Serianni - commento al primo canto della Commedia
Verso 1: “Nel mezzo del cammin di nostra vita”
Nel > nello + apocope < lat. MĔDIŬ(M) Nel < latino tardo (Ĭ)N mezzoĬLLŬ(M)DĒ del < latino tardo > la –e finale della preposizione e la –i iniziale si fondono in –e chiusa < CAMMĪNŬ(M) origine celtica cammin DĒ di < lat. con chiusura di –e in –i per protonia sintattica NŎSTRA(M) nostra < lat. apofonia vocalica latina = -o lunga pronome personale (NOS > noi = -o chiusa) -o breve aggettivo possessivo (nostro = -o aperta) < lat. VĪTA(M) vita
Verso 2: “mi ritrovai per una selva oscura”
MĒ mi < lat. forma accusativo-ablativo ritrovai < etimologia discussa = prob. lat. tardo < *TRŎPARE (trovare, comporre) sonorizzazione di –p -b +spirantizzazione -v; presenza del prefisso –RE (*RETROPĀRE) = la –e si chiude in –i per protonia; la coniugazione della 1ª persona del passato remoto della 1ª coniugazione, deriva dal perfetto latino –AVI(AMAVI > amai) + dileguo della labiovelare intervocalica, di norma fra due vocali identiche (AUDII < AUDIVI), estesa per analogia PĔR per < lat. = la –e si è chiusa per protonia sintattica ŪNA(M) < lat. con valore di articolo indeterminativo < lat. SĬLVA(M) una selva OBSCŪRA(M) oscura < lat. semplificazione del nesso a 3 consonanti; allotropo scuro = aferesi di –o dovuta alla percezione di –o come la vocale dell’articolo maschile lo (l’oscuro = lo scuro)
Verso 3: “ché la diritta via era smarrita”
QUĬD ché < lat. originariamente pronome interrogativo latino volgare = congiunzione subordinante più comune < lat. (ĬL)LA(M) la DĪRĒCTA(M) diritta < lat. esito atteso = diretta con –e tonica chiusa; per diritta si pensa ad una metatesi avvenuta in latino volgare DIRECTA > DERICTA con innalzamento di –e protonica in –i; sviluppo successivo = sincope di –i dritta ĔRA(T) < lat. VĬA(M) via era < originalmente con dittongo regolare = iera smarrita < voce germanica = màrrjan + prefisso latino –s con valore intensivo
Verso 4: “ahi quanto a dir qual era è cosa dura”
ahi < interiezione caratteristica del linguaggio lirico fino all’ '800 < lat. QUĂNTŬ(M) quanto ĂD a < lat. la –d non cade ma si assimila alla consonante iniziale successiva producendo raddoppiamento fono sintattico DĪ(CĔ)RE dir < lat. sincope sillabica favorita dall’esistenza di imperativi monosillabici in –i : dì < lat. QUĀLE(M) qual ĔS(T) è < precoce riduzione del nesso consonantico –ST ad –s; la –S nei monosillabi si vocalizza in –i (NOS> noi) oppure si assimila alla consonante iniziale della parola successiva (TRES > tre) < lat. DŪRA(M) cosa < lat. CAUSA(M) dura
Verso 5: “esta selva selvaggia e aspra e forte”
ĬSTA(M) < esta SILVĀTICUM selvaggia < dal provenzale salvatge che continua in latino -aggio = origine galloromanza (omaggio, viaggio) ĔT e < lat. passaggio anomalo in –e chiusa, chiusura dovuta a protonia sintattica + necessità di differenziare e da è, omofoni ad altissima frequenza d’uso. Nel secolo di Dante si pronunciava ancora aperta. ĂSP(E)RA(M) aspra < sincope della vocale postonica favorita dall’esistenza in latino classico di forme sincopate negli aggettivi in –ER < lat. FŎRTE(M) forte
Verso 6: “che nel pensier rinova la paura”
< latino PENSĀRE = pensier < provenzale pensier soppesare it. pesare (riduzione di –NS > -s) RĬNŎVA(T) rinova < lat. spostamento dell’accento = ricomposizione = nei verbi composti, il latino volgare sposta l’accento dal prefisso alla radice, in alcuni casi recuperando il latino arcaico PAVŪRA(M), -ŪRA paura < lat. volgare serie in < lat. PAVOREM caduta della labiovelare = assorbimento da parte della vocale omorganica –u (articolata coi medesimi organi).
