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LINGUISTICA TESTUALE

DELL’ITALIANO

SINTESI

I. PROSPETTIVE DI ANALISI DEL TESTO

1) REGOLE DELLA GRAMMAT ICA E REGOLE DEL TESTO

Le regole della grammatica del testo hanno uno statuto diverso rispetto a quelle della grammatica di

frase almeno per tre motivi:

1. sono meno facili da individuare

2. hanno ricevuto poca attenzione nella tradizione grammaticale

3. la violazione delle regole testuali non determina un enunciato agrammaticale ma uno

collocato ad un gradino più basso sulla scala dell’efficacia (detta anche “scala della

felicità”) e quindi meno adeguato allo scopo, alle circostanze, al destinatario

2) TESTO, COERENZA, COE SIONE (DAL TELAIO ALLA FISICA SUBATOMICA)

testo textus, tessuto trama

Dal telaio Il termine deriva dal latino col significato originario di o

perché è evidente l’analogia tra l’attività di costruzione del discorso e le abilità tecniche sviluppate

dall’homo faber come la carpenteria e la tessitura.

texere

L’analogia è sviluppata in relazione al verbo che può associarsi a complementi oggetti che

textus

rinviano al processo della comunicazione verbale; il sostantivo tende invece a designare il

prodotto più che il processo.

testo

Il è un insieme di parole, correlate tra loro per costituire un'unità logico-concettuale,

rispettando sintassi e semantica del linguaggio utilizzato, ovvero la sua grammatica e il suo lessico.

coerenza coesione

Alla fisica subatomica I termini e sono stati usati nel linguaggio della fisica.

L’etimo comune è il verbo latino “essere strettamente connesso”, da

cohaerère < cum + haerère

cui il participio presente cohaerens e il quello perfetto cohaesus.

coerenza, coerente, coesione

In italiano iniziano a circolare dopo il Cinquecento, per il tramite del

termini del linguaggio scientifico

francese e poi dell’inglese, come con riferimento alle

peculiarità dei corpi solidi; solo successivamente i termini iniziano ad essere impiegati

riferimento a referenti astratti, per sottolinearne l’unità e l’intima

figuratamente, con

connessione logica:

coerenza G. Bruno

 De l’infinito universo e mondi

> usato da in

coerente G. Galileo Sarpi

 > usato da in dialogo sopra i due massimi sistemiP. in Istoria

indicare la coerenza tra una dottrina e l’altra

del Concilio tridentino per

coesione C. Mei

 > usato da in Il metodo naturale di cura del signor Giorgio Cheyne

P.Verri

tradotto dall’inglese Sull’indole del piacere e del dolore

in (usato in relazione

G.Verga L’amante di Gramigna,

alla coesione delle idee) e in dove il termine viene

impiegato in un’accezione molto vicina a quella della linguistica testuale.

3) UN PO’ DI TERMINOLOGIA

Proposizione frase 

o frase semplice

Frase complessa periodo 

o combinazione di più proposizioni

Linguistica testuale dell’italiano , di M. Palermo Pag. 1

Enunciato  segmento di testo scritto o orale, di estensione variabile (da una parola alla frase

complessa), effettivamente prodotto in una situazione comunicativa, delimitabile sulla base di due

pause importanti o di due segni di interpunzione forte.

Testo  –realizzato

qualsiasi enunciato o insieme di enunciati in forma orale, scritta o trasmessa-

dotato di senso, che, collocato all’interno di opportune coordinate contestuali, realizza una funzione

comunicativa. Per la definizione di “testo” non ha grande importanza né l’estensione né

l’argomento. Nel volume di M.Palermo, il termine “testo” sarà impiegato in riferimento alla

produzione sia scritta sia orale, sia al prodotto che al processo.

