Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Il funzionalismo.

La reazione a Wundt e allo strutturalismo in America è rappresentata dal funzionalismo. Non si

tratta di una vera e propria scuola psicologica ma di un orientamento psicologico che si sviluppa in

concomitanza alla fondazione della scuola di Chicago. Il suo massimo rappresentante è

considerato James con la sua opera Principi di psicologia del 1890. È opportuno notare come il

termine funzionalismo è stato dato a questa corrente da Titchener per indicare un orientamento

opposto al suo. Il funzionalismo si poneva l’obiettivo di indagare le funzioni della coscienza che

guidano i processi psichici dell’individuo permettendogli di adattarsi all’ambiente. I processi mentali

permettono si evolvono e permettono l’adattamento dell’individuo all’ambiente. Si noti qui

l’influenza dell’evoluzionismo Darwiniano. Le funzioni mentali potevano essere individuate

attraverso l’uso di strumenti standardizzati (test psicologici).

Il funzionalismo introduce nuovi temi come la critica al concetto di coscienza dello strutturalismo,

questa infatti non è la semplice somma di elementi sensoriali, ma è un’unità globale, vista come un

flusso continuo e di conseguenza non può essere colta attraverso il metodo introspettivo.

Il funzionalismo si occupa dello studio delle funzioni della coscienza anche a livello ontogenetico

infatti ha posto le basi allo sviluppo della psicologia evolutiva. I maggiori esponenti sono stati Hall e

Baldwin (ripreso da Piaget) che sosteneva che lo sviluppo cognitivo del bambino deriva dalle

reazioni circolari cioè dalla ripetizione di schemi di azioni per puro piacere di ripeterli che andavano

integrati per assimilazione, accomodamento e opposizione.

Il funzionalismo era una psicologia pragmatica cioè doveva trovare un’applicazione nella vita reale

(lo strutturalismo era invece speculativo).

Due concetti di James sono importanti: la teoria del sé suddiviso in tre parti (il sé materiale cioè il

corpo e i suoi prolungamenti, il sé sociale (come mi vedono gli altri) e il sé spirituale (il proprio

essere interiore). La teoria delle emozioni secondo la quale James capovolge l’idea comune che la

percezione di uno stimolo precede l’emozione che è accompagnata da manifestazioni a livello

somatico. Secondo James la manifestazione somatica precede l’emozione che solo

successivamente è riconosciuta a livello cognitivo. L’emozione è la presa di consapevolezza delle

reazioni viscerali e ghiandolari alterate dalla percezione.

La psicologia della Gestalt o psicologia della forma.

In Germania agli inizi del 900 si sviluppa una nuova scuola psicologica di cui i maggiori

rappresentanti furono Wertheimer, Koffka e Kohler. La data ufficiale di nascita di questa scuola è il

1912 quando Wertheimer pubblicò i suoi lavori su un particolare tipo di movimento apparente detto

stroboscopico. Si presentavano al soggetto due oggetti e si facevano scorrere velocemente, ciò

che il soggetto percepiva era un solo oggetto che si muoveva, pur essendo due gli oggetti. Questa

forma di percezione era definita illusoria. Wertheimer chiamò questo fenomeno, fenomeno fhi, è

affermo che il movimento è un evento percettivo reale, la coscienza percepisce il tutto globale e

non le singole parti del tutto. Il tutto è superiore alle parti (critica a qualsiasi forma di elementismo).

Questa scuola afferma che il processo percettivo del soggetto mira a cogliere delle gestalt cioè

delle forme unitarie. Queste forme unitarie non sono colte secondo un processo di sintesi delle

sensazioni ma sono immediate alla coscienza perché nell’individuo sono presenti fattori autoctoni

di organizzazioni innati che organizzano l’esperienza percettiva. Queste leggi sono circa sette e

sono state individuate da W. Si tratta della vicinanza (cerco di formare figure mettendo insieme gli

elementi vicini), somiglianza (formo figure mettendo insieme elementi simili), buona continuazione

e destino comune (metto insieme elementi che sembrano muoversi nella stessa direzione),

pregnanza (ricavo delle figure che sono le migliori possibili), chiusura (cerco di riempire gli spazi

vuoti di figure) ed esperienza passata (elementi che in passato sono stati associati tendo a

riassociarli). Il mondo percepito è fenomenicamente oggettivo ma geneticamente soggettivo (non è

esattamente il mondo reale).

