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Ideazione degli eventi

Paolo Dalla Sega

6 CFU

PRIMA PARTE DEL CORSO

INTRODUZIONE AGLI EVENTI. ORIZZONTI E CONVERSAZIONI: “QUALI EVENTI” OGGI

teatro?

Che cos’è il Uno spazio vuoto, una persona (basta una) che lo attraversa e un’altra (basta

una) che lo vede attraversare. In questa definizione essenziale abbiamo spazio, tempo, azione,

performance

rappresentazione. Senza spettatore non c’è rappresentazione. La ha a che fare con

l’esperienza, con l’attraversare, lo sperimentare. È una parola che viene dall’inglese, ma al suo

interno ha delle radici che rimandano ad altri concetti interessanti.

evento e-ventum)

Nella sua etimologia (dal latino vuol dire “quello che è venuto alla luce” e un

Friday for Future).

suo bel sinonimo è “manifestazione” (pensiamo al Dove c’è un evento ci sono 3

Sei brevi lezioni di fisica,

elementi collegati: qui, ora, noi (vd. Rovelli). Rovelli ci spiega che il

mondo non è fatto di cose, ma di eventi, cioè di cambiamenti. Se il mondo non fosse fatto di

dinamismo in pratica sarebbe già finito.

festa

La non si celebra più ma al suo posto sono arrivati gli eventi. Questo vuol dire che la nostra

società si è parcellizzata, si è trasformata in una rete di individui abbastanza isolati. Non ci sono

più dei grandi vincoli collettivi. Possiamo comunicare molto facilmente, quindi le nostre comunità

non dipendono più dalla vicinanza fisica perché possiamo comunicare a distanza. Questo mette

in difficoltà la categoria antropologica e arcaica della festa. Il bisogno degli altri corpi vicino ai

nostri però rimane eccome: mai come adesso desideriamo i corpi degli altri. Tutto questo è molto

presente nei grandi festival musicali (es. Coachella).

componente edonistica

Negli eventi ci deve sempre essere una di gioia e di allegria. La

componente di felicità è propria della festa. La festa non c’è più in un certo senso, secondo quelle

categorie arcaiche di rito; però c’è qualcosa che esprime il nostro bisogno, la nostra nostalgia

festiva (e si nota spesso nella scena musicale appunto). Festa vuol dire azione perché è un rito,

un’azione condivisa, così come il mito è un racconto che magari noi perpetuiamo attraverso un

rito o un rituale (es. la Santa Messa è un’azione che perpetua un racconto condiviso).

Jean-Jacques Rousseau nell’Encyclopédie (1759) scriveva:

Fornite come spettacolo gli stessi spettatori, fateli diventare attori loro stessi, fate in modo che

veda e ami se stesso negli altri vincoli amicizia.

ciascuno affinché tutti abbiano forti di

Siamo in pieno Illuminismo e Rousseau inizia a preoccuparsi della piega che sta prendendo la

del lavoro,

società che non era più comunitaria, che si basava sull’organizzazione sull’industria.

L’industria provocava una diversa concezione del tempo, che non era più tempo ordinario e

tempo straordinario (la festa), ma era tempo di lavoro contro tempo di svago (ovvero la vacanza,

che vuol dire vacuità, vuoto, quindi un tempo definito in negativo e non in positivo). Ecco la

grande differenza. La festa inizia a non esserci più quando la società cambia e diventa

de-ritualizzata,

secolarizzata, personalizzata, individualizzata. Rousseau se ne accorge.

Paradossalmente, quando la festa inizia a non esserci più, qualcuno capisce che cos’è e da una

parte raccomanda di non perderla e dall’altra riesce a categoralizzarla. Concentriamoci sulle

Carnevale.

parole in grassetto nella citazione. Una delle tipiche feste tradizionali era La sua

essenza era il “ribaltamento”, che permetteva di vedere di più, perché potevi vedere anche

visione

dall’altra parte. Quindi Rousseau è il primo a mettere per iscritto che in una festa c’è la e

vedere vuol dire conoscere, accedere a qualcosa che non ho mai visto prima. Noi continuiamo a

inseguire questo mito del “mai visto”. La società del vincolo, la società arcaica era la società del

terzo comandamento per esempio: ricordati di santificare le feste. Nella società arcaica fare festa

era una legge. Oggi non è così, non veniamo puniti se non partecipiamo e la società non ci

Roland Barthes

esclude. diceva che la festa è “un velo dipinto sulla realtà”.

