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Conto economico

Fatturato: dietro ci sono i clienti, e corrisponde a p*q. Il cliente ha sempre ragione, è lui a decidere quindi prezzi e quantità, per cui l’impresa deve cercare di farsi dar ragione dal cliente cercando di fargli pagare un certo prezzo per una certa quantità. Le leve dell’impresa per convincerlo sono marketing, comunicazione, informazione; tuttavia per riuscire a convincerlo bisogna prima informarsi, per poi provarci o cercare un cliente diverso. Se il business model è coerente con il segmento scelto di clientela, il fatturato sarà ottimo.

Acquisti: riguardano gli stakeholder fornitori, e sono un costo per la quantità.

Valore aggiunto: dice se il mercato ha effettivamente riconosciuto l’importanza e il valore del prodotto, se l’impresa ha effettivamente aggiunto qualcosa agli acquisti. Esprime quindi l’impresa stessa, e può essere anche negativo se temporaneo (ad esempio in fase di avviamento quando i prezzi possono esser tenuti bassi). L’impresa esiste se esiste il valore aggiunto, in quanto una volta remunerate le materie prime del prodotto bisogna remunerare tutti gli altri fattori. Il valore aggiunto si migliora tenendo conto di clienti e fornitori: con i fornitori è utile costituire una partnership. Tutti gli altri stakeholder saranno soddisfatti sulla base del valore aggiunto.

Costo del lavoro: è dato dai dipendenti, inclusi il management ed eventualmente l’imprenditore se è anche manager, ma non deve essere incluso il suo lavoro nell’organizzare l’impresa (remunerato dal RN d’esercizio). Nel costo del lavoro si remunerano le prestazioni lavorative, e si calcola come costo del lavoro per numero di addetti; più sono alti gli stipendi meno si remunerano gli azionisti (e viceversa), per cui può nascere un conflitto.

Margine operativo lordo

Ammortamenti: è la prima voce non oggettiva, in quanto presentano un margine di discrezionalità, anche se bisognerebbe essere oggettivi ad esempio tenendo conto dell’obsolescenza. Gli stakeholder dietro gli impianti sono i fornitori, sono beni di investimento. Bisogna vedere quindi dopo quanto tempo diventano obsoleti, quanti anni hanno e quanto vengono utilizzati, ovvero obsolescenza tecnica, obsolescenza fisica e età.

Reddito operativo: si riferisce alla parte reale dell’impresa, alla fisicità del prodotto.

Oneri finanziari: sono gli interessi per indebitamento, e gli stakeholder sono le banche, i terzi finanziatori. Questi non sono i primi ad essere pagati, quindi hanno grande interesse nel business model. Si calcolano come tasso di interesse per indebitamento.

Reddito netto prima delle imposte

Imposte

Reddito netto d’esercizio: è quanto residua per l’imprenditore (per l’attività di organizzazione) e per gli azionisti (dividendi), ovvero ciò che residua dopo aver remunerato tutti i fattori della produzione. Gli stakeholder sono quindi imprenditore e azionisti.

L’efficacia è espressa dal fatturato, mentre le leve di efficienza si vedono sui costi e sulle quantità; la produttività (dato un certo impiego di risorse si cerca di massimizzare il risultato) fa da contraltare a vincoli d’efficienza (esempio il licenziamento, complicato, per risparmiare sul costo del lavoro).

Stato patrimoniale

Lo Stato Patrimoniale si compone di un attivo (Impieghi) e di un passivo (Fonti):

  • Impieghi (struttura operativa):
    • Immobilizzazioni: materiali, immateriali, finanziarie
    • Attivo circolante: disponibilità liquide, debiti a breve termine, rimanenze
  • Fonti (struttura finanziaria):
    • Passività correnti
    • Passività consolidate
    • Patrimonio netto

Esiste un vincolo di coerenza per natura tra le attività e le risorse finanziarie destinate ad acquisirle. Tutte le attività immobilizzate vanno finanziate con le passività di lungo termine e con il patrimonio netto, mentre l’attivo circolante va finanziato con le passività correnti.

