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Esame linguistica italiana

Capitolo 1: L'italiano

L'italiano tra le lingue d'Europa

  • L'italiano appartiene alla famiglia linguistica indoeuropea, la prima nel mondo per numero di parlanti.

  • Rientrano in questa famiglia quasi tutte le lingue d'Europa e quelle di molte regioni dell'Asia Meridionale.

  • Nel 500, con le conquiste coloniali, alcune lingue indoeuropee arrivarono in altri continenti.

  • In Europa sono indoeuropei i 3 grandi gruppi linguistici maggioritari, ovvero quello romanzo nel quale si colloca l'italiano, quello germanico e quello slavo. Oltre a queste 3 famiglie più importanti ci sono: le lingue celtiche, le zingaresche, il neogreco, le lingue baltiche.

  • Le lingue romanze, dette anche neolatine, sono figlie del latino. Esse sono: l'italiano e i suoi dialetti, il portoghese, lo spagnolo (castigliano), il catalano (nel sud della Spagna), il francese, il provenzale e il rumeno.

  • La somiglianza di gran parte del loro lessico rivela un'origine comune.

  • Il prestigio e il fascino di una lingua non dipendono solo dal dato quantitativo dei parlanti, ma anche dalla storia, dal patrimonio culturale e dalla forza economica e produttiva della nazione che lo parla.

Dove si parla l'italiano

  • L'italiano è parlato in tutta la Repubblica Italiana di cui è la lingua ufficiale. Inoltre è parlato nello Stato del Vaticano, nella Repubblica di San Marino, in alcuni cantoni in Svizzera, in piccole aree in Slovenia (di dominio veneziano) e nelle comunità emigranti italiane sparse per il mondo dato dal flusso migratorio della seconda metà dell'Ottocento fino al 1960.

Alloglotti d'Italia

  • Entro i confini politici della Repubblica Italiana sono presenti gruppi alloglotti di origine romanza e non romanza.

  • Parliamo di penisole di alloglotti quando aree linguistiche più grandi, confinanti con il nostro territorio nazionale, si estendono in parte anche all'interno dei nostri confini: questo è il caso dei tedescofoni in Trentino Alto Adige e dei francofoni in Valle d'Aosta. Usiamo invece la categoria di "isole linguistiche" per indicare comunità di alloglotti molto piccole e isolate.

  • Naturalmente queste minoranze linguistiche hanno bisogno di essere tutelate politicamente.

  • Molti alloglotti parlano lingue del gruppo romanzo come in Piemonte si parla il provenzale.

  • Il franco-provenzale è parlato in Valle d'Aosta, nella media e bassa Valle di Susa e nella Valle di Lanzo. È presente inoltre in due colonie in Puglia.

  • Nelle valli alpine dolomitiche che fanno corona al gruppo della Sella, si trovano le parlate della cosiddetta sezione centrale dell'area ladina.

  • Il ladino può essere considerato dal punto di vista glottologico qualcosa di più di un semplice dialetto.

  • Nella maggior parte del Friuli e della Carnia ci sono le parlate ladino-orientali, meglio indicate con il nome di friulane.

  • Anche il sardo, nonostante non si sia mai giunti alla creazione di una coiné sarda cioè a un'omogeneità parlata regionalmente, può essere considerato una vera e propria lingua, dal punto di vista glottologico, per le sue particolari caratteristiche all'interno del gruppo romanzo.

  • I gruppi alloglotti non romanzi in Italia sono: la comunità tedescofona dell'alta valle dell'Adige; le comunità slave a Udine e Trieste; le isole albanesi che comprendono Campobasso, Foggia, Pescara, la Calabria e la Sicilia.

  • Negli anni venti c'è stata una grande emigrazione di albanesi in Italia tra cui rientrano anche gli zingari.

I dialetti d'Italia

  • L'Italia è la nazione più ricca e differenziata per varietà linguistica.

  • L'italiano è stato per secoli quasi esclusivamente idioma letterario, largamente adottato dal Cinquecento in tutta la penisola quando la lingua parlata restava invece il dialetto locale.

  • A inizio Novecento la maggioranza della popolazione era composta da parlanti dialettofoni.

