Questioni fondamentali negli studi sulla traduzione
Il concetto di traduzione
Il termine ‘Traduzione’ ha diversi significati:
- Argomento generico
- Prodotto (il testo tradotto)
- Il processo (l’atto di produrre la traduzione, ovvero tradurre)
Il processo di traduzione tra due diverse lingue scritte prevede che il traduttore modifichi un testo originale (testo di partenza o TP) scritto nella lingua verbale originale (lingua di partenza o LP) per arrivare ad un testo scritto (testo di arrivo o TA) in una diversa lingua verbale (lingua di arrivo o LA).
Roman Jakobson, aspil linguistici della traduzione, strutturalista russo-americano divide 3 categorie di traduzione:
- Intralinguistica: o ‘riformulazione’: l’interpretazione dei segni linguistici per mezzo di altri segni della stessa lingua.
- Interlinguistica: o ‘traduzione propriamente detta’: l’interpretazione dei segni linguistici per mezzo di un’altra lingua.
- Intersemiotica: o ‘trasmutazione’: l’interpretazione dei segni linguistici per mezzo di sistemi di segni non linguistici.
Sandra Halverson ritiene che la traduzione possa essere considerata come una classificazione prototipica. Maria Tymoczko esamina le parole e le metafore molto diverse che le altre culture utilizzano per indicare la ‘traduzione’, fenomeno che è indicativo di un orientamento concettuale nel quale l’obiettivo della stretta fedeltà lessicale a un originale potrebbe non essere dunque condiviso, certamente nella pratica traduttiva di testi sacri e letterari. Anthony Pym trova delle chiare discontinuità in certe nuove modalità, come ad esempio la ‘traduzione-localizzazione’.
Cosa sono gli studi sulla traduzione?
Lo studio della traduzione come materia accademica ha avuto realmente inizio soltanto negli ultimi sessant’anni. Nel mondo anglofono, questa disciplina è nota come ‘translation studies’, grazie allo studioso statunitense (ma con sede in Olanda) James S. Holmes. (1972 intervento; 1988) The name and nature of translation studies. Un grande contributo a questa materia è stato apportato da Mary Snell Hornby grazie al testo Translation Studies: An Integrated Approach. Con questo gli studi sulla traduzione diventano disciplina indipendente.
Ci sono 3 grandi ragioni che spiegano lo svilupparsi di questi studi:
- La proliferazione di insegnamenti specializzati di traduzione e interpretazione (che sono prevalentemente orientate verso la formazione di futuri traduttori e interpreti commerciali professionisti e sono considerati qualifiche di alto valore per l’accesso alle professioni della traduzione e dell’interpretazione).
- Il moltiplicarsi di convegni, libri e riviste sulla traduzione in diverse lingue, anche online (Babel, Meta, TTR). Esiste una serie di altre riviste monolingui, di lingue moderne, di linguistica applicata il cui fulcro centrale non è la traduzione ma nelle quali vengono spesso pubblicati articoli relativi a questo argomento.
- Le associazioni internazionali come la Federation Internationale des Traducteurs che ha riunito le associazioni internazionali di traduttori.
Da campo di interesse minore fino a poco tempo fa, gli studi sulla traduzione si sono trasformati in una delle aree di ricerca più attive e dinamiche che abbraccia una promettente commistione di approcci.
Breve storia della disciplina
La pratica della traduzione è stata trattata da Cicerone e Orazio (I secolo a.C.) e da San Girolamo (IV secolo d.C.) (traduzione della Septuaginta dal greco al latino). In Cina ebbe molta importanza la traduzione dei sutra buddisti. Lo studio di questo campo si è tramutato in disciplina accademica soltanto nella seconda metà del XX secolo. Fino agli anni sessanta il metodo grammatico-traduttivo era applicato all’insegnamento del latino e del greco, e poi delle lingue moderne. Questo metodo era incentrato sull’apprendimento mnemonico delle regole e strutture grammaticali della lingua straniera.
Negli Stati Uniti la traduzione letteraria fu promossa nelle università negli anni Sessanta attraverso il concetto del laboratorio di traduzione, per la prima volta nelle università dell’Iowa e Princeton, vetrina per l’introduzione di nuove traduzioni nella cultura d’arrivo e per un dibattito sui principi più fini del processo traduttivo e sulla comprensione del testo. Parallelamente a questo approccio esisteva anche quello della letteratura comparata, nel quale la letteratura veniva studiata e paragonata a livello transnazionale e transculturale attraverso la lettura di letteratura in traduzione.
