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Molière - L'école des femmes

Alcune informazioni sull'autore

Molière, pseudonimo di Jean-Baptiste Poquelin (Parigi, prima del 15 gennaio 1622 – Parigi, 17 febbraio 1673), è stato un commediografo e attore teatrale francese. Assieme a Corneille e Racine rappresenta uno degli autori più importanti del teatro classico francese del XVII secolo.

Informazioni sull'opera

L'école des femmes è una commedia di Molière rappresentata per la prima volta il 26 dicembre 1662 nel Teatro del Palais-Royal a Parigi. Essa è l'espressione della più compiuta maturità del commediografo francese. Il tema della commedia, ritenuta in parte autobiografica, è il contrasto tra la gelosia e la ragione, impersonate da Arnolfo e Crisaldo.

Insieme a il misantropo, la commedia segna il passaggio dal teatro comico precedente, caratterizzato dalla divisione tra buoni e cattivi e alla ripetizione di cliché innuerevoli e trucchi teatrali, al nuovo teatro realistico, conservandone però elementi come il lieto fine, ottenuto nonostante l'inverosimiglianza del racconto finale.

I personaggi hanno una psicologia complessa, e la contrapposizione di Arnolfo e Crisaldo non è inconciliabile come quella delle maschere della Commedia dell'arte, ma è dovuta piuttosto a una differenza di vedute relativa alle consuetudini e alla realtà sociale dell'epoca. La commedia, che con arguzia attacca la morale dell'epoca, fu oggetto di scandalo, tanto da rendere difficile per Molière la pubblicazione delle commedie seguenti, nonostante la protezione di cui godeva presso Luigi XIV.

Riassunto degli atti

Atto I

Il signor Arnolfo parla con l'amico Chrysalde della questione del matrimonio. Si appresta in effetti, a quarantadue anni, a sposare la sua pupilla Agnese, che ha accolto quando aveva solo quattro anni. A Chrysalde, che esprime qualche dubbio sulla fondatezza di questa unione, Arnolfo spiega di aver preso tutte le precauzioni nel dare alla ragazza un'educazione che l'ha tenuta lontana dal mondo, in un'ignoranza che non rischia di farla diventare una di quelle donne mondane di cui gli uomini hanno tutto da temere. A diciassette anni, Agnese è dunque oggi alla sua intera devozione, e lui non rischia, lui che volentieri prende in giro i mariti ingannati, di conoscere la stessa triste sorte.

Chrysalde non è affatto convinto della certezza del suo amico, né della volontà di quest'ultimo di cambiare nome e di pretendere di farsi chiamare Monsieur de la Souche (scena 1, che si tiene in una piazza della città). Bussando alla porta della sua casa, Arnolfo è costretto ad aspettare che venga aperta a causa della stupidità dei suoi servitori, Alain e Georgette, che ha volutamente scelto un po’ sempliciotti per sorvegliare Agnès senza svegliarle la mente (scena 2).

Questa viene a salutare il suo tutore, che osserva con soddisfazione che si dedica a saggi lavori d’ago (scena 3). Felice di vedere così i risultati delle disposizioni che ha preso, Arnolfo vede passare un giovane che riconosce essere Horace, il figlio del suo amico Oronte. Dopo avergli dato notizie di suo padre, di cui attende l’arrivo in compagnia di un certo Enrique, che ritorna dall’America fortuna fatta, Horace, tutto lieto di ritrovare Arnolfo, che lo incoraggia a cercare nella città qualche avventura galante, gli confida che ciò è stato già fatto: è riuscito ad attirare l’attenzione di una giovane, di nome Agnès, approfittando dell’assenza dell’uomo che la tiene rinchiusa, un certo Monsieur de la Souche. Con sorpresa, Arnolfo taglia corto la conversazione, per far scoppiare la sua rabbia una volta rimasto solo (scena 4).

Atto II

Arnolfo, ritornando in sé stesso, decide di fare luce su quanto è accaduto per riprendere in mano la situazione (scena 1). Lui interroga prima i suoi servitori, ma la violenza con cui li apostrofa li rende incapaci di pronunciare una parola (scena 2). Solo quando Arnolfo esce Alain ritrova la parola per spiegare a Georgette che il loro padrone è geloso, perché essendo uomo, non vuole che si tocchi la donna che considera di sua proprietà (scena 3).