Le fonti sono tutti gli aumenti di fonti o le diminuzioni di impieghi, viceversa sono gli impieghi. Esistono quindi dei legami di coerenza tra fonti e impieghi. Struttura dell’impresa e obiettivi strategici rispondono a stretti vincoli di coerenza dinamica; ad esempio nel caso in cui si offrissero dilazioni di pagamento ai clienti bisognerebbe modificare la struttura dell’impresa allungando i termini di pagamento dei fornitori o agendo sul magazzino.

Se gli impieghi sono maggiori delle fonti si parla di fabbisogno, se invece sono le fonti ad essere maggiori degli impieghi si parla di surplus:

  • Impieghi: + Immobilizzazioni materiali, + immobilizzazioni immateriali, + cassa, + clienti, - capitale proprio, - rimborso debiti, + costo del lavoro, + oneri finanziari, + acquisti, + magazzino, + tasse
  • Fonti: + capitale proprio, + finanziamenti, + fornitori, - vendita immobilizzazioni, - cassa, + reddito netto, + ammortamenti (è una voce particolare perché non fa cassa)

Per comprendere il modello di business bisogna tenere presenti le relazioni tra le risorse a disposizione dell’impresa; c’è relazione biunivoca di coerenza tra fonti e impieghi, le fonti servono a finanziare le risorse. Gli impieghi costituiscono la struttura operativa delle imprese, le fonti la struttura finanziaria.

Il capitale circolante netto si compone di clienti, magazzino e fornitori (+C+M-F); quello ideale sarebbe negativo quindi, con le risorse che si autofinanzierebbero. Per compensare il magazzino si devono aumentare i fornitori, diminuire i clienti, oppure finanziarsi (con finanziamenti a breve). I supermercati sono la tipologia di azienda con clienti pari a 0, in quanto non ci sono dilazioni ma il cliente paga sempre immediatamente.

Intensità di capitale, economie di scala e leve

L’intensità di capitale è il rapporto tra capitale fisso (impianti e macchinari, imm. immateriali) e capitale investito. Se essa è elevata vuol dire che gli impianti pesano molto, come ad esempio nel settore automobilistico, ma anche il marchio ha il suo peso (anche se non tutti i marchi compaiono a bilancio). Settori a bassa intensità di capitale sono invece l’abbigliamento, l’istruzione, ecc. Nelle imprese ad alta intensità di capitale si utilizzano quindi per la maggior parte immobilizzazioni per lo svolgimento del processo produttivo, con il ruolo e l’importanza della manodopera che risultano secondari (mediamente il costo del lavoro è minore). Chi ha una forte intensità di capitale è un soggetto che patisce una grande inelasticità strategica, in quanto tutti sanno che gli impianti devono necessariamente essere saturati e potrebbero essere poste condizioni come il pagamento differito.

I fornitori potrebbero essere superiori al fatturato, ovvero essere pagati dopo più di un esercizio, nel caso in cui ci sia un differenziale di potere contrattuale. Anche il listing, cioè l’inserimento di un prodotto in un supermercato, implica un potere contrattuale.

Un’impresa, se vuole effettuare un determinato investimento, deve verificare che r>i. r è il rapporto tra reddito operativo e capitale investito, RO =ROI ovvero. Il ROI (Return on investment) esprime quanto rende il capitale investito in azienda; il reddito operativo è il risultato economico della gestione caratteristica mentre il capitale investito netto è il totale degli impieghi caratteristici al netto degli ammortamenti e degli accantonamenti. Con ROI>i si può sfruttare l’effetto leva finanziaria facendosi prestare denaro.

D=i∗D=RO; i

Il rendimento delle attività operative è il ROI (Return On Investment), mentre il ROE (Return On Equity) è il rapporto tra RN ed equity (capitale sociale), e rappresenta quindi la redditività sul capitale. Se ROE>ROI significa che l’azionista ha indietro una redditività sul capitale investito maggiore della redditività degli asset: la leva finanziaria in questo caso funziona positivamente, e ciò è reso possibile dal fatto che ROI>i.