Un altro approccio agli studi sulla traduzione è quello dell’analisi contrastiva (Vinay, Darbelnet e Catford), ovvero lo studio di lingue a contrasto il cui scopo è quello di individuare differenze generali e specifiche tra le stesse. Quest’approccio non incorpora però i fattori socioculturali e pragmatici, né il ruolo della traduzione come atto comunicativo. L’approccio allo studio della traduzione più sistematico e più orientato verso la linguistica cominciò ad emergere negli anni Cinquanta e Sessanta, grazie a studiosi come Mounin e Nida (che usò per la prima volta la parola ‘scienza’ per parlare di traduzione).
La mappa di Holmes/Toury
The name and nature of translation studies (1988) di James Holmes è ritenuto lo statuto fondamentale del campo di studi sulla traduzione. Questo impianto fu successivamente presentato nella forma illustrata dall’insigne studioso di traduzione israeliano Gideon Toury. Gli studi sulla traduzione si dividono in: Puri e Applicati.
Gli obiettivi delle aree di ricerca pura sono:
- La costituzione di principi generali mirati a spiegare e prevedere tali fenomeni (teoria della traduzione).
- La descrizione dei fenomeni relativi alla traduzione (teoria descrittiva della traduzione).
La sezione teorica è suddivisa in teorie generali (trarre generalizzazioni che siano rilevanti per la traduzione nel suo insieme) e parziali (delimitati secondo i parametri riportati di seguito).
Gli studi descrittivi hanno tre possibili fulcri: l’analisi di
- il prodotto,
- la funzione e
- il processo:
1) Gli studi descrittivi orientati verso il prodotto analizzano traduzioni esistenti. Vengono presi in considerazione un TP e uno o più TA. Sono esaminate le traduzioni prendendo in considerazione un determinato periodo di tempo, struttura, lingua, tipologia testuale. Questi studi possono essere diacronici se prendono in considerazione un periodo di tempo molto lungo o sincronici.
2) Gli studi descrittivi orientati verso la funzione servono ad identificare la funzione di una traduzione nella situazione socioculturale ricevente.
3) Gli studi descrittivi orientati verso il processo si occupano della psicologia della traduzione (scoprire cosa accade nella mente del traduttore).
Gli studi teorici parziali della traduzione si dividono in 6 teorie:
- Teorie delimitate dal mezzo: suddivise a seconda che si tratti di traduzione umana o automatica, ecc.
- Teorie delimitate dall’area: limitate a specifiche lingue o a gruppi di lingue/culture.
- Teorie delimitate dal grado: limitate a un livello specifico della frase o della parola.
- Teorie delimitate dalla tipologia testuale: limitate ad un tipo specifico di discorso o genere (letterario, tecnico, ecc.)
- Teorie delimitate dal periodo temporale: si riferiscono a teorie o traduzioni limitate in base a specifici periodi di tempo.
- Teorie delimitate dal problema: si riferiscono a problemi specifici (equivalenza) o a problemi di più ampia portata.
La sezione applicata dello schema di Holmes riguarda: la formazione del traduttore (metodi didattici, tecniche di valutazione e preparazione dei programmi dei corsi); i sussidi alla traduzione (dizionari, grammatiche e risorse informatiche); la critica della traduzione (la valutazione delle traduzioni compresa l’attribuzione dei voti alle traduzioni degli studenti). Toury, come Holmes, riesce così a chiarire e a ben delimitare le aree di lavoro degli studi sulla traduzione.
Politica della traduzione: Holmes si interroga sul ruolo della traduzione nella società e si chiede se questa debba essere inclusa nei programmi di apprendimento delle lingue.
Interdisciplinarietà: è la relazione tra gli studi sulla traduzione e altre discipline (linguistica, lingue moderne, letteratura comparata, filosofia, sociologia, storia).
Sviluppi dagli anni Settanta
Anni ’70 – Scienza della traduzione – Nida, Germania; Teorie incentrate sulla tipologia testuale (Reiss, Wermeer); Halliday – Analisi del discorso
Anni ’80 – Approccio descrittivo – Gideon Toury, polisistema; Lefevere, Lambert (Belgio)
Anni ’90 – USA – Venuti – orienta i suoi studi verso la cultura e verso il riconoscimento del traduttore, che di solito è una figura celata dietro al testo.
