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TEORIE SULL’INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE IMPRESE

APPROCCIO MACROECONOMICO

Prima degli anni ’60 l’internazionalizzazione era vista dal lato del commercio internazionale.

Teorie/modelli sul commercio internazionale:

1. MODELLO DEI VANTAGGI ASSOLUTI - Adam Smith

Un paese esporta prodotti che produce ad un costo inferiore assoluto rispetto a tutti gli altri paesi

2. MODELLO DEI VANTAGGI COMPARATI – due versioni:

a) Versione classica di David Ricardo basata sul teorema dei costi comparati:

Un paese ha convenienza ad esportare prodotti che produce ad un costo relativamente inferiore

rispetto agli altri beni

b) Versione di Hecksher e Ohlin a più fattori produttivi (teoria della proporzione dei fattori):

Un paese esporta prodotti fabbricati con risorse che sono abbondanti in patria (prodotti ad alta

tecnologia) e importa prodotti fabbricati con risorse che sono scarse in patria (prodotti a bassa

tecnologia). APPROCCIO MICROECONOMICO

1. TEORIA DEI VANTAGGI MONOPOLISTICI E DELLE IMPERFEZIONI DI MERCATO – HYMER 1960

Il modello di Hymer si basava sulla constatazione che l’impresa che si insedia in paese estero è soggetta a

tutti gli svantaggi connessi alla sua condizione di società non nazionale (liability of foreignness).

Le imprese locali, invece, godono di una serie di vantaggi derivanti da maggiori informazioni sul proprio

paese (economia, lingua, leggi, cultura, società, sistema politico e istituzionale).

Queste informazioni costituiscono delle barriere nei confronti delle imprese straniere, il cui superamento

può comportare costi elevati (si tratta però di costi fissi, per cui una volta sostenuti non si ripresentano più).

Esistono inoltre ulteriori barriere derivanti da eventuali processi di stigmatizzazione nei confronti delle

imprese straniere da parte del governo, dei consumatori e dei fornitori, che non possono essere superate

finché l’impresa viene percepita come estera.

L’internazionalizzazione delle imprese può essere ricondotta al possesso di alcuni vantaggi:

a) Vantaggi di costo:

- Controllo delle tecniche di produzione, attraverso brevetti o coperti da segreto

- Imperfezioni nei mercati dei fattori di produzione (manodopera, materie prime…)

- Condizioni di favore sui mercati finanziari che permettono ottenimento di tassi d’interesse inferiori

- Economie reali o pecuniarie che permettono conseguimento di economie di scala o maggiore

potere contrattuale

b) Vantaggi di differenziazione:

- Preferenza dei consumatori nei confronti di specifici marchi e della reputazione di particolari

imprese

- Controllo di design di prodotto superiori, attraverso brevetti

- Proprietà o controllo contrattuale di punti di vendita strategici

- Economie reali o pecuniarie che permettono investimenti di marketing e di promozione su larga

scala

In genere il vantaggio di cui un’impresa gode in una nazione straniera è inferiore rispetto a quello di cui

gode nel proprio paese, in quanto attenuato dalle barriere di cui sopra.

Ma in alcuni casi si verifica opposto: i vantaggi possono essere superiori all’estero in quanto i concorrenti

locali non hanno accesso alle stesse risorse e competenze dell’impresa straniera. 1

2. TEORIA DEL CICLO DI VITA DEL PRODOTTO DI VERNON – 1966,1971

Analizza il comportamento delle imprese americane negli anni ’60 e si basa sull’ipotesi che le imprese dei

paesi industrializzati, pur essendo dotate di uguali probabilità di accesso alle nuove conoscenze scientifiche,

non abbiano uguali probabilità nell’applicazione di tali conoscenze alla creazione di nuovi prodotti.

Fasi:

a) Introduzione

Il nuovo prodotto non ha ancora raggiunto un livello di standardizzazione sufficiente in relazione agli

input impiegati, alla produzione e alle specifiche finali che deve possedere.

Vi è quindi la necessità dei produttori di mantenere un elevato grado di flessibilità e di comunicare

rapidamente con clienti, fornitori e concorrenti.

