Il corpo nell'immaginario letterario
Alessandra Violi
Premessa
- Che cosa è un corpo?
- Che relazione c’è tra il corpo e l'identità?
- In che misura il potere condiziona i nostri corpi?
- In che modo la natura biologica del corpo s’intreccia con le mutevoli realtà socio-culturali?
- Il corpo ha una storia? Se sì, può l'immaginario letterario diventare il luogo dove essa si crea o si racconta?
L’area di studi che si è posta queste domande è venuta acquisendo l’etichetta di “corpologia” o “critica del corpo”.
I nodi centrali del dibattito
Il motivo di tanto interesse intorno alla corporeità: Teorie come il post-strutturalismo di Derrida e Foucault o la psicanalisi di Lacan, hanno messo in discussione gli assiomi millenari intorno ai concetti di “verità”, “essere umano”, “natura”, “mente” e “corpo”, tracciando un panorama contemporaneo all’insegna dell’instabilità e della relatività di ogni significato.
Per la cultura occidentale, da sempre l’essere umano veniva a coincidere con il pensiero, una facoltà incorporea, mentre il corpo non sembrava altro che un guscio biologico senza alcuna storia.
Le mosse che hanno preso di mira i pregiudizi sul corpo
Il dualismo mente/corpo
- Virginia Woolf nel saggio Sulla malattia (1930) osservava come anche la letteratura avesse da sempre preferito raccontare le “imprese della mente”, considerando il corpo un involucro fisico privo di diritti o d’importanza.
- Nietzsche aveva smascherato il dualismo mente/corpo come una delle grandi finzioni costruite dai sistemi filosofici e religiosi che avevano dominato per secoli l’Occidente.
- L’approccio decostruzionista nato negli anni Sessanta inizia a dimostrare che l’inferiorità del corpo non ha a che vedere con una verità assoluta: è un artificio culturale.
Il mondo arcaico ignorava la distinzione anima-corpo, immaginando l’essere umano come groviglio di fisico e psichico.
Nei poemi omerici non esiste il concetto di corpo o una parola che lo designi come un insieme organico unitario: non si parlava del corpo ma delle sue parti.
Solamente con l’invenzione dell’anima, attribuita al filosofo greco Platone, ha inizio la spaccatura dell’essere umano. In due metafore note, il filosofo definisce il corpo la “prigione” e la “tomba” dell’anima, dando inizio alla svalutazione della corporeità.
Nel mito biblico della Genesi, il corpo di Adamo, creato dalla polvere, è un pupazzo di fango finché il creatore non v’infonde il soffio vitale. Per la religione cristiana, la carnalità diviene il luogo delle tentazioni e delle debolezze: l’inferno per Dante è portarsi l’eterna condanna di avere un corpo.
La scienza trova il suo fondamento teorico nel pensiero filosofico del Seicento, in particolare nell’approccio dualistico di Cartesio che veicola un’idea di corpo come insieme di processi fisiologici regolati da leggi meccaniche.
Se Hoffmann nel racconto L’automa (1819) descrive il corpo come “una statua di una morte vivente o di una vita morta”, allora la teoria di Cartesio finisce in effetti, ancora, per spostare l’identità umana tutta dalla parte del pensiero.
Il dualismo natura/cultura
Un secondo luogo comune da sfatare è la presunta naturalità del corpo. Una visione essenzialista che crede in un’essenza assoluta del corpo.
- Nel saggio Le tecniche del corpo, Mauss teorizzò come anche i gesti e le azioni apparentemente più spontanee del corpo fossero in realtà inizialmente appresi artificialmente e solo dopo assimilate fino a trasformarsi in abitudini ‘naturali’ (la sua più grande intuizione fu l’americanizzazione della camminata delle donne francesi).
- Elias, ne Il processo di civilizzazione (1939), si concentra sulle tecniche con cui l’Occidente ha costruito quelle soglie sociali del pudore e del disgusto che si sono sedimentate come comportamenti cosiddetti ‘naturali’ (si fa/non si fa, è sporco/è pulito, è civile/è barbaro, è privato/è pubblico, ecc.).
Per Elias siamo espressione di tecniche inculcate nel corpo, non di naturalità.
Parliamo allora di costruzioni culturali del corpo. Da qui muove la nuova prospettiva che oggi definiamo costruzionista.
