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Riassunto Istituzione di diritto pubblico

Appunti di istituzioni di diritto pubblico basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Albino dell’università degli Studi della Calabria - Unical. Scarica il file in formato PDF! Sintetico e coinciso. Ottimo per chi non ha tempo da perdere!

Esame di Istituzioni di diritto pubblico docente Prof. L. Albino

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ESTRATTO DOCUMENTO

Riserva di legge= inserita nella costituzione, prevede che una disciplina di una determinata materia

sia regolata soltanto dalla legge primaria e non da fonti di tipo secondario. La riserva di legge ha

una funzione di garanzia in quanto vuole assicurare che in materie particolarmente delicate, come

nel caso dei diritti fondamentali del cittadino, le decisioni vengano prese dall'organo più

rappresentativo del potere sovrano ovvero dal parlamento come previsto dall'articolo 70.

Si distinguono vari tipi di riserva di legge:

riserva di fonti primarie = la materia può essere disciplinata dalla legge e da atti aventi forza di

legge.

riserva assoluta

.- = la materia deve essere regolata integralmente dalla legge (fonti primarie).

riserva relativa

- = i principi sono stabiliti dalla legge, riducendo la discrezionalità dell'esecutivo,

che però potrà intervenire dettando la disciplina di dettaglio con propri regolamenti.

. riserva rinforzata di legge=

- la Costituzione pone dei limiti alla discrezionalità del legislatore,

predeterminando alcuni dei contenuti che la legge deve avere.

La Costituzione infatti si occupa del contenuto della legge poche volte, ad es. nell’art.17 libertà di

riunione, nell’elenco delle competenze legislative tra Stato e Regioni art. 117, o per le leggi non

sottoponibili a referendum (ad esempio le leggi tributarie e non sono sottoponibili a referendum

abrogativo art 75).

Leggi a contenuto “tipizzato” (specifico):

-legge di bilancio, a cadenza annuale, che impone alle Camere ogni anno di approvare i bilanci

-legge di stabilità, con lo scopo di attuare il programma di politica economica del

Governo.(entrate/spese) ratifica trattati

-legge comunitaria annuale

-legge di semplificazione, allo scopo di realizzare misure di semplificazione normativa

per rimuovere ostacoli regolatori all’apertura dei mercati

-legge per il mercato e la concorrenza -

legge annuale per le micro,piccole e medie imprese ovvero interventi volti alla tutela e sviluppo

delle medesime.

“La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere” art.70 Cost.

Il procedimento legislativo: è composto di tre fasi che sono INIZIATIVA-> ISTRUTTORIA E

APPROVAZIONE-> PROMULGAZIONE E PUBBLICAZIONE

L’iniziativa art.71: spetta al Governo, a ciascun parlamentare e agli altri organi a cui è conferita

dalla Costituzione:Consiglio nazionale economia e lavoro/Consigli regionali/Comuni/ Popolo, che

la esercita mediante la proposta di almeno 50.000 elettori. Questi tipi di iniziative, sono x

costituzione eguali sul piano formale,ma in sostanza le forme preponderanti sono l'iniziativa

governativa e quella parlamentare.

Il maggior successo lo ha l’iniziativa governativa, poiché i disegni di legge governativi sono spesso

attuazione del programma politico ella maggioranza.

Alcune tipologie di leggi possono essere presentate solo dal Governo(disegni di legge aventi per

oggetto il bilancio, la legge di stabilità, e ratifica dei trattati internazionali).

essa attiene all’esame, la discussione, la votazione.

Istruttoria e approvazione art. 72:

Ci sono tre sub-procedimenti di approvazione delle leggi ordinarie:

-procedura normale

-procedura abbreviata

-procedura decentrata

procedura ordinaria:

Nella con questa procedura, il Presidente di una delle due camere assegna il

progetto di legge ad una commissione, che in questo caso viene denominata referente, poiché

svolge il compito di riferire all' assemblea dopo aver esaminato il progetto.Le Commissioni sono

organi interni del Parlamento, formate da un numero ristretto di dep. e sen. Queste devono

rispecchiare nella loro composizione , la proporzione delle forze politiche presenti in parlamento.

Una volta approvata dalla commissione, la proposta di legge passa all'Assemblea,a questo punto si

apre la fase di discussione in aula, che consiste nella votazione di ogni singolo articolo,

eventualmente con degli emendamenti(modifiche parziali del testo) e nell'approvazione finale

dell'intero testo. Ora il teso deve avere l'approvazione dell'altro ramo del parlamento.Se al testo

sono apportati degli emendamenti, esso ritorna all'esame della prima camera per essere votato e

riapprovato. Questo gioco di rimbalzo del testo di legge tra le camere è conosciuto come navetta.

procedimento abbreviato

Nel i tempi della discussione e votazione sono ridotti. Il suo impiego

presuppone una dichiarazione d'urgenza emanata dal governo, dal parlamento o dallo stesso

presidente della Commissione competente per l'esame.Tale procedimento è sempre utilizzato, ad

esempio, per la conversione di decreti-legge, e per i provvedimenti emanati dal governo in caso di

necessità.

procedimento decentrato

Nel è tipico dell'ordinamento italiano,la Commissione permanente

viene investita del potere di approvare il progetto di legge al posto dell'Assemblea. Tuttavia la

Costituzione prescrive che fino al momento della sua approvazione, il Governo, le minoranze

parlamentari o della Commissione possono chiedere che il progetto ritorni all'Assemblea.

Sono esclusi da tale procedimento i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale, dei

bilanci, ecc.. nell’affidare alle commissioni la

procedimento redigente

Una quarta forma è il , che consiste

redazione del progetto di legge (definitiva formulazione in articoli), riservando però l’approvazione

alle Assemblee. Anche per esso vale il poter di rimettere il mano il procedimento in mano

all’Assembla da parte del Governo. Si tratta di un procedimento poco utilizzato, quasi caduto in

disuso.

Un discorso diverso deve essere fatto per la Legge di bilancio: al procedimento per la sua

approvazione partecipano,oltre che la commissione di bilancio, tutte le altre commissioni

permanenti, . E’ prevista una sessione di bilancio, in cui le Camere si impegnano a discutere e

approvare solo la Legge di bil. e quella di stabilità, in tempi molto stretti vista la scadenza al 31

Dicembre.

Produzione (promulgazione e pubblicazione) art. 73: la promulgazione, che deve avvenire entro

30 gg dalla data di approvazione parlamentare, è disposta dal Presidente della Repubblica.

Segue la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, che serve a rendere gli atti normativi conoscibili.

Esse entrano in vigore dopo 15 gg dalla loro pubblicazione (vacatio legis)periodo necessario x

consentire ai cittadini di venirne a conoscenza (durante questo periodo, gli effetti della legge sono

sospesi). Gazzetta (da cui “Guardasigilli”)

Il Ministro della Giustizia provvede a inserire le leggi nella

Tutti gli atti normativi sono inseriti anche nella Raccolta Ufficiale degli atti normativi della

Repubblica Italiana, stampata una volta l’anno.

In Base all'art. 74 il presidente della repubblica è dotato di potere di rinvio del disegno di legge

alle camere, tuttavia le camere possono decidere di approvare nuovamente la legge nelle stesse

identiche precedenti condizioni, a questo punto il P. della R. non può che riconoscere le legge.

i natura eccezionale

La Costituzione attribuisce il potere legislativo (d ) anche al Governo. Gli atti

decreto legislativo

aventi forza di legge sono eccezioni alla separazione dei poteri. Essi sono il ed

decreto legge

il : entrambi hanno la stessa forza della legge.