La produzione del nuovo prodotto sarà quindi localizzata in prossimità del mercato in cui verrà

commercializzato, dunque nel paese in cui è situata l’impresa innovatrice.

b) Crescita e Maturità

Il prodotto, dopo essersi affermato sul mercato domestico, incomincia (in virtù dei vantaggi di

differenziazione posseduti) a inserirsi sui mercati esteri, prima tramite esportazioni in cui la produzione

avviene integralmente a livello nazionale e poi tramite una fase di espansione delle unità produttive nei

paesi esteri avanzati con una diminuzione e infine scomparsa delle esportazioni del paese innovatore

verso questi ultimi.

c) Declino

Il prodotto è maturo e estremamente standardizzato, quindi la scomparsa della differenziazione

(riducendo o annullando il vantaggio iniziale del paese innovatore) spinge a ridurre i costi di produzione.

Le unità produttive vengono quindi localizzate nei paesi in via di sviluppo, dove il costo della manodopera

è basso.

Il paese innovatore si trasforma quindi da paese esportatore a paese importatore, in seguito alla

diminuzione della produzione interna del prodotto in questione.

Critiche:

- Eccessivo focus sul prodotto e non sull’impresa

- Esclusione dall’analisi di imprese multi-product

- Focalizzazione su innovazione tecnologica demand-pull, sottovalutando l’impatto dell’innovazione

technology-push

- Vengono privilegiate innovazioni di prodotto e non di processo

3. FILONE OLIGOPOLISTICO – CAVES 1971

Definisce l’impresa multinazionale come un’impresa di grandi dimensioni la cui esistenza è supportata da

un vantaggio competitivo di origine oligopolistica o monopolistica, che la rende capace di compensare i

vantaggi che le imprese locali hanno quando operano nel proprio contesto nazionale.

Le imprese locali, infatti, godono di una serie di vantaggi derivanti da maggiori informazioni sul proprio

paese (economia, lingua, leggi, cultura, società, sistema politico e istituzionale).

Nel caso degli IDE orizzontali (produzione all’estero dello stesso bene) le imprese estere possono

compensare lo svantaggio informativo derivante dal loro status di straniere attraverso la differenziazione

del prodotto.

Nel caso di IDE verticali (aggiunta di uno stadio a monte o a valle del processo produttivo) le imprese estere

possono ottenere dei vantaggi aumentando le barriere all’entrata nei confronti di nuovi concorrenti sia

nazionali che internazionali.

4. TEORIA DEI COSTI DI TRANSAZIONE – BUCKLEY E CASSON 1976, WILLIAMSON 1975-1981

Rappresenta l’impresa multinazionale come un modello istituzionale complesso che estende le proprie

attività economiche all’estero tramite forme di organizzazione interna (IDE) perché più efficienti e

vantaggiose rispetto all’uso del mercato (che comporta costi di transazione/comunicazione molto elevati,

dati dalla necessità di definire contratto, dalla ricerca dei contraenti e dalla ricerca di informazioni).

L’internazionalizzazione di un’impresa attraverso IDE viene interpretata in riferimento al fallimento di

alcuni tipi di mercato e quindi alla necessità delle imprese di internalizzarli:

a) IDE orizzontale è spiegato in termini di internazionalizzazione del mercato dei know-how, con lo scopo

di sostituirlo (per proteggere la diffusione delle capacità e delle conoscenze) o di supportarlo (quando la

2

non uniforme distribuzione delle conoscenze rende impossibile il trasferimento di know-how in assenza

di trasferimento di persone qualificate)

b) IDE verticale è spiegato in termini di internazionalizzazione dei mercati dei prodotti intermedi, con lo

scopo di sostituire i processi di mercato (rimediando a fenomeni di opportunismo che minacciano la

sicurezza della fornitura – Moral Hazard) o di supportarli quando questi non esistono o sono poco

sviluppati (rimediando alla mancanza di infrastrutture)

c) IDE conglomerale è spiegato in termini di internazionalizzazione dei mercati finanziari internazionali, con

lo scopo di sostituirli (per minimizzare rischio di cambio) o di supportarli quando questi sono poco

sviluppati.

L’impresa internalizza se i costi di transazione sono superiori ai costi derivanti dalla necessità di portare le

operazioni all’interno.

5. PARADIGMA ECLETTICO – DUNNING 1977,1980,2000

Il paradigma eclettico è stato elaborato da Dunning con lo scopo di conciliare diverse teorie emerse dal

dibattito sui processi di internazionalizzazione e di fornire quindi un’interpretazione generale delle attività

dell’impresa multinazionale.

In base al paradigma eclettico l’internazionalizzazione delle imprese è determinata da vantaggi riconducibili

a tre insiemi di variabili indipendenti (O-L-I):

1) OWNERSHIP ADVANTAGE, indica i vantaggi di proprietà, riconducibili alle seg. variabili:

- vantaggi di proprietà, basati sul possesso o sull’accesso privilegiato ad uno specifico asset

- vantaggi di governance, basati sulle competenze di gestire gli asset, sia internamente che esternamente

all’impresa, nel modo + efficiente

Indica il “perché” delle attività delle imprese multinazionali.

