La Francia, è lasciata per ultima, poiché le indicazioni precedenti, aiutano a comprendere meglio il

ruolo che questa Grande Potenza è chiamata ad assumere nell’Europa del Dopoguerra  la Francia,

fu l’“inflessibile” custode del Sistema di Versailles, un ruolo determinato dalla sua posizione

geografica e dalla sua tradizione storica nel Continente  questo inasprì l’ostilità e il rancore dei

tedeschi e suscitò la diffidenza degli alleati  il banco più “dannoso” per la posizione internazionale

della Francia, fu rappresentato dalle riparazioni di guerra tedesche  gli artt. 232 e 233 del

Trattato di Versailles, ammettevano che la Germania non disponesse, in quel momento, delle

risorse economiche necessarie per procedere al pagamento  si prevedette, dunque, che la

Commissione per le Riparazioni, avrebbe “studiato periodicamente le risorse e le capacità della

Germania, in modo da poter estendere e modificare le modalità di pagamento”  osservava Charles

Kindleberger (economista americano): “considerato, dagli anni ’70, il tentativo degli Alleati di

ottenere riparazioni dalla Germania, appare poco sensato”. “La nozione che essa potesse nello

stesso tempo addossarsi l’onere del costo della guerra e della ricostruzione, lo è ancora meno”.

L’aspetto drammatico, se non tragico, della situazione delle “riparazioni” era che l’opinione

pubblica francese, faceva delle riparazioni una rivendicazione emotiva-sentimentale  per loro la

Germania “doveva pagare”  fu proprio il dissenso sul modo di affrontare il problema, a

determinare l’allontanamento fra le potenze alleate.

La Conferenza di Spa (Belgio) del 1920, fissò l’ammontare complessivo delle riparazioni

tedesche, in percentuale per ogni Paese: 52% alla Francia, 22% alla Gran Bretagna, 10% all’Italia,

8% al Belgio… Intanto, disordini rivoluzionari scoppiarono in Germania, e furono repressi da

truppe regolari e formazioni paramilitari  questo fece venire il sospetto alla Francia, che la

Germania non stesse rispettando le restrizioni militari poste sul Trattato di Versailles  Il Governo di

Parigi, sostenuto dall’Inghilterra, quindi, insistette nell’esigere l’applicazione rigorosa del trattato.

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La Gran Bretagna, riuscì a far abbassare l'ammontare complessivo delle riparazioni (132 miliardi,

da pagare in rate annuali), ma la Germania chiese una moratoria (sospensione della scadenza) sulla

rata in scadenza (1921)  ciò causò la diatriba tra Francia e Gran Bretagna, e un lungo braccio di

ferro tra Francia e Germania, che si svilupparono nelle Conferenze di Cannes e Genova (entrambe

nel 1922).

Nella Conferenza di Cannes, il Governo Inglese, propose alla Francia un Trattato di garanzia del

suo territorio nazionale  ciò avrebbe dovuto spingere la Francia ad adottare un sistema di

pagamento delle riparazioni meno rigoroso, strutturato cioè, in modo da non sconvolgere

l’economia tedesca, e di conseguenza l’economia internazionale. Aristide Briand, nuovo

Presidente del Consiglio francese, si trovò solo ad aderire alla proposta, e quindi fu costretto alle

dimissioni.

Il nuovo Primo Ministro francese, Raimond Poincaré, accettò la moratoria del pagamento delle

riparazioni tedesche, solo a patto che le miniere della Ruhr fossero cedute alla Francia come pegno 

nonostante le proteste inglesi, la Francia, insieme con il Belgio, procedette all’occupazione militare

della Regione.

La decisione francese, fu accolta in maniera negativa negli Stati Uniti, e fece precipitare

ulteriormente la situazione inflazionistica tedesca  il valore del Marco, nel dicembre 1923,

raggiunse la svalutazione record di 4 miliardi e 200 milioni contro un dollaro.

L’Inghilterra, a questo punto, d’intesa con il Governo americano, propose un’inchiesta

internazionale per accertare le capacità di pagamento tedesche  si formò una Commissione,

articolata su due comitati:

1. Uno per lo studio dell’inflazione tedesca;

2. Uno per stabilire le modalità di pagamento delle riparazioni.

Osservatori americani, furono Dawes e Young. Dawes fu nominato, nel 1924, Presidente del

Comitato per le riparazioni, e impostò il “Piano Dawes”, rimasto a regolare i pagamenti tedeschi

fino al ’29, quando, alla vigilia della Grande Crisi, il secondo delegato americano, Young, assumerà

la presidenza del comitato, ed elaborerà un nuovo piano, il “Piano Young”  fu un successo

brillante della “partecipazione ufficiosa” degli Stati Uniti alla politica internazionale.

Fallito il tentativo della Francia di riservare alla Germania un’applicazione integrale del Trattato di

Versailles, essa cercò di legare a sé tutte le piccole e medie potenze, che circondavano la Germania,

la Polonia, il Belgio e la Cecoslovacchia…:

Belgio  uno scambio di lettere, completato da un accordo segreto, portò, nel 1920,

o all’alleanza franco-belga  diede i suoi primi risultati con l’occupazione congiunta della

Ruhr, due anni dopo;

Polonia  era l’antica alleata della Francia, dei tempi dell’Ancien Règime e di Napoleone 

o nel febbraio 1921, firmarono un’alleanza, “sul desiderio di provvedere alla rispettiva

sicurezza, mantenendosi fedeli ai trattati che entrambe le potenze hanno firmato”  costituì il

primo risultato positivo della costruzione di un “sistema francese” a est.

Un accordo con l’Ungheria, fu firmato il 21 giugno 1920  l’Ungheria, intendeva portare

o avanti una politica di rivendicazione degli antichi suoi territori annessi agli Stati vicini 

politica che, da un lato, rischiava di trascinare la Francia verso una politica di revisionismo,

in contraddizione con i trattati di pace che essa aveva tanto contribuito a stabilire  tale

accordo, inoltre, andava a privare la Francia di altri potenziali alleati nella regione:

Cecoslovacchia, Romania e Jugoslavia.

La politica francese, inoltre, costituì un pericolo per l’Italia, sia in senso antifrancese (i

Balcani, in effetti, sarebbero stati oggetto di una serrata gara d’influenza italo-francese per

tutto il periodo), sia in senso antiungherese (i progetti di restaurazione della dinastia

39 asburgica nel Regno d’Ungheria, avrebbero potuto costruire un pericolo per le posizioni

ottenute dall’Italia al suo confine Orientale).

All’iniziativa francese in direzione ungherese, seguirono varie iniziative in senso anti-asburgico:

• Formazione della Piccola Intesa tra il 1920 e il 1921 (trattato ceco-jugoslavo + adesione

della Romania);

• L’Italia, in occasione della firma del Trattato di Rapallo con la Jugoslavia, concluse una

convenzione anti-asburgica con il governo di Belgrado;

• Nel 1921: convenzione fra Romania e Cecoslovacchia e fra Romania e Jugoslavia (in

senso antiasburgico);

La Francia, decise quindi, a questo punto, di sostenere la Piccola Intesa, abbandonando la direzione

ungherese, firmando un Trattato con la Cecoslovacchia, nel 1924, con la Romania nel 1926 e con

la Jugoslavia nel 1927  la Francia aveva raggiunto il suo scopo di “circondare” la Germania  fino

a che punto, tuttavia, questo “sistema francese”, poteva costituire una garanzia contro le maggiori

risorse demografiche, produttive e militari, di una futura Germania impegnata in una rivincita?

Negli stessi anni, si sviluppa anche una politica britannica. Il Governo di Londra, in questo

periodo, prese due importanti iniziative:

1. Promosse le condizioni per superare l’impasse delle riparazioni, coinvolgendo, si è visto, gli

Stati Uniti;

2. Insieme con il governo tedesco, impostò l’azione diplomatica che portò al Trattato di

Locarno.

Nel 1925, Lord d'Abernon (ambasciatore inglese in Germania), discute con Stresemann (ministro

degli esteri tedesco), la prospettiva di un patto di garanzia dei confini occidentali della Germania in

cui sia coinvolta anche la Francia. Garanti del Trattato sarebbero state Gran Bretagna e Italia.

Il Governo tedesco, a tal proposito, invia un memorandum a Londra e a Parigi, nel quale dichiara

di “considerare accettabile un patto che garantisca formalmente lo status quo territoriale attuale

sul Reno”  la proposta, elastica e poco vincolante, venne accolta con entusiasmo a Parigi  a questo

punto, le trattative tra Berlino e Londra poterono procedere  si arrivò al “Trattato di Locarno”,

che consisteva in diversi atti:

Patto di garanzia (o Patto sulla Renania) tra Germania, Belgio, Francia, Gran Bretagna e

 Italia, che impegnava Germania, Francia, e Belgio, aosservare le frontiere comuni stabilite a

Versailles, e lo Statuto di smilitarizzazione della Renania;

Quattro convenzioni di arbitrato tra Germania, Belgio, Polonia e Cecoslovacchia, con

 l’impegno di sottoporre ad arbitrato internazionale eventuali controversie sorte fra loro;

Due trattati tra Francia-Polonia e Francia-Cecoslovacchia: aiuto della Francia se una delle

 due fosse stata attaccata dalla Germania;

Protocollo finale firmato da Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Belgio, Polonia e

 Cecoslovacchia.

Il Trattato di Locarno rappresentò un sollievo per i contemporanei  Churchill, commenterà poi, lo

“spirito di Locarno”, affermando: “Se soltanto avessimo potuto legare così strettamente insieme i

Galli e i Teutoni dal punto di vista economico, sociale e morale da impedire l’occasione di nuove

contese (…) l’Europa sarebbe risorta”.

Lo “Spirito di Locarno” continuò ad aleggiare sull’Europa finché non fu distrutto dalle conseguenze

politiche della Grande Crisi del ’29.

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Aristide Briand, ministro degli esteri francese, volle portare avanti tale spirito con il “Patto

Briand-Kellogg” del 1928  un documento sottoscritto dal Segretario di Stato americano e dal

ministro degli esteri francese, composto di due articoli:

1. Condanna del ricorso alla guerra per definire le controversie internazionali;

2. Impegno a ricorrere soltanto a mezzi pacifici per definire “contese e conflitti di qualsiasi

natura o ragione”.

Al patto, aderirono praticamente tutti gli Stati del Mondo, forse perché tale patto, non appariva

“vincolante”  esso era comunque rappresentativo di un’epoca che appunto voleva prolungare lo

“Spirito di Locarno”, estendendone l’ambito dall’Europa al Mondo interno.

CONTINUITA’ E REVISIONISMO NELLA POLITICA ESTERA DELL’ITALIA FASCISTA. LA

CONCILIAZIONE CON LA SANTA SEDE

Va ora esaminata l’azione in campo internazionale dell’Italia, dopo che il capo del Fascismo,

divenne Presidente del Consiglio, e assunse l’interim del ministero degli esteri.

Almeno tre problemi di fondo, si ponevano al nuovo titolare della “consulta” (nome per ministero

degli esteri dell’epoca, dal nome del palazzo in cui risiedeva), posti dalla situazione internazionale

del momento, o derivanti dalla politica italiana alla conferenza della pace:

1. La politica nei confronti degli ex nemici (in particolare nei confronti della Germania) e tra

gli ex alleati; l'Italia, infatti, poteva schierarsi o con l'Inghilterra o con la Francia, nella crisi

tra i loro rapporti, oppure mediare tra le due, laddove poteva inserirsi;

2. Definire la politica del nuovo Governo nei confronti dei Paesi dell'Adriatico, in particolare

nei confronti della Jugoslavia;

3. Ottenere l'adempimento delle promesse degli Alleati in campo coloniale.

Questi problemi, richiedevano un’esperienza diplomatica maturata negli anni  fu così che

Mussolini si dotò di collaboratori, provenienti non dal movimento fascista, ma dalla diplomazia

professionale, a cominciare dal Segretario Generale del Ministero degli Esteri Salvatore Contarini.

La collaborazione tra la diplomazia tradizionale, e Mussolini, fu messa a dura prova, già nell’estate

del ’23, con l’“incidente di Corfù” = una crisi intervenuta fra Italia e Grecia, dopo che una

Commissione militare alleata, composta esclusivamente di italiani, incaricata di tracciare i confini

fra la Grecia e l’Albania, fu massacrata da banditi locali  Mussolini, dopo aver posto alla Grecia un

ultimatum dai termini tecnicamente e giuridicamente inaccettabili, ordinò alla Marina, alla scadenza

dell’ultimatum, di bombardare e occupare Corfù  fortunatamente, l’incidente fu superato.

A quest’episodio, seguirono alcuni eventi positivi: l’azione mediatrice di Mussolini, tra Francia e

Inghilterra sulla questione delle riparazioni tedesche; lo stabilimento di una linea d’intesa con

l’Inghilterra, che Mussolini confermò, quando si convinse ad accettare che l’Italia entrasse da

garante, con l’Inghilterra, nel Trattato di Locarno  egli così, “si trasformò, per qualche tempo, in un

rinnovato zelatore dell’ordine europeo”; il “trattato italo-jugoslavo”, firmato a Roma, nel 1924,

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che sanzionava le “cessioni” fatte segretamente alla Jugoslavia con il trattato di Rapallo, ma anche

la contemporanea abolizione dello Stato libero di Fiume, che veniva annesso all’Italia  era il

completamento, da parte dell’Italia, di una solida posizione strategica da potenza vittoriosa e

dominante nell’Adriatico.

Dopo il discorso di Mussolini, del 3 gennaio 1925, annunciante la dittatura, il cambiamento nella

politica estera, fu anzitutto una conseguenza della svolta di politica interna  si manifestò anzitutto

nella “fascistizzazione” del personale diplomatico, iniziando dalla sostituzione dei collaboratori di

Mussolini, con elementi fascisti, come Dino Grandi, nominato sottosegretario degli esteri nel 1925

 si trattò, tuttavia, per un certo tempo, di un cambiamento più annunciato, che di azioni

effettivamente compiute  “Il 1926, vide accentuarsi il dissenso fra la linea diplomatica

tradizionale dell’Italia e quella del Fascismo”. “Rotti i rapporti di collaborazione con le vecchie

classi dirigenti, bisognava galvanizzare attorno al Fascismo, l’incondizionato consenso del

Nazionalismo Italiano”. “Di qui una politica fatta più di generiche affermazioni imperialistiche e di

velleità di espansione, che volta a perseguire interessi concreti”.

Elemento di primo piano nelle Relazioni Internazionali dell’Italia, diventò un rilancio in grande stile

della politica africana, orientale e mediterranea, che marcò un punto di svolta del nuovo Regime,

e tese a polarizzare l’attenzione del Paese su obiettivi chiaramente espansionistici  la nuova politica

dell’Italia, doveva basarsi su una colonizzazione agricola, che desse sfogo alla spinta demografica

di un Paese in crescita (l’Italia)  l’Italia, quindi, doveva avere un nuovo assetto coloniale,

corrispondente all’entità della sua popolazione. Le popolazioni coloniali, dovevano essere attente

alle esigenze dello Stato italiano, e quindi subordinate.

L’attuazione del nuovo programma, iniziò con la conquista della Libia (compiuta dal generale

Graziani), l’ampliamento della Somalia (in seguito alla cessione del territorio dell’Oltregiuba da

parte dell’Inghilterra), e la promozione dello status internazionale dell’Etiopia (entrò nel 1923 nella

Società delle Nazioni, per iniziativa italiana). Nel ’24, un accordo italo inglese, assegnava ai due

Paesi la costruzione di infrastrutture in terra etiope: una ferrovia da parte dell’Italia, e un’autostrada

da parte dell’Inghilterra.

La politica italiana in Etiopia portò allo stabilimento di rapporti diretti con il Paese est-africano, che

ebbero per interlocutore il Ras Tafari (Ras = titolo nobiliare etiope), che sarà il futuro Negus Ailè

Selassiè della guerra italo etiopica del decennio seguente  tali rapporti diretti, portarono al trattato

italo-etiopico di amicizia e arbitrato del 1928  malgrado gli importanti programmi di

collaborazione economica specificati nel trattato, Addis Abeba accrebbe i suoi rapporti economici

più con altri Paesi Occidentali, che con l’Italia.

Il 26 novembre 1926, in seguito alla fondazione di una Banca Nazionale d’Albania e di una Società

per lo Sviluppo Economico d’Albania, fu firmato il “Patto di Tirana”, un trattato d’amicizia e di

sicurezza, che stabiliva di fatto un protettorato italiano.

Con questo trattato, i rapporti italo-jugoslavi, subirono un raffreddamento, poiché la Jugoslavia si

sentiva accerchiata. Contemporaneamente, ci fu anche un raffreddamento dei rapporti fra Italia e

Francia, perché la Francia, era la protettrice della Piccola Intesa, ed era gelosa della sua posizione

d’influenza nell’Europa Orientale.

Si può parlare, a questo punto, di passaggio dell’Italia Fascista, nel campo dei Paesi impegnati in

una politica di revisione dei trattati di pace? Questo revisionismo fascista aveva caratteristiche

particolari:

42 • Confermava l’attenzione preminente di Mussolini alla politica interna, per far apparire

l’Italia come una Grande Potenza;

• Evidenziava l'intenzione di arrivare a una revisione dei trattati per via pacifica, malgrado

una tattica basata sulle dichiarazioni di “imperialismo verbale”, contenute nei suoi discorsi,

e su irrigidimenti minacciosi di fronte a situazioni e crisi, sostituiti poi da atteggiamenti più

concilianti voleva mantenere l’Italia legata alle potenze alleate, senza rinunciare

all'appoggio della Gran Bretagna;

• In Europa, si limitò al settore danubiano-balcanico;

• Non significò un avvicinamento alla Germania;

• Non si tradusse in una “politica di partito”, mirata a stabilire una solidarietà ideologico-

politica e, eventualmente, a prestare un appoggio concreto a Paesi che avevano assunto

forme di Governo simili al Regime Fascista.

L’11 febbraio 1929 si firmarono i “Patti Lateranensi”, tra Mussolini e il cardinal Gasparri

(segretario di Stato della Santa Sede), scelta votata a dare maggior consenso al Regime. I “Patti”,

chiusero questa fase della politica internazionale dell'Italia fascista.Anche in questo caso,

l'attenzione di Mussolini andò anzitutto alla politica interna, ovvero, al consenso che potrà derivare

al suo regime, al sollievo che potrà recare a milioni di Italiani cattolici. Con la conclusione dei Patti

Lateranensi, Mussolini dimostrò di riuscire la dove molti prima di lui avevano fallito. Inoltre, il

successo si estendeva a tutti i governi e alle popolazioni cattoliche del mondo. Ebbero due intenti

diversi:

1. Chiesa  voleva ottenere soprattutto una regolamentazione della sua posizione nel, e verso,

lo Stato entro il cui territorio risiedeva;

2. Duce  a parte i motivi di consenso interno e di prestigio internazionale, voleva il

riconoscimento dello Stato nazionale italiano da parte della Santa Sede, riconoscimento che

i precedenti governi, dal 1861 in poi, non avevano mai formalmente ottenuto.

L'11 Febbraio 1929 fu firmato il Trattato [da Mussolini e dal Cardinal Gasparri (Segretario Stato

della Santa Sede)]  l'Italia riconosceva la religione Cattolica come la sola religione di Stato, la

sovranità della Santa Sede in campo internazionale, la sua piena proprietà ed esclusiva e assoluta

potestà e giurisdizione sovrana sullo Stato Città del Vaticano, il suo diritto di legislazione attivo e

passivo secondo le regole di diritto internazionale.

LA GRANDE CRISI E LE SUE CONSEGUENZE ECONOMICHE E POLITICHE

Iniziò il 24 ottobre 1929, con il crollo della borsa di New York, e proseguì e si aggravò

coinvolgendo e portando al fallimento banche e imprese americane con conseguenze gravissime

sulla produzione e sulla disoccupazione negli Stati Uniti e negli altri Paesi.

La crisi, nella sua manifestazione iniziale del “venerdì nero”, di Wall Street aveva cause

tipicamente americane, fra cui “una vertiginosa vena speculativa non basata su reali garanzie né su

solidi titoli di proprietà”. Non si può, tuttavia, attribuire la responsabilità dei susseguenti mali del

mondo al crollo della Borsa di New York  questa crisi, infatti, aggravò ed estese situazioni create o

da problemi politici particolari, o da debolezze economico-sociali come la depressione agricola (in

vari Paesi), o dalla disoccupazione (Germania).

Una concausa dell’aggravarsi delle varie situazioni di crisi nei vari Paesi, furono le “riparazioni

tedesche”  se sotto il peso della crisi, la Germania sospese il pagamento delle riparazioni di guerra,

43

i Paesi europei vincitori verso i quali le riparazioni tedesche dovevano andare, sospesero in pratica i

pagamenti dei debiti verso gli Stati Uniti.

