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Economia politica II

Prof. Davide Ticchi

Parte I: introduzione e contabilità nazionale

27.09.2018

1

La macroeconomia studia i grandi aggregati economici in un paese, in un determinato periodo di tempo.

La macroeconomia si distingue in due parti:

  • Teoria della crescita economica, che analizza il fatto che alcuni paesi riescono ad aumentare il loro reddito pro capite.
  • Ciclo economico, che mira ad una prospettiva di breve periodo.

In micro

Breve periodo: situazione in cui almeno un fattore è fisso, solitamente il capitale.

Lungo periodo: situazione in cui tutti i fattori sono flessibili.

Se guardassimo l’economia nel suo complesso, guarderemmo i suoi aggregati, perciò si costituiscono i modelli aggregati.

Questi modelli hanno ricevuto innumerevoli critiche, che hanno portato oggi ad avere modelli molto più complessi.

Un modello è la semplificazione della realtà, e serve a farci capire cosa succederà dopo una manovra economica. Essi presentano delle ipotesi irrealistiche.

La macroeconomia tiene conto di due aspetti fondamentali:

  • La variazione del prodotto aggregato.
  • Di che variazione si tratti.

La variazione del prodotto aggregato è semplicemente un’eventuale variazione della variabile Z, PIL nominale, analizzando se essa sia aumentata, diminuita o rimasta costante. In caso di variazione si analizza se l’eventuale variazione del prodotto aggregato sia dovuta al movimento delle quantità o a quello dei prezzi. Esiste infatti una differenza fondamentale tra le due cause: l’aumento delle quantità prodotte, comporta un maggior benessere per la popolazione, mentre un aumento dei prezzi produce soltanto un “gonfiamento” del prodotto aggregato, senza alcun effetto sul benessere.

28.09.2018

Il PIL, prodotto interno lordo, dove lordo si riferisce al fatto che nel corso del processo produttivo il capitale fisso subisce un’usura fisica e un invecchiamento tecnologico, definito obsolescenza, è un indicatore del benessere che rappresenta la ricchezza del paese, calcolando il valore dei beni e servizi finali prodotti in un anno di riferimento, in una data nazione, definendo quello che il paese può consumare. Di conseguenza una quota del prodotto, denominata ammortamento, deve essere destinata al ripristino della capacità produttiva del capitale. Se dal PIL si detrae l’ammortamento, si ottiene il prodotto interno netto, PIN. Nel corso del tempo il PIL varia. Innanzitutto, aumenta la disponibilità di risorse: la popolazione cresce, le imprese acquistano macchinari e costruiscono nuovi impianti, aumenta il patrimonio di conoscenze. Il sistema economico può produrre più beni e servizi, di conseguenza il trend del PIL è crescente. La produzione, non si trova sempre al livello del trend, vale a dire al livello corrispondente al pieno impiego dei fattori produttivi. Al contrario, essa oscilla intorno al trend. Il PIL può sovrastare o sottostare al livello del trend. Si definisce gap di produzione, la differenza tra produzione corrispondente al pieno impiego delle risorse disponibili, detta anche produzione potenziale, e la produzione effettiva.

Gap di produzione = produzione potenziale – produzione effettiva

Il gap di produzione aumenta nei periodi di recessione, mentre nei periodi di espansione, si riduce.

Il PIL indica il valore della produzione corrente, quindi nel calcolarlo non si prendono in considerazione gli scambi prodotti.

1 Trend: andamento assunto dal prodotto potenziale nel tempo.

PIL = PIL pro capite popolazione

2

Il PIL pro capite, rappresenta quanto produce e consuma un singolo individuo in un determinato anno.

In microeconomia, si possono analizzare due categorie:

  • Famiglia: fornisce alle imprese i fattori produttivi, lavoro e capitale; sono proprietarie delle imprese.
  • Imprese: producono e vendono alle famiglie; danno un reddito alle famiglie, utili.

Reddito

Famiglie imprese

Fattori produttivi

La stilizzazione di questo processo prende il nome di flusso circolare del reddito.

In un’economia aggregata gli output coincidono anche con i redditi derivanti dai fattori produttivi forniti dalle famiglie:

Prodotto = reddito da capitale e da lavoro

Per calcolare il PIL

Essendo il PIL un valore che fa riferimento ai beni e servizi finali ed esclude beni e servizi intermediari, basta sommare tutti i prezzi di vendita dei beni e servizi finali. Viene calcolato attraverso dei campioni quindi presenta errori statistici.