Il decreto legislativo : la delegazione legislativa al Governo si realizza con 2 procedimenti

distinti:

1) normale procedimento legislativo che termina con legge del Parlamento (legge-delega)

2) approvazione di un atto normativo (deliberato dal Cons. del Min. ed emanato dal Pres. della

Rep.) redatto sulla base delle indicazioni della legge delega (decreto legislativo)

La legge delega, che può essere revocata dal Parlamento, deve determinare:

-l’oggetto: la precisa materia da disciplinare

-i principi e i criteri direttivi: le norme generali di carattere sostanziale e le norme strumentali di

carattere procedurale

-il termine: la scadenza

Il Governo deve rispettare tutti i limiti posti; in caso contrario il D. legislativo . viene dichiarato

incostituzionale dalla Corte. Molte leggi delega prevedono che il Governo debba chiedere prima un

parere dalle competenti commissioni parlamentari (procedimento partecipato)

Le deleghe integrative-correttive consentono al Governo di introdurre aggiustamenti necessari al D.

legislativo. anche dopo scaduto il termine della delega.

I Governo non può essere delegato a modificare la Costituzione, o abilitato per leggi di bilancio,

trattati internazionali, ecc…

Una delle più frequenti applicazioni dell’istituto della delegazione legislativa trova luogo nel caso

dei testi unici (che raccolgono e riordinano in un testo unico la legislazione vigente) e nei codici

(che contengono la disciplina organica di un settore).

Il decreto legge è un atto del Governo con forza di legge, adottato in casi straordinari di necessità

ed urgenza (disastri naturali, emergenze sociali, o economiche).

La Costituzione consente al Governo di alterare l’ordine normale dei poteri, adottando

provvedimenti provvisori con forza di legge. Nello stesso giorno in cui il decreto legge è emanato, il

Governo ha l’obbligo di trasmetterlo alle camere chiedendone la conversione in legge, che deve

avvenire entro 60 gg dalla pubblicazione nella Gazz. Ufficiale, altrimenti il decreto perde efficacia

retroattivamente (fin dal momento in cui è stato adottato). La disciplina vigente per sessanta giorni è

come se non ci fosse mai stata.

Appena adottato, il decreto-legge diventa oggetto di un apposito disegno di legge di conversione.

Tale legge ha l’effetto di ripristinare il normale ordine costituzionale per mezzo di una sostituzione

(novazione) della fonte: la legge si sostituisce completamente al decreto-legge.

Il decreto legge è destinato quindi a scomparire comunque entro 60 gg: o perché convertito in legge

(permarrà nell’ordinamento la legge di conversione) o perché non convertito (come se mai

emanato).

Se il decreto legge nasce costituzionalmente illegittimo (es. perché senza situazione realmente

urgente), tale invalidità si trasmette ala legge di conversione. Prima il Pres. della Rep. poi il

Parlamento verificano tali presupposti.

legge che ha il compito di “salvare” gli effetti prodotti dal decreto legge decaduto

Sanatoria=

sollevando il Governo dalle responsabilità. Infatti, se un decreto-legge decade, il Governo risponde

direttamente di tutti gli effetti prodotti nei confronti di cittadini e istituzioni.

Gli emendamenti posti dal Parlamento sui decreti-legge in sede di conversione, entrano in vigore il

gg successivo a quello della pubblicazione della legge di conversione.

Oggi il decreto legge rappresenta un vero e proprio atto di legislazione ordinaria, poich viene usato

anche in situazioni non di emergenza. la Corte Cost. è riuscita invece a porre fine alla “reiterazione

dei decreti legge”, per cui in caso di decreto-legge non convertito, se ne presentava un altro identico

dopo 60gg.

Il referendum abrogativo, art. 75 è un istituto attraverso il quale il corpo elettorale è chiamato a

pronunciarsi direttamente circa l'abrogazione totale o parziale di una legge o un atto avente valore

di legge. La sua collocazione è tra le fonti primarie, poiché può modificare l'ordinamento normativo

vigente. Visto come un fastidioso contropotere dalle maggioranze politiche, ha trovato concreta

attuazione solo nel 1970(questione divorzio), quando venne adottata la disciplina legislativa a

riguardo.

Attraverso il referendum si determina l'abrogazione per il futuro (non retroattiva). Sono escluse dal

referendum:

-leggi tributarie e di bilancio

-leggi di amnistia e indulto

-leggi per la ratifica dei trattati internazionali

Il procedimento referendario si articola in varie fasi:

1) L'iniziativa spetta a 5 consigli regionali o a 500.000 elettori (comitato promotore, la cui richiesta

dev'essere depositata presso l'Ufficio centrale per il referendum).

2) L'ufficio centrale per il ref. effettua un controllo sulla legittimità delle richieste.

3) La Corte costituz. giudica l'ammissibilità delle richieste dichiarate legittime.

4) Se le richieste sono ammesse, il Pres. della Rep. indice il referendum su deliberazione del Cons.

dei Ministri

5) Previsti 2 quorum: uno di partecipazione (valido se hanno partecipato 50%+1 degli aventi diritto)

e uno circa l'esito del voto

6) Nel caso di abrogazione, essa è dichiarata dal Presidente della Rep. con decreto

La Corte Costituzionale ha enucleato anche i limiti impliciti: ha assimilato il referendum a una

legge meramente abrogativa; ciò comporta l'inammissibilità del ref. in tutti i casi in cui non

potrebbe validamente intervenire una legge del Parlamento di contenuto meramente abrogativo (NO

ad oggetto la Costituzione, le leggi costituz., le leggi costituzionalmente necessarie come le leggi

elettorali, in quest'ultimo caso può agire ma solo parzialmente). Il quesito proposto dev'essere

omogeneo, univoco, chiaro e non contraddittorio.

Negli anni '80 fiorire di richieste referendarie, negli anni '90 uso più circoscritto a causa della scara

partecipazione al voto e quindi difficoltà di raggiungere il quorum.

E' divenuto strumento di indirizzo politico e un motore per le riforme. Sono stati richiesti molti

referendum idonei a realizzare un intero programma politico alternativo (Part.Radicali)

Si sono usate abrogazione abilmente pensate in modo che la "normativa di risulta" potesse produrre

direttamente un nuovo testo, come col ref. del '93 che pose sistema elettorale maggioritario al posto

del proporzionale.

Le fonti di carattere secondario sono in posizione subordinata rispetto alla legge. Il caso più

cospicuo è quello dei regolamenti del Governo: sono fonti secondarie con le quali il Governo pone

regole di carattere organizzativo e procedurale oppure provvede a disporre ciò che è necessario per

dare attuazione alle leggi del Parlamento. La Costituzione non prevede i regolamenti ma

presuppone (art.87 Comma V) che il Presidente della Repubblica abbia la potestà di emanarli.

Nessun regolamento può essere deliberato dal Governo senza la presenza di una sorta di

"autorizzazione", ossia di una base fornita dalla legge caso per caso di volta in volta. Il Governo ha

potestà di emanare regolamenti solo nelle materie in cui lo Stato ha potestà legislativa esclusiva.

Mentre le fonti primarie sono a numero chiuso ed hanno uno spazio costituzionalmente definito, le

fonti secondarie sono a numero aperto e il loro spazio è limitato dalle riserve di legge presenti in

Cost.

I regolamenti governativi sono deliberati dal Consiglio dei Ministri ed emanati con decreto dal Pres.

della Rep.

-regolamenti di esecuzione (delle leggi)

-regolamenti di attuazione (delle leggi)

-regolamenti di organizzazione (delle amministrazioni pubbliche)

I regolamenti ministeriali e interministeriali sono emanati da uno o più ministri e devono rispettare i

regolamenti governativi.

I regolamenti indipendenti sono emanati in materie non riservate alla legge, ma sono comunque

sottoposti a criteri estraibili dai principi generali dell'ordinamento (indipendenza relativa)

Delegificazione= istituto mediante il quale una legge 1) attribuisce al potere regolamentare del

Governo il compito di regolare una certa materia anche modificando la disciplina legislativa vigente

2) dispone l’abrogazione di tale disciplina a decorrere dall’entrata in vigore dei regolamenti di

delegificazione (la legge di delegific. dispone l’abrogaz. e affida ai regolamenti governativi il potere

di ridisciplinare interi settori normativi).