Gli effetti politici della crisi nei vari Paesi, furono:

In Inghilterra  le conseguenze sull’economia sopraggiunsero nel mezzo di un processo di

o trasformazione dell’Impero-Commonwealth  l’Inghilterra, aveva, dal ’26, acconsentito

all’indipendenza interna dei Dominions; dal ’30, riconobbeil loro diritto a staccarsi dal

Commonwealth e, dal ’31, annullò le leggi che riguardavano i Dominions, in seguito

all’introduzione dello “Statuto di Westminster”.

Il 1931, fu per l’Inghilterra, l’“Annus Terribilis”, in quanto essa fu costretta a due rinunce

dolorose:

i. Rinuncia al “libero scambio”, che aveva praticato e promosso nel Mondo dalla metà

del XIX Secolo;

ii. Rinuncia al “Gold Standard”, che permetteva la convertibilità della sterlina in oro 

la sterlina era, allora, la moneta dominante nelle transazioni commerciali  non

appena abbandonato il Gold Standard, essa si svalutò subito del 20%, e due anni

dopo, del 35%.

In Germania, gli effetti della Grande Crisi, furono devastanti  crearono una situazione di

o precarietà economica, di incertezza sociale e di critica e abbandono dei valori della

Democrazia e, quindi, dei valori su cui si fondava la Repubblica di Weimar  aprirono la

strada all’avvento di Hitler.

La Crisi del ’29, coincise sia con la morte di Stresemann (promotore di una revisione

pacifica del Trattato di Versailles), sia con la “svolta del ‘29” del Partito Nazionalsocialista

 la crisi venne spiegata con Versailles e le riparazioni, benché colpisse con la stessa

violenza l’Inghilterra e gli Stati Uniti  nella coscienza politica del popolo tedesco, si

ridestarono i sentimenti contro Versailles  su questo fece leva la propaganda

nazionalsocialista, che poté passare direttamente dalla campagna contro il Piano Young,

all’attacco contro il Sistema di Weimar.

La crisi, quindi, tornava utile al Partito Nazionalsocialista che, come i Comunisti (ognuno a

suo modo), seguiva la “teoria dell’impoverimento del Paese”, secondo la quale, solo la

catastrofe e la conseguente distruzione della Repubblica democratica potevano portare a una

soluzione.

• Nelle elezioni del 1930, i nazionalsocialisti, ottennero 107 seggi al Reichstag,

diventando il secondo partito dopo i socialdemocratici.

• Due anni dopo, i seggi conquistati furono 230, ma non portarono subito Hitler al

governo.

• Le elezioni del 6 Novembre 1932, (3 elezioni in 14 mesi) registrarono un leggero

calo del nazionalsocialismo (196), in favore del partito comunista (100 seggi). Due mesi

dopo, Hitler fu designato cancelliere, con un governo che aveva due soli ministri nazisti su

dodici. Hitler scatenò una propaganda contro i comunisti, per far recepire alla popolazione

lo stato d’emergenza in cui si trovava la Germania e, il 28 Febbraio, si fece conferire dal

presidente Hindenburg i pieni poteri.

In Italia  reddito nazionale e produzione industriale erano in crescita, mentre il commercio

o estero era in declino e la bilancia commerciale sfavorevole. Mussolini, infatti, per ragioni di

prestigio, voleva mantenere la parità aurea della lira, ricorrendo a interventi governativi,

che elevarono i dazi sulle importazioni e diedero incentivi alle esportazioni. Molto grande

44 era anche il problema della disoccupazione, considerato da Mussolini al primo posto  la

Grande crisi fece triplicare il numero dei disoccupati.

La Francia  risentì della grande crisi in ritardo, ma più a lungo. L’anno critico fu il 1933,

o quando la Banca di Francia si oppose alla svalutazione del franco e, con i c.d. “decreti

legge della miseria”, attuò una politica di dura deflazione, che limitava la produzione

agricola e industriale.

Per quanto riguarda il Giappone, Paese asiatico, occidentalizzato, industriale,

o sovrappopolato e con un sistema di Governo Autoritario, anche se caratterizzato

dall’accettazione delle forme esteriori del costituzionalismo europeo  se ognuno degli altri

Stati, ha comportamenti diversi, rispetto alla Grande Crisi del ’29, è difficile, per i

Giappone, riscontrare analogie di comportamento con gli altri Paesi.

Per quanto riguarda l’espansione militare, anche se il Giappone si allineerà con le potenze

espansionistiche europee, durante gli anni ’30, l’Impero del Sol Levante, cominciò la sua

espansione militare, un decennio prima sia dell’Italia, che della Germania.

L’inserimento del Regime Fascista nel contesto internazionale, era potuto avvenire grazie a

condizioni storiche favorevoli: fu confermato dal Trattato di Locarno, dalla Conciliazione con la

Chiesa Cattolica, dal rapporto d’intesa con l’Inghilterra.

Il Regime Nazista, al contrario di quello Fascista, conquista il potere in una situazione

internazionale mutata, di difficoltà  è proprio grazie a questa situazione che riesce a conquistare il

potere  la Grande Crisi, insomma, gioca nella formazione del III Reich, un ruolo tempestivo e

determinante, mentre nell’Italia Fascista, la crisi viene affrontata con misure mirate a farne uscire il

Paese nel miglior modo possibile e, di conseguenza, a consolidare il regime e a recare prestigio al

suo capo.

Nonostante tutto, le politiche della Germania Nazista e dell’Italia fascista, per il loro efficientismo e

per la loro tempestività esecutiva, che portarono a risultati economico-sociali positivi, saranno

oggetto di studio dei Governi delle Democrazie  fra il 1929 e il 1937, infatti, solo l’intervento del

potere pubblico fu in grado di ovviare agli affetti della depressione e di reinnescare i meccanismi

dell’accumulazione e dell’investimento, con una serie di misure che realizzarono ovunque sistemi

economici di impronta dirigistica  ciò fu soprattutto evidente in quei Paesi (Italia, Germania e

Giappone) che, mancando di materie prime e/o di derrate alimentari, e privi di territori coloniali in

grado di sopperire a queste deficienze, possedevano tuttavia apparati industriali di notevole

ampiezza.

Prima che la situazione internazionale assumesse la forma di una contrapposizione tra gruppi di

Stati affini per condizioni economico-sociali, per ideologie e istituzioni politiche, si ebbero gli

ultimi tentativi di prolungare la “pace illusoria”, promuovendo misure internazionali per la

conservazione della Pace.

L’ultimo piano per il pagamento delle riparazioni tedesche, fu il Piano Young, definito quattro

mesi prima dell’inizio della Grande Crisi del ’29, che sarebbe dovuto durare fino al 1988!!!  la

Germania, tuttavia, con la Grande Crisi, non riusciva a procedere con il pagamento  il Presidente

Hindenburg lanciò un appello al Presidente degli Stati Uniti Hoover, che concesse una

moratoria, per tutti i debiti internazionali, di un anno.

Nel frattempo, una commissione internazionale di esperti, esaminava la situazione economica

finanziaria della Germania, e giunse a constatare che il proseguimento dei pagamenti avrebbe

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compromesso la stabilità finanziaria tedesca, con conseguenze negative sugli altri paesi; era il primo

passo verso la soppressione totale delle riparazioni!!!  la Francia, si disse disposta ad abolire le

riparazioni, solo se anche i debiti interalleati fossero stati cancellati  il Congresso americano si

rifiutò (infatti, nel 1934, confermò la richiesta del saldo integrale  anche se, poi, solo la Finlandia

onorò il suo debito). In questa situazione, dopo che la commissione di esperti confermò che la

Germania non fosse in grado di onorare il pagamento delle riparazioni, tutti i Paesi coinvolti si

riunirono nella “Conferenza di Losanna”, nel ‘32, nella quale si stabilì, che la Germania avrebbe

effettuato ancora un saldo di 3 miliardi di marchi.

Nel frattempo, per prolungare la “Pace illusoria”, ci furono due conferenze:

1. Conferenza di Londra del 1930  sulla riduzione degli armamenti navali;

2. Conferenze di Ginevra (dal ’31 al ‘35)  durata fino al ’35, cioè fin quando il III Reich non

cominciò il suo programma di riarmo  tale conferenza, era sulla regolamentazione e sulla

riduzione degli armamenti sia terrestri che navali, ivi compresa la discussione del riarmo

tedesco.

L’ESPANSIONE DELLE POTENZE NAZIONALISTE TOTALITARIE. IL GIAPPONE IN ASIA

ORIENTALE

Il Giappone, fu il primo Stato Nazionalista Totalitario a iniziare una politica di espansione che pose

fine alla “pace illusoria”  questo perché il Giappone, era intento a perseguire una politica di

affermazione nazionale e di espansione imperialistica, concepita e impostata molti anni prima, e

portata avanti sistematicamente per decenni.

Uscito dalla Grande Guerra, dalla parte dei vincitori, ottenne di ereditare le posizioni imperialistiche

della Germania in Cina e vi aggiunse i mandati della Società delle Nazioni su buona parte delle

Isole del Pacifico tedesche.

Alla Conferenza di Washington (dal ’21 al ‘22), il Giappone si presentò come la potenza che più

si era preoccupata di accrescere e ammodernare la sua flotta, appoggiandosi:

• Al Trattato di alleanza con la Gran Bretagna del 1902;

• Al Trattato delle Ventun Domande imposto alla Cina durante la Grande Guerra  diktat

presentato in termini ultimativi dal Giappone alla Cina, il 18 gennaio 1915, che, se accettate,

avrebbero reso la Cina in uno stato di completo vassallaggio, politico, economico,

diplomatico, nei confronti dell'impero nipponico. Il Giappone, approfittando dello svolgersi

della Prima Guerra Mondiale, che teneva occupate le potenze e le diplomazie europee fuori

dal teatro asiatico, partendo da una posizione di forza in base all'alleanza con la Triplice

Intesa, aveva eliminato la Germania dai suoi possedimenti asiatici e confidava nel poter

completare l'opera di rendere la Cina uno stato vassallo.

A questa Conferenza, il Giappone dovette rinunciare al riarmo navale, accettare una consistenza

della sua flotta inferiore a quella di Gran Bretagna e Stati Uniti, e lasciar cadere l'alleanza con la

Gran Bretagna e il Trattato della Ventun Domande.

Si garantì, tuttavia, la neutralizzazione dei territori insulari vicini al suo territorio nazionale.

Nei dieci anni prima della Grande Crisi, l'industrializzazione aveva fatto passi da gigante, e il

Giappone era diventato un Paese creditore. Tuttavia, il sistema bancario era inadeguato, i costi di

produzione erano troppo alti (si scoraggiavano le esportazioni) e i piccoli proprietari agricoli

restavano molto poveri (e rappresentavano il grosso della popolazione giapponese).

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A monte dell’inaugurazione della politica di espansione giapponese, dopo l’inizio della Grande

Crisi, ci sono una serie di eventi premonitori interni e internazionali  nella seconda metà degli

anni venti:

• Sul piano interno  gruppi di militari nazionalisti e antiparlamentari, giunsero ad

allontanare dal governo esponenti politici moderati (come il Barone Sidehara).

• Sul piano internazionale  ci fu un intervento militare sul continente asiatico nel ‘27-28,

per proteggere nello Shantung le posizioni giapponesi ereditate dalla Germania di fronte

all’azione di riconquista del territorio nazionale cinese da parte di Chiang Kai-Shek.

• Dopo l’inizio della Grande Crisi  il 18 settembre 1931, scoppiò una bomba, che provocò

danni alla ferrovia mancese (della Manciuria) meridionale gestita dai giapponesi  Lo Stato

Maggiore del contingente militare in Manciuria, invase tutto il Paese, che apparteneva alla “Cina

esterna” Il governo cinese, fece appello alla Società delle Nazioni, che nominò una commissione

d'inchiesta, presieduta dall’inglese Lytton  mentre la Commissione era a lavoro, il Giappone

procedette nella creazione, in Manciuria, dello Stato del Manciukuò, un semiprotettorato, a capo

del quale fu posto l’ultimo imperatore della Cina  la Commissione Lytton condannò l’azione

giapponese  l’Assemblea della Società delle Nazioni, non riconobbe lo Stato del Manciukuò, e

impose al Giappone il ritiro delle sue truppe  un mese dopo, il Giappone lasciò la Società delle

Nazioni.

• La reazione americana, fu cauta  Il presidente americano Hoover, assunse un

atteggiamento di cautela, inteso a far prevalere a Tokyo gli elementi moderati  fu attento, quindi, a

non mostrare di voler contrapporre un imperialismo, quello americano, a un altro. Voleva inoltre

mostrare alla cospicua componente interna, che l’amministrazione non intendeva sprecare risorse

tanto lontano dagli Stati Uniti (in un momento, tra l’altro, di crisi economica)  si scontrò, per

questo motivo, con Stimson (segretario di Stato), che sosteneva un energico intervento diplomatico,

unito a dimostrazioni navali.

• Il 7 gennaio 1932, il Governo degli Stati Uniti, enunciò la “Dottrina Stimson” (che era

piuttosto, la Dottrina Hoover), che recitava: “L’America non riconoscerà la legalità di qualsiasi

azione militare in Cina, né considererà valido alcun trattato o accordo in contrasto con la Politica

della Porta Aperta”.

• Il Governo di Tokyo, intanto, continuò con la politica del riarmo, ritenuto necessario sia per

portare avanti la politica d’espansione in Cina, sia per fronteggiare gli effetti della crisi economica e

della conseguente disoccupazione  le condizioni di vita dei giapponesi peggiorarono rapidamente,

per via delle misure di mobilitazione da “guerra totale” e per via del razionamento dei generi

alimentari.

Il Giappone vide ridursi sempre più le riserve di materie prime e di valuta estera  si trovò a dover

dipendere, per le sue importazioni, da Stati con i quali i suoi rapporti si erano raffreddati (Impero

Britannico, Impero Olandese e Gran Bretagna).

Al suo interno, il Giappone, inoltre, presentò anche un altro contrasto, e cioè, quello tra l’Esercito,

che voleva prepararsi a uno scontro con la Russia Sovietica, e la Marina, che voleva invece uno

scontro con gli Stati Uniti. Per volontà dell’esercito, quindi, si estenderanno le basi per scendere in

campo contro l’URSS, mentre per volontà della Marina, si attaccherà la base americana di Pearl

Harbour  questo rivela la disorganicità e quindi la debolezza della macchina di guerra giapponese.

Durante gli anni trenta, la penetrazione giapponese in Cina, proseguì a periodi alterni, con una

tregua nel ’33, una ripresa nel ’35, e una profonda trasformazione nel ’37  in quell’anno, il

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Giappone cominciò una guerra “senza pietà”  voleva stabilire un vero protettorato sulla Cina,

impedendole di industrializzarsi, di creare un esercito forte, di risvegliare il sentimento nazionale

dei suoi abitanti  nel ’37, i giapponesi aprirono il fuoco sui reparti cinesi al Ponte Marco Polo,

nelle vicinanze di Pechino  seguì l’occupazione, da parte di truppe giapponesi di Nanchino,

Hankow e Canton. I reparti giapponesi, successivamente, si spinsero verso la Mongolia interna e

nello Shansi.

Per quanto riguarda la direttiva antisovietica, nel ’37, il Giappone, aveva stabilito con la

Germania il “Patto anti Komintern”.

Per la direttiva antiamericana, si cominciò una direttiva di espansione nel Pacifico, con

conseguente rafforzamento della Flotta, ben oltre i limiti del Trattato di Washington del ’22  la

politica giapponese, è forse la più azzardata fra quelle delle tre potenze totalitarie.

L’ESPANSIONE DELLE POTENZE NAZIONALISTE TOTALITARIE. L’ITALIA FRA AFRICA

ORIENTALE E MEDITERRANEO

L’Italia Fascista, non si limitò a sfruttare i vantaggi di “pronto intervento” derivanti da un regime

totalitario, nell’affrontare le conseguenze della crisi del ’29, ma compì un’effettiva svolta  Pose le

premesse, sia interne, che internazionali, create dalla struttura analoga dei regimi, per la futura

alleanza con la Germania.

Sul piano internazionale, l’avvento del nazionalsocialismo in Germania, smentiva la tesi della

“non esportabilità” del Fascismo, e creava il clima di tensione, in cui Mussolini si preparò a

passare dal revisionismo/espansionismo verbale, a quello politico e militare  nel ’32, Mussolini

riprese in mano il Ministero degli Esteri, affermando che: “in tre anni Dino Grandi aveva sbagliato

tutto: si era lasciato imprigionare dalla Lega delle Nazioni; aveva praticato una politica pacifista e

societaria (ossia di adesione alla Società delle Nazioni), aveva fatto l’ultrademocratico e il

superginevrino (la sede della Società delle Nazioni era appunto Ginevra)”.  Dino Grandi aveva

quindi “compromesso alcune ambizioni della nuova generazione”.

L’allontanamento di Grandi, fu il preludio a un cambiamento di rotta  nel ’32, Mussolini, in due

discorsi, a Torino e a Milano, preannunciò l’avvento del “secolo del Fascismo”, dichiarando che,

entro un secolo, l’Europa sarebbe stata “Fascista” o “Fascistizzata”.

Il fatto che l’Italia, una delle maggiori potenze della coalizione vittoriosa nell’ultima guerra,

apparisse dominata da inquietudini e intenti revisionistici proprio mentre conquistava il potere nella

maggior potenza vinta (la Germania) un movimento politico che propugnava un revisionismo

aggressivo indicava la definitiva conclusione dell’“era delle illusioni”.

Le iniziative più importanti, annunciate tra il ’32 e il ’33 dell’Italia Fascista, furono due:

1. Il “Patto a Quattro” (Patto delle Quattro Potenze);

2. L’impostazione programmatica dell’Impresa di Etiopia.

Per quanto riguarda la prima, nel ’34, l’ambasciatore italiano, presentò al ministro degli esteri

tedesco, il progetto di un accordo d’intesa e collaborazione tra Italia, Germania, Francia e

Inghilterra, che prevedeva una revisione dei trattati di pace e l’impegno ad adottare una politica

comune nelle questioni europee e coloniali.

Questa “proposta di accordo”, fu accompagnata da dichiarazioni italiane sulla disponibilità italiana

nella questione della “parità degli armamenti” e della Prussia Orientale (separata dalla Germania

dal Trattato di Versailles.

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L’iniziativa di Mussolini, era volta a promuovere una revisione dell’assetto del ’19, che consentisse

all’Italia di potenziare il suo ruolo in Europa e i suoi possedimenti fuori di essa.

Dopo l’accoglienza del progetto, da parte di Hitler, Mussolini lo presentò ufficialmente ai governi di

Parigi e di Londra. Gli inglesi, a richiesta pervenuta, presentarono un loro testo, che privava il

progetto di Mussolini di buona parte del suo significato originario.

Si arrivò, comunque, a definire, ai primi di giugno del ’34, il “Patto”, che risultò alquanto diverso,

in quanto si rifaceva sistematicamente allo Statuto della Società delle Nazioni, stabiliva l’impegno

delle potenze firmatarie a fare ogni sforzo per assicurare il successo della Conferenza del disarmo di

Ginevra, si affidava per le stesse procedure di ratifica alla Società delle Nazioni  per questo

motivo, il “Patto a Quattro”, è considerato un risultato di “carattere non innovativo”.

Fu il Generale Emilio de Bono, il più alto esponente fascista dell’Esercito, a mettere in moto il

punto di partenza per l’impresa d’Etiopia  egli affermò, nel suo diario, il 15 dicembre del ’32:

“Ho portato a Mussolini il progetto per un’eventuale azione in Abissinia; dovrebbe essere per il

‘35”  Mussolini, nel ’33, assunse l’interim dei tre ministeri di guerra, aeronautica e Marina.

L’assunzione dei tre ministeri, significava che Mussolini, oramai, era orientato verso la guerra

d’Etiopia, e voleva assicurarsi il comando formale delle Forze Armate, per riservare a sé e negare ad

altri la popolarità legata al prevedibile successo.

La Guerra d’Etiopia, cominciò nel ’35.

Fra l’Italia Fascista e la Germania Nazista, si posero subito due motivi di incomprensione e di

contrasto:

1. L’uno ispirato da differenze ideologiche tra i due movimenti  l’incomprensione riguardava

le dottrine sulla purezza della razza, professate e subito applicate dal Nazismo al potere.

Lo stesso Mussolini, sul “Popolo d’Italia”, ironizzò sulla “razza pura” dei Lapponi, il solo

popolo d’Europa che avrebbe potuto rivendicarla, data la sua mancanza di contatti con gli

altri.

Altri motivi, erano rappresentati delle rivalità di partito  il nuovo regime tedesco, oltre a

suscitare in ambienti fascisti malessere e preoccupazioni, anche connessi con la tradizione

storica della Grande Guerra, si dimostrava da un lato culturalmente e ideologicamente

troppo diverso, dall’altro troppo capace di imporsi e di dominare.

