Macroeconomia
Lezione 1: Un viaggio intorno al mondo
Come si analizza un’economia? Due aspetti (produzione aggregata e reddito pro capite) e tre variabili (tasso di crescita della produzione, tasso di disoccupazione e tasso di inflazione).
Lezione 2: Un viaggio attraverso il libro
PIL: misura della produzione aggregata. Quattro metodi per calcolarlo: spesa (beni e servizi finali), valore aggiunto (produzione al netto dei beni intermedi, senza i salari), reddito (somma di salari e profitti) e contabilità nazionale (Y=C+I+G+NX).
Questi metodi calcolano lo stesso PIL guardando il reddito e la produzione, che in realtà sono solo due facce della stessa medaglia. Questo è il PIL nominale, il PIL reale è calcolato a prezzi costanti di un anno, ed esclude l’effetto dei prezzi sulla crescita della produzione aggregata, ma tiene solo conto della produzione. Se è positivo si ha espansione, se è negativo per almeno due trimestri si ha recessione.
Tasso di disoccupazione: rapporto tra disoccupati e forza lavoro (u=U/L). Ci sono anche lavoratori scoraggiati, che non facendo parte della forza lavoro, abbassano il tasso.
Tasso di inflazione: valuta l’aumento dei prezzi nel tempo. Si può misurare con i tassi di variazione del deflatore del PIL (prezzo medio dei beni finali prodotti, =PILn/PILr) o dell’IPC (paniere, =QPt/QPt-1).
Da cosa dipende la produzione? Nel breve periodo dalla domanda, nel medio periodo dall’offerta e nel lungo periodo da fattori più ampi (governo, istruzione).
Lezione 3: Il mercato dei beni
Il PIL, e quindi la domanda aggregata, è composto da: consumo (endogeno), investimento (esogeno), spesa pubblica (esogena), import-export (economia chiusa) e scorte (non le consideriamo). Z=C+I+G+NX+scorte.
Consumo: funzione del reddito disponibile (C=c0 +c1YD), in base alla propensione al consumo e al livello di consumo con reddito nullo, ma è meno che proporzionale.
La produzione di equilibrio si ha quando la produzione coincide con la domanda (curva ZZ, Y=Z), sia algebricamente (Y=C+I+G) che graficamente (croce keynesiana). Si nota l’effetto del moltiplicatore del reddito (Y=(1/1-c1)(c0 -c1T+I+G)), infatti ad un aumento della domanda corrisponde un aumento della produzione più che proporzionale (serie geometrica).
Partendo dalla produzione di equilibrio, sottraendo le imposte otteniamo l’investimento pari al risparmio aggregato (I=S+(T-G)). Il risparmio privato invece (S= YD -C) diventa S=-c0+(1-c1)(Y-T), con 1-c1 pari alla propensione marginale al risparmio. Ponendo l’equilibrio I=S ritorniamo all’equazione dell’equilibrio tra domanda e offerta, quindi D=O e I=S sono due facce della stessa medaglia.
Il governo può modificare il PIL attraverso G e T? No, le altre variabili cambierebbero e si genererebbe deficit di bilancio e debito pubblico.
Lezione 4: I mercati finanziari
Le attività finanziare si dividono in moneta (circolante e depositi, per le transazioni) e titoli (con interessi). La domanda di moneta si basa sul livello delle transazioni e sul tasso di interesse, infatti è in funzione del reddito disponibile e del tasso di interesse (MD=€YL(i)).
La condizione di equilibrio è l’uguaglianza tra domanda e offerta (MS=MD, curva LM). La Banca Centrale aumenta o diminuisce l’offerta comprando o vendendo titoli, e di conseguenza va a ridurre o aumentare il tasso di interesse (operazioni di mercato aperto, espansive o restrittive).
La trappola della liquidità: quando il tasso di interesse è prossimo allo zero (zero lower bound) la BC non può ridurlo ulteriormente, e quindi risulta indifferente tenere liquidi o titoli. Nel dubbio gli agenti economici tengono liquidi date le loro aspettative negative nel futuro (nessuno si aspetta interessi ulteriormente ribassati).