L’Italia è uno Stato regionale in cui la Repubblica riconosce e promuove le autonomie locali.

Le competenze normative delle regioni a statuto speciale sono disciplinate non dalla Costituzione,

ma dai rispettivi statuti, approvati con leggi costituzionali.

Per le regioni a statuto ordinario, la Costituzione attribuisce la potestà normativa.

Statuto= fonte primaria del diritto con cui la regione disciplina rilevanti aspetti della sua

–principi –diritto

organizzazione e struttura interna: -forma di governo di organizzazione di

iniziativa e referendum

Lo Statuto è una “piccola Costituzione regionale”: dev’essere approvato per 2 volte dal Consiglio

regionale, a maggioranza assoluta con intervallo di almeno 2 mesi. Poi la legge è pubblicata sul

Bollettino Ufficiale, ed entro 3 mesi 1/50 degli elettori o 1/ del Consiglio regionale possono

richiedere un referendum sullo Statuto. L’art.123 prevede anche possibilità di un controllo di

legittimità costituzionale da parte del Governo entro 30gg dalla pubblicazione.

Le Regioni hanno potestà legislativa.

a) Competenza legislativa esclusiva statale: insieme di materie in cui il soggetto legittimato a

porre le fonti legislative è lo Stato, e dunque, in prima battuta il Parlamento o il Governo. Si tratta di

materie che corrispondono ad interessi unitari (politica estera, immigrazione, difesa, sicurezza,

moneta, concorrenza, pesi e misure)

b) Competenza legislativa concorrente regionale: insieme di materie in cui allo Stato spetta la

determinazione dei principi fondamentali di ciascuna materia, mentre alle Regioni la potestà

legislativa di dettaglio. (tutela e sicurezza del lavoro, della salute)

c) Competenza legislativa residuale regionale: tutte le materie non comrese negli altri

raggruppamenti, in cui le Regioni hanno una potestà legislativa che vede come vincolo solo la

Costituzione.

In caso di interferenza tra norme rientranti in materie di potestà esclusiva, spettanti alcune allo Stato

evidente l’appartenenza

ed altre alle regioni, la Corte Costituzionale ha ritenuto che qualora appaia

del nucleo essenziale ad una materia, si possa far riferimento ad un “criterio di prevalenza”che di

solito ha comportato l’attribuzione della potestà normativa in oggetto allo Stato.

Chiamata in sussidiarietà: lo Stato può chiamare a sé la competenza legislativa regionale ma:

–deve

-deve sussistere un interesse unitario essere rispettato il principio di leale collaborazione

Esistono anche competenze regolamentari riconosciute alla Regione.

Comuni, province e città metropolitane trovano riconosciuta in Costituzione dal 2001 la potestà

normativa statutaria e regolamentare.

Statuti e regolamenti comunali, provinciali e delle città metropolitane sono fonti secondarie, ma a

competenza privata.

CAPITOLO VI

Diritti e doveri

La garanzia dei diritti, presenta già nello Stato liberale, acquista una posizione centrale soprattutto a

partire dal secondo dopoguerra. Nelle Cost. liberali il Parlamento era riuscito ad imporre le sue

regole nei confronti del monarca. Nelle Cost. contemporanee si sottrae alle maggioranze

parlamentari la disponibilità di cambiare certi principi in essi contenuti. Nascono così le

Costituzioni rigide, che mettono al riparo i diritti.

Accanto alle “libertà negative”, proprie delle Costituzioni liberali, si scrivono nelle Cost.

contemporanee anche “libertà ovvero quelle che richiedono un intervento attivo dei

positive”,

poteri pubblici per la loro garanzia.

La garanzia dei diritti nello Stato contemporaneo assume anche una dimensione sopranazionale,

poiché vengono approvati alcuni documenti fondamentali come la Dichiarazione universale dei

diritti dell’uomo e la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà

fondamentali (1950). rigide lunghe

Molte costituzioni del dopoguerra, oltre ad essere , sono anche , poiché corredate da

un catalogo competo dei diritti civili, politici, sociali ed economici.

ARCHITETTURA GENERALE DELLA CARTA COSTITUZIONALE:

Principi Fondamentali, segue una prima parte

Dopo i primi 12 articoli qualificati come

composta da 42 art. e intitolata Diritti e doveri dei cittadini, una seconda parte contenente

l'Ordinamento della repubblica.

La prima parte è articolata in quattro titoli dedicati ai: rapporti civili, ai rapporti etico-

sociali,rapporti economici e rapporti politici.

Concezione antropologica che sottende la cost.:la libertà consiste in un intreccio di rapporti in cui la

persona umana è inevitabilmente inserita.

I PRINCIPI FONDAMENTALI SI APRONO CON L'ARTICOLO 2: (leggere articoli sul manuale

della cost.) Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia

Art.2:”La

nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri

inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.

La persona è al centro, ed è considerata non come individuo singolo e atomizzato, ma come inteso

nella sua proiezione sociale, legato alle formazioni sociali, dove fiorisce e si sviluppa la sua

individualità;conformemente alla forma pluralista dello Stato.

dire che la Repubblica “riconosce e garantisce i diritti inviolabili”, si afferma che i diritti non

Nel

sono “concessi” (come nello stato liberale), ma preesistono alla Repubblica.

Inviolabilità= garanzia di intangibilità dei diritti stessi, non eliminabili neanche da parte

dell’organo espressivo della volontà popolare (Parlamento). Essi non potranno mai essere neanche

irragionevolmente sospesi dall’autorità pubblica! Questa può solo riconoscerli non creare o elargire!

Oltre ai 4 diritti del titolo I (libertà personale, di domicilio, libertà e segretezza della corrispondenza

e difesa) si riconosce inviolabilità anche alla salute, alla vita, al proprio pensiero.

La Corte Costituzionale ha esteso a molti nuovi diritti (identità sessuale, ambiente, privacy,

abitazione) la protezione costituzionale anche attraverso il richiamo a documenti internazionali.

L’ultima parte dell’art.2 afferma che “la Repubblica richiede l’adempimento dei doveri inderogabili

di solidarietà politica, economica, e sociale”. Tele formulazione sancisce nella Cost. Il

solidarietà.

principio/valore della

La solidarietà è la ragione dei doveri inderogabili a carico dei singoli e delle formazioni sociali.

I doveri non sono la “controprestazione dei diritti”, ma sono legati ad un valore, la solidarietà, che è

ritenuto anch' esso una dotazione originaria dell'uomo e caratteristica della sua socialità.

Come per i diritti inviolabili, anche per i doveri ulteriori a quelli previsti dalla Costituzione essi

o secondo la riserva di legge dell’art.23.

possono essere aggiunti, ma solo dalla legge

il principio di uguaglianza ha radici antichissime, fin dalla Grecia, passando per l’egalité della

Art.3

riv.francese. In Italia tale principio trova maturazione dall’incontro in Assemblea Costituente tra gli

ideali social-cuministi, democristiani e liberali.

primo comma riproduce la concezione liberale dell’uguaglianza “tutti i

-Il in senso formale:

cittadini hanno pari dignità sociale sono uguali davanti alla legge”.

l’uguaglianza

-Nel secondo comma si esplicita sostanziale, consiste nella rimozione delle

differenze che ostacolano il raggiungimento dell'uguaglianza formale. In altri termini, l'uguaglianza

formale parte dal presupposto che tutti sono uguali e di conseguenza tutti devono essere trattati allo

stesso modo. L'uguaglianza sostanziale parte dal punto di vista opposto; tutti sono diversi e quindi

devono essere trattati in modo ragionevolmente diverso:nel senso che occorre rimuovere, se

necessario in misure diseguali, le disuguaglianze che limitano il pieno sviluppo della persona

umana, mentre altre forme di differenze possono essere mantenute , o persino tutelate e protette se

attengono a specificità che fanno parte dell'identità dei soggetti.

