Introducing translation studies
Il termine "traduzione" ha differenti significati: si può riferire al campo generale della materia, al prodotto o al processo. Jakobson riconosce 3 tipi di traduzione:
- Endolinguistica (intraligual translation): interpretazione di segni linguistici mediante segni della stessa lingua.
- Interlinguistica (interlingual translation): interpretazione di segni linguistici mediante un'altra lingua.
- Intersemiotica (intersemiotic translation): interpretazione di segni linguistici mediante sistemi di segni non linguistici.
Gli studi traduttivi intesi come vera materia accademica iniziarono solo negli ultimi 50 anni. La disciplina è generalmente nota col termine "translation studies", grazie a James Holmes. Egli afferma che la nascente disciplina è stata sempre interessata da un complesso di problemi legati al fenomeno del tradurre e della traduzione. Negli USA, la traduzione, specie quella letteraria, è stata molto promossa nelle università negli anni '60, mentre gli anni '90 hanno visto l'affermarsi di conferenze, libri, articoli legati alla traduzione in vari paesi. Oggi, si osserva come questi studi siano diventati uno degli ambiti più attivi e dinamici nel campo della ricerca.
The name and nature of translation studies
Il saggio pubblicato da Holmes rappresenta il documento fondatore della materia. Il documento critica le limitazioni imposte all'epoca dal fatto che la ricerca traduttiva fosse dispersa in quella di varie altre discipline.
Aree di ricerca "pure"
- Descrizione del fenomeno traduttivo (descriptive translation theory): questo campo si divide in studi orientati verso il prodotto (esamina traduzioni esistenti), verso la funzione (si basa sullo studio del contesto più che sul testo) e verso il processo (è legato alla psicologia della traduzione, cioè tenta di spiegare i processi mentali del traduttore).
- Principi generali per spiegare questo fenomeno (translation theory): questo campo può essere diviso in teorie generali (fa generalizzazioni che saranno rilevanti per la traduzione come complesso unitario) e parziali (aree di ricerca ristrette a specifici ambiti).
Aree di ricerca "applicate"
- Didattica della traduzione (translator training): comprende l'insegnamento di tecniche e metodi traduttivi.
- Mezzi di assistenza alla traduzione (translation aids): comprende dizionari, grammatiche e tecnologia informativa.
- Critica della traduzione (translation criticism): consiste nella valutazione del lavoro traduttivo.
Holmes crede che ogni area di studio influenzi l'altra. Il ruolo cruciale dell'autore è delineare il potenziale degli studi traduttivi. Pym critica le teorie di Holmes sostenendo che sia stata omessa ogni menzione allo stile individuale, al processo del prendere decisioni e alle pratiche di lavoro dei traduttori.
Teorie di traduzione nel tempo
Se il fulcro delle discussioni del XVII secolo era l'imitazione e quello del XVIII secolo il dovere del traduttore di ricreare lo spirito del testo di partenza (TP), il Romanticismo dei primi decenni dell''800 discute i problemi della traducibilità e dell'intraducibilità. Nel 1813, il teologo e traduttore Friedrich Schleiermacher scrive un trattato che influenzerà particolarmente gli studi traduttivi: Über die verschiedenen Methoden des Übersetzens ("On the different methods of translating"). L'autore è riconosciuto come il fondatore del protestantesimo moderno e dell'ermeneutica moderna, un approccio romantico all'interpretazione basata non sull'assolutà verità bensì sui sentimenti interni dell'individuo.
Anzitutto, egli riconosce due diversi tipi di traduttore, in base al tipo di testo su cui essi lavorano:
- Dolmetscher: traduce testi commerciali.
- Übersetzer: traduce testi di studio e testi artistici. Il suo lavoro si basa sulla creatività e può riuscire a trasmettere nuova vita al linguaggio.
La vera domanda, secondo l'autore, è come far conciliare il produttore del testo di partenza (TP) e il lettore del testo d'arrivo (TA). Egli considera solo due vie possibili per realizzare ciò: la prima è condurre il lettore verso il produttore, l'altra è condurre il produttore verso il lettore. A suo parere, la via migliore è la prima, quindi il traduttore dovrebbe approcciarsi con un metodo che favorisca il linguaggio ed il contenuto del TP. Il traduttore deve valorizzare ciò che è straniero, anche se egli ammette la possibile differenza d'impressione da un traduttore ad un altro e l'eventuale necessità di adottare un linguaggio speciale. L'influenza dei pensieri di Schleiermacher è enorme.
Problemi della traduzione interlinguistica
In relazione alla traduzione interlinguistica (tra due differenti lingue), Jakobson esamina due problemi: il significato linguistico e l'equivalenza. Per quanto riguarda il primo problema, J. riflette sulla relazione saussuriana tra significante (il segno) e significato (il concetto) che, insieme, formano il segno linguistico; egli crede che sia possibile giungere a capire il significato di una parola anche se non si è mai incontrata in precedenza. Per quanto riguarda il problema dell'equivalenza di significato tra parole di lingue diverse, egli afferma che non esiste una perfetta equivalenza tra i codici. Si tende infatti non a tradurre singole unità, ma nel complesso interi messaggi da una lingua ad un'altra. Jakobson pensa che il problema dell'equivalenza sia fondamentale per la traduzione ma crede che sia possibile tradurre dei messaggi, passando però obbligatoriamente per la dimensione lessicale e quella grammaticale. Solo la poesia, a suo parere, risulta intraducibile e richiede una trasposizione creativa. Questi argomenti diventano costanti negli studi degli anni '60 (del '900) e vengono affrontati anche da una delle figure più importanti degli studi traduttivi, l'americano Eugene Nida.
Teoria traduttiva di Eugene Nida
La teoria traduttiva di Nida viene sviluppata a partire dagli anni '40, dopo la personale pratica nella traduzione da parte dell'autore. La sua teoria si fa concreta nel 1960 nei suoi principali lavori: Toward a Science of Translating e The Theory and Practice of Translation. Il lavoro di Nida si basa anche su concetti semantici e pragmatici e risente dell'influenza di Noam Chomsky (teoria grammaticale generativa-trasformazionale). Egli descrive vari approcci scientifici al concetto di "significato". Nida prende le distanze dalla vecchia idea che una parola ortografica abbia un significato fisso. Il significato può comprendere, per lui, un senso linguistico (riprende elementi dal modello di Chomsky), un senso referenziale (il significato denotativo dato dal vocabolario) e un senso emotivo (o connotativo). Per quanto riguarda le tecniche per determinare gli ultimi due, ci si focalizza sull'analisi strutturale delle parole e sul differenziare parole simili nei relativi campi lessicali.
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