2. L’altro imposto da contrastanti interessi nazionali tra i due Paesi  il primo contrasto, fu

sicuramente dato dal tentativo della Germania, di favorire l’avvento di un regime nazista in

Austria, preludio ovvio al suo inserimento nel III Reich  fra il ’33 e il ’34, il Governo

tedesco, intensificò la sua attività di propaganda nazionalistica in Austria, spingendo il

cancelliere austriaco Dollfuss ad appellarsi alle altri Grandi Potenze  fu così che, nel ’34,

Inghilterra, Francia e Italia, emanarono tre comunicati identici per affermare la necessità

di una separazione fra l’Austria e la Germania  lo stesso anno, i nazisti austriaci, col

sostegno tedesco, tentarono un colpo di mano, che terminò con l’assassinio di Dollfuss, ma

fu rapidamente stroncato  Hitler si trovò di fronte a una rapida confluenza di forze terrestri

e aeree italiane al confine del Brennero.

Sul piano diplomatico, Mussolini, confermò l’intesa con l’Inghilterra e con la Francia, di

mantenere l’indipendenza e l’integrità dell’Austria.

L’Italia Fascista, collaborava con le due potenze occidentali (Francia e Inghilterra), per la linea

d’azione diplomatica seguita da Mussolini, una linea diplomatica parallela, ispirata al suo

prevalente interesse di vedere Francia e Inghilterra avallare il suo programma di espansione in

Africa.

In una nota di Mussolini rivolta alle più alte autorità del Regime, egli affermava: “L’obiettivo non

può essere che la distruzione delle forze armate abissine e la conquista totale dell’Etiopia 

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l’Impero non si fa altrimenti”. “Nessuno ci solleverà delle difficoltà in Europa se la condotta delle

operazioni militari determinerà rapidamente il fatto compiuto”.

Nell’incontro di Mussolini con il ministro degli esteri francese Pierre Laval, il 6 gennaio 1935,

egli mostrò una diversa disponibilità riguardo alle questioni coloniali  rinunciò, cioè, ai diritti

italiani sul protettorato francese della Tunisia, oggetto fin dal secolo precedente di contestazione

da parte dei governi liberali, e non richiese una contropartita  la vera contropartita, fu

rappresentata dallo scambio di lettere successivo tra Mussolini e Laval, e consistette nel

“désistement” a favore dell’Italia per l’Etiopia  l’Etiopia doveva costituire una vera e propria

contropartita coloniale.

Alla Conferenza di Stresa (italo-franco-inglese), del 1935, si discusse della situazione in Europa

dopo che, poche settimane prima, la Germania Nazista era venuta allo scoperto annunciando

unilateralmente il suo riarmo  fu l’ultima manifestazione di solidarietà alleata  Mac Donald

(Primo Ministro inglese), Laval e Mussolini, presero il solenne impegno di mantenere l’assetto

dell’Europa sancito dal trattato di pace e di opporsi a ogni tentativo di mutare tale assetto con la

forza.

Mussolini, trasse vantaggio dalla Conferenza di Stresa, poiché: “Tutti erano cos’ ansiosi di avere

l’appoggio di Mussolini nel trattare con la Germania, che venne ritenuto indesiderabile, in quel

momento, dargli un avvertimento sull’Abissinia, che l’avrebbe naturalmente molto contrariato”. “Il

problema non fu sollevato, e Mussolini ritenne che gli Alleati avessero accolto la sua dichiarazione

e gli avrebbero dato mano libera in Abissinia”.

Per l’impresa d’Etiopia, la necessità di trovare un diversivo alla grave situazione economica

interna, non fu il principale motivo che indusse Mussolini a iniziare la campagna d’Etiopia 

essenziale fu, invece, nel pensiero di Mussolini, il motivo politico, e cioè, la potenza, il prestigio

della Nazione. A questo motivo politico, possono essere integrati altri motivi: il recupero della

tradizione storica dell’Italia Liberale (che si era fermata, nel suo espansionismo, là dove l’Italia

Fascista intendeva riprendere l’espansione); la rivendicazione del risvolto coloniale della “vittoria

mutilata”; la conferma di un consenso interno a Mussolini e al suo Regime.

Ma in quale momento, l’impresa andava compiuta? Mussolini doveva scegliere il momento nel

quale lo sviluppo dei rapporti di forza europei gli fosse più favorevole  il momento, cioè, in cui

la Germania Nazista fosse così forte da trattenere l’attenzione sia della Francia che dell’Inghilterra

sull’Europa.

Intanto, l’Inghilterra, si impegnò, per arrivare a una composizione del contrasto italo-etiopico 

inviò, nel giugno del ’35, in Italia, Eden, Ministro inglese per la Società delle Nazioni, il quale

propose un primo compromesso: l’Inghilterra avrebbe assicurato all’Etiopia uno sbocco sul mare a

sud, nella Somalia Britannica, mentre in cambio, l’Etiopia, avrebbe ceduto all’Italia parte

dell’Ogaden. Mussolini respinse la proposta.

Una seconda proposta, fu quella, durante un incontro anglo-franco-italiano, alla metà di agosto,

di creare un mandato comune sull’Etiopia, entro il quale l’Italia avrebbe svolto il ruolo

preminente  ancora una volta Mussolini rifiutò  nella Società delle Nazioni, il fonte anti-italiano

crebbe  il Governo di Roma, si trovò in una condizione di “grave isolamento diplomatico”.

Successivamente, un Comitato della Società delle Nazioni, nominato appositamente per la

questione, presieduto da Eden, avanzò un’altra proposta, quella di affidare a tecnici stranieri

designati da Ginevra il compito di riorganizzare l’Impero Etiopico e di potenziarne l’economia  era

proprio ciò che Mussolini non voleva, per cui l’Italia, il 3 ottobre 1935, diede inizio alla guerra,

inducendo il Consiglio della Società delle Nazioni, su sollecitazione inglese, a decretare contro di

essa le sanzioni economiche  “non furono vere sanzioni per paralizzare l’aggressore (l’Italia), ma

soltanto misure parziali che l’aggressore avrebbe tollerato”. Inghilterra e Francia, infatti, si erano

trovate d’accordo “nell’escludere sanzioni militari, nel non adottare alcuna misura di blocco e nel

non contemplare mai la chiusura del Canale di Suez”.

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I compromessi anglo-francesi, arrivarono al loro limite massimo con la proposta di Hoare e

Laval, i due Ministri degli Esteri inglese e francese  L’Etiopia avrebbe dovuto cedere all’Italia, le

regioni del Tigré, di parte della Dancalia e dell’Ogaden, e avrebbe dovuto attribuire all’Italia, il

diritto di colonizzare, senza stabilirvi la propria sovranità, le regioni sud occidentali dello Stato

Eritreo  la proposta era allettante, dato che all’Italia venivano offerte più regioni di quante ne

avesse occupate l’esercito italiano  la proposta cadde, tuttavia, poiché i due ministri furono

sconfessati dai rispettivi governi  ciò causò le loro dimissioni.

A questo punto, a Roma si pose il problema di un avvicinamento alla Germania  per alcuni,

questa fu una mossa strumentale e contingente; per altri, invece, questa mossa rappresentò una vera

e propria svolta della politica internazionale dell’Italia Fascista.

La svolta, si verificò nei primi mesi del ’36, quando il ministro degli esteri tedesco, von Neurath,

fece presente all’ambasciatore italiano, che proprio la politica della Germania in Europa, aveva

distratto l’attenzione e ridotto i rischi di intervento della Francia e dell’Inghilterra contro

l’espansione italiana in Africa Orientale  date le premesse, Mussolini, assunse l’impegno di non

prendere posizione contro il Terzo Reich.

Successivamente, nuove pressioni tedesche, provocarono più precise istruzioni da Roma agli

ambasciatori (ma Grandi, ambasciatore a Londra, non ne tenne molto conto), di assumere una linea

più filo-tedesca.

Intanto, mentre l’attenzione europea era concentrata sulla Germania, i generali italiani Badoglio e

Graziani, completavano la campagna militare di Etiopia  il 9 maggio 1936, fu proclamato

l’impero italiano d’Etiopia.

Il 15 luglio, il Consiglio della Società delle Nazioni, cessò le sanzioni economiche nei confronti

dell’Italia, su indicazione di Eden (che aveva preso il posto di Hoare).

Intanto, nel settore del Mediterraneo, vitale per l’Italia, cominciò la Guerra Civile Spagnola, che

sarebbe durata dal ’36 al ’39  era la prima volta, per l’Italia, da quando aveva compreso la sua

rilevanza strategica nel Mar Mediterraneo, che le si prospettava l’occasione per penetrare il settore

occidentale del mare chiuso, verso la Penisola Iberica. L’occasione era offerta appunto dalla

guerra civile spagnola e, soprattutto, dal fatto che una delle due parti in lotta, fosse una destra

conservatrice, che presentava elementi di affinità col regime fascista.

A sollecitare l’intervento in Spagna dell’Italia, c’era soprattutto il tentativo di riequilibrare il peso

della politica tedesca di riarmo, e di espansione nell’Europa Continentale  era opportuno che la

parte nazionalista spagnola prevalesse.

L’intervento ebbe due conseguenze negative:

1. L’impegno militare, dopo la campagna d’Etiopia, consumò le limitate risorse del Paese;

2. Il Generale Franco, divenuto capo dello Stato spagnolo, non si dimostrò disponibile né a

compensare Mussolini per il suo aiuto, né a seguirlo nella politica europea, scendendo in

campo a fianco della Germania.

L’ultimo tentativo di rafforzare la posizione strategica dell’Italia nel Mediterraneo fu, nel 1939,

con l’occupazione dell’Albania  il Regno d’Albania si aggiunse al Regno d’Italia (fu anche,

soprattutto, un tentativo, da parte di Mussolini, di mascherare la condizione d’inferiorità in cui era

venuto a trovarsi di fronte all’alleato tedesco).

Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, quindi, tutto sommato, la posizione strategica

dell’Italia nel Mediterraneo, non si era sostanzialmente rafforzata rispetto al primo dopoguerra.

51

L’ESPANSIONE DELLE POTENZE NAZIONALISTE TOTALITARIE. LA GERMANIA IN

EUROPA

Le premesse generiche del successo del Regime Nazista, risalgono al Trattato di Versailles e al

peso delle riparazioni di guerra. Le premesse specifiche, tuttavia, sono da ricercarsi nell’uso

politico della Grande Crisi, e nel modo in cui i detentori del potere nazionalsocialista si

assicurarono il consenso delle masse e un diffuso lealismo, non per l’utopia nazionalsocialista, ma

per i suoi successi economici e di politica estera.

Il nuovo regime, crea fin da subito, una tensione politica e psicologica, dovuto al clima di crociata

interna (contro gli ebrei), ed esterna (contro Versailles), di cui le ex alleate europee, Francia,

Inghilterra e Italia, avvertono la pericolosità.

L’intento iniziale di Hitler, fu quello di proteggere verso l’esterno la presa del potere e di

assicurarsi il consenso del popolo tedesco e la collaborazione del Ministro degli Esteri (von

Neurath). Per far ciò, si avvalse di una duplice tattica:

1. Cercò, da un lato, di tranquillizzare le altre Nazioni, mostrandosi pronto alle trattative per

ottenere un riconoscimento internazionale;

2. Diede inizio a una tattica di “minacce ben dosate”, di azioni di sorpresa e di fatti compiuti.

Seguendo la sua duplice tattica, Hitler, da un lato, aderì al “Patto a Quattro”, del ‘34 (utile,

poiché costituiva un tacito riconoscimento internazionale), e dall’altro, nel ’33, annunciò la sua

decisione di ritirarsi dalla Conferenza sul Disarmo di Ginevra e, cinque giorni dopo, dalla

Società delle Nazioni.

Se Hitler non possedeva ancora uno strumento militare adeguato, poteva già impegnarsi in

un’offensiva diplomatica e politica contro il sistema di Versailles  quest’offensiva, nel ’34, si

rivolse in due direzioni: la Polonia e l’Austria:

1. Hitler firmò un “Patto di non aggressione” con la Polonia, della durata di 10 anni  così,

si liberava di ogni minaccia di appoggio polacco alla Francia. Intanto, prometteva di non

cercare soluzioni alle rivendicazioni tedesche sul “corridoio polacco” con la forza;

2. Nel ’35, Hitler tentò un colpo di stato in Austria (tramite i nazisti austriaci)  il tentativo,

culminato con l’omicidio del cancelliere Dollfuss, fu un insuccesso  le forze armate

tedesche, rimasero alla frontiera austro-tedesca  seguì un isolamento diplomatico della

Germania.

L’insuccesso austriaco, fu rapidamente superato da Hitler, dal trionfale esito del plebiscito (a 15

anni dal Trattato di Versailles), nella Saar, che sanzionò il ritorno della Regione alla Germania, con

il 90% dei voti a favore.

Il ’36, vide l’inizio pubblico (non più entro le frontiere dell’URSS  Zentrale Moskau), del riarmo.

Subito dopo, Hermann Goering, secondo nella gerarchia nazista dopo Hitler, dichiarò

esplicitamente a un giornale inglese, l’intenzione di ricostruire un’aviazione militare. Nel

frattempo, Hitler, annunciava la reintroduzione del servizio militare obbligatorio, e la

costruzione di un esercito di 36 divisioni.

Successivamente, un accordo tra Germania e Gran Bretagna, non contraria al riarmo tedesco,

consentiva alla Germania di mettere da parte le clausole del trattato di Versailles che le proibivano

di possedere una Marina da Guerra  la Germania avrebbe potuto costruire forze navali di

52

superficie pari al 35% del tonnellaggio totale della Marina Britannica, e di avere la parità per quanto

riguardava i sommergibili.

Sempre nel ’36, la rottura tra l’Italia Fascista e le Potenze Occidentali, dovuta all’impresa d’Etiopia,

permisero a Hitler di convincere Mussolini a saltare sul carro tedesco  intanto, approfittava della

situazione di crisi internazionale, per annunciare, sempre nel ’36, l’inizio dell’occupazione della

Renania.

Allontanare l’Italia dalle Potenze Occidentali e ottenerne l’alleanza, voleva anche dire

neutralizzarne l’opposizione in un settore diretto per l’Italia, quello dell’Austria.

A tal proposito, per il momento, la diplomazia tedesca, si limitò a stipulare con il Governo di

Vienna un accordo, firmato l’11 luglio del ‘36  veniva riconosciuta la piena sovranità della

Repubblica Austriaca, la quale s’impegnava a tener conto che “l’Austria era uno Stato tedesco”, e a

mettere in libertà, amnistiandoli, un certo numero di nazisti austriaci.

Il 23 ottobre 1936, von Neurath, sottoscrisse con Galeazzo Ciano (nominato ministro degli

esteri), una convenzione, in cui le due potenze dichiaravano l’impegno comune nella “lotta contro

il Bolscevismo” e stabilivano una divisione in sfere d’influenza, l’una mitteleuropea (termine

tedesco per centro Europa) per la Germania e l’altra mediterranea per l’Italia.

Il primo novembre 1936, ci fu l’istituzionalizzazione dell’alleanza italo-tedesca, con l’annuncio di

Mussolini dell’“Asse Roma Berlino”.

I successi tedeschi sul piano internazionale, si aggiungevano a quelli sul fronte interno, volti a

creare il consenso dei tedeschi al Regime, ma anche un’economia di guerra, capace di permettere

alla Germania di sostenere, in un prossimo avvenire, uno sforzo bellico progressivo e prolungato 

per il “Nuovo Piano” del 1934, ricerca e risorse interne, vennero impiegate nel creare

un’autarchia economica interna, il tutto condizionato allo scopo supremo del riarmo.

Bisognava collegare le condizioni dell’economia interna, con le scelte della politica di espansione 

serviva, quindi, un “programma di guerre lampo”, che consistevano in un gioco combinato di

pressione politica e di aggressione militare, per ampliare passo asso la base economica del Reich,

con acquisizioni territoriali e preparare di volta in colta la successiva campagna militare  tutto ciò

riuscì al regime nazista, poggiando sull’“appeasement” britannico, sulla persistente condizione di

crisi politica all’interno della III Repubblica Francese e sull’alleanza dell’Italia Fascista, senza

provocare una Guerra Generale.

Il 1937, fu un anno relativamente calmo. Solamente la prosecuzione della Guerra Civile Spagnola,

con la partecipazione, in particolare, dell’Italia Fascista, e in Cina la ripresa dell’espansione

giapponese, contraddicevano l’allentamento della tensione internazionale, provocato dalla “pausa”

intervenuta nella politica espansionistica della Germania Nazista (che comunque aveva già messo a

punto i suoi programmi politico-militari immediati).

Il 12 febbraio 1938, la diplomazia tedesca, stabilì un nuovo accordo con l’Austria, in cui le

impose di accettare, come nuovo capo della polizia, il nazionalsocialista Arthur Seyss-Inquart. Il

cancelliere austriaco tentò di opporsi a un eventuale Anschluss, manifestando il proposito di

ricorrere a un plebiscito, perché gli austriaci potessero scegliere se restare indipendenti, o entrare

nel Reich  Seyss-Inquart, intimò al cancelliere di rinunciare al Plebiscito, e il Consiglio dei

Ministri decise di cedere. Intanto, da Berlino, si sollecitavano le dimissioni del Cancelliere

austriaco Schuschnigg, mentre i Nazisti austriaci reclamavano la nomina, al suo posto, di Seyss-

Inquart  Seyss-Inquart prese il controllo della cancelleria, e chiamò le truppe tedesche, che a

mezzo giorno del 12 marzo 1938, attraversarono la frontiera. Il giorno dopo, una legge austriaca e

53

una legge tedesca (seguita da un plebiscito in Austria, che diede il 97% dei voti a favore),

sanzionarono l’avvenuto Anschluss.

Di front al fatto avvenuto, l’Inghilterra continuò con la politica dell’appeasement, la Francia, in

crisi ministeriale, seguì la Gran Bretagna, e l’Italia, ormai legata in maniera indissolubile alla

Germania, non poté far altro che approvare l’intervento. Un accordo italo-tedesco del ’39,

sanzionava la possibilità per gli abitanti di Bolzano, di trasferirsi oltralpe, prendendo la

cittadinanza tedesca e confermando il confine del Brennero fra i due Stati alleati.

Hitler aveva vinto, ma non nel modo da lui previsto! Aveva progettato di assorbire l’Austria poco

alla volta, impercettibilmente, usando i metodi democratici per distruggere l’indipendenza austriaca.

Per la prima volta, invece, egli apparve come un conquistatore. Il dittatore fece il primo passo su

quella linea che doveva farlo apparire come il più grande dei criminali di guerra.

Il modo in cui Hitler inserì l’Austria nel III Reich, non fece cessare la politica dell’appeasement

inglese, e non sembrò accrescere di molto la determinazione della Francia di opporsi, né fece

recedere Mussolini dalla sua alleanza.

Era ora il turno della Cecoslovacchia, per recuperare i “Sudeti”, la popolazione tedesca immigrata

secoli prima nell’Impero Asburgico, e passate poi sotto la sovranità della Repubblica Cecoslovacca.

Già il Fronte patriottico dei Sudeti, aveva condotto una campagna revisionistica che mirava

all’annessione al III Reich delle regioni confinanti con la Germania della Cecoslovacchia.

In una situazione di crescente mobilitazione delle forze armate tedesche e cecoslovacche, la crisi

cecoslovacca tendeva ad estendersi  la Gran Bretagna propose la sua mediazione. La Francia,

custode del Sistema di Versailles, propose alla Gran Bretagna, di assumere una garanzia comune

della Cecoslovacchia. La Cecoslovacchia, tuttavia, per la sua collocazione geografica, e perché era

legata dal 1935 da un trattato di reciproca assistenza con il Governo russo, interessava anche alla

Russia Sovietica  durante una seduta della Società delle Nazioni, il commissario agli esteri russo

Litvinov, chiese al su collega francese, come l’URSS potesse aiutare la Cecoslovacchia, dal

momento che sia la Romania, che la Polonia, avevano impedito alle truppe russe di attraversare il

loro territorio  suggerì, senza risultato, che la Francia, dato il sistema di trattati di alleanza con le

potenze minori dell’Europa centro-orientale, esercitasse una pressione per ottenere il permesso.

Il 12 settembre 1938, Hitler denunciò con violenza, in un discorso a Norimberga, l’oppressione

cecoslovacca sui tedeschi Sudeti, minacciando velatamente la guerra.

Sotto pressione del Primo Ministro inglese Chamberlain, Hitler dovette accettare un accordo, per

l’esecuzione di un plebiscito nei Sudeti, mentre la Germania si asteneva da ogni azione militare 

nel frattempo, tuttavia, un memorandum tedesco, “dal tono di un Diktat”, indusse il Governo

Britannico a comunicare a Berlino che, in caso di guerra, l’Inghilterra sarebbe scesa a fianco della

Francia per difendere la Cecoslovacchia.

