L'imprenditorialità
La Commissione Europea (2008) definisce l'imprenditorialità come la "capacità di un individuo di trasformare idee in azioni. Questa capacità include creatività, innovazione e assunzione di rischio, così come la capacità di pianificare e gestire progetti allo scopo di raggiungere obiettivi".
Fattori che influenzano l'imprenditorialità
- Fattori esterni
- Differenze internazionali e nella regolamentazione (Ardagna e Lusardi)
- Differenze culturali (Iyer e Schoar)
- Differenze territoriali (Fritsch e Mueller)
- Fattori interni
- Competenze (Lazear)
- Caratteristiche individuali (genere, età, provenienza, altre minoranze) diversity
Imprenditori
L'imprenditorialità è il processo di cambiamento, così come gli imprenditori sono agenti di questo cambiamento. Gli imprenditori sono agenti di cambiamento e di crescita in un'economia di mercato e possono agire per accelerare la generazione, la diffusione e l'applicazione di idee innovative. Gli imprenditori cercano non solo di identificare le opportunità potenzialmente redditizie, ma sono anche disposti a correre rischi, per vedere se le loro intuizioni sono corrette (Audretsch, 1995).
L'imprenditorialità contribuisce alla creazione di posti di lavoro e alla crescita: si osserva spesso una correlazione tra incremento di attività imprenditoriale e cali del tasso di disoccupazione. L'iniziativa imprenditoriale è essenziale per garantire la concorrenza. Nuove iniziative imprenditoriali, come avviare una nuova impresa o dare un nuovo orientamento ad un’impresa esistente, stimolano la produttività e aumentano la pressione concorrenziale, costringendo le altre imprese a reagire migliorando l’efficienza, introducendo innovazioni o, da ultimo, uscire dal mercato.
Teorie dell'imprenditorialità
- Richard Cantillon, 1755
- Jean-Baptiste Say, 1828
- Joseph Schumpeter, 1912, 1934, 1942
- Frank Knight, 1973, 1985
- Israel Kirzner, 1973
- Peter Drucker, 1985
- Audretsch, 1995
- Lazear, 2005
Arbitraggio, assunzione di rischio, incertezza
Richard Cantillon (1755) ha evidenziato il ruolo dell'imprenditore come arbitraggista o speculatore che conduce le attività di scambio e ne assume il rischio come risultato dell’acquistare a prezzi certi e rivendere a prezzi incerti.
Coordinamento dei fattori di produzione
Jean-Baptiste Say (1828): il principale contributo dell'imprenditore consiste nel combinare e coordinare i fattori della produzione, tenendo per sé il residuo sotto forma di profitto. Ciò che rileva sono le caratteristiche personali dell’imprenditore:
- Saggezza
- Perseveranza
- Esperienza
- Capacità di risolvere problemi
Imprenditorialità e distruzione creatrice
Joseph Schumpeter (1912, 1934, 1942): l'imprenditorialità implica l’innovazione. L’imprenditore non opera cambiamenti graduali ai metodi di produzione, ma sviluppa nuovi prodotti, modifica routine consolidate ed è la forza trainante dello sviluppo economico. L’imprenditore non assume rischio, “finanziatori esterni” (capitalisti, banchieri) si fanno carico del rischio connesso allo svolgimento delle attività imprenditoriali.
No intrapreneurship: con l’avvento delle grandi imprese capitalistiche scompare la figura dell’imprenditore. Gli individui imprenditorialmente attivi sono le forze trainanti del cambiamento strutturale (agenti di cambiamento). Gli imprenditori sono “figure energiche” che mettono in mostra le loro “caratteristiche essenziali” introducendo il “nuovo” in varie attività e che “si discostano dalle routine standardizzate alle quali i manager uniformano i propri comportamenti” (Schumpeter, 1911).
“Soltanto nelle economie contemporanee queste figure energiche hanno assunto un ruolo così importante da rappresentare una classe speciale di soggetti economici e da ricevere la denominazione di imprenditori”.
Imprenditorialità, rischio, e incertezza
Frank Knight (1973, 1985): gli individui sono opportunisti e possono diventare imprenditori quando i rendimenti attesi, scontati di un fattore di rischio, sono relativamente favorevoli o, in alternativa, possono diventare lavoratori dipendenti quando il lavoro salariato è più conveniente.
L'imprenditore "sveglio" (alert)
Israel Kirzner (1973, 2004): importanza dell’imprenditore come intermediario e arbitraggista capace di cogliere opportunità di profitto sottovalutate o non percepite dagli altri individui.
Opportunità e imprenditorialità
Peter Drucker, 1985: l’imprenditore è sempre alla ricerca del cambiamento, vi si adegua, e lo sfrutta come un’opportunità.
Perché si diventa imprenditori
- Self-employment, i lavoratori espulsi dal ciclo produttivo hanno la tendenza ad occuparsi nuovamente in imprese appartenenti alla stessa industria (connotazione difensiva).
- Demand pull, imprese formate da dipendenti che si “mettono in proprio” perché attratti dall’espansione dell’industria; imprese formate da individui/imprese esterni/e all'industria che decidono di entrarvi perché attratti/e dalle potenzialità di crescita (connotazione espansiva).
