Globalizzazione: fatti stilizzati e concetti chiave
Economia internazionale: si occupa delle interazioni economiche tra nazioni indipendenti, tra diversi Paesi e non tra regioni. Riguarda scambi di beni e servizi e mobilità dei fattori produttivi (capitale come per le multinazionali e lavoro come nel caso dell’emigrazione).
Gli scambi non sono completamente liberi, ma ci sono barriere fisiche (distanze, conformazione paesaggio, ecc.), così come la diversità di valuta che rendono più difficili gli scambi tra nazioni indipendenti.
Se un paese fosse autarchico, ovvero completamente chiuso senza relazioni con il mondo esterno, dovrebbe produrre beni che normalmente importerebbe, non potrebbe beneficiare di tecnologie sviluppate all’estero, e dovrebbe basarsi esclusivamente sulle proprie risorse (che forse è l’elemento che incentiva maggiormente l’apertura). In un Paese aperto le esportazioni possono rappresentare un’opportunità di crescita, anche se ovviamente non è sufficiente.
Determinanti verso l'apertura
- Specializzazione di Paesi tra loro diversi (per tecnologie, risorse, ecc.): commercio inter-settoriale. Due paesi perfettamente identici tendenzialmente hanno poche ragioni per aprirsi; è enfatizzato il lato della produzione, in quanto specializzandosi si guadagna in efficienza guadagnando di più. Le differenze hanno quindi impatto su ciò che si importa e su ciò che si esporta:
- Risorse naturali: una certa dotazione può fungere da incentivo allo scambio
- Produttività del lavoro: possono esserci conoscenze tecnologiche diverse, e chi ha la tecnologia migliore è più efficiente
- Dotazioni fattoriali relative: il fatto che un paese abbia in termini assoluti più capitale che lavoro, ad esempio, non crea incentivo, in quanto ha effetto solo sul volume di produzione. Ciò che crea incentivo è invece una differenza in termini assoluti (ad esempio la differenza di rapporti K/L tra due paesi diversi)
- Possibilità di ottenere rendimenti di scala crescenti: intra-settoriale. Le economie di scala costanti consistono nell’aumento dell’output in relazione all’aumento dell’input con costo medio costante; in quelle crescenti il costo medio invece diminuisce all’aumentare dei volumi di produzione, da qui la convenienza nel raggiungerle (aumentando i fattori gli output crescono più che proporzionalmente). In questo contesto contano le dimensioni del paese, in quanto un paese grande raggiunge rendimenti di scala crescenti anche in autarchia, mentre il paese piccolo no; da qui deriva la tendenza dei paesi piccoli ad aprirsi più dei grandi. La diversa dimensione può essere fonte di vantaggio comparato, fonte di incentivo ad aprirsi al commercio internazionale.
Aprirsi al commercio internazionale beneficia il paese, grazie ad un uso più efficiente delle risorse usate (dal lato dell’offerta) e ad un maggior numero di prodotto a disposizione del consumatore (dal lato della domanda). C’è aumento di benessere.
Bisogna tenere presente anche delle circostanze storiche o accidentali, in quanto spesso è avvantaggiato chi raggiunge prima una certa tecnologia. Storicamente c’è sempre stato molto protezionismo, questo perché nell’aggregato il commercio internazionale crea benefici, ma spesso alcuni paesi ne beneficiano troppo a danno di altri (idem per squilibri tra consumatori e produttori, come nel caso di eccesso di competizione internazionale).
La crescita economica è diversa in base ad apertura o chiusura: partecipare vuol dire avere impatto sui prezzi relativi nel mercato internazionale, e il commercio internazionale potrebbe anche rivelarsi negativo al limite, soprattutto in campo di risorse internazionali, in quanto il paese potrebbe ritrovarsi ad aumentare la produzione percependo profitti minori a causa della riduzione dei prezzi. Un indicatore importante è quello della ragione di scambio: se esso diminuisce, la situazione è peggiorata.
L’impostazione prevalente è che le imprese esportatrici siano ex-ante più efficienti delle non esportatrici, per cui bisogna prima renderle più efficienti per poi internazionalizzarle (se divenissero efficienti con l’apertura bisognerebbe incentivare questa).
