Riassunto istituzioni di diritto romano
Origine del nome
Il nome ‘istituzioni di diritto romano’ ha un’origine molto lontana, non solo perché si riferisce alla cultura giuridica di Roma. Possiamo notare come la parola istituzione ritorni nella dicitura di altre discipline (istituzioni di diritto privato, pubblico...). Per i giuristi romani, institutiones voleva dire fondamento, con questo termine si riferisce quindi alle nozioni fondamentali di una data materia (diritto privato, diritto pubblico...). In particolare, in istituzioni di diritto romano si affrontano i pilastri del diritto privato romano.
Contesto storico
Per affrontare questa disciplina è necessaria una cornice storica, un arco temporale dove collocare il diritto romano, che ha avuto un inizio e una fine. Roma, infatti, è nata come un accampamento di uomini-soldati, costruito sulle sponde del Tevere, ed è diventata Caput Mundi, con un’espansione territoriale svolta nell’arco dei secoli. Ha quindi prodotto un diritto che non può essere stato statico e immutato nel tempo. Possiamo riscontrare un diritto che si riferisce all’epoca dei re, uno che si colloca all’epoca della repubblica ed infine il diritto dell’epoca dell’impero.
Il diritto è sempre il frutto della società che lo produce, è una creazione che nasce dal basso. Il parlamento si deve far carico delle esigenze della società che magari vent’anni fa sarebbero state impensabili. Noi deleghiamo i nostri rappresentanti per trovare soluzioni normative che risolvano le problematiche che si possono riscontrare nella società. Il diritto è vivo, segue le evoluzioni di una società che cambia. La lex risponde alle spinte endogene della società che si autodetermina con lo ius. UBI SOCIETAS IVI IUS. Un giurista latino diceva: Dove c’è la società, lì nasce il diritto.
Ius: significato
IUS: per i romani era una parola polisemantica, con più significati, indicava, infatti, sia il diritto oggettivo, sia il diritto soggettivo.
Diritto oggettivo: è inteso come l’insieme delle norme vigenti, l’insieme di tutte le norme, generali e astratte, che compongono l’ordinamento del nostro stato. (Costituzione, leggi ordinarie, regolamenti...). Cambia a seconda dei paesi e della costituzione che ciascuno di essi ha. Es: quando affermiamo ‘stato di diritto’, usiamo la parola diritto in modo oggettivo. Lo stato di diritto è uno stato che viene considerato democratico, rispetta i principi base di tutela della soggettività dei cittadini.
Diritto soggettivo: è inteso come l’insieme delle pretese che lo stato ci riconosce in quanto cittadini, la facoltà che viene riconosciuta a ogni cittadino dello stato dalla legge e dalle norme di esercitare una serie di condotte, di comportamenti. Es: diritto di voto, di esercitare la mia volontà, diritto di proprietà, se siamo parte di un contratto ed esigiamo la condotta da parte del debitore stiamo esercitando il diritto soggettivo. Sono pretese autorizzate dalla legge. Facoltà/pretesa riconosciuta da una norma (di diritto oggettivo) ad un soggetto-individuo che gli consente di esigere una condotta da altri o di tenere un determinato comportamento.
Diritto positivo e storico
Diritto positivo: è il diritto attualmente in vigore, non include quindi il diritto romano, che al contrario è un diritto storico.
Diritto storico: diritto che è stato espressione di una determinata civiltà/epoca ma non più in vigore.
Diritto positivo = diritto vigente. Il nostro insieme di diritti costituito dal diritto oggettivo (ordinamento) e da quello soggettivo (insieme dei singoli diritti di cui ogni cittadino fruisce), sono legati al nostro stato, alla nostra costituzione e come tali sono suscettibili di modifiche, che possono essere in senso orizzontale o verticale.
Modifiche al diritto
Modifiche verticali: sono le modifiche che lo stato porta al proprio ordinamento quando innova uno o più settori del proprio insieme di norme, introducendo o modificando una legge. Le nuove leggi, entrando in vigore, modificano l’assetto precedente, arricchendo il nostro panorama giuridico di diritti che prima non c’erano, di conseguenza alcuni diritti precedenti cadono in desuetudine. La legge successiva automaticamente abroga la precedente.
