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Modulo 1: Il trattato di Lisbona e la Carta dei diritti fondamentali

Il progetto teso a ottenere una costituzione europea è fallito soprattutto per la contrarietà della Francia (Stato fondatore); come ripiego, gli Stati europei hanno deciso di approvare il Trattato di Lisbona.

Il trattato di Lisbona

  • Fonde i 3 pilastri del Trattato di Maastricht:
    • Primo Pilastro: unione di Comunità Europea (CE), Comunità Europea dell’energia atomica (Euratom) e CECA
    • Secondo Pilastro: politica estera, giustizia e sicurezza, difesa dell’Europa
    • Terzo Pilastro: giustizia penale
  • Risolve il problema dell’unanimità: inserisce la doppia maggioranza nelle decisioni, con almeno il 55% degli Stati che rappresentano almeno il 65% della popolazione
  • Afferma il principio di codecisione tra parlamento europeo e consiglio dei ministri, come procedura legislativa ordinaria
  • In materia economica riconosce l’eurogruppo attraverso una riunione mensile dei ministri dell’economia e delle finanze, e promuove il patto di stabilità e crescita
  • Funzionamento dell’UE: la Commissione conserva un ruolo centrale, il consiglio europeo stabilisce i grandi orientamenti politici, il parlamento europeo è reso più influente in materia legislativa, di bilancio e di controllo politico, il consiglio dei ministri degli stati membri vota gli atti dell’UE, la corte di giustizia garantisce il rispetto del diritto dell’unione, il CESE è formato da tecnici della società civile dei paesi membri (rappresentando un settore di appartenenza) ed esprime pareri consultivi, il CdR esprime pareri su proposte con impatto sulle economie regionali.

La Carta dei diritti fondamentali dell’UE

La carta costituisce la sintesi dei valori condivisi tra gli stati membri, e riunisce in un unico testo diritti civili, economici e sociali. Renderli visibili in una Carta rafforza la tutela dei diritti fondamentali alla luce dell’evoluzione della società, del progresso sociale e degli sviluppi scientifici e tecnologici. Nel trattato di Lisbona è stato conferito un effetto vincolante alla Carta, riconoscendone lo stesso valore giuridico dei trattati.

La Carta contribuisce a sviluppare il concetto di cittadinanza dell’unione e a creare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia, ed essa contiene 54 articoli suddivisi in 7 capi: dignità, libertà, uguaglianza, solidarietà, cittadinanza, giustizia e disposizioni generali.

La procedura legislativa nell’UE

Fase ascendente (proposta)

La Commissione, composta da un rappresentante di ogni Stato, ha il potere di iniziativa, di inviare le proposte legislative al PE al CdM, al CESE e al CdR. Il Parlamento può proporre degli emendamenti e delle modifiche al testo della Commissione; chi decide è il Consiglio dei Ministri (attraverso di essi sono quindi gli stati membri a decidere), ma il PE in questa veste può quindi essere colegislatore (lo è diventato con il trattato di Lisbona). CESE e CdR esprimono poi un parere non vincolante, a carattere consultivo, e successivamente la Commissione raccoglie tali suggerimenti e invia il testo arricchito al Consiglio dei Ministri che procede all’eventuale adozione definitiva: la proposta diventa direttiva o regolamento.

Fase discendente (recepimento)

Una direttiva viene recepita entro un periodo da 1 a 3 anni, ma spesso gli stati hanno difficoltà a recepire i contenuti della direttiva, recependola in tempi successivi o condizionandola in modo estraneo al suo spirito (l’Italia è uno degli stati più inadempienti). Ciò può essere causato da difficoltà economiche o tecnologiche, da centri di potere economico e lobby che vedrebbero diminuita la loro presenza ed importanza economica. Se la direttiva viene recepita male possono passare anche mesi prima che venga comunicato alla corte di giustizia. Il regolamento invece non è modificabile.

