Estratto del documento

Capitolo 1

La linguistica studia il linguaggio umano seguendo un approccio scientifico e descrittivo. Nello specifico, la differenza tra il linguaggio umano e quello degli animali è data dal fatto che è: discreto (mentre quello degli animali è continuo) e ciò significa che i suoi elementi hanno dei limiti ben definiti, da un numero infinito di segni e parole, dalla ricorsività che permette di costruire frasi sempre nuove inserendo tra una frase semplice sempre altre nuove frasi soprattutto grazie alle congiunzioni trasformandole così in frasi complesse, e dalla dipendenza dalla struttura che infine distingue il linguaggio umano dal linguaggio informatico.

Per dipendenza dalla struttura si intende che le lingue naturali non sono organizzate in base ad una semplice successione di parole ma sono appunto, dipendenti dalla struttura. Alcuni studi hanno cercato di smentire queste caratteristiche, cercando di insegnare alle scimmie il linguaggio umano, ma la cosa risultò impossibile perché oltre ad avere un apparato fonatorio articolato in maniera differente da quello umano, le scimmie pur riuscendo a creare frasi basilari, dimostrarono di non possedere la ricorsività e quindi appunto la capacità di formare frasi complesse.

Inoltre per definizione, il linguaggio umano viene appreso in maniera del tutto spontaneo, mentre le scimmie riuscirono ad acquisirlo solamente sotto insegnamento. Per definire invece cosa si intende per studio scientifico, basta pensare alle caratteristiche proprie di qualunque scienza: ovvero la formulazione di ipotesi che intendono ricondurre a leggi generali una molteplicità di fenomeni particolari ricorrendo ad una terminologia tecnica.

È inoltre importante sottolineare che l’approccio utilizzato è quello descrittivo, quindi non deve insegnare come funziona la lingua, ma portare avanti un semplice fine conoscitivo, quindi informare senza dare giudizi sul giusto o sbagliato. C’è una differenza ben precisa tra ‘linguaggio’ e ‘lingua’. Con linguaggio si intende infatti la capacità di tutti gli esseri umani di comunicare mentre per lingua si intende lo specifico sistema di comunicazione assunto dalle diverse comunità.

Bisogna però sottolineare che, anche se le lingue variano, lo fanno solamente entro determinati limiti, in quanto ci sono degli elementi comuni a tutte le lingue, detti universali linguistici. Tra gli elementi che invece variano c’è per esempio l’ordine delle parole - che in italiano, inglese e francese è SVO, mentre in arabo è VSO o ancora in turco e giapponese SOV.

Capitolo 2

Nascendo e vivendo circondati da atti linguistici, e mettendoli in atto senza alcuno sforzo, la lingua ci appare come un oggetto naturale, ma in realtà dietro la lingua si nasconde una complessità non indifferente, che parte dalla produzione della stessa, fino ai diversi livelli linguistici su cui si articola. Per livelli linguistici si intendono: quello dei suoni - fonologia, quello delle frasi - sintassi, quello delle parole - morfologia e quello dei significati - semantica.

La linguistica tende a privilegiare la lingua orale, piuttosto che quella scritta in quanto esistono lingue che sono o sono state parlate senza aver mai avuto una tradizione scritta, perché il bambino impara prima a parlare in maniera del tutto naturale e poi a scrivere in seguito ad un insegnamento, e infine perché i cambiamenti nella lingua vengono registrati prima sul piano orale, e poi su quello scritto.

Ogni singolo atto linguistico è un fatto a sé ed irripetibile, che varia nell’esecuzione ma non nel significato. Le più importanti definizioni che caratterizzano la lingua sono state poste da de Saussure e nello specifico sono la distinzione tra: sincronia e diacronia - lo studio di un cambiamento linguistico è detto diacronico quando questo cambiamento è analizzato attraverso il tempo, mentre è detto sincronico quando si tratta di elementi simultanei -, tra rapporti associativi e sintagmatici - quando diversi suoni si dispongono in una sequenza lineare per formare un atto linguistico si influenzano a vicenda, regolandosi in base a rapporti sintagmatici. Mentre nel caso dei rapporti associativi, per poter ricorrere ad un determinato suono, si deve necessariamente rinunciare all’altro -, tra significante e significato - per significante si intende la realizzazione della parola X mentre si parla di significato in riferimento all’immagine mentale che abbiamo di essa -, e tra langue e parole - ovvero la distinzione tra un sistema di riferimento collettivo che stabilisce che ‘mano’ significa quel che significa e quindi parliamo di langue (sociale e astratta) e la realizzazione di quest’ultima e quindi l’atto individuale realizzato da un singolo individuo quindi la parole (concreta).

