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Riassunto - Le Misanthrope, Molière

Riassunto dettagliato con contestualizzazione e divisione in capitoli basato su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Mauri dell’università degli Studi di Milano - Unimi, facoltà di lettere e filosofia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia del teatro francese docente Prof. D. Mauri

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ATTO PRIMO

Alceste non si presenta di buon umore, non vuol più che Phinite lo consideri suo amico siccome egli è

sempre stato un uomo benevolo, disponibile, dai grandi giuramenti e dalle grandi promesse, un uomo

d’onore che, però, nel momento in Alceste ha domandato chi fosse una tal persona, Philinte ha spento

l’entusiasmo, mostrando quasi indifferenza; per Alceste questo è un motivo degno perché Philinte si

impicchi e non lo consideri più un amico. Philinte cerca un modo per scusarsi, Alceste gli dice solo di esser

sempre sincero e di parlar con il cuore. Alceste spiega di odiare la gente che ostenta la moda, gli inchini,

coloro che dicono futili parole, che danno frivole carezze. Non si può festeggiare, elogiare, affidare la

propria fiducia e amicizia ad un uomo che dice le stesse cose anche ad un facchino. Se si stimano tutti, è

come se non si stimasse nessuno, coloro che si abbandonano ai vizi non possono far parte del mondo di

Alceste. Per quest’ultimo bisognerebbe punire che propone finte amicizie, l’uomo deve mostrare nei propri

discorsi, il proprio cuore; bisogna dire ciò che si pensa alle persone, che siano cose belle o che siano cose

brutte. La gente che si comporta in questo modo gli da rabbia, vi sono solo lusinghe, ingiustizie, interessi,

tradimenti.

Philinte trova la visione dell’amico rozza, per lui ci sono situazioni in cui la totale franchezza potrebbe non

esser tollerata o risultare buffa, lui vede in lui stesso e in Alceste il ritratto dei fratelli presentati nella Ecole

des maris. La franchezza che per Alceste è tanto un pregio, Philinte la vede come una malattia oggetto di

commedia, una collera così aspra verso i vizi del tempo è ragione di risate per molte persone.

Alceste ha un odio verso tutta la natura umana, non c’è nessuno che possa salvarsi: chi malvagi e di cattive

azioni, chi malvagi ma che mostrano compiacenza. Sotto la superficie si intravede l’imbroglione, con sguardi

imploranti e il tono dolce; l’impostore si è fatto strada con azioni nefande, ha ottenuto la propria fortuna a

discapito dei meriti e delle virtù, gli si affibbiano titoli disonorevoli ma viene comunque ben accettato,

avendo la meglio su ogni galantuomo.

Per Philinte non bisogna osservare la virtù dei tempi antichi, contrapposta agli usi quotidiani; nonostante ci

siano cose che potrebbero andar meglio, non sarà mai in collera come Alceste. Sopporta ciò che fanno

presentando il propria controllo così filosofico quanto la collera di Alceste.

Alceste chiede, allora, se mai dovesse essere ingannato da un amico che, archittettando una frode, gli tolga

i beni o lo diffami, come reagirebbe. Per Philinte questi sono difetti legati alla natura umana, per lui è come

vedere avvoltoi affamanti di carne, scimmie che compiono cattive azioni o lupi iracondi. Alceste vuole

comunque affermare la propria concezione della natura umana, senza cercar giudice, avendo dalla parte

solo la propria ragione, la propria giustizia e il proprio diritto. Vuol constatare se tutto questo imbroglio è

reale, se gli uomini sono capaci di tali sfrontatezze sperando di perdere la propria causa.

Philinte si meraviglia che nonostante Eliante, donna sincera con un debole per Alceste, lui la rifiuti così

come Arisnoé, aspirando invece a Célimène, donna vanitosa. Odia gli uomini maligni ma sopporta i loro

difetti se risiedono in una donna. Alceste spiega di esser innamorato di questa vedova, ma di esser a

conoscenza dei suoi difetti ma ne è stato sconfitto poiché lei sa farsi amare. Philinte si chiede allora come

possa Alceste credere che Célimène lo ami realmente, sarebbe più sicuro riporre il proprio amore e la

propria fiducia in Eliante. Alceste è convinto che lei lo ami e non può far altro che seguire il suo amore per

Célimène.

