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è assoggettato alla disciplina dell’impresa e alle procedure concorsuali l’impresa si imputa in funzione

dell’interesse perseguito.

Qualora dopo il fallimento della società si accerta l’esistenza di un ulteriore socio, allora il fallimento della società

dev’essere dichiarato anche nei confronti di questo

IL REGISTRO DELLE IMPRESE

La disciplina dell’impresa contempla un obbligo di pubblicità finalizzato ad assicurare un minimo di trasparenza

informativa su alcuni fatti o atti previssi espressamente dal dato normativo e, in particolare, su alcuni profili e su

alcune vicende che riguardano l’organizzazione. Si tratta di un obbligo pubblicitario minimo che mira a

contemperare, da un lato, l’esigenza dell’imprenditore di poter contare sulla certezza legale che talune informazioni

possano considerarsi conosciute da parte dei terzi con i quali entra in contatto, dall’altro, l’esigenza dei terzi e del

mercato di poter fruire concretamente di talune informazioni inerenti all’impresa.

‘’le informazioni da sottoporre a pubblicità sono tutte quelle ma soltanto quelle per le quali la legge impone siffatto

obbligo pubblicitario’’

Il registro delle imprese è il mezzo di pubblicità ed è cioè un registro pubblico: una vera e propria banca dati di tutte

le imprese soggette all’obbligo di registrazione e, con riferimento ad esse, di tutte le informazioni per cui la legge

prescrive la pubblicità. Esso è affidato alla gestione della camera di commercio di ogni provincia e, specificatamente,

alla persona del segretario generale o ad altro soggetto con funzioni dirigenziali, che funge da conservatore sotto la

vigilanza di un giudice delegato dal presidente del tribunale, che funge da organo giudiziale competente di prime

cure per le controversie concernenti i procedimenti di iscrizione e di deposito. Si articola in sezioni, una ordinaria e

diverse speciali:

- Ordinaria: raccoglie le imprese commerciali non piccole, le forme giuridiche commerciali e le altre forme

giuridiche, i consorzi per le quali il cod civ prevede un obbligo di iscrizione, con l’aggiunta di due forme

giuridiche, una di fonte europea l’altra di fonte interna, di recente istituzione.

- Speciali: hanno l’obbiettivo di razionalizzare le diverse forme di pubblicità gestite dalla camera di

commercio. Tali sezioni fanno confluire le imprese e le forme giuridiche che trovano collocazione in queste

differenti forme di pubblicità, le quali non potevano transitare nella sezione ordinaria, in quanto imprese

diverse da quelle commerciali non piccole o forme giuriche per le quali non è previsto un obbligo di

pubblicità nelle norme del codice civile. In questa prendono iscrizione:

o Le imprese agricole

o Le piccole imprese

o Le società semplici

o Le imprese artigiane

iii. Sezioni speciali apposite:

1. Società tra avvocati/società tra professionisti

2. Società ed enti che esercitano o sono assoggettati all’altrui direzione e coordinamento

3. Enti titolari di imprese sociali

4. Sezione nella quale le società di capitali possono replicare i fatti e gli atti già iscritti nella sezione

ordinaria con tradizione giurata di un esperto di un'altra lingua ufficiale dell’UE

5. Imprese start-up innovative/piccole medie imprese innovative

L’iscrizione può avvenire attraverso la presentazione di una domanda, che nelle società coincide con l’atto

costitutivo, dalla quale devono risultare le informazioni oggetto dell’obbligo di pubblicità secondo la legge. Le

informazioni sono quelle relative gli elementi dell’assetto organizzativo struttura dell’impresa, cioè:

- Le generalità dell’imprenditore

- L’eventuale ditta

- L’oggetto dell’impresa

- La sede dell’impresa

- Gli eventuali institori e procuratori

- Posta elettronica certificata 7

A queste ne vanno aggiunte ulteriori nel corso dello svolgimento dell’iniziativa che variano a seconda del contesto

soggettivo di riferimento. L’iscrizione deve essere richiesta entro il termine di trenta giorni dall’inizio dell’impresa o

dal verificarsi del fatto o dell’atto oggetto di pubblicità. L’iscrizione è subordinata ad un controllo finalizzato ad

accertare la sussistenza delle condizioni previste dalla legge per l’iscrizione: in primo luogo, il rispetto del già

ricordato principio di tipicità, cioè che sia un’inscrizione prescritta dalla legge, in secondo luogo, la regolarità formale

della domanda con cui si chiede l’iscrizione. Se l’iscrizione avviene senza che ricorrano le condizioni è possibile porre

rimedio attraverso la cancellazione d’ufficio, che p ordinata dal giudice del registro con decreto, sentito

l’interessato.

Effetti dell’iscrizione:

- Efficacia dichiarativa: essa determina una presunzione di conoscenza del fatto o dell’atto per il quale la

legge prescrive l’obbligo di pubblicità, con il che la relativa informazione si considera conosciuta senza

obbligo di accertare che lo sia in concreto. Tale presunzione è però relativa per i primi quindici giorni di

iscrizione con riferimento ai soli fatti o atti delle società di capitali, consentendo ai terzi di superare la

presunzione di conoscenza dimostrando l’impossibilità di acquisire l’informazione oggetto di iscrizione

- Presunzione di ignoranza (qualora l’iscrizione obbligatoria sia stata omessa): dei fatti o degli atti che

avrebbero dovuto essere iscritti. Anche essa può essere superata entro 15 giorni se dimostra che il fatto o

l’atto da pubblicare era comunque conosciuto

- Efficacia normativa: talvolta l’obbligo costituisce condizione per rendere applicabile una certa disciplina o un

certo regime giuridico

- Efficacia costitutiva: riconosciuta all’iscrizione delle società di capitali, si ritiene che tali iscrizioni abbiano

l’effetto di far venire ad esistenza la società come centro autonomo di imputazione ovvero rendere

operative le modifiche apportate al suo codice organizzativo: l’atto produce effetti solo con l’iscrizione.

il deposito è prescritto per alcuni atti per i quali non sarebbe pensabile o sensato prevedere un’iscrizione e gli effetti

che ad essa si associano. La pubblicità di impresa si completa poi con il dovere di indicare negli atti e nella

corrispondenza il registro delle imprese in cui si è presa iscrizione e il numero di iscrizione. Per le sole società di

capitali una tale indicazione dev’essere riportata anche nell’eventuale spazio elettronico destinato alla

comunicazione e collegato da una rete telematica ad accesso pubblico.

ORGANIZZAZIONE E CIRCOLAZIONE DELL’IMPRESA

La disciplina dell’impresa stabilisce, a carico dell’imprenditore commerciale non piccolo, un obbligo di

documentazione d’impresa. In particolare l’obbligo di dare rappresentazione scritta dei diversi accadimenti relativi

allo svolgimento dell’attività d’impresa attraverso le scritture contabili. Attraverso queste ultime l’imprenditore può

avere un riscontro ex post di come si è svolta l’iniziativa e in particolare, accertare se i risultati che ne sono derivati

siano in linea con quanto ex ante era stato programmato, così da poter decidere se continuare la gestione o

riprogrammarla o arrestarla del tutto. Il dato normativo impone la tenuta delle scritture che siano richieste dalla

natura e dalle dimensioni dell’impresa.

Scritture contabili obbligatorie minime:

- Libro giornale: scrittura contabile nella quale vanno indicate giorno per giorno tutte le operazioni relative

all’esercizio dell’impresa, quindi va tenuta secondo un criterio cronologico. Nel libro giornale vanno rilevati i

fatti di gestione nel loro profilo patrimoniale e reddituale, accertandone l’impatto sulla consistenza del

patrimonio e sulla formazione del risultato

- Libro degli inventari: scrittura contabile nella quale vanno periodicamente indicate e valutate le attività e le

passività relative all’impresa, nonché le attività e passività estranee alla medesima. Devono essere riportati

cioè tutti gli elementi patrimoniali attivi e passivi dell’impresa e estranei all’impresa. Essa va tenuta secondo

criterio sistematico. L’inventario dev’essere redatto all’inizio dell’impresa e poi con cadenza annuale.

L’inventario annuale si chiude con il bilancio e con il conto dei profitti e delle perdite

BILANCIO D’ESERCIZIO:

Insieme di quattro documenti:

- SP: contiene gli elementi attivi e passivi suscettibili di valutazione economica e pertinenti all’impresa 8

- CE: contiene i componenti positivi e negativi di reddito

- Rendiconto finanziario: evidenzia la composizione delle disponibilità liquide dell’impresa e la relativa

variazione avventa nell’esercizio per effetto della gestione caratteristica e delle operazioni di investimento

- Nota integrativa: documento descrittivo che serve a rendere intelleggibili i documenti quantitativi.