Come ci espone invece Jakobson, sul livello astratto, alla langue corrisponde il codice, ovvero un insieme di informazioni astratte (p/a/n/e), mentre sul livello concreto, alla parole corrisponde il messaggio che viene costruito sulla base delle unità fornite dal codice (pane). Chomsky estende la distinzione tra astratto e concreto ad un terzo livello, distinguendo competenza ed esecuzione. La competenza è tutto ciò che un individuo sa della propria lingua (astratto) mentre l’esecuzione è ciò che l’individuo fa, quindi l’atto di realizzazione (concreto).

Per competenza, nello specifico si intendono tutte le conoscenze linguistiche che un parlante ha: sul piano fonologico - conoscere quali suoni sono o non sono della propria lingua e quali sono i vari modi in cui si possono combinare per formare parole di senso compiuto -, sul piano morfologico - sapere che le parole di norma in italiano finiscono per vocale e che possono avere significati diversi in base all’accento, riconoscere le parole della propria lingua e quelle che invece non esistono, essere in grado di formare parole composte o complesse -, sul piano sintattico - saper formare da una frase affermativa una frase interrogativa, saper costruire una frase senza difficoltà -, sul piano semantico - saper riconoscere il significato delle parole e delle frasi e intuire le relazioni di sinonimia (avaro/spilorcio) e antonimia (vecchio/giovane).

Tutto ciò che sappiamo di una lingua fa parte della grammatica dei parlanti che è costituita da fattori innati biologicamente e esperienze acquisite all’interno della comunità linguistica d’origine. Quando un bambino apprende una lingua non ne apprende le regole ma solamente dei dati, costruisce quindi una grammatica a partire da dati chiamati ‘dati linguistici primari’.

Si dice che una lingua non realizza mai tutte le possibilità in quanto non tutte le unità di base e regole che combinano le unità, seppur possibili, trovano una realizzazione concreta in tutte le lingue. Per esempio in italiano non esistono parole diverse per le dita della mano o dei piedi, che restano sempre ‘dita’. Quindi ogni lingua fa delle scelte a livello lessicale, morfologico e sintattico. Una parola è un segno, ovvero l’unione tra significato e significante ed ha diverse proprietà tra cui: la distintività (il segno notte si distingue da botte lotte o cotte), la linearità (Giuseppe ama Silvia si distingue da Silvia ama Giuseppe) e l’arbitrarietà (non esistono leggi che impongano al significante di essere associato al significato e viceversa, si tratta infatti di semplicissimi accordi sociali e convenzionali).

Durante la comunicazione diverse componenti vengono attivate, e ad ognuna di esse Jakobson fa corrispondere una funzione linguistica.

  • Parlante - funzione emotiva in quanto il parlante esprime stati d’animo.
  • Referente - funzione referenziale, ovvero una funzione informativa.
  • Messaggio - funzione poetica, che entra in funzione quando l’ascoltatore deve riflettere sul significato per capire il messaggio stesso.
  • Canale - funzione fatica, che si realizza quando vogliamo verificare se il canale è aperto e funziona regolarmente (mi senti? Ci sei?).
  • Codice - funzione metalinguistica, quando il codice viene utilizzato per parlare del codice stesso.
  • Ascoltatore - funzione conativa, che si realizza sotto forma di comando o esortazione.

La lingua ufficiale in Italia è l’italiano standard, che però può subire variazioni chiamate italiani regionali, a loro volta suddivisi in dialetti locali. La lingua è quindi stratificata su diversi livelli, e tra essi, l’italiano scritto rappresenta la forma più austera, seguita dall’italiano parlato formale. A quest’ultimo si oppone l’italiano informale.

