Economia e gestione delle imprese internazionali
Internazionalizzazione delle imprese
La globalizzazione nella prospettiva dell'impresa
La globalizzazione influenza il comportamento strategico dell’impresa in 5 ambiti:
- Mercato
- Concorrenza
- Produzione
- Risorse
- Persone e valori
I mercati
La globalizzazione ha determinato un rapido e intenso sviluppo di nuovi mercati geografici in aree prima marginali dal punto di vista commerciale. Lo sviluppo di questi mercati ha beneficiato di:
- Progressiva liberalizzazione degli scambi commerciali (anche se non del tutto omogenea)
- Sviluppo di nicchie globali, segmenti di mercato con caratteristiche simili in molti Paesi diversi
Per l’impresa locale, l’apertura internazionale dei mercati rappresenta una minaccia, per l’aumento dell’intensità della concorrenza e la riduzione dei fattori di protezione del mercato di origine, ma anche un’opportunità per aumentare il volume di affari e acquisire una significativa presenza estera. La globalizzazione favorisce quelle imprese che sono pronte a replicare all’estero i fattori di successo sviluppati nel paese di origine.
In passato alcuni studiosi hanno sostenuto che la globalizzazione avesse generato una tendenza verso l’omogeneizzazione della domanda, dei modelli di comportamento dei consumatori (nei paesi occidentali). Tuttavia, il fenomeno non si è rilevato lineare e le tendenze socio-culturali degli ultimi anni stanno riducendo l’omologazione che aveva prevalso. In uno stesso luogo coesistono gruppi con caratteristiche diverse. Il locale non si contrappone più al globale perché nel locale convivono identità diverse. I soggetti diventano multilocali perché si caratterizzano per un legame non con un solo luogo.
La globalizzazione dei mercati ha conseguenze sul piano delle dinamiche competitive poiché determina:
- Crescente interdipendenza tra mercati geografici di paesi diversi, che è alla base dell’interdipendenza strategica tra i concorrenti (in particolare le imprese che operano nella stessa area di business e mercati geografici)
- Le condizioni per sviluppare su scala internazionale un prodotto (e marchio) originariamente progettato solo per il mercato del paese di origine
La concorrenza
La maggior intensità della concorrenza è stata determinata da:
- Riduzione delle barriere al commercio internazionale
- Emergere di nuovi concorrenti dai paesi emergenti grazie a due spinte, i modelli organizzativi e gli effetti sugli equilibri competitivi nei vari settori
I nuovi sfidanti globali devono il loro rapido successo al fatto di essere nati nei paesi emergenti, che possiedono le seguenti caratteristiche economiche e sociali:
- Dimensione del mercato locale, con un’enorme domanda interna che ha permesso l’aumento dimensionale delle imprese locali
- Basso costo degli input produttivi (lavoro). Le imprese locali hanno dovuto affrontare sfide come struttura logistica e distributiva inefficiente/inesistente, sistema amministrativo spesso opaco, consumatore immaturo e con limitata capacità di spesa, dalle quali hanno maturato competenze utili al presidio dei mercati emergenti.
- Competizione nel mercato di origine con le grandi imprese occidentali, che ha permesso di apprendere le logiche della competizione internazionale e porsi sullo stesso piano dei leader occidentali
Hanno quindi maturato molto rapidamente una visione globale del business, sia nella scelta dei mercati in cui essere presenti che nella ricerca di condizioni di vantaggio competitivo.
Nella prima fase del loro sviluppo internazionale hanno privilegiato la crescita per via interna o con la costituzione di Joint Venture. Ultimamente anche con acquisizioni o scambio di partecipazioni con gruppi occidentali.
Gli approcci strategici seguiti dai nuovi sfidanti
Gli approcci strategici seguiti dai nuovi sfidanti per competere fuori dai propri mercati sono:
- Sviluppo a livello globale della linea di prodotti e del marchio consolidati nel mercato locale. I nuovi sfidanti globali offrono nei mercati occidentali prodotti con un costo relativamente basso in rapporto alla qualità offerta grazie a vantaggi di scala, bassi costi di produzione e tecnologie ormai adeguate. Raggiungono un posizionamento forte nei segmenti intermedi del mercato, dando visibilità al marchio e favorendo le relazioni con la grande distribuzione. La politica di portafoglio marchi è variabile: l’impresa acquisisce marchi consolidati in altri paesi emergenti per rafforzare la posizione di mercato nella propria macroarea geografica e/o acquista marchi presenti in paesi avanzati per espandersi in particolari segmenti di mercato e/o rende globale determinati marchi di successo nel proprio paese.