Discorso  fa riferimento alla dimensione interattiva della comunicazione

Linguistica testuale dell’italiano , di M. Palermo Pag. 2

II. IL TESTO COME UNITÀ DI SENSO

1) COERENZA

coerenza connessione logico-semantica tra le parti di un testo

La si manifesta nella e nella

conseguente possibilità per il ricevente di individuare in esso le caratteristiche dell’unitarietà e

non contraddittorietà.

della

coerenza

La è il prodotto di tre fattori:

1. unitarietà

2. continuità, quando è possibile individuare nei diversi enunciati che compongono il testo

dei fili conduttori che garantiscano la percezione di una stabilità e persistenza del tema

3. progressione, ogni enunciato che compone il testo contribuisce a modificare o accrescere

l’informazione complessiva

L’obiettivo della grammatica di frase è quello di individuare i confini di regolarità del sistema

attraverso la discriminazione tra frasi e frasi agrammaticali; una grammatica di testo si costruisce

criteri di buona formazione equilibrio:

prevalentemente ricorrendo a ed acquisiscono maggiore

efficacia,

importanza del concetto di grammaticalità e accettabilità formale quelli di

appropriatezza felicità

e del messaggio.

principio dell’elasticità dello sforzo cooperativo

Il è il principio che governa il processo di

attribuzione del senso: il destinatario deve compiere uno sforzo cooperativo per cercare una

[1]

26

continuità di senso nel testo ( ).

significato senso:

di un’espressione e

Differenza tra

significato,

 dipende dalle regole generali del codice linguistico

senso,

 viene acquistato in maniera univoca all’interno di uno specifico contesto

Il significato letterale dell’enunciato non sempre coincide con il suo senso effettivo (in questo caso

il narratore può facilitare il lettore ricorrendo ad una digressione) ma, per ricordare una frase di

ed è tale sia per ragioni di economicità sia perché l’autore

U.Eco, il testo è una macchina pigra

a lasciare il giusto ruolo all’attività dell’interprete.

tende semiotica strutturale

Negli studi di la coerenza testuali è descritta facendo riferimento alla

isotopia semantica: Greimas

nozione di si tratta di un termine introdotto da per designare la

reiterazione, nel testo, di elementi e classi di significato anche ridondanti, tali da garantire al

discorso continuità e omogeneità. Il compito di individuare gli anelli dell’isotopia è affidato

all’attività interpretativa del lettore.

L’analisi dei meccanismi che garantiscono continuità di senso può essere condotta sul doppio

produzione ricezione:

binario della e della

 top-down: per dare senso al testo si compie un percorso che va dal generale al particolare

 bottom-up: quest’operazione consente di

dopo il top-down, mettere al proprio posto i

mattoni più piccoli dell’edificio linguistico (fonemi, morfemi, sintagmi, frasi)

:

1 con questo simbolo ti invito a vedere gli esempi per una maggiore chiarezza

Linguistica testuale dell’italiano , di M. Palermo Pag. 3

La coerenza di un testo è quindi il legame logico fra i messaggi semplici che il parlante intende

trasmettere. Essa riguarda il significato e non il significante e quindi costituisce una misura della

condivisione di significati fra parlante e ricevente.

La capacità di comprensione di un testo da parte di un lettore (o di un ascoltatore) è commisurata

alla conoscenza che questo ha del mondo esterno circostante. Per esempio una frase come stasera

Ugo esce con Martina è sintatticamente corretta e completa, ma dimostra un basso livello di

coerenza per chi non sappia chi sono Ugo e Martina, o cosa significhi per il parlante o l'ascoltatore

il fatto che escano insieme.

Dal punto di vista del testo del parlante, maggiore è la condivisione di conoscenze, maggiori

saranno gli elementi sottintesi (ellissi o deissi) nel testo. Se invece lo stesso messaggio deve essere

rivolto a chi ne ignora completamente il contenuto, il testo sarà corredato di maggiori descrizioni e

dettagli.

La coesione è dunque un fattore interno al testo, scritto o orale, mentre la coerenza è un fattore

interno al messaggio come interpretato dai riceventi.

2.1

 2) INTERAZIONI TRA COERENZA E COESIONE

vaghezza semantica [3]

La è quella proprietà delle lingue storico-naturali per cui non esiste una

assoluta dell’estensione semantica di un segno linguistico. Il significato

predeterminazione

associato ad un significante può essere visto come un’area con un centro semantico ben definito e

condiviso e contorni indefiniti, sfumati, vaghi, appunto, che possono essere rimodellati, estesi o

ristretti. Ogni significato è quindi per sua natura pluri-determinabile.

Un esempio: la parola italiana penna aveva in origine un significato ristretto ad indicare un

elemento del piumaggio degli animali.