  • La differenza tra il dialetto e la lingua non è assoluta. La lingua è un dialetto che per cause storiche e per abitudini culturali e sociali ha raggiunto uno status superiore.

  • In genere il dialetto è usato in un'area più ristretta e ha un prestigio sociale minore come simbolo di identità locale. Inoltre, non sempre ha una tradizione scritta.

  • La lingua invece, ha una maggiore diffusione unifica in un territorio più ampio, è il simbolo di un'identità nazionale, è insegnata a scuola ed è codificata da precise norme grammaticali.

  • Si possono distinguere in Italia 3 aree dialettali: la settentrionale, la centrale e la meridionale. Esse sono separate da due grandi linee di confine: la linea La Spezia-Rimini divide i dialetti settentrionali da quelli centro-meridionali; la linea Roma-Ancona divide i dialetti centrali da quelli meridionali.

  • La linea che delimita il confine prende il nome di isocalossa.

  • La linea La Spezia-Rimini è una vera frontiera linguistica. Le ragioni geografiche e storiche sembrano coincidere con quelle linguistiche, in epoca preromana, fu la frontiera etnica tra i popoli gallici e l'elemento etrusco.

  • I fenomeni linguistici che caratterizzano le parlate dialettali a nord di questa linea sono:

    • La sonorizzazione delle occlusive sorde in posizione intervocalica: le consonanti -t -e -k, tra le vocali, diventano rispettivamente -d -e -g.
    • La consonante occlusiva sorda bilabiale -p- sempre in posizione intervocalica attraversa una fase intermedia sonora -b-.
    • La caduta delle vocali finali (an → anno; sal → sale) eccetto la a che resiste.
    • La contrazione delle sillabe atone (slar per sellaio).
    • La presenza di vocali turbate ed alla francese.ü ö.

  • Le caratteristiche elencate sono dei dialetti gallo-italici ad esempio il piemontese, il lombardo, il ligure, l'emiliano e il romagnolo.

  • Molti fenomeni linguistici propri dei dialetti dell'area centrale, in particolare il fiorentino, sono passati all'italiano standard.

    • La sostituzione della prima persona plurale del verbo all'indicativo presente, con il costrutto 'SI + terza persona singolare del verbo (esempio: noi si mangia → noi mangiamo).
    • La gorgia, propria solo dell'area fiorentina, è la spirantizzazione delle occlusive sorde intervocaliche quando cioè la posizione intervocalica si realizza nella catena del discorso.
    • Un po' più a nord della linea Roma-Ancona c'è l'assimilazione progressiva di ' D → e → MM.

  • Il dialetto di Roma che fino al 500 è stato molto vicino al napoletano e che dopo il sacco della città nel 1527 e l'insediamento dei papi fiorentini con le loro corti, si è fortemente toscanizzato. Caratteristici del romanesco sono i suffissi in “aro” (es. macellaro) e le desinenze “amo”; “emo”; “imo” nella prima persona plurale dell’indicativo presente (es. cantamo, venemo, sentimo).

  • I dialetti dell’area meridionale:

    • La sonorizzazione delle consonanti sorde in posizione postnasale (mondone per montone).
    • La metafonesi delle vocali toniche “e” ed “o” per l’influsso di “i” e “u” finali (es. acitu per aceto; e il dittongamento metafonetico dienti per denti).
    • L’uso di “tenere” per “avere”.
    • L’uso del possessivo in posizione enclitica (es. figliomo per figlio mio).

  • Benchè in linea di massima le cose stiano come abbiamo detto, si verificano diverse eccezioni e anomalie.

  • In alcune zone della stessa Toscana si manifesta la tendenza a trasformare “k” intervocalico in “g”.

  • Oggi solo una percentuale ridotta parla esclusivamente il dialetto.

Gli italiani regionali

  • L’italiano non è parlato in modo uniforme nell’intero territorio nazionale. Le varietà di italiano dipendono dalla distribuzione geografica e dall’influenza esercitata dai dialetti. Queste varietà prendono il nome tecnico di “varietà diatopiche dell’italiano” (o varietà regionali di italiano). Si differenziano per pronuncia (cadenza) e prosodia (accento).

