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La rinascita del paganesimo antico: Aby Warburg

La “Nascita di Venere”

È possibile che Botticelli abbia posto alla base della sua raffigurazione la descrizione della nascita di Venere del secondo inno omerico ad Afrodite (inni omerici pubblicati a stampa dal 1488). Anche la descrizione del bassorilievo raffigurante la “nascita di Venere” nella Giostra del Poliziano somiglia al dipinto di Botticelli (anche Poliziano si accostò all'inno omerico). Fu proprio Poliziano a fornire a Botticelli il concetto. Poliziano ha aggiunto particolari e dettagli rispetto all'inno omerico. Nel dipinto e nel poema l'azione procede nello stesso modo, con alcune variazioni di particolari:

  • Nel dipinto Venere si copre il seno con la mano destra anziché con la sinistra.
  • Al posto delle Ore vestite di bianco, nel dipinto vi è una sola figura femminile in veste variopinta che accoglie la dea.

Nel poema e nel dipinto si mostra la tendenza a fissare i movimenti transitori dei capelli e delle vesti, tipica dei circoli artistici dell'Italia settentrionale a partire dai primi tre decenni del Quattrocento (cfr. Liber de pictura Alberti → "Dilettano nei capelli, nei crini, ne' rami, frondi et veste vedere qualche movimento. Quanto certo a me piace nei capelli vedere quale io dissi sette movimenti: volgansi in uno giro quasi volendo anodarsi ed ondeggino in aria simile alle fiamme, parte quasi come serpe si tessano fra li altri, parte crescano qua et parte in là [...]. A medesimo ancora le pieghe faccino; et nascano le pieghe come al tronco dell'albero i suo' rami. In queste adunque si seguano tutti i movimenti tale che parte niuna del panno sia senza vacuo movimento. Ma siano, quanto spesso ricordo i movimenti moderati et dolci, più tosto quali porgano gratia ad chi miri, che meraviglia di faticha alcuna".). Alberti lascia libero spazio alla fantasia che dà vita agli accessori, ma esige altresì che il pittore abbia una certa padronanza nel rendere realistico tale movimento.

Metà Quattrocento Agostino di Duccio conferisce alle figure del bassorilievo nel Tempio Malatestiano un movimento intensificato fino a diventare manierismo. Il Poliziano può essere stato ispirato dai suggerimenti dell'Alberti. Trae spunto dalle Metamorfosi e dai Fasti di Ovidio. La figura di donna che nel quadro di Botticelli saluta Venere concorda con la descrizione delle Ore data dal Poliziano e con la descrizione degli accessori, nella letteratura critica è quasi sempre individuata come dea della primavera. È cinta da un ramoscello di rosa → attributo che Poliziano trae dalle Metamorfosi e dai Fasti. Vi è anche un'altra fonte che proviene da ambienti eruditi veneziani, l'Hypnerotomachia Poliphili, in cui si fa riferimento ad una fanciulla cinta di rose ed altri fiori.

Disegno di Achille a Sciro. Descrizione di Filarete di opere d'arte che si trovano a Roma → inclinazione a rifarsi alle opere antiche quando si tratta di cogliere l'istante di un moto esterno. Collegando una notizia storica del Vasari ad altre testimonianze si ha la prova di un rapporto fra Poliziano e Botticelli. Disegno di Pallade Atena di Botticelli per un dipinto perduto che era nella camera di Piero di Lorenzo → raffigura un'idea della Giostra.

La “Primavera”

Vasari fa cenno alla “Primavera” assieme alla “Nascita di Venere”, accentuando Venere come punto centrale di entrambi i quadri, nonostante dalla letteratura questo quadro sia definito “Allegoria della Primavera”. Le Tre Grazie sono state raccomandate dall'Alberti come tema di un quadro dopo aver caldeggiato come invenzione particolarmente felice “La calunnia di Apelle” → influenza di Alberti su Botticelli.

  • Nel Codex Pighianus, volume di disegni, copie di opere antiche, della metà del 1500 si trova una raffigurazione ispirata ad un bassorilievo con tre donne danzanti, dalle vesti lunghe.
  • Al Louvre si conserva un frammento di un affresco proveniente dalla Villa Lemmi, attribuito a Botticelli: raffigura le tre Grazie che si avvicinano a Venere portando doni a Giovanna d'Albizzi nel giorno delle sue nozze con Lorenzo Tornabuoni (1486). Stessi vestiti discinti della “Primavera”. Tramite il dritto di due medaglie Warburg constata che la fanciulla dell'affresco è proprio la Tornabuoni. Invece sul retro sono raffigurate:
    • Le tre Grazie nude
    • Una fanciulla con forte mobilità dei capelli e delle vesti: visione di Venere che appare ad Enea nell'Eneide → raffigurata come cacciatrice.