Il campo percettivo presenta le stesse caratteristiche di un campo fisico quindi per descriverlo

userò gli stessi termini che uso per descrivere il campo fisico, nel quale agiscono forze di coesione

o di freno che ne modificano l’equilibrio.

La scuola della gestalt afferma l’isomorfismo tra la struttura cerebrale e il mondo fenomenico.

Gli studi sul sistema percettivo saranno ampliati per quanto riguarda lo studio dell’apprendimento

Kohler aveva fatto degli esperimenti sugli scimpanzè e dimostrò che l’apprendimento non è un

processo graduale che avviene per tentativi ma si tratta di un atto di intelligenza che ovviamente lo

studio in ambiente controllato come il laboratorio non aveva potuto dimostrare. Questo atto di

intelligenza si chiama insight (intuizione) e consiste nel ristrutturare il proprio campo percettivo

cogliendo in modo diverso le relazioni e le funzioni degli oggetti inseriti nel proprio campo per

risolvere i problemi.

Lewin riprese il concetto di campo e lo usò nei suoi studi di psicologia sociale. La teoria del campo

sostiene che la percezione del mondo varia in funzione al soggetto (la passeggiata in un bosco è

percepita in modo diverso se il soggetto è un amatore della natura o un cacciatore). Nel campo di

vita di un soggetto i suoi comportamenti sono influenzati dalla relazione con gli altri e con il

contesto e il gruppo sociale è qualcosa in più dei singoli componenti.

La scuola della Gestalt avrà un arresto in Germania a causa delle leggi razziali che costringeranno

gli studiosi alla fuga negli Usa ma qui questi si dovranno scontrare con la scuola

comportamentista.

Solo nel 78 si ha una rinascita della gestalt perché ripresa del cognitivismo.

Prima di parlare dell’altra grande scuola psicologica che dominerà la psicologia americana.

Dobbiamo soffermarci sulla scuola riflessologica che l’ha influenzata profondamente.

Due sono le scuole psicologiche sovietiche. La scuola riflessologica e la scuola storico culturale.

La scuola riflessologica prende questo nome perché riduce tutta la vita psichica a dei semplici

riflessi cioè a risposte automatica del soggetto, senza l’intervento del pensiero, alla stimolazione di

recettori sensoriali. Si riprende il concetto di arco riflesso di Whytt. I maggiori esponenti furono:

Secenov (tutti i comportamenti degli uomini sono semplici riflessi, che interessano il sistema

nervoso centrale se complessi e quello periferico se più semplici), Bechterev (anche i

comportamenti più complessi sono semplici riflessi motori), Pavlov che è stato il maggiore

esponente concentrandosi sullo studio dei riflessi vegetativi. Il suo obiettivo era fondare una

psicologia obiettiva in grado di spiegare i fenomeni mentali e comportamentali di uomini e animali.

Il comportamento degli animali e uomini dipende dai riflessi questi possono essere incondizionati

(cioè risposte istintuali e innate. Es: il cane vede il cibo e inizia a salivare, in questo caso il cibo è

uno stimolo incondizionato che porta a una risposta incondizionata appunto istintuale), i riflesso

diventa condizionato e quindi appreso quando a uno stimolo incondizionato si associa uno stimolo

(che preso da solo è neutro) condizionato provocando una risposta condizionata. (es: faccio

suonare un campanello (stimolo condizionato) e presento il cibo al cane che inizia a salivare,

successivamente al solo suono del campanello il cane inizierà a salivare, avrò una risposta

condizionata). Questo meccanismo di apprendimento è definito da Pavlov condizionamento

classico. L’apprendimento del soggetto è passivo, in quanto è una semplice sequenza di stimoli e

risposte che permettono al soggetto di adattarsi meglio all’ambiente.

Il comportamentismo

ha ampliato il condizionamento pavloviano applicandolo agli uomini. Il comportamentismo

capovolge l’oggetto d’indagine della psicologia. Non più lo studio delle funzione per comprendere

la psiche ma lo studio del comportamento osservabile del soggetto (non studio l’emozione ma i

comportamenti emotivi p.e.), la psiche è definita come la scatola nera e quindi impenetrabile.