Nel caso in cui venga finanziato tutto con il capitale sociale, in conto economico non figurerebbero oneri finanziari e l’utile sarebbe maggiore, ma il ROI resterebbe lo stesso dal momento che esso riguarda la struttura operativa dell’impresa e non viene influenzato da quella finanziaria. Tuttavia (sempre nel caso in cui ROI>i) il ROE risulterebbe inferiore, in quanto si avrebbe si un aumento del reddito netto ma anche un aumento dell’equity; è evidente che non converrebbe ricorrere solo a mezzi propri, si distruggerebbe ricchezza perché gli azionisti avrebbero una redditività inferiore sul capitale investito (l’unico caso possibile sarebbe quello in cui ROI=i).

La redditività operativa esprime quello che l’impresa effettivamente fornisce con la sua organizzazione di mercato, prodotto e tecnologia. Essa rappresenta quindi il risultato operativo che si riesce a trarre dalla struttura operativa ogni anno.

La leva finanziaria è la circostanza in cui si ottiene un rendimento indebitandosi (ROE>ROI): il ROE si migliora indebitandosi se ROI>i.

  • Se il ROI fosse minore del tasso medio di interesse, la remunerazione del capitale di terzi farebbe diminuire il ROE (Return on equity) e si avrebbe un effetto leva finanziaria negativo: farsi prestare i capitali peggiorerebbe i conti dell’azienda.
  • Il ROE è un indice di redditività del capitale proprio, ed esprime in massima sintesi i risultati economici dell’impresa: RN =ROE.
  • L’effetto leva finanziaria è ROE>ROI; sfruttare la leva finanziaria vuol dire prendere in prestito dei capitali confidando nella propria capacità di investirli ottenendo un rendimento maggiore del tasso di interesse richiesto dal prestatore, per cui il limite del finanziamento è che gli oneri finanziari devono essere minori o uguali del reddito operativo.

La leva operativa ha a che fare con tutte le variabili in grado di migliorare, a parità di struttura, il ROI.

  • Migliorando la leva operativa si hanno effetti positivi anche sulla leva finanziaria, ma non viceversa, in quanto la struttura reale non viene intaccata da modifiche alla struttura finanziaria. Spesso capita che una cattiva struttura finanziaria risulti causata da una cattiva struttura operativa.
  • Ampliando il ROI aumentano le possibilità (redditività) per gli azionisti, e per migliorare deve aumentare il RO, diminuire il CI, oppure entrambe le cose. Per migliorare il RO si può aumentare il fatturato o si possono diminuire acquisti, costo del lavoro e/o ammortamenti. Tuttavia non è così semplice ma diventa una questione di efficienza e produttività: nei momenti di scarsa domanda è da preferire l’efficienza, in quelli in cui si allarga serve produttività.
  • Bisogna vedere l’elasticità del fatturato rispetto agli input, ad esempio se al suo aumentare aumentano le spese in pubblicità, così come bisogna studiare l’elasticità delle voci del conto economico rispetto alla struttura operativa: migliorare il magazzino può portare a un relativo aumento più contenuto del costo del lavoro?
  • Se c’è alta intensità di capitale è complicato migliorare il capitale investito, è complicato ridurlo in quanto probabilmente è già stato ridotto al minimo possibile; l’intensità di capitale è un concetto di discrezionalità strategica, per cui bisognerà lavorare molto di più sul reddito operativo che non sul capitale investito per migliorare il ROI.
  • Un esempio di opportunità di leva operativa per le imprese ad alta intensità di capitale è il raggiungimento di economie di scala, in quanto grazie all’abbassamento dei costi porta ad un RO migliore.

Economie di scala:

  • Un’impresa ad alta intensità di capitale raggiunge il BEP in ritardo rispetto ad una a bassa intensità, ha il problema di dover fatturare di più ed ha quindi meno leve a disposizione per migliorare il ROI.
  • Ciò che è vero, tuttavia, è che se si guarda l’incidenza del costo fisso rispetto al prodotto, l’ultima unità costa meno della prima, dal momento che i costi fissi vengono ripartiti per le quantità prodotte (CF/Q). Se si studia il costo marginale si scopre che sia le imprese ad alta intensità di capitale sia quelle a bassa intensità hanno visto che il rispettivo costo marginale decresce, ma il costo dell’unità di prodotto dell’impresa ad alta intensità lo fa in maniera molto più rapida, ed essa avrà incentivo molto maggiore a produrre di più.
  • Ogni quantità in più prodotta porta a guadagni maggiori e all’aumento del margine, per cui le imprese ad alta intensità di capitale hanno maggior interesse a raggiungere grandi dimensioni avendo l’obiettivo di sfruttare le economie di scala. Con le economie di scala, all’aumentare delle dimensioni dell’impresa si ottengono maggiori efficienze produttive in ragione del fatto che i costi fissi (impianti, terreni, manodopera, materiali strategici, ecc.) si ripartiscono in quantità accumulate sempre più ampie.
  • Il raggiungimento di economie di scala è quindi un altro vincolo strategico, visto che a parità di costi variabili i costi fissi pesano sempre meno, e interrompere la produzione costa molto di più ad imprese ad alta intensità di capitale. Le manovre sul ROI dipendono dalle opportunità di leva operativa, come appunto le economie di scala.