Su un cassone nuziale italiano della metà del Quattrocento è raffigurata la stessa scena dell'Eneide, mentre sull'altro lato vi sono Enea e Didone a caccia. L'inseguimento erotico nella “Primavera” è un altro riferimento diretto al Poliziano. Nei Fasti Flora narra come sia stata raggiunta e vinta da Zeffiro; in dono di nozze avrebbe ricevuto il potere di trasformare in fiori tutto quello che toccava. Il passo è costruito in analogia con la fuga di Dafne inseguita da Apollo. Poliziano ha preso da Ovidio proprio questo passo per la descrizione della mobilità dei capelli e delle vesti sul finto bassorilievo del ratto d'Europa.

Anche Boccaccio, nel suo Ninfale fiesolano, ha composto una scena di inseguimento ispirandosi a Ovidio, così come fece Lorenzo il Magnifico nell'idillio Ambra. Nell'Orfeo di Poliziano, Aristeo, inseguendo Euridice, pronuncia le stesse parole che Ovidio pone sulle labbra di Apollo. La fanciulla spargente rose è la dea della primavera. → cfr con Pomona (Uffizi): somiglianza nel trattamento della veste.

Ermete → analogia con rovescio di medaglia per Lorenzo Tornabuoni. Pensato come condottiero delle Grazie. Una composizione simile di divinità si ritrova in un'ode di Orazio, dove al posto di Primavera troviamo Gioventù. Al centro del quadro si trova Venere, circondata dalle Grazie e dalle ninfe della primavera toscana; è simbolo della vita della natura che ogni anno si rinnova (cfr. Lucrezio). Nel Rusticus Poliziano mostra non solo di conoscere il De rerum natura, ma lo amplia con immagini quasi identiche al quadro di Botticelli. Il nome più appropriato per la “Primavera” di Botticelli sarebbe “Il regno di Venere”, come vediamo anche nella Giostra del Poliziano, un sonetto di Lorenzo il Magnifico. “Nascita di Venere” e “Primavera” si completano a vicenda come due momenti successivi e conseguenti.

Origini esterne della composizione dei dipinti. Botticelli e Leonardo.

La Giostra del Poliziano non può essere stata composta prima del 28 gennaio 1475 (primo torneo di Giuliano de Medici) e non dopo il 26 aprile 1478 (morte di Giuliano). Il secondo libro deve essere stato scritto dopo il 26 aprile 1476 poiché si fa riferimento alla morte della “ninfa” Simonetta, moglie di Marco Vespucci. È da supporre che i due dipinti di Botticelli siano stati realizzati nella stessa epoca del poema.

Nella Giostra viene descritto come Giuliano sorprende Simonetta: riccioli dorati, veste coperta di fiori, mentre si allontana dai suoi piedi sbocciano fiori. Cfr Primavera nella “Primavera” di Botticelli – due ritratti di Simonetta Vespucci: donne con acconciatura da ninfa. Poliziano deve aver avuto una particolare predilezione per l'acconciatura della testa femminile → nella “Primavera” Botticelli non soltanto idealizza a ninfa Simonetta, ma ne riproduce anche i lineamenti. Cfr “Ritratto di Simonetta Vespucci” di Piero di Cosimo: raffigurata come Cleopatra morsa dal serpente, acconciatura non ha ciocche svolazzanti.

Lorenzo de Medici scrisse quattro sonetti dedicati a Simonetta dopo la sua morte → il “Regno di Venere” ha il suo motivo in un'esperienza luttuosa → si comprende meglio l'atteggiamento di Venere, che potrebbe benissimo pronunciare il monito di Lorenzo: Quant'è bella giovinezza
che si fugge tuttavia!
Chi vuole esser lieto, sia,
di doman non c’è certezza.
Nell'immagine della dea della primavera, Lorenzo e i suoi amici possono aver conservato il ricordo della “Bella Simonetta”.

Müller-Walde (1858-1931) nel suo Leonardo lascia pensare che si immagini l'ambiente da cui Leonardo ha tratto ispirazione per i suoi disegni simile a quello presentato per il lavoro di Botticelli. I disegni di Windsor si possono spiegare mediante le figure presenti nella Giostra. Il giovane con la lancia è Giuliano della Giostra raffigurato mentre guarda la ninfa che insegue; Simonetta è probabilmente raffigurata in quella che Müller-Walde chiama Beatrice: la veste svolazzante è anche per Leonardo la caratteristica di una ninfa antica. → lo evidenzia anche nel suo Trattato. Botticelli ha l'occhio attento del “pittore-orefice” fiorentino, estremamente attento alla riproduzione dei dettagli, non attribuiva valore artistico alla pittura di paesaggio. Conferisce ai volti un'aria trasognata.