Oronte parlando con Alceste gli dice di voler esser suo amico, anche perché sono dello stesso ceto sociale.

Alceste non si aspettava di ricevere questo onore (il fatto che Oronte gli volesse esser amico), Oronte nutre

una forte stima nei suoi confronti, una stima che chiunque dovrebbe avere nei confronti di Alceste per i

suoi meriti. Oronte vorrebbe fortemente abbracciare Alceste, come segno di amicizia; il secondo gli spiega

che l’amicizia non può essere invocata in ogni circostanza, necessita una chiara scelta e bisognerebbe

conoscersi meglio, potrebbero poi pentirsi di esser diventati amici senza questi preliminari. Oronte

comprende e condivide il pensiero di Alceste, accrescendo la propria stima nei suoi confronti; egli accetta

dunque di conoscersi prima, mostrandosi sempre disposto per qualsiasi necessità, soprattutto a Corte

siccome il Sovrano ha un occhio di riguardo per Oronte. Quest’ultimo chiede dunque di potergli esporre un

suo nuovo sonetto, per sapere se sarà degno di esser pubblicato, Alceste spiega di esser molto sincero nel

dare giudizi, Oronte sarebbe lieto di ricevere un opinione sincera. Il titolo è “La Speranza”, dedicato a una

donzella di nome Fillide che ha destato in lui la speranza stessa, Oronte è preoccupato che lo stile possa

non piacere, che i versi non siano solenni, che il tempo da lui occupato (un quarto d’ora) sia troppo poco.

La speranza da conforto e culla i tormenti, ma Fillide si è mostrata a lui sin troppo compiacente, non doveva

prodigarsi a tal punto per poi destare in lui solo speranza e non il resto; ma lui vuol raggiungere il proprio

intento, perché disperare vuol dire sperare.

Philinte trova le parole molto belle, il concetto è ben espresso e la fine oltre ad esser spiritosa è molto

graziosa. Alceste esprime il proprio parere sottovoce, reputando il sonetto una lode alle sciocchezze.

Oronte chiede un parere al suo nuovo amico, Alceste spiega che a parer suo l’argomento è delicato ma uno

scritto fiacco può annoiare e questo basta a screditare un uomo, per quante doti un uomo possa avere

viene comunque giudicato dagli aspetti peggiori. Alceste crede che lo scrivere possa distruggere molta

gente perbene, se un brutto libro viene pubblicato lo si perdona credendo che sia stato scritto solo per

necessità. Gli consiglia di abbandonare la scrittura, di non rovinare il buon nome che si è creato a Corte

assumento il titolo di miserabile e ridicolo autore. Il suo sonetto, a parer di Alceste, è buono solo se lo si

usasse nel gabinetto, le sue espressioni non sono naturali, sono imitazioni dei cattivi modelli. Lo stile

figurato non è opportuno per scrivere del giusto e della verità: sono giochi di parole, la natura non parla in

questo modo. Preferirebbe il rozzo stile degli antichi, come una vecchia canzone senza grandi rime che

esprima l’amore con purezza, espresso da un cuore innamorato. Meglio questa tipologia di stile piuttosto

che i falsi preziosismi.

Oronte sostiene, invece, che i propri versi siano buoni e non ha bisogno dell’approvazione di Alceste, che

invece sostiene che siano basati solo sull’arte del fingere. Oronte vorrebbe leggere dei versi scritti da

Alceste, quest’ultimo risponde di esser capace di scriverne di simili ma se brutti come il suo, non li farebbe

leggere in giro. Philinte di intromette affinché la discussione tra i due termini.

ATTO SECONDO

Alceste rivolgendosi a Célimène le dice di non esser soddisfatto della sua condotta, per questo sarebbe

opportuno chiudere la relazione perché prima o dopo si sarebbero lasciati, anche se vorrebbe che fosse il

contrario. Il suo cuore lascia a chiunque un varco socchiuso, vi sono troppi pretendenti e di questo Alceste

non è felice. Célimène gli chiede se abbia deciso di accompagnarla a casa per farle la predica e se sia lei ad

esser colpevole di avere tanti corteggiatori che vogliono vederla e che lei non può cacciare con un bastone.