La teoria della traduzione prima del XX secolo
“Parola per parola” o “senso per senso” ?
Fase prelinguistica della traduzione (Newmark)
Fino alla seconda metà del XX secolo, la teoria occidentale della traduzione era bloccata in quella che George Steiner (1998) chiamava una “sterile” diatriba sulla “triade” composta da traduzione letterale, libera e fedele. La distinzione fra traduzione “parola per parola” e “senso per senso” risale a Cicerone (I secolo a.C.) e San Girolamo (fine del IV secolo d.C.). In De Optimo Genere Oratorum, Cicerone distingue l’interprete (interpres), ovvero il traduttore letterale (parola per parola), dall’oratore (orator), che con l’approccio senso per senso, riesce ad emozionare chi lo ascoltava.
San Girolamo cita Cicerone per giustificare la propria revisione e traduzione in latino della Bibbia (dal greco). Girolamo rifiuta l’approccio parola per parola in quanto un’adesione così fedele al TP produceva una traduzione assurda, che oscurava il significato originale. D’altra parte l’approccio senso per senso permetteva al senso contenuto in TP di essere tradotto.
Anche in Cina si è preferito un approccio senso per senso se parliamo della traduzione cinese dei sutra buddisti dal sanscrito. Il capo religioso Dao’an elenca cinque elementi nei quali la deviazione è accettabile e tre fattori che necessitano di speciale attenzione. Parlando del mondo arabo, le traduzioni in arabo di materiale scientifico e filosofico dal greco, spesso attraverso il siriano come lingua tramite, erano prodotte usando il metodo “parola per parola” che però si rivelò fallimentare. Per questo fu sostituito dall’approccio “senso per senso” (Baker).
Martin Lutero
Nella società occidentale le questioni relative alla traduzione letterale e libera furono legate per oltre un millennio dopo San Girolamo alla traduzione della Bibbia e di altri testi religiosi e filosofici. Leonardo Bruni, umanista, fu uno dei primi a preoccuparsi per il mantenimento dello stile dell’autore originale nella traduzione dei classici. Secondo Bruni il traduttore doveva possedere un’eccellente conoscenza della lingua originale nonché una notevole abilità letteraria nella propria lingua.
Per quanto concerneva la Bibbia la preoccupazione della Chiesa cattolica romana era quella di proteggere il significato “corretto” e ufficiale delle Scritture. Qualunque traduzione che si allontanasse dall’interpretazione riconosciuta aveva buone probabilità di subire accuse di eresia. La Riforma, il progresso e la nuova tecnologia del torchio da stampa portarono ad una rivoluzione nella pratica della traduzione della Bibbia. La traduzione non letterale o non riconosciuta venne ad essere vista e utilizzata come un’arma contro la Chiesa.
L’esempio più rilevante è la fondamentale traduzione che Lutero fece del Nuovo Testamento (1522) e successivamente del Vecchio Testamento (1534) nella varietà di tedesco centro-orientale. Lutero era stato pesantemente criticato dalla Chiesa per l’aggiunta della parola allein (da solo/sola), poiché il TP non conteneva una parola latina corrispondente. Lutero segue le orme di San Girolamo nel suo rifiuto di una strategia traduttiva parola per parola, che non sarebbe in grado di comunicare lo stesso significato di TP. Risponde alle accuse nella sua Epistola sull’arte del tradurre (1530). Grazie alla traduzione di Lutero, la lingua del tedesco comune parla forte e chiaro.
Fedeltà, spirito e verità
Nel suo Early Theories of Translation, Flora Amos vede la storia della teoria della traduzione come generalmente scollegata. Questa mancanza di continuità nella critica è probabilmente in parte responsabile della lentezza con la quale i traduttori conquistarono il potere di esprimere a parole, in modo chiaro e inequivocabile i propri obiettivi e metodi. Amos osserva che i primi traduttori spesso differivano notevolmente nel significato che attribuivano a termini quali fedeltà, accuratezza e persino alla parola stessa traduzione. In The true interpreter, Louis Kelly esamina questi concetti. Non fu prima della fine del XVII secolo che si iniziò a pensare alla fedeltà come aderenza al significato piuttosto che alle parole dell’autore.