Nell’ordinamento italiano manca una disciplina giuridica generale sul bilancio d’esercizio.

COLLABORATORI INTERNI D’IMPRESA

La disciplina dell’impresa considera l’organizzazione anche sotto il profilo della struttura e delle sorti dell’apparato

produttivo. Questa si tratta di un’organizzazione complessa, composta sia da un profilo personale (soggetti impiegati

nelle mansioni) che da uno materiale (beni materiali e immateriali costituenti l’apparato produttivo). Quanto

riguarda il primo (1), si stabilisce il regime giuridico della sostituzione nel comportamento imprenditoriale

concernente le decisioni e le dichiarazioni, quanto al secondo (2) si stabilisce il regime giuridico della sostituzione

nell’uso e nella titolarità dell’apparato dei beni impiegati nell’esercizio dell’impresa.

1: la legge non intende fornire alcuna elencazione generale dei possibili regimi giuridici di collaborazione, né

contiene obbligo alcuno circa la distribuzione delle mansioni, aspetti rimessi all’autonomia organizzativa

dell’imprenditore. Si individuano invece e si regolano le tre specifiche figure di collaboratori, rilevanti in quanto

strutturalmente incardinati nell’apparato aziendale con funzioni decisionali: institori, procuratori e commessi.

• Institore:

Si identificano in esso i collaboratori che occupano i livello più elevato nell’organigramma di impresa. Essi

sono preposti all’esercizio dell’impresa, ad una sede secondaria o a un ramo particolare. Essi sono dei beri e

propri alter ego dell’imprenditore.

Può esservi un unico institore oppure plurimi institori, e in questo caso essi agiscono disgiuntamente, ovvero

ognuno agisce indipendentemente dall’altro o dagli altri, rispetto all’ambito operativo che gli è stato

assegnato.

L’institore può compiere tutti gli atti permanenti all’impresa, ne consegue che egli non può spingersi al di là

della gestione dell’impresa, non potendo dunque alienare l’azienda o cambiare l’oggetto dell’impresa

gestita, o ancora non può alienare o ipotecare eventuali beni immobili componenti l’azienda.

All’institore possono essere sempre apportate ulteriori limitazioni ai suoi poteri attraverso il rilascio di

un’apposita procura, tuttavia tali ulteriori limiti devono essere resi opponibili nei confronti dei terzi

attraverso la pubblicità della procura nel r.d.i.

L’institore aggiunge ai poteri sostanziali i poteri processuali, potendo stare in giudizio per l’imprenditore

come attore o come convenuto. Inoltre esso è tenuto, assieme all’imprenditore, all’osservanza delle

disposizioni riguardanti le scritture contabili e la pubblicità commerciale.

Infine egli è tenuto a spendere il nome dell’imprenditore: in caso di omissione, diventa titolare di tutti gli atti

compiuti a proprio nome. Tuttavia, se si tratta di atti pertinenti all’impresa, si affianca anche la

responsabilità dell’imprenditore. Se ne può dedurre che per gli atti di impresa non viene meno la naturale

responsabilità del preponente, quantomeno laddove l’institore risulti essere integrato nell’organizzazione di

impresa a tal punto da rendere il medesimo socialmente riconoscibile, ingenerando nei terzi la piena

consapevolezza di trattare con un altro institore

• Procuratore:

Esso è un collaboratore che occupa un livello intermedio nell’organigramma d’impresa. È il collaboratore che

compie atti pertinenti all’esercizio dell’impresa, pur senza esservi preposto. Essi possono essere preposti al

compimento di atti riconducibili a uno specifico ambito funzionale e, anche se per questa figura non è

stabilita una vera e propria disciplina specifica, si è tratta la conclusione che il procuratore goda di poteri di

rappresentanza e decisionali, seppur circoscritti al proprio ambito operativo. Non essendo preposto

all’impresa però, il procuratore non ha rappresentanza processuale. Su di esso inoltre non incombono doveri

che attengono all’impresa, e non può prospettarsi in nessun caso la responsabilità del preponente in caso di

omessa spendita nel compimento di atti di impresa. 9

• Commessi:

Essi sono collaboratori che compiono gli atti che comporta ordinariamente la specie di operazioni cui sono

incaricati. Hanno poteri decisori e dichiaratori, perlopiù del secondo tipo, inerendo essenzialmente ad

operazioni di carattere esecutivo, che mettono in contatto l’impresa con i terzi. Le norme sul momento della

conclusione dei contratti impongono ai commessi di attenersi agli eventuali contratti standard utilizzati

dall’impresa e di non derogare alle relative condizioni generali. Li autorizzano a ricevere le dichiarazioni che

riguardano l’esecuzione dei contratti e i reclami, e li legittimano a chiedere eventuali provvedimenti

cautelari. Parlando invece delle disposizioni dettate riguardo alla vendita, esse accordano ai commessi il

potere di concedere i soli sconti e/o le sole dilazioni di pagamento che rientrano negli usi commerciali,

nonché di riscuotere il prezzo delle merci vendute, salvo che alla riscossione non sia destinata una cassa

speciale, il che avviene tipicamente nei casi in cui alla vendita non faccia seguito l’immediata consegna della

merce e quando la riscossione del prezzo confluisce in un’area autonoma sul piano funzionale alla quale sia

preposto un procuratore.

L’AZIENDA

L’azienda è definita come il complesso dei beni che l’imprenditore organizza per l’esercizio dell’impresa. Essa

appartiene dunque al mondo degli oggetti di diritto, e la disciplina che la riguarda p dedicata a regolare taluni aspetti

della sua circolazione.

Dal punto di vista economico, essa ha una evidente rilevanza unitaria, in quanto l’aggregazione dei diversi fattori

consente di conseguire un risultato che gli stessi singolarmente non sono idonei a raggiungere. Di conseguenza la

cessione dell’azienda determina l’avvicendamento di un imprenditore ad un altro nell’esercizio di una attività in

corso.

L’organizzazione è un vincolo di interdipendenza e complementarietà per il conseguimento di un determinato fine

produttivo ed è identificata come il coordinamento dei diversi elementi da parte dell’imprenditore.

L’avviamento costituisce l’attitudine di un’azienda alla produzione di nuova ricchezza e alla maturazione di un

reddito il cui valore può essere iscritto nel bilancio, determinando il maggior valore del complesso rispetto alla

somma di quelli dei singoli beni.

L’azienda può essere composta da un insieme assai vario di beni giuridicamente conservanti propria autonomia, essa

si costituisce anche nel caso in cui debbano essere ancora inseriti o siano venuti meno taluni elementi, purchè non si

tratti di beni essenziali.

L’imprenditore non deve necessariamente avere la proprietà di quei beni bastando che essi ne abbia almeno il

potere di godimento. L’azienda inoltre può venire ad esistenza indipendentemente dall’avvio dell’attività e non viene

meno nel caso in cui questa cessi, almeno fino a quando l’insieme dei beni non venga disgregato.

All’interno del complesso aziendale sono talora individuabili sottoinsiemi dotati di una funzionalità autonoma sul

piano produttivo: tali sono i rami d’azienda, ovvero una parte dell’azienda intesa come articolazione funzionalmente

autonoma di un’attività economica organizzata, identificata come tale dal cedente e dal cessionario al momento del

suo trasferimento.

La proprietà sull’azienda si risolve nella titolarità delle diverse posizioni giuridiche aventi ad oggetto i singoli beni

aziendali

Trasferimento d’azienda:

Il trasferimento della proprietà si indica come la cessione del fascio di eterogenee posizioni giuridiche facenti capo

all’alienante. Il trasferimento d’azienda non costituisce un tipo negoziale autonomo, ma è una fattispecie trasversale

ai diversi tipi contrattuali consueti, caratterizzata sul piano dell’oggetto. Così, a seconda dello schema prescelto dalle

parti, può aversi una compravendita, una donazione, un conferimento in società d’azienda, cui si applica

integralmente la rispettive disciplina negoziale. Esso inoltre è un sottotipo contrattuale il cui scopo si spinge fino a

comprendere l’introduzione dell’acquirente nel predetto ambito di attività.