Modifiche orizzontali: sono le modifiche apportate all’ordinamento non da una nuova legge emanata dal parlamento, ma da norme provenienti dall’unione europea. Es: se arriva una direttiva dall’unione, in virtù della nostra adesione a quest’ultima, questa direttiva entra a far parte della nostra legislazione. L’unione europea legifera e noi siamo tenuti a dare ricevimento alle sue direttive. Orizzontali esogene, verticali endogene.
Classificazione storica del diritto romano
Classificazione arco storico-temporale entro al quale collochiamo la materia. 753 a.C (fondazione).
- Periodo arcaico: 574-573 a.C. – 367 a.C.
- Pre classico: 367 a.C. – 27 a.C.
- Classico: 27 a.C. – 284 d.C.
- Post classico: 284 d.C. – 565 d.C.
- Giustinianeo: data l’importanza e il ruolo dell’imperatore, alcuni storici all’interno di questa classificazione identificano all’interno del periodo post classico, un’isola temporale, riferita al solo regno di Giustiniano, che va dal 527 al 565 d.C.
Per quello che riguarda le origini di Roma siamo arrivati a una datazione più o meno certa, la possiamo collocare intorno alla metà dell’ottavo secolo a.C. (754-753 a.C). Non abbiamo però testimonianze coese quindi questa datazione è legata alla collaborazione che vari studiosi di diverse discipline hanno condiviso. È vero che è sempre necessario partire dalle fonti, ad esempio ci sono degli autori come Tito Livio o Marco Tullio Cicerone (Romani) Olivio o Dionigi di Alicarnassio (Greci) che hanno raccontato a loro modo la storia di Roma. Questi studiosi, che sono vissuti tutti tra l’ultimo anno della Repubblica e il primo del Principato, momento in cui Roma era la capitale fondante del mondo fino a quel momento conosciuto, si impegnavano nel ricostruire le gesta dei fondatori di Roma e quei passaggi fondamentali che avevano portato quella comunità ad occupare una posizione centrale nel mondo dell’epoca. Queste testimonianze sono fondamentali per noi però sono tutte di autori che sono vissuti molto tempo dopo le origini di Roma, non si tratta quindi di testi coevi. Non basta quindi il semplice racconto a posteriori devono entrare in gioco studiosi dei costumi degli antichi (Antropologia), la storia delle religioni (la religione è stato uno dei formanti della società romana, un elemento che anche oggi condiziona la politica e alcune scelte legislative).
Mitica fondazione di Roma
Es: mitica fondazione di Roma, Romolo e Remo allevati dalla lupa che decidono di fondare una nuova civiltà. Romolo decide di tracciare con un aratro o una zappa il confine della nuova comunità, Remo in sfregio al fratello che era stato designato da un segno divino come futuro capo della comunità, salta il fosso con un salto e Romolo lo uccide. La leggenda narra che Roma sia nata con due caratteristiche fondamentali: la sacralità del suo confine che non può essere varcato, che va rispettato come una cosa religiosa e un atto di violenza maschile. Questi elementi ritorneranno poiché sono parte integrante dell’ideologia dei romani.
In secondo luogo poi Roma nasce con Romolo che dà le leggi alla sua comunità, crea una serie di istituzioni e a un certo punto scompare e viene assunto in cielo dagli dei, e gli viene conferito il nome di dio Quirino. Quirites: termine latino con cui venivano designati i primi cittadini romani, successivamente il diritto esclusivo dei romani. Se Livio ci dà una testimonianza del genere noi siamo in grado di scindere il dato reale da quello mitologico: il dato reale è la fondazione di Roma ad opera di un capo guerriero e l’importanza che da subito Roma ha dato ai suoi confini, il dato romanzato è la morte di Romolo.
Fonti storiche
Le fonti romane e greche sono per noi il punto di partenza, ma spesso la storia è scritta dai vincitori quindi i grandi scrittori e poeti che ci hanno tramandato opere che riguardano la storia di Roma, avevano lo scopo di nobilitare le origini della civiltà, nascondere gli aspetti meno piacevoli o più contraddittori. Ad esempio, è inverosimile che Romolo sia salito al cielo per mezzo di un carro infuocato, Livio in quel passaggio voleva rappresentare un’origine molto più nobile e impressionante per i suoi contemporanei di quella che è stata nella realtà.