Per quanto riguarda i dialetti si possono suddividere in dialetto di koinè (il veneto), il dialetto del capoluogo di provincia (dialetto veneziano) ed infino il dialetto specifico dei quartieri (dialetto del quartiere di Castello di Venezia). Quindi in ogni luogo coesistono diversi registri linguistici che possono essere alternati tramite il cosiddetto code switching. I dialetti infine, devono essere definiti sistemi linguistici a tutti gli effetti e hanno quindi ugual importanza al pari delle lingue.

I pregiudizi linguistici definiscono alcune lingue primitive, altre logiche, ed i dialetti ‘poco evoluti’. Ma tutte queste affermazioni, così come anche i pregiudizi sulle lingue esteticamente ‘belle’ o ‘brutte’ o ‘facili’ o ‘difficili’ sono del tutto infondate.

Capitolo 3

Le lingue del mondo sono all’incirca 6000 e il numero aumenta contando i vari dialetti. Per classificare le lingue si potrebbero utilizzare diversi criteri, uno dei quali potrebbe essere il numero dei parlanti, in cui spiccherebbero in alto alla classifica il cinese mandarino, l’inglese, l’hindi e lo spagnolo. Ma questa classificazione non soddisferebbe a pieno i criteri linguistici, esattamente come la classificazione dal punto di vista geografico.

Dal punto di vista linguistico, quindi le lingue si possono raggruppare in classificazione: genealogica, tipologica e areale. Sono in particolare definite come genealogiche se derivano da una stessa lingua originaria. Ad esempio le lingue romanze, o neolatine derivano dal latino, e a loro volta fanno parte della famiglia linguistica delle lingue indoeuropee.

Si parla invece di raggruppamento tipologico quando delle lingue rappresentano delle caratteristiche comuni. Nella classificazione areale invece si fa riferimento alla vicinanza geografica che determina affinità tra diverse lingue. Per quanto riguarda la classificazione genealogica tra le famiglie linguistiche più importanti ricordiamo: la famiglia indoeuropea, la famiglia afro-asiatica, la famiglia uralica, la famiglia sino-tibetana ecc. In particolare, la famiglia indoeuropea è definita così in quanto raggruppa il sanscrito ed alcune lingue europee. Alcuni dei gruppi e sottogruppi di questa famiglia linguistica sono ad esempio il gruppo armeno, albanese, slavo, baltico, ellenico, italico, germanico e celtico.

Per quanto riguarda invece la classificazione tipologica, le somiglianze in questione vanno ricercate nella morfologia e nella sintassi. Nel caso delle tipologie morfologiche si parla quindi di lingue: isolanti - che presentano una mancanza quasi totale di morfologia e in cui i nomi non si declinano, i verbi non si coniugano, e tutto dipende dall’ordine stesso delle parole e da alcune particelle. Un esempio ne è il cinese. Anche l’inglese sotto alcuni aspetti somiglia alle lingue isolanti per la semplicità della sua struttura –, agglutinanti - in cui ogni parola contiene tanti affissi quante sono le relazioni grammaticali che esprime. Un esempio ne è il turco -, e flessive - in cui le diverse relazioni grammaticali sono normalmente espresse da un unico suffisso, e dalla flessione interna.

Esiste però una distinzione all’interno di questa tipologia, che è quella tra il sottotipo analitico, in cui le relazioni grammaticali possono essere espresse tramite più parole (ho detto) e il sottotipo sintetico, in cui sono contenute in una parola sola. A questa categoria appartengono la maggior parte delle lingue indoeuropee -, polisintetico - in cui una sola parola può esprimere tutte le relazioni espresse da intere frasi in altre lingue. Un esempio ne è l’eschimese. Ma difficilmente una lingua presenterà fenomeni di un solo tipo, infatti non esistono lingue ‘pure’.

Al contrario, nel caso delle tipologie sintattiche ci si basa sull’ordine delle parole analizzando: 1)la presenza di preposizioni (pr) o posposizioni.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ferraristaccanito di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Glottologia e linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Cocchi Gloria.
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