CRITICHE INERENTI RABELAIS
IL MONDO NELLA BOCCA DI PANTAGRUELE (di Erich Auerbach)
- Nel romanzo popolare delle avventure di Gargantua viene raccontato che coloro che dovevano
uccidere Gargantua scambiano i suoi denti per rocce e che, successivamente, bevendo, li
inghiottisce, tranne tre che si salvano in un suo dente cariato. => la storia raccontata nel capitolo 32
di “Pantagruel” ricorda questa. In un altro passo del romanzo popolare in un dente cavo di
Gargantua troviamo 50 prigionieri. Il riferimento, nel caso di Rabelais, non è solo la tradizione
popolare: Luciano nella sua “Storia vera” racconta di un mostro marino che ingoia un vascello con
tutti gli uomini dell’equipaggio e nella sua bocca si trovano montagne, foreste e laghi (proprio come
in quella di Pantagruele). Nel paesaggio descritto da Luciano troviamo due uomini che coltivano
cavoli. Ad ogni modo la ricchezza del mondo nella bocca del gigante è prodotto della fantasia di
Rabelais che esagera alcuni dei dettagli forniti dal modello Luciano.
- Mentre in Luciano il mondo presente nella bocca del mostro è costituito da esseri favolosi e
semibestiali, qui abbiamo una società civile molto simile al mondo da cui provengono l’autore ed i
personaggi (la Francia).
- Il contadino incontrato da Alcofibras si comporta come avrebbe fatto un contadino della Turenna.
- La richiesta del certificato sanitario per l’ingresso in città allude all’epidemia che del 1532-33 nel
nord della Francia.
- Il paesaggio montuoso descritto da Alcofibras rimanda alle colture dell’Europa occidentale + case di
campagna costruite all’italiana => così come in Francia si segue il modello italiano, la stessa cosa
avviene nella bocca di Pantagruele.
- In Luciano abbiamo un’avventura fantastica, nel romanzo popolare un aumento delle proporzioni;
in Rabelais invece troviamo un intrecciarsi di esperienze diverse. La sproporzione rimane comunque
(come da romanzo popolare) e serve per far ridere, ma c’è anche il tema della scoperta del Nuovo
Mondo.
- Il tema del nuovo mondo è ricorrente nella tradizione rinascimentale in quanto permetteva
contemporaneamente di collocarvi una società pura e primitiva rispetto a quella occidentale (e
quindi criticare velatamente il mondo occidentale) e di criticare l’ingenuità dei popoli ivi viventi.
In entrambi i casi l’ordine esistente viene collocato in un orizzonte più ampio.
- Il luogo di origine di Gargantua e Pantagruele, quello su cui regnano, si chiama Utopia => allusione
ad un paese lontano, appena scoperto, anche se sembra estremamente familiare.
- Nello scambio fra Alcofibras e il contadino avviene uno scambio di parti: il contadino sarebbe
l’europeo che con la sua ingenuità accoglie un ospite proveniente da un mondo diverso.
- La superiorità del mondo interno alla bocca di Pantagruele consiste nel fatto che tale mondo ha
conoscenza del nostro, mentre il nostro non ha conoscenza di quello.
- Nel testo di Rabelais domina lo stile comico-grottesco e basso + orrore di fronte ai morti di peste +
pensieri filosofici = mescolamento di stili; vd prediche del tardo Medioevo (si spinge all’estremo la
tradizione cristiana della mescolanza degli stili). Si trattava di prediche contemporaneamente
popolari, caricaturalmente realistiche, dotte ed edificanti (vd anche aura che circondava gli ordini
mendicanti, dei quali Rabelais ha fatto parte).
- Rabelais ritiene che le varie categorie di avvenimenti, esperienze, pensieri etc. risuonino le une
nelle altre. Ad esempio Rabelais colloca gli avvenimenti del primo libro (battaglie) nel raggio di
poche miglia quadrate intorno a La Deviniere (proprietà della famiglia paterna di Rabelais) =>
sproporzione fra l’estensione territoriale e gli eserciti coinvolti, la presenza di giganti e la quantità
di armi => questo genera umorismo nel lettore = continuo sballottamento fra forme di vita
provinciali, avvenimenti mostruosi, pensieri utopistici => non ci si sofferma mai a lungo sui fatti
ordinari. Ovunque troviamo un richiamo al riso, al rapido mutare del punto di vista ed alla ricchezza
dei modi di considerare le cose.
- Ovunque troviamo una mescolanza di poesia, medicina, zoologia, botanica, satira dei tempi e
notizie sul vestire. Troviamo spesso erudizione medica ed umanistica nelle enumerazioni, nelle
citazioni e negli aneddoti.
