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L'idea di Sauer è che gli oggetti di un determinato paesaggio o area siano in relazione tra loro ed è questo che

trasforma il paesaggio in un segmento della realtà coerente e completo di sé, una sorta di unità organica

limitata spazialmente e, come tale, la geografia deve raccontarla.

Il paesaggio è una sorta di unità bilaterale. Il paesaggio naturale è dunque un sito: ciò che naturalmente da

luogo alle associazioni umane. Il secondo lato è quello culturale, inteso come “l'impressione” concreta del

lavoro dell'uomo.

La morfologia si fonda sui seguenti postulati:

- esiste un'unità di qualità organica o quasi organica, una struttura alla quale saranno necessarie le

“forme”;

- la similarità della forma in differenti strutture è riconoscibile per l'equivalenza funzionale, essendo le

forme omologhe;

- le unità strutturali possono essere collocate in serie, specialmente nella sequenza dello sviluppo che va

dalla fase iniziale fino a quella finale.

Il primo atto è, dunque, la sistematica sospensione, anzi repressione, di ogni teoria a priori; il secondo, è la

sintesi morfologica tra l'unione delle forme collocate ordinatamente in strutture e la comparazione delle

strutture.

La morfologia si preoccupa di descrivere le architetture spaziali del cambiamento. Le istruzioni per l'uso del

metodo morfologico sono estremamente chiare. Il geografo deve ricostruire l'originario paesaggio naturale. Il

carattere di questo organismo dipende anche dalla sua posizione sulla linea del tempo.

PAESAGGIO NATURALE

diagramma tracciato da Sauer che consente di capire la

natura fisica del paesaggio naturale e della totalità delle

sue relazioni formali.

x → fattore pragmatico, ciò che rimane sempre da una non

equazione.

I fattori causali conducono direttamente al paesaggio

naturale, il quale è soggetto a continui mutamenti.

PAESAGGIO CULTURALE

è l'area geografica nel suo significato finale. Le sue

forme sono la traduzione materiale del lavoro degli

uomini.

Il paesaggio culturale è modellato a partire da un

paesaggio naturale per opera di un gruppo culturale: la

cultura è l'agente, l'area naturale il medium, il paesaggio

culturale il risultato.

Sotto l'influenza di una data cultura il paesaggio cambia

nel corso del tempo.

Per morfologia del paesaggio si potrebbe dunque parlare di paradigma, cioè di un modello di declinazione e di

coniugazione del pensiero. Questo paradigma è finalizzato all'esclusiva descrizione del paesaggio, inteso come

associazione geografica di fatti che registra l'attività dell'uomo. Oppure uno stile geografico per comprendere

la cultura.

Il sistema sociale attraverso cui si esprime l'attività dell'uomo, definito il primo e più importante agente di

cambiamento morfologico, rimane di fatto escluso. Sauer definisce la cultura come la capacità di alterare

l'ambiente naturale, producendo effetti che si accumulano storicamente.

Nella Morfologia esiste un implicito pregiudizio morale che sancisce che l'azione dell'uomo nei confronti della

natura sia riconducibile a un generale e sistematico sfruttamento distruttivo.

Questo pregiudizio cade inavvertitamente nella dimensione della geologia e delle scienze della terra, e la

storia, o le scienze umane, rimangono escluse dalla conoscenza delle forme del paesaggio.

Sauer rifiuta per scelta e per caso di occuparsi delle aree travolte dalla velocissima trasformazione imposta dal

capitale e dai moderni metodi di produzione, preferendo le zone arretrate.

La storia culturale diventa storia naturale mentre il paesaggio si dà come la somma delle sue forme.

~Le origini culturali e politiche

Le linee militanti di Jackson, Duncan e Cosgrove sono di chiara derivazione culturale. Ogni forma di conoscenza

teorica è una forma di pratica politica, non è mai di per sé neutra e obiettiva.

Secondo alcuni studiosi del CCCS (Centre of Contemporary Cultural Studies), le culture sono mappe che consentono di

comprendere il mondo; inoltre si occupano di qualcosa che è molto geografico, cioè la posizione del soggetto dentro lo

spazio. La dimensione geografica sembra essere duplice: da un lato si considera la natura e la posizione del soggetto,

dall'altro si ricorre alla metafora della carta per tentare di comprendere il significato della spazializzazione dei fenomeni

culturali.