Ferma restando la possibilità di raggiungere le economie di scala, i costi fissi restano tali fino ad un certo punto: la capacità produttiva di un’impresa rappresenta la quantità massima che si può produrre a parità di struttura operativa. La capacità produttiva è collegata sia ad un’ipotesi di massima produzione possibile che ad un concetto di minimo lotto di produzione.

Bisogna avvicinarsi il più possibile alla massima produzione, in quanto tutto ciò che non viene sfruttato viene sprecato, bisogna cercare quindi di ottimizzare al massimo le capacità dell’impianto. Producendo di più avvicinandosi alla capacità produttiva si diventa più produttivi: è un concetto di produttività e non di efficienza, in quanto non si parla di capacità di influenzare i costi (minor uso di risorse a parità di risultato), ma di usare costi standard per produrre di più.

Per produrre oltre la capacità produttiva si possono effettuare investimenti diretti, acquistando ad esempio un ulteriore impianto, o ricorrere all’outsourcing, ossia all’appalto ad una società esterna di determinate funzioni e/o servizi o di interi processi produttivi. L’outsourcing può essere in alcuni casi più efficiente, in quanto viene prodotto esattamente ciò che si desidera senza pensare di avere convenienza a saturare un nuovo impianto.

La dimensione ottima minima è la quantità di produzione che può essere realizzata in condizioni di massima efficienza; i costi marginali prima sono decrescenti, poi sono costanti e poi sono crescenti, e il punto di dimensione ottima minima si avrà nel punto di minimo. In corrispondenza della DOM quindi il costo marginale è minimo, e tutte le economie di costo e i conseguenti risparmi sono stati raggiunti. La dimensione ottima massima si avrà quindi in corrispondenza della capacità produttiva. La leva operativa funziona solo se le quantità consentono di raggiungere almeno la dimensione ottima minima, ed ha un tetto massimo nella dimensione ottima massima. E come detto facendo funzionare bene la leva operativa si generano opportunità di attrarre investitori grazie ad una redditività maggiore (leva finanziaria).

I concetti di intensità di capitale, economie di scala, capacità produttiva, dimensione ottima minima e dimensione ottima massima sono quindi strettamente collegati tra loro.

Le scelte di q e p sono influenzate dal profilo dei costi. Se si alleggerisce la struttura operativa, il BEP si raggiunge prima; in periodo di crisi paradossalmente le imprese ad alta intensità di capitale abbassano i prezzi, in modo tale da poter aumentare le quantità prodotte cercando di compensare l’abbassamento dei prezzi con il risparmio sui costi. La politica di prezzo è quindi influenzata dal grado di intensità di capitale dell’impresa.

Il fatto che le economie di scala siano un obiettivo fondamentale per le imprese ad alta intensità di capitale è reso evidente anche dal fatto che più ampia è l’intensità di capitale e più ampia è la capacità di margine una volta raggiunto il BEP. Nel caso in cui siano maggiori i costi variabili, infatti, il margine una volta raggiunto il BEP sarebbe molto più ridotto.

Impresa e imprenditore

L’impresa è un’organizzazione di beni, servizi e competenze volti al raggiungimento di un obiettivo, definito dall’imprenditore. L’impresa è l’organizzazione, mentre l’azienda è l’insieme di beni, servizi, competenze, ecc. che è destinatario di tale organizzazione. L’azienda è l’insieme delle risorse a disposizione dell’imprend...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mattsilv90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di imprenditorialità, private equity e personal services e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Dossena Giovanna.
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