Al giudizio di uguaglianza si è andato poco a poco a preferire il giudizio di non discriminazione:

esso afferma lo stesso valore dell’uguaglianza, vietando le differenziazioni irragionevoli di

trattamento. Si tende a colpire le differenziazioni di trattamento, ponendo in secondo piano il

giudizio sulla ragionevole differenza delle condizioni. Condizioni considerate diverse tempo fa(es.

orientamento sessuale) oggi non vengono più percepite come tali e quindi rivendicano trattamenti

eguali. l’uguaglianza di fronte alla legge, sulla quale si fonda

Uguaglianza formale: lo Stato di diritto.

Concetto connesso col principio di legalità, che determina un vincolo dei poteri pubblici e il divieto

che essi si comportino in modo difforme da quanto previsto dalla legge. Essa si traduce nel divieto

differenziati . Ciò non postula però l’esistenza di un

di adottare trattamenti irragionevolmente

obbligo assoluto di trattamento uniforme.

La nostra forma di Stato ha postulato la necessità di differenze normative in alcuni casi!

Divieto di discriminazione rispetto:

“meno forte” poiché sono presenti norme costituzionali che postulano una

-al sesso= divieto

differenze in relazione al sesso (art.29 relativo alla famiglia)

-alla razza

-alla lingua (tutela delle minoranze linguistiche

-alla religione (influenzato dagli art.8 e 19 e dalla normativa prevista per regolare i rapporti con la

Chiesa cattolica).

-alle opinioni politiche

-alle condizioni personali e sociali: difficile interpretazione, da cui si può trarre il divieto di leggi ad

personam, già cmq precluse dal principio di uguaglianza.

Uguaglianza sostanziale: il compito della Repubblica non è solo i riconoscere che tutti sono uguali

davanti alla legge, ma di aiutar coloro che si trovano in condizioni svantaggiate a poter raggiungere

la piena promozione della loro personalità. Essa giustifica il riconoscimento di tutti i diritti sociali

(lavoro, salute, istruzione). Quindi il principio di uguaglianza, non si traduce in assoluta parità di

trattamento:trattare allo stesso modo situazioni obiettivamente differenti significherebbe creare

discriminazione nei confronti di quei soggetti che hanno bisogno di una maggiore tutela rispetto agli

altri. Il compito di diversificare in certi casi le norme spetta al legislatore, il quale però , nel

valutare la diversità delle situazioni deve attenersi al criterio della ragionevolezza, deve cioè

fornire logiche spiegazioni alla disparità di trattamento tra i cittadini.

PARTE PRIMA- DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI

Si ha una distinzione tra le 4 tipologie di rapporti che vengono prese in considerazione per

identificarne la tutela: rapporti civili (I), etico-sociali (II), economici (III), politici (IV).

TITOLO I (Rapporti civili):

diritti a matrice individuale costruiti secondo l’immagine dei “cerchi concentrici”

ART. da 13a16:

che inizia con libertà personale, poi di domicilio, poi segretezza della corrispondenza, poi

circolazione.

Il titolo I contiene poi i diritti che attengono alla sfera pubblica (riunirsi, associarsi, manifestazione

del pensiero).

TITOLO II (Rapporti etico-sociali):

famiglia, alla salute, alla cultura e all’istruzione. Nonostante siano inseriti nel

riferimento alla

TITOLO III anche il diritto al lavoro, all’assistenza e previdenza appartengono ai diritti sociali.

Due sono le forme principali di garanzia costituzionale delle libertà:

 la riserva di legge

 la riserva di giurisdizione: è un principio giuridico che prevede che per la disciplina di

particolari materie, e soprattutto per decisioni che attengono alla restrizione della libertà

dell'uomo, possa intervenire solo ed esclusivamente l'autorità giudiziaria

CAPITOLO VII

La Costituzione economica

è l’insieme delle norme costituzionali che riguardano le posizioni e le

La Costituzione economica

relazioni degli individui, intesi come soggetti economici. Possiamo far riferimento alle disposizioni

costituzionali che riguardano i diritti, le libertà economiche e il ruolo dello Stato nell’economia.

Oltre alle libertà economiche (titolo III parte I) riguarda tutte le disposizioni che aiutano a

assegnare all’homo economicus (soggetto

comprendere quale posto il costituente ha voluto

decidente e agente sulle scelte economiche).

Essa non riguarda solo l’economia privata (proprietàe impresa), ma comprende anche il rapporto tra

l’individuo, la società e lo Stato ( fisco e moneta).

Due definizioni:

-una minimale, che si riferisce alla regolazione dei rapporti economici (impresa e proprietà)

-una più ampia, che si riferisce alla scelta costituzionale degli obiettivi economici e dei rapporti tra

l’economia, la società, la politica.

economica c’è la

Al centro della Cost. persona umana. Il lavoro ha valore fondante ed è inteso

come “attività o funzione che concorre al progresso materiale o spirituale della società”. Esso non

ha priorità sull’uomo: non è il lavoro in quanto tale ad essere tutelato, ma il lavoro in quanto

espressione della persona umana, attraverso cui l’uomo si distingue dalle altre specie viventi.

Esso è un diritto ma anche un dovere ( di solidarietà economica e sociale).

Pur nell’equiparazione di tutte le categorie, il costituente considera quello dipendente l’anello

debole della catena lavorativa, con tutela maggiore. (favor costituzionale per il lavoro dipendente).

ART. 35: “La Repubblica cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori; mondo

dell’istruzione e del lavoro s’incrociano in interventi per la diffusione delle conoscenze”.

Si promuovono gli accordi e le organizzazioni internazionali per l’affermazione dei diritti al lavoro.

Libertà di emigrazione: qui ribadita come diritto sociale, molto attuale grazie alla libertà di

circolazione delle persone in Europa.

Nell’ART.38 si hanno tutele pensate per l’assenza di lavoro, ma purtroppo inattuali perché pensate

per un mercato con posto fisso.

ART.36: rappresenta lo statuto giuridico del lavoratore (retribuzioni, orari giornalieri, riposi e ferie).

Al lavoratore dev’essere garantita una retribuzione proporzionata al lavoro svolto.

L’individuazione della corretta ricompensa segue due criteri:

-il criterio minimo della sufficienza, a prescindere dalla quantità e qualità del lavoro prestato:

riflette l’ottica solidaristica e dell’uguaglianza sostanziale. Conferma una dimensione sociale del

lavoratore. tra remunerazione e lavoro svolto: riflette l’ottica tipica

-il criterio ragionevole della proporzione

dei rapporti contrattuali in cui le parti si scambiano beni con carattere di reciprocità.

ART.37: (chiaro esempio del princ.personalista e uguagl. sost.): ha per destinatari le donne e i

minori, nella tutela del lavoro subordinato. Ribadisce che la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e la

stessa retribuzione a parità di lavoro (inteso come mansioni) dell’uomo. Le condizioni di lavoro

devono consentire alla donna l’adempimento della sua essenziale funzione familiare. La tutela dei

figli sta alla base dell’articolo.

Grazie al diritto europeo di equipara la posizione di uomo e donna nei confronti dei doveri

genitoriali si ha un allargamento di prospettiva nel ruolo di padre lavoratore.

Il Testo unico delle disposizioni a sostegno della maternità e della paternità, per garantire

uguaglianza formale, ha previsto un iniziale trattamento previdenziale anche per lavoratrici

autonome, non solo dipendenti.

ART.38: è l’essenza della sicurezza sociale, ovvero di quei diritti sociali di previdenza ed

cittadini e lavoratori in un’ottica solidaristica e non

assistenza che hanno come destinatari

mutualistica. (infortunio, malattia, invalidità). L’elemento dell’involontarietà del soggetto ha reso

ammissibile l’inserimento nell’art.38 anche la disoccupazione involontaria.

Diritto alla previdenza= quel trattamento (pensione) che proporzionato alla retribuzione ottenuta

durante l’attività lavorativa ma che al tempo steso non sia inferiore ad un trattamento minimo.