I costumi teatrali per gli intermezzi del 1589

I disegni di Bernardo Buontalenti e il Libro dei conti di Emilio de' Cavalieri. Granduca Ferdinando I sposa Cristina di Lorena, nipote di Caterina de' Medici, regina di Francia. Quando Cristina giunse in Toscana nel 1589 fu ricevuta con grandi festeggiamenti → Commedia degli Intermezzi. Warburg ricollega queste feste alle opere artistiche di quel tempo:

  • Disegni di Buontalenti
  • Libro dei conti per i costumi teatrali
  • Incisioni che si riferiscono agli Intermezzi del 1589

Gli Intermezzi ebbero una grande importanza nello sviluppo del gusto teatrale. L'anima degli Intermezzi era Giovanni de' Bardi dei conti di Vernio, con Emilio de' Cavalieri (intendente teatrale e direttore dei cantanti ed attori) e Bernardo Buontalenti (disegnatore dei costumi e macchinista). Può sembrare strano che il Bardi, amico di Vincenzo Galilei, del Caccini e del Peri fosse l'ispiratore degli Intermezzi, un “varietà” che andava contro i principi di quella che fu la riforma melodrammatica. → Bardi ha tentato di far prevalere le sue idee che puntavano ad una maggiore unità e chiarezza.

Bardi riuscì meglio nell'introdurre una certa unità nel contenuto degli Intermezzi:

  1. L'armonia delle sfere
  2. La gara fra Muse e Pieridi
  3. Il combattimento pitico di Apollo
  4. La Regione de' Demoni
  5. Il canto d'Arione
  6. La discesa di Apollo e Bacco insieme col Ritmo e l'Armonia → pantomime sul gusto antico sul potere della musica.

Si dividono in due gruppi:

  • I, IV e VI → allegorie in senso platonico sul significato della musica nel Cosmos della “musica mondana”.
  • II, III e V → rappresentazioni della vita degli Dei e gli uomini nell'età mitica, che mostrano gli effetti psichici della musica: antichi esempi di “musica humana”.

Le idee platoniche della “musica mondana” appaiono nel 1589 baroccamente ornate come figure allegoriche al suono di musiche madrigalesche. La Dafne (primo prodotto della riforma musicale) è già contenuta in germe nel III Intermezzo. → le stesse idee dell'antichità sono concepite in modo diametralmente diverso dalle stesse persone nell'arco di pochi anni. Bernardo Buontalenti servì i Medici per sessant'anni: architetto di palazzi, giardini, apparati effimeri, ma il suo maggior successo è rappresentato dalle macchine teatrali allestite nella sala del teatro costruito negli Uffizi nel 1589. Abbiamo 44 disegni che si riferiscono al primo, secondo, terzo e quinto Intermezzo.

Libro dei conti di Emilio de' Cavalieri, diviso in tre parti:

  1. Libro del Taglio: prospetto dello stoffe adoperate
  2. Quadernaccio dei ricordi: note giornaliere per paga dei sarti, stoffe acquistate, quietanze...
  3. Lettere e notizie riferite all'esecuzione della Commedia della Pellegrina, nomi degli attori solo per il primo Intermezzo.

Bardi aveva cercato di incarnare una delle più profonde allegorie di Platone sulla nascita della musica armonica. L'idea di rappresentare mitologicamente l'armonia dell'universo era già in voga nei letterati del Quattrocento: Apollo come anima musicale dell'universo ed attorno a lui le otto muse, motrici delle sfere. Sette muse = sette pianeti Urania = ottava sfera. Bardi introdusse Necessità e le Parche al posto di Apolline, e le Sirene invece delle Muse.

Primo Intermezzo: in alto vi è Necessità e dietro lei 13 musici come eroi dell'Eliseo. Sulle due nuvole più alte vi sono gli otto numi dei pianeti e sulle due più basse le quattordici Sirene. Perché il pubblico comprendesse il significato dell'Intermezzo, era necessario che la composizione parlasse più agli occhi che alle orecchie degli spettatori → caratterizzò i personaggi con un addobbo esteriore vistoso. Le Sirene erano le figure principali ed era necessario dare grande rilievo al loro acconciamento. Agostino Carracci – L'armonia delle sfere. Nell'acquerello Buontalenti raffigura Necessità come la descrive Platone, anche se del mazzo di minugie e della corona di cipresso Platone non fa menzione, ma minugia sono budella di ovini, usate per la realizzazione di Orazio sì. [Le corde per strumenti musicali.]