La vaghezza semantica che caratterizzava questo significato ha permesso che fosse esteso ad

indicare prima la piuma d’animale usata per scrivere e poi, metonimicamente, ogni oggetto usato

semantica”,

“indeterminatezza è quindi

per scrivere. La vaghezza semantica, detta anche

condizione del cambiamento e dell’estensione semantica dei segni linguistici, e di conseguenza

dell’onnipotenza semantica delle lingue naturali.

La vaghezza semantica, che potrebbe teoricamente portare alla schizoidia del sistema linguistico, ha

in sé un suo correttivo. L’estensione di un significato permette infatti di arrivare all’autoriferimento:

ogni segno linguistico può indicare se stesso. Si creano così le condizioni per un uso

metalinguistico delle lingue storico-naturali e quindi per un controllo sociale della vaghezza

semantica.

L’interazione tra coerenza e coesione non opera simmetricamente: mentre la semantica viene in

soccorso delle lacune grammaticali, non può avvenire il contrario.

3) SCHEMI COGNITIVI GLO BALI: CORNICI E COPIONI

Con questo simbolo ti rimando ai “quadri” presenti nel testo, il cui riassunto lo trovi alla fine di queste pagine nella

2

sezione “quadri”

3 http://www.glottopedia.org/index.php/Vaghezza_semantica

Linguistica testuale dell’italiano , di M. Palermo Pag. 4

l’intero non corrisponde alla somma

4

Nella psicologia della Gestalt vale il principio secondo cui

delle singole parti. Anche la psicologia cognitiva sottolinea come tali costruzioni, che organizzano

in reti semantiche le informazioni possedute su oggetti ed eventi fino ad isolarne le invarianti, sono

elaborate grazie a schemi cognitivi globali.

Sulla base di questi presupposti si è tentato di elaborare una semantica cognitiva, diversa dalla

semantica logica:

semantica logica:

 l’attribuzione di un elemento ad una categoria avviene in base al

principio della presenza/assenza di tratti e in quest’ottica l’appartenenza di un elemento ad

una categoria è descrivibile come il soddisfacimento di un elenco di condizioni necessarie e

sufficienti possedute dall’elemento in questione. Uno dei punti deboli è che l’attribuzione

categoriale non dovrebbe prevedere come unica soluzione l’inclusione di più elementi in una

categoria (mentre nel categorizzare i concetti applichiamo il principio scalare della maggiore

o minore pertinenza)

semantica cognitiva:

 l’appartenenza categoriale di un elemento è determinata dalla sua

maggiore o minore distanza dall’elemento più rappresentativo della stessa.

schemi cognitivi globali

Gli vengono attivati dalle espressioni linguistiche contenute in un testo e

i più rilevanti sono:

 cornice 

(o frame) è lo schema cognitivo entro cui collochiamo un oggetto o una

situazione per dargli un senso (es: ieri sono andato a visitare la mostra di Paul Klee: la

cornice è “museo”). La cornice agisce soprattutto a livello paradigmatico: contiene elementi

interconnessi ma non indicazioni sull’ordine in cui di solito vengono usati o sulla probabilità

in cui uno o più di essi siano menzionati nello stesso testo. Le cornici sono a loro volta

collegate in una “rete di concetti” regolata sia da relazioni gerarchiche che associative o

analogiche. Possiamo distinguere tra:

 cornici di 1° livello, che si basano sull’accumulo di esperienze e conoscenze del

mondo. Le regole che soggiacciono agli schemi di 1° livello sono di norma

possedute da tutti gli appartenenti a un sistema culturale.

 cornici di 2° livello, che fanno riferimento alle conoscenze di specifici generi

testuali e ne governano le aspettative.

 copione 

(o script) sono modelli globali di avvenimenti codificati e correlati a situazioni

ricorrenti in cui è determinante anche la sequenza temporale in cui si susseguono (es:

usiamo un copione per uno scambio di saluti)

4) IL DETTO E IL NON DE TTO: PRESUPPOSIZIONI, IMPLICAZIONI, INFERE NZE

Sia la codifica sia la decodifica dei testi funzionano sulla base di operazioni probabilistiche in

relazione al contesto e alle conoscenze condivise.

Quando comunichiamo, solo parte del contenuto informativo è espresso esplicitamente, il resto

rimane sullo sfondo, implicito, e la sua attivazione è lasciata ad un processo di interpretazione

partecipativa del ricevente, il quale riesce ad interpretare correttamente il testo mettendo in opera

opportuni ragionamenti e facendo ricorso ad un set di conoscenze linguistiche ed extra-linguistiche

“schema/rappresentazione”:

4 corrente nata in Germania nei primi decenni del XX secolo

Linguistica testuale dell’italiano , di M. Palermo Pag. 5

condivise con l’emittente. L’attivazione del “non detto” è parte integrante del processo

comunicativo.