L’integrazione internazionale è aumentata fino alla crisi del 2008/2009: la produzione mondiale è cresciuta più lentamente rispetto alle esportazioni, a differenza di oggi (si risente ancora del ciclo di crisi, nel lungo periodo è il commercio internazionale a dover crescere di più).
Propensione all’esportazione: è la propensione all’esportazione di un paese, con le sue esportazioni rapportate al Gross World Product, l’equivalente del PIL a livello mondiale. Vale lo stesso per la propensione all’importazione. La propensione all’esportazione pesa sulla dimensione economica di un paese: non è sufficiente considerare solo le esportazioni (il paese risulterebbe a priori più o meno integrato soprattutto in base alla dimensione), ma si rapportano ad un indicatore che tenga conto delle dimensioni (il GWP).
Grado di apertura: rapportare importazioni ed esportazioni a Gross Domestic Product (il PIL) significa misurare il grado di apertura di un paese. Un paese grande, grazie a maggior clientela e differenziazione, risulta con un minor grado di apertura rispetto ad un paese piccolo, che usa invece efficientemente le proprie risorse per produrre qualcosa da esportare (il mercato domestico non è sufficiente). Non conta esclusivamente la dimensione, in quanto potrebbero anche esportare paesi grandi se hanno risorse differenziate.
La globalizzazione sta trasformando lo sviluppo. Ultimamente la crescita dei paesi in via di sviluppo ha eclissato la crescita dei paesi di nuova industrializzazione dopo la II guerra mondiale così come la precedente crescita (fine 19º secolo) di Europa e Nord America. Una delle ragioni più importanti è quella dell’integrazione nell’economia mondiale, e di conseguenza l’accesso a nuovi mercati, nuove tecnologie e nuovi investimenti. Oltre quindi alla crescita dei paesi in via di sviluppo, ci sono altri 3 trend che portano a delle sfide: la diffusione delle catene di produzione, gli elevati prezzi delle materie prime e la crescente interdipendenza economica.
Quando si parla di globalizzazione
Non si parla solo di commercio internazionale, ma anche:
- Del ruolo delle imprese multinazionali: crescita delle multinazionali e degli IDE. Gli IDE (Investimento Diretto all’Estero) sono investimenti relativi all’acquisizione del controllo o di interessi durevoli (minoritari o paritari) di un’impresa di un diverso paese che comportano il coinvolgimento nella direzione e nella gestione delle sue attività. Sono esclusi gli investimenti di portafogli.
- Della tendenza a frammentare il processo produttivo a livello internazionale: oltre a decidere la localizzazione di dove produrre, un’impresa deve decidere se internalizzare (produrre in una sua filiale estera) o esternalizzare (delegare la produzione ad un’impresa indipendente).
- Outsourcing: si ha quando un’impresa firma un contratto con un’impresa indipendente estera per la realizzazione di parti specifiche del processo produttivo
- Offshoring: comprende outsourcing e IDE (creazione o acquisizione di impresa all’estero), per cui rappresenta la rilocalizzazione di parti della catena produttiva all’estero.
La globalizzazione non è un fenomeno nuovo, ci sono state molte spinte in passato, seppur dimensionate dall’entità degli scambi all’epoca. L’andamento dell’evoluzione della globalizzazione è ad onda, in quanto eventi come le guerre mondiali e la grande depressione (gli USA imposero barriere commerciali e altri paesi li imitarono) hanno quasi bloccato il sistema economico e le relazioni commerciali.
Recentemente sono stati progresso tecnologico, sviluppi politici (come il caso dei paesi dell’est ma a differenza dell’Africa, che è integrata solo nell’ordine del 2%) e diminuzione delle barriere ad aumentare la globalizzazione. Una diminuzione della percentuale di integrazione non è necessariamente conseguenza di una diminuzione di esportazioni; anche con una crescita dell’export infatti la percentuale può ridursi, in quanto può esserci una crescita di export meno che proporzionale a quella mondiale. La propensione all’esportazione può quindi aumentare ma può diminuire se rapportata alla media delle esportazioni mondiali.