Nel frattempo, il 27 settembre del ’38, Mussolini riuscì a convincere Hitler a una “Conferenza a

Quattro” a Monaco (tra Germania, Italia, Francia e Gran Bretagna)  la conferenza si svolse in

un’atmosfera di buona intesa generale, interrotta soltanto dalle “furenti sortite” di Hitler, che

ottenne sì il risultato di poter occupare la zona dei Sudeti (mentre garantiva alle altre tre Potenze le

altre frontiere cecoslovacche), ma non nel modo che avrebbe voluto, ossia non in seguito a uno

spiegamento di forze militari intimidatorio nei confronti delle potenze occidentali. Nel testamento

politico di Hitler, si leggerà poi: “Si doveva fare la guerra nel 1938; quella fu l’ultima occasione

per contenere la guerra entro limiti ristretti”  tale indicazione, tuttavia non trovava riscontro nella

realtà dei fatti  gli esperti di strategia militare, infatti, sono concordi nell’affermare che, la

Germania del ’38, non sarebbe stata in grado di affrontare una guerra su più fronti.

La “tregua di Monaco”, fu tuttavia solo illusoria e di breve durata  tre settimane dopo, Hitler

diede istruzioni per la “liquidazione di tutta la Cecoslovacchia”.

54

Secondo il suo metodo, egli doveva “confondere” gli interlocutori, e portarli ad accorgersi il più

tardi possibile di quanto egli stesse facendo  fu così che sollecitò i nazionalisti slovacchi a venire

allo scoperto, richiedendo l’autodeterminazione, così da determinare lo sgretolamento dall’interno

dello Stato Centro Europeo.

Gli slovacchi, nel frattempo, costituirono un Governo autonomo, guidato da Monsignor Tiso  il 13

marzo 1939, Hitler minacciò Tiso di abbandonare la Slovacchia al suo destino se non si fosse

separata da Praga, inducendo il Parlamento Slovacco a proclamare l’indipendenza del Paese.

Subito dopo, il Presidente Cecoslovacco, Hodza, ricevette un messaggio da parte di Hitler, in cui

egli affermava che gli restavano due possibilità: la guerra, o una soluzione amichevole, consistente

nel far entrare le forze armate tedesche nel Paese in forma amichevole. Dopo aver ricevuto

un’ulteriore intimidazione da parte di Goering, che minacciò il bombardamento aereo della

Capitale Cecoslovacca, Hodza firmò la dichiarazione in cui egli affidava “il destino del popolo e

della Nazione ceca nelle mani del Führer del Reich tedesco”  la Cecoslovacchia viene costituita in

“Protettorato sulla Boemia e la Moravia”.

Questo fu il punto di svolta, poiché, per la prima volta, Hitler, aveva assoggettato un popolo

straniero.

Gli anni ’38 e ’39, costituirono la fase d’espansione del Terzo Reich, in cui Hitler si sentì

abbastanza forte per procedere con velate e aperte minacce di guerre, le quali, secondo i suoi

calcoli, o non sarebbero scoppiate, o sarebbero state circoscritte e fulminee.

Con queste premesse, egli si propose di affrontare le questioni di Danzica e della Polonia.

LE ALLEANZE DELLE POTENZE NAZIONALISTE TOTALITARIE. LA GUERRA D SPAGNA

E IL PATTO DI NON AGGRESSIONE TEDESCO-SOVIETICO

Le politiche espansionistiche degli anni trenta del Giappone Imperiale, della Germania Nazista

e dell’Italia Fascista, costituiscono un attacco all’assetto internazionale esistente  un attacco alle

Potenze “che hanno”, da parte delle c.d. potenze “have nots”, ossia che non hanno.

Le politiche espansionistiche delle maggiori potenze nazionaliste totalitarie, che soltanto nel

1940, porteranno alla stipulazione del “Patto tripartito”, ebbero inizio e si svilupparono da sole,

dal momento che i tre Stati, raggruppabili sotto la denominazione di “nazionalisti totalitari”, fra

di loro erano alquanto diversi.

Mussolini s’impegna in due principali direttive: quella in Africa Orientale, e quella nel

Mediterraneo, che, tuttavia, si rivela un insuccesso, per via della mancata estensione dell’influenza

dell’Italia Fascista al Mediterraneo Occidentale, attraverso la Spagna Franchista  il “Mare

Nostrum”, quindi, rimane forse la più vuota delle enunciazioni verbali mussoliniane. Il soccorso

militare tedesco all’Italia in Grecia e in Africa Settentrionale, inoltre, fece clamorosamente

saltare la divisione prebellica delle due distinte sfere d’influenza (all’Italia il Mediterraneo e

l’Africa; alla Germania l’Europa Continentale).

L’alleanza tra la Germania e l’Italia, si è visto, fu promossa da Hitler, nel ’36, profittando

dell’isolamento internazionale italiano, in seguito all’impresa d’Etiopia:

• Per porre fine al vecchio fronte antitedesco delle potenze dell’Intesa;

• Per contare sull’appoggio di Mussolini quando nella sua politica di espansione alternava la

via diplomatica a quella dell’azione militare;

• Per realizzare uno schema geopolitico di alleanza con l’Italia.

Mussolini, dal canto suo, decide di allearsi con la Germania, perché:

55 • Per superare l’isolamento internazionale di cui si è detto;

• Perché matura la convinzione dell’invincibilità della Germania e dell’opportunità, quindi,

che l’Italia e il regime fascista, rimangano legati al carro del sicuro vincitore, e ne traggano i

vantaggi.

Per quanto riguarda la Germania e il Giappone, questi, nel 1936, firmarono un “Patto anti-

Komintern tedesco-nipponico”, cui aderiranno, più tardi, anche Ungheria, Italia e Spagna.

Nel momento in cui venne firmato il Patto, questo, non sembrava rappresentare un loro impegno

comune  tant’è, addirittura, che Hitler, nutriva un’avversione razziale per i “gialli”. Essi hanno

obiettivi diversi: Hitler si è prefisso di recuperare le popolazioni tedesche intorno al Reich, e i

giapponesi sono rivolti a conquistare il loro spazio vitale contro la Cina Nazionalista (Sun Yat Sen

prima e Chiang Kai-Shek poi).

Le elezioni dal 1936, in Spagna, diedero la maggioranza alle Cortes, al Fronte popolare, il cui

governo non fece cessare la situazione di disordine, violenze e assassini politici. Il contingente

dell'esercito stanziato nel Marocco spagnolo, al comando del Generale Franco, insorse, dando

inizio alla guerra fra nazionalisti e repubblicani.

L’importanza strategica della Spagna, era essenziale per il Mediterraneo, ma non lo era per

l’Europa, nella sua dimensione continentale. Questo spinse solo l’Italia, a impegnarsi a fondo nella

guerra.

Il governo francese del Fronte popolare, diretto da Leon Blum, prese l'iniziativa, proponendo un

accordo relativo al non intervento in Spagna. Ventisette Paesi aderirono. Ci si accorse sin da subito,

tuttavia, che Germania, Italia e URSS, avevano, nonostante tutto, l'intenzione di intervenire.

Gli interventi, effettivamente, ci furono, e non solo da parte degli Stati totalitari di destra e di

sinistra  lo stesso governo francese, fece pervenire, di nascosto, volontari e forniture belliche ai

repubblicani.

L’Italia, fu al primo posto negli interventi  inviò al Generale Franco, tre divisioni di camicie nere

della Milizia, ma anche reparti dell'esercito e dell'aviazione, mentre la Marina si impegnò nelle

acque del Mediterraneo occidentale.

Mussolini, non voleva che prevalesse in Spagna un governo di Fronte popolare, che potesse alterare

l'equilibrio politico del Mediterraneo. Inoltre, come si è detto, egli avrebbe potuto giovarsi di basi

navali e aeree di fronte all’inglese Gibilterra.

La Germania, nutriva un interesse ideologico-politico per la vittoria del franchismo, un interesse

economico per la speranza di ottenere, da tale vittoria, condizioni privilegiate per lo sfruttamento

dei minerali di ferro, manganese e rame, che le sarebbero tornati utili per il suo riarmo. E’ infine

mossa da un interesse militare, per sperimentare le capacità dei suoi tecnici, aviatori e artiglieri.

L’URSS, condusse un intervento limitato, ma molto importante, poiché fu il primo intervento in

Europa occidentale, dopo aver firmato con la Francia, nel ’35, un Patto di reciproca assistenza.

Prese posizione per il governo repubblicano, ma gli inviò solo alcuni commissari politici per le sue

formazioni militari, pochi aerei e piloti, e qualche contingente di limitata entità. Aveva interesse nel

mantenere la tensione internazionale lontana dalle sue frontiere.

In Gran Bretagna, i conservatori erano favorevoli ai nazionalisti, e contrari al governo di Fronte

popolare, mentre i laburisti erano favorevoli ai repubblicani. La Gran Bretagna, comunque, non

intervenne.

Il Generale Franco, fra il 1938 e il 1939, prese l'offensiva, e travolse la resistenza repubblicana.

Francia e Gran Bretagna, ancora prima che Madrid, ultima roccaforte repubblicana, si arrendesse,

riconobbero il governo franchista.

56

Dopo l’occupazione di Praga, Chamberlain mostrò di rinunciare alla politica dell’Appeasement,

denunciando l’impossibilità di venire a patti con Hitler. La Francia lo seguì.

Il 23 marzo 1939, una dichiarazione anglo-francese, poneva le mani avanti, e riguardava

Svizzera, Belgio e Olanda  le due potenze sarebbero intervenute con le armi in caso di

aggressione tedesca ai Paesi minori dell’Europa Occidentale.

Inoltre, in accordo con la Francia, l’Inghilterra, avrebbe dato alla Polonia tutto l’aiuto in suo

potere, nel caso che il Governo di Varsavia ritenesse minacciata la sua indipendenza e decidesse di

resistere.

Il 13 aprile 1939, in un’altra dichiarazione congiunta, Francia e Inghilterra, promisero di assistere

la Grecia, in caso fosse stata minacciata dall’occupazione italiana dell’Albania, e la Romania, sulla

quale la Germania premeva per ottenerne forniture petrolifere.

Gli avvenimenti spagnoli, e le vicende dell’Europa Centrale, inoltre, portarono l’URSS a sospettare

delle Potenze Occidentali, per via della loro incertezza e inefficienza mostrate fino ad allora dalle

loro politiche  “se le relazioni tra i sovietici e l’asse Roma-Berlino erano ostentatamente

caratterizzate da un odio reciproco, fatti recenti, destarono i sospetti della Russia verso le Potenze

Occidentali (…) non potevano le potenze occidentali tramare affinché l’URSS venisse ad un

conflitto con l’Asse, mentre avrebbero riservato a se stesse il ruolo di tertius gaudens? (tra i due

litiganti, il terzo gode)”.

Le preoccupazioni dell'URSS, furono accresciute dalla denuncia da parte di Hitler del patto

tedesco-polacco, stipulato dopo l'avvento del Terzo Reich  la Germania chiese un passaggio

attraverso il territorio polacco, che le permettesse di ricongiungersi con la Prussia orientale a

Danzica  “la Polonia era l’ultimo Paese a cui la Germania poteva ancora applicare il pretesto del

revisionismo nazionale”  tale “revisionismo nazionale”, in realtà, le serviva solo per cominciare

un’espansione verso l’Europa Orientale Slava, come conferma una comunicazione di Hitler ai suoi

capi militari più fidati: “Danzica non è il nostro vero obiettivo: si tratta di un ampliamento del

nostro spazio vitale verso oriente e di assicurarci le fonti di rifornimento alimentare”.

Hitler, sapeva benissimo, nel frattempo, che l’Italia Fascista, non era pronta ad essere impegnata

in una guerra generale europea, dopo le campagne di Africa e di Spagna  Mussolini, sentendosi

“lasciato indietro”, tentò di ristabilire l’equilibrio, occupando l’Albania. Subito dopo, il 22

maggio del ’39, si arrivò al “Patto d’Acciaio”  impegnava i due popoli a procedere con le loro

forze unite per la sicurezza del loro spazio vitale. “Italia e Germania, intendono, in mezzo a un

Mondo inquieto e in dissoluzione, adempiere il loro compito di assicurare le basi della civiltà

europea”  l’art.3 recitava: “Se dovesse accadere che una delle due potenze venisse ad essere

impegnata in complicazioni belliche con un’altra o con altre potenze, l’altra parte contraente si

porrà immediatamente come alleata al suo fianco e la sosterrà con tutte le sue forze militari”;

l’art.5 recitava: “Le parti si obbligano fin d’ora, nel caso di guerra condotta insieme, a non

concludere armistizi e paci, se non di pieno accordo fra loro”.

Il “Patto d’Acciaio”, lasciava molti dubbi:

• Dissonanza sui tempi della comune azione italo tedesca in Europa;

• Avversione dei responsabili della politica italiana attorno a Mussolini a marciare con la

Germania;

• Mancata definizione delle rispettive zone d’influenza nei Balcani;

• Riluttanza dei dirigenti della politica estera tedesca di considerare l’Italia in una posizione

paritaria (come era stato dimostrato dalla mancata comunicazione dei tedeschi all’Italia di

57 voler occupare Praga, o, successivamente, la mancata comunicazione dei negoziati che

porteranno al Patto Molotov von Ribbentrop);

Per il Problema della Polonia, l’Inghilterra cercò l’appoggio dell’Unione Sovietica, che si

dichiarò disponibile ad un accordo di garanzia, che andasse però dalla Romania ai Paesi Baltici 

questo avrebbe dato una larga possibilità operativa all’armata rossa  tale richiesta, tuttavia, incontrò

la ferma opposizione della Polonia, che non voleva le truppe rosse sul proprio territorio.

L’Inghilterra e la Francia, non furono in grado di superare tale opposizione  l’accordo portò a un

nulla di fatto.

Fu così che l’URSS trattò con l’altra parte (del resto la sua diversità ideologica con l’una e con

l’altra parte), le permetteva di farlo  il 23 agosto 1939, si firmò, tra Germania e Russia, il “Patto di

non Aggressione” Molotov von Ribbentrop, che stabilì l’impegno delle due parti, a non

appoggiare alcuno Stato in guerra con una di esse (art.2). Il punto decisivo del Patto, stava nel

fatto che esso non conteneva la consueta limitazione che l’impegno valeva soltanto nel caso in cui

l’alleato fosse stato attaccato senza provocazione  l’Unione Sovietica, prometteva la sua (benevola)

neutralità, anche nel caso in cui l’esercito tedesco avesse attaccato la Polonia e ne fosse nato un

conflitto europeo.

Quella appena enunciata, era la “parte pubblica” del Patto. Vi era, tuttavia, anche un protocollo

segreto aggiuntivo, che riguardava il programma di espansione congiunta delle due potenze 

prevedeva la spartizione degli Stati Baltici.

Il “Patto di non aggressione”, altro non fu, che un invito ad attaccare la Polonia  in effetti, Hitler

fissò l’attacco per tre giorni dopo.

Il Führer, tuttavia, non era deciso  propose a Londra un accordo sulla suddivisione del Mondo in

zone d’influenza, promettendo di garantire l’integrità dell’Impero Britannico, se la Germania avesse

avuto mano libera a “Est”  Chamberlain rimase fermo e, lo stesso 25 agosto 1939, sostituì la

“garanzia”, con un più vincolante patto anglo-polacco di assistenza.

Un altro errore del Führer, fu quello di aver creduto che Mussolini lo avrebbe seguito  oltre al fatto

che l’Italia non era pronta, comunque, la mancata comunicazione dei negoziati del patto di non

aggressione all’Italia, certo non invogliarono quest’ultima a intervenire!

CAPITOLO XVIII – LA SECONDA GUERRA MONDIALE

A determinare l’inizio della Seconda Guerra Mondiale, fu l’iniziativa del III Reich di procedere

contro la Polonia  magari tale decisione era fondata sulla convinzione, ancora una volta, di poter

compiere un’operazione di Guerra Limitata, o magari tale decisione era sorretta dalla fanatica fede

di poter affrontare con successo gli alleati occidentali della Polonia.

La Germania, da un lato poteva contare su una “macchina da guerra” di insuperata efficienza;

dall’altro, tuttavia, essa fu condizionata dalla fede “fanatica”, di Hitler e dei suoi più stretti

collaboratori di partito, dell’idea nazi-fascista, con conseguente sopravvalutazione, oltre che delle

forze del Terzo Reich, anche delle forze del regime mussoliniano.

Altri errori, furono quelli di aver sottovalutato sia la capacità di resistenza delle Democrazie, sia le

capacità di resistenza del regime staliniano in Russia  la Germania, infatti, si trovava dinanzi ad

una società russa “rinnovata” e “rafforzata”, malgrado le purghe staliniane  Stalin, aveva promosso

l’industrializzazione forzata, e sapeva come sfruttare le sue capacità militari, nelle condizioni più

favorevoli: quelle della difesa del territorio.

58

Il Giappone, in questo conflitto, ebbe un ruolo chiave: in primis perché conferì al conflitto un

ambito mondiale; in secundis perché fece precipitare l’intervento americano, facilitando al

Presidente Roosevelt, il compito di far intervenire l’America.

Il conflitto, può essere suddiviso in due fasi:

1. Dal ’39 al ’42, in cui l’Asse prevalse;

2. Dal ’43 alla fine del conflitto, fase nella quale si assistette alla faticosa formazione, e poi

alla prevalenza della Grande Alleanza anglo-sovietico-americana, con la riscossa

britannica in Africa Settentrionale, la vittoria sovietica a Stalingrado e l’attacco anglo-

americano all’Italia, che provocò il crollo del Regime Fascista.

Verso la fine, le conferenze al vertice, fra i leaders della grande alleanza, lasciarono sempre più

spazio alla discussione sui problemi del dopoguerra.

L’INIZIATIVA DELLA GERMANIA NAZISTA: DALLA SPARTIZIONE DELLA POLONIA AL

CROLLO DELLA FRANCIA

L’attacco tedesco alla Polonia, cominciò il primo settembre del ’39. In concomitanza, la Francia

decideva la mobilitazione generale.

La guerra, riguardò, nelle due settimane che seguirono, soltanto il fronte tedesco-polacco. La

Polonia, dopo aver opposto una coraggiosa resistenza, cedette a una Wehrmacht (nome assunto

dalle forze armate tedesche dal ‘35), che per la prima volta, sperimentò la tecnica di guerra

elaborata nei decenni precedenti, e basata sull’uso combinato di aerei d’attacco a terra e di carri

armati, ossia del “Blitzkrieg” (Guerra Lampo), che colpiva in profondità lo schieramento

avversario.

L’Unione Sovietica, intervenne a sua volta, dichiarando che “la situazione metteva in pericolo le

popolazioni ucraine e bielorusse”.

Fra le zone d’occupazione della Germania e dell’Unione Sovietica, venne stabilita una linea di

separazione  alla Germania andarono tutti i territori che le furono tolti da Trattato di Versailles

(territori del Secondo Reich a est e Danzica), mentre il resto del territorio polacco, fu posto sotto un

governatore tedesco. La parte orientale del territorio polacco venne annessa all’unione Sovietica.

Il 28 settembre, fu firmato un altro accordo tedesco-sovietico, che cedeva parte della Polonia

occupata dai sovietici alla Germania; in cambio, la Russia otteneva larghi compensi in territorio

Baltico (Lettonia, Lituania, Estonia). L’URSS, invase addirittura, in una guerra di conquista, la

Finlandia, denunciando il trattato di non aggressione del primo dopoguerra  questa riuscì a

resistere con successo, data la disparità di forze  il 12 marzo 1940, fu firmata la pace, che

impegnava la Finlandia a cedere alcuni territori, ma salvaguardava il nucleo dello Stato finlandese.

La Finlandia, tra l’altro, quando Hitler invaderà l’URSS, diverrà un alleato del III Reich fino al

1945.

L’inverno ’39-’40, fu quindi caratterizzato dall’immobilità del fronte Occidentale, alimentando

commenti sulla “drôle de guerre” (guerra fasulla). Nel frattempo, l’Italia Fascista, proclamava la

sua non belligeranza.

Per quanto riguarda il “Patto di non aggressione”, c’era la comune volontà, da parte di ambedue gli

schieramenti, di appianare i contrasti, per ricavare dall’accordo il massimo dei vantaggi  si parla

quindi di “un incrocio di due linee di sviluppo che, di conseguenza, convergono su un punto, sia

pure per un solo attimo della storia, per poi nuovamente divergere”.

59

Le due economie, tedesca e sovietica, inoltre, erano abbastanza complementari, perché i russi

avevano bisogno della tecnologia militare avanzata tedesca, e perché i tedeschi avevano bisogno

delle materie prime e dei prodotti alimentari sovietici.

Nella primavera del ’40, mentre Francia e Inghilterra comunicavano alla Norvegia che si

apprestavano a collocare mine nelle sue acque territoriali, la Germania, occupò Oslo e, subito

dopo, la Danimarca, e procedette a stabilire il suo controllo sul territorio norvegese, dove venne

instaurato il primo dei Governi filonazisti, sotto Vidkun Quisling.

Intanto, mentre forze tedesche entravano in Olanda e in Belgio, in Inghilterra Chamberlain si

dimise  Re Giorgio diede l’incarico di formare un Governo di “coalizione nazionale”

(comprendente conservatori, laburisti e liberali) a Winston Churchill.

