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⁃ Nella maggior parte del Friuli e della Carnia ci sono le parlate ladino-orientali, meglio

indicate con il nome di friulane.

⁃ Anche il sardo, nonostante non si sia mai giunti alla creazione di una coiné sarda cioè a

un'omogeneità parlata regionalmente, può essere considerato una vera e propria

lingua, dal punto di vista glottologico, per le sue particolari caratteristiche

all'interno del gruppo romanzo.

⁃ I gruppi alloglotti non romanzi in Italia sono: la comunità tedescofona dell'alta valle

dell'Adige; le comunità slave a Udine e Trieste; le isole albanesi che

comprendono Campobasso, Foggia, Pescara, la Calabria e la Sicilia.

⁃ Negli anni venti c'è stata una grande emigrazione di albanesi in Italia tra cui rientrano

anche gli zingari.

I dialetti d'Italia:

⁃ L'Italia è la nazione più ricca e differenziata per varietà linguistica.

⁃ L'italiano è stato per secoli quasi esclusivamente idioma letterario, largamente adottato

dal Cinquecento in tutta la penisola quando la lingua parlata restava invece il

dialetto locale.

⁃ A inizio Novecento la maggioranza della popolazione era composta da parlanti

dialettofoni.

⁃ La differenza tra il dialetto e la lingua non è assoluta. La lingua è un dialetto che per

cause storiche e per abitudini culturali e sociali ha raggiunto uno status superiore.

⁃ In genere il dialetto è usato in un'area più ristretta e ha un prestigio sociale minore come

simbolo di identità locale. Inoltre, non sempre ha una tradizione scritta.

⁃ La lingua invece, ha una maggiore diffusione unifica in un territorio più ampio, è il

simbolo di un'identità nazionale, è insegnata a scuola ed è codificata da precise

norme grammaticali.

⁃ Si possono distinguere in Italia 3 aree dialettali: la settentrionale, la centrale e la

meridionale. Esse sono separate da due grandi linee di confine: la linea La Spezia-

Rimini divide i dialetti settentrionali da quelli centro-meridionali; la linea Roma-

Ancona divide i dialetti centrali da quelli meridionali.

⁃ La linea che delimita il confine prende il nomedi isocalossa.

⁃ La linea La Spezia-Rimini è una vera frontiera linguistica. Le ragioni geografiche e

storiche sembrano coincidere con quelle linguistiche, in epoca preromana, fu la

frontiera etnica tra i popoli gallici e l'elemento etrusco.

⁃ I fenomeni linguistici che caratterizzano le parlate dialettali a nord di questa linea sono:

⁃ 1. la sonorizzazione delle occlusive sorde in posizione intervocalica: le consonanti -t -e

-k, tra le vocali, diventano rispettivamente -d -e -g

⁃ La consonante occlusiva sorda bilabiale -p- sempre in posizione intervocalica attraverso

una fase intermedia sonora -b-

⁃ 2. La caduta delle vocali finali (an → anno; sal → sale) eccetto la a che resiste.

⁃ 3. La contrazione delle sillabe atone (slar per sellaio)

⁃ 4. La presenza di vocali turbate ed alla francese.

ü ö

⁃ Le caratteristiche elencate sono dei dialetti gallo-italici ad esempio il piemontese, il

lombardo, il ligure, l'emiliano e il romagnolo.

⁃ Molti fenomeni linguistici propri dei dialetti dell'area centrale, in particolare il fiorentino,

sono passati all'italiano standard.

⁃ 1. La sostituzione della prima persona plurale del verbo all'indicativo presente, con il

costrutto 'SI + terza persona singolare del verbo (esempio: noi si mangia → noi

mangiamo)

⁃ 2. La gorgia, propria solo dell'area fiorentina, è la spirantizzazione delle occlusive sorde

intervocaliche quando cioè la posizione intervocalica si realizza nella catena del

discorso (esempio con l'articolo:

⁃ 3. Un po' più a nord della linea Roma-Ancona c'è l'assimilazione progressiva di ' D →

e → MM .

⁃ Il dialetto di Roma che fino al 500 è stato molto vicino al napoletano e che dopo il sacco

della città nel 1527 e l’insediamento dei papi fiorentini con le loro corti, si è

fortemente toscanizzato. Caratteristici del romanesco sono i suffissi in “aro”

(es.macellaro) e le desinenze “amo”; “emo”; “imo” nella prima persona plurale

dell’indicativo presente (es. cantamo, venemo, sentimo)

⁃ I dialetti dell’area meridionale:

⁃ 1. La sonorizzazione delle consonanti sorde in posizione postnasale (mondone per

montone)

⁃ 2. La metafonesi delle vocali toniche “e” ed “o” per l’influsso di “i” e “u” finali (es. acitu

per aceto; e il dittongamento metafonetico dienti per denti)

⁃ 3. L’uso di “tenere” per “avere”

⁃ 4. L’uso del possessivo in posizione enclicita (es. figliomo per figlio mio)

⁃ Benché in linea di massima le cose stiano come abbiamo detto, si verificano diverse

eccezioni e anomalie.