Arnolfo ritorna, esortandosi a ritrovare la calma per interrogare Agnès (scena 4). Interrogando la ragazza su ciò che ha fatto durante la sua assenza, apprende il dettaglio dell’avventura: è con grande candore che la ragazza è stata sorpresa da Horace che è riuscito ad andare a casa sua, ottenendo solo un segno di cortesia e un nastro che lei gli ha dato. Rassicurato dall’innocenza di Agnès, ma sentendo che il pericolo minaccia, Arnolfo, dopo aver rimproverato la ragazza e averle fatto capire che ogni relazione con un uomo al di fuori del matrimonio è peccato, le propone quindi di sposarsi la sera stessa. Agnès lo ringrazia, credendo che sarà Horace a sposarla, ma scopre che è ad Arnolfo che dovrà unirsi, il quale le ordina di cacciare Horace lanciandogli una pietra se volesse rientrare (scena 5).

Atto III

Arnolfo respira: ha visto Agnès obbedirgli e lanciare una pietra contro Horace. Mostrandole i rischi che ci sono a lasciarsi lusingare da vili seduttori, vuole prepararla al matrimonio (scena 1). Per questo, egli inizia con lei un lungo sermone sui doveri di sottomissione e di fedeltà della moglie verso il proprio sposo, e sulle conseguenze terribili di ogni mancanza, che le varrebbe le fiamme dell’inferno. Massime del matrimonio, austero regolamento che Agnès legge senza batter ciglio (scena 2).

Arnolfo, lasciandola alla sua lettura, si rallegrò di aver ristabilito la situazione e si rallegrò del potere che aveva sulla sua pupilla, la cui semplicità gli sembrava una garanzia. E si rallegra in anticipo della delusione del suo rivale (scena 3). Arriva Horace, che racconta ad Arnolfo come Angès gli ha tirato una pietra. Ma alla suddetta pietra era legata una lettera, che Horace si affrettò a leggere ad Arnolfo. Quest’ultimo, sbalordito, scopre che la ragazza trova le parole per dire ad Horace i dolci sentimenti che prova nei suoi confronti e la fiducia totale che mette in lui (scena 4).

Rimasto solo, Arnolfo lascia scoppiare ancora una volta la sua rabbia, ma anche la sua sofferenza, perché tutti questi eventi inattesi gli hanno fatto scoprire di essere innamorato di Agnès (scena 5).

Atto IV

Questo amore, che deve ammettere a sé stesso, rende solo l’idea che tutti gli sforzi che ha fatto nel corso degli anni per addestrare Agnès a suo piacimento, rischiano di essere stati vani, se lui lascia il campo libero a quel giovane biondo d’Horace. Così deciso a fare di tutto per riconquistare il vantaggio (scena 1), non sente nemmeno il notaio che viene a redigere il contratto di matrimonio e che gli addebita tutte le clausole possibili. E senza tante cerimonie lo licenzia, rimandando a più tardi la stesura del contratto (scena 2).

Il notaio si lamenta della durezza di Arnolfo con i suoi servi (scena 3), i quali poi ascoltano le raccomandazioni del loro padrone: se Horace si presenta, devono chiudergli la porta. Arnolfo, per assicurarsi che loro avessero capito, fece loro ripetere la scena (scena 4). E, come ulteriore garanzia, decide di prendere come spia il ciabattino locale e di negare l’accesso alla casa a chiunque voglia entrare (scena 5).

Nel frattempo arriva Horace, tutto eccitato, che racconta ad Arnolfo come ha eluso le precauzioni del padrone di casa, si è introdotto nella stanza di Agnès e, nascosto nell’armadio, ha sentito la scenata di gelosia che le faceva il buon uomo. Horace ha dovuto lasciare il posto, ma non invano, perché ha avuto un nuovo appuntamento quella stessa notte (scena 6).

Di nuovo disperato e in preda alla rabbia, Arnolfo vede l’inutilità dei suoi sforzi, ma è determinato a sfruttare le rivelazioni del suo rivale per impedirgli di raggiungere i suoi scopi (scena 7). L’arrivo di Chrysalde non calma il suo umore feroce, e quest’ultimo, rendendosi conto dello stato dell’amico, gli ricorda piacevolmente che la sfortuna coniugale può avere i suoi lati positivi. Quando si tratta d’esser cornuti, gli disse, il marito ingannato deve stare attento al compiacimento tanto quanto all’irrigidimento. Ma la prospettiva di essere cornuto non si addice affatto ad Arnolfo, che ne rifiuta completamente l’idea e si dice pronto a fare di tutto per sfuggirvi (scena 8). Per questo, prepara una trappola con l’aiuto dei suoi servi, che dovranno mettere fuori gioco Horace quando salirà sul balcone di Agnès (scena 9).

