Estratto del documento

Andrea Mantegna. I trionfi di Cesare

Andrew Martindale

(1979)

1) Andrea Mantegna a Padova.

Vasari definì i Trionfi come la migliore opera di Mantegna.

Mantegna coltivò per tutta la vita l'interesse per l'antichità classica.

Nato nel 1431 o 1432. la prima commissione è quella della cappella degli Ovetari, cui collaborò nella chiesa degli

Eremitani a Padova. La seconda è la pala d'altare per la chiesa di San Zeno a Verona. In entrambe le opere riscontriamo

una straordinaria abilità e virtuosismo del giovane artista: forme con forte senso di profondità, delineate in modo

marcato e preciso, drappeggi con gravità lignea, effetto lapideo. Utilizzo di trucchi prospettici illusionistici. Sapiente

valutazione delle qualità visuali del mondo classico (architettura, costumi civili ed uniformi militari). Spesso in

Mantegna troviamo che il gusto delle rovine si accompagna al piacere della ricostruzione.

Si sa che da giovane entrò a bottega da Francesco Squarcione, di cui sappiamo che insegnava ai suoi allievi la pratica

della prospettiva e dello scorcio e l'arte delle proporzioni della figura. Tuttavia, in base a ciò che resta dell'opera di

Squarcione, si dubita dell'importanza dei suoi insegnamenti, poiché la pittura del Mantegna appare da subito come

opera di persona erudita. Si suppone che il suo entusiasmo per l'antichità derivi anche dal contatto con altri studiosi.

Spedizione sulle rive del lago di Garda nel 1464 alla ricerca delle antichità, raccontata da Felice Feliciano. Tra i membri

della spedizione vi era Giovanni Antenoreo, (Antenore fondatore di Padova), ed il fatto che tra tutti i partecipanti egli

fosse l'unico ad aver scelto un soprannome indica un'immaginazione dotta, è perciò plausibile che egli fosse Giovanni

Marcanova, eminente accademico e dottore padovano, professore all'Università di Bologna. Egli possedeva la serie

completa delle opere di Flavio Biondo. È plausibile pensare che Marcanova e Mantegna studiassero assieme a Padova

le vestigia dell'antichità.

Il primo documento che collega Feliciano a Mantegna è un sonetto dedicato al pittore e scritto da Feliciano in un libro

di versi del 1460, dopo tale data la loro amicizia è indiscutibile → fu così che la pittura del Mantegna acquisì dai primi

anni lo stampo di erudizione archeologica.

2) La Corte di Mantova.

Ludovico Gonzaga invitò Mantegna a Mantova nel 1456. a quel tempo i Gonzaga dovevano sostituire Pisanello che era

morto lasciando incompiuti i grandi dipinti del ciclo cavalleresco arturiano, nella Corte Vecchia di Mantova; soprattutto

Ludovico aveva bisogno di un pittore di corte per decorare il Castello di San Giorgio ed egli è conquistato dalle opere

del Mantegna : cappella degli Ovetari, pala di San Luca (1453-54), perduto altare di Santa Sofia (1448).

Probabilmente M si trasferì a Mantova nel 1460 ed il

fatto che egli venne accolto inter familiares indica

che, per ragioni diverse dalla sua abilità tecnica, il

marchese desiderava che egli accedesse direttamente

alla sua presenza (vi sono quattro documenti che

indicano che Mantegna fosse un compagno

piacevole).

Prima degli anni Sessanta del Quattrocento,

Mantova aveva acquisito una fama considerevole

per la presenza di Vittorino da Feltre e della sua

accademia Ca' Giocosa (le informazioni su di lui ci

giungono dagli scritti dei suoi allievi). Tutti i ragazzi

della corte Gonzaga furono istruiti da lui, assieme ad

allievi da tutta Italia, tra cui Federico da

Montefeltro.

Quando Vittorino morì nel 1446 risultò

insostituibile.