1

Alessandro Falassi,

Su questo concetto c’è un pensiero di uno storico che, fra gli altri, ha scritto

Feste teste tempeste

sul Palio di Siena in (1988). Il senso del titolo è che in Italia c’erano, fino al

Rinascimento inoltrato, molte feste perché c’erano molti poli di potere (“teste”) e una accentuata

rivalità fra di essi (le “tempeste”) che veniva in parte esperita tramite le feste. Siamo pieni di

capolavori artistici perché avevamo tanta committenza. Non a caso, un fenomeno tipicamente

italiano degli ultimi vent’anni è il moltiplicarsi di festival, con ogni città caratterizzata da uno in

particolare (es. Mantova con la letteratura). Siamo in un paese policentrico, anche nelle date.

sacra renovatio temporis,

Attenuata la sua funzione di delegata quella di ricreativo

contrappunto alle fatiche del quotidiano, smascherata la sua funzione di manipolazione del

progetto e speranza,

consenso, la festa resta come come luogo della socialità e dell’identità,

fantasia e utopia,

come velo dipinto sulla realtà…

… ove le cose separate sono percepite come un tutto…

è una chiave di acceso privilegiata alla conoscenza e all’esperienza della cultura…

Se la festa mette in scena la cultura, invece di limitarsi a rifletterla può, al contrario, essere

l’occasione per riflettervi, e poi indicare dei modi di convivenza e di interazione sociale

possibili, insospettati, inadempiuti.

Riassumendo, l’evento festivo ha le seguenti caratteristiche:

esperienza interpersonale

• attività espressive a carattere simbolico-rituale, ludico-cerimoniale

• periodicità

• eccezionalità

• alta emozionalità

• funzione socio-culturale

Si è passati dal rito al rituale, dalla festa al festivo. Il festivo, l’evento, si pratica come:

evento eccezionale che nasce e si dissolve in un tempo rapido, prende forma in taluni momenti

che trasformano un luogo, una città, dandone un profilo di città alla rovescia, suscitando allo

stesso tempo un clima di entusiasmo, di eccesso legittimato.

Questa è la descrizione di un classico festival musicale italiano che invade la città e calza bene

in primis,

per descrivere gli eventi, che, sono qualcosa che nasce e muore, di momentaneo. Torna

il tema che abbiamo visto con il Carnevale, la città alla rovescia. regole

L’evento, anche quello più arcaico e festivo, è un rito che ha le sue e i suoi principi. Un

Burning Man,

esempio è il che si tiene dal 1986 nel Nevada. Il centro dell’evento è il falò che si

appicca da un grande fantoccio. Viene costruita una vera e propria città nel deserto. Per

principi

partecipare al festival bisogna rispettare i suoi dieci (numero non casuale fra l’altro):

- Radical Inclusion > tutti possono entrare

- Gifting > il dono

- Decommodification > la “demercificazione”, perché il festival non è basato sulle merci

- Radical Self-reliance > la fiducia addirittura radicale in se stessi

- Radical Self-expression > l’espressione di se stessi senza limiti

- Communal Effort > sforzi comuni, ovvero condividere impegni

- Civic Responsability > la responsabilità civile

- Leaving No Trace > “non lasciare tracce”, che si ricollega al tema della sostenibilità, molto

importante negli ultimi anni

- Participation > partecipazione

- Immediacy > immediatezza, inteso proprio come “non mediato” perché il festival può essere

vissuto solo dal vivo

In questo caso viene creata una narrazione, un immaginario nuovo tra la fantascienza e un gusto

Mad Max)

arcaico (es. il ciclo di film che riporta a un’idea di selvaggio e di libertà.

Falassi,

Tornando alla citazione di ciò che emerge è che attraverso l’evento noi possiamo fare

esperienza di cultura e qui c’è una distinzione: non è soltanto l’offerta culturale, dare cultura, ma è

2 Barocco

la riflessione sull

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher letteralMENTE30 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Ideazione e gestione degli eventi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Dalla Sega Paolo.
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