Atto V

I servi hanno eseguito fin troppo bene gli ordini di Arnolfo: colpirono così forte Horace da lasciarlo esanime a terra (scena 1). Da qui la sorpresa di Arnolfo quando vede apparire il giovane in perfetta salute, il quale spiega che ha contraffatto il morto per evitare i colpi. Agnès, sconvolta, lo ha raggiunto e l’ha reso parte della sua decisione di non tornare più a casa. Horace cerca quindi qualcuno a chi affidarla, e chiede ad Arnolfo se vuole venirgli a rendere questo servizio. Quest’ultimo accetta, semplicemente chiedendo ad Horace di portargli la ragazza in un luogo buio per non attirare l’attenzione (scena 2).

Agnès, pur comprendendo la necessità in cui Horace si trova ad affidarla a qualcuno, gli mostra la tristezza che prova nel lasciarlo e gli dichiara tutto il suo amore (scena 3). Arnolfo, che ha assistito alla scena nascosto sotto il cappotto, si scopre non appena Horace se n’è andato. Ai suoi rimproveri, poi alle sue dichiarazioni di sottomissione e di amore, Agnès, insensibile e determinata, risponde solo ammettendo che è Horace e non lui, Arnolfo, che lei ama (scena 4).

Ferito, Arnolfo decide di sottrarla al suo rivale e di rinchiuderla in un convento. In quest’attesa, l’affida alla custodia di Alain (scena 5). Ma ricompare Horace, il quale lo informa che suo padre Oronte arriva in compagnia di questo Enrique di cui gli ha parlato, e che è per darlo in sposa alla figlia di quest’ultimo. Sconcertato, il giovane chiede aiuto ad Arnolfo, che promette di aiutarlo (scena 6). Tuttavia, non appena Oronte, ritrovando il suo vecchio amico, gli parla del progetto che ha di sposare suo figlio e quest’ultimo lo incoraggia a farlo. Horace, che non capisce nulla dell’atteggiamento di Arnolfo, scopre che quest’ultimo non è altro che Monsieur de la Souche di cui è rivale (scena 7).

Arnolfo, trionfante, si prepara a portare via Agnès (scena 8). Ma quando la giovane arriva, Oronte rivela che non è altri che la figlia di Enrique alla quale è destinato suo figlio. Costretto a emigrare, suo padre l’aveva infatti affidata alla contadina da cui Arnolfo l’aveva accolta. Arnolfo, senza fiato, esce senza una parola, mentre si prepara il matrimonio di Angès e Horace (scena 9).

La querelle de l'école des femmes

La commedia di Molière ha dato origine ad una delle tante querelle che troviamo nel teatro seicentesco come la Querelle du Cid. La differenza è che però Molière scrive una préface nel marzo del 1663 per la sua prima edizione dell’"École des femmes", una préface un po’ polemica, poi scrive la Critique all’école des femmes e gli rispondono altri giornalisti e scrittori dell’epoca. C’è uno scambio di testi pro e contro Molière. C’è però una particolarità nella querelle dell’"École des femmes" quella di essere rappresentata al teatro.

Mentre nella Querelle du Cid i testi si limitavano ad essere semplicemente scritti, qui Molière ha l’idea geniale di difendere la sua commedia scrivendo un’altra commedia in cui si parla della commedia precedente. I suoi detrattori fanno altrettanto cioè scrivono anche loro delle commedie che rispondono alla Critique de l’école des femmes.

A Molière si rimprovera il plagio, accusa frequentissima all’epoca per chi voleva colpire un autore gli diceva che aveva copiato che poi in realtà non era così visto che Molière prende solo degli spunti delle novelle precedenti ma alla fine costruisce un testo che è suo, estremamente originale (La Précaution inutile de Scarron verrà ripresa un secolo dopo da un altro autore ovvero Beaumarchais nella sua opera, Le Barbier de Seville dove anche qui abbiamo il personaggio di Rosine che è tenuta prigioniera dal suo tutore e c’è un pretendente Bartolo che riesce a sottrarsi a questa frustrazione).