È sufficiente che le parti convengano di trasferire l’azienda perché l’effetto negoziale traslativo coinvolga tutti i

singoli elementi che attualmente la compongono, a prescindere da una loro analitica elencazione. È possibile inoltre

escludere alcuni beni dal trasferimento a patto che non si tratti di elementi essenziali del complesso.

- Forma: sostanzialmente libera, fatte salve le forme determinate richieste dalla natura del contratto stesso e

le solennità necessarie per trasferire i singoli beni aziendali. L’azienda è assoggettata allo statuto dei diversi

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tipi contrattuali attraverso cui può essere ceduta e dei diversi beni che la compongono. Devono essere

rispettate le prescrizioni pubblicitarie relative al trasferimento, specialmente la trascrizione nei registri

immobiliari e quella presso l’ufficio italiano brevetti e marchi. Quando il contratto abbia ad oggetto aziende

relative ad imprese soggette a registrazione è richiesta la forma ad probationem. Il contratto, redatto in

forma di atto pubblico o scrittura privata autenticata, deve essere depositato per l’iscrizione nel r.d.i. a cura

del notaio rogante o autenticante. Soggetti all’obbligo di iscrizione sono i trasferimenti di qualsiasi azienda

purchè almeno una delle due parti sia un imprenditore soggetto al medesimo obbligo.

- Divieto di concorrenza: è vietata all’alienante dell’azienda di iniziare, dopo il trasferimento, qualsiasi attività

imprenditoriale che per l’oggetto, l’ubicazione o altre circostanze sia idonea a sviare la clientela dall’azienda

ceduta. Tale divieto ha durata quinquennale e oltre ad essere vietate le iniziative per conto proprio sono

vietate anche quelle per conto di terzi. È, ancora, precluso sia l’avvio di una impresa individuale che la

partecipazione ad un’impresa societaria, a seconda che la partecipazione presenti un mero investimento

finanziario in una data organizzazione o che si configuri come una modalità di esercizio, mediato o

congiunto, di una attività economica. Le parti possono comunque regolare la restrizione in merito alla

dimensione del divieto. Questa norma è applicabile prevalentemente alle imprese commerciali, ma anche a

quelle agricole in relazione però alle attività connesse.

- Successione in contratti, crediti e debiti:

CONTRATTI: l’art 2558 dispone l’automatico subingresso del compratore nei contratti stipulati per l’esercizio

dell’azienda, che non abbiano carattere personale. Questo si sostanzia innanzitutto nei contratti in forza dei

quali il titolare dell’azienda può godere dei beni aziendali di cui non è proprietario o in virtù dei quali egli

approvvigiona periodicamente o stabilmente l’azienda di taluni elementi o consegue determinate

prestazione collaborative, ma anche di tutti i contratti nascenti nell’esercizio dell’attività imprenditoriale, e

specie dei contratti con la clientela.

i. Il subentro dell’acquirente prescinde dalla sua volontà e persino dalla conoscenza che il primo abbia

dell’esistenza del rapporto e Non è richiesto il consenso del terzo contraente

ii. La successione riguarda solo i contratti a prestazioni corrispettive non ancora eseguite da nessuno

dei due contraenti nel momento in cui si verifica il trasferimento d’azione

iii. Vi è una categoria di rapporti rispetto ai quali la regola di successione non opera: contratti a

carattere personali. Tali sarebbero i contratti nella cui stipulazione il terzo contraente abbia

attribuito specifica rilevanza alle qualità personali della controparte

iv. La previsione normativa risulta ampiamente derogabile dalle parti, tranne nei casi il contratto

preveda l’acquisto di un bene essenziale dell’apparato produttivo. Per il trasferimento dei contratti

personali c’è bisogno del consenso del terzo

v. Il terzo subiesce la modificazione soggettiva del rapporto che a lui fa capo. Esso tuttavia può

esercitare il diritto di recesso dal contratto, entro 3 mesi dalla notizia del trasferimento. Esso

tuttavia è possibile solo per giusta causa (ragioni oggettive)

vi. In caso di recesso viene fatta salva la responsabilità dell’alienante nei confronti del terzo per i danni

che questi abbia subito per essere stato costretto a risolvere anticipatamente il contratto per una

sua culpa in eligendo (negligenza nell’individuazione del cessionario)

DEBITI E CREDITI PURI: essi sono i rapporti obbligatori di fonte extracontrattuale e quelli di fonte

contrattuali, quando residui esclusivamente una prestazione isolata a favore o a carico del cedente.

i. Per i crediti, il loro trasferimento diviene efficace nei confronti dei terzi anche in assenza della notizia

o dell’accettazione del debitore ceduto, con l’iscrizione nel r.d.i. dell’atto traslativo dell’azienda. Il

debitore è tuttavia liberato se paga in buona fede all’alienante, ancorché ad iscrizione avvenuta

ii. Per i debiti viene disposto che l’acquirente ne risponde verso i creditori, se essi risultano dalle

scritture contabili obbligatorie. La norma è inderogabile dalle parti. In ogni caso l’alienante continua

a rispondere di tali debiti in solido con l’acquirente a meno che i creditori non acconsentano alla sua

liberazione 11

iii. Per i rapporti interni tra cedente e cessionario persuade la tesi della automatica successione del

continuatore dell’impresa nel più ampio spettro possibile dei rapporti pendenti e dunque anche nei

crediti e nei debiti. L’alienante e l’acquirente possono liberamente regolare questi profili.

- Usofrutto e affitto d’azienda: l’azienda può essere oggetto anche di negozi costitutivi di un diritto di

godimento sui beni che la compongono.

• USOFRUTTO: diritto reale di godimento opponibile erga omnes, chi cede l’azienda in usofrutto spera alla

fine del contratto di ricevere indietro l’azienda, l’usofruttuario invece vuole condurre l’azienda e trarre

da essa il giusto profitto. Questo posizioni si vengono incontro decidendo diritti e doveri delle parti:

l’usofruttuario può disporre ampiamente dei beni aziendali potendo anche sostituirli per potere di

amministrazione, che in questo stato non prende le connotazioni di amministrazione straordinaria o

ordinaria ( in altri casi l’usofrutto permette solo l’ordinaria amministrazione) rendendolo simile

all’affitto, inoltre l’usofruttuario può beneficiare di una serie di effetti riferiti al trasferimento d’azienda:

divieto di concorrenza, trasferimento dei contratti d’azienda, debiti e crediti. L’art 2560 non viene citato

nel caso di usofrutto. Per quanto concerne gli obblighi: l’usofruttuario deve mantenere l’azienda in

condizioni di efficienza (impianti e scorte).

• AFFITTO: diritto obbligatorio opponibile solo alle parti, chi cede l’azienda in affitto, spera alla fine del

contratto di ricevere indietro l’azienda, l’affittuario invece vuole condurre l’azienda e trarre da essa il

giusto profitto. Il trasferimento dei crediti nell’affitto non assume la forma prima citata a differenza

dell’usofrutto. L’art 2560 non viene citato in questo istituto. Per quanto concerne gli obblighi del

contraente: l’affittuario deve mantenere l’azienda in condizioni di efficienza (impianti e scorte).

MERCATO E CONCORRENZA

IL MERCATO è l’insieme delle offerte degli imprenditori e delle domande d’acquisto della clientela. Le norme vigenti

in tema di mercato hanno lo scopo, sul piano extracontrattuale, di tutelare l’interesse a che ciascuna impresa

eserciti, e sia ad un tempo esposta, ad efficaci pressioni concorrenziali. Il principio di concorrenza tuttavia trova un

limite nei riguardi del godimento dei frutti di investimenti altrui (design, brevetti, innovazioni…) che sono

ampiamente protetti dai diritti di proprietà industriale che riservano ad uno ed un solo imprenditore lo

sfruttamento dei segni distintivi, innovazioni tecnologiche e di design.

CONCORRENZA E CORRETTEZZA IMPRENDITORIALE

La protezione contro gli atti di concorrenza sleale è imposta a livello internazionale dall’art. 10-bis della convenzione

d’Unione di Parigi per la protezione della proprietà industriale. I principali tipi di concorrenza sleale sono:

- Atti confusori

- Atti screditati

- Appropriazione di pregi

- Divieto di atti contrari ai principi di correttezza professionale

La disciplina della concorrenza sleale presuppone la qualità di imprenditore tanto del soggetto attivo che di quello

passivo, quindi considera la titolarità di un’organizzazione aziendale in capo al danneggiato, come elemento

costitutivo dell’illecito esulano quindi dalla disciplina gli atti compiuti da parte di non imprenditori. La disciplina

presuppone inoltre l’esistenza di un rapporto di concorrenza che sussiste, in via generale, quando le imprese si

rivolgono ad una clientela comune (sotto il profilo merceologico e territoriale). Il principio deroga in casi di livelli

economici diversi, quando l’attività di uno incide sulla medesima clientela di un altro.

