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Organizzare eventi culturali

Ideazione, progettazione e gestione strategica del pubblico

Lucio Argano, Alessandro Bollo, Paolo Dalla Sega

INDICE

1. IDEAZIONE DEGLI EVENTI CULTURALI

1.1 Orizzonti

1.2 L’origine dell’evento: il contesto

1.3 Il percorso ideativo: illustrare il contesto

1.4 Drammaturgia degli eventi: testo

1. IDEAZIONE DEGLI EVENTI CULTURALI

1.1 Orizzonti

La parola “evento” comprende un manipolo di significati che è utile ripercorrere in una traccia di

certo ispirata all’etimo ma non di meno all’uso, all’interpretazione corrente nei linguaggi

comunicativi, alle riflessioni sull’esistenza, essenza e consistenza dell’evento nella nostra società.

evènto, s.m., “fatto che si è già verificato o che si può verificare” (av. 1343 G. Bambagiuoli).

Fausto evento lieto

“nascita di un figlio” (1896, “L’illustrazione italiana”: LN XLIX, 1988, 26),

evento Eventuale,

diz.,

“fausto evento” (1908, Panz. s.v. lieto). agg. “che può accadere” (av.

eventualità,

1673, O. Rucellai Ricasoli; la data “XIII sec.” del DEI è prob. un errore), s.f.

Voci è

“l’essere eventuale; evento” (1695, L. Malagotti; secondo Berg. attest. in G. De Luca, av.

1683, dove non è stato possibile rintracciarlo).

eventu(m), evenire eveniènza).

Vc. dotta, lat. da (V.

e-ventum “evenire”),

Evento, cioè (da risultato del venir fuori, conseguenza di un divenire, di un

movimento, di una dinamica, di un mostrarsi, di un’epifania, di un venire alla luce e in luce.

L’evento è la percezione e la comprensione della manifestazione di un qualcosa (l’oggetto) e di

qualcuno attraverso qualcosa (il soggetto). L’evento è il divenire, l’incominciare ad essere dopo un

non essere, l’arrivo ad una presenza, la soddisfazione di un’attesa, l’avvio di una memoria che si

localizza in uno spazio.

Il mondo è fatto di eventi. Wittgenstein Tractatus logico-philosophicus

“Il mondo è tutto ciò che accade” postula nel suo e,

in tal senso, le cose non sono, accadono. Sono eventi.

La principale discriminante fra eventi e cose è che queste ultime perdurano nel tempo lì dove i

primi svaniscono, hanno durata limitata. Il mondo, dunque, è fatto di una rete di eventi

spazialmente e temporalmente limitata. dimensioni ontologiche

Alla luce di quanto detto, paiono evidenti due proprie dell’evento:

tempo spazio.

e

Nel tempo il consumismo, l’innovazione frenetica hanno fatto sì che l’evento divenisse ordinario,

rado e misero, capace perlopiù di distrarre.

Che cosa ha tramutato gli eventi snaturandoli? L’intervento di mutazioni di senso o meramente

quantitative? feste.

Gli antefatti, gli antenati degli eventi sono le Come funzionavano, quale il loro senso?

Il tempo imperfetto lascia presagire una disparità delle feste con il conseguente innesto, che si

vivifica con la concomitanza fra la fine dell’esperienza viva e l’inizio della riflessione nostalgica, di

una naturale e antropologica propensione all’attenzione e all’analisi di quanto non c’è più.

feste arcaiche,

Le rotanti attorno a un sistema magico-rituale, segnavano l’incedere delle attese

cosmiche. Fondamento di socializzazione, la festa manifestava il reale e il simbolico di una

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comunità, suo fine primo era quello di costruire una “comunità del noi”. A caratterizzare la festa vi

era la sussistenza di: esperienza interpersonale, attività espressive a carattere simbolico-rituale e

ludico-cerimoniale, periodicità, eccezionalità, emozionalità, una funzione socio-culturale (Nesti,

1997).

La festa era il tempo del senso.

Allertando il detrimento di una percezione cognitiva, collettiva e sociale del tempo festivo a tutto

vantaggio di un tempo individualista, industrializzato e utilitarista, nonché presagendone la

Rousseau,

secolarizzazione e de-sacralizzazione è nella sua corrispondenza con D’Alemebert

Encyclopédie,

(1759), poi finita nella che tenta di definire l’essenza e le necessità della festa:

“fornite come spettacolo gli stessi spettatori, fateli diventare attori loro stessi […] fate in modo

che ciascuno veda ed ami se stesso negli altri affinché tutti abbiano più forti vincoli di

amicizia” (Valeri, 1979).

Si evince che, in tal accezione e primordiale contesto, la festa fosse manifestazione di miti e

divino

celebrazione di riti, territorio privilegiato per l’agere piuttosto che umano, terreno fertile per

communitas.

la costituzione di

Apparentemente ossimorico in termini concettuali e idealistici, è la presenza del vincolo come

nell’altro)

legame sociale e fondatore di identità (riconoscersi a contraddistinguere la festa arcaica.

fas,

Non è certo un caso, dunque, la nitida assonanza della festa con il l’obbligo sacro,

ius. fas,

trascendente e opposto al civile La festa come come covo di necessità sociale.

Si erge a fondamentale quanto cognitivo, nella definizione di Rousseau, un verbo in apparenza

semplice: “vedere”. In tale accezione la festa diviene la polarizzazione del tutto in cui “possiamo

vedere tutto il mondo e tutti insieme”. La festa è speculare rispetto alla realtà e favorisce il

rovescio in una capacità però inclusiva che genera un movimento complessivo di una

comprensione cosmica. dell’elemento

Chiaro discernimento fra festa arcaica ed evento contemporaneo è l’abolizione

sacrale. Le feste come media cognitivi sono finite, un cinereo sipario si è abbattuto sulla capacità

festiva di affidare senso al tutto cosmico del tutti insieme.

