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Riassunto Linguaggi del giornalismo, prof. Elisei

Riassunto degli appunti del corso di "Linguaggi del giornalismo", tenuto dal professor Franco Elisei all'Università degli studi di Urbino "Carlo Bo" (Informazione, media, pubblicità). Appunti basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof.

Esame di Linguaggi del giornalismo docente Prof. F. Elisei

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reagì tempestivamente all'emergenza dei batteri negli hamburger con locandine,

comunicati stampa, ecc..

Il team di comunicazione deve:

considerare la sicurezza dei soggetti coinvolti,

• conoscere rapidamente i fatti accaduti,

• avere contatti costanti con le autorità locali con cui scambiare informazioni

• tempestivamente,

informarsi su ciò che non si conosce,

• e facilitare le inchieste per sviluppare un discorso con cui rispondere alle

• prevedibili domande (cosa ha causato l’incidente, le procedure con cui esso

può essere gestito, l’eventualità dell’avvio di inchieste, i provvedimenti

adottati per minimizzare i rischi, eventuali precedenti episodi analoghi).

Verso l'esterno, le regole da seguire sono:

non mentire, ma assumersi le proprie responsabilità e scusarsi,

• rispondere in maniera rapida ma accurata ai media, con annunci tempestivi in

• circostanze particolari,

non entrare in conflitto coi giornalisti, ma mantenere il controllo di flussi

• informativi (accentrandoli da e verso i portavoce) per anticipare i rumors e

correggere le inesattezze,

comunicare direttamente con l'audience, quando possibile.

È possibile inoltre utilizzare un "dark Web site" nascosto e parallelo, da attivare

in situazioni estreme e in cui aggiungere le informazioni sulla crisi.

Fondamentale è anche il rispetto delle 3 c anglosassoni:

candor (inteso come sincerità e obiettività),

• concern (interesse e partecipazione),

• e courage (non nascondere i problemi).

Nello sviluppo dei propri messaggi, è importante, inoltre:

chiarire i propri obiettivi (nonché cosa comunicare e cosa no),

• ordinare i fatti dando priorità ai problemi più forti e focalizzandosi su 2 o 3

• messaggi chiave, usando aneddoti, esempi e illustrazioni,

ascoltare, oltre che parlare in modo chiaro.

Dopo la crisi si effettua un debriefing con tutti i soggetti coinvolti per osservare

punti deboli e forti dell’azione intrapresa, conservando la documentazione per

eventuali futuri sviluppi.

In situazioni di crisi si verifica un conflitto tra tempestività e correttezza delle

notizie, che rende fondamentale il ruolo delle fonti. Proverbio diffuso in ambito

giornalistico è infatti: "Non rovinare una bella notizia con la verità", ossia non

innamorarsi di tesi troppo facili e accattivanti, ma ricercare le cause e i

responsabili. L'azienda deve quindi trovare un referente che possa rapportarsi

con il mondo dell'informazione e consultare più fonti diverse (in modo da evitare

influenze).

In situazioni particolarmente gravi ci si trova davanti a un muro di silenzio. In

molti casi esso viene forzato, presentandosi ad esempio con ruoli diversi da

quello di giornalista. Al contrario, anche fuori onda e intercettazioni che non

hanno interessi generali e pubblici devono rimanere privati.

Occorre inoltre rispettare i tempi tecnici necessari ("Meglio una notizia in ritardo

che una notizia falsa").

La Legge 150 del 2000 prevede la distinzione tra comunicazione:

indiretta, che si realizza attraverso i media (tramite ufficio stampa),

• diretta ai cittadini (tramite l'URL, Ufficio relazioni pubbliche, o il sito

• internet)

e un canale di comunicazione interno per i dipendenti.

Occorre inoltre distinguere strutture pubbliche e private:

in aziende o enti, l'ufficio stampa deve essere gestito da un giornalista, che

• assicuri trasparenza degli atti e la democraticità nel rendere conto ai cittadini,

senza l'influenza di interessi di parte (la comunicazione non deve cioè fare

propaganda).

Un ufficio stampa privato difende invece gli interessi dell'azienda, ma

• possiamo comunque pretendere che le informazioni non siano false. Il

portavoce può quindi essere una qualsiasi figura di stretta fiducia della

struttura o dell'amministratore.

L'Art. 2 della legge ordinistica del 63 stabilisce tra i doveri dell'informazione il

rispetto della verità sostanziale dei fatti.

Esistono tuttavia più interpretazioni contrastanti del concetto di verità:

da un punto di vista laico, ognuno di noi è portatore di una verità.

• Da un punto di vista religioso, per ogni fede esiste una verità.