CONCORRENZA:

Concorrenza sleale per confusione:

Si concretizza nell’utilizzazione di ‘’nomi o segni distintivi idonei a produrre confusione con i nomi o con i segni

distintivi legittimamente utilizzati da altri’’, o più in generale, dal compimento di atti idonei a generare confusione 12

con i prodotti o le attività di un concorrente. Tutto ciò si identifica nella tutela dei segni distintivi, registrati e non che

sono segni distintivi dell’azienda (ditta, ragione e denominazione sociale, insegna, marchio).

In questa fattispecie di concorrenza, trovano posto pure gli atti di chi imita servilmente i prodotti di un concorrente

(c.d. imitazione servile). Tale divieto si applica quando l’aspetto esterno del prodotto assume presso i consumatori

una funzione distintiva dell’impresa responsabile dell’offerta, così che l’imitazione determina un inganno in ordine

alla provenienza. Tuttavia le forme proteggibili dall’imitazione servile sono solo quelle registrabili come marchi. La

disciplina riguardante la copia vera e propria invece prescinde dalla confusione e si estende anche alle forme non

registrabili come i marchi, quindi ai disegni e modelli industriali

Denigrazione e appropriazione di pregi:

La fattispecie della denigrazione ricomprende il comportamento di chi diffonde notizie e apprezzamenti sui prodotti

e sull’attività di un concorrente, idonei a determinarne il discredito. La norma viene tendenzialmente riferita alle

affermazioni screditanti false. Quella invece dell’appropriazione di pregi riguarda per l’appunto l’appropriazione di

pregi dei prodotti o dell’impresa di un concorrente. Il richiamo ai pregi di norma è condotto dai concorrenti ed è in

particolare possibile attraverso la pubblicità comparativa, che è lecita purché basata su caratteristiche del prodotto

specifiche e obiettivamente verificabili.

Principi di correttezza professionale:

Questi principi richiamano il divieto di avvalersi direttamente o indirettamente di ogni altro mezzo non conforme ai

principi di correttezza professionale e idoneo a danneggiare altrui azienda. Questi principi vanno ricavati dall’attuale

costituzione economica, e la giurisprudenza ha elaborato una casistica di generali tipologie di comportamenti

scorretti:

- Comportamenti antitetici ai principi di trasparenza del mercato: sono vietate tutte le affermazioni

ingannevoli relative al proprio prodotto o attività (mendacio)

- Scorretta imputazione dei costi e dei benefici dell’attività imprenditoriale: violazione di norme di diritto

pubblico che introducono limiti e costi allo svolgimento dell’attività impresa, la cui violazione consente di

realizzare opportunità di guadagno o di sottrarsi a fattori di costo contrarie al modello di mercato protetto.

- Atti intesi a trarre profitto da altrui iniziative imprenditoriali o a scaricare sui terzi i costi delle proprie

decisioni: spionaggio industriale/sottrazioni di segreti anche attraverso rivelazioni di dipendenti e

collaboratori del concorrente

- Storno di dipendenti: iniziativa diretta a sottrarre lavoratori al concorrente promettendo loro migliori

condizioni di retribuzione e mansioni (provenienti dal risparmio di costi di formazione e di organizzazione del

lavoro di squadra che abbiano fatto acquisire al personale particolari esperienze, e quando il numero dei

dipendenti stornati, le loro qualifiche, e i tempi dello storno, rendano impossibile al concorrente

danneggiato conservare l’integrità del ciclo produttivo aziendale attraverso le normali politiche di turn over

del personale)

Sanzioni e processo:

• Azione inibitoria: ordine del giudice di cessare alla continuazione dell’illecito e disposizione degli opportuni

provvedimenti per eliminare gli effetti dell’atto. Tale azione prescinde dallo stato soggettivo di dolo e colpa

dell’autore di atti di concorrenza sleale, infatti, oltre che con sentenza definitiva, essa può inoltre essere

pronunciata anticipatamente in via cautelare d’urgenza, in modo da prevenire tempestivamente attività che

diversamente produrrebbero danni difficilmente quantificabili.

• Risarcimento danno: esso può essere richiesto solo in caso di atti dolosi o colposi, ma la disciplina

concorrenziale prevede da questo punto di vista una agevolazione dell’onere probatorio, in quanto

‘’accertati gli atti di concorrenza, la colpa di presume’’. Nell’ipotesi di risarcimento del danno può essere

inoltre ordinata la pubblicazione della sentenza

PRATICHE COMMERCIALI:

Codice del consumo: insieme di regole relative ai rapporti coi consumatori

Il legislatore impone a chi offre beni o servizi di tenere un comportamento corretto in qualsiasi contatto instaurato

con i consumatori, prima, durante e dopo l’operazione commerciale relativa a un prodotto. Eventuali pattuizioni 13

vessatorie infatti saranno rese invalide come disciplinato dall’invalidità delle clausole contrattuali. Il principio che

ispira tali regole è quello del divieto di pratiche commerciali scorrette: qualsiasi azione, omissione, condotta o

dichiarazione ivi compresa la pubblicità e la commercializzazione del prodotto. Tale divieto si applica a tutti i

professionisti ivi compresi i lavoratori autonomi e professionisti intellettuale. Mentre la definizione di consumatore

risiede in qualsiasi persona fisica che agisce per fini che non rientrano nel quadro della sua attività commerciale,

industriale, artigianale o professionale. Tipologie di pratiche scorrette:

- Pratiche ingannevoli

- Pratiche aggressive

Pratiche scorrette:

Pratiche commerciali contrarie alla diligenza professionale e idonee a falsare in misura apprezzabile il

comportamento economico del consumatore. Il comportamento economico del consumatore risulta falsato quando

la pratica commerciale altera sensibilmente la capacità del consumatore di prendere una decisione consapevole

inducendolo pertanto ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso. È

irrilevante l’intenzione del professionista di falsare il comportamento del consumatore allorquando questo comporti

un’obiettiva influenza del consumatore.

• Pratiche ingannevoli: nell’ambito delle comunicazioni pubblicitarie, tali sono le comunicazioni di

informazioni non rispondenti al vero, nonché qualsiasi pratiche che, seppure di fatto corretta, induce o è

idonea ad indurre in errore il consumatore medio. Tale ingannevolezza può derivare da omissioni di

informazioni rilevanti o da informazioni oscure e incomprensibili.

• Pratiche aggressive: pratiche attuate attraverso molestie, idonee a limitare considerevolmente la libertà di

scelta o di comportamento del consumatore medio.

L’adozione di pratiche commerciali scorrette è visto come un illecito amministrativo. L’accertamento dell’illecito e la

promulgazione di sentenze spetta all’autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM).

Sanzioni:

• Inibizione della continuazione delle pratiche scorrette

• Sanzioni pecuniarie non solo a fronte delle accertate violazioni passate, ma anche per l’inosservanza dei

provvedimenti inibitori.

Tali provvedimenti sono impugnabili davanti alla giurisdizione amministrativa. È possibile che l’adozione di pratiche

commerciali scorrette rilevi anche sul piano privatistico come fonte di obbligazione di risarcimento del danno.

PUBBLICITA’ INGANNEVOLE E COMPARATIVA:

La pubblicità costituisce una pratica commerciale, essa è quindi sottoposta ai divieti di scorrettezza e ingannevolezza

a tutela dei consumatori.

• Pubblicità ingannevole: qualsiasi pubblicità che in qualunque modo, compresa la sua presentazione, è

idonea ad indurre in errore le persone fisiche o giuridiche alle quali è rivolta o che essa raggiunge, e che

possa pregiudicare il loro comportamento economico.

• Pubblicità comparativa: consentita nel rispetto di alcuni limiti, ovvero non deve essere ingannevole, non

deve determinare confusione con i segni distintivi del concorrente, e deve riguardare beni o servizi che

soddisfano gli stessi bisogni per confrontare oggettivamente una o più caratteristiche essenziali, pertinenti,

verificabili e rappresentative, compreso eventualmente il prezzo. È vietata inoltre la comparazione

meramente suggestiva e quella che causi discredito al concorrente.

