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Il termine traduzione: significati e studi accademici

Il termine traduzione ha diversi significati, può riferirsi all'argomento generale o al processo traduttivo stesso; nel processo traduttivo il traduttore lavora su un testo di partenza, ST per arrivare a produrre un testo di arrivo, TT, comprensibile e che trasmetta lo stesso messaggio al lettore di arrivo. Veri studi, a livello accademico, sulla traduzione si sono avuti solo a partire dalla seconda metà del XX secolo, anche se il fenomeno traduttivo è sempre stato al centro delle riflessioni e delle analisi degli studiosi sin dai tempi degli antichi Romani (Cicerone e Orazio I secolo a.C e San Girolamo IV secolo d.C).

Evoluzione dello studio delle lingue e della traduzione

Mentre in passato le lingue venivano studiate in modo molto meccanico, imparando a memoria frasi ed espressioni create appositamente per gli studenti e quindi molto poco reali, a partire dagli anni '50 circa, quindi relativamente poco tempo fa, ci si è cominciati ad approcciare allo studio delle lingue con un atteggiamento diverso, utilizzando un metodo diretto incentrato sulla traduzione orale, facendo davvero attenzione all'aspetto prettamente linguistico e non più solo ed esclusivamente delle regole grammaticali e sintattiche.

Fattori che hanno determinato tutto questo interesse nello studio delle lingue e negli studi sulla traduzione sono stati anche e soprattutto la proliferazione di corsi specializzati, conferenze, libri, riviste e giornali sulla traduzione e l'interpretazione e ovviamente la nascita delle organizzazioni internazionali quali ad esempio la Fédération Internationale des Traducteurs, la Canadian Association for Translation Studies o L’European Society for Translation Studies.

Teorie della traduzione dal XX secolo

Dalla seconda metà del XX secolo, la teoria della traduzione in occidente si è concentrata su quello che George Steiner ha definito uno sterile dibattito su traduzione letterale/fedele/parola per parola contro la traduzione libera/senso per senso; sterile perché se ne parla sin dal I secolo a.C con Cicerone (non traduco da interprete ma da oratore, riportando le stesse idee e forme in una giusta forma del latino non traducendo necessariamente parola per parola ma mantenendo lo stile e la forza del linguaggio di partenza). Poi San Girolamo IV secolo d.C = immagine militare della SL che marcia sul TL come un prigioniero col suo conquistatore per far capire che la traduzione parola per parola è un tipo di traduzione assurdo, che non permette di tradurre davvero e soprattutto non permette di restituire il messaggio originale.

Approcci diversi alla traduzione

Leonardo Bruni, umanista italiano, ha tradotto opere filosofiche di autori classici = difende la traduzione letteraria perché secondo lui è l'unico modo per riportare fedelmente lo stile e le intenzioni del testo di partenza. Teologo-traduttore inglese William Tyndale e l’umanista francese Etienne Dolet (XIV secolo) entrambe messi al rogo perché accusati di essere eretici in quanto le loro traduzioni della Bibbia non erano ritenute accettabili a quel tempo; la chiesa cattolica romana doveva proteggere il significato vero della Bibbia e non poteva permettere simili eresie. Traduzioni non letterali o non accettate erano viste come armi utilizzate contro la chiesa.

Ottimo esempio è anche Martin Lutero, importantissimo traduttore della Germania dell'est, ha tradotto il Vecchio (1534) e il Nuovo Testamento (1522) in un dialetto tedesco ed è stato per questo accusato di aver alterato le sacre scritture (l’aggiunta di ‘allein’ –alone, only– che non corrispondeva al latino ‘sola’) ma lui si è difeso dicendo che ha tradotto in puro tedesco senza alterare niente.

Principi di traduzione e controversie

Louis Kelly (anni '70): concetti di fedeltà, spirito e verità. Per fedeltà si intende fedeltà al significato piuttosto che alle parole utilizzate dall'autore nella SL; per spirito intende l'ispirazione all'energia creativa che serve nel processo traduttivo; verità si intende verità nel contenuto, cioè equivalenza.

Cowely (XV secolo) attacca la traduzione parola per parola in quanto secondo lui rovina tutta la bellezza della traduzione, il suo è un approccio che punta all’imitazione del testo originale, lui parla proprio di imitazione per intendere la sua traduzione libera, un approccio che non intende sostituirsi all'originale ma che invece tende a permettere allo spirito vero della SL di essere riprodotto nel migliore dei modi.

Categorie di traduzione secondo Dryden

Dryden riduce tutti i tipi di traduzioni in tre categorie: metafrase, che corrisponde a quello che noi intendiamo per traduzione letterale, quindi parola per parola, parafrase, che corrisponde alla traduzione fedele o senso per senso in quanto non si segue la traduzione parola per parola, vengono cambiate le frasi e le strutture per restituire però il senso della ST, infine l'imitazione ossia una sorta di ‘tradimento’ sia delle parole che del senso, quello che anche Cowely chiama imitazione e che intende per il suo metodo di traduzione davvero libera, quasi un adattamento.