La ragione per cui nel calcolo del PIL si considerano solo i beni e i servizi finali deriva dalla necessità di evitare errori di doppia contabilizzazione. Essi si evitano facendo riferimento al valore aggiunto, ossia all’aumento del valore del prodotto a un dato stadio della produzione. In altri termini, valore del prodotto meno costo dei beni intermedi.

n∑ = P * Q + P * Q + P * Q = P * Q

Es. t 1 t 1t 2 t 2 t nt nt 1 t 1 ti = 1

Bene Quantità Prezzo Valore
1 Q1t P1t Q1t * P1t
2 Q2t P2t Q2t * P2t
N Qnt Pnt Qnt * Pnt

Nei valori aggregati si considera la media, non il singolo caso.

PIL nominale o a prezzi correnti, dell’anno corrente: Z

Ci dice quanto si produce in un anno. Se si calcolasse da un anno all’altro, mi direbbe in che condizioni riesco a produrre di più: variazione percentuale.

(Zt+1 - Zt) / Zt = 100 (Zt+1 / Zt - 1)

L’aumento percentuale ci dice che la media dei beni e dei servizi è aumentata del n%. A livelli aggregati si considerano solo le quantità prodotte/consumate, cioè sulle disponibilità di quantità e non sui prezzi.

PIL reale a prezzi costanti: Y

3

Per avere un indice che misuri il livello della variazione di quantità, prendo le quantità dell’anno di riferimento, ma i prezzi di un anno “base”. Il vantaggio è che se notassimo un aumento del PIL, a prezzi fissi, starebbe a significare un aumento delle quantità.

PIL dell’anno base: Z = Y

Variazione percentuale

(Yt+1 - Yt) / Yt = 100 (Yt+1 / Yt - 1)

03.10.2018

Es. Z0 = (40*10)+(50*12)= 400+600=1000

Anno 0 “base” anno 1

Z1 = (42*11)+(55*15)= 462+825=1287

Beni Quantità Prezzi Quantità Prezzi
A 40 10 42 11
B 50 12 55 15

Y0 = Z0 = 1000

Y1 = (42*10)+(55*12)= 420+660=1080

1287-1000 = 287 = 28,7%

1080-1000 = 80 = 8%

In questo caso la popolazione sta meglio, nonostante l’aumento dei prezzi, in quanto l’aumento percentuale dei prezzi è minore dell’aumento percentuale delle quantità consumate. Nonostante l’aumento dei prezzi la popolazione può permettersi più beni.

Il deflatore del PIL, è il rapporto tra il PIL nominale e il PIL reale, ossia, la variazione percentuale del PIL reale.

Δp / p0 = (p1 - p0) / p0 = p1 / p0 - 1

Nell’esempio di prima: p1 / p0 = 1287 / 1000 = 1.1917; quindi 1.1917 - 1 = 0.1917 = 19,17%.

1

Imprese

Beni finali: destinati al consumo.

Es. beni intermedi: destinati per la produzione di un altro bene.

Imprese Beni intermedi Redditi dei fattori Valore della produzione Valore aggiunto
A - 200 200 Il valore che il bene acquisisce ad ogni fase della produzione
I 200 500 700 Redditi dei fattori: redditi dovuti al lavoro e al capitale
C 700 300 1000
Totali 900 1000 1900

All’interno di un’economia il PIL che noi produciamo, è esattamente uguale al valore dei beni e servizi finali ossia alla somma dei costi di produzione sostenuti per realizzarli, costituiti esclusivamente dalla remunerazione dei fattori produttivi. Il valore dei beni e dei servizi finali prodotti è uguale ai redditi guadagnati dalle famiglie.

05.10.2018

4

In micro

Produttività marginale del lavoro: è quanto prodotto ottengo in più aggiungendo un’unità in più di lavoro.

Produttività marginale del capitale: è quanto prodotto ottengo in più aggiungendo un’unità di capitale.

Produttività media: quanto in media produco con un’unità di lavoro.

Legami tra rendimenti di scala e produttività marginale:

  • Se ho una funzione di produzione di rendimenti di scala decrescenti o costanti, la produttività sarà decrescente.
  • Rendimenti di scala crescenti, produttività marginale crescente, decrescente o costante.

Prendiamo un’economia molto semplice, in cui non c’è lo stato ed è chiusa agli scambi con l’estero: ci sono solo famiglie e imprese, Y = C + I. A questo punto dovremmo cercare di capire questi soggetti come si comportano. Diciamo quindi che la funzione di consumo ha una componente C0 + c*Yd, ossia la funzione di consumo è una retta. Questa funzione ci dice quanto spendo del reddito disponibile.

c: propensione marginale al consumo, ossia mi dice di quanto aumenta il consumo, quando il reddito aumenta di un’unità.