Per il filosofo e storico francese Michel Foucault il corpo è “totalmente plasmato dalla storia”, da rapporti di potere che si iscrivono sulla materia malleabile del corpo.
Corpi e identità
Ma il preconcetto fondamentale da abbattere è che l’identità corporea sia solo una questione biologica e che la nostra identità coincida con questo dato naturale.
- La Bibbia, con la figura di Eva e del suo opposto, la Madonna, mostra la donna come il ‘corpo del Corpo’, all’uomo la mente, alla donna il corpo con la sua carnalità negativa.
- Ciò che dobbiamo distinguere è ‘conseguenza del sesso’, categoria biologica e naturale, da ‘conseguenza del genere sessuale’, una categoria di analisi culturale.
- Come sostiene la psicanalisi (con Freud prima e Lacan poi) l'identità sessuale non dipende dal dato biologico, ma da un complesso intreccio psiche, corpo e simboli e norme socio-culturali storicamente fallogocentrici.
- Per i teorici ‘post-genere’, la distinzione sesso/genere non è più quindi sostenibile: tutto è discorsivo e negoziabile e dipendente dalla cultura di riferimento.
Corpo e letteratura
Il corpo che esploreremo in questo volume è un oggetto molto distante da quello che il senso comune intende. Facciamo nostra la definizione dello storico Alain Corbin: Il corpo è una finzione, un insieme di rappresentazioni mentali, un’immagine inconscia che si elabora, si dissolve, si ricostruisce diacronicamente sotto la mediazione dei discorsi sociali e dei sistemi simbolici.
Il corpo come metafora: la forma della totalità
Il corpo umano è lo strumento principale di cui ci serviamo per pensare il mondo, la metafora privilegiata per dargli forma. Edifici architettonici, testi letterari, manufatti, città, e persino la collettività sociale e politica sono stati antropomorfizzati.
I diversi modi con cui si è inteso il corpo, perfetta statua greca vs la carne a pezzi di Frankestein, totalità e frammento, trascinarono con sé differenze nelle visioni del mondo, dei generi sessuali e della dialettica tra ordine e disordine nei sistemi politico-sociali.
La totalità organica
Da sempre il corpo è stato ritenuto un sistema organico dai confini chiusi, in cui una varietà di elementi con funzioni molteplici e differenziate si armonizza in un’unica struttura. Da qui avrebbe origine la primordiale inclinazione degli esseri a proiettare la forma del loro corpo su altri sistemi simbolici o naturali.
Anche le città e le società sono pensate come corpi, con i loro umori e le loro fisiologie.
La cultura della dissezione
L'esplosione della metafora antropomorfica rinascimentale va attribuita alla nascita della scienza anatomica. Da quel momento, cadaveri e scheletri animati approdano nell’immaginario orrorifico del genere fantastico, dove, tra l’altro, si pensi a Frankestein, l’anatomista diventa un creatore di mostri. (fra gli autori: Beddoes, Baudelaire, Joyce, Benn, Leiris, Artaud, i surrealisti)
Comunque, l’anatomia segnò soprattutto una svolta nell’analogia fra macrocosmo e microcosmo, poiché indagava l’interno del corpo umano, mettendo in mostra per la prima volta tutta la complessa varietà del suo paesaggio interiore.
L’anatomista era raffigurato come scopritore, geografo, cosmografo, una Cristoforo Colombo o un Copernico.
Nacque una cultura della “dissezione” dove tutto, “la religione, il tempo, la guerra, il peccato, l’anima, l’individuo”, può essere scoperto, anatomizzato e cartografato.
La forma letteraria della "mappa antropomorfa" è un genere allegorico che invitava a viaggiare dentro le viscere del proprio corpo esplorandolo come un continente misterioso.
Il poeta inglese John Donne, maestro indiscusso della ‘mappa antropomorfa’, esplora il corpo della donna amata: “la mia America! Mia Terra-Nuova\mio Regno”.
Uno dei generi poetici più fortunati del rinascimento, il “blasone anatomico” è un componimento in versi basato sull’elogio del corpo femminile tramite il suo spezzettamento in tanti organi isolati.