Sono stati individuati 4 tipologie di vantaggio di proprietà:

a) vantaggio nazionale derivante dallo sfruttamento delle risorse presenti nella nazione di origine;

b) vantaggio di settore derivante dallo sfruttamento di un potere monopolistico o oligopolistico;

c) vantaggio di impresa derivante dal controllo di risorse e competenze scarse, uniche e sostenibili da

parte di una singola impresa rispetto ai concorrenti;

d) vantaggio manageriale derivante dalle competenze dei manager dell’impresa di individuare, valutare,

acquisire a livello mondiale risorse e competenze necessarie per l’impresa e di coordinarle con quelle già

esistenti

2) LOCATION ADVANTAGE, indica i vantaggi di localizzazione, riconducibili alle seg. variabili:

- distribuzione spaziale di risorse e mercati

- prezzi degli input, qualità e produttività

- costi di trasporto e di comunicazione internazionale

- incentivi e disincentivi agli investimenti

- barriere artificiali al commercio internazionale

- disponibilità di infrastrutture

- differenze di lingua, ideologia, cultura, commerciali, politiche

- economie di concentrazione della R&S, della produzione, di marketing

Indica il “dove” localizzare le attività delle imprese multinazionali.

Ad un grado maggiore di immobilità di risorse (localizzate in ambienti naturali o sociali stranieri) che le

imprese devono utilizzare congiuntamente ai loro vantaggi competitivi, corrisponde un grado maggiore di

presenza internazionale delle imprese.

Il Location Advantage è compatibile con una serie di diverse teorie, sviluppate nel corso del XX secolo:

a) teorie tradizionali sulla localizzazione, hanno spiegato la scelta dei siti produttivi;

b) teorie sui processi di internazionalizzazione, hanno spiegato l’espansione territoriale attraverso il

concetto di distanza psichica;

c) teorie sull’agglomerazione, hanno spiegato la concentrazione geografica attraverso l’interazione di forze

centripete (dimensione mercato, mercato del lavoro, economie esterne) e di forze centrifughe (risorse non

mobili, diseconomie esterne);

d) teorie dei geografi industriali sui costi di transazione spaziali. 3

3) INTERNALIZATION ADVANTAGE, indica i vantaggi di internalizzazione, riconducibili alle seg. variabili:

- riduzione dei costi di ricerca e negoziazione

- riduzione dei costi di azzardo morale e di selezione avversa

- incertezza dell’acquirente

- impossibilità di effettuare discriminazione di prezzo

- necessità del venditore di salvaguardare la qualità dei prodotti intermedi o finali

- conseguimento di economie da attività interdipendenti

- evitare o sfruttare intervento dello Stato

- controllo fornitura e condizioni di vendita degli input

- controllo distribuzione

Indica “come” organizzare le attività delle imprese multinazionali e quindi le modalità di

internazionalizzazione (esportazione, licensing o investimento diretto).

Maggiori sono i benefici derivanti dall’internalizzazione delle transazioni internazionali, maggiore sarà la

probabilità che le imprese decidano di ricorrere a investimenti diretti, rispetto alle altre modalità di

internazionalizzazione.

Il Internalization Advantage è compatibile con una serie di diverse teorie, sviluppate nel corso del XX secolo:

a) teorie tradizionali sui costi di transazione, sulla distinzione mercato e gerarchia;

b) teorie sui costi di agenzia, sulla riduzione del rischio di comportamenti opportunistici nelle relazioni

agente-principale;

c) teorie sui costi di transazione dell’internazionalizzazione, analizzate nell’ambito delle teorie di Reading.

Secondo Dunning, le imprese internazionali possono essere classificate in 4 categorie, in base agli obiettivi

perseguiti attraverso gli IDE: →

1) NATURAL RESOURCE SEEKERS imprese rivolte ai mercati degli input

- Obiettivi: ottenere accesso privilegiato alle risorse rispetto ai concorrenti.

- Settori di attività: settori delle materie prime e prodotti o processi labour-intensive.