⁃ In alcune zone della stessa Toscana si manifesta la tendenza a trasformare “k”

intervocalico in “g”.

⁃ Oggi solo una percentuale ridotta parla esclusivamente il dialetto.

Gli italiani regionali:

⁃ L’italiano non è parlato in modo uniforme nell’intero territorio nazionale. Le varietà di

italiano dipendono dalla distribuzione geografica e dall’influenza esercitata dai

dialetti. Queste varietà prendono il nome tecnico di “varietà diatopiche

dell’italiano” (o varietà regionali di italiano). Si differenziano per pronuncia

(cadenza) e prosodia (accento).

⁃ Le principali varietà di italiano regionale sono:

⁃ 1. Settentrionale

⁃ 2. La toscana

⁃ 3. La romana

⁃ 4. La meridionale

⁃ 5. La sarda

⁃ Poiché Roma oltre a una metropoli è la capitale politica e dello spettacolo, la sua varietà

linguistica è risultata estremamente ricettiva, ha influenzato a livello lessicale le

altre varietà regionali attraverso la radio, il cinema, la televisione. Sono entrate

stabilmente nel vocabolario italiano parole d’origine romanesca, come abboccassi,

borgata, cazzata ecc.

⁃ Quando si passa a un contesto familiare e domestico le differenze regionali si fanno

marcate.

⁃ I nomi locali si differenziano nel campo dei cibi.

L’italiano popolare

⁃ Il toscano è la parlata regionale che più si avvicina alla lingua letteraria, poiché la lingua

letteraria deriva appunto dal toscano trecentesco.

⁃ Lo standard è una lingua che possiamo dire di tipo neutro, corrispondente al tipo

codificato dai grammatici in base a principi normativi largamente riconosciuti.

⁃ Una pronuncia standard, cioè priva di tratti diatopicamente e diastraticamente marcati.

⁃ Somiglianze tra il fiorentino e l’italiano standard:

⁃ 1. Anafonesi, ovvero il fenomeno per il quale una “è” tonica si trasforma in “i” davanti a

“GN”, “GLI” e “ИG”; mentre la “o” tonica si trasforma in “U” davanti a “ИG”

(es. famiglia – faméglia – famĭlia (M)

lingua – léngua – lĭngua (M)

fungo – fóngo – fŭngu (M))

⁃ 2. La dittongazione di “ě” ed “ŏ” dal latino in sillaba libera.

⁃ 3. Il passaggio di “e” atona protonica a “i” (es. nepote > nipote; decembre > dicembre).

⁃ 4. Il passaggio di “ar” atono a “er” nel futuro della prima comunicazione (es. amaró >

ameró).

Il passaggio di “rj” intervocalico a “j” (es. gennaio contro gennaro da januarius).

⁃ 5. L'assenza della metafonesi presente invece nei dialetti settentrionali e meridionali.

Gli elementi diversi sono:

⁃ 1. La gorgia, la spirantizzazione delle occlusive sorde intervocaliche

⁃ 2. La tendenza alla monotongazione di “uò”; buono e nuovo sono in Toscana bono e

novo.

⁃ Lo standard di fatto, come accade in ogni manifestazione della lingua, non garantisce

l'assoluta omogeneità. Sabatini ha elaborato la categoria di italiano dell'uso

medio, sulla base di fenomeni grammaticali ricorrenti nell'italiano oggi

comunemente parlato anche dalle persone colte nella situazioni comunicative di

media formalità. La differenza rispetto all'italiano standard sta nel fatto che questo

italiano accoglierebbe alcuni fenomeni colloquiali. Lo standard rappresenta

dunque un italiano ufficiale e astratto, l'italiano dell'uso medio rappresenta una

realtà diffusa.

CAPITOLO 2

Nozioni elementari di fonetica e grammatica storica

La trascrizione fonetica:

⁃ Oggi il sistema prevalente di trascrizione fonetica adottato dagli studiosi di tutto il mondo

è l'IPA (International Phonetic Alphabet), di cui la prima versione risale al 1886.