Pala di San Luca – Pinacoteca di Brera

pochi dei successori di Vittorino furono allo stesso livello, tra questi ricordiamo Platina (1453-56), dopo la cui partenza

sembra iniziare la fase discendente della scuola di Mantova. Dopo il 1460 la Ca' Giocosa cessa di essere un'istituzione

accademica e fu adibita ad altri usi e si interrompe il succedersi di educatori, poiché ormai i figli di Ludovico erano

fuori dall'età scolare. Il succedersi di educatori ricomincerà con i figli di Federico, tra 1473 e 1478.

quando Mantegna giunse a Mantova, il periodo di splendore accademico era ormai al tramonto, perciò le qualità dei tre

mecenati assumono significato ancora maggiore, in particolare la personalità di Ludovico, il quale era stato discepolo di

Vittorino, ereditandone il profondo rispetto per la dottrina, le arti e lo studio del passato classico.

Ludovico aveva un particolare interesse per Virgilio, si interessava alla storia di Mantova. Possedeva una silloge di

iscrizioni ed aveva almeno un libro di disegni di antiche sculture → interessi coincidenti con quelli che Mantegna rivela

nelle sue opere. Risulta chiaro che tutte le decisioni importanti riguardo alla decorazione della cappella del palazzo e

della Camera degli Sposi fossero risultato di accordi tra il marchese e Mantegna.

3) La storia iniziale dei Trionfi di Cesare.

PROVE DOCUMENTARIE E LORO INTERPRETAZIONE

– Il primo documento a menzionare i Trionfi riguarda una visita a Mantova del duca di Ferrara nell'agosto 1486,

qui si indica che il Mantegna nel 1486 stava dipingendo i Trionfi, ma non vi è alcuna indicazione su quando

iniziò a lavorarvi.

– 1489 lettera di Mantegna da Roma al marchese Francesco in cui dice di essere soddisfatto del lavoro e spera di

farne altri

– decreto del 1492 conferma la realizzazione di altre tele della serie

– lettera del 1501 testimonia che una parete della “sala dell'apparato” era decorata con sei dipinti dei Trionfi.

Le testimonianze documentarie non rivelano lo scopo iniziale della realizzazione ed il luogo per il quale erano stati

pensati i Trionfi.

Nel 1521 Equicola, storico di Mantova, scrisse che per i Trionfi era stato costruito appositamente un locale nella chiesa

di San Sebastiano per ordine del marchese Francesco. Qual era perciò la loro collocazione precedente? Si è ipotizzato

un utilizzo in un contesto teatrale: nella lettera del 1501 sono descritti come parte di una sala per spettacoli. Una delle

supposizioni prevalenti insiste sul fatto che i Trionfi non avessero una sede definitiva proprio perché erano stati

progettati come addobbo per rappresentazioni. Quest'idea è stata però abbandonata perché:

– i Trionfi non furono dipinti affrettatamente, ma occorsero almeno sei anni per dar loro la forma attuale

– vengono dipinti su tela perché (ed è spiegato in una lettera del 1491) si dice che sia un materiale più durevole

nel 1934 Waterhouse propose una spiegazione ingegnosa: sostenne che Mantegna propose il progetto dei Trionfi al

marchese Francesco che, poco convinto, diede all'artista una sala troppo piccola per un progetto così grandioso. Perciò

Mantegna dipinse su tela, essendo importante poter spostare le opere, quando avrebbe ottenuto una sala più grande.

Quando Mantegna era a Roma (1488'90) la corte scoprì i vantaggi di questa mobilità ed iniziò ad utilizzare le tele per

scopi diversi da quelli previsti dall'artista, motivo per cui l'artista si disinteressò al progetto tornato da Roma.

I documenti testimoniano quattro casi in cui le tele furono utilizzate come arredamento per spettacoli di corte. Inoltre ad

inizio Cinquecento, i Trionfi erano sparsi per tre sedi diverse: a Gonzaga, a Marmirolo e probabilmente nella casa di

Mantegna a Mantova.