Occupati i Paesi minori dell’Europa Settentrionale e Occidentale, il III Reich mosse contro

l’esercito francese e contro il corpo di spedizione britannico in Normandia. La Wehrmacht,

procedette con successo nei settori in cui non trovava la linea di fortificazione francese (Linea

Maginot), applicando la stessa tattica del Blitzkrieg.

L’avanzata tedesca, raggiunse rapidamente la Somme (fiume a nord della Francia), e portò

all’occupazione di Parigi il 13 giugno del 1940.

Mussolini, a questo punto, compì un “atto privo di logica e ignobile”, cioè, nell’ansia di essere

coinvolto nella sua vittoria, ormai certa, intervenne in guerra al confine alpino, con una Francia

ormai in ginocchio.

I plenipotenziari francesi, dopo che salì al governo il Maresciallo Pétain, il 22 maggio 1940,

firmarono, a Rethondes, un armistizio.

Tutta la Francia Settentrionale, e la costa atlantica, fino al confine con la Spagna, rimase

occupata dai Nazisti. Nell’unica parte della Francia non occupata, il Maresciallo Pétain, stabilì la

Repubblica di Vichy, un governo dal quale sarebbe formalmente dipeso l’Impero Coloniale

francese.

L’armistizio della Francia con l’Italia, stabilì l’occupazione italiana del territorio francese ove le

truppe sono avanzate, la smilitarizzazione della basi navali della Francia Mediterranea (Tolone), e

dell’Africa Settentrionale francese.

Meno di una settimana dopo questi armistizi, si verificò la rottura tra la “Francia di Vichy”, e la

“Francia Libera”, che il Generale de Gaulle aveva chiamato a raccolta non appena giunto in

Inghilterra.

L’ultimo colpo alla Francia, venne dalla stessa Inghilterra  il Gabinetto inglese, decise, infatti,

che “dovevamo essere sicuri che la flotta francese non cadesse nelle mani sbagliate” (Churchill) 

pertanto, il Primo Ministro Britannico, diede ordine che la Royal Navy attaccasse e distruggesse la

parte della Marina Francese dislocata nella base marocchina di Mers el Kebir.

IL NUOVO ORDINE HITLERIANO IN EUROPA E I SUOI LIMITI: DALLA BATTAGLIA

D’INGHILTERRA A STALINGRADO, 1940-1942

L’Inghilterra, a questo punto, si trovava in una situazione in cui era isolata di fronte a un

continente europeo occupato fino alla Manica dalle armate tedesche. Poteva attendersi attacchi sia

al suo territorio nazionale, che all’Impero Britannico in Africa e in Asia.

L’Inghilterra, tuttavia, poteva usufruire positivamente della sua situazione geopolitica insulare  le

aveva sempre permesso di salvarsi dalle invasioni nemiche  ora, tuttavia, la Germania aveva la

Luftwaffe, che poteva annullare o ridurre lo storico vantaggio inglese. Dal canto suo, l’Inghilterra,

60

disponeva di due strumenti diretti di difesa: la RAF e la Royal Navy (che era il classico baluardo

delle isole britanniche).

La Gran Bretagna, inoltre, disponeva dell’ingente solidarietà del Commonwealth  il Canada

divenne il campo d’addestramento della RAF; alla fine del ’40 arrivarono in Egitto quattro

divisioni australiane e una Neozelandese. La stessa India (che poteva profittare della situazione

per ottenere l’indipendenza, o per rimanere legata alla Gran Bretagna), nel 1941, inviò otto

divisioni in Africa Settentrionale.

Importante, durante la guerra fu, per ogni Stato, la guida carismatica delle singole personalità

(Hitler, Stalin, Mussolini, Roosevelt…)…e Churchill!!!  “Churchill dette prova di costanza di

carattere e di un ottimismo nelle peggiori avversità, che costituirono il più grande conforto per i

suoi compatrioti”.

Intanto, l’Europa Continentale, andava conformandosi al Regime d’Occupazione, ma anche alle

concezioni di governo della Germania Nazista.

L’Alto Comando Militare Tedesco, nel frattempo, era intento a trasformare l’Europa in una

“Fortezza Europa”, capace di respingere gli attacchi esterni.

Il “Nuovo Ordine Hitleriano”, consisteva nel controllare i territori occupati in maniera diretta, o

attraverso i Partiti Nazisti locali, e nello sfruttarne le risorse economiche e umane, che andavano a

migliorare la macchina da guerra tedesca.

Durante l’occupazione, nel Belgio, Re Leopoldo rimase nel Paese, considerandosi prigioniero

politico, mentre il Governo legittimo si rifugiò a Londra.

La Danimarca, invece, conservò il suo Governo anche sotto l’occupazione tedesca.

In Francia, il Governo della Repubblica di Vichy, sotto la guida del Maresciallo Pétain, era

considerata dai tedeschi un governo legittimo  la linea di separazione tra la Francia non occupata e

quella occupata, e gestita direttamente dai tedeschi, divenne un vero e proprio confine di Stato. La

Germania, tuttavia, interveniva anche nel territorio di Vichy, con la nomina degli alti funzionari. Lo

sfruttamento economico della Francia, fu assai gravoso, soprattutto per il mantenimento delle truppe

tedesche (400 milioni di franchi al giorno).

La Polonia, fu posta sotto l’amministrazione diretta del III Reich  si crearono tre categorie di

cittadini: la minoranza tedesca e la maggioranza polacca, avevano diritti diversi; la terza

categoria, comprendeva gli ebrei e i rom, privi di diritti.

La Romania, per il secondo accordo russo tedesco, dovette cedere all’URSS la Bessarabia e la

Bucovina Settentrionale, e rinunciare alle annessioni territoriali ottenute alla fine della prima guerra

mondiale (Transilvania (andò agli Ungheresi) e la Dobrugia (che andò ai bulgari)).

Hitler si trovava ora dinanzi a un dilemma: attaccare prima la Inghilterra, e quindi andare verso

ovest, o attaccare l’URSS, andando verso est e, quindi, avere le spalle coperte per un’ulteriore

espansione extraeuropea? Le considerazioni di Hitler, non seguivano solo motivazioni strategiche,

ma anche razziste e ideologiche  bisognava riservare all’Inghilterra una parte di socio minoritario

dell’espansione tedesca?

Nonostante queste considerazioni, Hitler decise di procedere prima contro l’Inghilterra, con

l’“operazione Leone Marino”, nell’estate del ‘40. Tale operazione, avrebbe dovuto coordinare le

azioni dell’aviazione, della Marina e dell’esercito, ai fini di uno sbarco in Inghilterra. Hitler, lasciò

ai suoi Generali la pianificazione dell’impresa poiché, da un lato, voleva ancora includere nei suoi

piani di spartizione del Mondo l’Inghilterra, dall’altro, nel caso l’impresa fosse fallita, avrebbe

potuto tirarsene fuori.

L’operazione cominciò con la Luftwaffe che, con massicci bombardamenti, tentò di ottenere il

dominio dell’area, per preparare l’attraversamento della Manica. Il 13 agosto, l’attacco della

Luftwaffe (mirato contro stazioni radar e aeroporti), si scontrò con l’audace resistenza della RAF 

fu la battaglia aerea più importante della storia: la “battaglia d’Inghilterra”.

61

In settembre, i tedeschi cambiarono obiettivo, concentrandosi questa volta su Londra, inaugurando

un tipo di operazione bellica diretta intenzionalmente contro i civili (uno degli aspetti più perversi

della trasformazione di fare guerra del XX Secolo)  la popolazione di Londra, comunque, resistette,

e la RAF, inflisse pesanti perdite alla Luftwaffe.

Queste difficoltà, indussero Goering a sospendere i bombardamenti  Hitler affermò:

“nell’insieme, nonostante i successi, non esistono ancora i presupposti per l’operazioe Leone

Marino”.

Intanto Hitler, prima di questa dichiarazione, aveva già disposto i piani per un attacco contro

l’Unione Sovietica, da compiersi entro l’Autunno.

Nei piani di Hitler, rientravano anche gli Stati Uniti  per questo l’Inghilterra diventava molto

importante:

• Da un lato, per completare il controllo tedesco sull’Europa Occidentale, e per la posizione

strategica essenziale e unica delle Isole Britanniche per la Germania, se intendeva procedere

contro gli Stati Uniti;

• Dall’altro, per gli Stati Uniti, qualora questi volessero prendere la guida della coalizione

antitedesca.

Per questo motivo, Hitler inserì gli Stati Uniti nel suo “progetto di guerra lampo mondiale”.

La speranza dell’Inghilterra, erano la Russia e l’America  se la Russia veniva a mancare,

venivano a mancare anche gli Stati Uniti, perché “alla sconfitta della Russia seguirebbe una

rivalutazione enorme del Giappone”.

La seconda metà del 1940, segna il passaggio della Guerra da “europea” a “mondiale”, per via del

“Patto Tripartito”, firmato il 27 settembre 1940, tra Germania, Giappone e Italia  chiude il

cerchio delle intese bilaterali che si erano venute stabilendo durante gli anni ’30 tra potenze

nazionaliste:

• Asse Roma-Berlino - 1936;

• Patto Antikomintern tedesco-nipponico - 1937;

• Patto d’acciaio tedesco-italiano - 1939.

Il “Patto Tripartito”, essenzialmente strategico militare, impegna i tre Stati a “sostenersi e a

collaborare l’uno con l’altro nell’azione che essi rispettivamente svolgono nella più grande Asia

Orientale e nella Regione d’Europa”  art.1: “Il Giappone riconosce e rispetta il compito direttivo

dell’Italia e della Germania per lo stabilimento del nuovo ordine in Europa”; art.2: “La Germania e

l’Italia riconoscono e rispettano il compito direttivo del Giappone nello stabilimento di un nuovo

ordine nella più grande Asia Orientale”; l’art.3, impegna le re potenze a venire in aiuto di quella fra

esse che fosse “attaccata da una Potenza non attualmente coinvolta nella guerra europea o nel

conflitto cino-giapponese” (Unione Sovietica o Stati Uniti).

La Germania, intanto, continuò con la sua duplice politica, nei confronti dell’Urss  da un lato

accettò la proposta di trattative, riguardo a compensi in Europa Orientale, in Finlandia e negli Stretti

Turchi alla Russia, in cambio del proseguimento del suo atteggiamento “benevolo”; dall’altro,

proseguì con la pianificazione dell’“Operazione Barbarossa”.

Hitler aveva già addirittura definito la linea che avrebbe separato la zona tedesca, da quella

giapponese. Inizialmente, l’aveva identificata con gli Urali, lasciando tutta la Russia asiatica

all’influenza giapponese. Bisogna però tener presente i continui mutamenti di pensiero di Hitler 

successivamente, infatti, egli affermò che la Germania avrebbe dovuto dominare, sul piano

62

economico e politico, senza annetterli, i “Grandi Spazi sovietici” al di là degli Urali, che

contenevano, disse, “ricchezze inestimabili”. Il Giappone, secondo lui, avrebbe dovuto rivolgersi a

est, verso il Pacifico, e verso gli Stati Uniti.

La guerra alla Russia, rappresentava il mutamento del tipo di guerra, che diventava razzista e

ideologica  “La guerra contro la Russia, è l’antica lotta dei popoli germanici contro gli slavi, è la

difesa della cultura europea contro l’inondazione asiatico-comunista, è la difesa dal bolscevismo

giudaico”.

Tra la caduta della Francia, e l’inizio dell’Operazione Barbarossa, nel ’41, Hitler si trovò di fronte a

un altro dilemma, nel sostenere lo sforzo bellico italiano a sud: intervenire soltanto fino al punto di

sostenere lo sforzo bellico dell’alleato, o sostituirsi ad esso nei Balcani Meridionali e in Africa

Settentrionale?

• Da un lato Hitler non voleva sottrarre a Mussolini una zona d’influenza riservata all’Italia;

• Dall’altro, c’era la divergenza tra i Capi Militari e Navali  i primi volevano condurre a sud

una “guerra di ritardo”, ovvero che ritardasse la supremazia inglese nell’area, che era

comunque considerata di secondaria importanza; i secondi, invece, erano inclini a farne un

teatro d’operazioni importante, collegandolo, magari, con le operazioni condotte in

Atlantico.

Mussolini sapeva che se l’Asse avesse vinto la guerra, sarebbe stata la sola Germania a uscirne

vittoriosa, e il suo amor proprio ne soffriva  per questo motivo, andava cercando obiettivi superiori

ai suoi mezzi reali.

Si arrivò alla Prima Conferenza Militare italo-tedesca, tenuta a Innsbruck, nel novembre del

’40  von Ribbentrop, mostrò il disinteresse tedesco per il Mondo arabo Mediterraneo, lasciando

all’Italia di occuparsene.

L’avanzata italiana in Africa Settentrionale, portò le forze italiane a penetrare in Egitto fino a

Sidi-el-Barrani, dove però furono fermate dagli inglesi che, con gli australiani, nel gennaio 1941,

contrattaccarono, avanzando in Cirenaica fino a Tobruk.

Se la guerra in Africa Settentrionale poteva essere considerata una mossa logica, l’operazione

iniziata contro la Grecia, costituì invece, dopo l’attacco alla Francia in giugno, la manifestazione

più tipica della “gelosia” di Mussolini nei confronti dell’alleato  il verbale della riunione a

palazzo Venezia tra Mussolini, Ciano e il Governatore dell’Albania (base di partenza

dell’operazione), costituisce uno dei documenti più impressionanti dell’irresponsabilità e della

leggerezza con cui fu preparata e presentata l’impresa che Mussolini dichiarerà di aver concepito

“prima della nostra partecipazione alla guerra, e anche prima dell’inizio del conflitto”  in Grecia, le

divisioni italiane furono ricacciate indietro. Il Maresciallo Badoglio fu sostituito, come Capo di

Stato Maggiore, dal Generale Cavallero  la situazione in Libia e in Grecia era ormai

compromessa, e Mussolini, finalmente, si decise a chiedere aiuto all’alleato. Per questo motivo, si

dice che l’attacco di Mussolini alla Grecia, costituì una delle decisioni più gravi della Seconda

Guerra Mondiale  rivelò fino a che punto fosse debole l’Italia, e costrinse Hitler a combattere su un

fronte periferico, che non rientrava nei suoi piani.

L’Alto Comando della Wehrmacht aveva preparato un attacco alla Grecia soprattutto attraverso la

Bulgaria; nella primavera del ’41, tuttavia, l’attacco arrivò dalla Jugoslavia. Quest’ultima, fu

invasa dalla Germania, con la partecipazione di italiani e ungheresi, per via del colpo di stato, ad

opera del nuovo Re Pietro, che aveva spodestato il Reggente Paolo, che era stato convinto dalla

Germania ad aderire al Patto Tripartito. L’Italia ottenne così Lubiana e la Dalmazia. L’Albania, già

63

italiana, ottenne una parte della Macedonia, mentre la Croazia e Montenegro, furono dichiarate

indipendenti, ma sotto protezione italiana.

L’operazione in Grecia, comunque, durò solamente due settimane, dopo le quali, addirittura, anche

delle divisioni inglesi che erano arrivate per aiutare la Grecia, furono costrette a ripiegare su Creta,

presa a sua volta dai tedeschi poco dopo.

Intanto, l’offensiva a sud proseguiva  Hitler aveva deciso di dare appoggio all’Italia anche in

Libia, per evitare “ripercussioni psicologiche sulla popolazione italiana”  sotto la guida del

Generale tedesco Rommel, l’armata tedesca e italiana, riuscirono ad arrivare al confine con

l’Egitto, dove si fermarono, per assenza di carburante, e per il contrattacco di divisioni inglesi,

australiane, neozelandesi e indiane.

L’operazione a sud, tolse effettivi e mezzi all’operazione Barbarossa. Questa cominciò il 22

giugno 1941, quando la Wehrmacht, attaccò l’URSS su quattro settori:

1. Settore Finlandese  obiettivo = Murmansk;

2. Settore Nord  obiettivo = Leningrado;

3. Settore di Centro  obiettivo = Mosca;

4. Settore Sud  obiettivo = Kiev e Odessa.

Inizialmente, nella Campagna di Russia, fu la Guerra Lampo ad imporsi. In soli tre giorni, le

forze corazzate tedesche erano avanzate di più di 200 km.

Le previsioni di Hitler iniziali, di una rapidissima vittoria, tuttavia, si rivelarono errate  l’avanzata

tedesca, andò progressivamente rallentando, sotto il peso dell’Autunno, che riempì le pianure russe

di fango, ostacolando il funzionamento dei mezzi corazzati. L’avanzata tedesca, inoltre, fu

contrastata dal fatto che, con la lunga campagna a sud dell’anno precedente, la Germania non

disponeva di effettivi sufficienti  la potenza di fuoco sui vari settori si ridusse.

Era sul settore sud, che Hitler intendeva concentrare l’offensiva, nel 1942, per arrivare alle zone

petrolifere di Maikop e Groznyi. L’offensiva a sud, fu ostacolata dalla persistente tenuta, in

Crimea, della piazzaforte sovietica di Sebastopoli.

Ma ciò che fermò la campagna tedesca, fu, nel 1942, la “Battaglia di Stalingrado”, iniziata nel

settembre del ‘42, e conclusasi nel febbraio del ’43, con la resa delle armate del Generale tedesco

Paulus. Questa sconfitta, segnava la conclusione dell’espansione del membro del Patto Tripartito

considerato più pericoloso, la Germania  assunse il significato di un’inversione di tendenza.

LA GRANDE ALLEANZA ANGLO-RUSSO-AMERICANA E LA SVOLTA DELLA GUERRA,

1941-1943

Vinta la battaglia d’Inghilterra, il Governo di Winston Churchill, s’impegnò nel riarmo del Paese,

nel controllo delle rotte marittime, nella mobilitazione del Commonwealth e dell’impero e nel

coinvolgimento degli USA.

Le vittorie tedesche sul continente, ebbero l’effetto di mettere a disposizione dell’Inghilterra, un

certo numero di navi polacche, norvegesi, olandesi, belghe, francesi e greche, per un totale di

700mila tonnellate.

Nel primo anno in cui l’Inghilterra si trovò isolata, la perdita di navi mercantili, risultò

abbondante, per via della mancanza inglese di navi adatte alla scorta dei convogli (come le

cacciatorpediniere).

La marina tedesca mise, inoltre, in campo diverse “corazzate tascabili” (di piccola stazza, ma di

grande potenza di fuoco), che potevano distruggere il naviglio mercantile nemico anche in mari

lontani.

64

Nel Mediterraneo, la preoccupazione inglese, andava alla Marina Italiana, pericolosa per la sua

posizione strategica. Avevano, in primis, sgomberato la base di Malta, sottoposta a costanti

bombardamenti degli aerei italiani, e avevano costituito due squadre: l’una a Gibilterra, l’altra a

Alessandria. Anche nel Mediterraneo, il loro primo problema fu quello di assicurare la protezione

dei convogli (convogli provenienti dall’Asia, cui volevano evitare la lunghissima

circumnavigazione dell’Africa).

Quando gli inglesi si accorsero che l’aviazione italiana non aveva arrecato danni ingenti alle

installazioni militari maltesi, vi ristabilirono rilevanti forze aeree, che ostacolarono, per qualche

tempo, le comunicazioni tra l’Italia e la Libia.

Il Mediterraneo poteva essere un teatro secondario per la Germania, ma non lo era per

l’Inghilterra, che ben presto si accorse che quello era il teatro dove poteva infliggere i danni più

gravi all’anello più debole dell’Asse (l’Italia).

Quando l’Inghilterra si trovò sola, si mise sulla difensiva  in tali condizioni, se non poteva perdere

la guerra, non aveva comunque alcuna possibilità di vincerla”. L’unica possibilità, sarebbe stata

quella di trovarsi al centro politico e strategico di una “grande alleanza”, che sostituisse su scala

mondiale quella che le era venuta a mancare sul piano europeo.

Roosevelt, intanto, era convinto che si dovesse aiutare il fronte opposto alle potenze nazionaliste

totalitarie  tuttavia, egli doveva muoversi con cautela, di fronte a una maggioranza del Paese e del

Congresso ancora su posizioni isolazioniste.

Il 2 settembre 1940, il Segretario di Stato americano Hull, aveva stabilito con l’ambasciatore

britannico un accordo per cui gli Stati Uniti cedevano all’Inghilterra cinquanta vecchi

cacciatorpediniere (le unità più adatte alla scorta di convogli).

All’inizio del 1941, Roosevelt riuscì a far approvare al Congresso americano la “Legge Affitti e

Prestiti”, che autorizzava il presidente a “vendere, trasferire, scambiare, prestare e affittare”

rifornimenti alimentari, forniture belliche…a qualsiasi Paese la cui difesa egli ritenesse essenziale

per la difesa degli Stati Uniti.

Il Presidente, dopo tutto, vedeva chiaramente l’avvicinarsi del pericolo tedesco per gli stessi Stati

Uniti  dopo la caduta della Francia, aveva indotto il Congresso a stanziare 17 miliardi di dollari

per spese militari entro la fine dell’anno, e a introdurre la coscrizione militare obbligatoria.