Alceste sostiene che non dovrebbe agire con un bastone ma con un cuore meno docile, chi viene attratto

dalla sua bellezza trova una buona accoglienza con lei, concede speranze che rendono più tenaci i

pretendenti; se lei non agisse con tanta compiacenza, se non fosse così generosa, avrebbe meno

spasimanti.

Alceste le chiede dunque per quale motivo abbia una così grande stima nei confronti di Clitandro, se sia

perché ha un’unghia lunga del mignolo; se si è arresa al mondo per i suoi capelli biondi; se lo ama per le

maniche a sbuffo; se i nastri a cascata l’hanno affascinata; se siano stati i calzoni ad incantarla o se sia stata

la risata, la parlata.

Célimène risponde che è gentile nei suoi confonti poiché nel suo processo ha modo di far intromettere

molti dei suoi amici. Alceste le consiglia di perdere il processo, di non cedere. La fanciulla ha ormai

compreso la gelosia di Alceste nei confronti di tutti, quest’ultimo spiega di esserlo poiché lei accoglie tutti.

Célimène spiega dunque di dover essere ammirata per la compiacenza che divide tra tutti, poiché ci si

dovrebbe offendere se la riservasse a una persona sola. Alceste non crede opportuno esser considerato

troppo geloso, vuol solo sapere cosa lo distingue dagli altri; la fanciulla risponde di essere amato da lei.

L’uomo non sa se credere alle sue parole, non sa se lei dice la stessa cosa a tutti i pretendenti. Célimène

crede che il loro ardore non abbia confronti. Alceste comprende che l’amore nei suoi confronti non è

giusto, che se potesse controllare i propri sentimenti non amerebbe lei, ma che non ci sia nulla che possa

trattenerlo; nessuno ha mai amato come ama lui. Célimène commenta dicendo che effettivamente il suo è

un amore nuovo: amare una donna per poterla insultare, un amore che brontola così tanto.

Célimène si trova in compagnia di Acaste e Alceste commenta il fatto che non sia mai possibile parlarle da

solo, che riceva sempre gente. La fanciulla non ha intenzione di creare liti con Acaste, se mai gli dicesse che

non avrebbe voluto vederlo, non la perdonerebbe. Sono persone che hanno ottenuto un importante

favore, hanno la possibilità di esprimere a Corte le proprie ragioni, quindi possono dare sostegno. Alceste è

contrario a questa sua decisione di accogliere continuamente tutti coloro che si presentano alla sua porta,

considerando quanto detto dalla fanciulla, una scusante per sopportare tutti e ricevere apprezzamenti.

Giunge Clitandro e Alceste fa per andarsene nonostante l’insistenza del primo nel restare; dunque egli

resta.

Giunge anche Eliante insieme a due marchesi, Alceste vuole che Célimène si dichiari poiché non ha più

pazienza.

Alceste, Acaste, Célimène, Eliante e Clitandro iniziano a parlare di persone stravaganti, di donne che

abbiano interesso per alcuni uomini, commenti su altre donne, uomini che hanno un orgoglio eccessivo e

gente che ha ottenuto prestigio nel corso del tempo fino ad esser frequentato dalle migliori persone, grazie

al proprio cuoco. Alceste ironizza sulla situazione incitandoli a tirar fuori altri nomi di persone per attaccarli

e giudicargli, per poi tendergli la mano dando false promesse; egli accusa Clitandro di tirar fuori queste

maldicenze dalla sua Signora.

Célimène spiega che Alceste è un uomo che si oppone all’opinione degli altri, se fosse d’accordo con

qualccuno si sentirebbe un uomo comune; gli piace contraddire al punto di polemizzare spesso anche con

se stesso, opponendosi anche ai propri sentimenti se dovessero essere affermati da qualcun altro.

