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Igiene

L'igiene è un ramo della medicina che indaga sullo stato di salute di un individuo, inteso come benessere psicofisico e sociale in senso oggettivo (star bene), soggettivo (sentirsi bene) e psicologico (sapere di star bene). L'eziologia è la scienza che indaga le cause di un fenomeno morboso. La medicina curativa è indirizzata al singolo malato e necessita di tempi brevi. La medicina preventiva, invece, riguarda interventi di massa e necessita di tempi più lunghi. L'igiene interviene in varie fasi della vita, partendo da quella prenatale fino all'età avanzata.

Prevenzione

La prevenzione può essere:

  • Primaria, che riguarda soggetti sani e ha come obiettivo la riduzione dell’incidenza.
  • Secondaria, che riguarda soggetti con danno senza sintomi e ha come obiettivo l’indagine dei casi di malattia prima della manifestazione clinica con riduzione della mortalità.
  • Terziaria, che riguarda ammalati e convalescenti e ha come obiettivo riabilitazione e rieducazione.

Epidemiologia osservazionale e sperimentale

L'epidemiologia è lo studio delle cause e della distribuzione delle malattie. Essa descrive le problematiche dell’insorgenza delle patologie, identifica i fattori eziologici, raccoglie dati per la prevenzione, il controllo e il trattamento delle malattie. La metodologia epidemiologica è lo strumento di raccolta dei dati su cause, fattori di rischio e distribuzione delle malattie e può operare a livello osservazionale e a livello sperimentale.

Epidemiologia osservazionale

L'epidemiologia osservazionale comprende indagini descrittive e analitiche e studia la distribuzione delle malattie nella popolazione. Le indagini descrittive, attraverso tecniche di statistica, usano dati esistenti e forniscono un primo orientamento sulla malattia. Permettono, infatti di avere un quadro generale su problemi sanitari, identificando i gruppi a rischio. Le indagini analitiche, invece, approfondiscono lo studio di quelle descrittive, identificano le cause della malattia, stabilendo leggi e condizioni della loro diffusione e ricercando i mezzi di controllo. Si basano su studi trasversali e longitudinali.

Gli studi trasversali rilevano dati da un’intera popolazione o da una sua componente rappresentativa, detta campione. Il campionamento può essere:

  • Casuale, in cui ad ogni soggetto è assegnato un numero, con estrazione casuale.
  • Stratificato, in cui la popolazione viene frazionata per caratteristiche comuni, con estrazione di un campione rappresentativo dei sottogruppi con le caratteristiche più importanti.
  • Sistematico, in cui si decide la grandezza del campione e si fissa l’intervallo di campionamento.

I vantaggi degli studi trasversali riguardano la libera scelta della popolazione da cui estrarre il campione, i tempi brevi, i costi minori e i risultati generalizzabili. Gli svantaggi riguardano dati poco attendibili e le poche indicazioni sull’incidenza del fenomeno.

Gli studi longitudinali si distinguono in studi di coorte e di caso-controllo. Gli studi di coorte indagano su un gruppo di persone con caratteristiche comuni, in cui viene misurata l’esposizione ad un fattore di rischio, la frequenza della malattia e la probabilità di contrarla. I vantaggi riguardano la pianificazione dello studio e la precisa definizione del fattore di rischio. Questi studi sono adatti a malattie frequenti e permettono il calcolo dell’incidenza. Gli svantaggi riguardano i tempi lunghi, la difficoltà di ripetizione e il costo elevato. Questi studi non sono adatti per malattie rare.

Gli studi di caso-controllo rilevano caratteristiche di due gruppi paragonabili, di cui il primo è rappresentato dai casi, cioè soggetti malati, e il secondo dai controlli, cioè soggetti sani. Il fattore discriminante tra questi due gruppi sarà il fenomeno oggetto di studio. I vantaggi riguardano i costi minori, l’organizzazione semplice e ripetibile e i tempi brevi. Questi studi analizzano più fattori e sono adatti a malattie rare. Gli svantaggi riguardano una documentazione incompleta, la difficoltà di costituire gruppi di controllo affidabili e la distorsione dei risultati. Questi studi non sono adatti se il fattore di rischio è poco frequente.

