Oncologia – Mini
L’oncologia medica è una disciplina che deriva dalla Medicina Interna e dalla
Oncologia Clinica e
studia l’epidemiologia, i fattori di rischio, la patogenesi dei tumori e si occupa di
prevenzione,
diagnosi e terapia dei tumori.
L’etimologia deriva proprio dalla parola greca “όnkos”, ossia “tumore”.
La figura principale che ha come obiettivo la cura del malato di tumore è l’oncologo,
ma molte altre
figure professionali partecipano, come il dietista, lo psicologo, il chirurgo oncologico, il
riabilitatore, l’anestesista, il curante oncologico e il radioterapista oncologico.
La patologia tumorale non è costituita da un’entità singola in sé e per sé, ma da tutta
una serie di
patologie diverse fra loro, ognuna delle quali richiede un trattamento specializzato.
Il cancro deriva generalmente dall’interazione tra fattori genetici e fattori ambientali e
rappresenta il
risultato finale di una progressiva e multifasica serie di eventi molecolari che
danneggiano il DNA.
Questo motivo è alla base del fatto secondo cui il cancro si sviluppa più facilmente nei
tessuti
attivamente proliferanti, soprattutto se esposti a cancerogeni ambientali e se l’attività
proliferativa è
sotto il controllo ormonale. Questo accade perché, tanto più il tessuto è sottoposto a
repliche, tanto
più aumenta la probabilità che possa andare incontro ad errori di trascrizione genetica.
Seguendo questo ragionamento, quali possono essere i tessuti a maggior rischio di
sviluppo
tumorale?
1. Mucosa (orale, gastrica, intestinale, bronchiale, ecc.) 2. Midollo osseo (nel giovane,
infatti, le leucemie e i linfomi sono i tumori più diffusi in
assoluto)
Ma quali sono i fattori che entrano in gioco nella formazione di un tumore?
1. Fattori intrinseci, ossia i fattori genetici predisponenti 2. Fattori estrinseci, ossia tutti
quei fattori ambientali 3. Ormoni: sostanze endogene capaci di controllare la crescita e
la formazione dei tessuti, che
sempre di più oggi scopriamo essere alla base della produzione tumorale
Una volta che il DNA di una cellula viene danneggiato; se la porzione di DNA colpita
dal danno è
fondamentale per la sua sopravvivenza, la conseguenza è che la cellula muore e non
trasmette
l’errore genetico ad altre cellule.
Se, invece, il danno colpisce una porzione del DNA che non codifica per funzioni vitali
della cellula
ma, al contrario, dona un vantaggio alla cellula rispetto alle altre, si ha come
conseguenza
immediata la maggiore proliferazione di questa cellula rispetto alle altre.
La parte di tessuto che prolifera in maniera esuberante va incontro ad una maggiore
probabilità di
entrare in altri errori genetici, che possono donare alle cellule la capacità di invadere
gli altri tessuti
(tumore maligno).
Viene fatta, oggi giorno, una distinzione fra un agente iniziante e un agente promotore
(CERCA SU
GOOGLE). Nel caso che un singolo agente sia iniziante e promotore allo stesso tempo,
si parla di
agente genotossico (o cancerogeno) completo.
Possiamo avere 3 principali tipologie di tumori:
1. Carcinomi, ossia tumori che colpiscono l’epitelio 2. Sarcomi, che colpiscono i tessuti
mesenchimali (tessuto connettivo) 3. Leucemie, se colpiscono il sistema
linfoemopoietico (ossia se colpiscono i progenitori
leucocitari); linfomi, se colpisco i linfonodi.
Un tumore può dare una metastasi quando riesce a raggiungere una via di trasporto,
che può essere
la via linfatica o la via ematica (anche se può espandersi per contiguità con altri
organi).
In questo modo, possiamo stadiare i tumori in:
1. Stadio pre canceroso o stadio 0: lesione precancerosa, non capace di invadere 2.
Stadio I: tumore localizzato in un organo 3. Stadio II: tumore che ha acquisito capacità
invasiva e si diffonde ai primi linfonodi 4. Stadio III: tumore di grandi dimensioni che
invade molti linfonodi 5. Stadio IV: tumore che metastatizza
Una malattia che avrà raggiunto uno stadio avanzato, sarà una malattia che avrà
assunto molti danni
e quindi avrà acquisito capacità che gli consentono di avere molte differenze rispetto a
quelle della
patologia iniziale.