Sanzioni: costituiscono illecito amministrativo, e atto di concorrenza sleale riconducibile al mendacio, appropriazioni

di pregi o violazione di norme di diritto pubblico.

DISCIPLINA ANTI-TRUST

La disciplina antitrust si propone di contrastare il potere di mercato delle imprese, e cioè situazioni in cui ona o più

imprese si sottraggono alle pressioni concorrenziali. In queste condizioni l’impresa infatti è in grado di applicare

prezzi superiori e a ridurre le quantità prodotte rispetto ai livelli ottimali raggiungibili su un mercato concorrenziale.

14

La disciplina trova la propria fonte principale nelle norme UE (TFUE), mentre i meccanismi di applicazione del diritto

antitrust alle intese ad agli abusi di posizione dominante sono disciplinate dal regolamento CE. La legislazione

nazionale si applica soltanto alle fattispecie restrittive della concorrenza che non pregiudicano il commercio fra stati

membri UE nonché alle concentrazioni che non superano le soglie di fatturato previste a livello europeo.

Accertamento degli illeciti: in via amministrativa a carico delle autorità dotate di incisivi poteri di iniziativa e di

acquisizione del materiale probatorio. Tali autorità possono applicare sanzioni pecuniarie ed ordinare la cessazione

dell’infrazione. L’autorità competente in via amministrativa del diritto antitrust europeo è la commissione, mentre in

Italia la funzione è svolta dall’AGCM.

La normativa si applica ai comportamenti delle imprese, alle quali in questo campo si riferiscono qualsivoglia attività

economica, ivi compresa quella dei lavoratori autonomi e dei liberi professionisti.

Gli effetti restrittivi devono essere valutati relativamente ad un mercato per la quale si ritiene opportuno preservare

condizioni di competitività: mercato rilevante che, circoscritto geograficamente e merceologicamente, assume le

forme di:

- Mercato geografico: delimitato dal territorio in cui le condizioni di concorrenza sono omogenee e

sensibilmente diverse da quelle dei territori contigui.

- Mercato merceologico: limitato dalla tipologia dei prodotti o servizi reciprocamente sostituibili.

Intese:

Per quanto attiene alle intese, esse sono vietate quando danno vita a concentrazione dei comportamenti che

ostacolano strategie individuali di abbassamento dei prezzi o di incremento delle qualità dei prodotti o servizi. esse

sono vietate anche fra imprese operanti a diversi livelli economici della catena di produzione e distribuzione. Sono

identificate diverse intese vietate:

- Intese consistenti nel fissare direttamente o indirettamente i prezzi di acquisto o di vendita

- Intese dirette a limitare o controllare la produzione

- Intese dirette a ripartire i mercati o le fonti di approvvigionamento

- Intese dirette ad applicare condizioni dissimili per prestazioni equivalenti

- Intese dirette a subordinare la conclusione di contratti all’accettazione di prestazioni supplementari che non

abbiano alcun nesso con i contratti stessi

Sono esentati dal divieto antitrust quelle intese, pur restrittive della concorrenza, ma che risultino idonee a produrri

effetti positivi di efficienza economica. Questi miglioramenti devono riservare agli utilizzatori una congrua parte

dell’utile che ne deriva.

Abusi di posizione dominante:

Questi corrispondono allo sfruttamento abusivo da parte di una o più imprese di una posizione dominante sul

mercato.

Posizione dominante: potere di mercato che consente al suo titolare di tenere comportamenti indipendenti, che

non espongono al rischio di perdita di fatturato a vantaggio dei concorrenti.

Lo sfruttamento di tale posizione si esprime attraverso comportamenti unilaterali delle imprese,

indipendentemente da qualsiasi accordo con altre imprese. Anche qui questi sono permessi se producono efficienze

considerevoli

Concentrazioni:

Le concentrazioni rilevanti sul piano concorrenziale si realizzano attraverso qualsivoglia operazione idonea a

determinare una modifica duratura del controllo per effetto della quale imprese precedentemente indipendenti

vengono assoggettate a un potere di direzione unitaria.

Esse possono realizzarsi attraverso fusioni societarie, trasferimenti di aziende o relativi rami. Le soglie di fatturato

che determinano l’intervento delle autorità antitrust sono fissate a diversi livelli dall’ordinamento europeo e dal

legislatore nazionale, e il superamento di quello europeo determina l’esclusone dell’applicazione della normativa

italiana (concentrazioni di dimensioni europee), mentre il superamento delle soglie nazionali determina

l’applicazione della legge italiana (concentrazioni di dimensione nazionale). 15

Le operazioni che rientrano nelle soglie di rilevanza del diritto europeo o nazionale devono essere oggetto di una

notificazione preventiva alla commissione o all’AGCM. Il procedimento avviato dalla notifica si conclude con una

decisione dei due istituti che verifica la comparabilità dell’operazione con la disciplina della concorrenza, in tal caso

autorizzandola.

Le sanzioni possono essere pene pecuniarie (ammende) o inibizione della continuazione dell’illecito, nonché il

ripristino della concorrenza. In alternativa le autorità possono accettare impegni proposti dalle imprese ed idonei ad

eliminare gli effetti restrittivi del comportamento.

Il procedimento giurisdizionale di applicazione del diritto antitrust si svolge davanti ai giudici dei paesi membri. Può

infine essere promossa azione di risarcimento del danno derivante da comportamenti anticoncorrenziali vietati.

DIRITTI DI PROPRIETA’

I beni immateriali di cui si compone la proprietà industriale si dividono in:

• Segni distintivi dell’impresa

• Risultati dell’attività di ricerca in campo tecnico-industriale:

o Brevetto d’invenzione (durata ventennale)

o Modelli di utilità (durata decennale)

o Modelli e disegni industriali: posti a protezione dell’innovazione del design del prodotto (durata

venticinquennale)

Tutela dei segni distintivi:

L’interesse ad evitare situazioni confusorie è quello riconducibile ai principi concorrenziali, in quanto favorisce la

trasmissione di informazioni relative all’impresa responsabile dell’offerta di prodotti o servizi e permette così di

realizzare un mercato maggiormente trasparente.

La capacità distintiva denota la capacità del segno di identificare scelte riferibili ad uno ed uno solo imprenditore.

➢ Requisiti di tutela:

- Capacità distintiva: essa viene valutata relativamente alla tipologia di attività e prodotti per cui il segno viene

utilizzato 

- Non confondibilità: non possono essere utilizzati gli stessi segni da due imprenditori diversi divieto di

utilizzazione confusoria, fatto salvo che segni simili o identici possono essere utilizzati da imprenditori diversi

nell’ambito di attività a loro volta differenti, che i consumatori non riferiscono ad un unico imprenditore

La protezione del segno così è relativa al settore merceologico di utilizzazione (principio di relatività della tutela)

Tutela dell’innovazione

Il diritto esclusivo sui beni immateriali comporta il divieto per i terzi di utilizzare le soluzioni tecniche e le

caratteristiche del design brevettate o registrate come modelli. In chiave di protezione della concorrenza, questo

diritto, deve incentivare gli imprenditori a trovare ed adottare nuove forme differenziate di prodotti dal punto di

vista tecnico o del design, favorendo l’arricchimento dell’offerta di soluzioni tecniche ed estetiche.

Il contenuto del diritto di proprietà industriale si incentra sul riconoscimento del potere del titolare di decidere le

modalità di utilizzazione del bene immateriale protetto, eventualmente consentendone lo sfruttamento a terzi

attraverso la conclusione di contratti di licenza, creando un ‘’mercato’’ dei risultati dell’investimento.

La proprietà intellettuale può essere intesa come l’insieme dei risultati immateriali, derivanti dal lavoro creativo nel

settore delle arti, della musica, della letteratura e dello spettacolo. Questi risultati vengono etichettati come opere

d’ingegno e sono tipicamente protetti pur sempre attraverso il riconoscimento di diritti esclusivi di sfruttamento, di

durata estremamente lunga, che ricadono nella disciplina dei diritti d’autore.

Le azioni a difesa della proprietà sono un particolare aspetto del diritto comune sui beni immateriali, incentrate

sull’interesse del titolare a prevenire la continuazione dell’illecito ed a rimuovere uno stato di fatto contrario al

diritto. Tra le azioni vi sono:

• Azione inibitoria: della fabbricazione, del commercio e dell’uso delle cose costituenti violazione del diritto

• Strumenti di rimozione degli effetti del comportamento illecito, quali l’ordine di ritiro dal commercio, o di

distruzione dei beni realizzati in violazione del diritto, o la loro assegnazione in proprietà. 16

Esiste la possibilità per il giudice di fissare una somma dovuta per ogni violazione o inosservanza successivamente

constata e per ogni ritardo nell’esecuzione del provvedimento.

