Un po’ di definizioni…
LESSICOGRAFIA ITALIANA
Prof. Marco Biffi 24/10/2022
Un po’ di definizioni...
Lessicografia: scienza e tecnica della registrazione e della definizione formale, funzionale e
semantica dei vocaboli e delle unità lessicali di una lingua o di un dialetto o di un gruppo di
lingua e di dialetti che ha per oggetto la redazione e la composizione di dizionari.
La lessicografia italiana nasce nel 1612 ed è una lessicografia che tende a fare storia delle
parole anche quando non ha come scopo quello di fare storia delle parole.
→ s’intendono lessemi non composti da una sola parola ma da più
Unità lessicali superiori
parole. Esempi:
Casco Blu→ sto indicando il soldato dell’ONU, è un elemento che permette di distinguerli
dagli altri nel campo di battaglia.
Ferro da stiro → inizialmente ferro con cui si stirava ma oggi s’intende l’elettrodomestico.
N.B. Le locuzioni sono unità lessicali.
Questi due dizionari sono tra gli strumenti più importanti per la lessicografia italiana:
→ (Grande dizionario italiano dell’uso) di Tullio de Mauro, uscito per la prima
GRADIT volta
nel 1999-2000 e poi aggiornato nel 2003 e nel 2007. Questo dizionario è stato concepito come
strumento elettronico, quando è stato pubblicato è stato pubblicato sia come cartaceo che
cioè descrive l’italiano contemporaneo e
elettronico. È un dizionario sincronico-descrittivo,
infatti viene chiamato dell’uso, in 6 volumi. Da molta importanza alle unità lessicali superiori
che vengono chiamate polirematiche, che in questo dizionario sono 67.000. (su moodle la
schermata che compare facendo la ricerca su lessicografia nel GRADIT. Versione elettronica).
Caratteristica importante è che da sempre un’indicazione dell’ambito d’uso. Il GRADIT è
l’unico tra i dizionari sincronici nel senso che è l’unico che può essere ricondotto a quella
categoria che si chiama dizionari descrittivi perché è un dizionario che si sforza di descrivere
tutto il lessico italiano. 1
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- Lessicografia = nel GRADIT è considerata un termine tecnico-specialistico della
dizionari difficilmente c’è solo un significato,
linguistica (nei ad esempio il termine
lessicografia ha due significati e il termine principale è quello che ci riguarda più da vicino):
→
Accezione 1 scienza e tecnica della registrazione e della definizione formale, funzionale
e semantica dei vocaboli e delle unità lessicali di una lingua o di un dialetto o di un gruppo
l’attività che ha per oggetto la redazione e la composizione
di lingue o dialetti. Ma è anche
di dizionari. Il lessicografo è quello che cerca di registrare e di definire formalmente,
funzionalmente e semanticamente i vocaboli.
→
Accezione 2 complesso delle opere lessicografiche relative a una lingua o ad un ambito
linguistico, a un dato periodo, a un settore: la lessicografia italiana del diciannovesimo
secolo, in questo caso s’intende l’insieme dei dizionari italiani del XIX secolo.
Il GRADIT è un dizionario che dà molta importanza alle unità lessicali che nel gradit si
chiamano polirematiche e che sono circa 50/60.000.
→
- Lessicografo = Accezione 1 è lo studioso che è esperto di lessicografia
→
Accezione 2 chi compila i dizionari.
→ (Grande dizionario della lingua italiana) progettato da Salvatore Battaglia, tanto
GDLI che
è noto anche come “Il Battaglia” e poi diretto Barberi-Squarotti, edito dalla UTET esce dal
1961 al 2002. Nasce cartaceo e solo da un paio d’anni ne esiste una versione elettronica
interrogabile. È un dizionario storico: descrive il lessico dell’italiano nel suo divenire storico:
21 volumi + 2 di aggiornamento. C’è una vocazione storica, per ogni parola vengono riportati
molti esempi, e ciò ci permette di vedere anche la storia della società, filosofica, culturale: si
vede l’evolversi del concetto.
Il GRADIT e il GDLI sono strumenti di tipologie diverse: ad esempio prendo la parola infinito,
vedere cosa c’è nel Battaglia non trovo solo l’origine della parola ma anche
se vado a (GDLI),
la storia della civiltà, cioè la storia della società italiana. Con questo dizionario si vede proprio
l’evolversi del concetto (ci sono più esempi sulla parola). Il Battaglia si sforza di descrivere
tutto il lessico in diacronia ed è l’unico completo.