Il quadro finanziario 2014/2020

  • Gli interventi e i programmi finanziari rispecchiano le priorità stabilite dall’Unione in un determinato momento; il bilancio UE finanzia con fondi comunitari interventi e programmi in settori nei quali gli stati membri hanno deciso di agire. Per il principio di sussidiarità l’Unione interviene solo se e nella misura in cui gli obiettivi dell’azione prevista non possono essere sufficientemente conseguiti con i mezzi dei singoli stati membri. Per finanziare la spesa l’UE dispone di risorse proprie: tradizionali (dazi da importazioni provenienti da paesi terzi), sull’IVA (aliquota applicata all’IVA armonizzata di ciascun stato membro), e basate sul Reddito Nazionale Lordo (aliquota uniforme applicata al RNL di ciascun stato membro).
  • I quadri finanziari sono pluriennali, e il piano 2014-2020 è in linea con la strategia “Europa 2020 Crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva.” Grazie al quadro pluriennale 2014-2020, l’UE potrà investire fino a 960 miliardi di euro in stanziamenti d’impegno (1% RNL) e 908,4 miliardi in pagamenti. Il bilancio 2014-2020 definisce priorità di spesa finalizzate alla crescita sostenibile, all’occupazione e alla competitività dell’Unione, in linea con la strategia Europa 2020. Ad esempio la rubrica “Competitività per la crescita e l’occupazione” passa da 91,5 e 125,6 miliardi di euro.

I più noti programmi europei

  • Fondo Sociale Europeo (FSE) e Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR): rappresentano gli assi portanti della politica di coesione, concepiti per dare un contributo notevole all’occupazione, aiutando le persone in cerca di lavoro.
  • Erasmus+: permetterà a un numero sempre più esteso di persone di trascorrere un periodo all’estero, offrendo opportunità di studio, formazione, lavoro o volontariato.
  • Europa Creativa: cinema, televisione, musica, letteratura, arti dello spettacolo, ecc., potranno trarre vantaggio dal nuovo programma, che permetterà di rilanciare il comparto culturale e creativo, importante fonte di crescita ed occupazione.
  • Horizon 2020: permetterà di migliorare la qualità di vita dei cittadini e renderà l’unione più competitiva sulla scena mondiale. Ricercatori ed imprese potranno contare su un sostegno rafforzato e semplificato, e il programma contribuirà a colmare il divario tra ricerca e mercato, per esempio aiutando le imprese innovative a trasformare le loro scoperte tecnologiche in prodotti con reale potenziale commerciale.
  • Cosme: permetterà di promuovere la competitività di PMI e di stimolarne la crescita e l’occupazione in Europa, mirando a facilitarne l’ingresso nel mercato fuori e dentro l’unione, offrendo un accesso agevolato al credito.
  • CEF: nuovo meccanismo per collegare l’Europa, in quanto gli investimenti infrastrutturali sono determinanti alla crescita e all’occupazione. CEF aiuterà a costruire strade, ferrovie, reti elettriche, infrastrutture per il mercato digitale, ecc.
  • Banca Europea per gli Investimenti (BEI) e Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI): le scarse risorse pubbliche rendono necessario mobilitare altre fonti di finanziamento.
  • Clima: almeno il 20% dell’intero bilancio sarà infatti destinato ai progetti e alle politiche sul clima, per un’economia competitiva e a basse emissioni di carbonio.
  • Politica Agricola Comune (PAC): viene riformata per rispondere alle grandi sfide odierne, come sicurezza alimentare, cambiamenti climatici, crescita sostenibile e creazione di posti di lavoro nelle zone rurali.

Modulo 3: La strategia europea per un consumo e una produzione sostenibile

Cambiamento dei modelli di produzione e consumo

Il cambiamento dei modelli di produzione e consumo è una delle principali precondizioni per conseguire lo sviluppo sostenibile a livello globale, e nel 2008 la Commissione Europea ha presentato il Piano d’Azione per il Consumo e la produzione sostenibili e la politica industriale sostenibile (GPP strumento princ.). La cultura dello sviluppo sostenibile è intesa a migliorare continuamente la qualità della vita e a creare benessere per le generazioni presenti e future. Uno sviluppo rispettoso dell’ambiente costituisce uno degli obiettivi chiari dell’Unione Europea.

Strategia europea “Europa 2020”

La strategia del 2010 punta a una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva con 7 iniziative faro, tra le quali, dal punto di vista della sostenibilità ambientale, quella centrale è “Un’Europa efficiente sotto il profilo delle risorse.” L’iniziativa è realizzata per contribuire a scindere la crescita economica dall’uso delle risorse, favorire il passaggio ad un’economia a basse emissioni di carbonio, incrementare l’uso delle fonti di energia rinnovabile, modernizzare il settore dei trasporti e promuovere l’efficienza energetica.