Per i Cultural Studies si tratta della registrazione dell'instaurazione e degli effetti di pratiche discorsive e di alleanze nel

contesto di uno specifico spazio o mileu. La ricognizione dell'insieme dei “dove” obbliga a rilevare la cartografia di un

territorio culturale in continua evoluzione.

Con questi strumenti la nuova geografia culturale può facilmente criticare la geografia della Berkley School e attaccare

l'idea della morfologia del paesaggio e della geografia culturale in generale.

I studi culturali sono l'esito dell'entrata dell'Europa nella cosiddetta posthistoire.

Questa nuova storia moralizzata diviene possibile nel momento in cui si conclude la conquista e il saccheggio del

mondo da parte dell'Europa, quando si consegnano le carte geografiche alla tradizione.

I. Raymond Williams, Richard Hoggart, Edward Palmer Thomson: fermate dell'autobus, origini

proletarie e posto di lavoro a rischio.

Tra i due termini (quello del secondo conflitto mondiale e quello dei Cultural Studies) si colloca la riforma del

sistema educativo che consente a numerosi membri della working class l'accesso a un livello superiore di

istruzione. Nel periodo post-bellico, il governo laburista mette mano a una serie di riforme necessarie: dalla

nazionalizzazione delle industrie di base e dei servizi, alla parziale democratizzazione del sistema

educativo.

Questo periodo coincide anche con la dissoluzione dell'impero britannico e dell'arrivo di immigrati nelle città

dell'Impero.

In questo clima di cambiamenti si pongono altre due questioni:

- la prima comporta il riconoscimento della natura eterogenea e multiculturale dell'Impero, e perciò

obbliga tutti i cittadini a chiedersi cosa significhi Englishness;

-la seconda ha a che fare con l'inevitabile fine della coscienza morale inglese, fondata sul rigido sistema di

classi e riprodotta mediante un elitarismo culturale spietatamente gerarchico.

Raymond Williams Richard Hoggart Edward Palmer Thomson

Inizia ad interrogarsi sui presupposti Condivide con Williams l'origine Il borghese marxista Thompson si

che legittimano gli English Studies, sociale. interessa a tutto ciò che occupa i

come sapere deputato alla La scala sociale diventa scala spaziale. margini e i vicoli ciechi dello spazio

trasmissione dei valori indispensabili Ciò che è importante sottolineare è la sociale, le forme culturali sottomesse

alla definizione del suddito britannico natura evidentemente politica della o represse, le storie di continua

e dell'idea di nazione. Valori ancora pratica teorica di Hoggart, il quale opposizione e resistenza.

reazionari dell'epoca vittoriana e non sottopone a canone e a valutazione la → problema tra cultura popolare e

rappresentano affatto la cosiddetta produzione culturale di una classe cultura di massa: la prima ha lavorato

massa. sociale fin qui esclusa dalla attivamente in senso antiegemonico,

La “cultura è ordinaria” afferma nel definizione dell'identità nazionale. la seconda (di provenienza americana)

1958 e da ciò si deve partire. Hoggart è consapevole di come la ha determinato la sistematica

La cultura viene intesa come un modo politica sia imprescindibile dalla eliminazione delle molteplici forme

di vivere che si esprime attraverso le cultura, e che sono le politiche culturali di resistenza e di autonomia,

istituzioni e i comportamenti culturali a determinare lo stile di vita proprie della working class britannica.

individuali nella vita quotidiana. Fin degli anni successivi alla seconda La cultura, l'esperienza soggettiva, le

qui la cultura è la dimensione nella guerra mondiale. Questo vuol dire che tattiche di resistenza sono ciò che

quale la politica, economia e società si le politiche culturali sono sempre forma la coscienza di classe dei

incontrano e si scontrano. addentro a quelle di classe. lavoratori, e la cultura è la dimensione

Quello che dev'essere analizzato è la In virtù di tale posizione, Richard dello scontro tra differenti stili di vita.

formula della cultura, e non l'oggetto. Hoggart fonda il CCCS nel 1964. Anche se a ben considerare il conflitto

→ Williams rompe con la tradizione avviene quasi sempre tra la cultura

letteraria. (insieme dei valori) dominante e

Da qui nascono espressioni come quella popolare.