Tali provvedimenti inoltre non richiedono dolo o colpa del contraffattore, essi infatti costituiscono la base per il

risarcimento del danno, oppure per la restituzione degli utili realizzati dall’autore della violazione, in alternativa al

risarcimento del lucro cessante o nella misura in cui essi eccedono tale lucro.

I diritti titolari sono protetti per effetto di una complessa fattispecie costitutiva, che si perfeziona a seguito di un

procedimento amministrativo di registrazione (per marchi e modelli) o brevettazione (per invenzioni e modelli di

utilità) presso un pubblico ufficio denominato Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM).

I diritti non titolari, invece comprendono ditta, insegna e marchio non registrato che sorgono direttamente per

effetto dell’uso indipendentemente da brevettazione o registrazione.

I SEGNI DISTINTIVI

DITTA (2563-2567):

La ditta è il nome commerciale dell’impresa, ovvero quello che utilizza l’imprenditore per operare sul mercato e

interfacciarsi con gli altri operatori del mercato.

Tra i 3 segni distintivi la ditta è un segno immancabile, ovvero c’è senz’altro. Laddove la ditta non venga stabilita in

maniera specifica, essa coincide con il nome civile dell’imprenditore, questo vale per le persone fisiche e per gli enti

(ad es società): per gli enti si acquisisce la ragione sociale della società, per le s.r.l. invece è la denominazione sociale.

Nella ragione sociale deve figurare almeno il nome di un socio (elemento patronimico) + il tipo della società di cui si

tratta, nella denominazione sociale invece questo non è previsto, essa può essere anche di pura fantasia, ma anche

qui non può mancare il tipo di società di cui si tratta.

Una ditta per essere tutelata deve avere:

- Capacità distintiva, ed essa la soddisfa (2563-2566) quando presenta per lo meno l’elemento patronimico

oppure la sigla dell’imprenditore + un eventuale elemento di fantasia.

Il controllo che la ditta sia formata correttamente spetta al registro delle imprese, dal punto di vista pratico

però spesso è tollerata anche una ditta irregolare, ovvero il diritto all’esclusiva della ditta è tutelato anche

quando manca dell’elemento fondamentale, ovvero l’elemento patronimico, in base alla disciplina della

concorrenza sleale, questo perché è tutelata la ‘’ditta derivata’’, quella che utilizza l’elemento patronimico

di un altro utilizzatore che non sia l’attuale imprenditore (ad es in caso di trasferimento d’azienda).

- Novità: L’elemento di novità nella ditta si ha nella diversità da ditte esistenti, che però riscontra problemi in

caso di omonimia tra imprenditori, che si risolve con una differenziazione della ditta.

La novità deve essere valutata anche con riferimento rispetto ad altri segni distintivi, nel senso che per avere

una ditta nuova non si deve utilizzare l’insegna o il marchio che altri imprenditori utilizzano. La valutazione in

termini di novità dev’essere effettuata con riferimento allo specifico mercato a causa della sua relatività.

La ditta deve essere cambiata, nel caso non rispetti la novità, da chi per secondo registra la ditta (2464).

Questa conclusione è in contrasto col codice della proprietà industriale in quanto negli articoli 2 e 3 emerge

che l’unico segno distintivo passibile di tutela a fronte di registrazione è il marchio, quindi al di fuori del

marchio, la tutela dell’esclusiva del segno distintivo deve essere calibrata sull’uso effettivo del segno. Tra i

due, essendo sullo stesso piano delle fonti (leggi ordinarie), quella successiva prevale sulla precedente,

quindi il codice della proprietà industriale prevarrà sul codice civile in caso di conflitto.

Per quanto concerne il trasferimento della ditta, essa può essere trasferita soltanto col vincolo dell’azienda ed esso

si presume col trasferimento dell’azienda salvo patto contrario.

Invece, per il modo in cui avviene la tutela del diritto all’esclusiva della ditta, essa non prescinde da discipline

specifiche, ma viene acquisita facendo applicazione della disciplina della concorrenza sleale: quando qualcuno

utilizza in maniera impropria segni distintivi di altri (concorrenza confusoria) viene disciplinato come forma

concorrenziale illecita con conseguente sanzione inibitoria e risarcimento dei danni.

INSEGNA:

Segno distintivo poco diffuso a livello di prassi, viene utilizzata per individuare lo spazio fisico nel quale avvien

l’incontro tra domanda e offerta dei beni dell’azienda. 17

Per essere tutelato deve avere:

- La capacità distintiva: deve essere idonea a individuare un luogo rispetto al genere nel quale si consuma

quell’attività produttiva, quindi non generica

- La novità: il requisito viene individuato rispetto all’uso effettivo che si fa del simbolo, quindi chi per primo

usa quell’insegna può pretendere il mantenimento dell’uso esclusivo di quell’insegna facendo riferimento al

mercato in cui è usato quel simbolo.

Anche l’insegna può essere trasferita, l’orientamento della prassi vede una preferenza della disciplina del marchio in

quanto nettamente più liberale rispetto quella che regola la ditta.

Per quanto riguarda la tutela vale quanto detto per la ditta: è un simbolo di fatto e la tutela viene acquisita dalla

concorrenza sleale confusoria per la quale si prevede l’azione inibitoria e quella risarcimentale.

RAGIONE E DENOMINAZIONE SOCIALE:

Questi due segni hanno una duplice funzione: da un lato costituiscono uno strumento di spendita del nome delle

società rispettivamente di persone e di capitali, dall’altro ne costituiscono la ditta

Esse sono tutelate dalla disciplina della concorrenza sleale nei limiti del rischio di confusione, da accertare in

relazione al luogo e al settore di attività imprenditoriale.

MARCHIO:

E’ un segno distintivo normalmente utilizzato mediante apposizione materiale sul prodotto. I marchi di servizio,

invece, sono utilizzati tipicamente nell’abbigliamento del personale dell’impresa, all’ingresso dei locali e sui mezzi di

produzione, o nelle comunicazioni pubblicitarie.

➢ Marchio generale: può essere utilizzato per tipologie di prodotti estremamente diversificati

➢ Marchio speciale: può essere utilizzato per una singola tipologia di prodotti caratterizzata da precise

caratteristiche merceologiche.

Composizione del marchio:

• Marchi denominativi: formati da parole

• Marchi figurativi: formati da disegni o loghi

• Marchi misti: contengono parole e segni

Protezione del marchio: a fronte di utilizzazione confusorie e anche contro i tentativi di approfittare o arrecare

pregiudizio al valore pubblicitario della sua notorietà.

Registrazione del marchio: unico segno distintivo che prevede un apposito procedimento di registrazione davanti a

pubblici uffici, caratterizzato da efficacia costitutiva della protezione.

Tuttavia sono protetti anche i marchi non registrati: chi ha fatto uso di un marchio non registrato ha la facoltà di

continuare ad usarne, nonostante la registrazione da altri ottenuta, nei limiti in cui anteriormente se ne è valso.

Questo presuppone la disciplina degli atti confusori e permette soltanto al marchio che abbia una notorietà estesa a

livello nazionale, per esempio, di vantare una protezione geograficamente corrispondente a quella derivante da

registrazione.

Tuttavia sussistono degli requisiti che un marchio deve soddisfare per evitare che la registrazione possa divenire

nulla. La mancanza di questi può essere fatta valere con un’azione di nullità esercitabile da chiunque vi abbia

interesse (nullità assoluta):

• Capacità distintiva: l’ordinamento italiano considera privi di carattere distintivo in particolare i segni

costituiti esclusivamente da denominazioni generiche di prodotti o servizi, o da indicazioni descrittive che ad

essi si riferiscono (qualità, specie, valore…

Tale eventuale difetto può essere sanato se prima della proposizione della domanda o dell’eccezione di

nullità, il segno che ne forma oggetto a seguito dell’uso che ne è stato fatto, ha acquistato carattere

distintivo (secondary meaning) 18

• Per i marchi di forma: sono esclusi dalla registrazione le forme:

• Imposte dalla natura stessa del prodotto

• Necessarie per ottenere un risultato tecnico

• Che danno un valore sostanziale al prodotto

In questi casi la forma costituisce una caratteristica intrinseca del prodotto, che può essere protetta in base

ad altre norme dell’ordinamento della proprietà industriale: brevettazione delle invenzioni, modelli di utilità,

registrazione di disegni e modelli e tutela del diritto d’autore, tutte forme di tutela TEMPORANEE.