Hanno avuto quindi impatto come stimolo
- Progresso tecnologico e diminuzione dei costi di trasporto: i container e la rivoluzione tecnologica (internet, comunicazione e trasmissione dati a basso costo) hanno reso possibile gestire attività a grandi distanze senza necessità di contatti fisici
- Diminuzione di barriere tariffarie o non tariffarie: diminuzione costi decisa da policy maker. Il GATT (General Agreement on Tariffs and Trade) ha inciso notevolmente, ha coinvolto sempre più paesi ed ha deciso misure di liberalizzazione e abbattimento di barriere doganali. È stato il precursore dell’organizzazione del commercio mondiale (WTO), ed è un accordo derivato dal fatto che non fu possibile creare subito un’organizzazione (con Bretton Woods si crearono solo FMI e banca mondiale). Attualmente quasi tutti i paesi partecipano al WTO, e il 97% dei paesi che concorrono agli scambi mondiali ne fanno parte. Non deve esserci discriminazione tra livelli tariffari tra diversi paesi, e deve essere applicato il livello più basso (principio della nazione più favorita), idem con le concessioni. In seno alla WTO i paesi possono decidere di fare degli accordi a gruppi che liberalizzino completamente gli scambi al loro interno: il regionalismo. Esso rappresenta un’eccezione motivata dal fatto che almeno avviene liberalizzazione all’interno del gruppo e non aumenta verso gli altri paesi. NAFTA e CEE sono esempi di regionalismo, in quanto hanno libertà all’interno e stesso livello di protezione tariffaria all’esterno per tutti.
- Sviluppi politici
I 4 recenti trend del commercio
- Crescita economica delle economie emergenti ed in via di sviluppo. La crescita dei paesi in via di sviluppo è l’evento economico più significativo dei giorni nostri. Le economie emergenti sono state in grado di sfruttare la globalizzazione da un lato a causa dello spostamento verso politiche economiche che guardano di più al mondo esterno, dall’altro a causa dell’economia mondiale che è più aperta che mai, con l’obiettivo di raggiungere tassi di crescita economica mai visti primi. I paesi in via di sviluppo sono passati a rappresentare da un terzo a circa metà del commercio mondiale (ad esempio la Cina 30 anni fa era il 32º esportatore mentre ora è il più importante). La crescita economica non è l’unica condizione per lo sviluppo, ma è condizione necessaria (oltre a salute, educazione, riduzione di povertà, ecc.). Il progresso tuttavia non è inevitabile né irreversibile (si pensi alla recessione), e integrarsi con successo in un’economia globale turbolenta e volatile è un processo difficile per i paesi in via di sviluppo, reso ancora più difficile dalla necessità di ripartire a livello nazionale benefici e costi della crescita. La crescita dei paesi in via di sviluppo dipende dal mantenimento di un’economia globale aperta. L’espansione del commercio sta trasformando lo sviluppo, generando nuove opportunità, stimolando la diffusione tecnologica, l’adattamento e l’innovazione, ma al tempo stesso la crescita dei paesi in via di sviluppo sta trasformando il sistema commerciale, in quanto viene generata nuova domanda di materie prime e fattori di produzione. Abbracciando una politica di apertura commerciale ed integrazione, questi paesi hanno ora accesso non solo a capitale, tecnologia e risorse necessarie per una rapida industrializzazione, ma a una domanda estera vasta e in espansione per le loro esportazioni. I vecchi modelli di commercio mondiale dominati dalle economie avanzate del Nord si stanno trasformando in modelli con le economie emergenti del sud, nuovi poli di espansione commerciale. Corridoi commerciali Asia-Nord America e Asia-Europa hanno superato il vecchio corridoio commerciale transatlantico, mentre corridoi Africa-Asia o America latina-Africa stanno crescendo di importanza. Il commercio mondiale cresce e i paesi in via di sviluppo hanno maggiori possibilità di diversificare le loro esportazioni. Tuttavia il processo di sviluppo è ancora lungo, in quanto c’è ancora povertà e i redditi riguardano ancora solo una frazione di popolazione. Inoltre alcuni paesi stanno sperimentando una crescita sostenuta, altri lottano per superare i livelli di reddito medio, altri ancora stanno fallendo.