“struttura di sentimenti” = l'insieme

delle esperienze, dei valori di un

gruppo, di una classe sociale o di una

società.

Ai geografi Williams interessa anche

per il suo modo di considerare il

paesaggio.

I suoi paesaggi sono dinamici ed

eterogenei, implicano la storia e il

conflitto, la dimensione materiale e la

struttura sentimenti, evocano con

forza il legame concreto tra le forme

culturali e potere, ideologia,

immaginazione.

Le riflessioni dei tre fondatori degli studi culturali britannici hanno in comune la posizione sociale dell'origine,

che stabilisce il tratto politico e culturale delle loro analisi.

Verso il 1970, sopraggiunge alla direzione del Centro Stuart Hall; e così l'orientamento dei Cultural Studies

cambia rispetto al cosiddetto marxismo umanistico di Williams e di Thomson, e lascia alle spalle la tradizione

ereditata da Leavis. Ma rimane intatta la portata della tensione tra teoria e pratica, e immutata la sostanziale

visione del lavoro intellettuale come presupposto per l'azione politica.

II. Stuart Hall: la lotta con gli angeli e il tavolo sporco

nato nel 1932 in Giamaica, si trasferisce con sua madre a Bristol; frequenta Oxford e nel 1964 inizia a

collaborare con la CCCS, la quale negli anni successivi (dal 1970 al 1981) diviene il luogo in cui si pensano

temi e teorie che orientano e definiscono non soltanto il dibattito culturale britannico, ma anche quello

internazionale.

Si inizia a riflettere sulla cultura popolare britannica: le mode giovanili, il consumo...si legittima un ambito

della cultura fino ad ora estromessa, attivando una teoria critica intesa a comprendere la complessità dei

fenomeni dentro i quali viviamo le nostre vite. Per questa ragione è impossibile compilare un'agenda esaustiva

dei Cultural Studies.

I Cultural Studies vengono intesi come la linea teorica che accompagna il disegno politico di sinistra: meglio

che i Cultural Studies siano semplice pratica di critica marxista.

Strutturalismo e post-strutturalismo obbligano a ripensare questioni come il soggetto, il funzionamento

dell'ideologia …; apprendere e ritenere la teoria secondo la quale ogni teoria è politica. E il Cento si

internazionalizza.

Apprendiamo che ci sono state almeno due rotture essenziali negli studi culturali:

- la prima → il femminismo. Hall spiega più volte come il CCCS avesse cercato di attirare serie e riconosciute

studiose femministe con un atteggiamento di benevolo paternalismo. Ma quando il femminismo irrompe rende

manifesta l'implicita gerarchia maschilista che governa l'ordine dei discorsi tra gli studiosi del Centro e

l'insospettata resistenza ai loro discorsi. Il punto di vista femminista sottolinea e amplifica la natura politica di

ogni dimensione ritenuta personale, dimostrando come la politica culturale sia irriducibile alla sola sfera

pubblica.

- la seconda → la questione della razza. La riflessione critica e teorica sulle politiche culturali razziste, dalla

resistenza al razzismo alla costruzione e all'utilizzo del concetto stesso di razza, entra nell'agenda degli studi

culturali.

Il senso dei discorsi e della pratica teorica dei Cultural Studies dipende da tale forma minimalista, e al

contempo si nasconde, nell'eterogeneo caleidoscopio di manifestazioni e rappresentazioni sociali e culturali.

Qui entra la questione chiave per Hall, cioè la mondanità (che con parole di Edward Sail: sono nel mondo e di

conseguenza sono mondano).

Un;immagine parziale della realtà si universalizza in maniera tale da offuscare gli interessi che tale immagine

rappresenta. Diventa essenziale comprendere l'ideologia che orienta i differenti punti di vista, così da rendere

chiaro in che modo si compenetrano, si contestano o si negoziano.

Hall ricorda che se gli studi culturali non sono un'area disciplinare sorvegliata, si può tuttavia stabilire un

limite. La differenza disciplinare non dipende affatto dagli oggetti o dai temi trattati, ma dalla rivendicazione di

una precisa posizione politica e teorica che si intende ostinatamente mantenere. I testi culturali cambiano

insieme alle relazioni spaziali entro cui si producono; ciò che rimane invariato è un punto di riferimento

decisivo: “è una questione di posizionamenti”. Da questo posizionamento l'agenda ha un ancoraggio sicuro.