- Quasi tutti gli elementi che troviamo in Rabelais erano già presenti nel tardo Medioevo: frasi
grossolane, concezione creaturale del corpo umano, la mancanza di pudore nelle cose del sesso, la
mescolanza del realismo con un contenuto satirico e didattico, l’erudizione accatastata e
l’introduzione di figure allegoriche. Ciò che rappresenta la novità è il modo in cui questi elementi
sono esagerati ed intrecciati. Nonostante le caratteristiche precedentemente elencate le opere
tardo medievali hanno cornici delineate dal punto di vista sociale, geografico, cosmologico,
religioso e morale => esse preferiscono dare un unico aspetto delle cose di volta in volta; Rabelais
invece gioca con tutte le visioni che ci possono essere di una medesima cosa.
Il fatto che nel Medioevo fossero già presente forme di scherzo vicine a quelle blasfeme presenti
nei testi di Rabelais suggerisce il fatto che la sua concezione sia rivoluzionaria non per
l’anticristianesimo, ma per il fatto di invitare continuamente il lettore a guardare, sentire e pensare
(lo stimolano con il continuo cambiamento e rovesciamento).
- Ciò su cui Rabelais è anticristiano è il fatto che per lui la vita buona sia la vita naturale (vd abazia di
Tahleme) => la visione creaturale dell’uomo non cade nel lamento del fatto che il corpo sia caduco
(così come invece avveniva nel realismo tardo medievale): qui il corpo viene celebrato ed accolto.
Rabelais si vuole allontanare dalla visione medievale dell’uomo e del corpo da denunciarla proprio
nei tratti medievali del suo stile (hanno una funzione diversa nel testo di Rabelais).
- In Rabelais, e in particolare nel mondo rinascimentale, l’uomo è più libero nei suoi pensieri e
nell’attuazione dei suoi istinti e dei suoi desideri => non è più legato solo alla propria esistenza
particolare => vengono esaltati i tratti comuni, sovra-individuali (soprattutto quelli animaleschi). I
personaggi di Rabelais mutano forma e caratteristiche continuamente e spesso si trovano descritti
in modo capovolto rispetto a quello con cui li descriverebbe il senso comune (vd capitolo in cui si
racconta del viaggio nell’Ade). Questo è contrario all’immagine di uomo restituita dal cristianesimo:
idea di una personalità indistruttibile (idea di uomo determinata da unità ed immortalità). Nell’Ade
di Rabelais, al contrario di quello che avviene in Dante, anche i tratti caratteriali dei personaggi
sono diversi.
- In Rabelais tutto si accorda con tutto => non esiste norma estetica = la realtà quotidiana è inserita
nella fantasia inverosimile, lo scherzo è infarcito di erudizione e le conclusioni filosofico-morali
presentato tramite parole o aneddoti osceni. Tutto questo è tipico più del tardo Medioevo che
dell’antichità = nell’antichità gli stili erano distinti più rigidamente.
Quando però R. mescola gli stili lo fa con fini diversi da quelli medievali: nel Medioevo l’erudizione
veniva mescolata con l’arte popolare per sostenere una certa concezione morale; in Rabelais invece
l’esito è quello di far sembrare il tutto grottesco e paradossale.
- Rabelais è popolaresco perché le sue opere possono rallegrare i pubblico incolto, ma il vero
destinatario è il ceto intellettuale; questo non vale per il Medioevo, dove le prediche erano scritte
per essere indirizzate ai più (infatti erano scritte per essere pronunciate e non per essere stampate,
cosa che limitava già ampiamente il pubblico di riferimento).
- Nel prologo a “Gargantua” si cita il “Simposio” di Platone: per i mistici platonizzanti del
Rinascimento era “vangelo”. Il paragone di Socrate con le statue dei sileni suscitò notevole
interesse nel Rinascimento: questo paragone giustifica la mescolanza delle sfere (ereditata dal
Medioevo) con l’autorità di Socrate (figura più caratteristica fra i filosofi greci); lo stesso Montaigne,
come Rabelais, aveva citato Socrate come garanzia della correttezza della mescolanza degli stili: in
entrambi i casi Socrate è ritenuto esempio di mescolanza di stili in quanto fuori rozzo ed umile, ma
all’interno saggio e nobile d’animo.
- La mescolanza di stili era estremamente utile a Rabelais dal momento che egli, dopo aver criticato
le forze reazionarie del suo tempo in un modo a metà fra lo scherzoso e il serio, poteva poi sottrarsi
alla responsabilità di quanto detto.
- L’ebbrezza del gioco multiforme portato avanti da Rabelais non degenera mai nel disordine o nel
delirio.