I documenti testimoniano l'esistenza di altre serie di trionfi.

È stato ipotizzato che i Trionfi fossero destinati alla grande sala del Castello, ma alcune considerazioni rendono ciò

improbabile:

– non si trova alcun accenno alla presenza nel Castello di una “Sala dei Trionfi”

– dalla lettera del 1486 si evince che il duca non andò al Castello per vedere i Trionfi, probabilmente aveva

visitato Mantegna in qualche studio, se aveva appena iniziato. Altrimenti il duca deve aver visto le tele nella

loro sede definitiva.

– I dipinti stessi suggeriscono l'idea di non essere stati progettati per la sala adiacente alla Camera degli Sposi,

Gianfrancesco Gonzaga

1433- (1395-

sino al 1433 signore di

1444 1444)

Mantova

1444- (1412-

Ludovico III Gonzaga

1478 1478)

1478- (1440-

Federico I Gonzaga

1484 1484)

1484- (1466-

Francesco II Gonzaga

1519 1519)

1519- Federico II Gonzaga (1500-

1530 dal 1530 duca di Mantova 1540)

Il marchesato iniziò nel 1433 con la consegna a Mantova delle insegne marchionali da parte dell'imperatore

Sigismondo a Gianfrancesco Gonzaga, che comprò il titolo per 120.000 fiorini d'oro. Risalgono al marchesato i rapporti

amichevoli con gli Este e i signori di Milano. Grazie a Ludovico III la città si distinse nel campo dell'arte: l'intervento di

artisti come Andrea Mantegna lascerà un segno indelebile nella storia di Mantova. Grazie ai Gonzaga nacque in questo

periodo la Scuola di Mantova, destinata a diventare una delle principali scuole della pittura rinascimentale italiana.

Con Isabella d'Este, una delle donne più importanti del Rinascimento, che nel 1490sposò Francesco II, la città conobbe

un periodo di grande rilevanza artistica. Con Federico II venne edificato Palazzo Te e così terminò, con la sua

nomina ducale nel1530, questo periodo particolarmente prolifico a livello artistico della storia di Mantova.

I TRIONFI DI CESARE E LA LORO COLLOCAZIONE ORIGINARIA.

Osservando i Trionfi allineati, si capisce che ogni tela è stata concepita come se la luce provenisse dalla stessa parte,

quasi una luce frontale, leggermente inclinata verso la sinistra dello spettatore.

Nella Camera degli Sposi Mantegna ha studiato con massima cura l'illuminazione per farla corrispondere a quella

naturale.

Perciò possiamo presupporre che le tele dovessero essere collocate in fila, in una

galleria o in un locale di notevole lunghezza, con finestre sulla parete di fronte. È

significativo che vi sia continuità tra alcune scene, cosicché possiamo creare tre

gruppi distinti di tele: 1-3, 4-6, 7-9. la distanza prevista tra le tele doveva essere di

circa 30 cm, con un intervallo maggiore ogni tre tele. Le tele dovevano essere

disposte poco sopra la testa dello spettatore, all'altezza di circa 2,5 metri. Non

abbiamo informazioni circa l'aspetto architettonico della cornice, ma considerato

l'intervallo di 30 cm possiamo ipotizzare un pilastro come quello che si vede nella

settima tela dei Prigionieri e nel disegno del Louvre , la cui decorazione arabesca è

molto simile a quella che troviamo nella Camera degli Sposi. I pilastri dovevano

essere molto semplici e non aggettanti. → cfr architettura della Morte della Vergine

(Madrid, Prado). La lettera del 1486 dice che il duca approdò

non al ponte San Giorgio nP alla porta San

Giorgio, ma al “porto de corte”: la Corte è

ben diversa dal Castello ed indica l'area

occupata dai principali palazzi

quattrocenteschi e cinquecenteschi rimasti. I

dipinti non potevano perciò essere nel

Castello, poiché quando il duca Ercole

percorre la “via coperta” per andare al

Castello li ha già visti.