Si è soliti datare la nascita del comportamentismo nel 1913 con la pubblicazione da parte del

Watson del manifesto, la psicologia come la vede il comportamentista. L’obiettivo era quello di

formare una psicologia obiettiva che entrasse nel novero delle scienze biologiche in grado di

conoscere e spiegare il comportamento umano tanto da prevederlo e controllarlo. Inizia la prima

fase del comportamentismo (1913-1930).

Watson si era formato nella scuola di Chicago quindi è stato influenzato dal funzionalismo per poi

distaccarsene. Del funzionalismo riprese la concezione evoluzionistica darwiniana secondo la

quale non è vi è differenza tra uomini e animali per cui studiare l’animale in laboratorio è semplice,

poco costoso e non ci sono limiti etici. Con lo studio della psicologia animale si sarebbe dovuto

osservare il comportamento era questo il vero oggetto di studio della psicologia perché manifesto

cioè direttamente osservabile. Watson dimostrò questa sua tesi con l’esperimento del ratto in un

labirinto, secondo il quale si dimostrava che il ratto impara ad uscire dal labirinto non perché ha

appreso delle nozioni ma perché conserva una memoria cinestetica.

La psicologia animale ha quindi avuto le sue influenze sul comportamentismo, in particolare questo

si chiede come si apprende il comportamento, per poi estendere i dati dagli animali agli uomini. A

tale proposito Thordike, grazie ai suoi esperimenti sulle gabbie problema e i labirinti a t, afferma

che l’apprendimento è graduale e avviene per prove ed errori, in particolare secondo la legge

dell’effetto le azioni casuali seguite da un premio o da una riduzione dello stato di bisogno tendono

a essere ripetute e secondo la legge dell’esercizio l’apprendimento migliora con la ripetizione delle

prove e non è un illuminazione (insight).

Ovviamente cambiando l’oggetto di studio della psicologia anche il metodo deve essere diverso,

Watson critica il metodo introspettivo dominante per due ragioni: identificazione del soggetto con

l’oggetto osservato, e ciò che si riferisce con l’introspezione è soggettivo e quindi non condivisibile

con gli altri. Il metodo da usare è sperimentale (osservare la variazione del comportamento al

variare degli stimoli ambientali).

Watson: definisce il comportamento è la somma di reazioni muscolari semplici a stimoli. Questa

reazione è del tutto automatica non c’è l’intervento della coscienza, l’intervento della coscienza è

solo illusorio per questo non vale la pena studiarla. Comincia ad avere importanza il

condizionamento classico Pavloviano. Nell’organismo vi sono risposte incondizionate che

dipendono da stimoli incondizionati presenti nell’ambiente. Quindi esistono anche stimoli

condizionati che associati a stimoli incondizionati saranno in grado di provocare la stessa risposta

che da incondizionata diventa condizionata. Si desume che il comportamento umano è frutto di

una serie di condizionamenti. Inizia a studiare l’apprendimento e dimostra che anche le emozioni

sono frutto di condizionamenti. Esistono emozioni elementari come la paura, l’amore e la rabbia

che combinandosi fra loro formano le altre. L’esempio è del piccolo Albert cui viene indotta

l’emozione della paura del topo attraverso il condizionamento e apprende questa emozione.

Questo esperimento porta Watson anche a un’altra importante conclusione sulle nevrosi, che non

sono innate ma apprese attraverso il processo di condizionamento. Anche le abitudini sono

apprese per condizionamento come il linguaggio (associo la parola all’oggetto, poi con la sola

parola evoco l’oggetto prima solo con il suono, poi sottovoce e infine solo con il pensiero,

quest’ultimo non ha rilevanza in sé).

Nel 1925 affermerà che il bambino non ha doti innate ma le apprende attraverso l’esperienza per

cui il comportamento umano può essere plasmato, previsto e controllato secondo gli stimoli cui è

sottoposto. Sosteneva una forma di egualitarismo umano: datemi 12 bambini e ne farò dottori,

magistrati .

Nel 1930 fino al 1950 inizia la seconda fase del comportamentismo chiamata

neocomportamentismo.

Esponenti: Tolman – Skinner e Hull.

Tolman si distacca dal comportamentismo watsoniano tanto che alcuni l’hanno considerato un

precursore del cognitivismo.