Nella Conferenza interalleata dell’Avana, Roosevelt aveva indotto tutti gli Stati dell’emisfero

occidentale (le Americhe), ad impedire qualsiasi cambiamento nei loro territori  un atto di

aggressione contro uno di essi, sarebbe stato un atto di aggressione diretto contro tutti.

Per rafforzare la loro posizione difensiva, gli USA avevano occupato la Groenlandia (con l’assenso

dell’ambasciatore danese a Washington), e avevano sostituito le truppe inglesi in Islanda  la

collaborazione inglese-americana era andata avanti creando, alle spalle delle isole britanniche, una

“zona atlantica di sicurezza” ben organizzata.

Intanto, Churchill, seguendo gli indizi della preparazione tedesca all’Operazione Barbarossa, fece

sapere a Mosca che era disposta a coordinare gli sforzi difensivi sovietici con quelli inglesi  Stalin,

tuttavia, era molto diffidente. Churchill, in ogni caso, fece sapere pubblicamente che l’Inghilterra si

sentiva coinvolta nella causa della difesa dell’URSS.

Churchill propose a Stalin due accordi:

1. Uno di natura militare  doveva escludere che Gran Bretagna o Unione Sovietica

sottoscrivessero un armistizio o una pace separata con la Germania;

2. L’altro politico  per il momento non fu portato avanti.

65

Poco dopo aver accettato l’accordo militare, Stalin, in un messaggio personale, chiedeva a

Churchill di aprire un secondo fronte nell’Artico o in Francia  questo per la situazione di

emergenza e di pericolo creata dall’occupazione tedesca del territorio nazionale russo, e per la

convinzione sovietica che la Russia, sostenendo l’urto della potenza militare tedesca, stesse

salvando l’Inghilterra e l’Occidente.

Inglesi e americani, decisero insieme che fosse data la precedenza all’URSS negli aiuti offerti dagli

Stati Uniti, a norma della Legge “Affitti e Prestiti”.

Il progresso più importante in direzione della grande alleanza, nella seconda metà del ’41, lo

fecero Roosevelt e Churchill, con la pubblicazione della “Carta Atlantica”, considerata la

premessa ideologica e programmata all’istituzione dell’ONU  la Carta Atlantica, rappresentò la

conferma pubblica dell’intesa tra Gran Bretagna e Stati Uniti.

Un vero passo in avanti, fu compiuto l’8 dicembre 1941, con l’attacco giapponese alla base

americana, nelle Hawaii, di Pearl Harbour  ciò provocò la dichiarazione di guerra da parte

dell’Inghilterra, al Giappone, e la dichiarazione di guerra di Italia e Germania, agli Stati Uniti  la

guerra era realmente mondiale.

Le Nazioni Unite (dopo l’attacco agli USA, circa 25 Paesi, tra cui l’URSS, si riunirono alla

“Conferenza di Arcadia” (Washington), associandosi agli scopi di guerra anglo-americani della

Carta Atlantica  non ancora ONU, infatti la Carta Atlantica ne costituisce solo la premessa),

nascevano così come un’alleanza di guerra per l’attuazione, contro le potenze del Patto Tripartito, di

un programma da attuare insieme durante il conflitto e dopo averlo vinto.

Per quanto riguarda la “Grande Alleanza” prevista da Churchill come formata da Inghilterra,

Commonwealth e Stati Uniti, si può dire che, dopo la Conferenza di Arcadia, anche l’URSS ne

facesse parte a tutti gli effetti. La differenza con gli altri due alleati, tuttavia, stava nel fatto che,

l’accettazione da parte sovietica della Carta Atlantica, significava anche la sua accettazione dei

punti previsti in quest’ultima (rinuncia ad annessioni territoriali, autodeterminazione dei popoli…) 

questi punti, non appartenevano alla sua cultura e prassi politica. Ora, tuttavia, essa era costretta ad

accettarli, per non rinunciare alla preziosa alleanza occidentale.

Il 26 maggio 1942, Unione Sovietica e Gran Bretagna, firmarono il Trattato di Alleanza  seguì

un messaggio privato da Stalin a Churchill, diverso da quelli formali e non amichevoli ricevuti in

precedenza, in cui egli affermava “Sono sicuro che questo trattato sarà della maggiore importanza

per il rafforzamento futuro di relazioni amichevoli fra l’Unione Sovietica e la Gran Bretagna,

nonché tra i nostri Paesi e gli Stati Uniti”.

Il progresso della strana alleanza con l’URSS, tuttavia, continuò ad essere lento, per la diffidenza

dei sovietici (intenti soprattutto ad ottenere un riconoscimento per le annessioni territoriali ottenute

dopo il patto Molotov von Ribbentrop) e per l’insistenza sull’apertura di un secondo fronte.

In una visita di Churchill a Mosca, egli ammise, con Stalin, di non essere in grado, in poco tempo,

di preparare un attacco all’Europa. Egli promise, tuttavia, un imminente sbarco anglo-americano in

Africa Settentrionale, l’Operazione Torch. Stalin, colse subito i vantaggi strategici di tale

operazione, che avrebbe potuto colpire alle spalle le forze tedesche e italiane in Libia, spaventare la

Spagna di Franco (inducendola a non muoversi), provocare scontri tra tedeschi e francesi in Francia

ed esporre l’Italia all’impatto diretto della guerra.

Sempre il 26 maggio 1942 (giorno della firma dell’alleanza tra Gran Bretagna e URSS), Rommel,

con il suo “Africa Korps” e l’armata italiana, riprese l’iniziativa, procedendo nuovamente in

territorio egiziano e riprendendo la piazzaforte di Tobruk.

Churchill, affermò che “l’Egitto andava tenuto ad ogni costo”  nominò un nuovo comandante

supremo, il Generale Alexander, e designò al comando dell’ottava armata, il Generale

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Montgomery. Intanto, Rommel arrivò a 60 km da Alessandria, ma dovette fermarsi, poiché i suoi

carri armati erano nuovamente a corto di carburante. Montgomery preparò la controffensiva, e

inflisse una sconfitta a Rommel nella Battaglia di El Alamein, costringendolo a ripiegare.

Hitler era furibondo, perché la notizia della sconfitta di El Alamein, gli arrivò in concomitanza con

la notizia di un cedimento al Centro, a Stalingrado.

L’Operazione Torch, cominciò l’8 novembre 1942, articolandosi in tre sbarchi alleati a

Casablanca, Orano e Algeri. I punti di sbarco, erano nell’Africa Settentrionale francese (che

dipendeva dal Regime di Vichy), il che rendeva complessa la situazione politica internazionale, dal

momento che gli Stati Uniti avevano relazioni diplomatiche con la Francia non occupata, mentre la

Gran Bretagna no, dopo che aveva affondato la rimanente flotta francese a Mers el Kebir (nel ‘40).

Il Regime di Vichy, fu così messo in difficoltà (anche perché erano disposti ad accogliere gli

americani), inducendo i tedeschi ad invadere anche quella parte di Francia che non era stata

occupata.

La Guerra in Africa Settentrionale, si protrasse fino alla primavera del ’43, quando l’Africa Korps

e l’armata italiana, si arresero in Tunisia.

Fu una vera inversione di tendenza del conflitto  poco prima della vittoria nell’“Operazione

Torch”, infatti, anche i Sovietici avevano vinto a Stalingrado. Sempre nel ’43, gli americani, nel

Pacifico, avevano dato il via alla loro riscossa aeronavale, con il loro “primo avvertimento” ai

giapponesi nella Battaglia del Mar dei Coralli, e con la vittoria di Midwai.

Il 14 gennaio 1943, ebbe luogo la Conferenza di Casablanca, alla quale parteciparono Churchill,

Roosevelt e i loro consiglieri militari, e nella quale si decise che la guerra sarebbe continuata fino

alla resa incondizionata di Giappone, Germania e Italia. Alla conferenza fu invitato anche il

Generale de Gaulle, rappresentante della “Francia libera”  fu sollecitata la sua conciliazione con

altri schieramenti anticollaborazionisti francesi.

Nel maggio del ’43, a operazione Torch conclusa, gli angloamericani decisero di dare un seguito

all’operazione, con uno sbarco in Sicilia e nell’Italia Continentale. Nel mese di giugno la Sicilia fu

occupata.

Successivamente, a metà luglio, il Gran Consiglio del Fascismo, mise Mussolini in minoranza 

seguì il suo arresto, e la designazione, da parte di re Vittorio Emanuele III, del maresciallo

Badoglio per formare un nuovo governo. Badoglio, il 5 agosto 1943, iniziò con gli alleati dei

negoziati segreti per un armistizio.

Il Generale Eisenhower, comandante delle forze alleate in Italia, inoltrò a Badoglio il testo di un

armistizio “corto” in quarantaquattro articoli, di carattere strettamente militare, che fu firmato a

Cassibile il 3 settembre 1943.

Intanto l’avanzata anglo americana proseguiva nell’Italia continentale  gli americani sbarcavano a

Salerno, mentre le unità britanniche si trasferivano dalla Sicilia alla Calabria, o sbarcavano

direttamente a Taranto.

Hitler decise sì d’impegnarsi nella difesa del territorio italiano, ma non lo considerava un fronte

ampio. Anche gli americani e i sovietici consideravano il fronte italiano come secondario.

Comunque, la caduta di Mussolini, assunse un forte significato simbolico nella lotta contro i

dittatori, e rappresentò il primo cedimento della “Fortezza Europa”.

VERSO LA VITTORIA DELLA GRANDE ALLEANZA: DAL “PRECEDENTE ITALIANO” AL

SECONDO FRONTE

Malgrado i successi ottenuti su tutti i fronti, durante la prima metà del ’43, sovietici e

angloamericani basavano le loro relazioni su una reciproca diffidenza  si sospettavano a vicenda di

67

trattare con il III Reich  ecco perché, in questo periodo, ci furono una serie di iniziative segrete e di

servizi d’informazione delle tre potenze (spionaggio).

Il Foreign Office britannico, fin da inizio ’43, aveva preso l’iniziativa di progettare un sistema di

occupazione/amministrazione omogeneo degli Stati Europei nemici, prefigurando i criteri e i modi

per farli passare dalla guerra alla pace, sotto il controllo alleato  fu per questo che le decisioni più

importanti riguardanti l’occupazione dei territori appartenenti ai nemici comuni alla Gran Bretagna,

agli USA e all’URSS, vennero prese di comune accordo tra i governi britannico, americano e

sovietico.

Tutto ciò era importante, poiché poneva la Grande Alleanza di fronte al problema di come sarebbe

stata affrontata la pace. In secondo luogo, ciò prospettava l’esigenza di impostare una politica

anglo-sovietico-americana comune.

Eden, ministro degli esteri inglese, prospettò l’opportunità di una consultazione a tre, “così che

ciascuna delle grandi potenze non segua una politica i contrasto o dietro le spalle delle altre” 

l’impostazione del Foreign Office, quindi, propugnava un metodo unitario per affrontare i

problemi del crollo degli avversari europei della grande alleanza.

Due ostacoli, tuttavia, determinarono il fallimento della proposta inglese:

1. Il primo, fu che essa presupponeva il crollo contemporaneo di tutti gli alleati dell’Asse (se

mentre si lavora su un armistizio si continua a combattere contro gli altri, contro i quali ci

vorranno altri armistizi, come si fa a perseguire una politica unitaria?);

2. Il secondo, era rappresentato dalle difficoltà che alleati così diversi, come gli Stati Uniti e

l’Unione Sovietica, potessero ritenere rispondente alle rispettive politiche e interessi

nazionali l’approccio unitario suggerito dagli inglesi.

La politica unitaria di passaggio dalla guerra alla pace, serviva all’Inghilterra, per non mostrare la

sua obiettiva inferiorità di forze, di fronte alle due superpotenze emergenti (la strategia britannica

era essenzialmente aerea e navale).

Un ulteriore problema percepito dall’Inghilterra, era quello per cui la Russia, avrebbe organizzato

un suo proprio sistema indipendente nell’Europa Orientale  il Governo Sovietico avrebbe potuto

agire senza consultare i suoi due alleati, nel momento in cui dovevano essere imposte le condizioni

di resa alla Finlandia, alla Romania e all’Ungheria, e perfino in Germania  questo, alla luce del

comportamento britannico e americano in Italia, dove questi non si erano consultati col governo

sovietico (per l’armistizio).

I sovietici, infatti, assunsero un atteggiamento di protesta nella Commissione Alleata di armistizio

per l’Italia, perché non erano coinvolti nel sistema di governo alleato introdotto nella penisola 

questo fu, naturalmente, il presupposto per la successiva logica delle sfere d’influenze, che fece

agire di conseguenza i sovietici nei tempi e nei luoghi appropriati (come aveva previsto, si è visto, il

Foreign Office). L’evento appena descritto, è il “precedente italiano”, che diventerà appunto

importantissimo, poi, per la suddivisione in sfere d’influenza.

Gli inglesi, a proposito del caso italiano, dovettero ammettere che “fino a quando vengono

effettuate operazioni militari attive, le decisioni finali, riguardanti i rapporti fra gli eserciti occupanti

e l’amministrazione locale, dovrebbero spettare al Comandante in Capo”  i sovietici, tuttavia, non

esitarono a continuare a insistere su una loro partecipazione “completa e paritaria” al regime di

armistizio italiano.

Nell’ottobre del ’43, si tenne a Mosca, la prima conferenza dei ministri degli esteri della

Grande Alleanza. Molotov, si preoccupò soprattutto di ottenere la conferma anglo americana

dell’apertura di un secondo fronte in Francia nella primavera prossima (‘44).

Il risultato della Conferenza, fu l’istituzione di una Commissione Consultiva Europea, incaricata

di studiare una politica d’occupazione comune della Germania, nell’imminenza della vittoria  tale

68

soluzione, data anche dall’atmosfera della conferenza, resa amichevole dalla conferma anglo-

americana della creazione di un prossimo secondo fronte in Francia, poneva fine ai contrasti entro

la Grande Alleanza, inaugurando il periodo di maggiore intesa fra i suoi membri.

Tra il 27 novembre e il primo dicembre 1943, si tenne la Conferenza di Teheran, che vide riuniti

Stalin, Roosevelt e Churchill  rappresentò l’apogeo della Grande Alleanza, più della Conferenza

di Mosca fra i ministri degli esteri, perché si svolgeva al “massimo livello”.

L’argomento dominante, fu naturalmente quello del prossimo sbarco degli Occidentali in Francia 

questo voleva dire che Churchill aveva rinunciato a dare al Fronte del Mediterraneo, fra le Penisole

Balcanica e Italiana, la preminenza che aveva sostenuto con Roosevelt, per motivi sia di concezione

strategica della condotta della guerra, che di opportunità politica (“bloccare” l’Unione Sovietica

prima che assumesse il controllo esclusivo dell’Europa Balcanica).

La Conferenza di Teheran, abbandonò i problemi passati, e analizzò quelli presenti:

• Problema della Polonia  rappresentava il primo problema politico-territoriale per l’URSS.

A Teheran, Stalin pose le basi per la Polonia el dopoguerra. Le decisioni prese sulla Polonia,

che rimasero segrete, portarono allo spostamento del futuro Stato più a ovest, in territorio

tedesco, lasciando le parti più a est all’URSS.

• Problema della struttura delle Nazioni Unite  la discussione sulla struttura e sulla forma

delle Nazioni Unite, contribuì a esprimere le condizioni di raggiunta armonia fra gli alleati;

• Problema della Germania  per quanto attiene al futuro assetto della Germania, in Stalin

prevaleva la preoccupazione della rivincita di una Germania ritornata col tempo potente e

aggressiva, oppure la preoccupazione di un vuoto di potenza che una Germania debole

avrebbe lasciato tra l’URSS e l’Occidente.

Furono Roosevelt e Churchill ad esporsi. Roosevelt formulò un progetto di

smembramento in cinque Stati Autonomi, mentre Churchill si limitò all’ipotesi di tre

Stati, fra cui uno la Prussia. Stalin, dal canto suo, si limitò a dichiararsi favorevole allo

smembramento della Germania.

• Problema dell’Asia Orientale  fece nascere gli equivoci maggiori. Roosevelt e Churchill,

avevano avuto un incontro al Cairo con Chiang Kai-Shek, da cui nacque una dichiarazione

tripartita, in cui emergevala prosecuzione della guerra contro il Giappone, che avrebbe

dovuto rinunciare alla Corea (da costituire in Stato indipendente), ai territori ex tedeschi, e

avrebbe dovuto restituire alla Cina Taiwan e la Manciuria.

Stalin, dal canto suo, rivendicò l’accesso ai “mari caldi”  la frase risultò alquanto

equivoca. A cosa si riferiva Stalin? All’Asia Orientale, o alla Turchia e agli Stretti? In tutti i

casi, durante questa conferenza, a Roosevelt, toccò un compito imbarazzante, e cioè, il

riconoscimento all’URSS del “ritorno” sulle posizioni imperialiste della Russia zarista in

Cina (Port Arthur e Dairen).

Per quanto riguarda il Medio Oriente:

• Churchill si era dimostrato disponibile per la questione degli Stretti Turchi, oggetto di

qualsiasi governo russo;

• L’Iran doveva conservare la sua indipendenza  tant’è che dal ’42, aveva firmato un

trattato d’alleanza con l’Unione Sovietica e con l’Inghilterra, e aveva dichiarato guerra

alla Germania.

L’inverno ’43-’44, fu caratterizzato dall’avanzata dell’armata rossa in territorio nazionale, che

liberò tutto il territorio, in particolare nel settore sud, verso Odessa e Sebastopoli.

69

Anche la Guerra nel Pacifico tra americani, inglesi, neozelandesi, australiani e Giappone, compì

una svolta decisiva  dopo la caduta della piazzaforte giapponese di Guadalcanal, il comandante

in capo americano, Generale Mac Arthur, decise di procedere “per balzi successivi”, in

un’avanzata da sud a nord nell’arcipelago giapponese. Nell’ottobre ’43, Mac Arthur, era penetrato

nel perimetro difensivo giapponese (isole Salomone, Aleutine e Nuova Guinea), che costrinse i

vertici militari giapponesi a una ridefinizione della linea difensiva.

Al principio del ’44, i giapponesi si concentrarono su una grande battaglia aeronavale, che si

svolse con esito favorevole agli american nelle Isole Marianne.

Il 6 giugno 1944, cominciò l’Operazione Overlord dello Sbarco in Normandia, che apriva

finalmente il secondo fronte in Francia.

La liberazione di Parigi, che il comandante in capo Eisenhower aveva consentito fosse attuata da

unità della Francia libera, avvenne tra il 24 e il 25 agosto. Il giorno dopo, il Generale de Gaulle,

insediava il suo Governo provvisorio, e s’impegnava nella difficile impresa di far riammettere la

Francia tra le Grandi Potenze. Un mese dopo, la Francia era ammessa come quarto membro nella

Commissione Consultiva per l’Europa. Il 9 dicembre 1944, seguì un Trattato di Alleanza tra la

Francia e l’Unione Sovietica che, negli intenti della nuova diplomazia francese, avrebbe dovuto

ristabilire lo storico vincolo con la Russia e fare magari della Francia la mediatrice nei contrasti che

prevedibilmente sarebbero nati all’interno della “strana alleanza” fra anglo-americani e sovietici. Il

trattato, impegnava la Francia e l’URSS contro la Germania, subito, e in avvenire, ossia a pace

ristabilita.

Intanto, Churchill si impegnava nel più curioso e più commentato incontro al vertice con Stalin 

stabilirono precise percentuali di influenza nei vari Paesi:

• 90% URSS e 10% anglo-americani in Romania;

• 90% anglo-americani e 10% i Sovietici in Grecia;

• 75% URSS, contro il 25% in Bulgaria;

• 50% URSS-angloamericani in Jugoslavia e in Ungheria.

Si arrivò a dire che, più che una spartizione finale, si trattò di uno sforzo finale di Churchill per

scongiurare una gestione esclusivamente sovietica della situazione nei Balcani.

LA VITTORIA DELLA GRANDE ALLEANZA: DA YALTA A HIROSHIMA

A Yalta, tra il 6 e l’11 febbraio 1945, si ebbe il secondo e ultimo incontro fra i leaders della Grande

Alleanza.

Alcune considerazioni preliminari, aiutano a comprendere sia cosa fosse lo “spirito di Yalta”, sia i

condizionamenti e i limiti entro cui la conferenza si svolse:

• Fu una conferenza troppo breve, una settimana, perché le potesse essere attribuita la portata

di una Conferenza della Pace.

• Yalta fu un incontro tra i tre grandi, Churchill, Roosevelt e Stalin, che riuscirono a

stabilire tra di loro un rapporto amichevole e intenzionalmente solidale. L’atmosfera del

“Noi Tre”, tuttavia, non si estese ai ministri e ai generali che li circondavano. Roosevelt, in

particolare, aveva intorno a sé amici e consiglieri che non credevano si potesse stabilire un

rapporto di intesa e fiducia duraturo con l’Unione Sovietica.