→
- Lessicografia = Accezione 1 tecnica della raccolta e della definizione, soprattutto
vocaboli appartenenti al lessico di una lingua o di un dialetto; l’attività
semantica, dei
consistente nella composizione di lessici, vocabolari, dizionari. Rispetto alla definizione
del GRADIT ci sono delle differenze legate al tempo, qui siamo nel 1975. Il GDLI non
nasce come dizionario elettronico. In questo dizionario iniziano a crearsi dei dubbi perché
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“dizionario e vocabolario”. Questa parola entra nella lingua
innanzitutto troviamo le parole
italiana nell’800.
→
Accezione 2 arte che riguarda la trasformazione delle parole e la compilazione de lessici.
c’è un’altra testimonianza di Tommaseo → arte e pratica del comporre lessici
Subito dopo
e dell’usarne.
Si nota come questo dizionario si sforza di descrivere tutto il lessico in diacronia.
si trova nell’ultimo
Per quanto riguarda il Battaglia, vediamo (su moodle) che la voce dizionario
dizionario si sia compilato nell’arco di 41 anni ha degli effetti, perchè in
volume. Il fatto che questo
questi 41 anni ne sono successe di cose, in particolare: 1) riguardo alla nostra lingua e 2) riguardo alla
linguistica.
1) La nostra storia linguistica è complicata: se da un lato ci da una grande opportunità secondo cui si
potrebbe pensare che Dante Alighieri sia il padre della lingua italiana, in realtà andando a verificare i
un’unità linguistica nazionale soltanto
fatti vediamo che è una storia complicata perché si raggiunge
con l’uscita del primo vocabolario degli Accademici della Crusca (1612) che chiude la questione della
‘500. partiti con un certo italiano, dal latino non deriva l’italiano ma derivano i
lingua del Noi siamo
vari volgari sparsi sulla penisola e che convivono democraticamente in una specie di repubblica
‘500
federale dei volgari fino a tutto il dove nessuno si pone il problema di usare un volgare nazionale.
‘300
Poi per varie ragioni (per il prestigio del fiorentino delle 3 corone, nella seconda metà del fino al
‘400 po’
il fiorentino inizia ad emergere come volgare un più valido degli altri) emerge la questione
della lingua che si chiude con una soluzione: adottare il fiorentino trecentesco e questa decisione fu
sancita con l’uscita del Vocabolario degli Accademici della Crusca, fondamentale perchè questo
modello linguistico non si sarebbe potuto diffondere se non ci fosse stato questo vocabolario.
Il Vocabolario degli Accademici della Crusca è una specie di antologia consultabile facilmente perché
le parole sono messe in ordine alfabetico. Si può parlare di un italiano nazionale nel 1612, ma è un
italiano scritto, di registro alto, usato solo da una ristretta cerchia di persone; mentre si può parlare di
italiano a 360°, adatto per tutte le situazioni, per tutte le circostanze e usato da tutti sono a partire dagli
‘80 ‘900.