- Per quanto riguarda la componente O (Ownership Advantage) del modello OLI, i fattori determinanti di

tale tipo di impresa sono:

capitale, tecnologia, accesso ai mercati, asset complementari, dimensione e potere di negoziazione

- Per quanto riguarda la componente L (Location Advantage):

disponibilità di risorse naturali e infrastrutture, costi delle materie prime e della manodopera, incentivi fiscali

- Per quanto riguarda la componente I (Internalization Advantage):

assicurare stabilità della fornitura, controllo dei mercati

2) MARKET SEEKERS imprese rivolte ai mercati di sbocco

- Obiettivi: proteggere mercati esistenti, rispondere al comportamento dei concorrenti, precludere ai

concorrenti (attuali e potenziali) l’accesso a nuovi mercati

- Settori di attività: computer, farmaceutico, automobilistico, sigarette, alimentare, aereo

- Per quanto riguarda la componente O (Ownership Advantage) del modello OLI, i fattori determinanti di

tale tipo di impresa sono:

capitale, tecnologia, informazione, capacità manageriali e organizzative, economie di scala, capacità di

generare brand loyalty

- Per quanto riguarda la componente L (Location Advantage):

dimensioni e caratteristiche del mercato, politica economica e industriale dello Stato

- Per quanto riguarda la componente I (Internalization Advantage):

ridurre costi di transazione e comunicazione, non conoscenza del cliente, proteggere diritti di proprietà

3) EFFICIENCY SEEKERS imprese rivolte all’efficienza

- Obiettivi: razionalizzazione del prodotto a livello regionale o globale, ottenere vantaggi di specializzazione

sul processo

- Settori di attività: automobilistico, elettrodomestici, elettronica di consumo, tessile e abbigliamento,

farmaceutico

- Per quanto riguarda la componente O (Ownership Advantage) del modello OLI, i fattori determinanti di

tale tipo di impresa sono:

come market seekers + accesso ai mercati, economie di scopo, diversificazione geografica,

approvvigionamento internazionale degli input, offshoring 4

- Per quanto riguarda la componente L (Location Advantage):

economie di specializzazione e concentrazione, bassi costi della manodopera, incentivi alla produzione

- Per quanto riguarda la componente I (Internalization Advantage):

come market seekers + economie da attività congiunte, economie di integrazione verticale, diversificazione

orizzontale →

4) STRATEGIC ASSET SEEKERS imprese rivolte allo sviluppo di asset strategici

- Obiettivi: rafforzare competitività basata sull’innovazione o sulla produzione, acquisire nuove linee di

prodotto o nuovi mercati

- Settori di attività: settori con elevati costi fissi e che offrono opportunità di economie di scala o sinergie

- Per quanto riguarda la componente O (Ownership Advantage) del modello OLI, i fattori determinanti di

tale tipo di impresa sono:

tutti quelli delle 3 categorie precedenti che offrano opportunità di sinergia con gli asset esistenti

- Per quanto riguarda la componente L (Location Advantage):

tutti quelli delle 3 categorie precedenti che offrano tecnologia, mercati e altri asset di cui l’impresa è

sprovvista

- Per quanto riguarda la componente I (Internalization Advantage):

economie da attività congiunte, riduzione o diversificazione del rischio

APPROCCIO STRATEGICO

DIAMANTE DELLA COMPETITIVITÀ DI PORTER 1990

Si fonda su 2 pilastri: il vantaggio competitivo dell’impresa e il vantaggio competitivo della nazione.

Utilizzando il diamante di Porter si individua il vantaggio competitivo della nazione nel settore dell’impresa

scelta in relazione alla competizione globale.

Il vantaggio competitivo della nazione è determinato da un sistema di 4 elementi (“diamante”):

1) CONDIZIONI DEI FATTORI

Devono essere analizzate in riferimento a:

a) la dotazione di fattori, i quali si possono suddividere in:

- risorse umane (in termini di quantità, competenze, costo, produttività)

- risorse fisiche (in termini di quantità, qualità, accessibilità, costo)

- risorse di conoscenza (in termini di patrimonio di conoscenze scientifiche, tecniche e di mercato)

- risorse di capitali (in termini di quantità, varietà, accessibilità, costo)

- infrastrutture (in termini di tipo, qualità, diffusione, accessibilità, costi)

b) le gerarchie fra i fattori, distinguendo tra:

- fattori di base e fattori avanzati (i primi sono quegli input che vengono ereditati da una nazione in

modo passivo o la cui creazione richiede investimenti modesti; i secondi sono fattori necessari ad

acquisire vantaggi competitivi di livello superiore fondati su prodotti e tecnologie + sofisticati)

- fattori generalizzati e fattori specializzati (i primi possono essere utilizzati da una vasta gamma di

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ambra135 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di economia e gestione delle imprese internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Piantoni Mariella.
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