In particolare non accetta la definizione di Watson sul comportamento come molecolare cioè

semplice somma di risposte muscolari perché cadremmo nella fisiologia e non c’è nulla di

psicologico. Il comportamento va inteso come qualcosa di molare cioè esso rivela cognizioni e

intenzionalità, cioè è guidato da uno scopo. Vi sono quindi delle variabili intervenienti (le proprietà

che il soggetto attribuisce all’oggetto e le connessioni di scopo) che operano tra lo stimolo e la

risposta. Ciò permettono al soggetto di rispondere in modo diverso agli stimoli a seconda dei valori

dei parametri interni.

Ciò permette a Tolman di concludere che l’apprendimento avviene anche senza un rinforzo.

(apprendimento latente) e permette di costruire delle mappe mentali/cognitive che guideranno il

comportamento verso uno scopo. Le mappe mentali sono bussole che permettono di incamerare

esperienza, prevedere la conseguenza delle azioni, creare collegamenti e selezionare i

comportamenti da assumere in situazioni nuove.

Hull recupera il modello molecolare di Watson ( cioè il comportamento è scomponibile in stimoli e

risposte semplici) ma sostiene che affinchè si crei questa associazione tra stimolo e risposta è

necessaria una pulsione fisiologica interna al soggetto che gli dia la spinta per esplorare

l’ambiente.

Skinner si pose l’obiettivo di osservare i comportamenti in relazione a un rinforzo cioè quando una

risposta era seguita da una ricompensa. Secondo lui in questo modo si poteva spiegare ogni forma

di apprendimento anche quello linguistico. Facendo degli esperimenti con ratti e piccioni posti in

una gabbia (chiamata skinner box) si rendeva conto che la risposta dell’animale seguita da una

ricompensa si ripresentava con più frequenza. L’apprendimento avveniva quindi per una forma di

condizionamento operante dove il soggetto che opera sull’ambiente ha un ruolo attivo facendo

precedere la risposta allo stimolo. Invece il condizionamento classico faceva seguire la risposta

allo stimolo. Questo paradigma permetteva di spiegare i comportamenti complessi perché un

rinforzo può essere applicato a qualsiasi risposta invece il paradigma classico si basava su

reazioni incondizionate che nell’uomo sono poche.

Skinner voleva scoprire quali sono i rinforzi che agiscono sul comportamento dell’individuo di

conseguenza si affermava una certa manipolabilità del comportamento umano.

La terza fase del comportamentismo ha inizio negli anni 50 e si conclude negli anni 80, ed è

caratterizzata da una nuova corrente quella personalogica.

I comportamentisti affermano che nella determinazione del comportamento degli individui è

fondamentale la componente sociale. Quindi i comportamentisti dell’ultimo periodo studiano

l’apprendimento sociale.

I primi esponenti furono Miller e Dollard che sostenevano che il bambino apprende per imitazione

quando cioè ha avuto un rinforzo nella sua risposta imitativa ma su quando sia stata appresa

questa risposta non è definito.

Il primo teorico dell’apprendimento sociale è stato Rotter e due sono i suoi concetti fondamentali il

comportamento potenziale e il locus of control. Rotter dice di soffermarsi sullo studio del

comportamento potenziale dell’individuo cioè sul comportamento probabile in determinate

circostanze, la probabilità di un comportamento dipende dalle aspettative e dal rinforzo. I

comportamenti tendono tutti alla soddisfazione di bisogni psicologici (status, indipendenza,

dominanza, protezione, affetto e conforto fisico).

Rotter afferma che gli individui sono portati ad attribuire gli esiti positivi o negativi del loro

comportamento o a cause interne (locus interno) o a fattori esterni (locus esterno). Un equilibrio tra

queste due tendenze garantisce l’adattamento.

Mischels mette l’accento sulla varietà di comportamenti tra individui e nello stesso individuo in

situazioni diverse se la situazione è uguale il soggetto presenta delle regolarità di comportamento

(firme di personalità).

Bandura si discosta dal pensiero dominante dell’epoca secondo il quale l’apprendimento avviene

solo in modo diretto ma esso può avvenire semplicemente osservando i comportamenti degli altri.