Diritto all’assistenza= diritto al riconoscimento di un aiuto a soggetti in stato di bisogno del

minimo esistenziale. Ha solamente carattere solidaristico.

Fino a pochi anni fa erano servizi e prestazioni esercitati pressoché esclusivamente dallo Stato.

I lavoratori non sono soltanto destinatari delle garanzie, ma hanno anche il diritto di partecipare alla

politica economica o alle scelte aziendali.

l’organizzazione sindacale è libera, e l’unico obbligo che si può imporre ai

ART. 39 sui sindacati:

sindacati è quello della registrazione previa verifica del carattere democratico dell’ordinamento

interno. La registrazione conferirebbe loro personalità giuridica, ma di atto tale registrazione non è

mai avvenuta per restare semplici associazioni libere. L’inattuazione della registrazione dei

all’efficacia dei contratti collettivi.

sindacati ha comportato numerosi problemi relativamente

La libertà sindacale dev’essere anche vista come libertà della persona, il cui esercizio è finalizzato a

correggere le asimmetrie tra forze economiche.

I contratti collettivi sono accordi di natura privata, ma ad effetti generali. Servono a stabilire una

regolamentazione minima del rapporto di lavoro, che i contratti aziendali e individuali dovranno

rispettare. La dottrina ha ricondotto tali atti all’autonomia contrattuale privata.

La non vincolatività di tali accordi a causa della mancata registrazione dei sindacati sottoscrittori

può generare un’asincronia tra condizioni di lavoro destinate ai lavoratori aderenti al sindacato e

cond. di lavoro di coloro che non vi hanno aderito. E’ ormai deciso che tali contratti, pur avendo in

linea di principio un’efficacia inter pares, hanno in linea di fatto un’efficacia erga omnes.

Il criterio che per lungo tempo ha prevalso nell’accreditamento dei sindacati alla contrattazione è

stato quello della maggiore rappresentatività, che risulta dalla quantità di iscritti e dalla diffusione

dell’organizzazione, sia categoriale che territoriale.

Il ruolo dei sindacati resta preminente nella politica economica grazie ai meccanismi di

concertazione con le istituzioni pubbliche

Concertazione= approccio alla gestione delle relazioni industriali basato sul confronto e la

partecipazione alle decisioni politiche ed alla contrattazione in forma triangolare: organizzazioni

sindacali, organizzazioni dei datori di lavoro e autorità pubbliche

diritto all’astensione collettiva dal lavoro finalizzata al conseguimento

ART. 40 diritto di sciopero:

di un comune interesse dei lavoratori. Si ha una scelta netta per la costituzionalizzazione del diritto

di sciopero rispetto al mancato riconoscimento del diritto di serrata: disparità di trattamento

giustificata dalla differenza di situazioni.

La previsione costituzionale sullo sciopero è molto laconica, poiché per i costituenti il passo avanti

era semplicemente riconoscere a livello cost. il diritto di astensione collettiva dal lavoro. Rinvia alla

legge la regolamentazione del diritto.

La Corte Costituzionale afferma che lo sciopero dev’essere finalizzato al conseguimento del

comune interesse dei lavoratori. Può anche essere un interesse economico di altre categorie di

lavoratori, nei confronti dei quali gli scioperanti agiscono per solidarietà.

Con riferimento allo sciopero nei servizi pubblici essenziali, sono previste procedure di

conciliazione e garanzie minime di prestazione dei servizi.

nessun dubbio sui lavoratori dipendenti. Nell’art. 40 possono

Titolarità del diritto di sciopero:

essere ricondotte anche alcune forme di lavoro autonomo. La recente modifica della legge

146/1990 ha esteso ulteriormente tale diritto a lavoratori autonomi, liberi professionisti.

ART.46: i lavoratori hanno diritto a collaborare alla gestione delle aziende nei modi e limiti stabiliti

dalla legge. E’ il “fratello minore” dell’art.39 e dimostra l’esigenza di disciplinare

costituzionalmente forme diverse di partecipazione del lavoratore alla vita delle imprese rispetto al

sindacalismo. Ma….. istituiti nel ’45 e smantellati nel ’47 e

-la scomparsa dei consigli di gestione --

del modello sindacale

-l’affermarsi nella gestione dei rapporti tra lavoratori e datori hanno reso

l’articolo.

vano

ART. 41 e 42: relativi al diritto di iniziativa economica e al diritto di proprietà. Articoli letti sia in

prospettiva “socialista” che “liberale”. Tali libertà economica sono strumenti per la protezione

della persona e sono suscettibili di essere limitate laddove un esercizio privo di regolazione e

controllo comprometta tale finalità. I padri costituenti non riponevano né una totale fiducia nel

mercato per la promozione della persona, né una visione socialista. L’intervento dello Stato in

è solo un mezzo per giungere all’obiettivo della piena promozione della persona.

economia

I lavoratori non sono soltanto destinatari delle garanzie,n ma hanno anche il diritto di partecipare

alla politica economica o alle scelte aziendali.

ART.41: riconosce la libertà di iniziativa economica. Essa va interpretata in senso ampio come

attività di impresa, come pure ogni attività occasionale di chi utilizza la ricchezza per produrne di

l’utilità sociale,

nuova. Tale attività non può svolgersi in contrasto con e non deve recare danno alla

sicurezza, alla libertà, e alla dignità umana.

Il contrasto tra l’accumulazione del capitale del privato e l’utilità sociale ha giustificato l’intervento

dello Stato in economia. e dei programmi affinché l’attività economica sia

Si affida alla legge la determinazione dei controlli

indirizzata a fini sociali. Si anticipa la possibilità dello svolgimento di attività economiche da parte

dello Stato. L’attività economica pubblica non è garanzia del perseguimento dei fini sociali;

anch’essa è sottoposta a programmi e controlli Questo articolo (41) ha superato la “prova di

La libertà di iniziativa economia non è inviolabile.

resistenza” rispetto alle regole di libera concorrenza dell’ordinamento comunitario poiché non vi è

indicato un modello economico fisso, ma solo come obiettivo la promozione della persona.

E’ possibile leggere nell’articolo il diritto di proprietà e la libertà contrattuale..e anche la libertà di

concorrenza, poiché presuppone la compresenza di imprenditori che liberamente svolgono la loro

attività. Quest’ultima è stata assunta a principio comunitario e inserita nella Cost. come materia di

esclusiva competenza statale.

ART.43: consente la riserva originaria o il trasferimento allo Stato(oltre a enti pubblici,

comunità di lavoratori o utenti) di determinate imprese o categorie di imprese.

Afferma che lo Stato può espropriare un bene ad un privato, per interesse generale (es.

nazionalizzazione di servizi pubblici essenziali, fonti di energia). La preoccupazione del costituente

era quella di evitare la nascita di monopoli privati e di garantire l’erogazione dei servizi essenziali

in condizione di economicità. L’articolo consente di modificare la titolarità delle imprese, rendendo

“pubblico” ciò che è “privato” e “cooperativo” ciò che è “capitalistico”. La gestione privata di tali

servizi è quindi considerata in disarmonia con la realizzazione dei fini di utilità generale.

Impiegato negli anni ’60 e ’70, oggi con l’obbligo di conformazione alle regole comunitarie sulla

concorrenza, l’art.43 ha perso attualità. Storicamente si sono creati enti pubblici incaricati di

acquisire partecipazioni in società private (IRI=istituto ricostruz. industr, convertito nel ’92 in s.p.a.

per incompatibilità con regole europee)

Se il limite all’iniziativa economica è l’utilità sociale, il limite al diritto di proprietà è la funzione

sociale.

ART. 42: la proprietà è individuata come pubblica o privata, riconosciuta e garantita dalla legge, che

ne determina i modi di acquisto e godimento e i limiti, allo scopo di assicurarne la funzione sociale.

della persona e dell’uguaglianza sostanziale. E’ quella dimensione

Funzione sociale= affermazione

in cui il raggiungimento degli obiettivi “egoistici” è in armonia e coerenza con la realizzazione di

Il

interessi sociali (non solo di natura economica, ma della tutela della salute o dell’ambiente).

diritto di proprietà non è né assoluto né inviolabile.