⁃ Le trascrizioni fonetiche in caratteri IPA sono convenzionalmente poste entro parentesi

quadre o tra due sbarrette oblique. Le sbarrette indicano la trascrizione fonetica, le

quadre la trascrizione fonetica vera e propria. Per convenzione le parentesi

uncinate indicano invece I grafemi (< >) che non riguardano la lingua ma il

sistema della scrittura.

Fonetica e grafia dell'italiano:

⁃ La fonetica studia la natura fisica dei suoni delle lingue, in particolare la fonetica

articolatoria studia il modo in cui I suoni delle lingue vengono articolati

nell'apparato fonatorio umano.

⁃ La lingua italiana ha un sistema di 7 vocali poichè la “e” e la “o” si distinguono in chiuse

(é; ó) e aperte (è; ò) più a, i, u.

⁃ Le vocali si classificano in base al luogo di articolazione nella cavità orale, ovvero alla

posizione che assume la lingua nella pronuncia del suono:

⁃ 1. La vocale centrale o media è la “a”.

⁃ 2. Le 3 vocali anteriori o palatali sono i; é; è (così chiamate perchè la lingua è in

posizione avanzata, vicino al palato).

⁃ 3. Le 3 posteriori o velari sono u; ò; ó (la lingua arretra verso il velo palatino).

⁃ A differenza delle consonanti, tutte le vocali sono sonore; sono infatti pronunciate

facendo vibrare le corde vocali.

⁃ Le vocali che portano l'accento sono toniche, quelle senza accento sono atone.

⁃ Trapezio vocalico:

⁃ Combinazioni particolari di suoni vocalici sono i dittonghi che possono essere ascendenti

(piède; uòmo); o discendenti (fái; cáusa); se la semiconsonante è prima della

vocale un dittongo ascendente, se si trova dopo è detto dittongo discendente. La

“i” e la “u” (chiamate “iod” e “waw”; pronunciate “iod” e “uàu”) che entrano nei

dittonghi vengono pronunciati in una maniera intermedia a quella di una vocale e

quella di una consonante: prendono quindi il nome di semiconsonanti (o

semivocali, la “i” e la “u” dei dittonghi ascendenti). A differenza delle vocali, le

semiconsonanti non possono portare l'accento tonico.

⁃ Le consonanti vengono pronunciate con un restringimento o con l'occlusione del flusso

d'aria. Nel primo caso sono dette fricative, nel secondo caso sono dette occlusive.

La combinazione delle prime e delle seconde produce le affricate. Le consonanti

possono essere sorde o sonore (con o senza vibrazione).

⁃ La classificazione delle consonanti tiene conto di 3 fattori:

⁃ 1. il modo di articolazione

⁃ 2. le vibrazioni delle corde vocaliche

⁃ 3. Il punto di articolazione

⁃ Le consonanti:

⁃ 1. Occlusive: si ha un'occlusione del flusso d'aria e sono

⁃ 2. Fricative: restringimento del flusso d'aria fino a produrre un attrito o fruscio

⁃ 3. Affricate: combinazioni occlusive con fricative

⁃ 4. Nasali: occlusione della cavità orale si combina con il passaggio d'aria nel naso

⁃ 5. Laterale: quando la lingua occlude solo la parte centrale della cavità orale lasciando

libere le zone laterali

⁃ 6. Vibranti: la lingua produce una serie di ostruzioni che si susseguono rapidamente come

vibrazioni

⁃ L'”h” ha valore etimologico, o ad esempio davanti a c con CH ci indica che la c va

pronunciata come occlusiva velare.

Nozioni elementari di grammatica storica:

⁃ Le modifiche subite dal latino nel suo processo di trasformazione non sono state casuali.

Attraverso la grammatica storica si può fare un'indagine diacronica da lingua a

lingua.

Fenomeni del vocalismo:

⁃ Sistema vocalico: il sistema vocalico dall'italiano si è formato dallo sviluppo del sistema

vocalico latino. Il latino aveva 10 vocali, distinguibili in 5 lunghe e 5 brevi. Ad un

certo punto, però, la quantità vocalica latina non fu più avvertita, cessò di avere

rilevanza e si trasformò in qualità: I parlanti pronunciarono le lunghe come chiuse

e le brevi come aperte. Dalle 10 vocali latine si passò alle 7 vocali toniche

dell'italiano.

⁃ Il vocalismo atono dell'italiano, cioè quello che riguarda le vocali sulle quali non cade

l'accento tonico, non distingue tra chiuse e aperte: si riduce così a sole 5 vocali.