Verso 7: “tant’è amara che poco più è morte”
< lat. TĂNTU(M) < lat. AMĀRA(M) < lat. PAUCŬ(M) tanto amara poco PLŪS più < lat. monosillabo –s si assimila alla consonante iniziale della parola successiva, provocando raddoppiamento fono sintattico < MŎRTE(M) morte
Verso 8: “ma per trattar del bene ch’i’ vi trovai”
MĂGIS SĔD, ma < lat. = piuttosto, sostituisce scomparso in tutta la Romania. Due ipotesi: 1. MAG(I)S con sincope della vocale postonica, assimilazione regressiva e doppio trattamento dei monosillabi in –S = ma e mai; 2. assorbimento di –g da parte della –i seguente formazione dell’avverbio mai riduzione del dittongo –ai -a = raddoppiamento fono sintattico analogico e non etimologico. < lat. TRACTĀRE < lat. BĔNE solo avverbio trattar ben it. anche sostantivo ĔO, ĔGO, i’ < io < lat. forma ridotta di in tutta l’area romanza. Riduzione per protonia sintattica (es. Fiorenze > Firenze) ĬBĬ vi < lat. = avverbio di luogo lì. Aferesi della vocale iniziale DOPO la spirantizzazione di –b se la –b si fosse trovata in posizione iniziale, si sarebbe mantenuta = (I)BĬ > ve > vi protonia.
Verso 9: “dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte”
ĬLLAS < lat. volgare DĪ(CĔ)RE *AO < DĒ dirò de le = scrizione analitica a delle ĂLT(E)RAS altre < sincope della vocale postonica, favorita dall’esistenza in latino classico di forme sincopate negli aggettivi in –ER HĂBEO, ho < lat. volgare *AO < lat. nel latino volgare si usano, per verbi usati frequentemente, i presenti monosillabici *EXCŎRTAS, EXCŎRGO scorte < lat. volgare forma analogica sul presente (it. scorgo) EX davanti a consonante = -s; davanti a vocale = sibilante palatale (EXAMEN > sciame).
Verso 10: “io non so ben ridir com’io v’intrai”
NŌN non < lat. con mantenimento della nasale finale in fono sintassi, come normale nei monosillabi, che si appoggiano alla parola seguente in modo che la nasale si trovi in posizione interna < *SAO al posto del classico SĂPIO REDĪ(CE)RE so ridir < lat. QUŌMO(DO) come < lat. ci aspetteremo como, la –e finale si deve ed intromissione della congiunzione e, determina il raddoppiamento fono sintattico non etimologico. ĬNTRĀVĪ intrai < lat. forse con –i protonica dopo il normale esito volgare in –e, ma probabilmente esito dotto.
Verso 11: “tant’era pien di sonno a quel punto”
ĔRA(M) era < lat. mantiene la desinenza originaria in –a, i primi esiti del moderno –o risalgono al Trecento, ma la norma Bembiana favorì l’uso prolungato del fiorentino antico. PLĒNŬ(M), pien < lat. la e- si è aperta per influsso delle voci con dittongo –ie. SŎMNŬ(M) sonno < lat. nella pronuncia normativa la –o è chiusa dal fiorentino per influsso di sògno < SŎMNIUM chiusura per influsso della nasale palatale ĬLLŬ(M)(ĔC)CŬM quel < lat. volgare nesso labiovelare secondario = non viene ridotto a -k PŬNCTŬ(M) dalle forme del presente PŬNGO, PŬNGAM punto < lat. anafonesi secondaria, promossa
Verso 12: “che la verace via abbandonai”
< lat. VERĀCE(M) voce dotta verace abbandonai < abbandonare continua il francese abandonner
Verso 13: “ma poi ch’i’ fui al piè d’un colle giunto”
FŪI poi < lat. POS(T) fui < lat. mantiene la –u lunga (solitamente una vocale seguita da un’altra è breve) lat. tardo AD (ĬL)LŬ(M) al < PĔDE(M) piè < da piede con apocope della sillaba finale nei casi in cui la sillaba finale di parola –de era seguita dalla preposizione de > di, si è deciso per la caduta della sillaba finale di parola = piede di .. piè di.. lat. CŎLLE(M) colle < ĬŬNCTŬ(M) giunto < lat. semplificazione del nesso triconsonatico = caduta della consonante mediana + ĬUNGO anafonesi prodotta dal presente > giongo > giungo
Verso 14: “là dove terminava quella valle”
(ĬL)LĀC là < lat. una delle poche parole latine ossitone anche se l’ossitonia non è originaria ŬBĬ < lat. tardo DĒ elisione di < TERMINĀBA(T) dove –e terminava ĬLLA(M) quella < lat. tardo (ĔC)CŬM nesso labiovelare secondario = non viene ridotto a –k valle < lat. VALLE(M)