Tre sono gli ambiti in cui opera il “non detto”:

 presupposizioni: si hanno nel caso in cui una persona, un fatto o uno stato di cose non

vengono esplicitamente espressi nel testo, ma la loro esistenza è presupposta dalla semantica

del verbo o di un altro elemento della frase. Una caratteristica delle presupposizioni è che

rimangono valide anche se l’enunciato viene negato, reso interrogativo o ipotetico.

 implicazioni: secondo Grice possono distinguersi in:

 

implicazioni convenzionali sono valide in assoluto, indipendentemente dal

contesto

  sono valide solo all’interno di particolari

implicazioni non convenzionali

condizioni contestuali

 inferenze: si possono ricavare da un enunciato delle conseguenze non esplicitamente

asserite. Le inferenze sono in alcuni casi essenziali per la corretta attribuzione di senso agli

enunciati (il ricorso a processi inferenziali fa parte della comunicazione quotidiana) e

variano per il grado di obbligatorietà (inferenze obbligate e inferenze facoltative). Ogni

enunciato può dar luogo a inferenze, che sono attivate integrando categorie linguistiche e

(quest’ultime sono culturalmente variabili).

extra-linguistiche

implicature conversazionali:

 sono un particolare tipo di inferenza e si attivano nel

momento in cui percepiamo una discrepanza tra il significato letterale di un

dell’emittente e facciamo delle ipotesi per far tornare i

enunciato e le intenzioni

conti.

Gli studi di pragmatica e analisi della conversazione hanno chiarito che per far andare avanti la

comunicazione in contesti reali non sempre ci si può fermare al significato letterale, ma si deve

cercare di intuire le intenzioni dell’emittente.

5) DISCONTINUITÀ DI SEN SO E REINTERPRETAZIONE

La trasmissione delle informazioni è basata sul bilanciamento di due principi:

 principio di efficienza, che porta a eliminare tutta l’informazione inutile o ridondante,

riducendo il messaggio al minimo necessario per renderlo comprensibile;

 principio di affidabilità, che comporta l’aggiunta di informazioni ridondanti, per poter

ovviare a tutti i fattori di disturbo e assicurare così il buon esito della trasmissione.

Anche nelle lingue storico-naturali la comunicazione avviene secondo il principio del minimo

sforzo in relazione al contesto e alla quantità di “rumore”.

I tre cardini della coerenza sono:

a. continuità di senso

b. continuità tematica: un primo ostacolo alla continuità tematica è la discontinuità, che

rientra nello svolgimento di un testo in cui manca (o viene meno) una ragionevole continuità

d’argomento. Le infrazioni possono riguardare:

 continui mutamenti di cornice e/o copione

 differimento del tema

 esordio in medias res

Linguistica testuale dell’italiano , di M. Palermo Pag. 6

c. continuità informativa: si verifica quando parti del testo risultano tanto inattese da minare

la continuità del senso; in tal caso avviene un arresto del processo interpretativo e la rianalisi

reinterpretazione,

del testo per giungere a una che può essere:

 rivalutazione semantica, il destinatario è costretto a reinterpretare alcuni elementi,

aumentando o riducendo la densità informativa. È il risultato di un processo di

reinterpretazione che determina l’incremento del valore informativo di

un’espressione che ne è apparentemente troppo povera;

 svalutazione semantica, viene compiuta dal lettore quando si trova di fronte ad un

enunciato apparentemente troppo carico di valore informativo.

6) INTERTESTUALITÀ

intertestualità Julia Kristeva

Il termine è stato introdotto dalla semiologa bulgara nel 1966 e

Barthes,

successivamente approfondito nell’ambito della semiologia strutturalista da autori come

Genette Bachtin

e che hanno evidenziato come mettere in luce i legami medianti i quali un testo A

ipotesto): l’attivazione della rete intertestuale è un

riprende/si riferisce/allude ad un testo B (detto

momento fondativo e insostituibile del processo di interpretazione. dell’universo testuale

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Kyra90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Greco Paolo.
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