Nonostante gli sforzi del Bardi, nessuno si accorse che era raffigurata l'armonia dell'universo e che vi fossero anche la Necessità con le Parche attorno all'asse dell'universo. Il primo Intermezzo ed anche il IV e V della Mascherata Mondana hanno più il carattere della Mascherata muta che del Dramma: creazioni destinate ad un pubblico erudito. Nel terzo Intermezzo Bardi volle agire non solo sulla memoria col muto linguaggio degli attributi simbolici, ma anche sul sentimento tramite la parola e l'azione. Il terzo Intermezzo doveva rappresentare una festa musicale secondo l'uso degli antichi greci: l'illustrazione pantomimica di un concetto filologico formava l'azione principale. Al coro Delfico (36 persone) era riservata una parte veramente drammatica. Agostino Carracci – Apollo e il drago. De' Rossi dà anche alcune indicazioni sulla forma ed i colori dei due coppie del coro Delfico, identiche ai disegni del Buontalenti. I costumi sono un lontano ricordo del gusto antico della grande arte del primo Rinascimento (quasi alla greca): derivano dall'abbigliamento della cosiddetta Ninfa. Nei corteggi e nelle prime rappresentazioni drammatiche di soggetto mitologico, raffigura vergine cacciatrice, compagna di Diana, mentre nella pittura e nella plastica dà il tipo femminile più generale. La ritroviamo come tipo favorito non solo nelle mascherate e negli Intermezzi del XVI secolo, ma anche nel dramma pastorale, sebbene l'influenza dell'arte antica sia più debole in questo periodo, ma rimangono veli e svolazzi. Negli Intermezzi del 1589 e nella Dafne del 1594 notiamo due modi diversi di concepire modelli classici:

  1. Maniera barocca con derivazioni quattrocentesche, dava forma plastica ed una certa fedeltà archeologica esteriore alle figure dell'antichità.
  2. Cerca di esprimersi nel Melodramma secondo una foggia nuova, unendo parola e suono. La Tragedia in musica appagava il duplice desiderio del pubblico: si ricollegava all'antichità per gli argomenti, con lo stile recitativo invece offriva alla società contemporanea un diletto spirituale.

Arte del ritratto e borghesia fiorentina. Domenico Ghirlandaio in Santa Trinita

I ritratti di Lorenzo de' Medici e dei suoi familiari. (1902) Jakob Burckhardt Civiltà del Rinascimento: esprime da un lato la psicologia dell'individuo sociale senza riferimento alle arti figurative, dall'altro volle offrire solo una guida al godimento delle opere d'arte. Le opere d'arte della civiltà del primo Rinascimento fiorentino devono la loro origine alla cooperazione comune fra committenti ed artisti. Indagine su scambio di sentimenti e pareri tra committenti ed artisti.

  • Giotto, Cappella Bardi, Santa Croce, Firenze. “San Francesco riceve la conferma della regola dal Papa” (1317 ca) → la corporeità umana è mezzo tramite cui l'anima parla.

Fra il 1480 e 1486 Francesco Sassetti commissionò al Ghirlandaio ed alla sua scuola sei affreschi per la sua cappella in Santa Trinita, per attestare la sua venerazione religiosa al suo santo patrono.

  • Ghirlandaio, “Conferma della regola”, Santa Trinita, Firenze → il tema religioso è un pretesto per rispecchiare le belle forme. Sullo sfondo è raffigurata piazza della Signoria. Niente protegge il Papa dall'intrusione della famiglia del fondatore e dei suoi amici. Con l'inserimento di Lorenzo de' Medici, Sassetti non intendeva solo rendere omaggio all'uomo più potente di Firenze, poiché Lorenzo faceva veramente parte della comunità ristretta dei Sassetti (Francesco era socio della ditta medicea a Lione).

Ghirlandaio trasforma la leggenda degli “eterni poveri” in una rappresentazione sfarzosa della ricca aristocrazia mercantile fiorentina. I personaggi di Ghirlandaio sono protagonisti della leggenda. Tuttavia, il ritratto del committente è inserito nella cappella quasi come offerta votiva. → i fiorentini hanno conservato la tradizione della “magia dell'immagine” votiva: la chiesa della Santissima Annunziata consentiva ai potenti della città e stranieri di alto rango di collocare la riproduzione della propria figura in cera nella chiesa. Al tempo di Lorenzo de' Medici la fabbricazione di queste figure in cera era un ramo fiorente dell'attività artistica.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/02 Storia dell'arte moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiara.betti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Iconografia e iconologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Cavicchioli Sonia.
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