- Sviluppo della R&S per garantire continua innovazione dell’offerta, in relazione alle specifiche esigenze nei diversi mercati geografici. La focalizzazione sull’innovazione richiede un impegno nella gestione di persone qualificate e la loro concentrazione nelle aree in cui si può raggiungere un vantaggio competitivo rispetto ai market leader originari. Sarà sempre più rilevante in quanto nei paesi emergenti si sta verificando una grande espansione del capitale umano altamente qualificato.
- Specializzazione in una nicchia di mercato dove poter raggiungere rapidamente una leadership a livello globale. La specializzazione e la presenza in molte aree consentono grandi volumi di produzione e quindi di operare a costi unitari bassi, che favorisce la visibilità del marchio anche nei paesi consolidati. La focalizzazione in una nicchia determina anche lo sviluppo di competenze molto specialistiche alla produzione e alla comprensione della domanda. Favorisce la concentrazione degli investimenti nella ricerca e quindi nell’innovazione.
- Sfruttare la grande disponibilità di risorse naturali nel proprio paese e produrre anche per i mercati esteri. Le imprese aumentano la produzione oltre i livelli assorbiti dal mercato interno (basso costo input produttivi), sviluppano le competenze logistiche e distributive per far arrivare i prodotti nei mercati esteri.
- Sviluppare il business model sperimentato con successo nel proprio mercato geografico, adattandolo alle specificità dei contesti geografici nelle diverse aree geografiche. Intensa politica di acquisizione di imprese estere per facilitare l’entrata nei paesi target.
L'organizzazione della produzione
La globalizzazione si manifesta nella crescente dispersione geografica delle attività della catena del valore di un’impresa e nel conseguente maggior volume di investimenti di tipo produttivo realizzati in paesi diversi da quello di origine. La multi localizzazione dei processi produttivi è finalizzata allo sfruttamento delle differenze tra contesti geografici in termini di:
- Costi
- Risorse
- Logistica
- Mercato
L’indice di transnazionalità permette di determinare il livello di proiezione internazionale dell’attività produttiva di un’impresa. È la sintesi del peso che gli asset, il valore aggiunto e gli occupati hanno sul totale. (immobilizzazione investite nei paesi esteri)
K=I = a K + b X + c Yx x xt (totale immobilizzazioni) X= totale occupati Y= a,b,c = parametri di ponderazione delle 3 variabili (0<1)
- 63% 100 maggiori gruppi mondiali
- 68% Europa
- 75,5% Regno Unito
- 50-60% gruppi americani/giapponesi/emergenti
Il network spread index misura il grado di concentrazione geografica della presenza produttiva internazionale dell’impresa (costruzioni e utilities).
Gli obiettivi strategici della localizzazione estera delle attività produttive sono:
- Volontà di avere un maggior radicamento nei mercati geografici più rilevanti
- Ricerca di condizioni di produzione più vantaggiose in termini di costi, produttività e disponibilità di input produttivi
Lo sviluppo di risorse
La globalizzazione si è manifestata per prima nelle risorse finanziarie. Nei paesi sviluppati già si erano consolidati l’apertura internazionale dei mercati finanziari, la liberalizzazione dei flussi e lo sviluppo della competizione tra gli intermediari su scala sovralocale. La globalizzazione ha coinvolto anche le altre aree economiche. Dal 2008 i fattori di instabilità dei mercati finanziari internazionali hanno evidenziato le interdipendenze tra avvenimenti in paesi diversi e tra le dinamiche finanziarie globali e l’economia reale.
Lo sviluppo dei mercati finanziari internazionali e di strumenti di finanziamento sofisticati ha rappresentato il propellente per gli investimenti produttivi all’estero: collaborazioni tra istituzioni finanziarie e gruppi industriali di diversi paesi, grandi volumi di capitali per le operazioni di acquisizione e fusione cross-border, ruolo nell’internazionalizzazione delle banche di investimento internazionali.