  • Le principali varietà di italiano regionale sono:

    • Settentrionale
    • La toscana
    • La romana
    • La meridionale
    • La sarda

  • Poiché Roma oltre a una metropoli è la capitale politica e dello spettacolo, la sua varietà linguistica è risultata estremamente ricettiva, ha influenzato a livello lessicale le altre varietà regionali attraverso la radio, il cinema, la televisione. Sono entrate stabilmente nel vocabolario italiano parole d’origine romanesca, come abboccassi, borgata, cazzata ecc.

  • Quando si passa a un contesto familiare e domestico le differenze regionali si fanno marcate.

  • I nomi locali si differenziano nel campo dei cibi.

L’italiano popolare

  • Il toscano è la parlata regionale che più si avvicina alla lingua letteraria, poiché la lingua letteraria deriva appunto dal toscano trecentesco.

  • Lo standard è una lingua che possiamo dire di tipo neutro, corrispondente al tipo codificato dai grammatici in base a principi normativi largamente riconosciuti.

  • Una pronuncia standard, cioè priva di tratti diatopicamente e diastraticamente marcati.

  • Somiglianze tra il fiorentino e l’italiano standard:

    • Anafonesi, ovvero il fenomeno per il quale una “è” tonica si trasforma in “i” davanti a “GN”, “GLI” e “NG”; mentre la “o” tonica si trasforma in “U” davanti a “NG” (es. famiglia – faméglia – família (M)lingua – léngua – língua (M)fungo – fóngo – fúnngu (M)).
    • La dittongazione di “é” ed “ó” dal latino in sillaba libera.
    • Il passaggio di “e” atona protonica a “i” (es. nepote > nipote; decembre > dicembre).
    • Il passaggio di “ar” atono a “er” nel futuro della prima comunicazione (es. amaró > ameró). Il passaggio di “rj” intervocalico a “j” (es. gennaio contro gennaro da januarius).
    • L'assenza della metafonesi presente invece nei dialetti settentrionali e meridionali.

  • Gli elementi diversi sono:

    • La gorgia, la spirantizzazione delle occlusive sorde intervocaliche.
    • La tendenza alla monotongazione di “uò”; buono e nuovo sono in Toscana bono e novo.
  • Lo standard di fatto, come accade in ogni manifestazione della lingua, non garantisce l'assoluta omogeneità. Sabatini ha elaborato la categoria di italiano dell'uso medio, sulla base di fenomeni grammaticali ricorrenti nell'italiano oggi comunemente parlato anche dalle persone colte nella situazioni comunicative di media formalità. La differenza rispetto all'italiano standard sta nel fatto che questo italiano accoglierebbe alcuni fenomeni colloquiali. Lo standard rappresenta dunque un italiano ufficiale e astratto, l'italiano dell'uso medio rappresenta una realtà diffusa.

Capitolo 2: Nozioni elementari di fonetica e grammatica storica

La trascrizione fonetica

  • Oggi il sistema prevalente di trascrizione fonetica adottato dagli studiosi di tutto il mondo è l'IPA (International Phonetic Alphabet), di cui la prima versione risale al 1886.

  • Le trascrizioni fonetiche in caratteri IPA sono convenzionalmente poste entro parentesi quadre o tra due sbarrette oblique. Le sbarrette indicano la trascrizione fonetica, le quadre la trascrizione fonetica vera e propria. Per convenzione le parentesi uncinate indicano invece i grafemi (< >) che non riguardano la lingua ma il sistema della scrittura.

Fonetica e grafia dell'italiano

  • La fonetica studia la natura fisica dei suoni delle lingue, in particolare la fonetica articolatoria studia il modo in cui i suoni delle lingue vengono articolati nell'apparato fonatorio umano.

  • La lingua italiana ha un sistema di 7 vocali poiché la “e” e la “o” si distinguono in chiuse (é; ó) e aperte (è; ò) più a, i, u.

  • Le vocali si classificano in base al luogo di articolazione nella cavità orale, ovvero alla posizione che assume la lingua nella pronuncia del suono:

    • La vocale centrale o media è la “a”.
    • Le 3 vocali anteriori o palatali sono i; é; è (così chiamate perché la lingua è in posizione avanzata, vicino al palato).
    • Le 3 posteriori o velari sono u; ò; ó (la lingua arretra verso il velo palatino).

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DeadEnd di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della lingua italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Biffi Marco.
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