anni del Prima di questa data la maggior parte degli italiani parlava soltanto il dialetto. Basti
che nel 1861 al momento dell’Unità d’Italia gli italofoni nella migliore delle ipotesi erano il
pensare (2%) → la
10%, nella peggiore erano il 2%: stime fatte da Arrigo Castellani (10%), Tullio De Mauro
differenza (7,5%) si gioca sul fatto se si possono considerare italofoni i Toscani a prescindere dal loro
grado d’istruzione; il toscano-fiorentino sono dialetti che si avvicinano molto alla lingua nazionale e
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quindi si può pensare che i toscani possono essere considerati italofoni a prescindere dal loro grado
d’istruzione (Castellani); De Mauro sostiene che anche i toscani per essere definiti italofoni ……
2) Altra questione importante riguarda la linguistica, in particolare la storia della lingua italiana che si
occupa della storia delle parole. La storia della lingua italiana è una disciplina piuttosto recente: la
prima storia della lingua italiana è quella di Bruno Migliorini che esce nel 1960→ questa è anche la
data in cui viene fondata la prima cattedra di storia della lingua italiana ed è tenuta proprio da
Migliorini . All’inizio la storia della lingua italiana risente un po’ della storia linguistica italiana e
perciò è più rivolta verso quei testi e quella parte della storia di lingua italiana che riflette la linea
dell’Accademia della Crusca (1612) e poi
toscana centrica e letteraria centrica basata sulla scelta
accettata liberamente. L’italiano si è diffuso sempre in maniera spontanea, non è mai stato imposto da
nessuno. Nel 1612 quando uscì il vocabolario degli Accademici ci furono delle critiche ma poi alla
liberamente questo modello. Poi siamo arrivati nel 1980 l’italiano era un italiano
fine tutti accettarono ‘80, ‘90 dei volumi storici quello sull’italiano delle regioni
di tipo letterario. Fine anni inizi anni ci sono
diretto da Francesco Bruni e soprattutto la storia della lingua italiana diretta da Bruno Serianni e Pietro
Trifone, in 3 volumi in cui si comincia a fare una storia della lingua italiana non solo della linea
fiorentino centrica letteraria ma è una storia su tutto lo spazio linguistico. Questo vuol dire che
diventano oggetto di studio della storia della lingua italiana la lingua parlata, la lingua dei semicolti,
la lingua tecnico- specialistica, i gerghi; si comincia a guardare le varietà in diamesia quindi la lingua
della radio, del teatro, della televisione.
La multidimensionalità della lingua italiana
Non bisogna ritenere la lingua italiana monolitica: essa non ha una sola dimensione ma ha più facce
i linguisti utilizzano il concetto di spazio linguistico: ogni cosa che noi diciamo, scriviamo,
ascoltiamo o leggiamo può e deve essere collocata in un punto specifico di questo spazio che descrive
ogni aspetto della lingua italiana. Lo spazio linguistico ha cinque dimensioni ed è rappresentabile in
un virtuale sistema cartesiano che ha cinque assi.
Le cinque dimensioni dello spazio linguistico sono:
1. DIACRONICA, cioè della diacronìa, dimensione che comporta cambiamenti strutturali e
lessicali nel tempo quindi riguarda la variabilità linguistica nel tempo; ad esempio la lingua
italiana del XIII secolo differisce da quella contemporanea. Come coordinate possiamo
intendere dal 960 d.C. (anno a cui risalgono i Placiti Capuani considerati il più antico
documento prevenutoci in volgare italiano) ad oggi. 4
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2. DIATOPICA, cioè della diatopìa, dimensione che riguarda le variazioni linguistiche in base
allo spazio, cioè ai luoghi, ai territori quindi variabilità linguistica nello spazio; riguarda quindi
il rapporto lingua-dialetto, che in Italia è particolarmente complesso, poiché secondo dei dati
raccolti da De Mauro e Castellani nel 1861 il 90% degli italiani era dialettofono ovvero non
usavano né conoscevano l’italiano ma esclusivamente i dialetti. Oggi muoversi sulla
dimensione diatopica per un italiano significa avere una maggiore ricchezza espressiva
l’asse diatopico ha due estremi che sono:
l’italiano standard
il dialetto
ma anche delle varietà intermedie che sono:
l’italiano regionale (varietà più vicina alla lingua standard; cioè un italiano
standard con coloriture regionali poiché la loro forza, dovuta all’uso di molte
persone, è tale da imporsi sull’italiano standard e maggiormente coinvolti sono la
fonologia e il lessico meno la morfologia e la sintassi. Infatti, dalla pronuncia è
facile capire da dove un italiano provenga poiché ogni regione ha delle proprie
caratteristiche: il sistema fonologico dell’italiano standard è un sistema astratto, non
è naturale per nessun parlante italiano, ed è gestibile solo seguendo un corso di
dizione con cui mascherare la propria pronuncia. Altro aspetto importante
dell’italiano regionale è il lessico, poiché ci sono parole utilizzate che si pensa che
siano italiano ma che in realtà non lo sono e sono invece proprie di quella regione:
questo vale soprattutto per il fiorentino che sebbene sia la base da cui si è formato
l’italiano non tutte le parole proprie del fiorentino sono italiano ed è dimostrato dal
fatto che quelle parole pronunciate in un ambiente diverso non vengono comprese;
si tratta soprattutto di parole per oggetti di uso quotidiano)
il dialetto italianizzato (varietà più vicina al dialetto; cioè uso del dialetto con forti
influenze della lingua nazionale soprattutto a livello lessicale ma anche morfologico
e sintattico). – –
Riassumendo in ordine abbiamo italiano standard italiano regionale dialetto
–
italianizzato dialetto.