Approccio graduale “per blocchi”

Alla fine del 2010, dopo un’attenta valutazione di attività svolte e risultati ottenuti, la strategia perseguita per il consumo e produzione sostenibile è stata di seguire un approccio graduale “per blocchi”: sulla base di un documento di background, tale approccio ha definito una serie di azioni ed attività su cui operare e da raccogliere in un momento successivo nella strategia vera e propria. Il vantaggio è quello di permettere di realizzare azioni sperimentali ed iniziative senza grandi sforzi finanziari, e che quindi possono essere facilmente riprogettate.

La scelta di seguire un approccio per blocchi è determinata dalla difficoltà di elaborare una strategia complessiva:

  • Difficoltà di elaborarla prima che siano definite politiche a livello governativo per la revisione della Strategia sullo Sviluppo sostenibile
  • Difficoltà di elaborarla in mancanza di indicazioni certe sulle risorse finanziarie e umane disponibili per la sua realizzazione

Da IPP (Politica Integrata di Prodotto) a SCP (Consumo e produzione sostenibile)

  • L’IPP è una tappa fondamentale dell’evoluzione delle politiche ambientali, lanciata dalla Commissione Europea allo scopo di rafforzare ed orientare le politiche riguardanti i prodotti e i servizi per promuovere lo sviluppo di un mercato più ecologico, con un approccio basato sull’analisi del ciclo di vita. L’IPP rappresenta non tanto una nuova politica, ma un set di strumenti per il coordinamento e l’integrazione delle politiche esistenti, e pone il prodotto al centro della propria mission; principi fondamentali sono la considerazione del ciclo di vita dei prodotti, la collaborazione con il mercato (incentivi), il coinvolgimento delle parti interessate (anche le autorità pubbliche devono acquistare prodotti ecologici), il miglioramento continuo e la molteplicità degli strumenti d’azione (ad esempio la metodologia LCA). Inoltre si è prevista la necessità per gli stati membri di dotarsi di piani d’azione nazionali per il GPP.
  • Il futuro piano d’azione nazionale su SCP dovrebbe riguardare come prioritò:
    • Alimentazione: settore chiave per l’economia italiana, è quello con i maggiori impatti ambientali, e il tema della sostenibilità riguarda i sistemi colturali, gli allevamenti, la valorizzazione dei prodotti tipici, locali e biologici
    • Edifici: è un altro settore chiave soprattutto per i possibili miglioramenti ottenibili attraverso l’efficienza energetica degli edifici (finora molto bassa)
    • Trasporti: settore già oggetto di specifiche normative europee e nazionali, come le norme sulle emissioni degli autoveicoli
    • PMI: valorizzazione ambientale di filiere produttive e sistemi produttivi locali rilevanti per il nostro paese, attraverso l’applicazione di strumenti e di processi di governance territoriale che danno regole e supporti al sistema
    • Turismo: applicazione di strumenti come il GPP ed azioni che vedono la sinergia tra diversi settori (ad esempio turismo e valorizzazione di territorio e prodotti agricoli),
    • Grande Distribuzione Organizzata (GDO): può agire sia sul lato del consumo che su quello della produzione, avendo un ruolo chiave nella gestione degli impatti ambientali legati all’intero ciclo di vita del prodotto. Può esercitare una funzione di traino per i fornitori per innovazioni di processo e prodotto, può sostenere le campagne di marketing verde e può svolgere un ruolo importante sul tema della logistica delle merci (riduzione degli sprechi), la questione degli imballaggi (limitarne la quantità e riciclarli), l’efficienza dei punti vendita e la comunicazione ambientale verso i consumatori.
  • Il rafforzamento degli strumenti per la valutazione e la comunicazione degli impatti ambientali dei prodotti lungo il ciclo di vita permette ai settori di individuare le fasi critiche e di studiare i miglioramenti, ma permette anche a consumatori e pubblica amministrazione di fare scelte motivate e consapevoli nell’acquisto dei prodotti.