Fine della storia giuridica romana
Se per l’origine di Roma la convenzione ha stabilito delle date più o meno certe, è stato invece molto più complesso decidere quale fosse la data di fine della storia giuridica romana. Non è sufficiente fare riferimento alla data di caduta dell’impero d’Occidente (476 a.C.) quando l’ultimo re di Roma, Romolo Augustolo è stato deposto da un re barbaro, Odoacre, che da quel momento si arroga il diritto di farsi chiamare Imperator. Questo momento è talmente importante per la storia dell’Occidente che viene assunta come passaggio dal periodo dell’antichità a quello del Medioevo. Però non è necessario considerare questa data come fine della storia giuridica romana perché se è vero che l’impero romano d’Occidente cade, è altrettanto vero che l’altra parte dell’impero, quello d’Oriente, non solo era viva e vegeta ma era anche estremamente rilevante dal punto di vista della cultura giuridica e della diffusione e difesa dei valori romani.
Quindi alcuni studiosi hanno pensato di far coincidere la caduta dell’impero romano con il 1453 d.C., anno in cui i turchi conquistano Costantinopoli e trasformano la zona corrispondente all’impero romano d’oriente con quello che sarà il futuro impero turco. Però altri hanno sottolineato come fosse necessario collegare la fine del diritto romano al momento in cui questo avesse smesso di essere applicato, questo ha aperto molte interpretazioni. Perché ad esempio in Germania fino al 1 Gennaio 1900, data in cui è entrato in vigore il diritto tedesco (BGB), si applicava una versione modernizzata del diritto romano giustinianeo, così come la Grecia fino al 1941.
Oggi convenzionalmente si ritiene che la soglia giuridica romana finisca nel 565 d.C., anno della morte dell’imperatore Giustiniano. Anno di fine della storia giuridica di Roma intesa come produzione di norme e diritto applicato. Dopo la morte di Giustiniano si apre un’epoca storica differente, l’età bizantina. Il nome ‘impero romano d’Oriente’ resta dopo la morte di Giustiniano, ma tutti gli imperatori che seguiranno trasformeranno sempre di più il territorio e le abitudini dei cittadini in costumi persiani, ad esempio parlavano greco, aderivano ad eresie contrarie al cristianesimo, si allontanano quindi completamente dal ricordo della Roma repubblicana-imperiale.
Periodo arcaico
L'età arcaica (metà VIII sec-367 a.C.) può essere specificata in due ulteriori periodi: l'età monarchica (metà VIII sec. a.C.-509 a.C., anno della cacciata di Tarquinio il Superbo, cfr. Liv. 3.33.1) e l'inizio della repubblica (509-367 a.C.). Essa termina con la pubblicazione delle leggi Licinie Sestie che nel 367 a.C pongono fine alla guerra patrizio-plebea ammettendo i plebei al consolato (e quindi al senato); dal 300 a. C. i plebei potranno diventare anche membri dei più importanti collegi sacerdotali.
Inizia con la fondazione di Roma, è il periodo che possiamo riferire ai 7 re di Roma, anche in questo caso la tradizione va un po’ contestualizzata, perché sono stati più di 7. Roma nasce come una comunità guidata da un personaggio che le fonti chiamano REX (Re), la tradizione ci racconta che il primo sia stato Romolo, questo è uno dei casi in cui la tradizione è da leggere in modo non letterale: racconta che ci siano state delle manifestazioni divine che hanno pronosticato a Romolo un grande destino come futuro re di una città.
Siamo in un’epoca in cui tutta la penisola italiana era costituita da piccole comunità, ciascuna delle quali aveva il proprio re, le proprie regole e i propri costumi, inoltre non c’è ancora il diritto, la concezione della scelta del capo, intesa come elezione di tipo democratico.
Quello che si è potuto ricostruire (antropologia, etnologia) è che le origini di Roma sono legate a una banda di soldati, di uomini armati, capeggiati dal più valoroso di loro che vivevano di saccheggi ad danno degli altri popoli che decidono di costituire un accampamento stabile in una zona strategica: vicino a un fiume, già utilizzato come una via navigabile, saline e cave nelle vicinanze (il sale era un bene preziosissimo che serviva per una serie infinita di usi).
I valori fondamentali per i romani erano: la forza, la resistenza fisica, il coraggio e il carisma. Primus inter pares: il capo era il più valoroso e il più forte tra i compagni. Il capo non è un capo assoluto perché nobile di stirpe, ma perché è il più bravo e il più forte di tutti, come Agamennone nell’Iliade, che era il capo della spedizione degli Achei contro Troia, ma anche gli altri erano re, lui era il capo tra pari grado.