Questo tipo di apprendimento è definito modellamento secondo il quale un soggetto apprende un

nuovo comportamento semplicemente osservando il comportamento di un altro soggetto che funge

da modello. Vediamo quindi come l’ambiente sia fondamentale per Bandura non solo perché

influenza il soggetto ma perché quest’ultimo a sua volta lo influenza. Bandura dimostra ciò con

l’esperimento di Bobo doll. L’apprendimento osservativo di Bandura avviene in tre fasi: l’attenzione

verso il modello con cui si cerca di indentificarsi (forte relazione affettiva) , memorizzazione del

comportamento dell’altro, e la riproduzione al momento opportuno.

Il soggetto apprende anche ad autoregolarsi per auto-osservazione, giudizio e auto risposta.

La psicoanalisi.

La psicoanalisi è una scuola psicologica fondata da Freud (medico e psicoanalista austriaco). Ha

dei presupposti culturali (l’ambiente culturale della Vienna di fine 800 interessata a temi bizzarri

come la follia), filosofici (positivismo e romanticismo) e scientifici (Darwin e la società fisica di

Berlino) e medici in particolare la psichiatria tedesca (Meynert si occupa dello studio del snc e

riprende Herbart per l’importanza dei meccanismi inconsci nella determinazione dei processi

psichici) e francese (collaborazione con Charcot per lo studio dell’isteria cioè la perdita

temporanea di funzioni cognitive o motorie in seguito a esperienze traumatiche come disturbo del

sistema nervoso scatenato da un trauma). Collaborò insieme al medico Breuer per lo studio e cura

dell’isteria del particolare caso di Anna O (Bertha Pappenheim) che si ammalò a 20 presentando

sintomi gravi. Il primo metodo usato era quello dell’ipnosi successivamente Freud usò un nuovo

metodo definito catartico il cui scopo era riportare la mente del paziente, sotto ipnosi, allo stato in

cui si trovava quando i sintomi sono comparsi per la prima volta (all’evento principale, causa).

Questo perché si riteneva che i sintomi erano legati a un’esperienza traumatica e rievocarli dal

passato, ricordando i sentimenti provati in quel momento permetteva di alleviare i sintomi.

Freud si distaccò da Breuer per i limiti del metodo ipnotico: applicabile solo a soggetti che

potevano essere sottoposti a ipnosi e poi perché i sintomi ricomparivano dopo il trattamento

(Breuer sosteneva che ciò dipendeva da una patologia del sistema nervoso invece Freud

sosteneva che si trattasse di un meccanismo di difesa, cioè i ricordi sono dimenticati non per un

difetto del sistema nervoso ma perché sono attivamente allontanati dalla coscienza attraverso un

meccanismo difensivo che evita la sofferenza. Questo meccanismo difensivo si chiama rimozione.

In particolare sono rimossi i ricordi dolorosi e in relazione con aspetti della vita sessuale). Freud

elabora un nuovo modello terapeutico, la tecnica psicoanalitica per eccellenza si tratta della

suggestione del medico sul paziente (pressione sulla fronte) durante la quale il soggetto deve

comunicare le associazioni libere (flusso di pensieri libero) che dopo un’attenta interpretazione dal

parte del terapeuta avrebbero portato il trauma alla luce. (Modello trauma effetto 1892-1897)

Modello del desiderio (1897-1905) trova il suo fulcro nel sogno. I sintomi sono provocati anche da

desideri inespressi. Si rese conto che nell’analisi i ricordi erano distorti da desideri e fantasie per

questo è importante l’interpretazione del sogno (dove i desideri si mescolano ai resti diurni). Altro

metodo di ricerca sono i lapsus e gli atti mancati con i quali si poteva accedere ai contenuti rimossi

dalla coscienza perché portatori di conflitto. Oggetto della psicoanalisi è l’esperienza inconscia,

questa non ha solo un valore descrittivo (prodotti della psiche che non raggiungono la coscienza)

ma anche topico come luogo della mente.

Modello topografico: Freud costruisce una sorta di geografia della mente con tre regioni confinanti

ma i cui contenuti non possono passare facilmente da una regione a un’altra. 1) inconscio sede dei

ricordi, desideri, impulsi dimenticati ed è governato dalla legge del principio di contraddizione. 2)

preconscio stato neutrale che fa da filtro dei contenuti. 3) coscienza i cui contenuto sono

immediatamente accessibili governata dai principi di logica aristotelica. Tra queste tre regioni vi

sono relazioni di conflitto. Il trauma si verifica quando c’è una rottura dei confini tra inconscio e

coscienza. Questa è sopraffatta da impulsi che spingono a realizzare i desideri inconsci. La forza

di questi impulsi è di natura sessuale.