III. E la geografia?

La cosiddetta svolta culturale implica che i tradizionali concetti della geografia – luogo, spazio, tempo –

vengano sottoposti a un'attenta analisi, sia sul piano del significato che su quello della funzione.

PAESAGGIO LUOGO SPAZIO

→ presenta quattro linee che si → concetto chiave della geografia → nell'eterogeneità della produzione

intrecciano: umanistica, si trasforma come sito di della nuova geografia culturale, si

a) considera il paesaggio come resistenza allo spazio geografico di concorda con un aspetto: la cultura è

formazione culturalmente matrice euclidea. spaziale.

determinata e iscritta nel processo a) il luogo è identitario, relazionale e Le metafore della nuova teoria

dello sviluppo capitalistico storico. Si nasce in un luogo, si culturale si riferiscono ai due modi

dell'Europa moderna; occupa, e vi si riconoscono comuni con i quali la geografia occidentale

b) si concentra sull'esercizio di riferimenti; moderna ha rappresentato il mondo: la

leggere il paesaggio. Se un'area b) è in grado di riflettere le relazioni mappa e la sfera. Così se la teoria

culturale è un testo, la questione è: di potere e di dominio che regolano diviene spaziale, le prospettive

quali sono i segni che partecipano alla lo spazio; geografiche si moltiplicano.

produzione del suo significato, quale c) è anche politico, nell'accezione di a) lo spazio diventa quello del sé e

soggetto scrive, controlla e mantiene domesticità e patria. dell'altro, dell'interno e dell'esterno;

tale significato; b) contribuisce alla definizione della

c) il paesaggio diventa quello delle razza, del genere;

città, e l'attenzione si focalizza sullo c) lo spazio è matrice del paesaggio.

spazio contemporaneo delle culture

urbane;

d) arrivano le linee tangenti e

sensibili delle femministe, il cui punto

di vista, anche in geografia, arriva a

sparigliare i giochi.

Le linee matrici tracciate da Cosgrove, Duncan e Jackson hanno dunque tatticamente trasgredito i limiti

imposti dalla disciplina, appropriandosi della lezione forse più importante che i Cultural Studies hanno

dichiarato: la teoria è la politica e ogni teoria agisce come pratica sul mondo.

Parte seconda ~SPAZIO, PAESAGGIO, LUOGO

~Le ragioni dello spazio

Farsi carico delle inquietanti ragioni dello spazio come costruzione sociale, politica e culturale: è la tensione etica che

muove la riflessione dei geografi culturali

Lo spazio diventa centrale nel pensiero teorico e nelle scienze sociali. È il tratto peculiare della nostra epoca, il

supporto metaforico che definisce un nuovo progetto di pensiero. È una sorta di invocazione che assume significati

differenti, non è mai un medium neutro.

L'intenzione è presentare le tre modalità di pensare lo spazio che hanno stabilito percorsi significativi nell'ambito della

produzione geografica.

Sono le coordinate cartografiche a dare la linea politica e a definire il valore economico delle posizioni. Insomma, la

geografia è stata per secoli radicalmente militante. E altrettanto militanti sono i geografi culturali che adesso esplorano

da vicino il pensiero critico di coloro che ragionano sui modelli di costruzione sociale dello spazio e su come lo spazio

partecipi alla struttura del nostro pensiero.

È nel post-strutturalismo francese che si trovano i modelli cui la geografia culturale si ispira: Foucault, Derrida,

Lefebvre.

Foucault Derrida Lefebvre

→ gli si deve l'intera riflessione sulla → insegna la tattica dello → il filosofo che ha legato la

produzione delle forme moderne di smascheramento, insistendo sulla produzione dello spazio urbano alla

conoscenza. funzione della traccia nella scrittura. teoria marxista, e si è impegnato a

→ padre del concetto strategico di La differenza è tra ciò che appare e riflettere sul significato

“pratica discorsiva”. l'apparire e la traccia è la funzione dell'opposizione binaria tra la

→ spazio come strumento attivo per il significante. trasparenza dello spazio (idealismo) e

controllo, disciplina e poteri dei corpi. L'indagine passa attraverso la sua opacità (materialismo).