“compromesso dilatorio”= non si volle imporre una precisa ideologia del diritto di proprietà

Espropriazione= tipologia più rilevante di limitazione al diritto di proprietà: rappresenta il prototipo

dei trasferimenti coattivi della proprietà. Tre condizioni per la presenza di un titolo espropriativo:

-la presenza di un titolo espropriativo (conclusione di un processo amministrativo)

-sussistenza di un interesse generale

è la dimostrazione che l’atto autoritativo di espropriazione lede un diritto.

-obbligo di indennizzo:

Nel calcolo dell’indennizzo, l’indennizzo non deve reintegrare completamente il patrimonio

dell’espropriato, proprio perché il perseguimento dell’interesse generale può richiedere un

sacrificio. Per molti anni si è consentito ad enti locali di pagare indennizzi lontanissimi da valore di

mercato dei beni e la Corte Cost. chiuse un occhio per risanare la finanza pubblica. La Corte di

Strasburgo è intervenuta dicendo che deve valere il principio di una necessaria e ragionevole

corrispondenza dell’indennizzo del bene espropriato con il valore di mercato.

Prevede una riserva di legge per l’imposizione di obblighi e

ART.44: tratta della proprietà terriera.

vincoli alla proprietà terriera privata, la fissazione dei limiti alla sua estensione, la promozione e

l’imposizione alla bonifica. Una prima riforma fondiaria fu realizzata negli anni ’50, con la

trasformazione del latifondo e la distribuzione delle terre.

ART.47: il risparmio. La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme e

disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Fino agli anni ’90 l’attività bancaria era

prevalentemente pubblica.Nel ’93 su impulso dell’ord. comunitario, venne approvato il Testo unico

bancario. Tra le varie modalità di risparmio, alcune vengono suggerite come più meritevoli di tutela:

proprietà dell’abitazione –la –il

-la proprietà diretta coltivatrice diretto o indiretto investimento

azionario nei grandi complessi produttivi del paese

L’articolo non fa riferimento alla moneta.

rappresenta un’ipotesi specifica di partecipazione e gestione dei lavoratori

La cooperativa

all’impresa. L’ART. 45 riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e

di speculazione privata. La qualità cooperativa di un’attività economica rende tale attività

senza fini

degna di maggiore considerazione e tutela rispetto all’iniziativa economica in generale.

Nelle cooperative l’elemento personale è centrale, a fronte di una minore rilevanza di quello

patrimoniale. Il modello cooperativo deve avere carattere di mutualità(fornire ai soci quei beni o

(è vietato l’intento del singolo

servizi per cui essa è sorta) e assenza di fini di speculazione privata

socio di realizzare un suo utile personale rispetto agli altri).

ART. 45: l’impresa artigiana: anch’essa si distingue per l’elemento personale. Viene tutelato in

quanto rappresenta un modello alternativo alle grandi imprese private. (“piccola impresa” è stata

spina dorsale del modello di svil.economico italiano)

ART. 23, 53 e 119: Costituzione fiscale: parte della Costituzione economica diretta ad incidere sul

patrimonio economico della popolazione, spostando flussi finanziari da questi allo Stato, con la

finalità di contribuire alle spese pubbliche. Tali articoli hanno lo scopo di garantire un sistema

tributario efficiente, che, attraverso le entrate fiscali, adempia all’essenziale funzione di

mantenimento dello Stato sociale e dunque contribuisca alla rimozione degli ostacoli che

il raggiungimento dell’uguaglianza sostanziale.

impediscono

ART.23: prevede che lo Stato possa attraverso la legge imporre al cittadino sia l’obbligo di

prestazioni personali (es. servizio militare obbl.), sia di prestazioni patrimoniali (pagamento

Quest’ultime si giustificano nell’ottica solidaristica, mentre in una prospettiva mutualistica

tributi).

essa costituisce un obbligo di dare in cambio dell’erogazione pubblica di taluni beni e servizi. La

riserva di legge in materia di prestazioni patrimoniali è garanzia che le modalità di distribuzione dei

carichi impositivi siano effettuate in seguito ad una ponderazione in Parlamento.

ART.119: riconosce un’autonoma capacità impositiva delle Regioni. Le Regioni possono istituire

con legge tributi regionali e locali. Esiste la possibilità di un diverso trattamento fiscale a seconda

del luogo in cui si vive. L’articolo prevede comunque l’esistenza di un fondo perequativo statale per

i territori con minore capacità fiscale per abitante.

la riserva di legge prevista dall’art.23 Cost. e la legittimità delle fonti

Riguardo alla compatibilità tra

comunitarie dirette a spiegare effetti in maniera tributaria, la Corte Costituzionale ha affermato che

la riserva non è formalmente applicabile alle norme comunitarie.

L’ART.53 esplicita l’obbligo di contribuzione come categoria delle prestazioni patrimoniali. Si

concorre alle spese pubbliche secondo due parametri: -la capacità contributiva il criterio della

progressività. tributi dev’essere l’esistenza di eventi che

capacità contributiva= il presupposto del pagamento dei

possono aver conferito una certa forza economica al contribuente e che, generando ricchezza,

debbono rimanere in parte nella sua disponibilità per i suoi bisogni essenziali, in una certa quota

alle casse dello Stato. Non coincide con la percezione di qualsiasi reddito, ma la soggezione

all’imposizione scatta solo al sussistere di una disponibilità di mezzi economici che consenta di

farvi fronte. La determinazione di tale minimo risulta -da una valutazione media dei mezzi

occorrenti per i bisogni elementari della vita e -da una complessiva situazione economica del Paese.

progressività= è la caratteristica di un'imposta la cui aliquota aumenta all'aumentare

dell'imponibile. L'imposta da pagare aumenta quindi più che proporzionalmente rispetto all'aumento

dell'imponibile. Si tratta quindi di un principio non di giustizia formale, ma di giustizia tributaria,

riconducibile alla solidarietà collettiva.

Secondo alcuni la Costituzione economica avrebbe dovuto prevedere il pareggio di bilancio, ed è

considerata come carente sotto questo aspetto, così come per la copertura delle spese senza ricorso

all’indebitamento o all’inflazione.

ART. 81: “occorre prevedere la copertura di spesa per ogni legge”…ma è solo un obbligo formale e

mai è stato ricondotto all’obbligo di pareggio, ma letto solo come prescrizione del divieto che le

leggi di spesa, prive di copertura, alterino gli equilibri di entrate ed uscite.

La necessità di individuare un limite invalicabile al disavanzo ed alle manovre monetarie è tuttavia

venuto dall’esterno, con i principi di rigore finanziario e la competenza in materia monetaria

dell’Unione europea.

Il costituente non ha inteso scegliere un modello economico preciso quanto piuttosto garantire

l’obiettivo finale fissato dalla combinazione del principio personalista col principio di uguaglianza

sostanziale. Non ha sposato a priori una peculiare teoria economica, e ciò ha consentito alla

Costituzione di reggere alla vertiginosa evoluzione dei rapporti economici. Un rapporto flessibile

tra intervento pubblico e libera iniziativa economica, mutevole al mutare delle circostanze, ha

permesso alla nostra Costituzione di restare coerente e immodificata.

Fino agli anni ’90 lo Stato è intervenuto sia in maniera diretta sia in maniera indiretta.

Ministero esistente fino al ’93 che si occupava delle “partecipazioni statali”.

Interventi diretti:

-o lo Stato gestiva direttamente il settore tramite enti che fossero organi del ministero competente

(telecom)

- oppure tramite enti di gestione di cui aveva il controllo (enel)

Interventi indiretti: finanziamenti che consistevano in contributi a fondo perduto, premi e crediti

agevolati (Interventi ampiamente usati dalla Cassa per il Mezzogiorno). Qualsiasi forma di

programmazione è un modo di intervento indiretto.