Modello pulsionale (1905-1922) la vita psichica deriva da impulsi biologici che sono di origine

sessuale che è estesa a tutte le situazioni che producono piacere e ha origine nell’infanzia. Le

pulsioni si concentrano su determinate zone erogene (fase orale ricerca del cibo, fase anale e fase

fallica che conduce al complesso edipico (4-5anni) caratterizzato da emozioni forti di amore verso

il genitore del sesso opposto e aggressive verso quello dello stesso sesso. Dall’angoscia di

castrazione si risolve con l’identità dei valori del soggetto di sesso uguale. Segue una fase di

latenza per poi passare una fase di formazione del super ego dove si assiste all’accantonamento

provvisorio delle pulsioni sessuali. All’interno dell’individuo si creano difese che bloccano le

pulsioni e da questo conflitto nascono le nevrosi nel caso di fallimento delle difese nel caso di

equilibrio si determinano i tratti della personalità.

Ampliando la teoria con l’ipotesi su pulsioni di morte origine di un’aggressività primaria che come la

sessualità ha origine biologica innata. Il conflitto può portare alla morte.

Modello strutturale (1920-1939) struttura della mente in Es ( inconscio serbatoio delle pulsioni), Io

(coscienza insieme di funzioni che garantiscono la sopravvivenza dell’individuo nell’ambiente) e il

Super io (aspirazioni e regole morali).

Nel 1910 fu fondata la scuola psicoanalitica internazionale tra i continuatori ortodossi (Anna Freud-

psicologia dell’io, Melanie Klein e Winnicott), tra gli innovatori (Reich e Lacan) e coloro che se ne

distaccano( Jung fonda la psicologia analitica e Adler fonda la psicodinamica).

Scuola storico-culturale.

Influenze: materialismo storico, il marxismo e la rivoluzione bolscevica del 1917.

Il massimo rappresentante è Vygotskiy che nel 1924 dirige l’istituto di psicologia di Mosca.

Sosteneva che i processi psichici superiori come la volontà di azione e l’attenzione possono

essere spiegati non solo in termini meccanicistici. In particolare lo dimostra il suo studio di bambini

con handicap che se supportati da strumenti adeguati potevano apprendere. Questa si scontrava

con la visione del determinismo biologico (l’intelligenza innata) e sosteneva l’importanza

dell’ambiente nello sviluppo del bambino. Questa tesi sarà confermata dalla ricerca in Uzbechistan

condotta da Lurija e Koffka che arriveranno a due conclusioni contrastanti. Il primo sostiene

l’importanza dell’ambiente socio-culturale per lo sviluppo cognitivo, il secondo invece sostiene che

non ci sia dipendenza.

Le opere fondamentali di V. son:

- La coscienza come problema della psicologia del comportamento considerata il manifesto

della scuola storico culturale. In particolare criticò la scuola riflessologica in quanto

riduzionista (tutti i processi psichici sono ridotti a semplici processi fisiologici del sistema

nervoso) e limitata agli esperimenti sugli animali condotti in laboratorio assumendo una

posizione dualistica (da un lato i processi psichici inferiori studiabili e dall’altro quelli

superiori inaccessibili). V. sosteneva contrariamente alla scuola riflessologica che i processi

psichici superiori (la coscienza) potevano essere studiati in modo oggettivo cioè attraverso

lo studio sperimentale delle risposte verbali dei soggetti (chiave d’accesso alla coscienza).

In particolare nei processi psichici superiori tra lo stimolo e la risposta si trova uno stimolo-

mezzo, uno strumento che guida il comportamento umano (non si tratta solo di strumenti

esterni ma anche strumenti acquisiti dall’ambiente sociale e interiorizzati). P.es. il

linguaggio che all’inizio, nel rapporto madre bambino, è una forma di comunicazione

interpersonale esterna, e negli anni diventa una forma di comunicazione interna che

l’individuo usa come stimolo mezzo per svolgere le proprie funzioni psichiche superiori.