• Yalta fu una conferenza di guerra  mentre si svolgeva, il fatto che il Mondo fosse

in guerra, ebbe un’indubbia influenza sul suo svolgimento e sulle decisioni che vi furono

prese:

70 La situazione militare, era quella di una coalizione avviata verso la vittoria, ma con

 differenze significative, a seconda dei fronti, e quindi, degli alleati.

Nell’Europa Orientale, la situazione era molto favorevole ai sovietici  dopo aver

 occupata tutta la regione dal Baltico, fino alla Grecia, i sovietici avrebbero potuto

essere a Berlino durante la conferenza, ma, a questo punto, Stalin ordinò una pausa 

l’avanzata si arrestò inaspettatamente fino al 16 aprile.

In Francia, gli occidentali avevano stabilito il secondo fronte, procedendo dalla

 Normandia verso il III Reich. Una vigorosa controffensiva tedesca, nelle Ardenne,

tuttavia, li bloccò  si trovavano pertanto in condizioni di inferiorità, rispetto

all’alleato sovietico, che era praticamente già in Germania

Sul fronte italiano, l’abile strategia difensiva tedesca del Generale Kesselring,

 aveva costretto gli alleati a mettersi sulla difensiva dietro la Linea Gotica.

Sul fronte del Pacifico-Asia, gli Stati Uniti avevano invece compiuto grandi

 progressi contro il Giappone  la preoccupazione di Roosevelt, tuttavia, stava nella

forza dell’esercito giapponese  eli temeva che, una volta sbarcati sull’isola

nipponica, l’esercito giapponese potesse opporre una resistenza accanita.

• Yalta fu condotta nella prospettiva della pace vittoriosa, che sarebbe presto venuta.

I Tre Grandi, vollero predisporre le condizioni di base per la costruzione della Pace, affrontando

nuovamente i problemi delle Nazioni Unite, della Germania e della Polonia, ma aggiungendovi:

l’assetto politico dell’Europa liberata e la prospettiva di un intervento sovietico contro il

Giappone.

Roosevelt era convinto che solo istituendo l’ONU, avrebbe potuto indurre i suoi compatrioti a far

partecipare stabilmente gli Stati Uniti alla politica internazionale post bellica  a Yalta, pertanto,

definire struttura e organi della nuova organizzazione, fu considerato un intento precipuo della

politica americana.

Molto importante, fu la discussione attorno al Consiglio di Sicurezza ONU  fu precisata la

composizione e il sistema di voto di tale Consiglio. Per quanto riguarda l’Assemblea Generale, la

proposta Sovietica di avere in tale Assemblea, tanti voti, quanti erano le Repubbliche Sovietiche

cadde  L’URSS ottenne quattro voti, contando anche quello dell’URSS in sé, e cioè, quelli di

Bielorussia, Ucraina e Lituania.

Per il momento, Churchill, riuscì a non far prendere alcuna decisione contro la conservazione degli

Imperi Coloniali  in tal senso, la più grande novità fu la sostituzione dei vecchi “mandati” della

Società delle Nazioni, con “Trusteeships” (Fiduciariati) delle Nazioni Unite, che comportavano

maggiori controlli sulle politiche delle potenze fiduciarie nei territori ex coloniali loro assegnati.

La questione ONU, comunque, fu definita alla Conferenza di San Francisco, nel ’45, in cui fu

creata la “Carta delle Nazioni Unite”.

Alla Conferenza di Yalta, la questione della Germania fu centrale. Come si sarebbe organizzato,

dopo la vittoria, il territorio tedesco? La prospettiva di un vuoto di potere in Germania, spaventava

sia l’URSS, che l’Occidente  da un lato Churchill, pensava che un vuoto di potere in Germania,

avrebbe potuto essere colmato facilmente dall’Unione Sovietica; dall’altro, neanche Stalin voleva

un vuoto di potere in Germania  egli aveva ora due intenti: l’occupazione sovietica della Germania

Orientale, in modo da ampliare la fascia territoriale che separava la Russia dall’Occidente; la

riscossione di riparazioni di guerra, che facilitassero la ricostruzione sovietica.

La conferenza di Yalta, riconfermò la Francia come Grande Potenza  al Governo provvisorio di

Parigi, venne infatti proposto di partecipare, assieme agli altri “Tre Grandi”, all’occupazione della

Germania.

71

La Francia, successivamente, verrà invitata dalle tre potenze, se lo vorrà, ad assumere il controllo

di una zona di occupazione, e a partecipare come quarto membro, alla Commissione di Controllo.

La zona da assegnare alla Francia, sarà ricavata dalle zone britannica e americana.

Per quanto riguarda la Polonia, il suo Governo, costituiva un serio problema  al momento, il su

Governo era formato dal “Comitato di Lublino”, un gruppo di esponenti non di primo piano del

Partito Comunista polacco, messo li dalle autorità d’occupazione. Ora, esso avrebbe dovuto

fondersi con il Governo polacco in esilio a Londra dal 1939, formato da elementi

intransigentemente conservatori. Roosevelt e Churchill e Stalin si impegnarono a far sì che il

governo provvisorio di unità nazionale tenesse al più presto libere elezioni alle quali avrebbero

potuto presentare i propri candidati tutti i partiti democratici e antifascisti.

Quanto alle frontiere polacche:

Roosevelt voleva che le frontiere orientali corrispondessero alla Linea Curzon, tracciata nel

 1919.

Churchill voleva che la frontiera fosse spostata più a est.

 Stalin voleva invece che il nuovo Stato polacco, si spostasse verso Ovest.

La Dichiarazione sull'Europa Liberata, (documento più importante emerso dalla conferenza),

garantiva l'assistenza ai Paesi liberati e l'appoggio per istituirvi governi democratici sorti da libere

elezioni  si nota il ricorrente utilizzo in questa dichiarazione di termini come “libere elezioni”,

“partiti antifascisti”, “istituzioni democratiche”, “volontà popolare”, termini del tutto aperti agli

equivoci sulle loro possibili interpretazioni  questa “intricata rete di frasi”, permetteva il

disimpegno da ogni ben precisa responsabilità (ad esempio, la parola “democratico”, poteva essere

intesa in maniere molto diverse).

Intanto, la Guerra nel Pacifico, era giunta ad una fase decisiva  Roosevelt andò a Yalta deciso a

ottenere l’intervento sovietico per concluderla al più presto, risparmiando vite americane.

Stalin, alla Conferenza di Teheran del ’44, aveva precisato cosa avrebbe voluto ottenere in cambio

di un suo intervento in Giappone (“i mari caldi”)  a questo fine, si può citare l’accordo

“riservatissimo” firmato da Roosevelt, Stalin e Churchill alla Conferenza di Yalta che, praticamente,

riconobbe all’URSS le posizioni ottenute dalla Russia Zarista in Cina, e poi cedute al Giappone.

La Conferenza di Yalta, “non fu una conferenza della pace  lo Spirito di Yalta, fu quello

dell’armonia fra i Tre Grandi e della concertata gestione comune del Mondo del dopoguerra  a

Yalta, praticamente, si verificò la spartizione del Mondo”.

Questo lo aveva capito bene la Francia, con il Generale de Gaulle, il quale, non invitato a Yalta,

avvertì subito i “Tre Grandi” che “la Francia considera nullo e non avvenuto qualsiasi accordo che

metta in discussione l’indipendenza dei Paesi Europei.

Dopo Yalta, le operazioni alleate, proseguirono con vigore, in un’atmosfera di “gara per la

vittoria”, in particolare in Germania  In Italia, gli anglo-americani passarono il Po, e il 29 aprile le

forze tedesche capitolarono a sud delle Alpi. Sul fronte tedesco, gli occidentali, superato il Reno,

puntarono verso la Germania centrale. I sovietici, il 19 aprile, iniziarono l'accerchiamento di

Berlino, che si arrese il 2 maggio dopo il suicidio di Hitler.

Il 25 aprile 1945, a Torgau, elementi della Terza Armata americana, si incontrarono con i russi.

I prodromi della Guerra Fredda, erano già emersi nelle relazioni fra gli alleati:

72 Nell’autentico sbigottimento e conseguente irrigidimento dei leaders sovietici verso

 l’Occidente dopo aver appreso della morte di Roosevelt;

Nel brusco trattamento riservato dal nuovo Presidente, Harry Truman, al ministro degli

 esteri russo Molotov;

Nella concreta e fattuale Conferenza di Potsdam del 17 luglio-2 agosto 1945.

Potsdam, fu una conferenza tra la guerra e la pace, in senso più stretto di Yalta  a Potsdam, non

poteva valere lo “Spirito di Yalta”, poiché al posto di Roosevelt, c’era Truman, ma anche perché la

Guerra Fredda, appunto, era già iniziata.

In questa conferenza:

• Fu confermato che sarebbe stata data la precedenza ai Trattati di Pace con gli alleati-satelliti

della Germania;

• Fu affidata la definizione dei trattati di pace e i vari assetti del sistema di occupazione della

Germania, a un Consiglio di quattro ministri degli esteri;

• Furono precisati i compiti indispensabili degli alleati nel Paese vinto: disarmo completo,

scioglimento del Partito Nazista, istituzione di un Tribunale per giudicare i crimini di guerra,

decentramento dello Stato e democratizzazione dei suoi sistemi di Governo e controllo

sull’economia;

• L’URSS insistette per ottenere tutte le riparazioni di guerra della sua zona d’occupazione,

più il 15% d quelle delle zone occidentali;

• Molotov pose il problema dell’altro sbocco russo nei “mari caldi” (oltre a quello sul mar

cinese), ossia quello sugli Stretti Turchi  questa richiesta, allarmò Truman, già prevenuto

per l’insediamento di Governi non democratici nei Balcani, che andavano rapidamente

trasformandosi in satelliti dell’URSS.

• Churchill, poté rimanere solo per la prima parte della Conferenza, perché le elezioni, e la

conseguente caduta del suo Governo, lo costrinsero a lasciare il suo posto, insieme con

Eden. Fu Clement Attlee, il nuovo Primo Ministro laburista che rappresentò il Regno

Unito.

Il 26 luglio 1945, da Potsdam, gli Stati Uniti, l’Inghilterra e la Cina, mandavano un ultimatum

al Giappone, che richiedeva la sua resa senza condizioni. L’ultimatum fu respinto. Il 6 agosto, gli

americani sganciarono su Hiroshima la prima bomba atomica. L’8 agosto l’Unione Sovietica

dichiarava guerra al Giappone. Il 9 agosto 1945, gli Stati Uniti lanciarono la seconda bomba

atomica su Nagasaki. Il Governo di Tokyo fu convinto alla capitolazione, a patto che l’Imperatore

rimanesse a suo posto. Il 2 settembre fu firmata la resa senza condizioni.

CAPITOLO XIX – L’EPOCA DELLA GUERRA FREDDA

UNA GUERRA SUI GENERIS. NATURA, TEMPI E PROTAGONISTI

Fino dagli anni ’40 del XX Secolo, si cominciò a chiamare Guerra fredda lo stato di tensione

cominciato alla fine della Seconda Guerra Mondiale tra i due principali membri della coalizione

73

vincitrice: Stati Uniti e Unione Sovietica, considerati il punto di riferimento dei due blocchi che

andavano formandosi intorno a ciascuna delle superpotenze.

E’ uno stato di tensione e non di guerra  viene anche chiamata “Pace Calda”.Questo distingue la

guerra fredda da una “terza guerra mondiale”.

Tuttavia, è senza dubbio la prima versione di una nuova categoria di guerre, coincidenti con la fase

successiva, ovvero quella del “terrorismo globale”.

Per quale motivo, lo stato di tensione è considerato qualcosa di particolare? Essenzialmente per

due motivi: la durata di questo stato (poco meno di mezzo secolo) e la cronicità di questo stato,

sempre vicina allo “short of war”, cioè vicino al limite per tramutarsi in guerra.

E’ la contrapposizione di due mondi, di due concezioni dello Stato e ai rispettivi intenti di farle

prevalere.

Una “pace calda”, insomma  gli Stati rifuggivano dalla guerra, a causa della tragica esperienza

della 2° guerra mondiale appena conclusa.Con la generazione successiva, il freno della guerra va

affievolendosi e il rischio di uno scontro atomico incombe ancora, ma la deterrenza nucleare appare

sufficiente ad evitare lo scontro.

Una variante di questa evoluzione, si ha negli anni ’80, con lo “scudo stellare” di Reagan, che

avrebbe dovuto proteggere gli Stati Uniti, senza diminuirne le capacità offensive.

Avvenne anche una svolta nei rapporti tra i due Paesi, con l’avvento in URSS di Gorbaciov.La

costante situazione di stallo portò alcuni studiosi a interpretare il periodo come una “lunga pace”.

Definizione realistica, ma che non coglie il significato complessivo, dati anche i sanguinosi conflitti

regionali che colpiscono il periodo ‘45-’90.

Andare a cercare troppo indietro le origini della Guerra Fredda (nuovo mondo vs Eurasia) è

improprio, visto che ognuno dei due Stati si sviluppa ciascuno nel proprio territorio. Se ci sono dei

contrasti, questi sono tra Russia zarista e impero britannico.Si può concentrare l’attenzione su un

periodo breve (1943-1947), nel quale si collocano le origini della Guerra Fredda. Una riserva va

fatta per l’anno 1917, l’anno della rivoluzione rossa, che pose effettivamente le condizioni per il

conflitto tra “due mondi”. Il quadro si completa con il sorgere, nel periodo antecedente alla guerra

fredda, dei totalitarismi di destra che seguono una terza via, diversa da quella dei due mondi.

Il 1943, è l’anno centrale della Seconda Guerra Mondiale, perché fa emergere l’Unione Sovietica

come grande potenza militare. Gli USA intanto, con l’esclusione dei sovietici dal controllo effettivo

dell’Italia (primo paese occupato), e l’URSS con la richiesta dello spostamento dei confini polacchi

verso ovest, pongono le basi per le rivalità future.

Il 1947, è l’anno del varo del Piano Marshall e del Sistema Occidentale. Con questo passo è

effettiva la nascita dei due mondi.

Questa fase, si può considerare l’avvio della Guerra Fredda. Nelle fasi successive, si individuarono

periodi di accentuazione o di attenuazione del conflitto.Dagli anni ‘60 ai ’70, si passò dalla formula

della coesistenza competitiva, a quella della distensione.

Il superamento dello stato di tensione del primo decennio della Guerra Fredda, sta nella progressiva

consapevolezza del rischio dell’olocausto nucleare. Questo portò al dover scegliere se introdurre

negoziati per ridurre gli armamenti atomici, o continuare la via del confronto e della tensione

generalizzata.

74

L’EUROPA FRA LE SUPERPOTENZE. VERSO L’UNITA’ DELL’EUROPA OCCIDENTALE

La trasformazione dell’Europa si presenta come l’evento più complesso in seguito alla Seconda

Guerra Mondiale.

L’Europa ha perduto tutto il suo aspetto centrale nella politica mondiale, e deve adeguarsi

all’egemonia che le due superpotenze stabiliscono all’interno del vecchio continente.

L’Europa si trova divisa fra vincitori e vinti, prima ancora della divisione tra Stati dell’Occidente e

dell’Oriente causata dalla Guerra Fredda, e continua a pesare anche dopo sulla psicologia collettiva.

Ci si trova davanti, ancora una volta, di fronte al problema tedesco nelle sue diverse forme: prima

nella paura del ritorno di una potenza nazionalista, poi con il timore di una preminenza economica

della repubblica federale, che prospetta la formazione di una potenza civile e commerciale, non

militarista quindi, ma incombente per altre vie sul resto della Comunità Europea.

L’Europa del dopoguerra, eredita la gloriosa tradizione di Inghilterra e Francia, le quali

vorrebbero restaurare le loro posizioni precedenti, e riattivare politiche ambiziose che rischiano di

risultare inadeguate, devianti e imbarazzanti, in particolare di fronte ai problemi dei loro imperi

coloniali.

Rimane in Europa, inoltre, il problema della presenza-distanza dell’Unione Sovietica.

Nel 1945 l’URSS è sia in Europa, perché ne occupa militarmente la parte orientale fino ai Paesi

Baltici, e allo stesso tempo, come potenza globale, è al di fuori dell’Europa.

Il secondo conflitto mondiale, ha posto l’URSS, per la sua supremazia militare, al di sopra di molti

Stati Europei, come mai era successo alla Russia Zarista.

Stesso discorso si può fare per gli USA. Si parla, infatti, di sovietizzazione per la parte orientale

d’Europa, e di americanizzazione per la parte occidentale.

L’americanizzazione è il fattore dominante della trasformazione della società euro-occidentale 

trasformazione molto profonda, in quanto estesa attraverso tecniche commerciali, trasferite ai

costumi e ai modi di vivere.

Viene intaccata, così, non solo l’omogeneità geografica dell’Europa, ma anche la sua entità storica,

politica e culturale.

La divisione dell’Europa nel secondo dopoguerra, è una divisione fondata su condizioni attuali:

imposta in primo luogo dall’esigenza difensiva dell’URSS di creare fra sé e l’occidente, una fascia

territoriale di sicurezza sufficientemente ampia  questo finì per creare una situazione di

incomunicabilità con l’Occidente, che nella storia non aveva mai raggiunto questo livello.

La prima iniziativa per affrontare il problema Europa, fu presa dagli Stati Uniti con il Piano

Marshall, e con la creazione dell’organizzazione internazionale che riunisce i Paesi che accolgono

il piano (OECE (Organizzazione per la Cooperazione Economica Europea) poi OCSE).

Da considerare, in questo periodo, è l’approccio dell’Inghilterra: protagonista della storia europea

e che negli ultimi secoli ha sviluppato un impero extraeuropeo, che le ha offerto un retroterra

difensivo. Churchill è il principale promotore di una “coscienza europea”  “Dobbiamo costruire

una sorta di Stati Uniti d’Europa”. “La Francia e la Germania devono assumersene la guida, mentre

la Gran Bretagna, il Commonwealth, gli Stati Uniti e, spero, la Russia Sovietica, dovrebbero essere

amici e promotori della nuova Europa”.

75

La fase successiva, è quella delle tre comunità (Carbone e acciaio, mercato comune e EURATOM

(comunità europea dell’energia atomica)), che portano all’inizio del superamento dello Stato

Nazionale e della storica rivalità fra Francia e Germania.

Il processo di integrazione europea viene fermato da importanti eventi esterni (Guerra di Corea su

tutti, che suscita il timore di un’espansione sovietica anche verso occidente), che impongono un

rafforzamento della NATO.

La Francia riprende l’iniziativa di integrazione nel 1950, con la proposta della CED (comunità

europea di difesa) che vede la luce nel 1952.Ma il trattato esecutivo non entrerà mai in vigore,

proprio perché la stessa Francia, nel 1954 non ratifica il piano, vedendo in esso troppi limiti alla

sovranità nazionale.

Il fallimento, però, stimola il processo europeo di integrazione. L’Inghilterra, approfittando della

situazione di stallo, perfeziona il sistema di difesa, includendo nell’Unione Europea Occidentale,

Italia e Germania.

Nonostante sembri che l’iniziativa francese passi la mano, sono sempre i transalpini a promuovere

la nascita di una comunità per il nucleare. Dal compromesso di una comunità di settore e un

mercato comune generale nasce, fra ‘56 e ’57, l’EURATOM.

Nonostante l’EURATOM, è sempre la Francia a lottare per mantenere comunque un certo grado di

autonomia nella creazione di un armamento atomico nazionale.

Nel 1957, è da segnalare, oltre alla nascita dell’EURATOM, anche la nascita della Comunità

Economica Europea (Mercato Comune).

I rapporti dei Paesi della comunità con i Paesi del Terzo Mondo assumono, dal 1963, con la

conferenza di Yaoundé, un andamento promettente.Il vero miracolo dell’integrazione europea, è

quello di aver conciliato le due aree centrali dell’Europa, ovvero quella francese e quella tedesca.

Nel 1963 il trattato franco-tedesco dell’Eliseo (Il trattato pose termine al secolare conflitto fra le

due nazioni e stabilì tra esse un accordo di collaborazione in settori essenziali, dalla sicurezza allo

sviluppo economico e culturale), è la prova della fine del passato sanguinoso, e pone le basi per uno

sviluppo costruttivo, grazie alla pace che, fra questi due Paesi, vuol dire pace in Europa.

Questi risultati di pace raggiunti dall’Europa, le hanno permesso di acquisire una maggiore

potenza commerciale nel mondo, e di arrivare a essere la seconda potenza industriale del mondo.

Questo successo, col tempo, ha conferito ai rapporti economici tra Europa e Stati Uniti un carattere

più complesso, che nel Secondo Dopoguerra, creando un conflitto di interessi interno al Mondo

Occidentale a economia di Mercato, ha reso necessari accordi commerciali a largo raggio, per

conciliare vantaggi e svantaggi generali e particolari.

Con gli anni ’70, le crisi delle superpotenze (‘73), e il clima di “distensione” intervenuto nella

Guerra Fredda, hanno consentito uno sviluppo impensabile per l’Europa, quello del “processo di

Helsinki” (1975). A Helsinki, furono stabiliti una serie di principi di grande importanza per

l’evoluzione dei rapporti intereuropei tra cui: l’inviolabilità delle frontiere, ma la loro possibile

modifica in modo pacifico e relazioni fra gli stati e i propri cittadini, basati sul rispetto dei diritti

dell’uomo.