Alceste risponde non curandosi della satira che di lui sta facendo la Signora, rimproverando coloro che in lei

alimentano i difetti che poi criticano. Clitando ammette di non aver mai creduto che Célimène avesse

difetti, anche Acaste nota in lei solo doti. Alceste invece li nota e spiega che più si ama qualcuno, meno la si

lusinga, l’amore vero non perdona nulla. Eliante interviene sostenendo che l’amore non abbia queste leggi,

gli amanti vantano le scelte fatte, la passione non è criticare, i difetti diventano perfezioni, se lo spasimante

è innamorato ama anche i difetti della persona amata.

Giunge una Guardia rappresentante i Marescialli, che chiede a Alceste di recarsi da loro al più presto per la

ridicola contesa di Oronte poiché si azzuffato con Alceste per alcuni dei versi che lui non approvava. Alceste

trova la cosa un’assurdità, non vede come possa cambiare la cosa se non obbligandolo ad approvare quei

versi, da lui ritenuti orrendi, tanto da accusare l’uomo che li ha fatti alla forca.

ATTO TERZO

Acaste si mostra felice, pensa di non aver motivo di non esserlo: è giovane, ricco e proviene da una casa che

si può definire patrizia; grazie al rango dovuto alla sua stirpe ci sono pochi impieghi che non gli si addicano.

Nella società ha condotto una contestazione in modo vigoroso, è intelligente e di buon gusto. Saprebbe

fare sulla scena di teatro la figura dell’uomo colto, giudicare da maestro; sa destreggiarsi, ha un

bell’aspetto, dei bei denti, un corpo snello. Ha un buon modo di vestire, è amato dalle donne e ha la grazia

del Sovrano. Lamenta solo di non riuscire a sopportare il gelo di una donna, è normale amare con costanza

le bellezze, languire ai loro piedi, cercare rifugio tra sospiri e lamenti. Per quanto eccezionale sia il pregio di

una donna, anche lui ha un prezzo: il suo cuore porta vanto a chi lo possiede, è giusto che siano entrambi

ad avere delle spese.

Célimène non gli ha mai confidato delle segrete inclinazioni, lo maltratta, lo rifiuta. Clitandro vuol dunque

giungere a un patto: quando si avrà prova certa di avere il privilegio del cuore di Célimène, l’altro cederà il

posto a colui che l’ha conquistato, liberandosi del rivale.

Giunge anche Arsinoé presso la dimora di Célimène. Acaste spiega che la donna ha fama in tutto il mondo

di essere molto pia, Célimène la considera solo una mondana che fa di tutto per ottenere un uomo, è

invidiosa dei pretendenti che può avere un’altra donna; tenda di riscoprire la solitudine che in lei risiede,

agisce da bigotta ma un uomo le piacerebbe molto. Célimène crede che lei abbia un debole per Alceste, per

questo si sente oltraggiata dato che egli da attenzioni solo a lei.

All’entrata di Arsinoé, Célimène si comporta con generosità e attenzioni nei confronti della donna. Arsioné

spiega di essere giunta presso la sua dimora per amicizia, è venuta a conoscenza di alcune confidenze

contro l’onore di Célimène: uomini virtuosi parlano e giudicano la sua condotta, i suoi intrighi sono

aspramente criticati; Arsioné ha cercato di prendere le sue difese, garanteno lei stessa per la sua anima

anche se non può negare che il clima in cui vive Célimène fa una brutta impressione agli occhi della gente,

non crede che siano vere le storie incresciose che si narrano, ma è facile dar corpo all’ombra di un peccato.

Célimène la ringrazia e decide di ricambiare dicendole le voci che girano sul suo conto invece: la sua

pudicizia non fu citata come modello, la vostra serietà esteriore, i discorsi sull’onore e sulla saggezza, la

faccia scura, le critiche all’indecenza, la sua attitudine con cui guarda tutti, i sermoni e le censure vengono

visti solo come un’apparenza: è una facciata che viene smentita dal resto. Sembra contro gli eccessi quando

prega, ma una la violenza contro i servi e non li paga. Nei luoghi sacri dimostra fervore, ma si trucca il viso

per sembrare bella. Ricopre con un velo le nudità dei quadri, ma le piace guardare quando si tratta di corpi

veri. Célimène l’ha difesa, garantendo che si trattasse di diffamazione, ma tutti erano contro la sua

opinione. Dunque si è concluso che sarebbe opportuno non preoccuparsi delle azioni degli altri, ma più

delle proprie; bisogna prima osservare sé stessi per poi poter criticare gli altri.