Dagli anni ’90 con la globalizzazione dei mercati si sono resi più vani i controlli statali e si è avuto

una spinta al libero mercato impressa dalla C.€. del 1992. In quell’occasione si ripensò al

Ma il disavanzo pubblico crebbe fino alla crisi valutaria

ruolo dello Stato in economia, con lo smantellamento della presenza pubblica nella produzione.

L’adesione al Trattato CEE(Roma, 1957) ha fatto approdare l’Italia verso un neoliberismo.

L’articolo 2 del Trattato fissa l’obiettivo della promozione attraverso l’istituzione di un mercato

comune con sviluppo armonioso delle attività economiche della C.€.

Strumentali a tale obiettivo le “quattro libertà” di circolazione di persone, servizi, merci e capitali.

La libertà di concorrenza diviene dunque una pietra miliare della Costituzione economica. Essa vuol

dire infatti assenza di barriere all’ingresso nel mercato e falsature interne al mercato, che possono

essere generate dagli aiuti di Stato dagli operatori stessi tramite intese.

L’ordinamento comunitario ha indotto un cambiamento nel governo italiano dell’economia in due

direzioni.

degli aiuti di Stato e obbligo all’apertura dei mercati…provocando incompatibilità dei

-Divieto

monopoli pubblici e degli interventi diretti.

-Principi di rigore finanziario (crescita equilibrata e stabilità, che hanno imposto un risanamento dei

conti pubblici)

L’inglobamento della politica monetaria tra le competenze europee ha chiuso infine la possibilità

per gli Stati di utilizzare la leva inflazionistica per abbassare nominalmente i debiti poiché sono

sottratte ormai alla competenza dei singoli Stati. 2) 94/98: creazione dell’Istituto

1) 90/93: Liberalizzazione della circolazione dei capitali

monetario europeo, indipendenza delle banche centrali nazionale e creazione del SEBC -> 3)

fissazione dei tassi di conversione ed introduzione dell’euro.

La privatizzazione (trasformazione in sogg. di diritto privato) e la liberalizzazione ( apertura dei

dagli anni ’90 hanno rappresentato un obbligo nei confronti

mercati alle condizioni di concorrenza)

del sistema comunitario, oltre che necessità per il risanamento pubblico.

Le regole comunitarie hanno spostato il ruolo del Governo in economia da una funzione di

programmazione ed intervento diretto ad una funzione arbitrale, di controllo del rispetto delle regole

di libero mercato concorrenziale da parte degli operatori.

La nostra Costituzione adotta un modello economico “misto”, che ben regge alle tensioni a cui è

discrezionalità del legislatore l’onere di definire l’intervento dello

sottoposto, in cui si lascia alla

Stato in economia.

Il principio di sussidiarietà, che afferma che le società di ordine superiore devono aiutare,

sostenere e promuovere lo sviluppo di quelle minori, è stato inserito nella Costituzione nel 2001 ed

è fondamentale per la distribuzione dei poteri e delle competenze. “Se un ente che sta "più in basso"

è capace di fare qualcosa, l’ente che sta "più in alto" deve lasciargli tale compito e sostenerne

l’azione”.L’intervento pubblico in economia (secondo ale principio) è giustificato solo se e fino a

dove è necessario ad aiutare gli individui, nel loro sforzo di costruire una società più sviluppata. La

sussidiarietà è intesa sia come limite dell’intervento pubblico che come fonte della sua legittimità.

CAPITOLO VIII

Le forme di governo

CAPITOLO IX

Il circuito della decisione politica

Il principio della separazione dei poteri si sviluppa attraverso due “circuiti”: il circuito della

decisione politica e il circuito delle garanzie.

Circuito della decisione politica= processo attraverso il quale la funzione di indirizzo politico si

forma e si attua, a partire dal momento delle lezioni, quindi attraverso la formazione del

Parlamento, dell’Esecutivo e poi lo svolgimento dell’attività di governo. Fanno parte di questo

circuito: Parlamento e governo e in modo diverso il Presidente della Repubblica. Egli svolge una

funzione di confine tra circ. della decisione politica e delle garanzie.

è l’organo legislativo dello Stato italiano. E’ un organo complesso, costituito da due

Il Parlamento

assemblee (Camera e Senato), la cui funzione principale, sebbene non l’unica è quella legislativa.

Le previsioni che lo disciplinano sono gli art.55-82.

Da parlement (parlare in un consesso politico). Già nel medioevo il Re indiva riunioni di nobili ed

ecclesiastici (parlements). Nell’esperienza inglese del XVII secolo la parla “parlamento” è passata a

designare il potere che si esercitava attraverso una riunione. Progressiva affermazione

dell’autonomia del Parlamento dalla corona. Nell’800 i Parlamenti acquisirono il potere di

concedere e revocare la fiducia al Governo.

La nostra Assemblea costituente ha optato per un sistema bicamerale di tipo perfetto. Comunisti,

socialisti e azionisti proponevano un sistema monocamerale, la Dc invece voleva il sistema poi

adottato per consentire una rappresentanza delle diverse categorie economiche e sociali.

Due Camere elette a suffragio universale diretto, dotate di pari funzioni, ma con una composizione

in parte differente.

Diverso numero dei membri elettivi (630 deputati, 315 senatori + 5 senatori a vita), differenza di età

per l’elettorato (18 anni Camera, 25 Senato). Camera eletta su base anzionale, Senato su base

regionale.

La disciplina di dettaglio dell’organizzazione e del funzionamento della Camera e del Senato è

lasciata ad altre fonti.

ART.64:ciascuna delle due assemblee elettive deve dotarsi di un proprio regolamento, adottato con

il favore della maggioranza assoluta. Ciascuna Camera dura in carica 5 anni (legislatura).

dura dall’entrata in funzione delle Camere fino alla loro naturale scadenza. La prima

La legislatura

riunione avviiene entro il 20° gg dalle elezioni. Il Pres. Della Rep può sciogliere anticipatamente le

Camere.

Proroga: esse possono essere prorogate in caso di guerra

Prorogatio: serve invece nel periodo che intercorre tra lo scioglimento e le nuove elezioni.

La Costituzione indica un numero minimo di sedute ordinarie (che sono diventate in realtà

ordinarie) per iniziativa del presidente di ogni Assemblea, del Pres. Della Rep o di 1/3 dei

componenti. Tali sedute sono pubbliche a meno che non ne sia deliberata la segretezza.

In Assemblea è necessario il quorum strutturale (presenza della maggioranza dei componenti per la

validità delle sedute), mentre le decisioni sono assunte con quorum funzionale (maggioranza dei

presenti, maggioranza semplice). La Costituzione può stabilire maggioranze qualificate

(maggioranza assoluta=maggioranza dei componenti).

Il sistema elettorale è rimesso alla legge ordinaria.

I parlamentari godono di diritti e doveri inerenti alla carica. Non sono privilegi, ma immunità ad

esclusivo vantaggio della funzione svolta.

E’ la legge a determinare i casi di ineleggibilità ed incompatibilità (impedire che l’eletto abbia funzioni tra loro

con l’ufficio di deputato e senatore.

inconciliabili)

Verifica dei poteri= ciascuna Camera giudica i titoli di ammissione dei suoi componenti, rimettendo

pertanto il controllo sull’ineleggibilità e sulle incompatib. alla volontà delle maggioranze politiche

anziché ad un giudice indipendente.

Le immunità funzionali (insindacabilità ed inviolabilità) sono finalizzate ad affermare la più

assoluta indipendenza dei singoli parlamentari e del Parlamento stesso rispetto a tutti gli altri poteri

dello Stato.

Insindacabilità= anche dopo la cessazione della carica, non possono essere avviate azioni di

responsabilità in sede civile, penale ed amministrativa per le opinioni espresse ed i voti dati.

Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le funzioni senza vincolo di

mandato. Esiste la possibilità per gli elettori di far valere sono una forma di responsabilità politica

nei confronti dell’eletto: la non rielezione. In nessun caso il parlamentare decade dalla carica perché

cambia schieramento politico. Transfughismo= parlamentari che transitano verso partiti o

coalizioni diversi da quelli nei quali sono stati eletti

Inviolabilità= immunità dagli arresti e da ogni altro tipo di coercizione per reati non collegati

direttamente alle funzioni e limitatamente al periodo di permanenza in carica. Fino al ’93 per

sottoporre il parlamentare a processo penale occorreva un’autorizzazione da parte della Camera di

appartenenza. Dopo il ’93, nell’art.68 compare solo l’immunità dagli arresti e dalle perquisizioni.

Il Parlamento in seduta comune è un organo collegiale composto da tutti i parlamentari per lo

svolgimento di funzioni tassativamente individuate dalla Costituzione, che riguardano per lo più

l’elezione di alcune cariche dello Stato. E’ presieduto dal Pres della Camera, si riunisce nella

Camera dei Deputati ed usa il regolamento della Camera. La Cost. enumera le seguenti funzioni:

-elegge il Presidente della Repubblica

-elegge 1/3 dei mebri della Corte Costituzionale

-elegge 1/3 dei membri del Consiglio superiore della magistratura

-ha la competenza di mettere in stato di accusa il Presidente della Repubblica

-provvede alla formazione della lista di 45 nomi tra cui vengono sorteggiati 16 giudici non togati

che si affiancano allo Corte Cost. nel giudizio sui reati del Pres. Della Rep.

Cinque senatori a vita sono nominati dal Presidente della Repubblica per altissimi meriti in vari

campi. Gli ex Pres. Della Rep divengono di ritto senatori a vita.

2 camere ha il presidente e l’ufficio di presidenza, la conferenza dei presidenti dei

Ognuna delle

gruppi, i gruppi, le giunte, le commissioni permanenti, bicamerali, e speciali.

Il primo degli atti da compiere è l’elezione del presidente, che ha il compito di rappresentare

all’esterno la Camera e di esprimerne la volontà. Dirige i lavori dell’Assemblea. Definisce il

calendario dei lavori parlamentari, un potere condiviso con ala conferenza dei capigruppo.

L’elezione richiede nelle prime votazioni maggioranza qualificata. Subito dopo vengono scelti i 4

vicepresidenti.

L’ufficio di presidenza è un organo con compiti amministrativi e di natura politico-organizzativa.

E’ composto dal presidente, dai vicepresidenti, dai questorie dai segretari.

agiscono nell’interesse delle Assemblee, ma nell’interesse proprio. I

I gruppi parlamentari non

loro atti sono espressione dell’interesse di ciascun gruppo e non dell’intero collegio. Sono la

proiezione dei partiti in seno alle Camere. I regolamenti prevedono che ciascun parlamentare debba

appartenere ad un gruppo; coloro che non esprimono preferenza si iscrivono al “gruppo misto”.

La conferenza dei capigruppo ha la funzione di predisporre il programma e il calendario del

lavori.

Le giunte sono articolazioni interne che si occupano del corretto funzionamento delle camere e

dello status dei parlamentati. Sono nominate dal presidente in proporzione alla consistenza dei

rispettivi gruppi. Tra le più importanti:

-giunta per il regolamento delle elezioni: procede alla verifica dei poteri e alla regolarità delle

elezioni.

-giunta per le autorizzazioni a procedere

Le commissioni permanenti sono organi monocamerali composti in modo da rispecchiare la

proporzione interna dei gruppi parlamentari. Sono 14: bilancio, giustizia, difesa, ecc..

Le funzioni delle commissioni permanenti: relativamente alla funzione legislativa, quando è

presentato un di legge esse hanno:

-il compito di rielaborarne il testo (commissione in sede referente)

compito di deliberare una legge al posto dell’assemblea (commissione

-il in sede deliberante),

tranne in materia elettorale, di bilancio e trattati internaz.)

incarico dell’Assemblea possono redigere definitivamente ed approvare gli articoli di un

-su

progetto di legge (commissione redigente)

Le commissioni speciali sono composte in modo proporzionale ai gruppi e possono essere mono o

bicamerali.

ART.82: si permette alle Camere di disporre inchieste su materie di pubblico interesse. Le

dell’autorità

commissioni di inchiesta procedono alle indagini con gli stessi poteri e limitazioni

giudiziaria. La loro attività però non si conclude con una sentenza, ma con una relazione.

Nel vasto insieme della attribuzioni del nostro Parlamento possono essere identificate le seguenti

funzioni: a) normativa b) di indirizzo c) di informazione e controllo

insieme di attività in cui il Parlamento produce “norme” giuridiche di

Funzione normativa:

diverso grado: ART.70: “la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle 2 Camere”

-leggi ordinarie:

-leggi costituzionali

-potestà regolamentare: ciascuna Camera ha il potere di approvare il proprio regolamento interno

-pareri obbligatori, che le Camere per mezzo delle proprie commissioni sono chiamate a dare nel

procedimento di approvazione dei d.lgs.

Funzione di indirizzo: esercitata nei confronti del Governo. I regolamenti di C. e S. prevedono tre

tipi di atto di indirizzo: le mozioni, le risoluzioni, gli ordini del giorno.

consiste in un documento concernente aspetti dell’azione di Governo, che l’Assemblea

-La mozione

è chiamata a deliberare. La discussione della mozione si conclude con un voto che impegna

politicamente il Governo a comportarsi nel modo indicato dalla mozione (mozione di sfiducia).

è un atto di indirizzo con il quale le commissioni e l’Assemblea possono

-La risoluzione esprimere

il loro punto di vista e un indirizzo al Governo sull’argomento in discussione.

del giorno

-L’ordine consiste in un documento a carattere accessorio rispetto ad un altro testo

(disegno di legge o mozione). Precisa il significato della deliberazione principale.

Gli atti di indirizzo politico-economico (atti rientranti nella sessione di bilancio) dono una serie di

provvedimenti che provengono sia dal Parlamento, sia dal Governo, ed hanno l’obiettivo di

assicurare il corretto funzionamento dei mercati e di disciplinare l’intervento pubblico

nell’economia.

Funzione di informazione e controllo: nei confronti del Governo. I due strumenti informativi più

importanti sono:

-l’interpellanza, che consiste in una domanda rivolta al Governo circa i motivi o gli intendimenti

nella sua condotta su una questione di particolare rilievo

-l’interrogazione, che consiste in una semplice richiesta che ogni deputato o senatore può rivolgere

al ministro competente.

Negli anni ’80 sono state introdotte le interrogazioni a risposta immediata: lo svolgimento avviene

in un contraddittorio immediato che si svolge in un tempo definito a cadenza settimanale. (question

time). Esistono anche altre attività parlamentari per chiedere informazioni, come la possibilità per

d’inchiesta)-.

ciascuna Camera di istituire un organo deputato a tale attività (commissione

Le commissioni permanenti possono assumere informazioni mediante audizioni di membri del

Governo ed hanno il potere di disporre indagini conoscitive.

è l’organo costituzionale responsabile di promuovere ed attuare l’indirizzo

Il Governo politico

dello Stato ed è il vertice dell’amministrazione statale. E’ un organo costituzionalmente complesso,

composto da tre organi che hanno competenze proprie ed una propria discrezionalità di azione.

Essi sono: il Presidente del Consiglio, i singoli ministri ed il Consiglio dei Ministri.

Tra gli organi monocratici non necessari vi sono i vicepresidenti del Consiglio, i ministri senza

portafoglio (senza ministero), i viceministri, i sottosegretari (con specifici settori di competenza del

ministero di riferimento), i comitati interministeriali.

Il ruolo del Governo è quello di definire e tradurre in concreto quell’indirizzo politico che gli

elettori affidano al Parlamento. Il Governo svolge funzioni politiche (individuazione del programma


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Matrusca

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
Docente: Albino Luca
Università: Calabria - Unical
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Matrusca di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Calabria - Unical o del prof Albino Luca.

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