• Assenza di decettività e illiceità: divieto di registrare i segni idonei ad ingannare il pubblico sulla provenienza

geografica, natura o qualità, dei prodotti o servizi, nonché i segni contrari alla legge, all’ordine pubblico o al

buon costume

Impedimenti alla registrazione:

Diritti di terzi su segni distintivi anteriori in conflitto col marchio registrato: la presenza di segni anteriori fa venire

meno il requisito della novità, quindi sono privi di novità i marchi la cui utilizzazione rappresenterebbe una violazione

dei diritti sui segni distintivi anteriori. Ipotesi di assenza di novità:

• Segni distintivi registrati con efficacia anteriore: l’anteriorità deve essere valutata in relazione alla data di

deposito della domanda, non quella della concezzione della registrazione. Rilevano come anteriorità tutte le

domande depositate nello stato o con efficacia nello stato, non è invece anteriorità opponibile ai marchi

nazionali la registrazione in paesi esteri

• Esistenza di diritti anteriori su segni distintivi non registrati: la più importante tipologia di questi è costituita

dai marchi utilizzati anteriormente alla registrazione. Nel caso della notorietà locale di un marchio, l’uso

precedente del segno, quando non importi notorietà in esso, o importi notorietà puramente locale, non toglie

novità, ma il terzo preutente ha diritto di continuare nell’uso del marchio, anche ai fii della pubblicità, nei

limiti della diffusione locale, nonostante la registrazione del marchio stretto. Nel caso invece della notorietà

nazionale, essa attribuisce diritti estesi a tutto lo stato, quindi fa perdere la novità dei marchi posteriori

confondibili, e determina un vizio di nullità relative.

Procedimento di registrazione:

La domanda di registrazione deve contenere le generalità del richiedente, la riproduzione del marchio, l’elenco dei

prodotti e servizi che è destinato a contraddistinguere. L’UIBM concede la registrazione dopo avere verificato la

regolarità del deposito e la proteggibilità del marchio.

La concessione della registrazione non garantisce la valida nascita di diritti sul segno, è infatti possibile opporsi alla

registrazione indicando gli eventuali elementi essenziali mancanti di cui la protezione necessita.

In presenza dei requisiti di tutela, invece, la registrazione ha efficacia costitutiva di diritti che prescindono dall’uso e

dalla conoscenza del segno presso il pubblico, e che si estendono all’intero territorio nazionale.

Il titolare della registrazione ha tuttavia l’onere di utilizzare il proprio segno entro 5 anni, diversamente perdendo i

propri diritti per decadenza.

Il marchio registrato ha una protezione di durata potenzialmente perpetua, ma la registrazione deve essere

rinnovata a scadenze decennali, con apposita domanda all’UIBM, diversamente si considera scaduto.

Per estendere la validità del marchio a tutto il territorio UE la procedura va posta all’UAMI ad Alicante, diversamente

infine, la validità si può estendere a tutti i paesi del mondo tramite la domanda internazionale all’Ufficio di Ginevra

(in questo caso però produce un fascio di marchi) 

Il diritto esclusivo scaturente dalla registrazione è il diritto di vietarne l’uso da parte di terzi le utilizzazioni del

segno illecite vengono definite contraffazioni.

Principio di relatività della protezione: la contraffazione non ricorre quando gli utilizzatori del segno offrono

prodotti o servizi merceologicamente diversificati, che il pubblico non riferisce ad un unico imprenditore il

titolare del marchio ha il diritto di vietare l’uso di un segno identico o simile al marchio registrato, per prodotti o

servizi identici o affini, se tale cosa può provocare confusione per il pubblico. Tale principio tuttavia muta in

riferimento ad un marchio rinomato/notorio, riconoscendo al titolare il diritto di vietare ai terzi l’uso anche per

prodotti o servizi non affini, se l’uso del segno senza giusto motivo consente di trarre indebitamente vantaggio dal

carattere distintivo o dalla rinomanza del marchio o reca pregiudizio agli stessi. 19

Il diritto di marchio consente al titolare di agire anche nei confronti di chi distribuisca i prodotti contraffatti anche

non avendo partecipato alla fabbricazione degli stessi. La UE ha limitato questa protezione attraverso il principio di

esaurimento: il diritto conferito dal marchio non permette al titolare di impedirne l’uso per prodotti messi in

commercio nella comunità con tale marchio dal titolare stesso o con il suo consenso.

Cessioni e licenze di marchio:

• Trasferimento dei diritti sul marchio: avviene per effetto di accordi di vendita ma può derivare anche altri

accordi idonei a produrre effetti reali traslativi (donazione, conferimento in società …).

Il trasferimento non è vincolato all’azienda o ad un suo ramo, ed esso deve essere trascritto: la trascrizione

produce effetti di pubblicità dichiarativa in virtù della quale nel conflitto di più acquirenti dello stesso diritto

dal medesimo titolare, è preferito chi ha trascritto per primo il suo titolo di acquisto

• Contratti di licenza: attraverso questi, il licenziante mantiene la titolarità del segno, consentendone

l’utilizzazione ad un terzo licenziatario, nei limiti previsti dall’accordo. I Limiti di utilizzazione del marchio

possono riguarda il territorio di produzione commercializzazione od offerta dei prodotti, la tipologia e la

qualità dei prodotti o servizi e limite delle durata del contratto.

La licenzia è generalmente onerosa e il corrispettivo viene chiamato canone di licenza (royalty).

L’uso del marchio su prodotti completamente diversi da quelli fabbricati dal titolare è noto come

merchandising. Le licenze si distinguono in:

• Esclusive: impiego del licenziante a non utilizzare direttamente il proprio marchio in concorrenza col

licenziatario e a non concederlo ad altri

• Non esclusive: il licenziante può accordarsi con altri licenziatari e può sfruttare il segno direttamente in

proprio. In questo caso il licenziatario si obbliga ad usare il marchio per contraddistinguere prodotti o servizi

eguali a quelli corrispondenti messi in commercio con lo stesso marchio dal titolare o da altri licenzitari

È possibile che la fattispecie costitutiva della tutela non si sia perfezionata per la presenza di impedimenti che

l’ufficio non poteva rilevare. Il mancato perfezionamento della fattispecie costitutiva della tutela determina la nullità

della registrazione. Vi sono inoltre eventi successivi alla registrazione che privano ex nunc di efficacia la fattispecie

costitutiva della protezione originariamente valida e che costituiscono cause di decadenza del segno. Entrambe

queste fattispecie possono essere parziali ed entrambe vengono dichiarate con efficacia erga omnes. Nullità e

decadenza sono normalmente azionabili davanti all’autorità giudiziaria odinaria.

• Cause di nullità assoluta: colpiscono le registrazioni avvenute in violazione degli impedimenti assoluti sopra

esaminati. Cause di nullità relativa: colpiscono le registrazioni avvenute in violazione di diritti anteriori di

terzi. Quest’ultima può essere sanata qualora il titolare tolleri consapevolmente per un periodo di 5 anni

l’uso del marchio registrato, ma questa disciplina non può essere applicata in caso di mala fede del secondo

registrante: intenzione del secondo registrante di approfittare dell’accreditamento conseguito dal primo

marchio.

• Decadenza per non uso: deriva quando il marchio non sia stato oggetto di uso effettivo entro 5 anni dalla

registrazione. Questa è comunque sanabile attraverso la ripresa dell’utilizzazione anteriormente alla

preposizione della domanda o dell’eccezione di decadenza.

• Decadenza per ingannevolezza sopravvenuta: qualora il titolare del marchio lo utilizzi per indurre in inganno

il pubblico, in particolare circa la natura, la qualità o provenienza dei prodotti o servizi. Anche il

trasferimento può provocare l’inganno

• Decadenza per volgarizzazione: quando l’attività o l’inattività del titolare determini che il marchio divenga

dominazione generica del prodotto o servizio offerto dallo stesso, perdendo così, il marchio, la sua capacità

distintiva

MARCHIO COLLETTIVO

Segno destinato all’utilizzazione parallela da parte di una pluralità di imprenditori. È consentito infatti registrare

Marchi collettivi ai soggetti che svolgono la funzione di garantire l’origine, la natura o la qualità di determinati

prodotti o servizi. L’utilizzazione avviene per consenso prestato dal titolare, a patto che si rispettino i regolamenti

d’uso: essi devono in particolare determinare le caratteristiche qualitative garantite dal marchio, i controlli che il

titolare può esercitare sugli utilizzatori per verificarne il rispetto e le sanzioni previste in caso di inosservanza. 20

L’omissione dei controlli costituisce motivo di decadenza dei diritti sul segno. La disciplina applicata è quella del

marchio individuale.