Moltissimi fattori possono entrare in gioco nella crescita e nello sviluppo del tumore:
fattori legati
al microambiente in cui si sviluppa (matrice), fattori legati alla capacità di creare nuovi
vasi e
quindi nutrimento per le cellule tumorali (enorme problema terapeutico), fattori
sistemici e nutrienti
(che oltre a nutrire le cellule normali nutrono anche il tumore), immunità, ossia quel
fattore
intrinseco, capace di riconoscere e distruggere il cancro e in assenza del quale il
tumore è libero di crescere.
Epidemiologia
I tumori, ad oggi, provocano circa 177mila decessi all’anno; rappresentano, inoltre, la
prima causa
di morte al di sotto dei 65 anni (molti decessi nelle persone giovani).
La gran parte dei tumori potrebbero, tuttavia, essere evitati grazie alle correzioni degli
stili di vita (il
fumo di tabacco è responsabile di circa il 30% dei tumori, per esempio).
Fra i diversi tumori che possiamo riscontrare, al primo posto (di morte) troviamo:
1. Tumore al polmone 2. Tumore alla prostata 3. Tumore alla mammella 4. Tumore al
colon-retto
Per quanto riguarda i decessi, tuttavia, la situazione è diversa. Nel maschio, al primo
posto troviamo
il tumore al polmone nell’uomo e quello alla mammella nella donna, mentre al
secondo posto
troviamo in entrambi i sessi il tumore al colon-retto.
È importante notare come negli anni compresi tra il 1990 e il 1995 c’è stato un
notevole aumento
dell’incidenza di tumori, dopo il quale invece è iniziata una riduzione, quantomeno
della mortalità,
oltre che dell’incidenza.
A cosa è dovuto questo evento? Principalmente a tre fattori:
1. Introduzione di test di screening che hanno facilitato la diagnosi e quindi il
trattamento precoce della patologia. Questi sono enormemente importanti, in quanto
consentono di
diagnosticare precocemente il rischio di tumore e agire fin da subito nel controllo e
nell’abolizione dei fattori di rischio.
2. Variazioni sullo stile di vita; basti pensare alla riduzione del fumo di sigaretta, che
dopo gli anni ’90 ha avuto un crollo notevole, riducendo così i fattori di rischio.
3. Miglioramento delle terapie mediche e chirurgiche, che hanno consentito,
soprattutto in casi in cui lo stadio del tumore non è avanzato, ad un netto
miglioramento delle prognosi e
quindi ad una riduzione della mortalità.
A livello globale è importante sottolineare come l’incidenza e la prevalenza aumentino
in
particolare in paesi industrializzati, con uno stile di vita occidentale e un’età media più
elevata.
Questo evento è legato da un lato al fatto che in questi paesi lo stile di vita concorre
molto alla
cancerogenesi, tuttavia, l’incidenza è maggiore anche perché gli screening di massa
sono ormai
diffusi e quindi consentono una diagnosi di tumore più diffusa, rispetto a quanto
magari viene fatto
in paesi non industrializzati (dove i tumori ci sono, ma non vengono diagnosticati e
segnalati).
Quali screening vengono eseguiti oggi?
1. Il paptest, per il tumore della cervice uterina 2. La colonscopia con ricerca di sangue
occulto nelle feci, per il carcinoma colorettale 3. La mammografia, per il carcinoma
mammario
I fattori di rischio
I fattori di rischio possono essere suddivisi in:
1. Generali, che non incidono in maniera diretta sull’insorgere del tumore, ma
concorrono a favorire l’insorgenza di alcune tipologie
Età (maggiore è il tempo in cui le cellule possono mutare e trasformarsi nel DNA,
maggiore è il rischio che queste mutazioni portino alla genesi di un tumore)
Razza
Sesso
Geografia
Dieta: che ha un ruolo fondamentale nella genesi dei tumori, ma che risulta
difficilmente controllabile. La dieta può portare dei cancerogeni nell’organismo, degli
ormoni di origine non endogena (ormoni animali, o fitormoni, derivanti dalle piante);
sicuramente, quello che sappiamo, è che una dieta ricca di grassi, che porti ad uno
stato di obesità, sia collegata ad una maggiore insorgenza di tumori ormoni
dipendenti. Questo è legato al fatto che una dieta grassa spesso vede un apporto
maggiore di sostanze animali, che contengono un maggior numero di ormoni non
endogeni. Oltre a questo fattore, anche il fatto che l’adipe (e non solo le gonadi)
produce una certa dose di ormoni, aumenta ancora di più l’insorgenza di tumori legati
agli ormoni, in quanto nei soggetti con una dieta errata, spesso obesi, l’adipe è
maggiore rispetto a persone con una dieta e un peso nella norma.