Più è alta la propensione marginale, più è alta la quantità di reddito che io spendo.

Prendiamo solo il reddito di oggi poiché:

  • In realtà è molto correlato ai redditi futuri, nell’economia aggregata.
  • Il PIL è molto correlato nel tempo.
  • Dipende dal tasso degli interessi, rappresenta il prezzo tra il consumo di oggi e il consumo di domani, tuttavia, qui non ce lo mettiamo poiché questo effetto è irrilevante.

Il livello degli investimenti

Il modo più semplice per vedere gli investimenti, è quello di dire che gli investimenti sono esogeni. Le imprese investono per aumentare la capacità produttiva futura oltre a rimpiazzare quella di oggi, quindi nonostante i costi di oggi si pensa ai profitti di domani.

Le aspettative future sono fondamentali al fine degli investimenti.

Dal libro

Capitolo 1 - introduzione

L’inflazione e ciclo economico

L’andamento dell’inflazione è inversamente proporzionale ai gap di produzione. Le politiche miranti a stimolare la domanda aggregata tendono a produrre l’inflazione. L’indice dei prezzi al consumo, IPC, ossia l’indice dei prezzi che misura il costo dei beni acquistati dalla famiglia urbana tipo, è dato dal costo di un determinato paniere di beni che rappresenta i consumi tipici del cittadino medio. L’inflazione, è considerata uno dei principali problemi macroeconomici.

  • I. La macroeconomia ha come oggetto principale lo studio della crescita e delle fluttuazioni del prodotto reale.
  • II. Il prodotto reale rappresenta le quantità di beni finali a disposizione degli abitanti di un sistema economico. Il prodotto reale pro capite è pertanto un indice del livello del benessere materiale raggiunto da un Paese.
  • III. La macroeconomia, per facilitare l’analisi dei singoli problemi, si avvale di modelli con diverso orizzonte temporale: breve, medio e lungo periodo. I modelli sono rappresentazioni semplificate della realtà che concentrano l’attenzione sugli aspetti ritenuti di volta in volta dal ricercatore.
  • IV. Nel modello di breve periodo la capacità produttiva è data, mentre i prezzi e i salari sono considerati rigidi verso il basso. La produzione effettiva dipende dal livello della domanda aggregata. Si può quindi avere disoccupazione di parte della forza lavoro oppure aumento dei prezzi a seconda che la domanda sia inferiore o superiore al livello di pieno impiego del prodotto reale, detto anche “prodotto potenziale”.
  • V. Nel medio periodo la capacità produttiva è fissa, come nel breve periodo, mentre i salari e i prezzi diventano flessibili. Il sistema economico tende quindi a gravitare attorno al livello del prodotto potenziale. Nella definizione di quest’ultimo concetto bisogna tuttavia tenere conto di un certo tasso di disoccupazione che è difficile, se non impossibile, eliminare a causa sia delle imperfezioni del mercato del lavoro, disoccupazione frizionale, sia del conflitto distribuito tra lavoratori e donatori di lavoro. È quindi possibile osservare una compresenza di inflazione e disoccupazione qualora la domanda aggregata spinga la disoccupazione a scendere al di sotto del suo livello di minimo.
  • VI. Nel lungo periodo la capacità produttiva può variare in seguito all’investimento e al progresso tecnologico. La teoria della crescita studia fattori che determinano l’aumento tendenziale del prodotto potenziale.

Capitolo 2 – contabilità nazionale

Studiamo la contabilità generale per due ragioni. La prima è che i conti economici nazionali forniscono la struttura sulla quale costruiremo i modelli macroeconomici. Il prodotto interno può essere suddiviso in due modi: dal punto di vista della produzione e dal punto di vista della domanda. La seconda ragione per cui è utile studiare i conti economici nazionali è che essi permettono di apprendere alcune cifre che aiutano a caratterizzare il sistema economico.