La comunità europea ha svolto una sua politica estera nella Guerra Fredda? Il problema è stato

affrontato sin dagli anni ’70, quando i Ministri degli Esteri delle comunità, approvarono il

Rapporto Davignon, nel quale si affermava che “gli sviluppi attuali della comunità, impongono

agli Stati Membri di aumentare la loro cooperazione politica e di dotarsi di mezzi per armonizzare i

loro punti di vista”. Tuttavia, l’enunciazione di intenti non bastava.Nei primi anni ’70, è il momento

in cui le diplomazie internazionali si conoscono e attuano una collaborazione mai avuta prima. La

presenza della comunità europea comincia a farsi sentire a livello internazionale.

Il contrasto fra poteri nazionali e uno strumento per una politica estera europea, continuò a

prevalere, e si accentuò nel decennio successivo, che portò all’“Atto Unico Europeo” (1986), il

76

quale, nell’indicare come la Comunità avrebbe dovuto arrivare a gestire una sua politica

internazionale, non andò oltre la definizione di un processo in più fasi, secondo il quale i dodici

governi membri a quell’epoca, della Comunità, avrebbero dovuto: “informarsi reciprocamente e

consultarsi in merito a ogni problema di politica estera di interesse generale, non prendere posizione

prima di aver consultato gli altri Stati Membri”.

IL PROBLEMA TEDESCO DALLA CADUTA DEL TERZO REICH ALLA RIUNIFICAZIONE

L’Europa del secondo dopoguerra, si trova ancora una volta di fronte al problema tedesco, che

secondo alcuni studiosi è il problema di fondo delle relazioni internazionali. Problema che va

considerato secondo due criteri:

1. Il primo è costituito dalla divisione fra vincitori e vinti, che ha impostato proibizioni e poi

restrizioni al riarmo delle potenze sconfitte nella seconda guerra mondiale, ma ha consentito

loro di convogliare le risorse verso la crescita economica. Questo criterio colloca la ex

grande potenza tedesca, accanto alla ex grande potenza giapponese  diventano così potenze

civili e industriali.

2. Il secondo criterio, è quello di considerare il problema tedesco non nell’ambito temporale

del secondo dopoguerra, ma di tutta la seconda metà del secolo XX e oltre. Prospettiva

questa utile, considerando un ampio spettro temporale, per rendersi conto che lo spettro che

era stato attribuito alla Germania nell’epoca pre 1945, era scomparso. Se il “problema

tedesco” è scomparso, emerge invece un “problema francese”, e uno “giapponese”,

riguardo al loro adattamento al mondo, nel secondo dopoguerra, dovuto alla trasformazione

dei loro due Stati Nazioni-Grandi Potenze. Un altro problema, è quello inglese, circa la

ricerca di una identità in bilico fra Europa e Atlantico.

A due mesi circa dalla fine della guerra, la Conferenza di Potsdam, precisa forme e metodi

dell’occupazione militare alleata in Germania. I progetti di smembramento cadono, e si inizia a

parlare di una divisione fra due Germanie.A Postdam, venne stabilito che il trattato di pace con la

Germania, sarebbe stato definito dopo quello con gli alleati del Reich, ma la guerra fredda fa si che

il trattato venga rimandato fino al 1990 (il Trattato sullo stato finale della Germania, fu negoziato

solo nel ‘90).

Nell’attesa del trattato, l’autorità amministrativa, venne assunta dai quattro comandanti delle zone

d’occupazione militare alleate. La soluzione dei problemi interni venne affidata al Consiglio dei

Quattro Ministri degli esteri.

Da oggetto a soggetto di politica internazionale, la Germania Occidentale, occupata dagli alleati,

compì un salto di qualità tra gli anni quaranta e cinquanta  La “Repubblica Federale Tedesca” si

diede una propria costituzione, o “Legge Fondamentale” (rinuncia a alcune forme di armamento e

alla riunificazione nazionale).

Nel 1950, iniziano le trattative per l’entrata della Germania Federale nella CECA e, nel 1952, per la

CED. La conferma della Germania Federale come Stato sovrano, avviene qualche anno dopo, con il

suo inserimento nel sistema militare occidentale  le forze d’occupazione anglo-americane cedono

il posto ai contingenti NATO.

Ancora qualche anno e il Trattati di Roma (’57  istituisce la CEE) farà della Repubblica Federale,

un elemento centrale del processo d’integrazione europeo.

In questa ottica non si può più parlare di problema tedesco, dato che la Germania (o meglio la

Repubblica Federale), ha ottenuto una posizione centrale nel sistema europeo.La mancata soluzione

del problema generale della Germania, è da ricercarsi nella situazione di Berlino. La città provoca

77

diverse crisi, come quella del blocco stradale sovietico e il ponte aereo alleato (’48-‘49), fino a

quella gravissima del ‘58-’61 (L'Unione Sovietica diede inizio alla crisi con

un ultimatum, chiedendo il ritiro delle forze militari occidentali da Berlino Ovest), conclusa da parte

della Germania est con la costruzione del muro (i sovietici, infatti, volevano arrestare il flusso di

fuggiaschi da Berlino Est a Berlino Ovest).

Il problema tedesco, prosegue il suo corso, anche dopo gli anni ’60, perché non può considerarsi

risolto fino alla riunificazione nazionale e perché, nel contesto internazionale, continua a

rappresentare una contrapposizione fra i due blocchi.

Tuttavia la Germania, si impone nel periodo centrale della Guerra Fredda, come una grande potenza

economica. Viene proprio dai premier tedeschi, l’idea di quel sistema monetario europeo dal quale

la Germania trarrebbe grande profitto, grazie al marco, che si afferma come moneta di riferimento

in Europa.

Il capitalismo tedesco è diverso da quello americano, è una versione specifica dell’economia

liberista, chiamata economia sociale di mercato.Funziona talmente bene da diventare l’unica in

grado di fare concorrenza all’economia americana, che non gode più del primato assoluto.Giunge a

essere una preoccupazione anche in Europa, perché considerata un elemento troppo forte, data

l’egemonia non più militare ma economica.E’ un nuovo problema tedesco, che diventa più

preoccupante in vista della riunificazione.

Altri tre sviluppi degni di nota, riguardano: l’applicazione del trattato franco-tedesco (dell’Eliseo);

la svolta nei rapporti fra Germania federale e URSS; il tentativo di impostare un nuovo rapporto fra

nord e sud del mondo.

1. L’applicazione del trattato dell’Eliseo, permette di superare conflitti e crisi fra i due Paesi,

pronti a ritenersi il nocciolo duro della costruzione europea. Il successo del trattato, ebbe la

sua parte più visibile all’esterno dei due Paesi, in Europa, in una collaborazione militare che

non solo stabilì rapporti regolari fra i comandanti, ma diventò anche uno sforzo di ricerca

comune verso la tecnologia e l’organizzazione militare.

Con questa fase, inizia la difesa europea franco-tedesca, intesa a creare un sistema europeo

con propri missili e satelliti. Progetti successivi mai compiuti vedevano l’unione dei piani

nucleari e i due eserciti come nucleo di un esercito europeo.

2. La politica verso est (“Ostpolitik”), compiuta dalla Repubblica Federale, sotto il Governo

Brandt, si inserisce nel grande mutamento avvenuto fra la fine degli anni ‘60 e ’70, con la

crisi del sistema bipolare e la prospettiva del tripolarismo cino-sovietico-americano.

La Ostpolitik della Repubblica Federale, si presentava come la reazione più incisiva

compiuta nell’Europa centro-occidentale al Sistema Bipolare della Guerra Fredda.

Questa politica, ha un aspetto nazionale interno alle due Germanie, e un risvolto e una

portata largamente internazionali  la Repubblica Federale, oltre ad aver definito il proprio

rapporto con le potenze occidentali, nel ’70, stabilisce con l’URSS, un trattato, nel quale

s’impegna, attraverso una serie di impegni e rinunce, a “rispettare senza restrizioni

l’integrità territoriale di tutti gli Stati d’Europa entro le loro attuali frontiere”  questo le apre

la strada ai rapporti con i Paesi al di là della Cortina di Ferro.

3. La terza linea di sviluppo, riguarda l’impegno a dare maggiore spazio alle relazioni fra il

nord e il sud del mondo. L’impegno fu preso dal Governo Brandt (Willy Brandt =

Cancelliere Federale tedesco, premio Nobel per la pace) nel 1976, che subì però il

contraccolpo della crisi petrolifera del 1973, e fu ripreso, con cautela, da Schmidt (di fronte

alla congiuntura internazionale (unione), e all’opposizione interna). I risultati internazionali

si ebbero col rapporto che il dimissionario premier Brandt, a capo della “Commissione

78 Nord Sud”, pubblicò nel 1974  il fatto è, che il Rapporto Brandt, fu discusso in molti

parlamenti del Mondo, mentre molti governi dichiararono di ispirarsi ad esso per le loro

politiche, ma le sue raccomandazioni riguardo a importanti riforme strutturali, non vennero

mai messe in pratica.

L’ultimo problema tedesco, è quello della riunificazione, che si pone sia come problema interno,

che come problema di politica internazionale. Il peso di questa possibile riunificazione, e il ritorno a

una grande Germania, pesa più degli accordi e delle sanzioni creati in quasi cinquanta anni.

C’era chi in Russia metteva dei paletti all’unificazione tedesca, come la richiesta di neutralità e il

disarmo.

Eppure, l’anno successivo, si arrivò all’unificazione, in un contesto tanto favorevole all’Occidente

(entrò subito nella NATO), da far considerare questo evento come uno degli eventi più significativi

dell’intera Guerra Fredda.I protagonisti dei negoziati furono essenzialmente tre: la Germania

federale di Kohl, l’Unione sovietica di Gorbaciov e gli USA di Bush.

L’opera del presidente americano fu tanto sostanziale quanto poco dimostrativa, volta cioè a evitare

trionfalismi occidentali. Si preoccupò inoltre di avere da Gorbaciov l’assenso circa la

partecipazione tedesca alla nato, in cambio di accordi commerciali ed una riduzione degli

armamenti. Commercio in quel momento essenziale per la disastrata unione sovietica.

L’ITALIA NEL SECONDO DOPOGUERRA. LA NASCITA DELLA MEDIA POTENZA

Dei tre stati legati dal patto tripartito è l’Italia a cedere nel 1943. L’Italia, inoltre, la sola ad

abbattere spontaneamente il fascismo.E’ anche il Paese in cui gli ex nemici applicano il processo di

rieducazione democratica con minore impegno: i partigiani hanno eliminato in anticipo Mussolini

(evitando così la creazione di tribunali di guerra), inoltre gli americani si rendono conto di quanto

poco il regime fascista sia penetrato nella coscienza etico-politica degli italiani. E’ poi alquanto

dubbia e improbabile la disposizione dell’Italia a tornare una potenza militare espansiva. E’

evidente, comunque, la sua capacità di ricostruirsi velocemente nel dopoguerra.

La peculiarità del processo di ricostruzione, è caratterizzata dal “precedente italiano”, particolarità

che favorisce il rientro dell’Italia nella comunità internazionale postbellica in 5/6 anni, permettendo

l’entrata prima nel piano Marshall (1948), e poi nell’Alleanza Atlantica (1949). La rapidità di

questo processo è spiegato, in parte dalla volontà degli Stati Uniti di accogliere più alleati possibili

nel confronto con l’Unione Sovietica, in parte dato dall’importanza strategica della penisola italica.

Fra la fine di luglio e la fine di settembre 1943, l’Italia è divisa in due Stati a sovranità limitata.

La continuità dello Stato italiano si colloca comunque a sud, per diverse ragioni:il regno del sud si

sforza (nonostante lo stato di occupazione), di impostare una politica estera rivolta al superamento

delle condizioni di armistizio e a farsi riconoscere lo stato di alleato. Il tentativo non riesce

nemmeno l’anno successivo, quando si forma il nuovo governo e all’Italia non è consentito andare

oltre la cobelligeranza con gli alleati.

Alla Conferenza di Postdam, la questione italiana ha una posizione rilevante ma anche deludente:

gli USA riescono a mettere in primo piano il caso italiano, ma incontrano resistenze sia

dell’Inghilterra sia Dell’URSS, che vuole occuparne le colonie. L’unico argomento che premeva,

riguardo all’Italia, era quello del confine tra questa e l’Austria  gli USA riuscirono a ottenere che

questo rimanesse al Brennero.

Nel 1946, gli USA si trovano costretti a imporre condizioni di pace dure, che coinvolgevano

Inghilterra, URSS e persino la Francia.

L’Italia è anche campo di prova per l’URSS, per una politica generale verso l’Occidente

(significativa, la proposta sovietica della cessione di Trieste alla Jugoslavia, in cambio di compensi

all’Italia). L’URSS, voleva sperare, comunque, di ottenere un’influenza sull’Italia, nonostante

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questa fosse nell’Area Occidentale  poteva sperare di farlo grazie all’estesa base comunista e

filosovietica nel Paese.

Il caso viene risolto dopo che la Francia presenta il 1 luglio il progetto per l’internazionalizzazione

di Trieste e quindi l’Unione Sovietica sposta il suo mirino altrove.L’Italia viene quindi invitata a

firmare il trattato su progetto francese: trattato che conteneva clausole territoriali, coloniali,

politiche e militari.Le clausole territoriali definivano le correzioni dei confini italo francesi ( a

favore ovviamente dei transalpini) e della creazione di un territorio libero di Trieste sotto un

governatore alleato.Le condizioni coloniali contenevano la rinuncia dell’Italia di tutte le sue

colonie, cosa non facile data la complessità della situazione storico giuridica delle colonie, sia la

riluttanza italiana a rinunciarvi.Rimaneva tuttavia fondamentale la questione di Trieste che non si

poteva far altro di sperare che si risolvesse favorevolmente, mentre le colonie avevano un

significato perlopiù morale e simbolico e che andava a incidere sullo spirito di un Paese appena

uscito dalla umiliazione della guerra e dall’occupazione straniera.

Le clausole politiche erano in parte semplicemente punitive (rinuncia ai vantaggi derivanti dai

trattati internazionali firmati in passato), e in parte rivolte a eliminare il risorgere del fascismo e a

imporre i diritti dell’uomo.

Le clausole militari, imponevano restrizioni agli armamenti che sarebbero state messe da parte poco

dopo con il consenso degli USA, e con il contributo economico a stelle e strisce.

La conferenza del 1946 (Conferenza di Pace di Parigi), non prevedeva trattative di pace fra vincitori

e vinti, quindi il ministro degli esteri di allora (De Gasperi), si limitò a esporre la posizione

dell’Italia postfascista.Risale a questo periodo, l’accordo con l’Austria per le popolazioni dell’Alto

Adige, mentre questo rimaneva all’Italia. L’accordo concedeva una certa dose di autonomia alla

regione e ai suoi cittadini. L’importanza del trattato riguardava la nuova politica estera di de

Gasperi, intesa come punto di partenza per la successiva definizione della zona.

La seconda mossa qualificante della politica estera di De Gasperi, riguardava il celebre viaggio di

De Gasperi negli USA, che rese evidente “l’interdipendenza dipendete” dagli Stati Uniti. Dopo la

firma del trattato di pace, il reinserimento dell’Italia nella politica internazionale fu molto rapido,

grazie anche alla politica anticomunista e di esclusione degli esponenti pro URSS dal governo,

ponendo l’Italia in linea con il resto dell’Europa Occidentale.

Ma, nel momento in cui l’Italia rientrava in Europa, questa si spaccava per Guerra Fredda.

Nel 1948, l’Italia compì la sua scelta di campo più significativa, quando i partiti guidati dalla DC

batterono il fronte socialista alle elezioni. Il risultato permise all’Italia, inizialmente estromessa dai

trattati per l’alleanza atlantica, di entrare nella NATO, grazie alla spinta degli USA e all’appoggio

francese.

Il 4 aprile 1949, l’Italia firmò il trattato, ed entrò nella NATO.

Il problema in sospeso più importante, era ancora quello di Trieste, che il trattato di pace aveva

lasciato in sospeso. Il territorio libero di Trieste, era amministrato dagli Alleati. La sua eccezionalità

aveva assunto un ruolo strategico evidente,visto che anche Churchill l’aveva posta come confine

della cortina di ferro.Diffusa nel Paese, era la speranza di contare su un’evoluzione che restituisse

il territorio alla nazione. In questo senso si espresse la dichiarazione tripartita franco-anglo-

americana del 1948, che rimase “il cardine della politica italiana nella questione di Trieste, negli

anni seguenti”.

Negli anni seguenti, tuttavia, la situazione internazionale subì, sì, un’evoluzione, ma non nel senso

sperato dagli italiani, perché la Jugoslavia, staccandosi dall’Unione Sovietica, divenne per Stati

Uniti, Inghilterra e Francia un Paese di cui era opportuno coltivare se non la disponibilità a “passare

ad Occidente”, per lo meno la capacità di sopravvivere come Stato Indipendente dall’Unione

Sovietica e dal Blocco Orientale.

80

Dopo laboriosi negoziati fra alleati occidentali e jugoslavi, si giunse all’accordo del 5 ottobre

1954, che assegnava la Zona A di Trieste all’Italia, e la Zona B alla Jugoslavia. Più di venti anni

dopo, il Trattato di Osimo, del 10 novembre 1975 fra Italia e Jugoslavia, avrebbe confermato su

base bilaterale e diretta, l’accordo del 1954.

Con il trattato di pace, l’Italia aveva formalmente rinunciato alle colonie, ma gli uomini di governo

(De Gasperi, Nenni, Sforza), erano decisi a dimostrare di essere in grado di assolvere gli impegni di

guida verso i Paesi Coloniali.Tale proposito, tuttavia, urtava con la Guerra Fredda già in atto.

Inglesi e americani erano tendenzialmente contrari a cedere alle richieste italiane, ma ciò che

contava, era la prospettiva dell’Unione Sovietica.Questa, infatti, per favorire il fronte socialista alle

elezioni del ’48, propose la restituzione delle colonie all’Italia, ma l’obiezione dell’Inghilterra,

portò alla proposta di una divisione della Libia in tre zone di amministrazioni, di cui una sola

all’Italia (la Tripolitania). L’URSS bloccò il progetto all’ONU. Intanto, la Gran Bretagna restava in

controllo della Libia, dove insediò Re Idris, che sarà poi detronizzato dal colpo di Stato di

Gheddafi nel ‘65.

L’Italia entrò nell’ONU nel 1955, superando il veto che era stato sempre posto dall’URSS (veto che

era una risposta al veto americano nei confronti degli stati satelliti del gigante comunista).Lo stallo

fu superato grazie all’accordo con l’Austria (CAP 21).

I risultati ottenuti dalla politica di de Gasperi, per quanto soddisfacenti nella prospettiva storica,

appaiono come semplici premesse a una radicale trasformazione del modo di concepire la politica

internazionale, che ha portato al superamento della dimensione nazionale di economia e difesa.

Gli aiuti del piano Marshall permisero la ricostruzione economica dell’Italia, ma non diedero per

scontato l’eccezionale sviluppo produttivo, commerciale, di un sistema occidentale di cui l’Italia fa

ora parte. Nel 1975, addirittura, l’Italia entrò nel G7, ossia, nel “maggior club economico del

mondo”.

Questo non permette, comunque, di assimilare l’Italia tra le potenze civili (come Germania e

Giappone), visto che il suo inserimento nel sistema militare fu pressoché immediato, e le riserve

verso la sua costituzione e il suo sistema erano meno esplicite.

Questo perché l’Italia, con la sua struttura fragile, non aveva le risorse per diventare una grande

potenza economica.

L’economia del secondo dopoguerra, vede comunque l’Italia passare da Paese povero a Paese ricco,

e diventare parte di un blocco economico avanzato.

L’ingresso nella NATO, ebbe due conseguenze radicali:l’alleanza mise subito in evidenza la

posizione dominante del membro maggiore, gli USA.

La seconda conseguenza è la rapida trasformazione della NATO, che provoca sul piano strategico-

militare una trasformazione nel modo di concepire e usare fini e mezzi della politica estera

nazionale  il dipendere da un’altra potenza per la difesa, rappresenta un mutamento rivoluzionario,

data la storia dell’Europa moderna, basata su una politica di potenza militare.

Il rapporto con gli USA e la scarsa predisposizione dei governi a far accettare ai cittadini le spese

per la difesa, rendono l’Italia un membro disciplinato dell’alleanza atlantica. L’Italia, comunque, era

rassicurata dal trovarsi “coperta” dall’ombrello nucleare americano, e dalla circostanza che la più

importante base navale nel Mediterraneo della superpotenza, fosse della NATO, e avesse la sua base

a Napoli.

D’altra parte, l’Italia dovette far accettare agli USA il maggior partito comunista occidentale, la

partecipazione al governo dei socialisti e l’avvicinamento all’area governativa degli stessi

comunisti.

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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e delle relazioni internazionali
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