- Inoltre è impossibile sconfinare nella profondità del sentimento o nella grandezza tragica grazie alla
cornice grottesca che circonda tutto.
UMANESIMO DI RABELAIS (di Lionello Sozzi)
- Rabelais all’inizio fu considerato solo un autore di divertimento oppure come autore immorale e
profano (anche dagli esponenti della riforma). => viene condannato dalla cultura ortodossa come
pericoloso ed eretico.
Ad apprezzarlo fu invece la cultura antiecclesiastica (evangelismo). Chi lo apprezza è convinto che,
oltre alla forma grottesca e volgare, sia possibile trovare un contenuto ed un messaggio profondi.
- Rabelais sarà riscoperto soprattutto nel Seicento e nel Settecento da quanti volevano vedere il
Rinascimento come un’età antidogmatica (es. libertini). Nel 1791, dopo la presa della Bastiglia,
Ginguene scrive un saggio in cui presenta una lettura razionalistica ed anticristiana dei testi di
Rabelais, lettura che avrà ampio successo tra l’Ottocento ed il Novecento.
- Successivamente, invece, si coglieranno delle risonanze religiose nel testo di Rabelais => l’opera
sarebbe dissacrante solo in apparenza.
- Recentemente al testo è stata data una lettura socio-politica e classista (Bachtin): i testi di Rabelais
costituiscono il trionfo dell’anticultura, di una visione rovesciata del mondo, del recupero di ciò che
è materiale e corporeo e di modelli carnevaleschi (provenienti dal basso)
- Rabelais era figlio di un avvocato => frequentava dall’infanzia un ambiente di giuristi; in questo
ambiente Rabelais è venuto in contatto con Tiraqueau con cui nasca un’amicizia importante e in
tutte le opere traspare la sua preparazione in campo giuridico.
- Rabelais intratterrà rapporti umanisti con Guillaumen Budè, Jean Bouchet, Etienne Dolet ed
Erasmo. In Rabelais si trova molto di Erasmo: si trova l’ansia di ritorno alle fonti e la volontà di
riforma contro tutto ciò che è formalità, sofisma ed abuso; troviamo la stessa presa di distanza e la
capacità di descrivere in modo satirico le condizioni umane. In Rabelais, ovviamente, i tratti
grotteschi vengono accentuati. A p. IV e V sono elencate le occasioni dei viaggi in Italia.
- Il profilo culturale di Rabelais è quella di un letterato vicino agli ambienti del potere e, in alcune
opere, come la “Sciomachie” (opera encomiastica scritta in occasione dei festeggiamenti per la
nascita del secondo figlio di Enrico II), non polemico nei loro confronti. Rabelais inoltre è un uomo
di scienza (giuridica, medica, letteraria e filosofica) che si ispira al modello enciclopedico umanista.
- Nei testi di Rabelais si trova la rottura degli schemi e dei limiti, la totale libertà creativa e la ricerca
della dismisura (vd gigantismo), tratti tipici del Rinascimento. Il linguaggio utilizzato è talmente
travolgente da sottintendere un inno all’illimitata fantasia dell’uomo.
- Quello che qui si celebra non è il cliché della “dignitas hominis” che, già a metà del 1500, la
letteratura francese cerca di demitizzare e che, infatti, è oggetto di derisione nei testi di Rabelais.
Rabealis ride contemporaneamente di due topos opposti: quello della “dignitas hominis” e quello
della “miseria hominis” + nei testi di Rabelais l’organo sede del pensiero (il cervello) viene
profanato => svilimento del sublime: ogni slancio ideale è ricondotto sulla terra e a ciò che è
materiale e corporeo. Il registro nobile ed eroico è oggetto di riso (vd quando Epistemone racconta
ciò che ha visto nell’aldilà). L’episodio appena citato è però un esempio di come, alla fine, l’autore
recuperi i livelli elevati della “dignitas”: a condurre una bella vita sono, nell’Ade, i diseredati ed i
filosofi (coloro che hanno disdegnato i beni terreni a favore della contemplazione). A questo punto
il cinismo ostentato di Rabelais potrebbe nascondere nostalgia verso la vita contemplativa =>
ambiguità.
- Rabelais sembra, spesso, condividere le opinioni più diffuse del suo secolo circa la dignità
dell’uomo: es. nella lettera di Gargantua a Pantagruele troviamo un riferimento a Dio quale
creatore (plasmatore), la cui fonte sarebbe probabilmente Tertulliano. La dignità dell’uomo però,
non si limita ad una condotta ispirata alle regole d’onore e di virtù: Giovanni Spaccatutto non
ignora l’impegno nelle attività concrete, fra cui la guerra. In un’altra occasione (Panurgo e i suoi
amici stanno discutendo delle precauzioni di prendere per entrare nell’accampamento degli
Amauroti) la dignitas corrisponde al talento grazie al quale l’uomo riesce a cavarsela ed uscire dalle
difficoltà. Ancora altrove Rabelais celebra la dignitas umana attraverso un elenco di tutto ciò che
l’uomo sa fare (tipico della tradizione ciceroniana), es. quando ci dice cosa fanno gli abitanti di
Corinto mentre l’esercito di Filippo si avvicina.