• Da un punto di vista giuridico, dal processo emerge una verità

• processuale, come risultato dell'esame degli atti.

All'informazione si chiede quindi che la rappresentazione di un fatto sia il più

possibile vicino alla realtà. Essa non deve fornire verità, ma gli strumenti per

elaborare una propria convinzione e aiutare nella ricerca della verità (applicando

comunque le regole deontologiche e liberandosi dalle influenze di parte).

Fino agli anni 80, il diritto riconosceva la discriminante sul diritto di cronaca

purché si rispettasse la verità oggettiva. Nel 1983 la Corte di Cassazione

introduce invece un'attenuante che impedisce invece di punire un giornalista per

aver pubblicato erroneamente una notizia non vera, dopo un serio e diligente

lavoro di verifica. Viene introdotto quindi il concetto di verità putativa, ossia

presunta, supposta.

Occorre quindi rivolgersi a fonti ufficiali (spesso organi pubblici), le cui

informazioni possono essere già considerate vere senza obbligo di verifica (a

differenza delle informazioni provenienti dalle agenzie).

Nella realizzazione di un'intervista è fondamentale considerare 2 elementi: il

mezzo e la finalità.

Identificare la persona da intervistare significa individuare un soggetto

competente in grado di fornire risposte giuste ed elaborate, e da cui è possibile

farsi raccontare cose che solitamente si preferirebbe non dire, ma che possono

rappresentare novità importanti. L'intervistatore non si limita quindi a

raccogliere informazioni, ma diventa un attore, un protagonista attivo, che non

ruba tuttavia la scena all'intervistato.

Nella fase preparatoria, occorre informarsi sulla vicenda e sul personaggio per

costruire con lui un rapporto di fiducia e rispetto. Fondamentale può anche

essere preparare una scaletta di domande utili a non perdere il controllo

sull'intervista, prestando tuttavia attenzione anche alle risposte dell'intervistato

per evitare ripetizioni.

Le domande possono essere di vari tipi:

aperte (utile a costruire il rapporto poiché lascia libero l'intervistato),

• chiuse (mirate, utilizzate per chiarire spesso il discorso introduttivo

generato dalla domanda aperta),

a sorpresa (che si pone dopo la domanda aperta ed è spesso scomoda,

quindi tende a creare un muro),

tecniche (utili per chiarimenti).

L'intervista può essere:

a stringere (quando si ha il tempo di procedere da una domanda aperta

verso lo specifico),

ad allargare (con domande dirette verso le finalità dell'intervista),

• a schema libero (condotta quasi senza scaletta, con un intervistato ben

conosciuto).

L'intervista nella carta stampata può avere più forme:

diretta (domanda e risposta),

• indiretta (si dà notizia delle risposte senza riportare il discorso),

• mista (che alterna la forma discografica a frasi particolari riprese

• testualmente).

In caso di diffamazione, l'intervistato deve prendere immediatamente le

distanze da quanto affermato in diretta, affinché la responsabilità ricada solo

sull'intervistato.

L'intervista può essere svolta, inoltre,

faccia a faccia (spesso preferita in quanto la compresenza fisica consente di

• osservare gli aspetti non verbali),

al telefono (anche in questo caso è utile registrare l'intervista, comunicandolo

• ovviamente all'intervistato),

o per iscritto (con possibilità di riflessione ma non di approfondimento e

• rettifica di quanto scritto dall'intervistato).

Nei mezzi radiotelevisivi, per prima cosa si presenta l'ospite; nella carta

stampata ci si focalizza sul tema. In entrambi i casi, l'attacco dell'intervista

contiene spesso una citazione efficace, seguita da domande concatenate in

modo coerente.

Tra gli errori più comuni da evitare troviamo: non comprensione dei punti

cruciali, perdita di concentrazione, domande poco specifiche (che fungono da

spunto per più discorsi), impreparazione sull'argomento da affrontare, non

pertinenza delle domande con le conoscenze dell'intervistato, promozione di

giudizi, pregiudizi e punti di vista, passività e suggerimento implicito della

risposta (possibile, invece, laddove si stia cercando una conferma).

L'intervistato ha diritto a correggere quanto detto, non rispondere, chiedere una

rettifica dopo la pubblicazione, e può inoltre chiedere di visionare l'intervista

prima della pubblicazione, sebbene possa intervenire solo su quanto riportato

tra virgolette.

Per giornalismo di inchiesta si intende giornalismo di apprendimento fatto per

chiarire e riflettere su un tema, apportando elementi nuovi. Si parla spesso di

accanimento quando vengono fornite informazioni non pertinenti al fatto,

riproponendo una notizia in servizi non giustificati se non da interessi diversi da

quelli legati all'informazione.