- Crescente integrazione della produzione globale. Sta trasformando la natura del commercio e il modo in cui i paesi in via di sviluppo si connettono con l’economia mondiale. Riducendo i costi di trasporto e logistica e migliorando le tecnologie di informazione (oltre allo sviluppo di economie aperte) si è reso più facile la frammentazione della produzione non solo all’interno dei paesi ma tra diversi paesi. Le multinazionali localizzano i diversi stadi del processo di produzione nei luoghi a minor costo. Questo offre quindi un nuovo canale per la crescita del commercio e lo sviluppo ma evidenzia anche le differenze delle capacità di integrarsi dei diversi paesi.
- Aumento dei prezzi dei prodotti agricoli e delle risorse naturali. Insieme a economie in rapida crescita del Medio Oriente, Africa e America Latina sono divenuti paesi ricchi esportatori di materie prime, e l’attenzione si è spostata da come i paesi in via di sviluppo possono diversificare le risorse a come possono fortificare i vantaggi comparati, come beneficiare da essi. Una chiave di lettura sta nel ridurre forme di protezionismo nuove e meno trasparenti, garantendo adeguati tassi di rendimento sulle risorse naturali, così come è di importanza critica affrontare le situazioni sociali ed ambientali fondamentali per una crescita sostenibile.
- Crescente interdipendenza economica. Così come l’economia mondiale è divenuta più interconnessa attraverso commercio, investimenti e tecnologie, è anche divenuta più interdipendente. Così come benefici economici dell’ampliamento dell’integrazione, col diffondersi rapidamente attraverso paesi e regioni, anche eventi come la crisi finanziaria hanno avuto riverberi globali. Decisioni politiche in un paese possono avere ricadute contemporanee (spesso non intenzionalmente) su altri paesi distanti, che possono diventare battute d’arresto per le economie di sviluppo (soprattutto quelle dei paesi più piccoli e più poveri). Tuttavia ci sono anche benefici: senza una robusta crescita di interdipendenza economica nei paesi in via di sviluppo dopo il 2008, specialmente in Cina e in India, ci sarebbero stati effetti molto più gravi della depressione. Diversamente dalle crisi passate, il sistema economico si è dimostrato sorprendentemente resistente nel fronteggiare la recessione del 2008/2009.
Politiche commerciali, accordi commerciali preferenziali, WTO e scelte di internazionalizzazione delle imprese
I flussi di commercio internazionale sono per la maggior parte relativi a beni; il commercio internazionale di servizi riguarda ad esempio servizi alle imprese, trasporti internazionali, distribuzione, ecc. Lo stadio di lavorazione con maggior peso negli scambi è quello dei beni intermedi, che attraversano più volte i confini (produzione frammentata), mentre per macro categoria merceologica il peso maggiore è del settore manifatturiero.
Dall’inizio del ‘900 fino ai giorni nostri le esportazioni mondiali di beni hanno visto essere inizialmente i beni agricoli ad essere esportati maggiormente (oltre il 50% contro il 10% attuale), mentre ora i più esportati sono i manufatti. All’epoca il nord del mondo produceva manufatti e il sud i beni agricoli: l’obiettivo era aumentare il benessere attraverso gli scambi. Successivamente si è passati agli scambi tra beni dello stesso tipo ma differenziati, nel settore manifatturiero.
Con l’analisi di equilibrio generale si studiano i sistemi economici in tutte le loro interrelazioni: il sistema è formato da diversi attori che hanno interrelazioni che vengono tenute tutte contemporaneamente in considerazione. Con l’analisi di equilibrio parziale invece ci si focalizza su un settore di mercato ipotizzando che ciò che succede ad esso non ha influenza su tutto il resto.
I paesi si aprono al commercio internazionale per le differenze di prezzo, in quanto se le differenze di prezzo sono maggiori dei costi di trasporto gli acquirenti di paesi con i prezzi alti importeranno e i venditori di paesi con i prezzi bassi esporteranno. Chiunque in qualsiasi paese può avere benefici sia dalle importazioni che dalle esportazioni.
Analisi di equilibrio parziale per 2 paesi: effetti dell’apertura
- Supponendo di avere due paesi (HOME e FOREIGN) e un singolo settore, se i due paesi sono chiusi (autarchia) il prezzo di equilibrio è dato dall’incrocio tra domanda e offerta. La posizione delle curve di FOREIGN rispetto ad HOME è però diversa, determinando un diverso prezzo di equilibrio.
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