IL PALAZZO DELLA CORTE NEL

TARDO QUATTROCENTO.

Costituito da un vasto gruppo di edifici

costruiti senza alcun ordine.

Dopo la costruzione della Domus Magna da parte della famiglia Bonacolsi

seguì la costruzione nel 1300 dell'adiacente Palazzo del Capitano e pare che i

Gonzaga avessero ereditato proprio questo complesso di edifici. Questi palazzi

erano però poco adatti alla vita familiare; perciò fu aggiunta un'ala posteriore

comprendente una galleria aperta al primo piano (più tardi chiusa per diventare la Sala del Pisanello) con una loggia

sottostante.

Il Castello fu soprattutto una creazione del marchese Ludovico, probabilmente per motivi di sicurezza. Nessuno dei

discendenti diretti di Ludovico abitò in modo permanente al Castello.

La maggiore attrattiva della Corte erano due appartamenti, che venivano usati sia come alloggio per la famiglia che per

visitatori importanti; sono le stanze sottostanti l'Appartamento degli Arazzi. L'altro appartamento, chiamato “Camere

Bianche” non è stato ancora identificato con esattezza: era al piano nobile ed è probabile che occupasse l'area nota come

Appartamento della Guastalla. La Corte era considerata una residenza

comoda, capace ed ambita; la presenza di un ciclo di dipinti di Mantegna

non dovrebbe perciò sorprendere.

Sembra che ci fosse solo un posto nella Corte adatto ad ospitare le tele dei

Trionfi, il cosiddetto Corridoio del Passerino, in origine una lunga galleria

di comunicazione che correva per tutta la lunghezza del Palazzo del

Capitano. I Trionfi, in quella collocazione, assumono un significato

particolare, specialmente dopo il rinvenimento dei dipinti del Pisanello;

infatti le virtù cavalleresche esaltate nelle storie di re Artù sono in qualche

modo complementari alle virtù marziali di Cesare.

LA DATA DEI TRIONFI DI CESARE.

Per capire la datazione delle tele di Mantegna sarà prima necessario capire

quanto tempo possa essergli occorso per ogni tela.

Per esempio, nel 1495-96 dipinse la Madonna della Vittoria (Louvre),

molto simile ai trionfi sia per contenuto che per tecnica, per la quale ci

vollero 9 mesi circa. Essa è molto più piccola delle tele dei Trionfi, perciò

è difficile pensare che ci sia voluto meno di un anno per dipingere ciascuna

tela dei Trionfi.

Se il lavoro si è protratto ben oltre il 1490, si fa difficoltà a pensare che

Francesco abbia commissionato tutto il lavoro.

Dal 1488 al 1490 deve esserci stata un'interruzione poiché Mantegna lavorò per Innocenzo VIII; tra 1495 e 1497 perse

altro tempo per la Madonna della Vittoria, la Madonna Trivulzio ed il Parnaso. Così avrebbe lavorato ai Trionfi per il

periodo tra 1484 e 1499 circa, con un ritmo di circa una tela all'anno.

Decorazione Cappella del castello già iniziata nel 1459, probabilmente non ancora terminata nel 1464; Camera degli

Sposi iniziata nel 1465 e finita circa nel 1474, è possibile che il terzo lavoro più importante del Mantegna, i Trionfi,

abbia seguito direttamente questi due e che perciò siano stati tutti e tre commissionati da Ludovico.

Si suppone che otto delle tele siano state dipinte prima che il Mantegna andasse a Roma nel 1488 e ciò è motivato dalla

radicale rivalutazione d

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/02 Storia dell'arte moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiara.betti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Iconografia e iconologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Cavicchioli Sonia.
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