INDICAZIONI GEOGRAFICHE

Esse si intendono come garanzia della presenza di caratteristiche qualitative del prodotto. Essenziale è la

riconducibilità di queste caratteristiche alla produzione tradizionale del territori. Essi sono tutelati, anche se non

registrati, in via di fatti di una tradizione produttiva riconosciuta dal pubblico, che riconosce quel prodotto per le sue

qualità, la sua reputazione o le sue caratteristiche legate all’ambiente geografico d’origine. Il regolamento

comunque, in riferimento al campo alimentare, prevede la possibilità di tutelare le indicazioni geografiche mediante

registrazione a titolo di denominazioni d’origine protetta (D.O.P.) o di indicazioni geografiche protette (I.G.P.). I

requisiti di tutela delle IGP sono meno stringenti rispetto alle DOP; la protezione comunque è identica e l’interesse

ad ottenere la DOP si riflette essenzialmente considerazioni di prestigio.

La registrazione è sulla base di un complesso procedimento davanti alla commissione, che deve verificare

essenzialmente la possibilità che il pubblico percepisca l’indicazione geografica in funzione distintiva della

provenienza del prodotto da una determinata zona. La registrazione conferisce una tutela unitaria estesa a tutti i

paesi membri. I diritti DOP e IGP non decadono per effetto della volgarizzazione.

TUTELA CONTROPARTI CONTRATTUALI DEBOLI

Rilievo centrale assume la disciplina dell’abuso di dipendenza economica: l’abuso da parte di una o più imprese

dello stato di dipendenza economica nel quale si trovi una impresa cliente o fornitrice.

L’ipotesi può ricorrere tipicamente quando un’impresa abbia effettuato investimenti specifici in funzione

dell’interesse a intraprendere relazioni contrattuali con un determinato partner, relazioni così diventate vitali per

l’impresa. L’eccessivo squilibrio di diritti od obblighi ricorre dunque quando una parte miri ad imporre all’altra

sacrifici tali da pregiudicare l’interesse alla remunerazione degli investimenti specifici. Il patto attraverso il quale si

realizzi l’abuso è nullo il giudice può pronunciare provvedimenti inibitori e condannare al risarcimento dei danni.

Franchising:

Ad esso sono dedicate norme atte a tutelare una parte imprenditoriale contrattualmente debole, ovvero l’affiliato

rispetto all’affiliante.

Il contratto di affiliazione permette di realizzare un sistema di distribuzione in cui i diversi distributori affiliati

adottano uniformi metodi di promozione commerciale, e si indentificano altrettanto uniformemente attraverso i

segni distintivi dell’affiliante. L’affiliato dovrà sostenere investimenti specifici onerosi, anche se è a rischio di

cessazione del rapporto, che obbliga l’affiliato a ricostruire ex novo relazioni di vendita con diversi fornitori.

Il legislatore dunque introduce, a tutela dell’affiliato, norme relative alla forma e contenuto del contratto, dirette a

predefinire con certezza i rischi di investimento e di cessazione del rapporto, che non può avere durata inferiore a

quanto necessario ad ammortizzare gli investimenti stessi, e comunque ad un minimo di 3 anni.

La legge in oltre prevede obblighi di informazione e correttezza diretti a prevenire l’esposizione dell’affiliato a rischi

non previsti.

Ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali:

Vi è una disciplina che cerca di proteggere le parti creditrici dal rischio che i debitori ritardino i pagamenti per

migliorare la gestione della propria liquidità, e trasformino i propri fornitori in finanziatori.

Tale disciplina si applica ai contratti tra imprese, ovvero tra imprese e pubbliche amministrazioni, che comportano la

consegna di merci o la prestazione di servizi contro il pagamento di un prezzo. Quindi la figura dell’imprenditore è

allargata anche alle attività economiche organizzate e alle libere professioni.

La disciplina prevede la decorrenza automatica degli interessi dal iorno successivo alla scadenza del termine per il

pagamento, senza necessità di costituzione in mora.

I termini di pagamento sono a loro volta detrminati dal legislatore.

L’allungamento contrattuale dei termini è ammesso, ma se superiore a 60 gg deve essere pattuito e approvato per

iscritto, e non deve risultare iniquo per il creditore. 21

Il saggio degli interessi moratori corrisponde alla misura degli interessi legali di mora (8 punti % in più rispetto al

tasso d’interesse applicato dalla BCE alle più recenti operazioni di rifinanziamento principali), con possibilità di

deroga contrattuale-

L’iniquità deve essere valutata avuto riguardo a tutte le circostanze del caso. Si presume ad ogni modo iniqua la

clausola che esclude l’applicazione di interessi di mora o il risarcimento per i costi di recupero del credito.

Contratti con i consumatori:

L’insufficiente possibilità di ponderazione delle clausole contrattuali può determinare l’esposizione del consumatore

a rischi non in linea con la funzione dell’operazione che intende realizzare.

Il legislatore europeo ha sancito l’invalidità delle clausole vessatorie: tale disciplina presume un contratto tra un

professionista e un consumatore. Al secondo non è riconosciuto nemmeno di negoziare, sulla base di una trattativa

individuale, alcune clausole sostanzianti in una scommessa sull’adempimento del professionista o sul contenuto del

contratto: clausole che escludano la responsabilità del professionista per danni al consumatore o inadempimento

totale o parziale. Non sono vessatorie le clausole attinenti all’oggetto del contratto o all’adeguatezza del

corrispettivo.

Si considerano Vessatorie le clausole che determinano a carico del consumatore un significativo squilbrio dei diritti

degli obblighi derivanti dal contratto.

LA COOPERAZIONE TRA IMPRENDITORI

In un tessuto socio-economico come quello italiano, cioè composto prevalentemente da piccole e medie imprese,

tali imprese necessitano di strumenti di cooperazione e di reciproca integrazione per poter diminuire il rischio

d’impresa e radicarsi più profondamente nel mercato.

Vi è un’articolata gamma di forme di cooperazione e di integrazione tra imprese:

• Strumenti di integrazione: essi trovano la propria fonte in contratti mediante i quali gli imprenditori

conservano, in via di principio, la propria sostanziale autonomia giuridica ed economica

• Forme di integrazione: esse sono caratterizzate dall’esistenza di legami partecipativi nella proprietà

dell’impresa e comportano la formazione di un’unica entità economica, sino a giungere, in taluni casi alla

creazione di una nuova entità giuridica. Esse a loro volta si dividono in:

- Forme inderogabilmente strutturate: consorzi/società consortili che presuppongono l’erezione di un

apparato organizzativo funzionale e un rapporto di collaborazione tendenzialmente stabile e duraturo

tra imprenditori

- Forme potenzialmente flessibili: contratti di rete/associazioni temporanee di impresa,

tendenzialmente prive di una rigida organizzazione interna e talora volte ad una cooperazione

occasionale

Forme inderogabilmente strutturate:

CONSORZI:

Il consorzio è un contratto con il quale più imprenditori istituiscono un’organizzazione comune per la disciplina o per

lo svolgimento di determinate fasi delle rispettive imprese coordinamento interaziendale

Gli imprenditori mirano a una mutualità consortile: risparmio di spesa/maggior ricavo risultante da una

razionalizzazione del ciclo produttivo o distributivo.

Il contratto può essere instaurato per limitare la concorrenza tra imprenditori soltanto, però, nei limiti stabiliti dalla

disciplina antimonopolistica, infatti essi sono vietati se hanno ad oggetto o l’effetto di impedire, restringere o falsare

il gioco della concorrenza all’interno del mercato nazionale o in una sua parte rilevante.

I consorzi si distinguono in:

- Consorzi con attività interna: organizzazione comune volta alla mera predisposizione di una

regolamentazione convenzionale dei rapporti reciproci degli imprenditori consorziati al ine di vericare

il corretto assolvimento degli obblighi assunti

- Consorzi con attività esterna: organizzazioesne preordinata non solo agli obbiettivi della prima, ma

anche a disciplinare l’attività imprenditoriale svolta dal consorzio, quale soggetto giuridico autonomo,

con i terzi 22


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e gestione aziendale (MILANO)
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