Nel corso del tempo, il modo di costruire un articolo si è modificato. Dapprima

veniva pubblicata una sorta di bozza priva di titolo, che compare solo

successivamente assieme alle 15 righe di sintesi con gli elementi essenziali della

notizia.

Essendo il lettore in cerca di risposte, è opportuno non formulare titoli e attacchi

come domande, se non in caso di commenti o riflessioni negli editoriali. Sono

inoltre da evitare ripetizioni e parentesi, un eccessivo numero di aggettivi e

preposizioni. Nella conclusione è infine importante inserire un elemento di

interesse e riflessione morale che riattivi l'attenzione e faciliti la memoria.

L'articolo non deve essere scritto in un linguaggio troppo tecnico, giornalistico o

gergale. E' preferibile seguire una scaletta per esprimere le informazioni nel

modo più chiaro e sintetico possibile, con almeno 2 o 3 dentellature (capoversi),

per evitare di generare un senso di pesantezza e apprensione. Non vanno

utilizzati “io” o “noi” (fatta eccezione per le interviste, poiché i fatti vanno

guardati in maniera oggettiva ed esterna: spesso si richiede infatti l'intervento

di una persona esterna alla stesura dell'articolo, che possa effettuare una lettura

di controllo ed eventualmente di correzione.

Le agenzie ufficiali costruiscono l'articolo in maniera diversa, senza incipit/esca,

cercando di fornirne il maggior numero di informazioni possibili in maniera

sintetica e completa ma priva di opinioni. E' obbligatorio rivelare le fonti per

l'agenzia, ma è buon costume anche riportare le dichiarazioni tra virgolette.

La sperimentazione sulla televisione è stata rallentata per permettere alla radio

di conservare il proprio mercato, fino all'affermazione post-bellica della tv a

partire dal 1954. Distinguiamo due fasi:

il primo periodo “top-down”, in cui gli utenti cercavano informazioni e modelli

• di riferimento proposti dall'alto al basso tramite un solo telegiornale e

programmi pomeridiani di cui si cercava di nascondere il dietro le quinte;

il secondo periodo “bottom up”, in cui la tv entra nella vita quotidiana del

• telespettatore, mostrandosi anche nei suoi retroscena. La spettacolarizzazione

è oggi una cornice adeguata a valorizzare il contenuto, senza prendere il

sopravvento: ciò spiega l'importanza di un giusto equilibrio tra informazioni e

titoli, immagini, aspetto dell'articolo/servizio, ecc..

Non tutti concordano con Popper sul rischio di emulazione della televisione, da

molti considerato esclusivo di soggetti fragili.

I poteri riconosciuti al mezzo televisivo sono invece:

essere un bene di cittadinanza (considerato un bene essenziale, spesso non

– pignorabile),

di aggregazione e socializzazione (riempie assenza di dialogo),

– educativo (deleghiamo aspetto formativo, fascia protetta),

– e di legittimazione (credibilità data dal passaggio in tv, riconoscimento

– merito).

Oggi la discriminazione non consiste più nel possesso del mezzo, ma nel digital

divide, ossia nelle competenze necessarie ad interagire con i mezzi di

comunicazione in maniera equilibrata.

La tv dà spiegazione alle immagini che mostra utilizzando un linguaggio

sfuggente da capire simultaneamente, che deve pertanto essere breve ed

essenziale. Se il giornale presenta limiti di spazio, la televisione presenta quindi

limiti di tempo. Mentre il giornale pubblica giorno dopo giorno, tuttavia, è la

televisione ad avere la possibilità di improvvisare edizioni straordinarie.

Proprietà caratteristica della radio è invece quella di dare maggiore spazio

all'immaginazione.

Ogni fatto di cronaca viene raccontato secondo la visione politica e ideologica

del giornale, focalizzandosi su aspetti diversi. Se il giornalista non è d'accordo

con quanto gli viene chiesto di scrivere, l'Ordine dei giornalisti consente il ritiro

della firma. La notizia stessa è spesso infatti l'interpretazione del fatto da parte

della testata, che può svolgere 2 funzioni:

una passiva, che riguarda le informazioni messe a disposizione,

– ed una attiva, esercitata prendendo posizioni.

Essenziale è quindi avere una visione critica basata sulla consultazione di più

fonti.

La Carta di Treviso venne firmata il 5 ottobre del 1990 da Telefono azzurro,


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10 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Informazione, media e pubblicità
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiovannaUrb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguaggi del giornalismo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Elisei Franco.

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