Queste sono però le tecniche chirurgiche di un realismo ottocentesco che aspirava a descrivere la totalità del reale spezzettandola in dettagli. (Per dirla come Barthes: “feticizzare un morto”).
Molto diversa è la “mappa tenera” della scrittrice Madelaine de Scudéry. Invece di delimitare i confini del possesso, la scrittrice traccia itinerari liquidi spostando l’enfasi sull'interazione tra l’intimità del corpo e il corpo-mondo. È in questo modo che si possono cogliere gli aspetti più sfuggenti e vulnerabili della sua materialità, come le emozioni e i sentimenti.
Il corpo aperto
L’anatomia, smembrandolo in frammenti, contribuiva anche a mettere in discussione il mito secolare del corpo come totalità, facendosi interprete di una concezione dell’analogia macro-microcosmo attenta alla materialità del corpo e alla natura informe della carne.
Il corpo politico-sociale
Alla forma corporea si ispira anche l’antropomorfismo politico, un’idea biologica dello stato alla radice della quale c’è probabilmente un evento reale.
Nel mito di Dioniso, dopo lo smembramento del Dio il gruppo si spartisce i brandelli della sua carne per consumarla, in un gesto che mira a incorporare la forza e a ricomporre i frammenti del suo corpo nelle membra della collettività (atto di comunione che troviamo nella liturgia cristiana dell’eucarestia).
Siamo nel quadro di una fusione mistica dal valore fondamentale per la sacralità del corpo politico.
Per Ejzenstein Dioniso è il prototipo del ‘montaggio’, un principio conoscitivo ancora prima che cinematografico, che vede nel corpo totale non una semplice somma delle parti, ma la ricerca di una forma organica che le superi e le trascenda.
Quando poi il concetto di corpo politico si installa nel cuore della Grecia classica, la violenza rituale si è tradotta in una metafora ‘organicistica’.
Platone scrive, nella Repubblica, di una città ideale composta dalla testa (i filosofi re), il ventre (gli agricoltori) e i piedi (la casta militare). La metafora corporea applicata alla politica finisce così per legittimare anche l’ordine gerarchico, spacciando per naturali le differenze sociali prodotte dalla cultura.
Come l’analogia fra macro e microcosmo, il concetto di corpo politico ebbe il suo apogeo fra Medioevo e Rinascimento, con la teoria passata alla storia come la dottrina dei “due corpi del Re”: Non solo per la persona di Cristo, anche la figura politica del Sovrano fu provvista di due corpi, quello umano del re, fisico e transitorio, e quello mistico ed eterno del Re.
Questa iconografia politica ebbe un impatto a lunga durata. 1984 di Orwell. Nel romanzo il potere politico prende materialmente corpo nel volto del Grande Fratello che nessuno ha mai visto se non sulle immagini che tappezzano la città, e che in realtà non corrisponde nemmeno ad un individuo in carne ed ossa: il GF è un puro corpo mistico del potere che si manifesta fisicamente ai suoi sudditi.
Il teatro rinascimentale
Nella cultura inglese in particolare, la dimensione pubblica e politica della scena teatrale fu all’origine dello stretto legame fra la monarchia e le istituzioni teatrali, nella quali la violenza corporea diviene indice di un ordine sociale in cui il corpo occupa un posto centrale e irriducibile.
L’insistenza sul tema del corpo in frammenti nel teatro rinascimentale inglese va però interpretata anche come un importante segnale di dissenso politico.
Agli inizi del Seicento, l’anatomia scopre il funzionamento meccanico del cuore nel garantire la circolazione sanguigna, spodestando la testa dal suo ruolo egemone e proponendo una visione meccanicistica dell’organismo corporeo: si giunge alla monarchia parlamentare.
Il potere politico non è più concepito come un prodotto di natura ma come una costruzione fittizia, l’effetto di un patto sociale contratto dai cittadini per sfuggire alla brutalità tipica dello stato di natura (Hobbes, Leviatano, 1651).
La necessità di costruire un organismo uniforme e ordinato, conduce nell’Ottocento a un nuovo rapporto tra il potere politico e il corpo umano: dall’antica concezione del potere come spettacolo si è passati nella modernità a quella del potere come sorveglianza (società disciplinare).