Eventi e caratteristiche fondamentali del periodo arcaico: Roma nasce con origini molto umili (fonti mitologiche). Gli studi che hanno confermato la datazione delle origini sono del 2005. Roma nasce da un fratricidio (Caino e Abele). Alcuni episodi della mitologia romana non sono autoctoni ma risentono del contributo di altre tradizioni, a volte in testi diversi con funzioni differenti troviamo episodi simili. Nel momento in cui Roma si afferma capitale del mondo viene prodotta una cultura giuridica di cui abbiamo dati certi, quindi solo in questa fase dobbiamo basarci sul contributo di altre scienze per avere fonti più o meno certe.
Per comodità aderiamo alla tradizione e consideriamo Romolo il fondatore della città, che era un capo-banda di un gruppo di soldati, che decide di insediarsi in una zona strategica del Lazio. Con il ratto delle sabine l’accampamento inizia a porre le basi per la trasformazione in civiltà, i Romani entrano in guerra con una comunità vicina e in uno di questi scontri si portano via tutte le donne, viene celebrato dal re una sorta di matrimonio collettivo e nel momento in cui i mariti si presentano all’accampamento per rivendicare le sabine, queste scelgono di restare con i romani (racconto mitologico).
Elementi ricavati dal ratto delle Sabine
- Una comunità diventa tale quando pone delle radici, le basi per creare una discendenza a cui trasmettere i terreni, la ricchezza, la cultura.
- Roma prospera grazie all’innesto di sangue straniero, di una comunità stanziata vicina a Roma ma che aveva lingua e tradizioni differenti.
- È importante il ruolo della donna, di come venga dato peso al loro consenso.
- Uno dei collanti delle comunità è rappresentato dal gesto del matrimonio: Romolo non autorizza a rapire e a convivere con le prede della violenza, queste donne diventano spose, madri legittime dei futuri cittadini romani.
Il matrimonio è un istituto fondamentale, comunque non legato all’amore, ma si tratta di un gesto che viene sancito dal re affinché un genitore, il padre, possa avere una discendenza certa. Non è un istituto di valore affettivo, ha più a che fare con il funzionamento dello stato, ma le famiglie romane nascono sulla base di un istituto formale sancito dal re.
Mater semper certa est, pater numquam: la madre è sempre era certa, il padre mai. Questo brocardo pone in dubbio la fedeltà della moglie, ma ci fa capire che il matrimonio serviva per assicurare la certezza al padre della propria discendenza, che quel figlio fosse proprio un suo erede.
Sparta/Roma hanno una grande affinità: importanza delle armi, culto dell’educazione dei giovani maschi alla battaglia e alla prova che prepara l’ingresso all’età adulta, il rispetto per la madre.
REX, regere: reggere, il capo della comunità è colui che regge la comunità stessa. Cosa più importante per un cittadino romano che aspiri a un destino illustre: non essere dimenticati. Il mito della tradizione troiana è fondamentale in questo senso, ciò che cercheranno i romani è il fatto di lasciare un solco nella storia, il fatto che le conquiste, le battaglie, le fatiche vengano ricordate. Il fatto che ogni famiglia romana avesse il culto dei propri antenati è emblematico, non si permetteva che gli avi cadessero nel nulla, questo era peggio della morte stessa: non aver lasciato nulla, non avere nessuno che si ricordi di te. Finché c’è qualcuno che ti ricorda, non sei veramente scomparso.
Rappresentazione artistica e memoria
Sul fatto che ci sia sempre una rappresentazione artistica: ci sono motivazioni individuali e collettive.
- L’uomo non vuole essere dimenticato.
- La comunità vuole difendere se stessa.
Tramite la rappresentazione artistica istruiamo le generazioni future e sentiamo il peso del nostro bagaglio culturale e lo difendiamo da chi è diverso da noi con l'affermazione della propria identità.
Damntatio memoriae: (cancellazione della punizione in virtù della quale si decideva ad esempio che un imperatore avesse operato in modo malvagio, per cui il suo nome sarebbe stato cancellato da tutti i documenti, monumenti, statue, raschiato via completamente. Veniva cancellata ogni traccia che sarebbe potuta restare.
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