I GPP (Appalti Pubblici Verdi)

  • Il GPP è un approccio secondo il quale vengono integrati i criteri ambientali nelle procedure pubbliche di acquisto. È un processo mediante cui le pubbliche amministrazioni cercano di ottenere beni, servizi e opere con un impatto ambientale ridotto per l’intero ciclo di vita. È uno strumento volontario, per cui i singoli stati membri possono decidere in che misura attuarlo.
  • Esempi di contratti verdi: computer efficienti dal punto di vista energetico, mobilio con legname sostenibile, edifici a basso consumo energetico, veicoli ibridi, carta riciclata, elettricità da fonti rinnovabili.
  • Il GPP è un modo per migliorare l’efficienza degli acquisti pubblici e per sfruttare la forza del mercato pubblico per apportare benefici all’ambiente locale e mondiale. Gli appalti verdi possono essere un motore importante per l’innovazione sul mercato, dando all’industria incentivi reali per sviluppare prodotti e servizi verdi, in particolare in settori dove le amministrazioni pubbliche sono tra i maggiori acquirenti (edilizia, sanità, trasporti pubblici). Inoltre, il meccanismo può aiutare a risparmiare, ad esempio acquistando prodotti a bassa intensità energetica o che permettono di risparmiare le risorse idriche, o riducendo le sostanze pericolose riducendo i costi di smaltimento.
  • Se le amministrazioni pubbliche usano il loro potere d’acquisto per scegliere beni, servizi ed opere a ridotto impatto ambientale, allora diventa possibile ottenere enormi benefici per l’ambiente, stimolare il mercato dei servizi e prodotti ecologici ed agire da esempio per imprese e consumatori privati. Il GPP costituisce quindi anche un potente strumento per stimolare l’innovazione e incoraggiare le imprese a sviluppare nuovi prodotti ad elevata efficienza ambientale.
  • Il GPP può promuovere l’efficienza energetica (edifici, auto ed apparecchiature da ufficio), promuovere l’uso di fonti energetiche rinnovabili (elettricità verde e carburanti alternativi per il parco auto), ridurre l’inquinamento atmosferico nelle città, ridimensionare la deforestazione (legno da fonti legali e sostenibili), salvare le risorse naturali (ad esempio usando materiale riciclato), migliorare le condizioni di lavoro per i dipendenti, ecc. Settori chiave per i GPP sono edilizia, alimenti e servizi di ristorazione, energia, trasporti, macchine per ufficio, abbigliamento, carta, mobilio, prodotti e servizi di pulizia e attrezzature usate nel settore sanitario.

Il PAN (Piano d’Azione Nazionale) GPP

  • Il piano ha l’obiettivo di massimizzare la diffusione del GPP presso gli enti pubblici in modo da farne sfruttare le potenzialità in termini di miglioramento ambientale, economico ed industriale. Il piano fornisce un quadro generale del GPP, definisce gli obiettivi nazionali e identifica le categorie di beni, servizi e lavori di intervento prioritarie per impatti ambientali e volumi di spesa, e inoltre detta specifiche prescrizioni per gli enti pubblici.
  • L’attività di gestione del PAN GPP prevede che il Ministero dell’Ambiente identifichi i requisiti ambientali da introdurre nelle procedure d’acquisto (CAM), di programmare e realizzare le attività relative a formazione e comunicazione, e di impostare e svolgere il monitoraggio utile a verificare l’efficacia del piano d’azione e controllare l’andamento degli obiettivi da perseguire.

Ecolabel: marchi di qualità ecologica

  • La direttiva 2010/30/UE riguarda l’indicazione del consumo di energia e di altre risorse dei prodotti connessi all’energia, mediante l’etichettatura ed informazioni uniformi relative ai prodotti; la direttiva fa parte di un quadro giuridico più ampio rivolto a ulteriori risparmi di energia e vantaggi per l’ambiente. Migliorare l’efficienza dei prodotti connessi all’energia, attraverso la scelta informata del consumatore, avvantaggia l’economia dell’unione nel suo complesso.
  • I marchi di qualità ecologica (Ecolabel) stabiliscono i requisiti ambientali che devono essere rispettati da prodotti o servizi per poter ricevere l’etichetta, che prevedono la certificazione da terzi. L’etichetta ha il fine di fornire informazioni standardizzate sui costi relativi al consumo di energia ed altre risorse essenziali, e per essere efficiente deve essere facilmente riconoscibile, semplice e sintetica.
  • I fornitori forniscono un’etichetta ed una scheda e producono una documentazione tecnica che consenta di valutarne l’esattezza dei dati, mentre le funzioni di vigilanza sulla conformità dei prodotti sono esercitate dal Ministero dello Sviluppo Economico supportato dall’ENEA, che promuove anche campagne di informazione a carattere educativo e promozionale.
  • Marchi multi-criterio: si basano su informazioni standardizzate per valutare i prodotti e servizi.
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mattsilv90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Gestione d'impresa nell'ue e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Pezzini Antonio.
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