Verso 15: “che m’avea di paura il cor compunto”
HABĒBA(T) avea < lat. desinenza originaria dell’imperfetto, nelle classi diverse dalla prima = in –ea e –ia, la 2° –b cadeva per dissimilazione ripristino della –v per influsso della 1ª coniugazione *CŎRE CŎR, cor < lat. volgare al posto del classico manca il dittongo per modello della poetica siciliana in cui i dittonghi non esistevano COMPŬNCTŬ(M) composto da PŬNGERE + CŬM anafonesi compunto < lat. participio passato
Verso 16: “guardai in alto e vidi le sue spalle”
guardai < guardare continua il germanico wardon W = gu + vocale ĬN in < lat. passato in en e poi chiuso per protonia sintattica lat. ALTŬ(M) < lat. VĪDĪ alto < vidi SŬAS (SŬAE) sue < lat. con regolare chiusura in –u, della vocale tonica in iato, davanti a vocale diversa da –i Le vocali toniche -e -o aperte o chiuse seguite da un'altra vocale che non sia -i tendono a SŬAS > soae > sue [chiudersi, fino ad arrivare alle vocali estreme -i –u] < lat. SPĂT(U)LA(S) spalle
Verso 17: “vestite già de’ raggi del pianeta”
< lat. VESTĪTAS vestite già < lat. IAM iod si trasforma in affricata prepalatale sonora [ia d3] (es. IOHANNES > Giovanni) < lat. PLANĒTA(M) origine raggi < lat. RADII pianeta greca
Verso 18: “che mena dritto altrui per ogne calle”
MĬNAT mena < lat. = minaccia evoluzione semantica attraverso l’uso del verbo nel contesto contadino = il contadino spinge il bestiame nei campi minacciandolo e frustandolo ALT(E)RŪI altrui < lat. volgare forma dativa modellata su CUIŎMNE(M) ogne < lat. continuato SOLO in italiano, –o chiusa per influsso di nasale palatale, prima evoluzione in onne che trasformava in iato ogni parola iniziante per vocale (onne anno = onnjanno), ma non le parole inizianti per consonante (onne cosa ) per risolvere le due forme alternanti si è giunti al compromesso ogne ogni per protonia sintattica < lat. CĂLLE(M) calle
Verso 19: “allor fu la paura un poco queta”
ĂD Ĭ < lat. tardo (ĬL)LA(M) HŌRA(M) FŬĬT attratto dalla 1ª persona = la scompare allor fu < lat. < lat. PAUCŬ(M) poco queta < lat. popolare QUETA(M) sia queto che quieto sono forme dotte, lo sviluppo popolare con riduzione del nesso labiovelare = cheto
Verso 20: “che nel lago del cor m’era durata”
< lat. LĂCŬ(M) lago < lat. DŪRĀTA(M) durata
Verso 21: “la notte ch’i’ passai con tanta pietà”
< lat. NŎCTE(M) assimilazione regressiva del notte nesso –CT passai < lat. volgare *PASSĀRE che sostituisce nella Romania, il classico TRANSIRE CŬM con < lat. si conserva la nasale finale = normale nei monosillabi la grafia è [n] ma la realizzazione varia da [n] a [m] a seconda della consonante iniziale della parola seguente = con te / com poco < lat. TĂNTA(M) PĬĔTAS tanta pietà < lat. nominativo con spostamento dell’accento
Verso 22: “e come quei che con lena affannata”
ĬLLI ĬLLI(EC)CŬ(M) quei < lat. volgare nasce dal latino volgare come rimodellamento del pronome QUI; da ĬLLI, quando la parola successiva iniziava per vocale -I = yod, intaccando la laterale precedente in senso [ʎ]palatale ( -LLI > ) egli ei (raro in toscano) lena < alenare = variante antica di anelare (metatesi) alena lena per errata segmentazione della sequenza “l’alena” affannata < affannare dal provenzale antico afanar
Verso 23: “uscito fuor del pelago alla riva”
EXĪTŬ(M) uscito < lat. la vocale iniziale – u si deve per influsso di uscio < OSTIUM; nesso velare + sibilante (K + S = X) assimilazione regressiva –ss (SAXUM > sasso), ma in alcuni casi l’esito è una sibilante palatale (EXAMEN > sciame) < lat. FŎRĪ(S) < lat. neutro PĔLAGŬ(S) fuor pelago di origine greca RĪPA(M) riva < lat. sonorizzazione -p -b + spirantizzazione -v
Verso 24: “si volge a l’acqua perigliosa e guata”