Epidemiologia sperimentale

L'epidemiologia sperimentale si esplica in varie fasi e verifica la validità degli studi osservazionali attraverso il controllo, la quantizzazione, la verifica e la valutazione degli effetti della medicina preventiva. La prima fase consiste nel sottoporre i soggetti al trattamento. Nella seconda fase l’esposizione al fattore viene eliminata o ridotta. La terza fase dimostra l’assenza o la riduzione degli effetti nei trattati a differenza dei non trattati. Gli studi sperimentali si distinguono in studi aperti, in cui ricercatori e soggetti sanno chi riceverà il trattamento, e studi a singolo, doppio e triplo cieco. Negli studi a singolo cieco i trattati non conoscono la loro condizione che è nota a chi esegue i trattamenti, interpreta ed elabora i risultati. Negli studi a doppio cieco lo sperimentatore non conosce i soggetti, ma esiste un valutatore esterno che raccoglie, elabora e interpreta i dati, confrontandoli con l’esecutore. Negli studi a triplo cieco c’è un terzo ricercatore che elabora e interpreta i dati, che non conosce i soggetti. I vantaggi degli studi sperimentali riguardano il fatto che sono il miglior tipo di indagine epidemiologica. Gli svantaggi, invece, riguardano il fatto che può essere variato solo un parametro per volta, l’organizzazione è complessa, lunga e costosa per cui si possono perdere i soggetti durante lo studio.

Misurazione dei fenomeni di popolazione

Per effettuare uno studio epidemiologico bisogna disporre di dati corretti del fenomeno studiato. Essi possono essere aggregati, che descrivono una caratteristica di un gruppo, e individuali, diretti sul singolo individuo. I fenomeni di una popolazione si possono misurare con frequenza assoluta (es. 10 studenti hanno contratto l’influenza) o relativa (es. 10 studenti su 48 hanno contratto l’influenza). Il tasso, invece, è una proporzione che esprime anche una valutazione temporale del fenomeno (es. 10 studenti su 48 hanno contratto l’influenza a dicembre). Il tasso può cambiare nel tempo e misura la velocità con cui accade un evento e la probabilità di ammalarsi. Costituisce la stima più affidabile per valutare il rischio di malattia e tiene conto della popolazione a rischio, dell’intervallo di tempo (t) e del numero di eventi (n).

Il tasso grezzo indica gli eventi riferiti alla popolazione totale, senza contare quella realmente coinvolta. Quello specifico, invece, si riferisce a gruppi di soggetti con caratteristiche comuni. Il tasso grezzo di morbosità esprime il rapporto tra soggetti malati e l’intera popolazione. Il tasso grezzo di mortalità esprime il numero di morti per tutte le cause. Il tasso specifico di mortalità esprime le morti per età, sesso o professione. Il tasso di mortalità infantile riguarda la natimortalità, la mortalità infantile e quella perinatale. Il tasso di letalità indica il rapporto tra morti per una malattia e il totale dei soggetti colpiti. Il tasso di attacco prevede i casi della popolazione a rischio. Più tassi di attacco determinano la diffusione di una malattia infettiva. Il tasso di attacco secondario misura la contagiosità di un’infezione in un gruppo in contatto col caso. Il tasso di prevalenza esprime la possibilità che un individuo sia un caso. Il tasso di incidenza esprime la possibilità che un individuo diventi un caso.

Rischio e fattori causali

Affinché si verifichi un evento dannoso, vi deve essere un fattore causale, cioè una condizione, una caratteristica o una combinazione di più fattori. Esso deve avere una causa necessaria, senza cui l’evento non si verifica, e una causa sufficiente, che provoca l’evento. Il rischio è la probabilità di comparsa di un evento dannoso. Il soggetto a rischio è quello in cui l’insorgenza di un evento dannoso è più probabile. Un fattore di rischio comporta una maggiore probabilità di insorgenza della malattia. I fattori di rischio possono essere aspecifici, multipli, qualitativi e quantitativi, mentre i tipi di rischio sono:

  • Rischio assoluto, che si quantizza dividendo gli esposti malati per il totale degli esposti e misura l’incidenza della malattia.
  • Rischio relativo, che si quantizza dividendo l’incidenza degli esposti per quella dei non esposti e valuta la forza di associazione del fattore di rischio con la malattia. Quanto più è elevato tanto più ci sarà probabilità di malattia.
  • Rischio attribuibile, che si quantizza sottraendo l’incidenza dei non esposti da quella degli esposti ed esprime il numero di quelli che si ammalerebbero e quelli che eviterebbero la malattia senza il fattore di rischio.
  • Odds ratio, che si ha quando non si può calcolare l’incidenza e il rischio relativo e misura la forza di associazione tra malattia e fattore di rischio.

Profilassi delle malattie infettive

La profilassi è una procedura medica per impedire l’insorgenza e la diffusione di malattie infettive.

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Scienze mediche MED/42 Igiene generale e applicata

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sasi_1234 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Igiene e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Napoli - Parthenope o del prof Liguori Giorgio.
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