La parola spirito ha due significati: la parola latina spiritus denota l’energia creativa o l’ispirazione propria della letteratura, ma Sant’Agostino la utilizzò per intendere lo Spirito Santo e San Girolamo la usò in entrambi i sensi. Per Sant’Agostino spirito e verità erano interconnessi e la verità aveva il senso di contenuto.
Primi tentativi verso una teoria della traduzione sistematica: Dryden, Dolet e Tytler
Inghilterra, XVII secolo - Cowley attacca la traduzione letterale, in particolare nei testi di poesia. Cowley propone un nuovo metodo di traduzione, l’imitazione, in cui va riprodotto lo spirito del testo di partenza. Questo metodo ha un impatto molto rilevante su altri poeti e traduttori inglesi come John Dryden che riduce la traduzione a tre categorie:
- Metafrasi ‘traduzione parola per parola e riga per riga’ (traduzione letterale);
- Parafrasi l’autore è tenuto di vista dal traduttore, in modo da non andar mai perduto, ma le sue parole non sono tanto rigidamente seguite quanto il suo senso, ciò implica il cambiamento di intere frasi (senso per senso);
- Imitazione corrisponde alla traduzione molto libera di Cowley ed è più o meno un adattamento.
Dryden critica la metafrasi e l’imitazione. Ovviamente preferisce la parafrasi. Etienne Dolet individuò i seguenti 5 principi elencati qui in ordine di importanza:
- Il traduttore deve essere in grado di capire perfettamente il senso e il materiale dell’autore originale, benché lui debba sentirsi libero di spiegare elementi non chiari;
- Il traduttore deve avere una perfetta conoscenza sia della LP sia della LA, in modo da non sminuire la maestosità della lingua;
- Il traduttore deve evitare rese parola per parola;
- Il traduttore deve evitare forme insolite di origine latina;
- Il traduttore deve mettere insieme e collegare le parole in modo eloquente al fine di evitare goffaggini.
Alexander Tytler propone 3 leggi o regole generali:
- La traduzione deve fornire una riproduzione completa delle idee dell’opera originale.
- Lo stile e il modo di scrivere devono avere lo stesso carattere dell’originale.
- La traduzione deve possedere tutta la naturalezza della composizione originale.
In questo modo la traduzione è una Fedele trasfusione del senso e del significato dell’autore.
Schleiermacher e la valorizzazione dell’elemento “altro”
I Romantici dell’inizio del XIX secolo, Goethe, Humbordt, Novalis and Schegel trattarono le questioni della traducibilità e la natura mitica della traduzione. Schleiermacher è riconosciuto come il fondatore della moderna teologia protestante e della moderna ermeneutica, un approccio Romantico all’interpretazione basato non sulla verità assoluta ma sul sentimento e la comprensione interiore dell’individuo.
On the different methods of translating (1813)
Schleiermacher distingue due diversi tipi di traduttore:
- Dolmetscher, che traduce testi commerciali
- Ubersetzer, che lavora su testi eruditi e artistici
Schleiermacher ritiene che Ubersetzer sia il più creativo e lavori a stretto contatto con la lingua. S. quindi individua 2 strategie traduttive e afferma che non può esistere una terza:
- Naturalizing – lasciare il lettore in pace e muovere l’autore verso di lui
- Alienating – lasciare l’autore in pace e muovere il lettore verso di lui. Così sarà possibile valorizzare gli elementi stranieri e trasferirli nel testo e nella lingua/cultura d’arrivo.
La vera domanda che si pone S. riguarda come sia possibile avvicinare lo scrittore del TP al lettore del TA. Schleiermacher trova la risposta a questo quesito nel ‘muovere il lettore verso lo scrittore’, dare al lettore, attraverso la traduzione, l’impressione che egli, come tedesco, riceverebbe dalla lettura dell’opera originale. A questo scopo, il traduttore deve adottare un metodo traduttivo “alienante”, orientandosi per mezzo della lingua e del contenuto del TP.
Tale approccio ha diverse conseguenze:
- Se il traduttore deve cercare di comunicare la medesima impressione che lui/lei stesso/a ha ricevuto dal TP, questa impressione dipenderà anche dal livello di istruzione e comprensione dei lettori del TA, il quale sarà probabilmente diverso da quello del traduttore.
- Potrebbe rendersi necessario un linguaggio specifico della traduzione. Per esempio compensando in un punto con una parola creativa dove altrove il traduttore abbia dovuto accontentarsi di soluzioni meno innovative.
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