- Pensiero e linguaggio del 1934. Analizza il significato e il senso ovvero il significato

condiviso e il senso individuale e la formazione dei concetti: la parola inizialmente

identifica un oggetto ben determinato e solo successivamente si passa a un significato

generale. Entra in polemica con Piaget. Vygotskij sostiene che il bambino fin dall’inizio

possiede un linguaggio sociale che gli permette di relazionarsi con l’ambiente esterno

rivestendo una funzione adattiva. Piano piano da questa relazione esterna si passa a un

linguaggio interno intrapsichico. Anche il significato e il senso delle parole assumono un

peso diverso. Nel primo caso prevale il significato delle parole e la corretta costruzione

delle frasi, nell’altro prevale il senso individuale delle parole e dimininusce l’importanza

della corretta costruzione delle frasi. Nella visione di Piaget al contrario il bambino mostra

una forma di linguaggio egocentrico, autistico chiuso verso l’esterno per poi passare a una

graduale acquisizione degli strumenti linguistici verbali che gli permetteranno di entrare in

relazione con gli altri.

- V. si occupa dello studio su maturazione e apprendimento del bambino. Essa avviene su

tre livelli: Culturale (i bambini nel costruire le conoscenze utilizzano le acquisizioni delle

generazioni precedenti). Interpersonale (cooperazione con gli altri. Il bambino conosce i

modi di risolvere i problemi nelle interazioni sociali e poi li interiorizza). Individuale (per

valutare il livello di sviluppo di un bambino bisogna tenere conto non solo delle abilità

possedute ma anche l’area di sviluppo prossimo cioè quelle aree che si svilupperanno in

seguito nel bambino e che possono essere anticipate o rafforzate dagli strumenti cognitivi

che amplificano le possibilità di apprendimento. (pes. Interni: il linguaggio, esterni: il pc o un

libro).

Nel 1936 Stalin condanna la scuola vygotskiana ripresa solo nel ’53 dall’allievo Leont’ev che

sviluppo la teoria dell’attività: ogni attività umana è un insieme di azioni, ma un’azione può

appartenere a più attività. Negli animali, l’attività sono azioni finalizzate alla soddisfazione della

motivazione per cui quest’ultima e oggetto dell’attività sono connesse (rincorro una preda per

mangiarla). Nell’uomo invece i membri di un gruppo svolgono ognuno una determinata azione

che da sola non comporta il raggiungimento diretto dell’oggetto, per cui senso e significato

dell’azione non coincidono e la separazione sarà ancora più netta con l’avanzare della società

moderna.

Negli Usa, Bruner sviluppa la psicologia culturale (scuola e ambiente fondamentali per lo

sviluppo cognitivo).

In Nuova Zelanda Harrè fonda una psicologia discorsiva dove la comunicazione è studiata

nelle condizioni concrete.

Epistemologia genetica e Piaget.

Piaget fonda nel 1955 l’epistemologia genetica il cui oggetto di studio è capire come si

costruiscono le strutture dei processi cognitivi sulla base dell’ontogenesi cioè sullo sviluppo

cognitivo dell’individuo. Cercando di rispondere alle domande: come si comprende un

concetto? Come si passa da conoscenze meno a quelle più evolute?

Lo sviluppo dell’intelligenza e quindi della conoscenza è una continua ricerca di equilibrio

nell’adattamento dell’individuo all’ambiente (più mi relaziono con l’ambiente più cresce la mia

intelligenza) attraverso un meccanismo di assimilazione (i dati dell’esperienza sono incorporati

in nuovi schemi) e accomodamento (modifico i miei schemi di pensiero perché acquisisco

nuovi dati).Ripreso dal cognitivismo.

Lo sviluppo cognitivo segue quattro stadi. Lo stadio è quel periodo della vita che si distingue

per caratteristiche psicologiche e qualitative ben precise. Queste caratteristiche sono uguali

anche in culture diverse e sono ordinati secondo una struttura gerarchica anche se sono

permesse décalages.

1) Stadio senso motorio (0-2anni) il bambino riesce a combinare in modo nuovo gli schemi

innati e acquisiti usando delle reazioni circolari primarie. Il bambino usa i sensi e le abilità

motorie per esplorare l’ambiente. Si passa dai semplici riflessi (primo mese) per cui il corpo

e l’ambiente non sono entità distinte alla comprensione di schemi di azione più complessi e

compare una capacità rappresentativa (l’oggetto permane anche se non percepito

direttamente).