Quel che è andato perduto nell’evento contemporaneo è la percezione di un senso sonoro che

renda plausibile e aggraziato un movimento, pur preservando il movimento stesso e la volontà di

produrlo. In uno scenario certo individualistico e radicalmente tramutato, resta vivido,

nell’antropologia quotidiana, il desiderio (ciò che ormai è davvero lontano) di “fare festa”. È

sufficiente vedere la prassi per captare nella modernità la riaffermazione del bisogno di una

della tradizione”

socialità non mediata, anche in una tendenza all’“invenzione (Hobsbawn,

Ranger, 1987).

In scena tornano “cose remote”, “cose mai viste” in questo tempo e in questo spazio. In questo

solco, si inserisce il congiunto di eventi, feste, fiere che ripercorrono, ri-portando alla luce (e-

venire), tradizioni festive interrotte, celebrazioni religiose, passaggi stagionali.

ritorno alle origini

Si può dunque sostenere che in questo stiano i tratti salienti del festivo nei

moltissimi eventi culturali contemporanei.

Il festivo si pratica oggi nelle incalcolabili feste private (non più di tutti) così come nelle feste/

festival di dimensioni pubbliche, mantenendo salda l’espressione di un bisogno sociale e della

stessa pratica festiva. Possono mantenere, tali eventi, il valore di esperienze cognitive intense, di

nostalgia

massima visibilità su una “totalità di rapporti” tra cose e persone o, almeno, sulla

inconscia, sulla mancanza di tale totalità. Il “festivo come si pratica” oggi è:

“un evento eccezionale che nasce e si dissolve in un tempo rapido, prende forma in taluni

momenti che trasformano un luogo, una città, dandole un profilo di ‘città alla rovescia’,

suscitando allo stesso tempo un clima di entusiasmo, di eccesso legittimato” (Nesti, 1997).

Si fa urgente, arrivati a tal punto, la necessità di un’ulteriore trasformazione, questa volta

“festival”.

terminologica: non più “festa” ma

Festival intesi come contenitori, ambienti di iniziative e manifestazioni per lo più pubbliche

concepite in multiformi linguaggi e generi.

Le feste arcaiche avevano come unica opposizione la naturalità meteorologica, gli eventi attuali

debbono lottare coi titani del fallimento e del successo, dell’attenzione o disattenzione, delle

presenze o assenze (di pubblico, visitatori, spettatori), di qualità estetiche o cognitive.

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Riassumendo. Le feste sono diventate eventi che del festivo tentano di traghettare il massimo

dell’esperienza cognitiva della realtà. Gli eventi, dunque, si assumono il carico di senso e valori di

cui un tempo erano portatrici le feste, cioè a dire, ci fanno vedere, capire, esperire qualcosa di più

attraverso la costruzione di opere, immagini e attese per l’immaginario collettivo.

I nuovi eventi non sono funzionali alla costruzione della società ma svolgono un ruolo essenziale

nell’offrire una risposta ai bisogni sociali delineando un paradigma comune ma frammentato e

condiviso, qui e ora, dalle comunità che lo vivono e lo praticano. fas

Passare dalla festa all’evento vuol dire catapultarsi dal vincolo del che lega i partecipanti,

all’opzionalità che può interessare o affascinare i pubblici, effettuare un salto dalla polarità rito-

community.

communitas

comunità a quella società-evento, significa passare da a

C’è un senso sociale della cultura e, dunque, degli eventi che prende sostanza dalla prassi, dalla

volontà, energia e passione che spingono a fare e agire nella società della cultura. C’è poi un altro

senso sociale della cultura (e, ancora, degli eventi) più propriamente ontologico dal momento che

ogni riflessione in merito è una riflessione impregnata di realtà.

L’evento nasce dalla società e alla società arriva comunicando. L’evento fa comunicazione,

genera relazioni. Questo produce un progetto di comunicazione della cultura che proclama:

un’espressione, una manifestazione, una presentazione/rappresentazione di una cultura di e per

• una società;

la messa in sostanza e forma di questa cultura grazie a un senso di relazionalità, di gruppo/

• comunità;

un’interpretazione di questa esperienza in termini di comunicazione.

L’evento è relazione, cioè comunicazione. medium sociale,

La cultura è società, cioè comunicazione. L’evento va inteso come un come un

medium di comunicazione. Questo rappresenta un testo, una “testata” al pari degli ulteriori media

tradizionali.

Tutto ciò va programmato, va concepito e organizzato, va comunicato.

È l’organizzazione, allora, cioè un’opera di mediazione culturale ad ampio raggio, la vera

creatività degli eventi. Una creatività spesso collettiva, frutto di un lavoro di squadra che a sua

volta presuppone mediazioni interne.

1.2 L’origine dell’evento: il contesto

Interrogarsi sul come si fa un evento equivale a identificare il punto di partenza per la

concretizzazione di un’idea prima, di evento poi.

Si parte dalla terra. genius loci, genius loci

Il senso della terra è catturato nel suo nello spirito del luogo. Il è

fossilizzato e si manifesta nel patrimonio culturale del luogo inteso come bene valoriale da

preservare e tramandare, da divulgare con giudizio.

genius loci

Il reca con sé le storie, le memorie, le tradizioni e, non ultimo, il presente della terra: le

ragioni culturali, le politiche, le strategie economico-sociali.

Lo scavo nelle fonti è una “r

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher letteralMENTE30 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Ideazione e gestione degli eventi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Dalla Sega Paolo.
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