Dignità umana concepita come efficienza, comportamento coraggioso e deciso, soprattutto di
fronte al pericolo.
Alla fine nonostante il gigantismo, la virtù più stimabile sembra essere la prudenza = misto di
serenità, discrezione, dolcezza + fermezza e rifiuto di ogni debolezza o cedimento.
L’uomo che Rabelais ci presenta ammette di non poter vivere senza peccare, ma desidera vivere nella
dignità del proprio lavoro.
Possiamo dedurre comunque che ad essere messi in luce siano elementi temporali della
dignitas. Anche se spesso la dignitas, per essere conquistata, necessità di un distacco nei
confronti dei meschini interessi della vita quotidiana; spesso infatti emerge l’idea che l’impegno
vero debba essere investito sul piano dello spirito (sembra che le faccende terrene abbiano un
senso solo se orientate a livello spirituale). Tutto ciò lo troviamo, ad esempio, nella figura di
Socrate che, come dice Rabelais, disprezza tutto ciò che gli altri uomini cercano di ottenere.
Saulnier parla infatti di un primo pantagruelismo che consisterebbe nel bere abbondantemente e dedicarsi
alla lettura delle imprese di Pantagruele, ma anche di un secondo pantagruelismo che consisterebbe nella
capacità di distaccarsi da ciò che ci angoscia, dalle esigenze primarie.
- In Rabelais è evidente la posizione antiecclesiastica, antiteologica, antisorboniana ed
antidogmatica. Ad ogni modo si ritiene che le modifiche apportate ai testi nelle edizioni via via
successive siano state guidate soprattutto da un’evoluzione del pensiero dell’autore, più che dal
timore di censura: si attenua la sua simpatia per il riformismo.
- Per molto tempo la critica positivistica e razionalistica ha visto nella resurrezione di Epistemone ad
opera di Panurgo la prova della volontà di Rabelais di rompere con la fede tradizionale; Gilson e
Febvre invece non la pensano in questo modo. Per Gilson i libertini seicenteschi sbagliano nel voler
vedere in Rabelais il capostipite del loro atteggiamento materialistico ed ateo. Per Gilson il
Cinquecento non prevede la presenza dell’attrezzatura mentale necessaria a formulare ipotesi
miscredenti. In quest’ottica l’episodio della resurrezione di Epistemone non sarebbe la satira della
resurrezione di Cristo nel Vangelo, ma, piuttosto, la parodia di episodi simili narrati nei romanzi e
nei poemi medievali.
- In questa ottica Bachtin sbaglierebbe nel ridurre la comicità di Rabelais ad assunzione a dignità
letteraria di una visione bassa del mondo; questa dimensione c’è in Rabelais, ma non è l’unica. (p.
XVIII).
- Screech, come Fabvre, ha sottolineato la natura sincretistica della religiosità di Rabelais, vd negli
aspetti stoici: l’eredità classica e l’ortodossia cristiana vedono entrambe l’adesione a modelli stoici
(si tratta di qualcosa di inscrivibile in entrambe le tradizioni). Lo stesso messaggio dell’abazia di
Theleme (“fa quel che vuoi”) non è semplicemente sfogo dell’individualismo rinascimentale, ma di
un messaggio stoico-evangelico = invito a volere fortemente nella vita, ma senza escludere
l’acquiescenza al volere di Dio (motto di provenienza agostiniana). Agostino aveva detto “dilige, et
quos vis, fac”; nella versione di Rabelais il dilige è scomparso. Per Agostino la scelta moralmente
corretta presuppone la “caritas” (l’amore perfetto ed assoluto di Dio); Rabelais invece mette
l’accento sulla libertà d’azione, sulla mancanza di coercizioni (probabile rimando alla discussione
rinascimentale per cui l’uomo sia l’unico, fra gli esseri viventi, ad essere dotato del libero arbitrio).
Si tratta però pur sempre di una facoltà che Dio ha accordato all’uomo.
- Screech sostiene che nel testo di Rabelais sia rintracciabile una profonda erudizione letteraria e
l’uso di un linguaggio spesso simbolico, al punto da paragonare il testo ad un’allegoria religiosa. Il
fatto
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