L’ultimo concetto di ordine generale sulla dieta è dato dall’importanza che assumono
frutta e fibre nella dieta, per via della loro capacità di favorire la defecazione e quindi,
di conseguenza una minore stasi delle feci nel retto. La permanenza delle feci in
questa zona intestinale infatti, aumenta la probabilità che elementi cancerogeni
migrino dalle feci stesse (dove sono presenti molte sostanze di scarto) alle cellule
intestinali, dove poi si viene a creare la mutazione che porterà all’insorgere del
tumore.
Familiarità (genetici)
Ambiente (rurale/urbano) 1. Specifici, ossia direttamente collegati allo sviluppo del
cancro
Fumo di tabacco
Alcol
Agenti infettivi (virus e batteri)
Composti chimici cancerogeni
Radiazioni ionizzanti
Ormoni
Tra i fattori di rischio più diffusi, non molto nella zona europea, quanto nella parte di
mondo in via
di sviluppo, troviamo sicuramente i cancerogeni occupazionali.
Tra queste sostanze troviamo l’asbesto, ossia l’amianto, un composto metallico
formato da fibre che
ha delle ottime proprietà isolanti, tali che per molto tempo è stato utilizzato nelle
coperture di case,
ma soprattutto industrie. Nelle aree dove veniva trattato e utilizzato l’amianto ad alte
concentrazioni, si è visto, a partire dagli anni ’70 un aumento di incidenza di
mesotelioma polmonare, ossia una neoplasia che si sviluppa dal mesotelio pleurico dei
polmoni. Questo è un tessuto che con grande difficoltà va incontro allo sviluppo di un
quadro neoplastico, motivo per cui l’aumento di questa patologia fu collegata
strettamente all’esposizione a tale sostanza.
Con degli studi siamo riusciti a capire che alcune fibre di amianto, quelle più piccole,
riescono a
raggiungere le strutture alveolari, dove determinano un rilascio di radicali liberi, che si
concentrano
nell’alveolo e generano la patologia tumorale.
Queste conoscenze hanno portato dagli anni ’80 ad applicare una normativa che vieta
l’utilizzo di
amianto; in più altre normative obbligano la rimozione di questa sostanza dove
presente La lunga
esposizione all’amianto prima dell’applicazione delle normative, ha portato ad un
aumento
dell’incidenza, il cui picco è ancora da raggiungere, per via della lentezza con cui la
patologia si
sviluppa.
La IARC (agenzia per le ricerche sul cancro) va a classificare tutte queste sostanze, le
riconosce e le
suddivide in 5 gruppi, secondo la capacità cancerogenetica della sostanza stessa.
Per esempio, nel gruppo 1, che contiene le sostanze sicuramente cancerogene,
troviamo ben 66
sostanze.
Alcune di questi cancerogeni occupazionali sono il benzene, l’asbesto, alcuni composti
del Cromo,
ma anche tutti quei prodotti cosiddetti cancerogeni d’ambiente (che si diffondo sotto
forma di
inquinamento atmosferico): troviamo, per esempio, le nitrosamine (nitrati e nitriti), le
aflatossine
(sono tossine prodotte da un fungo che contamina i cereali mal conservati,
determinando lo
sviluppo di una neoplasia epatica), le radiazioni ionizzanti (sul nostro pianeta esiste,
per esempio,
già una radiazione di fondo; inoltre, alcune zone del pianeta hanno aumentato
incredibilmente il
livello di radiazione a causa dell’attività umana).
Gli ormoni come fattore di rischio cancerogeno
Gli ormoni sono in alcuni casi un fattore di rischio per la genesi del tumore. Ne sono un
esempio i
vecchi contraccettivi orali, che aumentavano l’incidenza di tumori alla mammella e
collo dell’utero,
per via dell’eccessiva quantità di estrogeni contenuti.
La terapia estrogenica sostitutiva, al contrario dei contraccettivi (che sono stati
cambiati e
migliorati), hanno una problematica diversa; in questi infatti, non è possibile ridurre la
quantità di
estrogeni, poiché il fine ultimo della terapia è quello di sostituire gli ormoni naturali, al
fine di
prolungare o sfumare il passaggio nella menopausa. Questo provoca tuttavia un
accumulo di
estrogeni, che provocano a lungo andare lo stesso effetto dei vecchi contraccettivi
orali, favorendo il
rischio di carcinoma dell’endometrio.