Arsinoé comprende che quanto detto da Célimène è dovuto alla critica iniziale da lei posta che,

evidentemente, l’ha ferita nel cuore. Célimène ribatte contrastando l’idea di Arsinoé, crede solo sia

opportuno riferirsi quanto su di loro venga detto in modo reciproco, ma che al momento, dati i suoi

vent’anni, non può agire moralmente ma che magari un giorno anche lei diventerà bigotta.

Arsinoé nota il sottolineare dell’età da parte della fanciulla, spiegando che non è l’età a far di una persona

ciò che è. Célimène le chiede per quale motivo ogni qualvolta lei abbia degli affanni, lei attacchi Célimène

che non ha colpe se nessuno rivolge nei suoi confronti più uno sguardo, non è colpa sua se ha tanti

pretendenti pronti a corteggiarla, così come non le impedisce di affascinar qualcuno.

Arsinoé non lamenta i numerosi amanti, ma non crede che siano dovuti solo al suo merito, che brucino solo

di amore onesto, che tutti la corteggino per la sua virtù; ci sono persone che ispirano teneri sentimenti

senza chiudere in casa nessun ammiratore. Non si conquista un cuore senza modi invitanti, nessuno si

innamora per i nostri begli occhi, e le cure galanti dobbiamo comprarle. Gli consiglia di non gonfiarsi di

eccessiva gloria dovuta a un piccolo successo, se i suoi occhi invidiassero le sue conquiste, le farebbe

vedere che si hanno gli amanti quando si vuole averli.

Célimène cerca dunque di sfidarla, ma deve attender la carrozza. Célimène cerca di intrattenerla,

chiedendole di intrattenersi con Alceste.

Arsinoé accetta e trova la cosa molto gradevole, condivide con lui ogni suo interesse, vorrebbe che la corte

rendesse giustizia a un uomo di così tanto valore, dovrebbe lamentarsi con la Corte per come viene

trascurato. Alceste non comprende quale merito abbia per potersi lagnare dell’esser trascurato. Arsinoé

spiega che è per il suo merito; Alceste è contrario, crede che sarebbe un gran da fare se la Corte dovesse

scoprire i meriti di tutti e che oggigiorno si lodano un po’ tutti, tutti hanno le stesse virtù, non viene più

lodato l’onore. Arsinoé si propone di aiutarlo ad ottenere qualche carica a corte ma Alceste non è fatto per

un impiego a corte, il suo unico talento è esser solo sincero, non può infannare la gente né nascondere ciò

che pensa.

Arisoné cambia argomento, cerca di deviare la conversazione sull’amore che prova per Célimène,

dicendogli che lei non è degna del suo amore. Alceste rimane frastornato credendo che Célimène fosse una

sua amica; Arisoné conferma la sua amicizia nei confronti della fanciulla ma lo stato in cui vede Alceste la

affligge, gli dice che il suo amore viene tradito, non è realmente innamorata di lui. Alceste viene dunque

assalito nuovamente dal dubbio, preferirebbe non saper nulla se non ciò che si presenta con chiarezza.

Arisoné gli dice dunque di accompagnarla a casa, dove potrà mostrargli prove evidenti dell’infedeltà della

fanciulla, chiamando come testimone i suoi occhi e proponendogli, nel caso, altri occhi con cui consolarsi.