Architetture corporee
Il concetto di totalità organica è alla base anche di un’altra importante metafora, l’analogia tra il corpo e un criterio di composizione architettonica che guarda all’organismo umano come prototipo del fabbricato ideale.
- L’opera architettonica perfetta è analoga al corpo umano (Vitruvio nel trattato Sull’architettura).
- La pianta a croce delle chiese romaniche imita il corpo di Cristo crocifisso.
- L’uomo vitruviano di Leonardo da Vinci diventa una sorta di logo dell’antropocentrismo rinascimentale.
Per effetto di questa proiezione antropomorfica, i fabbricati acquistano perciò una faccia, articolazioni interne, e perfino orifizi e viscere che ne regolano il metabolismo e la fisiologia, distribuiti secondo un’organizzazione degli spazi che mima la verticalità del corpo umano.
Riverberi
Ma l'analogia vitruviana ha un potere di attrazione tanto straordinario sull'immaginario architettonico che finisce per riverberarsi sulla percezione stessa della corporeità e costruirla a immagine e somiglianza di un edificio, suggerendo che del corpo si possa parlare in termini di uno spazio abitabile coerente e organizzato, una casa, un castello o una cittadella.
Il poeta rinascimentale Edmund Spencer riprende in mano l'allegoria del 'castello dell'anima' nel secondo libro del poema La regina delle fate (1596), testo nel quale la 'casa di Alma' è un castello dalla struttura perfetta, circondato da ampie mura fortificate (la pelle) dove sono posti due cancelli per usi diversi, la sala da pranzo (la gola), la cucina (lo stomaco), due enormi mantici (i polmoni) e uno splendido salotto (il cuore). Abitiamo, di nuovo, la casa dell'io.
Corpo macchina
La metafora cartesiana del corpo macchina non cambia di molto la situazione. Abbiamo il corpo di un automa, fatto di moduli: un corpo Ikea, che assomiglia agli organismi macchina dai pezzi interscambiabili descritti negli anni Sessanta da Ballard in Crash o La mostra delle atrocità, dai quali però nascono i nuovi incubi del corpo sociale.
Corpo casa in Freud
Anche in Freud il corpo è una casa per l'io. Nel concetto di 'perturbante', Freud invoca esplicitamente la metafora della casa-corpo, lo spazio familiare che può essere minacciato da presenze aliene e inquietanti oppure percepito come estraneo, non più domestico, nel momento in cui un singolo arto o organo prendono il sopravvento sul totale.
Con la discesa dell'io nella schizofrenia o in altre patologie della frammentazione la psicanalisi lacaniana sarà ancora più chiara su questo punto: per Lacan l'Identità si percepisce come una totalità e non smembrata e frammentata.
La forma della precarietà
A lasciare il segno fino alla contemporaneità sarà l'architetto italiano Gian Battista Piranesi (1720-1778), che nelle sue celebri incisioni s'ispira alle immagini dei corpi scorticati e dissezionati dei primi atlanti di medicina per ideare case e città dalle forme precarie, segnate dalle cicatrici del tempo, dai moti intimi dei sensi e dai processi della biologia. Si tratta cioè di collocarsi dentro l'esperienza vissuta della casa-corpo.
Elaine Scarry: "L'essere un pompa" e "l'essere una lente" non fanno parte dell'esperienza vissuta di un essere senziente. Va concepito invece il corpo in termini di facoltà o bisogni, non di lenti ma di vedere, non di pompa ma di avere un cuore, o, più specificatamente, di "desiderare" o "temere" è muoversi dentro l'interno dell'esperienza vissuta.
Dalla precarietà corporea alla precarietà in architettura
Si diparte da qui, per esempio, la lunga sequenza di dimore arcaiche, case fatiscenti e spazi viscerali con cui la letteratura gotica ci proietta nella dimensione straniata della morfologia interiore.
Ne Il Dottor Jekyll e Mr Hyde l'abitazione è scandita dalle famose porte - (l'ingresso sulla facciata di una Londra rispettabile, l'uscio posteriore su un vicolo sordido, la porta "rossa" che dentro la casa custodisce una sala anatomica).
La casa Usher del racconto di Edgar Allan Poe, l'antica dimora di un personaggio malato di nervi, logorata dal tempo e destinata a sbriciolarsi in macerie alla mor... (contenuto troncato)
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