Il global sourcing prevede che le imprese gestiscano gli approvvigionamenti in chiave globale come conseguenza dell’organizzazione a livello sovranazionale della catena del valore (e del processo produttivo). L’impresa organizza gli approvvigionamenti su base sovra locale affidandosi a operatori esterni che garantiscono elevati standard internazionali e la necessaria capacità produttiva.
La casa-madre (o un’unità operativa predisposta) individua uno o pochi fornitori eccellenti per una determinata macroarea geografica e gli affida la fornitura degli input utilizzati dalle sue strutture produttive. I fornitori sono scelti sia in base ai consueti parametri di competitività, sia in base alla capacità di garantire gli approvvigionamenti. Il fornitore dovrà adeguare le proprie forniture alle strutture operative dell’impresa.
I vertici internazionali dell’impresa cliente e del fornitore concludono l’accordo commerciale, fissando le condizioni economiche generali e le modalità dell’erogazione.
A livello centrale sono stabiliti:
- Contenuti generali e standard qualitativi della fornitura
- Grado di standardizzazione internazionale della fornitura
- Struttura dei prezzi
- Grado di esclusività del rapporto di fornitura
A livello locale sono gestite le questioni operative:
- Tempi e modalità di esecuzione della fornitura
- Organizzazione logistica
- Adattamenti locali
L’impresa può comunque sviluppare le relazioni con i fornitori locali nel caso in cui abbiano la capacità produttiva e le competenze organizzative per estendere la collaborazione a livello globale. Accade che l’impresa stimoli l’internazionalizzazione di un fornitore locale e ne sostiene il processo.
La globalizzazione ha poi sviluppato reti internazionali di generazione della conoscenza, spesso attraverso le reti lunghe di ricerca. L’impresa internazionale ha la possibilità di mettersi in contatto con i migliori interlocutori rispetto ai propri obiettivi: la capacità di partecipare a progetti di ricerca internazionali permette di entrare a far parte delle reti internazionali.
Si è intensificata la competizione per l’acquisizione di materie prime: lo sviluppo industriale di grandi aree geografiche prima marginali dal punto di vista produttivo ha determinato un incremento della domanda di input produttivi.
I valori e le persone
Si è verificata una tendenziale omogeneizzazione internazionale dei modelli di gestione e delle relative procedure che regolano il complessivo funzionamento del sistema aziendale. In tutte le unità di un gruppo internazionale si tende ad applicare uno stesso schema gestionale e analoghi meccanismi operativi. Di cruciale importanza è il raggiungimento di un equilibrio tra autonomia e controllo.
L’estensione internazionale delle attività pone un limite ai meccanismi di controllo di tipo burocratico e gerarchico, dando importanza all’adesione di tutte le unità ad obiettivi comuni (es. convention, intranet, meccanismi di carriera internazionale d’alta dirigenza). L’impresa attua misure di omogeneizzazione dei valori e modelli gestionali in tutte le componenti internazionali.
La globalizzazione si manifesta anche nella gestione del capitale umano: in un’organizzazione internazionale i dipendenti hanno nazionalità eterogenea, anche i livelli dirigenziali e di vertice. Anche l’azionariato (anche quello di controllo) ha una nazionalità diversa da quella della casa-madre. L’eterogeneità del capitale umano deve essere intesa come fattore di competitività.
La dinamica del commercio estero
La recessione globale del 2008-2009 ha ridotto sia il livello di commercio mondiale che il tasso di crescita medio dello stesso. L’Europa rimane leader nel commercio mondiale di beni e servizi, segue l’Asia.
EXP-IMP mondiali
- 1 Cina
- 2 US
- 3 Germania
- 4 Giappone
- 5 Olanda
- 11 Italia
EXP-IMP mondiali servizi
- 1 US
- 2 UK
- 3 Germania
- 4 Francia
- 5 Cina
- 14 Italia
Gli IDE
L’IDE è un investimento realizzato da un’organizzazione residente in un paese in un’impresa residente (già esistente o creata ex-novo) in un altro paese, finalizzato ad acquisirne il controllo e a gestirne le attività in maniera integrata e funzionale alle proprie.