ATTO QUARTO

Philinte parla di Alceste, condierandolo un uomo duro, un uomo impossibile da smuovere dalle sue

convinzioni, durante il processo non ha smentito nulla, il suo parere era solo un giudizio insignificante da

cui non avrebbe dipeso la fama di Oronte, a parer suo. Alceste lo considerava Oronte un gentiluomo dalle

buone maniere, da grandi meriti, di cui avrebbe potuto lodare la vita, lo sfarzo, la bravura in diverse abilità

ma non i suoi versi. Eliante considera la sua sincerità una caratteristica nobile ed eroica, una virtù non

comune nel loro secolo. Philinte, continuando la conversazione con Eliante, si chiede come possa essersi

innamorato di sua cugina. Eliante non sa se Célimène ama davvero Alceste, lei stessa non sa cosa prova e

crede di amare senza motivo. Philante crede che Alceste troverà molti dolori nella relazione con Célimène,

mentre dovrebbe osservar di più le attenzioni che sua cugina le rivolge. Eliante non vuole opporsi ai suoi

affetti, farebbe ogni cosa per unirlo all’oggetto che ama, ma se nella sua scelta il suo amore fosse

contrariato e decidesse di amare lei, Eliante accetterebbe. Philinte, come ripete a Alceste, ha sempre

consigliato l’unione con lei, piuttosto che Célimène ma se dovesse esser respinto, sarebbe per lui un onore

ricevere il suo amore anziché darlo ad Alceste, siccome sta attendendo solo il momento per farle una

proposta ufficiale.

Alceste è venuto a conoscenza del tradimento da parte di Célimène nei suoi confronti: ha trovato in tasca

un biglietto scritto dalla fanciulla destinato ad Oronte. Philinte cerca di rassicurarlo, gli consiglia di non

lasciarsi ingannare da un biglietto che può avere un significato diverso da quello da lui pensato. Alceste

rimane nella sua ferma convinzione e chiede a Eliante di vendicarsi di Célimène accogliendo il suo cuore,

accettando il posto che aveva riservato alla cugina, vuole punirla con un amore profondo. Eliante non

disprezza l’amore che gli offre, ma magari potrebbe attenuarsi la brama di vendetta, spesso si fanno

progetti che poi non si realizzano, la colpevole potrebbe essere innocente. Alceste è convinto che sia finita.

Giunge Célimène. Alceste le dice di aver testimoni del suo tradimento, i suoi dubbi erano fondati,

nonostante le sue doti di attrice, sapeva di dover dubitare. Non rimarrà senza vendetta, se lo avesse

rifiutato fin dal principio senza menzogne, si sarebbe lamentato solo con la sorte; ma il falso consenso ad

accettare il suo amore, hanno fatto scaturire un tradimento. Alceste si mostra completamente iracondo,

non padrone delle proprie azioni, in procinto di maledire la giovane donna.

Célimène non comprende, così Alceste gli mostra il biglietto. Célimène conferma di averlo scritto lei stessa,

ma non mostra alcun turbamento. Alceste continua a domandare per quale motivo sia impassibile, come

mai non confessi il suo amore per Oronte. Célimène spiega che il biglietto non era per Oronte, che

chiunque gli abbia detto ciò, ha mentito poiché è destinato a una donna. Alceste ha saputo che il

destinatario era lui, da colei che glielo ha mostrato e non crede che il biglietto sia destinato ad un’altra

persona. Célimène si rifiuta di dare spiegazione, lascia che Alceste continui a credere ciò che vuole, senza

ascoltare le sue richieste di avere delle spiegazioni, di proporsi di credere a ciò che lei dirà.

Célimène spiega che il suo amore non lo merita, che se amasse un altro glielo direbbe con sincerità, più che

assicurargli i suoi sentimenti non può fare; con questi sospetti lui non merita la sua attenzione. Alceste

lamenta ancora la propria debolezza, l’inganno delle dolci parole dette dalla fanciulla, l’abbandono della

propria anima al suo amore per lei; lui cerca di comprendere il suo cuore e di sapere se ha ancora la

capacità di tradirlo. L’amore di Alceste è un amore ossessivo, malato che augura del male alla propria

innamorata, che le augura che nessuno la stimi, che non abbia nulla (né rango, né famiglia, né beni)

affinché il suo cuore potesse riparare al crudele destino, così da avere la felicità di sapere di averle donato

tutto con il suo amore. Célimène ribadisce che il suo non è un amore come dovrebbe essere.


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Amb.pan.

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e letterature straniere
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Amb.pan. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del teatro francese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Mauri Daniela.

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