Il lavoro e il capitale sono definiti fattori produttivi e i redditi percepiti da tali fattori vengono definiti remunerazione dei fattori produttivi. Le famiglie posseggono i fattori produttivi e la produzione di beni e servizi serve a soddisfare i loro bisogni. La produzione è realizzata in unità chiamate imprese. Esse sono verticalmente integrate, cioè producono al loro interno tutti i beni e servizi intermedi di cui hanno bisogno, cosicché acquistano all’esterno soltanto i servizi dei fattori produttivi. Le famiglie acquistano i beni e i servizi prodotti con i redditi che hanno percepito dalle imprese e il ciclo può ricominciare. La stilizzazione di questo processo prende il nome di flusso circolare del reddito. Il valore dei beni e servizi finali non può che essere uguale alla somma dei costi di produzione sostenuti per realizzarli e costituiti esclusivamente dalla remunerazione dei fattori produttivi, il valore dei beni e servizi finali prodotti è uguale ai redditi guadagnati dalle famiglie.

Il PIL indica il valore della produzione corrente, quindi nel calcolo non si prendono in considerazione gli scambi di prodotti preesistenti. I dati relativi al PIL vengono usati come misura della produzione, ma anche come misura del benessere degli abitanti del Paese. Tuttavia, il PIL non fornisce una misura precisa né della produzione né del benessere. Ciò è dovuto principalmente a tre problemi:

  • Alcuni beni e servizi sono esclusi dal calcolo del PIL perché non vengono scambiati sul mercato.
  • Alcune attività, alle quali viene assegnato un valore positivo ai fini del calcolo del PIL, in realtà non servono a produrre beni, ma a limitare mali quali la criminalità o le minacce alla sicurezza nazionale.
  • Non è facile tener conto, nelle statistiche ufficiali, dei perfezionamenti nella qualità dei beni.

Indichiamo con Y il livello della produzione nel nostro sistema economico semplificato nel quale non esistono né una pubblica amministrazione né scambi con l’estero. Indichiamo inoltre con C la spesa per i consumi e con I la spesa per gli investimenti. La prima identità fondamentale è che l’ammontare della produzione deve essere pari all’ammontare delle vendite. Che cosa accade alla produzione invenduta? Le scorte accumulate vengono considerate parte degli investimenti e, pertanto, tutta l’intera produzione viene consumata o investita. Le vendite possono esprimere mediante la somma delle componenti della domanda.

[1] Y = C + I livello della produzione = spesa per consumi + spesa per investimenti

Come verrà impiegato il reddito? Esso verrà in parte destinato al consumo e in parte risparmiato, quindi.

[2] Y = S + C livello della produzione = risparmio + spesa per consumi

Dall’identità [2] risulta che tutto il reddito viene ripartito tra consumo e risparmio.

[3] C + I = Y = C + S consumo + investimenti = produzione = consumo + risparmio

Sottraendo il consumo da ciascun membro, otteniamo.

[4] I = Y – C = S investimenti = produzione – consumo = risparmio

Indica che in questa economia semplificata l’investimento è esattamente pari al risparmio.

6

Introduciamo nel precedente sistema semplificato il settore pubblico e il settore estero. Indichiamo con G gli acquisti pubblici di beni e servizi, con TA tutte le imposte, con TR i trasferimenti pubblici al settore privato e con NX le esportazioni nette.

[5] Y = C + I + G + NX produzione = consumo + investimenti + spesa pubblica + esportazioni

Ora possiamo ricavare la relazione fondamentale tra produzione e reddito disponibile. Il settore privato riceve i trasferimenti netti TR. Quindi il reddito disponibile, YD, è pari al reddito al netto delle imposte, più i trasferimenti.

[6] YD = Y + TR – TA reddito disponibile = produzione + trasferimenti netti – imposte

Inoltre, il reddito disponibile viene ripartito tra consumi e risparmio.

[7] YD = C + S reddito disponibile = consumi + risparmi

Abbiamo quindi.

[8] YD – TR + TA = C + I + G + NX reddito disponibile - trasferimenti netti + imposte = consumi + investimenti + spesa pubblica + esportazioni

Con qualche riassestamento si ottiene.

[9] S – I = (G + TR – TA) + NX risparmio – investimenti = (spesa pubblica + trasferimento netti – imposte) + esportazioni

(G + TR – TA) corrisponde al disavanzo di bilancio pubblico ossia l’eccesso di spesa pubblica rispetto alle entrate pubbliche. L’eccesso di risparmio rispetto agli investimenti nel settore privato è pari alla somma del disavanzo di bilancio pubblico e dell’avanzo della bilancia commerciale.

  • I. Il PIL è il valore di tutti i beni e servizi finali prodotti in un Paese in un determinato periodo di tempo.
  • II. Dal punto di vista della produzione, il prodotto interno corrisponde alla somma dei redditi percepiti
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Federica.p98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica 2 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Politecnica delle Marche - Ancona o del prof Ticchi Davide.
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