Principi di traduzione stabiliti da Dolet

Dolet stabilisce 5 principi che in ordine di importanza devono essere seguiti in una traduzione: il traduttore deve innanzitutto capire perfettamente il senso dell'autore, deve avere perfetta conoscenza della SL e TL, deve evitare la resa parola per parola, latinismi, forme inusuali e goffaggini cercando invece di esprimersi in modo eloquente. Il concetto più importante dunque è riportare il senso del messaggio originale allontanandosi dunque dalla traduzione parole parola inutile per questo scopo, ma c'è comunque grande interesse anche per l'eloquenza della TL, in quanto c'è ancora il desiderio di rinforzare la struttura e l'indipendenza del nuovo francese vernacolare.

Regole di traduzione secondo Tyler

Tyler, (‘Essay on the Principles of Translation’, 1790) tre regole base per traduttore: la traduzione dovrebbe riportare in modo completo le idee del testo originale, si dovrebbe usare lo stesso stile dell’originale rispecchiando tutti i vantaggi del ST. nel contesto del dibattito perdite e conquiste nella traduzione. Bisogna prendere decisioni ben precise mentre si traduce, sapendo che si deve sacrificare ora questo e ora quell’aspetto per rendere bene la traduzione del ST.

Impossibilità di traduzione secondo Edward Young

Edward Young (1685-1765): poet, states impossibility of translating. Removes otherness. ‘Acceptability’= reductionthto own limits. Untameable ambiguities of art can’t be squeezed into 18 century tastes. Interpretation erases otherness. Wrong to reader too: in disambiguating textual otherness, denying reader experience of other, ‘nature’s mark of separation’.

Punto di vista di Thomas Wharton

Thomas Wharton (1728-1790), critic, and literary historian, Young’s friend: like Young, despised adaptations, imitations: remove specificity of literature. Literature makes us escape our provinciality: ‘on the strong wing of the imagination, we are snatched from Britain to Italy, from climate to climate, we have no home, no thought of our own, till the magician drops his pen. Then, falling down to ourselves, we awake to flat realities, lamenting the change, like a beggar who dreamt himself a prince’.

Schleiermacher e le strategie traduttive

Schleiermacher (XVII secolo) è uno studioso molto importante nel campo della teoria della traduzione in quanto ha parlato per primo di “Verfremdung”, ossia una strategia traduttiva più culturalmente e linguisticamente orientata a dare importanza e rilievo alla lingua di partenza. Questo processo avviene estraniando il lettore di arrivo e portandolo, attraverso un complesso e faticoso processo del linguaggio, nel contesto linguistico di partenza (che Venuti chiama Foreignization: ‘leaving the author in peace’), valorizzando in tal modo il testo la lingua e la cultura di partenza.

La traduzione letteraria di Schleiermacher, citando il commento di Roberto Menin, potremmo definirla il tentativo di impossessarsi dell'altro, della cultura estranea fino a portarla ad un livello no-strano. Questo processo può verificarsi spostando l’estraneità nel nuovo contesto e così naturalizzarla col conseguente rischio dell'adattamento (la cosiddetta Entfremdung che Venuti chiama Domestication: ‘leaving the reader in peace’), oppure estraniando il lettore di arrivo e portandolo, attraverso un complesso e faticoso processo del linguaggio, nel contesto linguistico di partenza (la cosiddetta Verfremdung che Venuti chiama Foreignization: ‘leaving the author in peace’). Da una parte con il primo processo il risultato è che la ricchezza dell’altro viene depotenziata e quindi quasi ridotta ad un procedimento di normalizzazione che elimina la maggior parte delle differenze fino ad adattare la particolarità dell’originale alle condizioni consolidate della cultura di arrivo. Dall’altra parte il secondo processo garantisce un reale arricchimento del lettore e della cultura di arrivo che vengono invece parzialmente snazionalizzate, perché su di loro si innestano i semi prolifici dell'estraneo, pronti a dar nuovi frutti.

Jakobson e le categorie di traduzione

Jakobson (studioso Russo-Americano anni ’50-’60); tre categorie: TRADUZIONE INTRALINGUISTICA o riformulazione, INTERLINGUISTICA o traduzione nel vero senso della parola e INTERSEMIOTICA o trasmutazione. Per la prima intendiamo appunto una riformulazione o sintesi o riscrittura di un determinato testo nella stessa lingua; la seconda tipologia viene utilizzata ad esempio se si traduce un testo scritto in musica, film o dipinto, in un altro codice linguistico quindi; infine la terza tipologia di traduzione riguarda la traduzione tra due diversi linguaggi verbali, che sarebbe quello di cui tradizionalmente, ma non in modo esclusivo, si occupa la teoria della traduzione. Lui parla di significato linguistico ed equivalenza; secondo lui il traduttore ha il compito di decodificare il messaggio originale e trasmettere un messaggio equivalente in un codice differente, perché lingue differenti hanno codici e sistemi differenti. Il problema del significato e dell’equivalenza dunque si concentra sulle differenze di strutture e terminologia tra le diverse lingue piuttosto che sull’abilità di una lingua di rendere un messaggio da un’altra lingua. Centrale nei suoi studi come in quelli degli anni ’60 in poi le questioni del significato, equivalenza e traducibilità. Una delle figure di rilievo in questo campo è l’americano Nida.

Nida (americano, anni’60- ’70) Studioso molto importante.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vevy9090 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria della traduzione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Internazionali di Roma - UNINT o del prof Weston Anita.
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