L’altro capo d’accusa contro Molière è l’oscenità perché si parla di sesso, l’autore gioca su alcuni doppi sensi a contenuto sessuale e uno dei personaggi della Critique de l’école des femmes quindi lo stesso Molière mette in scena e ridicolizza i suoi critici ovvero Grimène che è appunto una graziosa, un personaggio un po’ ridicola che ha particolarmente scandalizzata dai pretesi doppi sensi della commedia. L’ultima critica è quella alla sterilità. Viene, quindi, accusato di ripetere sé stesso: dopo aver fatto l’école des Maris dopo realizza l’école des femmes, non solo con un titolo quasi simile ma con lo stesso argomento.

Infatti nell’ école des Maris c’è un personaggio ridicolo sempre rappresentato dall’attore Molière che è tutore ed è innamorato di Isabelle ma nonostante le sue precauzioni non può impedirgli di sposare Valère; a questo si aggiunge la contrapposizione ideologica tra l’honnete homme e lo stravagante. Queste tre critiche sono state estratte dall’introduzione di D’André de l’école des femmes, che anche noi leggeremo. L’école des femmes è un testo originale perché combina questi due motivi della confidence e della Précaution e mette in pratica dei personaggi più complessi rispetto all’école des Maris. Molière approfondisce alcune caratteristiche del suo teatro arricchendo però molto la commedia precedente.

Molière si inventa il meta-teatro ovvero del teatro che parla del teatro. Nella critica dell’école des femmes mette in scena in uno salotto mondano questa discussione tra i difensori di Molière, soprattutto l’honnete homme dorante e dall’altra parte ci sono dei personaggi ridicoli che rappresentano varie incarnazioni di critici di Molière; sembrano dei personaggi usciti dalle sue commedie.

Mentre per quanto riguarda l’Impromptu de Versailles, scritta nel 1663 sullo scambio di commedie tra Molière e i suoi detrattori perché qui Molière ancora una volta qui parla di teatro nel teatro però costruisce la commedia in maniera diversa cioè mette in scena le prove di una pièce che Molière nella sua compagnia preparano per Luigi XIV che avrebbe chiesto, nella finzione, a Molière una commedia sempre sull’école des femmes messa in scena dalla sua troupe. Quindi si può vedere proprio la scena nella quale c’è Molière insieme alla sua troupe dove Molière li rimprovera, loro si arrabbiano e si ribellano. Alla fine però non riescono a mettere in scena questa commedia perché i tempi sono troppo stretti. Il procedimento è sempre quello del meta-teatro ma con alcuni dettagli di innovazione. Si parla di problemi estetici teatrale, di recitazione all’interno della commedia e Molière si prende gioco dei suoi rivali perché gli attori rivali sono quelli dell’Hotel de Bourgogne, l’altra troupe importante che era all’origine della Querelle contro l’école des femmes.

Prefazione di Patrick Dandrey

Nascita della commedia di costumi e caratteri. Parigi, prima del 15 gennaio 1622 – Parigi, 17 febbraio 1673. L’école des femmes è una commedia di Molière rappresentata per la prima volta il 26 dicembre 1662 nel Teatro del Palais-Royal a Parigi.

Le preziose ridicole” 1659 tre anni e cinque commedie più tardi: (parla dell’école des femmes) cinque atti in versi alessandrini, una trama molto semplice. Il suo successo è stato denigrato dai bigotti, dai cortigiani, raccolse le critiche insistenti in una piccola commedia polemica, la Critica, e prestò ai suoi avversari la maschera dei personaggi tradizionalmente ridicoli: il marchese dissolto, gli appuntamenti preziosi, i pedanti cauti, e opponendo loro persone oneste e ragionevoli.

La querela dell’école des femmes è nata nel 1663, le repliche saranno allo stesso modo e tono. Per porre fine alle insinuazioni e alle calunnie, il poeta medita allora un secondo colpo di lustro. Approfittando di un invito reale a Versailles, vi dà il montaggio dell’improvvisazione di Versailles: mettendo in scena la rappresentazione fittizia di una replica ai suoi avversari.

Tartuffe Con la rappresentazione di Tartuffe nel 1664 si porrà fine alla guerra dell’école des femmes, trasformandola nella lite di Tartuffe che terminerà nel 1669. Tuttavia, i capi d’accusa sono: le fonti della commedia, la sua struttura, il suo significato morale e la natura della sua comicità.

Le vie della creazione: il soggetto non è nulla di originale, ma c’è il tema della “precauzione non necessaria”.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/03 Letteratura francese

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