3. DIAMESICA, cioè della diamesìa, dimensione che tiene conto della variabilità linguistica in
funzione del mezzo di comunicazione usato, poiché la lingua è influenzata dai mezzi di
comunicazione usati.
Agli estremi dell’asse diamesico troviamo: 5
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lo scritto
il parlato faccia a faccia
Questi sono estremi diamesici perché comportano le differenze linguistiche massime
che riguardano sia gli aspetti strutturali che riconducono alla grammatica come
fonetica, fonologia, morfologia, grafia, sintassi, ma anche il lessico. Lo scritto e il
faccia a faccio sono distanti perché diverso è l’impatto implicito che c’è tra il
parlato
mittente e il ricevente un certo messaggio: nell’ambito della scrittura chi scrive ha
tempo di ripensare il suo testo e lo stesso vale per chi legge che ha più tempo per
decifrare e decodificare il messaggio ricevuto. Nella scrittura è possibile utilizzare una
sintassi più articolata e complessa con molte subordinate, poiché sia chi scrive sia chi
legge hanno tempo per farlo e capirlo al meglio; questo non è possibile nel parlato
faccia a faccia dove chi parla e chi ascolta non hanno tempo di realizzare un messaggio
complesso chiaro e recepirlo nella maniera giusta perché chi parla mentre parla sta
pensando alla struttura sintattica della frase successiva e quindi può dimenticarsi la
struttura della frase che sta cominciando. Esempio di differenza tra i due estremi è
l’anacoluto, fenomeno intollerato nella scrittura perché chi scrive se si rende conto di
aver tralasciato delle informazioni può correggere e ampliare il discorso
riorganizzando se necessario la sintassi, mentre invece è frequente e tollerato
nell’oralità, infatti quando il parlante capisce di non aver concluso una frase che aveva
iniziato può ricollegarsi e completare successivamente il suo discorso. Fondamentale
nella scrittura è l’uso della punteggiatura che non è la corrispondenza grafica
dell’intonazione (infatti per rendere l’intonazione nella scrittura si usano degli
espedienti che non hanno niente a che vedere con la punteggiatura: ad esempio l’inciso,
In grammatica è un’espressione costituita da una frase indipendente,
che
detta incidentale, inserita all'interno di un'altra frase, nel parlato è segnalata da
un'intonazione più bassa della voce, per iscritto è racchiusa tra virgole, trattini o
e intonazione non hanno niente a che fare l’una con l’altra
parentesi): punteggiatura
la punteggiatura serve ad organizzare in maniera coerente e coesa un discorso scritto
mentre l’intonazione serve per dare maggiore o minore enfasi a ciò che si sta dicendo.
Esistono quindi molte differenze tra oralità e scrittura: anche la ripetizione nella lingua
scritta italiana non è tollerata ed esistono strategie per evitare di ripetere la stessa parola
(problema per la prosa scientifica che invece necessita di usare termini specifici anche
se questi vengono più volte ripetuti in un testo) mentre nella lingua orale è possibile
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utilizzare la ripetizione anche per richiamare l’attenzione dell’ascoltatore su un
particolare elemento.
Esistono differenze intermedie anche tra parlato e parlato se questo avviene tra due
persone o in una conferenza, così come ci sono differenze nello scritto.
Da pochi anni (da Francesco Sabatini negli anni ’90), i linguisti hanno messo all’interno
dell’asse diamesico, tra lo scritto e il parlato,
la trasmesso, cioè la lingua della radio, della televisione e del cinema ed è chiamata
così perché è una lingua trasmessa da mezzi tecnologici di comunicazione ed è un orale
che presuppone uno scritto. Essa è una lingua intermedia tra la lingua parlata e scritta
poiché in essa avviene un connubio tra scrittura e oralità: la trasmesso infatti è una
lingua che viene ascoltata ma in tutti questi tre casi (radio, tv, cinema) la lingua è stata
precedentemente scritta attraverso un copione/una scaletta, e quindi pur essendo resa in
maniera orale ha la medesima correttezza di un testo scritto chi scrive sa che chi
ascolta non potrà tornare indietro
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