La prevenzione oncologica
Tornando alla storia naturale del cancro, si è visto come sia presente un inizio della
malattia, dove si
ha l’esposizione a un fattore cancerogeno che provoca la mutazione del DNA. In
questa fase ancora
la mutazione è piccola, tale da non essere in grado di diagnosticarla.
Dopo del tempo si passa alla fase clinica (stadio 2), in cui, pian piano la malattia inizia
a
manifestarsi; in questo caso si può iniziare a fare diagnosi, migliorando molto la
prognosi, rispetto
ad una diagnosi successiva.
In questo senso è necessario attuare quante più possibile una prevenzione dallo
sviluppo della
patologia e della sintomatologia. Possiamo utilizzare diversi tipi di prevenzione:
1. Prevenzione primaria: eliminazione dei fattori di rischio 2. Prevenzione secondaria:
Con prevenzione secondaria si intende l’identificazione precoce di
lesioni neoplastiche asintomatiche, combinata ad una terapia efficace allo scopo di
eliminare
mortalità e morbilità. Nella prevenzione secondaria abbiamo:
Diagnosi precoce: vigile attenzione ai sintomi iniziali della malattia
Screening: test che permettono di capire l’esposizione ad un certo rischio e la
probabilità di sviluppare una patologia. Perché funzioni lo screening deve essere
capace di diagnosticare il tumore precocemente. Questi tuttavia non sono diagnostici,
indicano invece una probabilità ragionevolmente elevata. L’applicazione di questi test
viene fatta su patologie che hanno una elevata mortalità e morbilità nella popolazione.
Per eseguire uno screening, deve essere presente anche la possibilità di garantire un
trattamento alla patologia presa in esame; infine, deve avere un costo modesto e deve
essere riproducibile per chi lo esegue.
Uno screening deve essere: sensibile (capace di identificare il tumore),
specifico(capace di affermare che il tumore non c’è), alto valore predittivo positivo
(tutti quelli che risultano positivi devono avere il tumore), basso valore predittivo
negativo (tutti i pazienti che risultano negativi devono essere realmente negativi).
3. Prevenzione terziaria: avviene dopo la diagnosi e consiste nel tentativo di curare la
patologia e prevenire il più possibile la comparsa di sintomi.
Nella popolazione, oggi, esistono alcuni test di screening organizzati (la mammografia
per la mammella, il pap-test per la cervice e la ricerca di sangue occulto nelle feci per
il colon-retto).
Oltre a questi, tuttavia, esistono anche degli screening eseguiti occasionalmente
(come per il tumore
alla prostata).
Ma quanto uno screening è efficace? Da cosa dipende la sua efficacia? I fattori
maggiormente correlati all’efficacia degli screening organizzati sono:
1. La percentuale di adesione della popolazione 2. I livelli di qualità tecnica e
professionale di tutte le fasi del percorso dello screening
Oggi, un’altra strategia di prevenzione complementare è rappresentata dalla
chemioprevenzione,
ossia una prevenzione eseguita con farmaci (Tamoxifene e Raloxifene), che si sono
dimostrati in
grado di ridurre il rischio di sviluppare il tumore.
Diagnosi, stadiazione e prognosi dei tumori
La diagnosi, correlata strettamente alla stadiazione del tumore, ci permette di capire
quale terapia mettere in atto. La diagnosi è un atto clinico medico, basata su una
corretta anamnesi storica unita sia ad un esame
obiettivo del paziente sia a tutta quella serie di esami ematochimici (bioumorali) e
strumentali.
La diagnosi clinica, quando possibile, dovrebbe essere confermata da esami anatomo-
patologici e
citoistologici, allo scopo di accertare la natura neoplastica della patologia e quindi
tipizzarla,
determinandone l’istotipo e il grado di malignità.
L’anamnesi consiste nella raccolta dei dati riguardanti il paziente e la sua malattia e
comprende:
1. Anamnesi familiare, dove si raccolgono informazioni su malattie di ascendenti,
collaterali e discendenti del paziente, al fine di rilevare la presenza di eventuali
neoplasie o condizioni
predisponenti nei familiari
2. Anamnesi fisiologica, che fornisce informazioni sulle abitudini di vita e sull’attività
lavorativa, consentendo di identificar eventuali fattori di rischio
3. Anamnesi patologica remota, che ci presenta un quadro generale sulle patologie e
gli interventi subiti in passato dal soggetto, soprattutto riguardo a malattie
oncologiche
4. Anamnesi patologica prossima, che ha lo scopo di definire la sintomatologia che ha
indotto il paziente a consultare il medico; in questo caso, quindi, andiamo ad
evidenziare tutti i
segni e i sintomi che possano orientare l
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