2) Stadio preoperatorio (2- 6/7 anni): sviluppo delle operazioni simboliche (gioco simbolico),

pensiero prelogico e un superamento dell’egocentrismo radicale verso uno intellettuale (il

punto di vista degli altri è uguale al proprio). Irreversibilità delle operazioni.

3) Operatorio concreto (6/7 – 11/12 anni): operazioni di pensiero legate allo sviluppo di attività

logico-matematiche. Si acquisisce il concetto di reversibilità e la capacità della

conservazione delle quantità (volumi, liquidi, numeri) anche se ci sono variazioni di forme.

4) Operatorio formale (12 anni): il bambino sviluppa il ragionamento ipotetico-deduttivo.

I successori di Piaget si sono distaccati dalle sue visioni in quanto accusato di trattare un bambino

astratto.

Il metodo usato da Piaget è il colloquio clinico cioè fare domande per risolvere un compito più

l’osservazione del comportamento.

La psicologia cognitiva.

La psicologia cognitivista emerge come teoria rilevante a partire dagli anni ’60 – ’70 del ‘900 in

ambito accademico e negli Stati Uniti.

È un movimento di reazione verso il riduzionismo comportamentista, ma ne prende spunto

soprattutto riguardo l’uso della metodologia caratterizzata dal rigore sperimentale in laboratorio e

dal rifiuto all’introspezione. Il comportamentismo studio lo stimolo –risposta mentre considera una

black box la mente. Il cognitivismo studia proprio la scatola nera che sta in mezzo tra lo stimolo e

la risposta, chiamata anche psicologia S-O-R infatti si interessa proprio dell’organismo cioè i

processi mentali come il linguaggio o la memoria che fungono da mediatori cognitivi.

Non esiste un vero e proprio modello cognitivista come per la altre grandi scuole che renda questo

movimento univoca e dia un’unica chiave di lettura all’interpretazione della soggettività. Infatti

l’interesse per i processi della mente coinvolge intellettuali non sempre di matrice psicologica e

diverse sono le discipline e i concetti che prende in prestito da quest’ultime (p.es. la filosofia, la

linguistica, la scienza dei computer, l’antropologia, la biologia e la neurofisiologia).

La psicologia cognitivista è mentalista, dove la mente è un sistema complesso di regole, che esiste

al di là dei fattori biologici, sociali, culturali, emotivi che definiscono una persona. I cognitivisti non

sono infatti interessati allo studio della personalità. Presenta delle connotazioni innatiste.

La funzione principale della mente è la memoria (si ricordino comportamentisti/apprendimento,

gestaltisti/percezione cognitivisti/memoria), intesa come il nostro continuo processo interiore di

codifica delle informazioni, immagazzinamento e recupero dei dati; sulla base dei quali dati si

sviluppa la nostra matematica mentale (problem solving) in buona parte al di fuori della coscienza.

La memoria è suddivisa in tre stadi: sensoriale (che dura da ½ sec.) che è quella che abbiamo

immediatamente allo stimolo, a breve termine (20 sec.) o worging memory e a lungo termine dove

sono immagazzinate per tutta la vita le nostre informazioni.

Il cognitivismo concepisce la mente come un calcolatore simile a un computer nelle mani di un

contabile. È un sistema complesso che utilizza algoritmi logici per interpretare l’input sensoriale

che di per sé è semplice, è poi la mente a renderlo complesso.

Il cognitivismo si nutre delle teorie dell’informazione e della cibernetica riprendendo il concetto di

feedback (flusso-alimentazione, indietro) o di retroazione. La nostra macchina pensante è

continuamente alimentata all’indietro da quello che succede fuori e si modifica. La nostra mente,


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

21

PESO

56.71 KB

AUTORE

Fre15189

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in discipline psicosociali
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fre15189 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Origini e storia della psicologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Uninettuno - Uninettuno o del prof Bagnara Sebastiano.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Origini e storia della psicologia

Origini e storia della psicologia, Esercitazione
Esercitazione
Rapporto tra mente e sistema nervoso
Appunto
Wundt e il Laboratorio a Lipsia
Appunto
Donders e la cronometria mentale
Appunto