I flussi di IDE sono i flussi di capitale impiegato dall’investitore (direttamente o tramite controllata) per acquisire il controllo di una struttura estera e dalle risorse finanziarie fornite a quest’ultima dall’investitore stesso. Tali flussi possono avere natura di:
- Equity
- Utili prodotti dall’impresa estera e reinvestiti al suo interno
- Prestiti intra-company
Il valore degli stock di IDE è la somma tra il valore del capitale netto (CS+riserve) delle controllate all’estero e il loro indebitamento netto verso la controllante o altre società del gruppo.
Gli IDE sono in entrata quando si considerano dal punto di vista del Paese in cui sono realizzati. Sono gli investimenti che entrano in un determinato territorio realizzati da imprese che non ne fanno parte. Sono in uscita quando si considerano dal punto di vista del Paese dove ha sede l’impresa che li realizza. Sono gli investimenti che escono da un determinato territorio e realizzati in un Paese diverso da quello dove ha avuto origine l’impresa che li realizza.
La teoria del ciclo di vita internazionale degli IDE (Dunning) sostiene che i flussi di IDE in uscita e in entrata in un Paese tendono a essere correlati al suo sviluppo economico. I flussi in uscita si manifestano solo nei Paesi che hanno raggiunto un certo grado di maturazione economica e dispongono di un sistema di imprese sufficientemente competitive a livello internazionale.
La teoria suggerisce 5 fasi della crescita economica di un Paese:
- Nelle prime fasi in cui il livello di sviluppo economico è basso, il paese non è né investitore né in grado di attrarre IDE dall’estero; il flusso netto di investimenti tende a 0.
- Nelle fasi di transizione verso il consolidamento tendono a prevalere gli IDE in entrata perché esistono buone opportunità di insediamento produttivo agli operatori internazionali (bassi costi di produzione, elevata crescita del mercato globale, facilitazioni amministrative); il tessuto industriale endogeno è ancora troppo debole per operare all’estero.
- Nella fase di piena crescita industriale il flusso netto di IDE tende a essere positivo perché prevale l’effetto dell’internazionalizzazione attiva delle imprese locali.
- Infine, nelle fasi di ulteriore crescita il saldo tra IDE in entrata e in uscita tende a tornare in equilibrio poiché la capacità di attrazione diviene analoga alla capacità di andare all’estero.
Nelle diverse fasi del ciclo cambia anche la struttura degli IDE: all’inizio interessano i flussi in entrata sono costituiti da IDE nei settori delle materie prime e manifatturiero a bassa intensità tecnologica, poi su settori ad alto valore aggiunto.
Si osserva che paesi con un simile grado di sviluppo hanno flussi netti di IDE diversi; questo perché incide anche la specificità della struttura industriale e imprenditoriale del paese.
Le modalità di realizzazione di un IDE
L’IDE può essere realizzato con 2 modalità:
- Insediamento di nuove strutture produttive che implicano l’incremento della capacità produttiva nel territorio ospitante (investimento greenfield)
- Acquisizione della proprietà (o quota di controllo) di aziende già esistenti nel paese estero
Una nuova struttura produttiva può essere creata in un sito prima non utilizzato per attività economiche (greenfield) o in un’area già utilizzata in passato per ospitare attività produttive utilizzabili dopo interventi di bonifica e/o riconversione (brownfield).
Una parte consistente di IDE è finalizzata alla creazione delle Special Purpose Entities (SPES), società all’estero che servono per beneficiare dei vantaggi fiscali e finanziari garantiti dalle varie giurisdizioni. Queste strutture sono utilizzate dalle imprese per ottimizzare la gestione dei propri investimenti e migliorare l'efficienza fiscale, sfruttando la possibilità di operare in ambienti giuridici e finanziari più favorevoli rispetto al paese di origine. SPES costituisce inoltre un mezzo per facilitare il trasferimento di capitale e la gestione delle operazioni finanziarie internazionali.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Economia e Gestione delle Imprese Internazionali, prof Piantoni, libro consigliato "Economia e Gest…
-
Riassunto esame Economia e gestione delle imprese internazionali, Prof. De Chiara Alessandra, libro consigliato Eco…
-
Riassunto esame Economia e Gestione delle Imprese Internazionali, prof Piantoni, libri consigliati "Strategie di in…
-
Riassunto esame Economia e gestione delle imprese internazionali, Prof. Banihashemi Hooman, libro consigliato Mark…