→ è uno degli ispiratori degli studi sistematica e radicale decostruzione

post-coloniali e della questione della della metafisica occidentale e del suo

subalternità. logocentrismo.

L'entrata del pensiero post-strutturale nella geografia offre una sponda epistemologica per interrogare la retorica degli

assunti teorici della disciplina. Quello che provoca è una critica che investe gli ormeggi epistemologici e ontologici ben

sedimentati nello spazio geografico e delle sue pratiche discorsive. La strategia consiste nell'interrogare la struttura e

l'ordine della rappresentazione.

I. “Le parole e le cose” del mondo: Derek Gregory e l'immaginazione geografica

La prima regione è un passaggio strategico della disciplina geografica.

- primo viaggio di James Cook nel Pacifico meridionale con lo scopo di partecipare a un progetto

internazionale finalizzato all'osservazione del transito del pianeta Venere le istruzioni di Cook erano di

navigare fino a Tahiti e lì impiantare un osservatorio temporaneo, ma c'era pure un mandato segreto il quale

diceva di esplorare e cartografare il pacifico meridionale nella speranza di scoprire finalmente la terra australis

incognita.

- Il giovane botanico Joseph Banks e altri due naturalisti e illustratori riuscirono a partire con loro. Secondo

David Stoddart il lavoro degli scienziati è ciò che tramuta la geografia in scienza decisamente moderna e

oggettiva, il cui scopo è il realismo della descrizione e la sistematica classificazione nella collezione, il metodo

comparativo nella spiegazione. Per Gregory il punto essenziale sta nell'avvicinamento tra parola e sguardo.

Dunque i botanici, illustratori ed esploratori si aggrappano al filo dello sguardo per orientarsi nella confusione

naturale di ciò che appare ai loro occhi.

Per Gregory il punto essenziale si trova nell'avvicinamento inedito tra sguardo e parola, nell'accento che

Foucault pone sulla funzione dello sguardo e del vedere nella costruzione del sapere moderno.

Storia naturale → la nominazione del visibile che si ottiene avvicinando il linguaggio allo sguardo e le cose

guardate alle parole.

Questo filo permette di tracciare un ordine logico mediante la nominazione del visibile; inoltre la storia spazia

in un luogo, un rettangolo intemporale, in cui gli esseri si presentano gli uni a fianco degli altri.

In primo luogo lo sguardo che serve a tradurre e a rendere chiari i piani è quello europeo.

In secondo luogo l'esistenza di una sola cosa si perde nel momento in cui quella cosa cessa di esistere se

strappata dalle sue relazioni e dall'ambiente in cui viveva; entra nello spazio della scoperta scientifica,

diventando altro.

In terzo luogo questa origine naturale della geografia contribuisce alla costituzione delle scienze umane e

all'invenzione dell'uomo come oggetto di studio.

In questo modo si scrive la geografia europea.

Gregory conclude: la storia raccontata da Stoddart è quella della nascita della geografia come scienza

oggettivamente eurocentrica.

La dimensione etica sorprende perché quello che si legge rientra in una pratica e in un progetto politico che

tenta di portare allo scoperto la dimensione spietata del potere. Il merito di Gregory sta nell'aver sdoganato i

discorsi dell'Orientalismo, di riconoscere il meccanismo geografico che ha attivato le immaginazioni imperiali.

II. L'abisso lineare di Gunnar Olsson: “Go home, professor. GO”

La seconda regione è una linea incessante e potente, che ci viene spiegata da Gunnar Olsson. È la linea che ha

permesso l'asimmetrica e materiale presa di possesso del mondo.

La sua geografia è profondamente culturale.

Lo scopo è rispondere alla domanda: come trovo la mia strada in un mondo di pensiero e azione, cose e

relazione?

Olsson punta il dito verso le questioni di fondo del potere, della socializzazione e della situazione: ogni carta

stabilisce, mediante il reticolato cartografico, una relazione tra gli elementi rappresentati e tra questi le cose

che stanno fuori dall'immagine. Ma l'atto di stabilire le relazioni è deciso da noi e non dall'immagine.