< lat. SĒ si VŎLVĬ(T) VŎLGO volge < lat. la prima persona al presente è stata sostituita da sul modello di molti verbi latini in C + -go su volgo si modellano anche le altre persone singolari ĂCQUA(M) acqua < lat. tardo attestato nell’Appendix Probi davanti a -w la velare (–c) si rafforza perigliosa < periglio dal provenzale antico perilh voce dotta dell’italiano (pop. pericchio) guata < guatare germanismo
Verso 25: “così l’animo mio ch’ancor fuggiva”
ĂNĬMŬ(M) < lat. tardo (EC)CŬ(M) SĪC < lat. così animo MĔŬ(M) mio < lat. chiusura della vocale tonica in iato < lat. tardo (AD) (H)ĂNC HŌRAM apocope della ancor –a finale normale in ora e composti lat. parlato FUGĪBAT fuggiva <
Verso 26: “si volse retro a rimirar lo passo”
VŎLSĬ(T) volse < lat. forte espansione nel lat. volgare dei perfetti sintagmatici = terminanti in –SI lat. RĔTRŌ = forma dotta retro < rimirar < composto da prefisso ri- (< lat. RE-) + mirare < lat. PĂSSU(M) passo
Verso 27: “che non lasciò mai persona viva”
ĬLAXĀRE AMAUĬT lasciò < lasciare < lat. desinenza in –ò => caduta della nel parlato chiusura del dittongo –AU = –o aperta MĂGIS mai < lat. assorbimento di –g da parte della palatale + palatalizzazione di -s < lat. PERSŌNA(M) origine etrusca lat. VĪVA(M) persona viva <
Verso 28: “poi ch’èi posato un poco il corpo lasso”
ĔBUI < ridotto a due vocali èi < lat. volgare EI < lat. CŎRPŬ(S) lasso < lat. LĂXŬ(M) posato < lat. volgare PAUSARE corpo
Verso 29: “ripresi via per la piaggia diserta”
< lat. volgare RE-PRĒ(HE)(N)SĪ ripresi PLĂGIA(M) < piaggia DESĔRTA(M) diserta
Verso 30: “sì che ‘l piè fermo sempre era ‘l più basso”
< lat. FĬRMŬ(M) SĔMPĔR fermo sempre < lat. metatesi della vibrante < lat. BĂSSŬ(M) basso
Verso 31: “ed ecco quasi al cominciar de l’erta”
ĔT ed < –d è un relitto della –t < = sonorizza in posizione intervocalica “et ecco” = -d eufonica ĔCCŬ(M) < lat. QUĂSĬ ecco quasi < non quase lat. volgare CŬMĬN(I)TIĀRE cominciare < ĒR(Ĭ)GO < erta < femminile di erto tratto dal presente ergo ma con vocale chiusa
Verso 32: “una lonza leggiera e presta molto”
LŬNCEA(M) lonza < lat. volgare dal nesso -CJ ci si aspetterebbe una –c = l’esito in –z tradisce un origine meridionale o settentrionale lat. MŬLTŬ(M) leggiera < francese antico legier presta < lat. PRAESTO molto <
Verso 33: “che di pel macolato era coverta”
< lat. PĬLŬ(M) pel macolato < macolare forma dotta del lat. MACULARE esito popolare sincope della U intertonica = macchiare COOPĔRTA(M) coverta < lat. sonorizzazione + spirantizzazione della –p
Verso 34: “e non mi si partia dinanzi al volto”
PARTĪBA(T) partia < lat. volgare significato iniziale dividere dividersi da un luogo o da una persona desinenza originaria dell’imperfetto, nelle classi diverse dalla prima = in –ea e –ia, la –b cadeva per dissimilazione ripristino della –v per influsso della 1ª coniugazione ĬND(Ē) dinanzi < lat. volgare ANTEIS la E = iod davanti a vocale assimilata alla dentale precedente; quanto alla forma nasale intensa (dinnanzi) il prefisso –in può raddoppiare la nasale, davanti a parola cominciante per vocale (es. innaffiare < INAFFLARE) < lat. VŬLTŬ(M) volto
Verso 35: “anzi ‘mpediva tanto il mio cammino”
anzi < lat. volgare ANTEIS unica forma che giustifica le varie forme romanze IMPEDĪBA(T) ‘mpediva < lat. parlato aferesi della –i iniziale seguita da nasale complicata (nasale + C) = tratto tipico del fiorentino antico che si estende alla preposizione in (‘n tutti).
Verso 36: “ch’i’ fui per ritornar più volte volto”
TŎRNĀRE ritornar < si forma in italiano dal composto ri- e tornare < lat. = lavorare al tornio girare VŎLVITAS volte < lat. volgare con sincope della sillaba centrale per aplologia (caduta di una sillaba per influenza di una sillaba vicina con stessa C o V) < lat. volgare VŎLTU(M) volto
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