In tutto ciò le banche agiscono da intermediari finanziari, ma necessitano di riserve per operare, e le traggono dall’acquisto dei titoli dalla BC. La domanda di moneta emessa è composta dalla somma di domanda di circolante (=cMD) e di riserve (=θDD, =θ(1-c)MD).
Ponendo l’equilibrio tra domanda e offerta emesse (HD=HS, MD=[1/c+θ(1-c)]H) vediamo che dato un aumento della domanda emessa dalla BC, l’aumento della domanda aggregata sarà più che proporzionale a causa del moltiplicatore della moneta, che assicura le riserve (serie geometrica).
Lezione 5: Il modello IS-LM
Poniamo l’investimento endogeno, quindi in funzione di Y e i (I=I(Y,i)=I0+d1Y-d2i). Nella nuova condizione di equilibrio la produzione al variare del tasso di interesse è rappresentata con la curva IS (se diminuisce l’equilibrio si sposta verso sinistra).
Nei mercati finanziari invece occorre porre l’equilibrio fra domanda e offerta di moneta reali (dividendo per i prezzi, M/P=YL(i)=f1Y-f2i), e la relazione tra la produzione e il tasso di interesse è rappresentata dalla curva LM (se diminuisce l’equilibrio si sposta verso il basso).
Se uniamo le due curve otteniamo l’equilibrio dei mercati dei beni e finanziari. Di solito le BC decidono il tasso di interesse costante, quindi la curva LM diventa una retta orizzontale. Misure di politica fiscale (stati, tasse, consumo) spostano la IS ma non la LM, misure di politica monetaria (BC, tasso di interesse, investimento) invece spostano la LM ma non la IS. Il mix delle due è il mix di politica economica, espansiva o restrittiva.
Lezione 6: Il modello IS-LM esteso
Differenza tra tasso di interesse nominale (quanto varrà un euro oggi nel futuro) e reale (quanto varrà un bene oggi nel futuro). Partendo dalla formula dell’aspettativa di inflazione come tasso di variazione dei prezzi, possiamo semplificare il rapporto tra tasso di interesse reale e nominale e inflazione attesa in un’unica equazione: rt=it -πt.
I titoli sono anche caratterizzati da un rischio, parametrato in termini di probabilità e premio: i=r+x. In tutto ciò è importante capire il ruolo delle banche, le quali, attraverso i finanziamenti indiretti, devono sempre tenere sotto controllo il loro capitale e il loro leverage ratio (capacità di acquistare attività, ma con rischio di insolvenze).
Nell’IS-LM esteso quindi è incluso anche il rischio nel tasso di interesse, e quindi uno shock (aumento di rischio) si può combattere solo aumentando le aspettative di inflazione (come nel caso dello zero lower bound). In questa maniera si riuscirebbe a diminuire il tasso di interesse reale nonostante l’aumento di rischio.
La crisi del 2008: l’alta domanda di case causava l’aumento di prestiti ad alto rischio (mutui subprime, alto leverage ratio), e per bilanciare ciò le banche iniziarono a liquidare le case a basso prezzo. Questo fece precipitare i loro prezzi, causando una crisi immobiliare, e le banche rimasero con pochi attivi, causando una crisi finanziaria. I tassi di interesse aumentarono (rischio) e le aspettative diminuirono, e così diventò una crisi economica, che poi si diffuse nel mondo attraverso le banche, i commerci e i tassi di interesse.
Lezione 7: Il mercato del lavoro
Nel breve periodo i prezzi sono rigidi e la domanda determina la produzione, nel medio si aggiustano e modificano domanda e offerta (tende a uno standard), nel lungo cambia anche lo standard dell’offerta. La spiegazione nel cambiamento dell’offerta risiede nel mercato del lavoro, finora non considerato nel modello IS-LM esteso, poiché la produzione varia occupazione, salari e prezzi. Il tutto è c
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.