⁃ Dittongamento: Le vocali latine Ĕ e Ŏ toniche, in posizione di sillaba libera (sillaba

terminante per vocale), danno origine in italiano ai dittonghi “ie”, “uo”.

Esempio:

PĔ – DE (M) → PIEDE

BŎ – ИU (M) → BUONO

⁃ Monottongamento: I dittonghi latini “ae” e “oe” si trasformarono già all'inizio dell'era

volgare in una Ē. Il dittongo “au” produsse una Ō.

Esempio:

CAUDA (M) > CÓDA (M) > CÓDA

⁃ Anafonesi:

⁃ /e/ tonica (proveniente da É e Í latine) si trasforma in /i/ davanti a laterale palatale /ʎ/,

davanti a nasale palatale /ɲ/ provenienti da LJ e ИJ e ancora davanti alla nasale

velare /ɳ/

/e/ proveniente da Ē e Ī latine si trasforma in /i/ davanti a /ʎ/ (gli) ; /ɲ/ (gh); /ɳ/

(hg)

/e/ tonica + /ʎ/ o /ɲ/ o /ɳ/ = i

⁃ o tonica (proveniente da Ō e Ū latine) si trasforma in /U/ davanti a:

velare nasale /ɳ/ → /ɳ/ + /g/ o /k/

E' un fenomeno tipico del fiorentino assente altrove.

⁃ Metafonesi:

Non c'è più in italiano.

La metafonesi consiste nella modifica del timbro di una vocale per influenza di

una vocale che segue. Si ha quando:

Le vocali finali /i/ ; /u/ influenzano la tonica che precede aumentandone la

chiusura se è già chiusa ( /e/ > /i/), /o/ > /u/), facendola dittongare se aperta ( /e/

> /ie/ ; /o/ > /uo/)

Nell'Italia settentrionale si verifica quando nella chiusura davanti a /i/ finale dei

plurali. Nell'Italia meridionale avviene sia davanti al plurale in /i/ sia davanti al

singolare in /o/ latino. A sud è frequente la caduta di vocali finali per l'indicazione

morfologica data dalla tonica.

⁃ Assimilazione:

Avviene quando un suono diventa simile a quello vicino.

E' regressiva quando il suono è simile a quello dopo e progressiva se il suono è

simile a quello precedente.

Esempio:

ŎCTO – OTTO (regressiva)

QUANDO – QUANNO (progressiva)

Il fiorentino e l'italiano hanno solo la regressiva mentre i dialetti centro-sud hanno

anche la progressiva.

⁃ Caduta delle consonanti finali:

La “M” cade e la “S” si trasforma VOCEM → VOCE NOS → NOI

⁃ Consonanti doppie:

Le doppie latine si conservano nell'italiano -CT- → LACTE (M) → LATTE

-PT- → SPTE (M) → SETTE

⁃ Sonorizzazione delle occlusive sorde intervocaliche:

Nell'Italia settentrionale le occlusive sorde intervocaliche /k/ ; /p/ ; /t/ passano alle

corrispondenti sonore /g/ ; /b/ ; /d/ subendo una lenizione.

⁃ Spirantizzazione:

di /b/ (latina) a /v/ (italiano)

Esempio:

HABERE → AVERE

⁃ Palatizzazione:

di /k/ ; /g/ tendenza a pronunciare le consonanti velari come palatari davanti a

vocali palatali come:

CERA (M)→ CERA

GELU (M) → GELO

⁃ Morfologia:

La scomparsa dei casi fu surrogata dall'introduzione di forme e costruzioni dette

analitiche. Il latino è dunque sintetico, mentre il passaggio dal latino classico a

quello volgare implica l'introduzione di elementi morfologici, analitici, articoli e

preposizioni.

Gli strumenti della disciplina

⁃ Nascita e consolidamento della disciplina:

La storia della lingua italiana ha come oggetto di studio l'italiano

Origini e primi documenti dell'italiano

⁃ L'italiano, come le altre lingue romane, è come I vari dialetti italiani. Deriva dal latino ma

non dal latino classico degli scrittori, bensì come si usa dire comunemente, dal

latino volgare. Il latino volgare non va inteso come idioma vivo e vero, si

considera in sostanza l'equivalente del latino plebeo di epoca repubblicana e del

latino spontaneo di epoca imperiale. Questo latino volgare ha un autonomo

sviluppo diacronico (mutamenti nel corso del tempo) e da una componente

sociolinguistica (livelli d'uso diversi in una stessa epoca). Il latino non aveva

un'unità linguistica assoluta, I popoli conquistati più tardi imparavano un latino

diverso.