I cartografi sanno che il problema è il limite,la linea dove le cose cambiano il loro statuto, dove l'etica e

l'estetica, la teoria e la prassi sono legate nella necessità sociale.

Questa linea è la stessa che la geografia culturale insegue nella ricerca empirica dei paesaggi, dei luoghi, dei

corpi, dei soggetti.

La conoscenza geografica è la traduzione del mondo in immagine mediante un operatore epistemologico: il

come se .

Dunque ogni mappa è una proiezione del sé, ogni sé è una proiezione della cultura a cui appartiene. Se

l'immaginazione è la facoltà che ci permette di rappresentare un oggetto assente, allora ogni carta è di fatto

un'immaginazione.

III. La Citadel LA, il “socialista nello spazio”, e altre immaginazioni: Edward W. Soja

Il terzo pezzetto di spazio appartiene di diritto a Edward Soja, il geografo che propone un viaggio intellettuale

alla scoperta del “Terzo Spazio”.

Lo scopo è interrogare i concetti famigliari di luogo, località, paesaggio...per aprirli a nuovi significati,

sottoponendo a critica le immaginazioni geografiche date ormai per scontate.

Il “Terzo Spazio” è lo strumento concettuale con il quale Soja intende far leva sul dato per scontato dello

spazio, quella dimensione invisibile che soltanto la “trialettica della spazialità” riesce a rendere visibile.

Pratica spaziale → “Primo Spazio” – è il processo che garantisce la produzione e la riproduzione delle forme

materiali dello spazio, quelle che assicurano e mantengono nel tempo la coesione sociale. È sensibile e aperto a

un'accurata descrizione e misurazione.

Rappresentazioni dello spazio → “Secondo Spazio” – sono legate alle relazioni di produzione e all'ordine che

tali relazioni impongono. Si tratta di uno spazio concettualizzato che si costituisce mediante il controllo della

conoscenza, dei segni e dei codici. Questo è lo spazio che domina ogni società, si tratta del magazzino del

potere epistemologico, è regolare e produce un discorso disciplinante. Si attiva il controllo e la sorveglianza.

Spazi della rappresentazione → “Terzo Spazio” – incorporano simboli complessi. È lo spazio direttamente

vissuto da coloro che lo abitano. Qui coesistono il reale e l'immaginazione. È il terreno concettuale e concreto

per lo sviluppo e l'apertura di “controspazi” marginali e di confine.

Soja propone così un tour di molteplici spazi.

-il primo passaggio è dedicato al lavoro di Bell Hooks sulle politiche culturali e sulle posizioni dalle quali

iniziare la produzione di una pratica culturale contro egemonica.

-il secondo passaggio passa al femminismo e al discorso su pianificazione urbana e corpi.

-terzo passaggio è il limite (il confine tra USA e Messico).

Il viaggio di Soja si conclude a Los Angeles. Qui la memoria gli ricorda le eterotopie di Foucault, il luogo da

occupare per resistere alla sospensione delle istanze critiche implicitamente avviata da una certa teoria

postmoderna.

Da Soja esce un'inquietante rivelazione che mette in conto il conflitto sociale e la critica radicale. E ciò accede

perché le eterotopie possiedono anche un sito reale, che rimane ostinatamente estraneo e differente a ciò che

inverte e di cui parla.

Le linee dello spazio sono pericolose e taglienti; soltanto chi sta, per scelta e non per caso, nei pericolosi

confini tra le categorie, può pensare che sta al di là di esse.

~Paesaggi di superficie

La posizione critica che solleva il passaggio dalla dimensione di rappresentazione passiva per collocarla in quella

ideologica che tiene insieme teoria e prassi, politica e poetica, potere e coercizione, promuove le ormai note 9 tesi sul

paesaggio:

– Il paesaggio è un medium;

– Il paesaggio è un medium di scambio tra la dimensione umana e quella naturale, tra il sé e l'altro; privo di

valore, ma espressione di una riserva di valore potenzialmente senza limiti;

– Come il denaro anche il paesaggio è un geroglifico sociale che nasconde le basi del suo valore, lo fa

naturalizzando le sue convinzioni;

– Il paesaggio è una scena naturale mediata dalla cultura. È insieme uno spazio presentato e rappresentato,

significante e significato;