Effetti dell'imprenditorialità
Il modo in cui l'ingresso di nuove imprese alimenta lo sviluppo può essere interpretato in un’ottica Schumpeteriana (distruzione creatrice). Schumpeter sosteneva che gli effetti dell’ingresso di nuove imprese possono non essere univoci.
- La creazione di nuove imprese porta ad un aumento dell'occupazione perché occorre nuovo personale per mettere in funzione le capacità supplementari (effetto diretto), almeno nel breve periodo.
- La concorrenza tra le nuove imprese e le incumbents genera un processo di selezione nel mercato. Tale selezione funziona secondo la sopravvivenza del più forte: le imprese meno produttive devono ridurre il loro output o escono dal mercato (displacement). Poiché tale scenario porta ad un aumento della produttività media, l'occupazione dovrebbe diminuire, se l’output rimane costante. Pertanto, anche se l’entrata di nuove imprese apporta nuove capacità innovative che richiedono personale aggiuntivo per il loro funzionamento, l'effetto netto delle nuove attività sull’occupazione non è necessariamente positivo, ma potrebbe essere negativo.
- La competizione tra le nuove imprese altamente innovative e gli incumbents può portare a miglioramenti dal lato dell’offerta e maggiore competitività con effetti positivi sull’occupazione. I principali effetti sul lato dell'offerta dell’ingresso sono: assicurare l’efficienza, l’aumento della produttività, l’accelerazione del cambiamento strutturale (anche gli incumbents posso essere sostituiti dalle nuove imprese), l’innovazione è amplificata, in particolare, attraverso la creazione di nuovi mercati ed una maggiore varietà di prodotti e nuove soluzioni.
Secondo Aghion et al. (2009) ci sono altri meccanismi grazie ai quali l’entrata di nuove imprese induce la crescita economica, il più importante è la riallocazione degli input e degli output del processo produttivo. Le nuove imprese, ad alta produttività, possono guadagnare quote di mercato a scapito delle incumbents a bassa produttività e, quindi, aumentare la produttività misurata a livello aggregato.
La letteratura conferma che, a causa della concorrenza e della selezione del mercato, solo una frazione di start-up sopravvive per una lunghezza apprezzabile di tempo, quelle che riescono a farlo possono spodestare gli incumbents (metafora della foresta). Tuttavia, vale la pena notare che affinché questi effetti “pro-growth” dal lato dell'offerta emergano è strettamente necessario che la selezione del mercato funzioni.
Paradossalmente, se per qualche motivo fossero le imprese più efficienti ad uscire e quelle inefficienti a sopravvivere, il risultato sarebbe inverso, ossia, una diminuzione della competitività e crescita aggregate. Una possibile spiegazione del malfunzionamento del meccanismo di selezione potrebbe essere dovuto all’intervento pubblico. Come nel caso dei sussidi alla nascita di nuove imprese, che spesso nascono inefficienti ma che godono di un vantaggio competitivo rispetto agli incumbents non sovvenzionati. Se tali sovvenzioni portano ad un aumento dell’entrata di nuove imprese, questo potrebbe spiegare perché l'effetto marginale sull’occupazione diminuisce con l’aumento del tasso di creazione di nuove imprese. Più sovvenzioni per imprese inefficienti implica meno occupazione, meno crescita e meccanismi di selezione ‘distorti’. Un’ultima spiegazione è che gli imprenditori non calcolano bene il rischio quando entrano nel mercato, già piuttosto affollato, in quanto troppo sicuri di sé circa le loro possibilità.
Determinanti dell'imprenditorialità: differenze internazionali
Ardagna e Lusardi (2008) utilizzano i dati dell'indagine del Global Entrepreneurship Monitor (GEM) per indagare le determinanti dell’attività imprenditoriale in 37 paesi sviluppati e in via di sviluppo con dati micro. Si concentrano sia sulle caratteristiche individuali sia sulle differenze normative dei paesi. Distinguono l’attività imprenditoriale in 2 categorie:
- Imprenditori che sfruttano opportunità di business (opportunity driven)
- Imprenditori che diventano tali per assenza di migliori opportunità di lavoro (necessity driven)
Misure di imprenditorialità
- TEA, 1 se gli individui iniziano un nuovo business o sono proprietari e managers di un giovane marchio, 0 nel caso contrario.
- TEAOPP, 1 se gli individui iniziano un nuovo business o sono proprietari e managers di un giovane marchio per prendere il vantaggio di un’opportunità di business, 0 nel caso contrario.
- TEANEC, 1 se gli individui iniziano un nuovo business o sono proprietari e managers di un giovane marchio perché non riescono a trovare un lavoro migliore economicamente, 0 nel caso contrario.
In media, in tutto il campione, la percentuale di individui che partecipano in attività imprenditoriale è del 7,6%. Di questi, il 36% avvia una nuova impresa o è titolare di un'azienda giovane perché non sono disponibili altre possibilità di impiego, mentre il resto partecipa all’attività imprenditoriale per sfruttare un'opportunità di business. Il tasso di imprenditorialità medio è molto più alto nei paesi a reddito basso e medio-basso che nei paesi a più alto reddito con tassi rispettivamente pari a circa il 14% e il 6,7%.
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