⁃ I documenti:

1. Appendix probi: documento in latino volgare.

L'appendice di Probo, così chiamata perchè sefue nel codice che l'ha tramandata, gli

instituta artium di un grammatico tardo indicativo come Probo.

È una lista di 227 parole o forme o grafie non corrispondenti lla buona norma, trasmesse

da un codice scritto a Bobbio intorno al 700 d.c.

È la lista più antica del codice medesimo.

Questa appendice ci fa riflettere sulla presenza nel latino volgare di una serie di errori

segnalati dal maestro in questione ai suoi allievi (modello A non B).

Così si intuisce che alcuni errori svilupperanno il latino futuro.

⁃ Sostrato: lo strato che sta sotto. Il latino si impose su parlate preesistenti (le sostrato

appunto) che non mancheranno di influenzare l'appendimento della lingua

romana.

⁃ Superstrato: l'influenza esercitata sa altre lingue che si sovrappongono al latino al tempo

delle invasioni barbariche.

⁃ Adstrato: l'azione esercitata da una lingua confinante.

Nasce una lingua:

⁃ Il dominio dei Goti (535-553) nell'Italia del IV secolo portò circa 70 parole nell'italiano,

un piccolo impatto di breve durata.

⁃ L'invasione longobarda fu più forte e lunga, le parole entrate sono oltre 200 (termini

militari, agricoli, giuridici ecc.) nel 568.

⁃ L'insediamento dei Franchi (XI e XII secolo) è diverso perchè di origine nobile con

un'organizzazione di termini politici e sociali.

⁃ Vi fu un lungo lasso di tempo vicino alla lingua volgare, esistette nell'uso, sulla bocca dei

parlanti ma non venne utilizzata per scrivere. In questa fase non furono prodotti

documenti. Per scrivere si usava il larino, che non era più quello classico definito

latino medievale.

I più antichi documenti:

⁃ Per prima cosa, c'è da parte degli studiosi, il problema di definire l'intenzionalità di

Strasburgo del 842, con ciò decretarono la nascita ufficiale di una lingua.

⁃ Lo stesso non si può dire per la nostra lingua in quanto non possediamo vecchi documenti

ufficiali.

2. Il placito capuano del 960 è un verbale notarile scritto su un programma, relativo a una causa

discussa di fronte al giudice capuano Arechisi.

Al suo cospetto erano presenti l'abate di Montecassino e un tal Rodelgimo di Aquino.

Rodelgimo rivendica in lite giudiziaria il possesso di certe pene, l'abate invece rivendica

l'usucapione di esse. Si può considerare l'Atto di nascita della nostra lingua.

C'è la coincidenza dei due codici, l'atto è in latino ma ha dei pezzi in volgare per far

capire il testo anche alla popolazione ( e per le testimonianze).

Fa parte dei placiti campani. Ha una codificazione giuridica.

3. Indovinello veronese VII ÷ IX secolo

Scritto in Spagna e approdato a Verona, ci fa riflettere sull'internazionalità, non si capisce

se lo scrittore volesse usare volontariamente il volgare scorretto o no.

Se fosse scritto sicuramente in volgare avrebbe la priorità sul placito ma se è scritto in

latino molto scorretto siamo di nuovo davanti a una lingua parlata.

Si tratta di stabilire quale fosse la conoscenza linguistica di colui che scriveva. In

sostanza, la postilla è stata giudicata variamente: come italiano volgare, come

semivolgare, come vero e proprio latino seppur scorretto.

Non si può dunque attribuire a un testo così controverso il primo documento di lingua

italiana. Inizialmente nnon si capiva il testo e ci si domandò il significato.

Si pensava fosse una cantilena.

Mancano le consonanti ma ci sono forme latine, alla fine gli studiosi sono d'accordo che

sia un testo latino sporcato da tratti volgari.

L'indovinello parla di uno scritore.

4. Il graffito della catacomba di commodilla VI-VII secolo.

Abbiamo due indicazioni cronologiche: un termine “rose quem” (VI – VII secolo) la

costruzione delle cappelle, e “ante quem” (IX secolo) abbandono della cappella.

Dal punto di vista linguistico, il tratto più notevole si riscontra a partire dall'osservazione

della particolare grafia di a bboce (ad alta voce): la seconda “b”, più piccola, fu aggiunta

successivamente nello spazio rimasto libero. Tale grafia rende in maniera fedele la

pronuncia con betacismo (passaggio dalla “v” a “b”, voce (M)>boce) e il raddoppiamento

fonosintattico tipico della parlata romana.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in storia
SSD:
Docente: Biffi Marco
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DeadEnd di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della lingua italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Biffi Marco.

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