– Il paesaggio è un medium che si trova in tutte le culture;

– Il paesaggio è una particolare formazione storica associata all'imperialismo europeo;

– la tesi 5 e 6 non sono in conflitto;

– Il paesaggio è un medium esausto, non più disponibile come modalità di espressione artistica;

– il paesaggio della tesi 8 = tesi 6.

il paesaggio, per i nuovi geografi culturali, significa una complicata formazione ideologica e un processo politico ed

economico di concreta appropriazione dello spazio. Tale formazione prevede un'attenta selezione di elementi funzionali

a rappresentare il significato del mondo secondo un preciso punto di vista o di comando.

Una buona definizione di paesaggio potrebbe essere quella di immaginazione sociale strutturata in luoghi comuni.

Il paesaggio si dà anche come rapporto dinamico tra la dimensione del tempo e quella dello spazio, che chiama in causa

una rappresentazione unificata della memoria collettiva e orienta il futuro.

Come simbolo dello spazio nazionale e del tempo nazionale il paesaggio ufficiale della nazione è il “dove” in cui si

articola.

Paesaggio = paradigma di comprensione per il funzionamento del mondo e delle relazioni sociale, politiche e culturali

che ne definiscono lo spazio.

Cosgrove e Daniels lo descrivono come modalità dl vedere che legittima l'emergente ideologia del capitalismo e

l'affermarsi del potere della borghesia.

Da queste posizioni i geografi si preoccupano di comprendere in che modo gli imperi, gli stati e le nazioni sono stati

immaginati, rappresentati e materialmente costruiti mediante i paesaggi.

I. La geografia del Sacro Cuore

Tra i molteplici paesaggi politici, quello di Harvey è esemplare per almeno tre motivi:

- come spiegazione della spietata geografia del potere che ha disegnato uno dei monumenti simbolo di Parigi;

- per l'assunzione dello spazio come pre-giudizio funzionale allo svolgimento degli eventi;

- per la sua posizione di inizio.

Saggio del 1979 contiene già le linee critiche e la pratica teorica letteralmente radicale che verrà messa a punto

di lì a pochissimo.

La lezione di Harvey: ogni paesaggio per poter funzionare deve cancellare le relazioni sociali che lo hanno

prodotto, obbedendo alla logica che struttura ciò che Marx definisce appunto geroglifico sociale.

La prima operazione per Harvey è fare il punto e poi

misurare con la vista l'intero spazio geografico parigino.

Secondo David Harbey ogni paesaggio per poter

funzionare davvero deve prima di tutto cancellare e

nascondere e relazioni sociali che lo hanno prodotto,

obbedendo alla logica che struttura ciò che Marx definisce

appunto geroglifico sociale.

Collocata sulla collina di Montmartre, la basilica del sacro

cuore domina la città che si stende ai suoi piedi.

Per uno strano sotterfugio topografico la basilica non può

essere vista dal muro dei federati, il pezzetto del Pere

Lachaise in cui il 27 maggio 1871 furono fucilati gli

ultimi soldati della Comune (era il governo democratico-

socialista. Adottò la bandiera rossa come simbolo, eliminò

l'esercito e armò i cittadini, separò lo stato dalla chiesa).

La nascita del culto risale al 1689 quando Luigi XVI

imprigionato durante la rivoluzione fece il voto di

costruire una cappella per l'adorazione pubblica del sacro

cuore e la salvezza della Francia. Essa dichiara il suo

legame con la monarchia reazionaria e la propria

opposizione alla rivoluzione.

Il 2 settembre 1870 Napoleone III viene catturato a Sedan,

il 4 settembre si proclama la Repubblica e si istituisce il

governo di difesa nazionale.

Il 20 settembre inizia l'assedio di Parigi che durerà fino al

28 gennaio 1871. Alezander Legentil, borghese, si rifugia

nel Poitiers dove a dicembre formula il famoso voto.

La chiesa fu costruita tra il 1875 e il 1914, ma consacrata

solamente al termine della prima guerra mondiale.

L'esercizio inaugurale di Harvey si dimostra come uno spazio duro, delineato dalla geografia del potere, dalla


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher toni.jacopo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Bonazzi Alessandra.

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